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Si terranno di martedì gli Economics Tuesday Talks promossi dall’Università Ca’ Foscari di Venezia: un appuntamento digitale gratuito e aperto a tutti, per ascoltare, capire ed essere consapevoli dei fenomeni che hanno un impatto sulla nostra vita e sul nostro lavoro, così come sulle nostre abitudini e sui nostri ritmi.

 

 

Argomenti dei Talks

Gli Economics Tuesday Talks sono suddivisi per i seguenti macro argomenti:

#Venezia1600

I Talks #Venezia1600 intendono omaggiare la Venezia sempre vivace, innovativa e orientata al mondo, che ha poco compiuto i 1600 anni di storia e che nel 1868 ha favorito la nascita della Regia Scuola Superiore di Commercio, oggi meglio conosciuta come Università Ca’ Foscari Venezia.

 

#NextGenerationEU

I Talks #NextGenerationEU ruotano attorno ai concetti chiave del piano per la ripresa dell’Europa, messa alla prova dalla pandemia da COVID-19, quali economia, finanza, sostenibilità, ma anche cambiamenti climatici, legalità, opportunità e nuovi equilibri internazionali, in un anno in cui proprio l’Italia è chiamata ad ospitare il G20.

 

COVID-19

I Talks #COVID-19 offrono interessanti spunti di riflessione sugli impatti del virus che ha improvvisamente interrotto il nostro modo di vivere, di socializzare e di viaggiare, gettandoci in uno scenario oscuro, in continuo cambiamento.

 

In ogni sezione è possibile registrarsi ai prossimi Talks in programmazione e/o consultare quelli precedenti.
Per ulteriori info, si rimanda al sito di Università Ca’ Foscari Venezia.

Mercato immobiliare e coronavirus: la pandemia non ha spento l’interesse nei confronti del mattone. Sollecitata anche dal Superbonus al 110%, nonostante tutto la domanda ha retto portando alla luce una nuova tendenza: complici lockdown, didattica a distanza e smart working, ampie metrature e giardino l’hanno fatta da protagonisti nelle scelte di chi ha comprato casa nel 2020. A scattare la fotografia è impREsa, gruppo immobiliare trevigiano che tra Veneto e Friuli conta quattordici agenzie, oggi tutte attrezzate per offrire ai potenziali clienti un’esperienza di acquisto Covid free: con i visori 3D, la prima visita si fa in agenzia in modalità virtuale.

 

«Se pensiamo che lo scorso novembre – l’analisi di Lucio D’Ambrosi (in foto), amministratore dell’immobiliare impREsa – in occasione della presentazione del 3° Rapporto sul mercato immobiliare italiano la società di consulenza Nomisma stimava che il 2020 si sarebbe chiuso al meglio con un -17,1% di transazioni messe a segno, reputiamo che l’aver registrato sul 2019 una flessione “soltanto” dell’11% delle compravendite sia un risultato di cui andare fieri.

 

L’anno è stato in salita, ma non ci siamo lasciati scoraggiare. Abbiamo anzi inaugurato due nuove agenzie, una in centro storico a Treviso nel Quartiere Latino l’altra a Martellago, e abbiamo continuato ad investire nella tecnologia per rispondere alle nuove esigenze dettate dall’emergenza sanitaria. Durante il primo lockdown l’ostacolo principale era rappresentato dalla chiusura delle nostre sedi come da Dpcm e così abbiamo proposto i tour virtuali, foto a 360° per andare alla scoperta dell’immobile dal pc di casa. Oggi il vero freno è invece il timore del contagio, si ha paura ad entrare nelle case di chi non si conosce, così come si ha paura ad accogliere persone esterne in casa propria. Ecco allora i visori 3D, un’esperienza interattiva a disposizione del cliente direttamente in agenzia: basta indossare un paio di occhiali e l’immobile si può visitare come se si fosse sul posto, muovendosi da un ambiente all’altro semplicemente spostando lo sguardo.

 

Grazie anche all’effetto Superbonus 110%, la domanda – prosegue D’Ambrosi – è rimasta frizzante, sulla scia del fermento registrato lungo tutto il 2019, e si è significativamente concentrata su case semi indipendenti e indipendenti, le soluzioni d’acquisto più gettonate negli ultimi mesi.

Per concludere, altre due considerazioni – aggiunge – degne di nota: nel 2020 non si è comprato casa soltanto per necessità, ma anche come formula d’investimento. E a fare il grande passo sono stati soprattutto i trentenni».

 

«I mesi di stop dovuti al lockdown – fa sapere Mauro Baldassin, amministratore delegato di Credipass, società di mediazione creditizia che collabora con impREsa – hanno segnato un rallentamento, ma già nel secondo semestre le richieste di un finanziamento per l’acquisto di un immobile sono tornate a crescere: il 2020 in Veneto si è chiuso con un +6% sul 2019 di mutui erogati, peggio di quanto registrato prima della pandemia, ma comunque in crescita. Tassi di interesse ai minimi storici e disponibilità delle banche alla liquidità hanno senz’altro influito sull’accesso al credito. L’importo medio dei mutui erogati è rimasto invariato, attestandosi sui 128mila euro».

