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Il presidente regionale di Confcooperative Consumo-Utenza, Marcello Criveller, condivide con la nostra redazione il proprio pensiero in merito alla limitazione delle aperture festive dei centri commerciali

 

 

Federcooperative Consumo-Utenza Veneto ha volutamente lasciato scorrere qualche tempo prima di prendere posizione, come fa ora, su un tema di grande attualità come quello del tentativo di limitare le aperture festive dei centri commerciali, escluse ovviamente le zone turistiche e i centri storici, in parziale riforma della disastrosa normativa “Monti”.

 

Il processo di formazione legislativo, dopo essere finalmente approdato in Parlamento, pare essersi nuovamente bloccato. Come troppo spesso accade, quando non si hanno argomenti ma “pressioni”, non si trova di meglio delle lungaggini… a tempo perduto.

 

Nei giorni scorsi alcuni parlamentari di maggioranza hanno motivato la sospensione del percorso di esame della nuova legge che dovrebbe mettere un freno alle aperture indiscriminate, con la necessità di ulteriori audizioni in commissione. Chi scrive ha partecipato a una di queste audizioni e tutto era apparso fuorché che i parlamentari della commissione avessero voglia di ascoltare oltre le opinioni dei soggetti che ne avevano titolo (categorie, associazioni datoriali, sindacati ecc.).

 

Abbiamo assistito in queste settimane a un vero e proprio “terrorismo” mediatico con cifre da capogiro sparate come rischio di disoccupazione in caso di chiusure festive. Certamente qualche posto di lavoro potrà essere perso, ma dobbiamo intenderci di che tipo di occupazione parliamo… certamente non full time ed a tempo indeterminato, non quella che le cooperative di consumo assicurano ai propri collaboratori. La verità è semplice e triste. C’è un fuoco di fila delle grandi catene commerciali, tramite il loro organismi di rappresentanza, Federdistribuzione e altri, per bloccare ogni tentativo di regolamentazione delle aperture. E stanno avendo buon gioco sulla politica, che guarda caso si lascia pesantemente condizionare.

 

Il tema della difesa del microtessuto commerciale, che è un autentico servizio sociale che è l’unico argine al deserto di servizi in moltissime zone del paese, sfugge ai più. Tessuto che non può tenere testa ai mega centri commerciali e ai potentati della vendita online. Ma è questo il tessuto prezioso che dà lavoro vero a centinaia di migliaia di persone ed a intere famiglie, Sono questi soggetti, lavoratori con la L maiuscola, che almeno la domenica hanno il diritto di respirare.

 

Quanti paesini di campagna o di montagna, già senza scuole, preti, bar, medici, farmacia ecc. ecc., senza un negozio stanno morendo? Ma di questo nessuno si preoccupa a nessun livello né nazionale, né regionale (Assessore Marcato: se ci sei batti un colpo!!), né locale, a parte qualche lodevole eccezione.

 

Le Cooperative di consumo, che anche su questo si sentono a fianco delle organizzazioni di rappresentanza dei piccoli negozianti, da anni sono impegnate a dare valore ai VALORI e al proprio lavoro e a tenere testa in una competizione che non ha più regole. I posti di lavoro persi, quelli si veri, sono ad esempio i 600 posti in meno annunciati ieri da Carrefour che deve affrontare la realtà di un mercato impazzito. E a quante altre “Carrefour” assisteremo?
Allora prima si arriva a una regolamentazione che ridia dignità al commercio – fatto prima di tutto di persone, di vissuto umano, di passione e competenza – meglio è. Recuperando una dimensione più umana della festa e facendo scoprire ai patiti della
che quelle ore possono essere usate molto meglio con una passeggiata, un film, una visita parentale o in mille altre cose che non siano le assurde code al centro commerciale.
Per questo continueremo la nostra battaglia aperti a ogni confronto.

L’astro nascente dell’imprenditoria cinese Justin Sun, giovanissima eccellenza cresciuta nella “scuola di Alibaba”, lo ha dichiarato sin dall’inizio: la piattaforma TRON vuole decentralizzare il web.

In molti hanno avuto e continuano ad avere dei dubbi sul suo progetto, ma i fondi non mancano e lo scorso anno TRON, o meglio, Justin Sun, ha acquistato il protocollo BitTorrent, la rete peer-to-peer per la distribuzione di contenuti nel web.

