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Legalità internazionale

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Avevo accolto la fine della guerra fredda, la caduta del Muro e lo sbriciolarsi dell’URSS con la speranza che le nostre vite potessero proseguire con minori angosce, ma poi gli equilibri tra gli Stati sono stati via via turbati da scelte e da guerre che hanno fortemente minato la legalità della politica internazionale.

Questa frantumazione è a mio avviso iniziata con l’invasione dell’Iraq, decisa nel 2003 da una coalizione multinazionale, guidata da USA e Inghilterra, che ha occupato un Paese a dir loro fornito di armi di distruzione di massa pronte all’uso.

A occupazione avvenuta però, indagini del Congresso americano e della Commissione d’inchiesta inglese Chilcot, negarono la presenza di quegli ordigni in quel Paese, evidenziando così l’illegalità di un’invasione che tra l’altro ha provocato l’inutile morte di 33 militari italiani.

Ho ricordato questo episodio – non richiamato dalla nostra informazione cartacea e televisiva – per sottolineare che la guerra russa all’Ucraina non è stata né la prima, né l’unica iniziativa internazionale illecita, e questo ricordo non è una giustificazione, ma una realtà storica e politica da non dimenticare.

Gli USA in questi anni hanno affermato di esportare la democrazia, ma in realtà hanno agito per rafforzare il loro traballante predominio economico che vede persino minacciata la centralità del dollaro sui mercati, ma questa politica imposta agli alleati NATO non sembra affatto condivisa dalla maggioranza della popolazione mondiale e questo crescente isolamento politico porta a inevitabili tensioni e suggerirebbe quindi comportamenti meno divisivi. 

Invece il Sistema di potere continua a irrigidirsi di fronte a qualsiasi ipotesi alternativa al proprio interesse (via della seta compresa) e dal 2008 si avvita anche in ricorrenti problemi di stabilità bancaria che comunque, pure nell’ultima, vedono salvati prima gli azionisti e poi eventualmente i correntisti.

È perfettamente comprensibile che i gestori di grossi interessi possano incorrere per vari motivi in previsioni e decisioni errate, ma in questo caso le persone e i loro errori sono il Sistema stesso, si identificano in lui, nella sua autorità e nei suoi progetti che non ammettono alcun tentennamento nemmeno di fronte a decisioni fortemente discutibili, per cui se la Svezia vuole essere ammessa nella NATO deve, e ripeto deve, rinunciare a sostenere i diritti del popolo curdo.

Questo atteggiamento è a mio avviso impensabile in democrazia.  

Ma per un’ulteriore comprensione delle conseguenze di questa regia sistemica, lascio l’ambito internazionale e guardo all’Italia.

Dove recentemente il Governatore della Banca d’Italia si è augurato una mancata crescita dei salari per evitare un ulteriore salto inflazionistico, ma si è ben guardato dal frenare gli aumenti dei prezzi, anche alimentari, che permettono a aziende industriali e commerciali di rifiorire sulle spalle dei consumatori: non è quindi il fenomeno inflazionistico che in realtà si avversa, ma si scelgono i beneficiari dei suoi effetti.

Il temporaneo incarico di premierato riservato a Draghi poi, non è stato voluto per riequilibrare la  zoppicante gestione pubblica di un Paese europeo, ma per permettere a un qualificato esponente del Sistema non solo di concretizzare, con un’adeguata azione politica, il perfetto allineamento dell’Europa alla posizione USA sulla guerra ucraina, ma anche di non disperdere risorse economiche per alleviare sofferenze sociali di interesse politico non primario per le strategie internazionali, e di riservare alla nostra sanità solo 19 dei 209 miliardi ceduti dall’Europa con il Pnrr, nonostante le gravi lacune strutturali e funzionali apparse durante e dopo il covid. 

Ugualmente, dopo le nostre elezioni, il Sistema ha imposto al partito vincitore stretti vincoli per l’economia e per la guerra ucraina, manifestando l’assoluta necessità di un attento ascolto.                

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Luigi Giovannini 

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