 

Il 2020 in numeri

Stando ai numeri raccolti da impREsa, quello appena passato è stato l’anno dei trentenni. Sono loro ad aver rappresentato lo zoccolo duro degli acquirenti: ben il 31% del totale, seguiti dai quarantenni con il 23% e dagli under 30 con il 20%. I trentenni sono stati i più attivi e hanno destinato all’acquisto la cifra più corposa tra quelle investite per comprare una casa, sebbene di poco inferiore rispetto a quanto speso in media nel 2019 (il budget medio è sceso da 188mila a 181mila euro). Meno fiduciosi invece i cinquantenni e gli over 60, i cui budget medi si sono abbassati rispettivamente del 19 e del 41%, mentre è cresciuto del 47% il budget medio destinato dagli under 30 al grande passo (spesi in media 150mila euro, nel 2019 la somma superava di poco i 100mila euro).

 

Meno appetibili del 26% gli appartamenti, mentre è stato boom di soluzioni semi indipendenti e indipendenti: rustici e case indipendenti (entrambi +50% sul 2019), villette a schiera (+88%), abbinate e bifamiliari (+25%). A conquistare sono stati gli spazi ampi, sia all’interno (preferite le soluzioni con tre camere anziché due) sia all’esterno (dal 2019 al 2020 la metratura media del giardino è cresciuta del 10%).

 

Gli immobili acquisiti dal gruppo immobiliare impREsa nel 2020 sono rimasti sul mercato mediamente tre mesi. L’anno precedente ne erano serviti circa quattro per concludere le vendite delle proposte più recenti.

E alla fine è arrivata l’ora di Mario Draghi. Convocato oggi alle ore 12.00 da Mattarella al Quirinale, si troverà davanti a una mission impossible, visto che rimettere in piedi l’Italia in questo preciso momento storico sicuramente lo è. Ma la scelta di Mattarella rappresenta, oltre che una scelta di buon senso, quella che è l’ultima spiaggia, perché Draghi ha una cosa che nessuno ha in Italia, oggi. Si chiama credibilità.

 

Il buon Fico non ha trovato altre alternative, un Conte-ter era soluzione impraticabile e allora, con la coda tra le gambe, è tornato dal Presidente della Repubblica. E quindi bisognava trovare una persona che fosse credibile ma che accetterà SOLO ad una condizione. Avere carta bianca. Quello che Draghi programmerà, SE accetterà, sarà quello che ci chiede Bruxelles. Un programma di lungo termine per far ripartire l’Italia.
Alternativa? Le elezioni, ma Mattarella sa benissimo che rischiano di essere la catastrofe nella catastrofe. E allora gioca il tutto per tutto. Chiama Mario Draghi al colle. Che potrebbe sempre rinunciare, non scordiamoci mai.

 

 

E se Draghi dovesse accettare, ecco subito un piccolo problema. Si chiama debito pubblico. Vale circa 2.600 miliardi di euro. Significa circa 43.000 € su ogni testa. Questo sarà il debito pubblico che ci ritroveremo alla fine della pandemia.
È naturale: il PIL è destinato a crollare (-8,8% per il 2020), la spesa pubblica sta impazzendo nel tentativo di salvare imprese, famiglie, autonomi e indigenti. Secondo voi Draghi non metterà in programma, una volta passata la buriana, un piano di rientro importante? E magari già fin partendo da subito, prendendo i soldi dove ci sono. Nell’ipotesi in cui accettasse l’incarico, riuscirà a mettere in concreto un piano poi condiviso in Parlamento e da un Governo che adesso fatichiamo tutti a immaginare?

 

Mario Draghi e il suo “whatever it takes” in BCE

Non dimentichiamo che c’è poi il Recovery Plan… Insomma, per l’Italia si apre un capitolo fondamentale per la sua storia. E questo capitolo come possiamo chiamarlo se non “Ultima spiaggia”? Sì, perché nel bene o nel male, questa per noi è veramente l’ultima spiaggia e ci vorranno una serie di “whatever it takes” che dovranno convincere tutti in Europa, e forse convinceranno molto meno molti italiani. Tra qualche ora vedremo come si sviluppa questo capitolo degno del miglior thriller di Stephen King.

 

 

Fonte e autore: intermarketandmore.finanza.com | Danilo DT

L’Europa punta ad essere il primo Continente a impatto zero entro il 2050. È un obiettivo sfidante ma anche entusiasmante perché l’UE farebbe da traino agli altri Continenti, ponendosi come leader mondiale nella ricerca di alleanze internazionali per definire le norme che dovranno assicurare la crescita sostenibile.

 

La legge sul Clima diverrà pertanto un obiettivo giuridicamente vincolante per l’azzeramento delle emissioni e gli stati membri saranno obbligati a rispettare e realizzare quanto previsto dal Piano.
La legge ha tracciato la rotta per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050 fissando nel piano per il clima un target intermedio di riduzione delle emissioni al 55% entro il 2030.

 

Anche i capi di Stato, di Governo e i Ministri dell’ambiente hanno dato il loro parere favorevole.
La Commissione dovrà ora rivedere entro l’estate 2021 tutta la legislazione sul clima e sull’energia al fine di renderla adatta al primo obiettivo fissato entro il 2030.
Saranno riviste le direttive sull’energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulle performance energetiche degli edifici.

Saranno sottoposti a revisione i regolamenti sulle emissioni di gas ad effetto serra, sull’uso del suolo, sarà rivista la direttiva sul sistema dei trasporti intelligenti, sugli standard di emissione di CO2 e tanto altro ancora.