Per alcuni è stata la prova che effettivamente TRON non contiene in sé tutto il potenziale necessario a “decentralizzare il web”. Fatto sta che gli sviluppatori di TRON e BitTorrent si sono incontrati nell’estate del 2018, e in quella sede è stato preannunciato una integrazione di BitTorrente in TRON e/o viceversa. A gennaio 2019 è stato poi lanciato il token BitTorrent (BTT) acquistato dagli investitori attraverso la piattaforma Launchpad dell’exchange Binance.

La vendita dei token si è svolta attraverso una doppia sessione, una aperta ai possessori di TRON e l’altra riservata ai possessori del token Binance (BNB). La vendita è stata chiusa con il tutto esaurito. In totale sono stati venduti 59,4 miliardi di token BTT al prezzo di 0,00012 USD cadauno (in lotti da 100 mila token).

Se inizialmente è stato necessario comprare TRON per ottenere il token BitTorrent (BTT), con l’immissione del token nei mercati può essere ora acquistato scambiandolo con bitcoin ed altre criptomonete.

 

BitTorrent diventa una opportunità economica

La rete BitTorrent essenzialmente funziona grazie alla condivisione della banda di rete e dello spazio di conservazione sui computer degli utenti connessi. Il client di base è gratuito per un numero di download illimitati, mentre i clienti a pagamento ricevono servizi aggiuntivi come l’antivirus e download più rapidi.

L’introduzione del token BTT consentirà agli utenti di mettere a disposizione le proprie risorse hardware in cambio di un compenso economico nella forma del token BitTorrent. La nuova evoluzione del protocollo prevede anche l’implementazione di reti private virtuali (VPN) e servizi di content delivery network (CDN) decentralizzati.

In seguito si potrà utilizzare il token per comprare contenuti, elargire ricompense per la visualizzazione di eventi live streaming, ed infine per raccogliere fondi a favore della creazione di nuovi lavori digitali da distribuire attraverso il protocollo BitTorrent.

 

Il token BitTorrent arriva anche gratis

La distribuzione di token gratuiti è quasi una tradizione nel mondo delle criptovalute. Per il token BTT la distribuzione gratuita è sistematica, ogni mese i possessori della moneta digitale TRON si divideranno tra loro 990 milioni di BTT fino a febbraio 2020. In seguito l’ammontare dell’Airdrop mensile varierà, ma proseguirà fino a febbraio 2025.

Per partecipare non è necessario possedere un numero minimo di TRON, mentre si conosce il numero di BTT che si riceveranno: 1 TRX = 0,11 BTT, cioè 1,1 BitTorrent gratuiti ogni 10 TRON posseduti.

 

Foto: Facebook.com

 

 

La TRON Foundation distribuisce ricchezza

La TRON Foundation intende distribuire ricchezza nella convinzione che sia il miglior metodo per arricchire di più tutti. Tale convinzione si è trasformata in una azione di sostegno a favore dell’associazione ALS che negli Stati Uniti d’America supporta la lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica.

Il fondatore Justin Sun, nel comunicato stampa dell’11 febbraio ha rivelato di aver donato 250 mila dollari USA per la causa, chiedendo ad altre personalità del settore blockchain di fare lo stesso.

Un primato tutto veneto quello della regione più attiva nell’export agroalimentare, un risultato storico se si guarda al volume di fatturato maturato lo scorso anno: 6.6 miliardi di euro, il picco più alto mai registrato. Numeri che indicano la grande capacità degli imprenditori della regione di competere con successo in un contesto economico mondiale sempre più globalizzato e votato alla competizione internazionale.

 

Che la vendita all’estero sia uno dei punti di forza dell’economia veneta non è un segreto. A confermarlo sono anche le opinioni e le recensioni pubblicate dagli esperti di EGO International sul sito egointernational.it. La compagnia di Rimini, specializzata in internazionalizzazione aziendale, ha espresso grande interesse vero le potenzialità dell’esportazione di merci Made in Nord-est, indicando già da tempo come il Veneto si trovasse sul podio delle regioni italiane più attive in questo settore.