 

Riguardo ai trasporti, si prevede una trasformazione fondamentale: la Commissione nel suo piano prevede una mobilità verde, intelligente e a prezzi accessibili.
Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, ha dichiarato che “per raggiungere i nostri obiettivi climatici, le emissioni del settore dei trasporti devono registrare una chiara tendenza al ribasso. La strategia odierna cambierà il modo con cui le persone e le merci circolano in tutta Europa e renderà facile combinare diversi modi di trasporto in un unico viaggio. Abbiamo fissato obiettivi ambiziosi per l’intero sistema dei trasporti per garantire una ripresa sostenibile, intelligente e resiliente dalla crisi della COVID-19”.

 

 

La Commissaria per i Trasporti, Adina Vălean, ha dichiarato che “le tecnologie digitali hanno il potenziale per rivoluzionare il nostro modo di muoverci, rendendo la nostra mobilità più intelligente, efficiente e anche più verde. Dobbiamo offrire alle imprese un quadro stabile per gli investimenti verdi che dovranno effettuare nei prossimi decenni. Attraverso l’attuazione di questa strategia, creeremo un sistema dei trasporti più efficiente e resiliente,
saldamente rivolto a ridurre le emissioni in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo”.

 

 

Quali dovranno essere le tappe per raggiungere gli obiettivi di cui sopra?

Entro il 2030:
– Almeno 30 milioni di automobili che circoleranno sulle strade europee dovranno essere a emissioni zero
– almeno 100 città europee saranno a impatto climatico zero
– il traffico ferroviario ad alta velocità dovrà raddoppiare in tutta Europa
– la mobilità automatizzata dovrà essere diffusa su larga scala dovranno essere approntate per il mercato navi a zero emissioni

 

Entro il 2035:
– dovranno essere disponibili aeromobili di grandi dimensioni a zero emissioni

 

Entro il 2050:
– quasi tutte le automobili, i furgoni, gli autobus e i veicoli pesanti nuovi saranno a zero emissioni
– il traffico merci su rotaia raddoppierà
– una rete transeuropea di trasporto multimodale (TEN-T) sarà pienamente operativa
– per trasporti sostenibili e intelligenti con connettività ad alta velocità.

 

 

La Commissione Europea sottolinea anche che in questa evoluzione non si deve lasciare indietro alcun Paese, Regione o Area rurale: è indispensabile che la mobilità sia disponibile e accessibile a tutti.
Per traguardare gli obiettivi di cui sopra occorrono necessariamente risposte concrete e immediate di ciascun Paese membro dell’UE.

 

Il recovery Fund assegnato al nostro Paese per il rilancio dell’economia da mesi schiacciata dalla pandemia, consentirà di destinare risorse economiche importanti anche nel settore delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

 

IL MIT ha posto in evidenza diverse priorità, tra queste si segnalano:

– porti green e logistica sostenibile, per migliorare l’accessibilità portuale, riconvertire la flotta navale in chiave ambientale, rinnovare il parco dei mezzi su gomma adibiti all’autotrasporto, rinnovare locomotori e i carri merci, completare la digitalizzazione nell’ambito del sistema logistico;
– opere ferroviarie per la mobilità dei cittadini e la connessione veloce del Paese, per migliorare l’accessibilità della
popolazione che dovrà avere a meno di 1 ora un collegamento con l’alta velocità (il target è l’ottanta per cento della popolazione al termine del programma a meno di un’ora da una stazione alta velocità);
– modernizzazione dei collegamenti stradali e autostradali, con l’aumento della sicurezza, dell’efficienza delle connessioni, la transizione digitale e le smart road;
– innovazione digitale nei trasporti, favorendo alcuni progetti sperimentali specifici come il Brenner “Digital Green Corridor”, la piattaforma nazionale per i servizi digitali con sperimentazioni pilota di tecnologie per la cooperazione tra veicoli infrastrutture in realtà urbane individuate, il TPL 4.0 verde e sicuro, il living Lab sperimentale nella città di Milano per le tecnologie innovative per il TPL.

 

 

Articolo a cura di Vito Coviello, socio AIDR e Responsabile Osservatorio Tecnologie Digitali nel settore dei trasporti e della logistica

L’istituto si conferma in prima linea su Superbonus 110% e Sismabonus
Risposta «rapida e tangibile» a sostegno del territorio sottolinea il Presidente Gianfranco Sasso (in foto)

 

Banca delle Terre Venete conferma la propria efficienza in campo Superbonus 110% e Sismabonus, agevolazioni in fase di proroga al 2022 da parte del Parlamento. L’istituto parte del gruppo Iccrea, in questi giorni, ha effettuato il primo acquisto di crediti fiscali per oltre 500 mila euro, accreditando il corrispettivo al cosiddetto “soggetto cedente”. Si tratta della Diquigiovanni Srl, storica realtà della provincia di Vicenza con cui nei mesi scorsi la Banca aveva sottoscritto l‘accordo per la cessione del credito d’imposta all’istituto, nato ufficialmente il 26 ottobre scorso.