 

Merito certamente dei distretti più importanti, come indica anche la rilevazione di Intesa San Paolo citata proprio da EGOInternational. Lo studio, che analizza le performance dell’economia del Triveneto, evidenzia i buoni risultati della regione grazie alle filiere del sistema casa, del comparto metalmeccanico. Le opinioni di EGO International sottolineano anche il ruolo del Prosecco di Valdobbiadene. È infatti impossibile ignorare l’enorme contributo dell’agroalimentare, trainato specialmente dal vino: il Veneto contribuisce per il 35,5% dell’offerta enologica italiana nei mercati globali.

 

Un’offerta molto ampio, dunque, che trova potenziali clienti nelle più diverse aree del mondo. Le recensioni e i commenti positivi parlano infatti di una crescita delle vendite verso la Germania, la Francia e il Regno unito, ma non solo. Accanto alla clientela più tradizionale, quella dei partner europei, si posiziona anche la Cina con il suo vasto mercato. Un Paese geograficamente agli antipodi, ma ricco di possibilità per le molte PMI che hanno deciso di intraprendere un percorso di internazionalizzazione mirato a ‘conquistare’ la grande nazione asiatica.

 

 

I pareri di EGO International sulle possibilità della vendita all’estero

Da parte degli esperti del settore e delle recensioni sull’andamento della vendita all’estero, le opinioni sono per lo più positive. L’internazionalizzazione, naturalmente, è un percorso da intraprendere con serietà e che presuppone una buona qualità dell’offerta, un parere che EGO International riserva anche per i suoi clienti. Oggi, comunque, le moderne tecnologie che hanno reso il mondo sempre più connesso vengono in aiuto anche delle aziende interessate all’esportazione. EGOInternational esprime questo concetto anche sulla sua pagina Facebook, riportando uno studio incentrato sull’importanza dell’e-commerce b2c per le aziende. Importante sottolineare, inoltre, come i risultati dell’esportazione di successo siano interessanti anche per i cittadini del territorio. La compagnia riminese, citando le statistiche ufficiali della Regione Veneto, commenta infatti come l’occupazione sia in crescita. Un motivo in più per guardare con occhio di riguardo alle opportunità che i mercati stranieri possono offrire alle singole PMI, ma anche all’economia veneta e al benessere sociale nel suo complesso.

 

Raddoppio deducibilità IMU, proroga iperammortamento, flat tax, pace fiscale, regime dei minimi, credito d’imposta 4.0, Alternanza Scuola Lavoro, premi INAIL, mobilità in deroga, pensioni di cittadinanza, quota 100: sono i temi che verranno trattati nell’ambito dell’iniziativa “Legge di bilancio 2019. Le novità fiscali, i provvedimenti sul lavoro” organizzata da CNA Treviso lunedì 18 febbraio alle ore 20.30 (viale della Repubblica 154).

 

Sarà l’occasione per fare il punto sulle novità introdotte con la legge di bilancio che impattano sulle imprese e sul lavoro.

 

L’incontro, a ingresso libero e gratuito, sarà presieduto da Tiziano Bianchin, presidente CNA Treviso, e introdotto da Giuliano Rosolen, direttore di CNA Treviso.

 

Interverranno sui temi specifici il dott. Fabrizio Geromel, responsabile dell’Area Fiscale, e Mattia Panazzolo, responsabile dell’Area Lavoro.

 

Chi fosse interessato a partecipare deve dare a propria adesione (obbligatoria) allo 0422.3155.

Le proposte della CNA per ridurre il carico burocratico delle imprese

«La fatturazione elettronica presuppone un massiccio e articolato invio di dati senza che ciò determini, fino ad oggi, un alleggerimento degli adempimenti posti a carico delle imprese. Non sempre chi fa le leggi ha esattamente consapevolezza delle conseguenze. Siamo favorevoli ai cambiamenti migliorativi e pensiamo che la digitalizzazione possa offrire anche diverse opportunità. Ma queste innovazioni devono essere accompagnate da una vera semplificazione; se, invece, si continueranno a sommare nuove scadenze alle vecchie ciò che si rischia è un diluvio di adempimenti, come quello che è in arrivo e che finirà per “inondare” Associazioni e aziende». Lo afferma Giuliano Rosolen, direttore della CNA territoriale di Treviso.

 

La liquidazione Iva del mese di gennaio mette, per la prima volta, gli operatori alla prova con adempimenti connessi alla fattura elettronica, come ad esempio, l’importazione delle fatture elettroniche per conto dei clienti, azione che, in alcuni casi, si sta rivelando nient’affatto scontata. Gli operatori fiscali si trovano, inoltre, di fronte alla prima comunicazione dei dati relativi al cosiddetto “esterometro“, a cui va aggiunta la compilazione dei modelli Intrastat.