 

Un ambito assai complesso quello legato alle norme introdotte dal Decreto Rilancio sull’innalzamento fino al 110% della detrazione, per le spese effettuate in lavori di efficientamento energetico degli immobili e di riduzione del rischio sismico, che se gestito in maniera autonoma da cittadini ed imprese rischiava di non giungere facilmente a termine. Banca delle Terre Venete, dal canto proprio, tramite i propri professionisti, è divenuta fin da subito un punto di riferimento nel territorio di competenza, anche attraverso specifici accordi con organizzazioni territoriali ed imprese attive nel mondo dell’edilizia e degli infissi. In questi giorni, tra le prime realtà in ambito regionale, ha formalizzato l’ultimo passaggio. Quello più tangibile da parte dei beneficiari.

 

Dopo la fase di gestazione, dovuta all’attesa dell’emanazione della normativa attuativa da parte dell’Agenzia delle Entrate e all’implementazione delle procedure operative, la cessione dei crediti fiscali adesso è realtà, con la concreta monetizzazione dei crediti fiscali per cittadini ed imprese.

 

«Dopo mesi di impegno e dedizione riusciamo a garantire, quasi in tempo record, i benefici concreti previsti per cittadini e imprese nell’ambito delle opportunità connesse al Superbonus»sottolinea Gianfranco Sasso, Presidente di Banca delle Terre Venete, «dimostrazione di un istituto che, unendo strutture, competenze ma soprattutto valori e obiettivi comuni, può sostenere fattivamente questo territorio, così vocato alla produttività ma anche attento ai temi del risparmio energetico e dell’ambiente. A maggior ragione ora, in questi mesi che si confermano difficili, serviva efficienza e rapidità: Banca delle Terre Venete ha dato letteralmente il meglio di sé. Questi oltre 500 mila euro accreditati rappresentano una prima e significativa vittoria».

 

«Doveroso risulta un ringraziamento alla nostra struttura di responsabili e dipendenti, che non si è risparmiata ed anzi, pur agendo in un ambito complesso e mutevole, è riuscita a farsi carico delle richieste pervenute» aggiunge Pietro Pignata (qui accanto), Vice Presidente Vicario dell’istituto, «Essere banca del territorio significa anche questo, puntare all’efficienza, garantire servizi e ridurre al minimo la burocrazia».

 

 

 


BANCA DELLE TERRE VENETE

Banca delle Terre Venete, parte del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, è nata nel 2020 con la fusione per incorporazione tra Cassa Rurale ed Artigiana di Brendola e Credito Trevigiano. Ha sede amministrativa a Vicenza e legale a Vedelago. È la prima realtà del Triveneto del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea per dimensioni e volumi di attivi, con uno stock di 3,5 miliardi di euro di attivi (è l’ottava Bcc in Italia, tra quelle del Gruppo), con impieghi pari a 1,8 miliardi di euro e una raccolta complessiva da 3,8 miliardi di euro. Vanta una base sociale di circa 14 mila soci e conta oltre 60 sportelli distribuiti senza sovrapposizioni a livello regionale in 49 comuni nelle province di Vicenza, Treviso, Padova e Verona, 120 mila clienti e più di 450 dipendenti.

Il 2020 non è stato un anno facile per nessun settore dell’economia italiana, e anche quello immobiliare ha risentito molto delle condizioni dettate dall’emergenza sanitaria. La pandemia ha infatti segnato profondamente il comparto, imponendo una consistente flessione dei prezzi degli immobili e del numero di compravendite. Un contesto di questo genere potrebbe scoraggiare chi ha intenzione di mettere in vendita un immobile, ma fortunatamente le innovazioni in atto si stanno rivelando di grande aiuto in questo senso. Vediamo in che modo.

 

Scendono compravendite e prezzi delle case

Il primo semestre dell’anno ha fatto registrare una forte diminuzione di transazioni: i dati parlano infatti del 21,8% in meno, con prezzi che si sono abbassati dell’1,1%; l’unica eccezione a questo proposito è rappresentata da Milano, che ha registrato un rialzo dello 0,2%. A partire dal mese di settembre la situazione ha cominciato a riprendersi lentamente, senza però riuscire ad arrestare del tutto il trend negativo che, secondo gli esperti, si protrarrà fino alla fine di questo 2020, con il numero di compravendite che potrebbe avere un ulteriore calo nell’ordine del 15-20%. E non è tutto, perché queste previsioni non tengono conto di un probabile nuovo lockdown, che non è da escludere, dato l’andamento dei contagi.

 

Vendere casa: come farlo nel 2020?

Come appare chiaro dai dati discussi in precedenza, vendere un immobile in questo periodo particolare può apparire un’impresa difficile ai più, che potrebbero voler rimandare il tutto a un momento meno incerto. Eppure gli strumenti per portare a termine una compravendita immobiliare anche in questa situazione insolita esistono, basta saperli sfruttare con ingegno. Proprio per via del calo dei prezzi, infatti, molti potenziali acquirenti stanno accarezzando l’idea di comprare casa, motivo per cui è bene non farsi trovare impreparati e cercare invece di andare incontro il più possibile ai loro bisogni.