 

«Rivolgiamo un appello al MISE e alla Agenzia delle Entrare per una adeguata rimodulazione degli adempimenti burocratici previsti per il 28 febbraio 2019 che si preannuncia una scadenza impossibile, per associazioni e aziende» continua Rosolen.

 

Al fine di ridurre l’insensata mole di adempimenti, la CNA propone:

– traslare la scadenza ultima dell’invio dello spesometro relativo al secondo semestre 2018 al 31 marzo 2019;

– eliminare le comunicazioni periodiche Iva trimestrali;

– eliminare o quanto meno semplificare il cosiddetto “esterometro” o introdurre termini di scadenza semestrali (con prima scadenza al 30 settembre 2019) e non mensili come ora previsti;

– consentire la detrazione dell’IVA per i documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Evento a ingresso libero a gratuito 

Domani, martedì 29 gennaio, CNA Asolo ospita CultAround, la startup innovativa nata con l’obiettivo di far conoscere gli eventi culturali grazie a una piattaforma digitale esclusivamente dedicata. Unica in Italia, CultAround si propone di suggerire all’utente gli eventi culturali migliori, allineando l’offerta alle caratteristiche, agli interessi e alle disponibilità di tempo.

 

L’incontro, a ingresso libero e gratuito, si terrà alle 20.30 presso la sede della CNA di Asolo in viale Enrico Fermi 37.

 

È un’occasione per conoscere questa giovane realtà imprenditoriale che dà a soggetti privati e giuridici l’opportunità di investire nel suo business tramite l’equity crowdfunding, una modalità di raccolta fondi autorizzata dalla CONSOB e rivolta a chi vuole investire in un’azienda in crescita, ricevendo in cambio quote societarie e ottenendo un beneficio fiscale del 40% sul capitale investito.

 

Ma che cos’è CultAround? È una start up innovativa che opera nel settore della cultura e che, da novembre 2017, è stata testata con successo in Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Attraverso la campagna di equity crowdfunding nel portale www.opstart.it, CultAround vuole raccogliere 150.000 euro per espandersi in tutta l’Italia e creare un’app dedicata a chi ama la cultura a 360 gradi. L’applicazione, infatti, grazie a un sofisticato sistema digitale, aiuterà gli appassionati di cultura a trovare gli eventi culturali giusti per i loro interessi.

 

«Nessuno ha mai creato un’app così specifica – spiega Stefano Cazzaro, 26 anni fondatore di CultAround al cui progetto collabora insieme a Enrico Moro, 40 anni, marketing strategist, e Laura Casagrande, 26 anni, social media manager -. Molte piattaforme consigliano eventi generalisti, ma gli amanti della cultura vogliono un’applicazione che consigli unicamente eventi culturali».

Il tema della fatturazione elettronica tiene banco in queste prime settimane del 2019, e a poche settimane dalla piena entrata in vigore sono stati chiariti alcuni aspetti importanti, primo tra tutti quello legato all’imposta da bollo.

 

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 5 del 7 gennaio 2019, è stato pubblicato il Decreto 28 dicembre 2018, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che specifica le nuove modalità per l’assolvimento dell’imposta da bollo sulle fatture elettroniche.

 

A differenza di quanto indicato nel precedente DM 17 giugno 2014, che stabiliva che il pagamento dell’imposta riguardante gli atti ai documenti e ai registri emessi o utilizzati durante l’anno deve avvenire in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, il pagamento dell’imposta concernente le fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare, deve essere fatto entro il giorno 20 del primo mese successivo.

 

La marca da bollo andrà applicata nella misura di 2,00€ esclusivamente alle fatture elettroniche o cartacee emesse senza addebito di IVA che hanno un importo superiore a euro 77,47. Sono invece assolte da tale obbligo quelle con importo inferiore.

 

Non sono soggette a marca da bollo anche le fatture riguardanti operazioni non imponibili relative a esportazioni di merci, fatture con IVA assolta all’origine e fatture emesse con applicazione del reverse charge.

 

Questa è un’importante specifica che va a chiarire uno dei tanti dubbi riguardante la procedura dell’imposta di bollo su fatture elettroniche.

A rendere più snella la nuova procedura di fatturazione elettronica, ci pensano aziende come Danea, che da 20 anni realizza software gestionali completi e semplici da utilizzare destinati al mondo delle piccole e medie imprese aziende e professionisti.

 

Tornando all’imposta di bollo, l’Agenzia delle Entrate informerà circa l’ammontare dell’imposta dovuta, prendendo i dati che sono presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio. Tale informazione sarà riportata in un’apposita area riservata del soggetto passivo IVA presente sullo stesso sito.

 

Il pagamento dell’imposta di bollo potrà essere eseguito mediante il servizio presente nell’area riservata, facendo un addebito su conto corrente bancario o postale, o, in alternativa, utilizzando il modello F24 predisposto dalla stessa Agenzia delle Entrate.

 

Un’apposita dicitura di assolvimento della marca da bollo deve essere riportata su tutte le fatture dove è obbligatoria tale imposta.

 

Queste nuove disposizioni, specificate dal MEF, sono in vigore per tutte le fatture che sono state rilasciate a partire dal 1° gennaio 2019.

«L’ampliamento dell’esistente o la costruzione di nuove superficie commerciali va autorizzata nel rispetto del consumo zero del territorio attraverso i crediti edilizi e attraverso il credito commerciale. Ovvero: uno amplia o costruisce rilevando superficie commerciali esistenti».

 

È la posizione della CNA territoriale di Treviso, espressa dal direttore Giuliano Rosolen, che considera allarmante la notizia di possibili ampliamenti di grandi strutture commerciali in quanto penalizzano ulteriormente il commercio al dettaglio (si vedano i dati sotto riportati).

 

«La provincia di Treviso è ai primi posti europei per superficie territoriale destinata alla vendita – spiega Rosolen -. È necessario definire, in base al numero di abitanti del territorio, la superficie massima complessiva destinabile a commerciale».

 

Per la CNA, la crescita economica e sociale deve passare attraverso una reciprocità tra imprese e territorio e per questo chi amplia o costruisce deve farlo a condizioni che aumenti il personale lavorativo.

 

«Va istituito e reso operativo un osservatorio partecipato da associazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali e istituzioni che tenga monitorata la situazione e verifichi se, qualora vengano autorizzati e posti in essere ampliamenti, si verifichi contestualmente un incremento del personale» propone Rosolen.

 

Dal 2008, il settore del commercio in provincia di Treviso ha subìto una forte contrazione, con saldi negativi tra nascite e cessazioni tutti gli anni. Il comparto più colpito è stato quello del commercio al dettaglio.

 

Attualmente (dato a sett. 2018) in provincia di Treviso, le imprese del commercio sono 17.339, di cui 7.561 di commercio al dettaglio. Il saldo negativo settembre 2017-settembre 2018 è di -274 unità, di cui -171 nel comparto del commercio al dettaglio.

 

La proliferazione dei grandi centri commerciali è stata una delle cause, assieme alla recessione economica, che ha determinato la crisi del commercio al dettaglio, che rappresenta un valore di coesione sociale fortissimo per le nostre comunità.

 

«Un ampliamento selvaggio dei centri di grandi dimensioni penalizza il commercio di vicinato che rappresenta un fattore essenziale di coesione sociale e vivibilità dei centri storici dei nostri paesi – conclude il direttore della CNA -. La vitalità delle nostre città, la vita stessa delle nostre comunità, che si basa sulle relazioni, sull’incontro, sul tempo libero da condividere, è strettamente legata al rilancio dei centri storici. E il rilancio dei centri si fonda, in buona parte, sul rilancio del commercio di vicinato».