 

In che modo agire? Prima di tutto proponendo un prezzo che sia congruo al valore effettivo dell’immobile in questione, evitando così di perdere tempo prezioso in trattative troppo lunghe e di fare richieste fuori mercato; per questo passaggio iniziale può essere utile rivolgersi a dei professionisti del settore, ad esempio valutando il tuo immobile a Treviso con Dove.it, una delle agenzie online più all’avanguardia presenti sul territorio nazionale. Nel caso in cui si voglia aumentare il valore della casa, poi, è possibile effettuare degli interventi più o meno importanti per raggiungere il proprio obiettivo.
In generale, comunque, è sempre bene rendere l’immobile il più presentabile possibile, ad esempio ritinteggiando le pareti o sistemando eventuali malfunzionamenti di impianti, con tutte le conseguenze annesse (perdite d’acqua, presenza di muffa sui muri, ecc). Questa regola di base vale ovviamente per tutti gli ambienti della casa, interni ma anche esterni, dunque senza dimenticare giardini, terrazzi e box.

 

Date le circostanze, poi, diventa indispensabile curare nei dettagli l’annuncio da pubblicare sul web: questo dovrà infatti contenere tutte le informazioni di base (metratura, certificazioni, prezzo e così via) e delle immagini di qualità che invoglino gli interessati all’affare a stabilire un contatto diretto e a organizzare una visita (fisica o virtuale che sia).

 

Come abbiamo visto, per riuscire a vendere un immobile di proprietà anche in questo periodo particolare basta seguire alcune semplici regole e non tralasciare aspetti che molto spesso sono decisivi per chi acquista.

Il “cashback di Natale” è la misura ideata dal Governo per consentire ai cittadini italiani di recuperare il 10% di quanto speso nel mese di dicembre 2020 con l’utilizzo di una carta di pagamento, fino a un massimo di 150 euro

 

Tra le misure messe in atto dal Governo per combattere l’evasione fiscale, incentivando l’utilizzo dei pagamenti digitali, spicca il bonus cashback, in partenza dall’8 dicembre 2020, in via sperimentale, con il cosiddetto “Cashback di Natale”. Il principio alla base di tale incentivo consiste nella possibilità di ricevere un rimborso pari al 10% degli acquisti effettuati, fino a un massimo di 150 euro, pagando con una carta di pagamento in sostituzione dei contanti.

 

Gli italiani sono noti per essere il popolo europeo a utilizzare meno le carte di pagamento elettroniche, alle quali, da sempre, preferiscono il contante, soprattutto in caso di cifre esigue. L’obiettivo del Governo è quello di fare in modo che gli strumenti di pagamento digitale vengano utilizzati con una frequenza maggiore, anche per le piccole transazioni.

 

Per andare incontro alle esigenze dei consumatori che non dispongono ancora di una carta di pagamento e che vorrebbero approfittare del cashback di Natale, SOStariffe.it ha preso in esame i costi e le caratteristiche delle migliori carte e messo a punto alcuni consigli, su come scegliere la forma di pagamento digitale più adeguata rispetto ai propri bisogni.

 

 

Cosa considerare prima di scegliere una carta di pagamento digitale: 5 domande utili

SOStariffe.it ha analizzato i costi e le caratteristiche delle principali carte commercializzate in Italia nel mese di dicembre 2020, mettendo in evidenza i relativi vantaggi e svantaggi.

 

Le carte di pagamento digitali non sono tutte uguali: per questo motivo è bene essere informati su quelle che sono le caratteristiche che le contraddistinguono in modo tale da essere orientati al meglio nella scelta. Una prima domanda che bisognerebbe porsi è relativa all’eventuale presenza di limiti di spesa, che si basa sull’analisi del plafond e di limiti giornalieri.

 

In secondo luogo, ci si dovrebbe chiedere quali sono i costi principali legati alla carta, in particolare quelli relativi alla sua emissione, al canone annuo e alle eventuali commissioni di ricarica. Si potrà poi valutare se attivare una carta di credito, che potrà essere a saldo o a rate, una carta di debito o una ricaricabile, chiamata anche carta prepagata.

 

Altri due elementi ai quali prestare grande attenzione sono la possibilità di utilizzare la carta dal proprio smartphone, e pagare in negozio con l’utilizzo delle app di pagamento, senza dover portare la carta con sé, e se sarà possibile gestire la carta da mobile, tramite l’utilizzo dell’home banking o del mobile banking.

 

 

 

I parametri dello studio condotto

Lo studio condotto da SOStariffe.it ha messo a confronto le condizioni contrattuali delle principali carte di pagamento disponibili in commercio nel mese di dicembre 2020 e per ognuna di esse ha tracciato quelli che sono i punti di forza e di debolezza.

 

Sono stati presi in considerazione il canone mensile, il contributo di attivazione, il prelievo presso l’ATM della stessa banca, e quello presso altre banche, all’estero in zona Ue e non Ue, oltre che i prelievi gratuiti inclusi nel singolo mese.

 

È stato incluso anche il costo delle commissioni presso i POS in Italia, Europa e negli Stati fuori dall’Europa, la massimale del prelievo e il plafond. A essere oggetto dello studio sono state le carte conto provviste di IBAN, le carte di credito a rate, le carte di credito a saldo, le carte di debito e le ricaricabili.

 

 

Le carte conto IBAN, ovvero le carte simili ai conti correnti

Il principale vantaggio legato all’utilizzo di una carta conto con IBAN è rappresentato delle funzionalità simili a quelle di un conto corrente. Essendo dotate di IBAN, queste carte consentono, ad esempio, di effettuare e ricevere bonifici, di domiciliare le utenze domestiche, di accreditare lo stipendio o la pensione.