La Carta, inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera dei Deputati e ai Ministri della Giustizia, dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, dei Beni Culturali, della Salute, dei Trasporti e Infrastrutture, nonché al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al sindaco di Chioggia Alessandro Ferro, diventerà ora una petizione per una raccolta di firme via web
Sei premesse che vanno dal rispetto dei diritti dell’uomo e dei valori universali al rispetto dei Principi di leale cooperazione e della proprietà privata. Sono questi gli obiettivi  della Carta di Chioggia 2019. Il documento, presentato nell’incontro “Chioggia e la laguna: rinascita economica e impianto Gpl”, sarà inviato presto al Governo per ottenere risposte concrete e riforme  in merito alla salute e alla giustizia ambientale attraverso l’istituzione della Corte Penale Europea della Salute e dell’Ambiente, la creazione di un Dipartimento nazionale ed Europeo di Giustizia Ambientale e della Procura Nazionale per l’Ambiente e la Salute.
“Abbiamo chiesto al Governo un atto formale – spiega il Professor Antonino Abrami, ex magistrato della Corte d’Appello e della Cassazione- e ogni azione che chiuda definitivamente la possibilità di deposito di Gpl in Chioggia per le ragioni emerse da questa importante assemblea”.
La Dichiarazione di Chioggia 2019, già’ inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera dei Deputati e ai Ministri della Giustizia, dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, dei Beni Culturali, della Salute, dei Trasporti e Infrastrutture, nonché al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al sindaco di Chioggia Alessandro Ferro, diventerà ora una petizione per una raccolta di firme via web.
Il documento è supportato da studi scientifici condotti dal Prof. Massimo Guarascio sui pericoli di natura biochimica per la popolazione e per l’ambiente che spiega come “L’Italia detiene il primato mondiale degli eventi e di vittime di disastri. Chioggia, con il deposito Gpl  non è esente a questo tipo di pericolo. Visti i disastri antropici antecedenti al 2000 e gli eventi disastrosi recenti, che sembrano confermare il livello di non adeguatezza delle misure di prevenzione, si chiede al Governo di riconsiderare la localizzazione del deposito Gpl di Chioggia”.
La Carta rileva come i danni siano anche di ordine economico. Infatti l’impianto determinerebbe, secondo lo studio realizzato dal commercialista Carlo Albertini, tra i relatori del documento,   un danno di 700 milioni di euro in termini di svalutazione del sistema integrato della città. Questo senza contare il danno all’ambiente, sociale e storico-artistico”.

Il Partito Democratico della provincia di Treviso interviene per manifestare con forza la propria preoccupazione per il destino dei lavoratori Stefanel.

 

La crisi di Stefanel è la classica tragedia annunciata – dichiara Giovanni Zorzi, segretario provinciale PD  – Che il settore tessile nella Marca fosse gravemente in difficoltà, era purtroppo noto da tempo, come dimostrano, numeri alla mano, i trend consolidati su fatturato, produzione e export dell’intero comparto. A pagarne ora il prezzo più grande sono i lavoratori e famiglie e, assieme a loro, un intero territorio che ha accolto in questi anni l’azienda come parte integrante della propria comunità”.

 

Di fronte alle drammatiche notizie di imminente chiusura dello stabilimento di Ponte di Piave e all’improvvisa richiesta di cassa integrazione straordinaria per la quasi totalità di addetti, il PD della Marca Trevigiana non ci sta.

 

Incalza Zorzi: “Si sapeva che l’azienda era in grave difficoltà già da un anno. Consapevoli di questa situazione, i lavoratori, e con loro le proprie famiglie, con ammirevole generosità hanno sostenuto in questi mesi grandi sacrificiOra meritano rispetto e chiarezza. Non è in alcun modo accettabile che l’azienda dichiari lo stato di crisi senza accennare un minimo di progetto di recupero per il futuro. Non si può continuare a far pagare ai lavoratori il prezzo della confusione in cui è precipitata la proprietà”.

 

“Per questo – propone Zorzi – come PD provinciale, ci impegneremo perché, attraverso i nostri rappresentanti in Parlamento, data la dimensione del gruppo Stefanel, la questione diventi una delle priorità del Governo. Ci auguriamo che anche la Lega di Zaia faccia altrettanto, perché ne va di mezzo lo sviluppo di un intero territorio. Ci aspettiamo che si apra subito un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico, a salvaguardia dell’occupazione e del marchio, proprio come è stato fatto in passato dall’allora ministro Calenda per altre crisi aziendali della stessa gravità”

 

Conclude Zorzi: “Purtroppo gli indici economici tornano a registrare pericolosi rallentamenti, l’occupazione si sta fermando: situazioni come quella di Stefanel devono dimostrare a chi ha responsabilità di governo, qui in Veneto come a Roma, quanto sia urgente un piano industriale nazionale e regionale che dia la prospettiva chiara su cui investire per rilanciare lavoro e produttività. Senza politica industriale, il futuro resta grigio per tutti”.

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