 

Il canone mensile medio è pari a 3,71 euro, per l’attivazione sono necessari 0,91 centesimi, 0,41 per il prelievo presso l’ATM della stessa Banca e 0,60 per i prelievi all’estero in zona Ue, che sono pari a 1,86 euro (più una commissione dell’1,85%) in zona non Ue. Sono inclusi 5,5 prelievi gratuiti al mese.

 

Le commissioni per l’utilizzo del POS in Italia e in Europa sono assenti, mentre è previsto uno 0,69% in zona extra Ue. Il massimale del prelievo è pari a 442 euro, mentre il plafond raggiunge in media i 26.500 euro: si tratta del valore più alto fra tutti.

 

Nonostante le commissioni siano particolarmente ridotte o del tutto assenti, tra le debolezze di questa carta si possono annoverare i limiti bassi per il prelievo e i costi di gestione, che in alcuni casi possono essere elevati.

 

 

 

La differenza tra le carte di credito a rate e quelle a saldo

Le carte di credito possono essere a rate o a saldo: le prime convengono perché danno la possibilità di dilazionare le spese, mentre le seconde presentano plafond e vantaggi che possono essere personalizzati. Di contro, le carte di credito a rate possono prevedere tassi di interesse e commissioni elevati. Per le carte a saldo bisogna considerare commissioni elevate sul prelievo.

 

Il canone delle carte di credito a rate si aggira intorno ai 4,45 euro, mentre l’attivazione è pari a 3,18 euro circa. Sono previsti dei costi sui prelievi, che in Italia vanno da 1,38 euro con una commissione del 3,63%, mentre all’estero sono pari a 2,10 euro con una commissione del 3,79%. Sono inclusi 23 prelievi gratuiti al mese. Le commissioni per i pagamenti tramite POS sono presenti solo nei Paesi extra Ue e ammontano all’1,25%. Il massimale del prelievo è di 450 euro, mentre il plafond raggiunge i 2,687 euro.

 

Per quanto riguarda le carte di credito a saldo, invece, il canone mensile è più alto, ovvero pari a 6,23 euro, mentre l’attivazione è pari a 2 euro. I prelievi in Italia sono pari a 1,38 euro e hanno un costo di commissione del 3,74%. In Europa si pagano 2,35 euro con commissioni del 3,74%, mentre in zona extra Ue i prelievi costano 2,90 euro, con commissioni del 2,81%. Sull’utilizzo del POS in zona extra Ue c’è una commissione dell’1,60%, il massimale del prelievo è di 637 euro, mentre il plafond ammonta a 4.056 euro.

 

 

I vantaggi e gli svantaggi delle carte prepagate

Le carte prepagate sono strumenti di pagamento molto interessanti, caratterizzate da un plafond di 11.588 euro e da un massimale del prelievo di 569 euro: possono essere attivate da tutti, anche dai minorenni e da chi non ha un conto corrente.

 

Il canone mensile è molto basso, pari a 0,41 centesimi, mentre per l’attivazione sono necessari 5,34 euro. Le commissioni per i prelievi vanno da 0,41 euro a 1,89 euro e sono maggiori nei Paesi extra Ue, nei quali è previsto un costo di 3,93 euro e una commissione dell’1,69%.

 

Sono inclusi 6 prelievi gratuiti al mese, mentre sui pagamenti con POS nei Paesi extra Ue viene applicata una commissione dell’1,47%. Tra gli svantaggi rientrano l’eventuale presenza di commissioni più elevate rispetto ad altri prodotti e l’assenza dell’IBAN.

 

 

Perché scegliere una carta di debito

Le carte di debito sono strumenti di pagamento digitali che prevedono costi di gestione e prelievo molto bassi, ma che devono essere collegate direttamente al conto corrente, quindi non possono essere attivate da tutti.

 

Il costo medio del canone è di 1,76 euro, mentre l’attivazione ammonta a 1,77 euro. I costi sui prelievi vanno da un minimo di 0,28 centesimi a un massimo di 2,27 euro, e quello delle commissioni per l’uso del POS in zona extra Ue è pari all’1,27%. Queste carte hanno in media un plafond di 5.679 euro e un massimale del prelievo di 1.368 euro.

 

Le informazioni presentate nello studio di SOStariffe.it dovrebbero diventare una bussola per la scelta della carta di pagamento che si adatta meglio alle proprie esigenze e con la quale si potrà avere diritto a ricevere il “cashback di Natale”. Per trovare la carta migliore si suggerisce di utilizzare il comparatore di carte di SOStariffe.ithttps://www.sostariffe.it/confronto-carte/ – disponibile anche tramite l’utilizzo dell’apposita app scaricabile gratuitamente su Play Store e Apple Store.

Insieme a Ca’ Foscari Challenge School, il Credito Cooperativo CMB di Treviso ha dato vita ad un progetto molto interessante per le imprese. Soprattutto in questo periodo difficile

 

Creare valore condiviso è una pratica che si sviluppa toccando le diverse fasi: passa attraverso la cura delle persone che hanno fatto e continuano a fare la storia di CentroMarca Banca, per il supporto alle comunità locali, per la promozione di stili di vita sostenibili tra i giovani e le loro famiglie giungendo al forte impegno verso le oltre 7000 imprese di Soci e Clienti.

 

E’ proprio a loro che si rivolge il progetto “Explora” nato dalla collaborazione, avviata già nel 2019, tra Ca’ Foscari Challenge School, Scuola di Alta Formazione Executive dell’Università Ca’ Foscari Venezia e CentroMarca Banca Credito Cooperativo di TV e VE con la necessità di dare vita, in un momento di nuove dinamiche socio-economiche e culturali legate ai distanziamenti sociali, ad un luogo (fisico e non) di scambio per ripensare il futuro e ottenere risultati immediati in termini di business.

 

Explora è un contenitore di una serie di iniziative congiunte la cui progettazione è nata dall’ascolto preciso dei bisogni che rappresenta l’obiettivo formativo di Ca’ Foscari Challenge School: essere istituzioni dove condividere e crescere insieme nel proprio territorio.

 

Il Progetto prevede l’istituzione di una cabina di regia congiunta con la partecipazione del Direttore scientifico Ugo Rigoni e della Direttrice esecutiva di Ca’ Foscari Challenge School Roberta Lesini, con l’obiettivo di guidare nuove progettualità per persone, imprese ed istituzioni.

 

“Le opportunità non si attendono, si creano per non trovarci impreparati ad un’evoluzione del sistema. – commenta il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini. – La partnership con Ca’ Foscari Challenge School trova sintonia nell’obiettivo comune di generare valore nella crescita della persona e della propria impresa e nell’accompagnarle a fronteggiare il cambiamento nelle dinamiche di evoluzione dei sistemi economici e del mondo del lavoro. Ringrazio quindi il Professor Ugo Rigoni, Direttore Scientifico dell’iniziativa, che ci ha guidato nell’ideazione di questo progetto conformato su esigenze reali con proposte innovative utili sia per i nostri Collaboratori che i Soci e Clienti di CMB” conclude il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini.

 

Soci e Clienti di CMB avranno l’opportunità, unica nel suo genere per un Credito Cooperativo, di potenziare il proprio business ed ottenere risultati immediati attraverso attività di alta formazione dedicate ai professionisti per ampliare competenze e capacità; approfondimenti in materia di finanza, economia globale e investimenti; incontri con esperti, eventi di networking, percorsi guidati per start-upping e redesign dei propri modelli di business.

 

Explora è un progetto di alta formazione, che rappresenta lo spirito e i valori fondanti di CentroMarca Banca. Saremo a fianco di Soci e Clienti per valorizzare il tessuto produttivo e l’imprenditorialità lasciando che le nostre reciproche esperienze siano a vantaggio di un hub di nuova concezione per favorire confronto, formazione e networking per le persone e per le imprese che sono il bene più prezioso al quale CMB guarda da oltre 120 anni”, ribadisce il Presidente di CMB Tiziano Cenedese.

 

Claudio Alessandrini (a sinistra) e Tiziano Cenedese (a destra)

 

Commento positivo anche dall’attuale Dean di Ca’ Foscari Challenge School Stefano Micelli, che vede nel progetto un rafforzamento della volontà di Ca’ Foscari Challenge School di trasferire conoscenze e competenze per il futuro, in un contesto di cambiamento.

 

Si parte con un ciclo di webinar gratuiti per Soci e Clienti di CMB. In un momento di grande difficoltà, l’alta formazione, in una modalità snella e facilmente fruibile (un’ora e mezza ciascuno) diventa strumento concreto per chiunque senta la necessità di ricevere supporto immediato, interpretare fenomeni globali di grande portata e trovare risposte/strumenti utili e semplici da attivare, per adattarsi subito a nuovi scenari.

 

Un modo concreto che mira a sviluppare talenti e risorse di persone e imprese e che ha come obiettivo la costruzione di network e relazioni professionali durature, promuovendo le istituzioni economiche e sociali che lo compongono per avere quindi un maggiore impatto sul territorio.

A partire dal 2018 sono stati numerosi i casi di vendita porta a porta da parte, della società Energia Italia spa (con sede a Conegliano Veneto), di beni di uso domestico, come caldaie, condizionatori, pompe di calore, con collegate offerte per la fornitura gratuita di energia elettrica e gas previste per dieci anni.

 

Quest’ultima condizione era fondamentale e molto allettante, giacché l’importo pagato per i beni in questione era nettamente fuori mercato ed il loro acquisto dipendeva soprattutto dal vantaggio ottenuto dalla bolletta azzerata. Ad agosto 2018 però la totalità dei clienti della suddetta società ha ricevuto una comunicazione di passaggio ad altro gestore, evento che ha sancito l’effettivo inadempimento della società venditrice che si era impegnata alla fornitura gratuita delle risorse.

 

Inutile specificare il malcontento diffuso tra i consumatori che avevano anticipato denaro e si erano impegnati in un finanziamento, le cui rate, nel frattempo, proseguivano.

L’Associazione Consumatori 24 ha accolto nel frattempo decine di pratiche e ha tempestivamente intrapreso un’azione nei confronti della Società Energia Italia spa, che ad oggi si è resa irreperibile, coinvolgendo anche la società finanziaria di quanto accaduto.

 

 

Alcuni casi

Il signor B.I. residente a Treviso, ad esempio, aveva acquistato un climatizzatore in cambio della fornitura di energia elettrica e gas per dieci anni. I signori C.G. e C.S., residenti a Santa Maria di Sala (VE), avevano acquistato invece due beni, una caldaia e un condizionatore. Ancora, i signori B.D e G.C., residenti a Mira (VE), avevano acquistato un impianto termodinamico. Il tutto per finanziamenti complessivi di 80.925,00 euro.

 

A seguito del determinante intervento dell’Associazione, dapprima l’istituto finanziario ha accolto i reclami sospendendo per dieci mesi le rate di finanziamento, dopodiché, effettuate le dovute verifiche, ha preso contatti con l’ufficio legale dell’Associazione al fine di raggiungere un accordo tra le parti, laddove si è trovato un punto d’incontro nel riconoscere l’effettivo valore di mercato relativo ai beni di fatto installati, e di corrispondere altresì il valore corrispondente alla fornitura gratuita usufruita per il breve periodo.

 

 

Epilogo vincente

La spiacevole vicenda ha avuto dunque un epilogo vincente, con il raggiungimento di un accordo che prevede lo storno complessivo di 51mila euro sui finanziamenti dei ricorrenti, per uno storno medio di 12mila euro a persona.

 

L’Associazione segnala che tutt’oggi pervengono però casi analoghi da altre società con lo stesso modus operandi, coinvolgendo anche gli impianti fotovoltaici. Pertanto in criticità di questo tipo è necessario un intervento competente e professionale, che può far risparmiare davvero diversi quattrini!

Ristorazione praticamente ferma e comunque con attività ridotta ai minimi storici. Il settore ittico, una delle filiere trainanti del Paese, è colpito duramente dall’emergenza sanitaria: la domanda è diminuita di oltre il 50 per cento e le flotte lavorano a scartamento ridotto.

 

Come segnala la FAO (Food and Agriculture Organization), in alcune parti del Mediterraneo e del Mar Nero oltre il 90 per cento dei piccoli pescherecci si è trovato costretto a smettere di lavorare.

 

Stringe i denti e si reinventa Alessandro Marcon, amministratore delegato della veneta Alemar e ideatore di Itty.Fish, “il pesce a domicilio come la pizza”.

 

Nel primo lockdown, grazie anche all’iniziativa a sostegno delle regioni più colpite, con consegne gratuite che hanno raggiunto addirittura la Valle d’Aosta, l’azienda ha registrato circa mille ordini online.

 

 

 

Fermare il pescatore significava portare in sofferenza una filiera intera – dice Marcon – di certo con la chiusura o comunque con l’attività ridotta di hotel e ristoranti, tra i nostri maggiori clienti, abbiamo avuto un bello scossone. Prima di tutto eravamo enormemente dispiaciuti per loro, sappiamo quanto sacrificio ci sia dietro queste attività, spesso a conduzione familiare, frutto di enormi sacrifici. Di conseguenza, però, anche il nostro settore ha subito quasi una battuta d’arresto”.

 

Così, come i ristoratori si sono reiventati con l’asporto e le consegne a domicilio, noi abbiamo pensato di consegnare il pesce a casa delle persone, esattamente come si fa con la pizza. È da lì, infatti, che mi si è accesa la lampadina. Il risultato è stato portare le vendite del pesce su altri canali. I nostri tre negozi di pescheria e gastronomia in Veneto a San Stino di Livenza, San Donà di Piave e Conegliano hanno continuato a lavorare bene, ma non era sufficiente. I dipendenti di Alemar hanno tutti famiglia, dovevamo pensare anche e soprattutto a loro. Così abbiamo ampliato la logistica interna con consegne a domicilio a circa 30 chilometri da casa per ogni negozio, e in tutta Italia con l’e-commerce”.

 

 

La riapertura, dopo il primo lockdown, ha portato a un periodo di stasi: “I clienti sono ritornati al ristorante ma poco dopo il 20 per cento ha ricominciato a ordinare. Attualmente abbiamo una media di 50 ordini settimanali”.

 

Conservati in atmosfera protetta, i cibi cotti preparati dagli chef di Itty.Fish possono durare in frigorifero dai 5 agli 8 giorni. Tutto è preparato al momento, in base all’ordine del cliente. Il fresco, invece, mantiene le sue proprietà organolettiche per quattro giorni in frigo, altrimenti si può mettere in congelatore.

 

Riceviamo molte richieste in questo senso – spiega Alessandro Marcon – quindi abbiamo attivato un servizio telefonico per dare risposte a tutti. Il nostro intento è offrire il prodotto di stagione e non fuori mercato, perché non ha lo stesso gusto e proprietà”.

 

 

 

Attualmente i 27 pescherecci della compagnia escono in mare quasi ogni giorno. Tutti i pescatori lavorano. Solo nel Nord Italia si parla di 120 persone, senza contare l’indotto. “Solo parte del personale del servizio ristorazione è in cassa integrazione, ma a rotazione, in modo da far lavorare tutti. E poi ci sono i pescatori delle cooperative che lavorano per noi, in Croazia piuttosto che in Sicilia, dove acquisto il gambero rosso, per esempio”.

 

Insomma, con Itty.Fish Alessandro Marcon è riuscito a far mantenere il proprio lavoro non solo ai pescatori veneti, ma anche a tutti quelli che, in Italia e non solo, escono in mare sicuri che Alemar acquisterà il loro pescato. “Ora più che mai è importante non solo fare rete – conclude Marcon – ma anche reinventarsi, mantenendo alti gli standard di qualità”.

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