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“È in momenti come questi che si pongono le basi per riorganizzare la propria attività imprenditoriale in modo che, superata la crisi, sia pronta a ripartire cogliendo le nuove opportunità che si presenteranno. È oggi che ci si gioca il futuro”. Ne è convinto Matteo Busato, ingegnere, fondatore e amministratore di Make Group Srl, società che tramite i brand Make Consulting, Nuovi Talenti e LaFirma, eroga servizi per l’innovazione e lo sviluppo delle imprese con sede a Scorzè. Per questo, senza perdersi d’animo, dopo averne parlato con il suo team ha dato vita alla community “Imprenditore del futuro – insieme si vince”.

 

Oltre al suo team, ha coinvolto avvocati specializzati in diritto del lavoro e diritto societario, commercialisti, esperti di comunicazione, commercianti con grande esperienza nel settore vendite, professionisti nel mondo del credito e del fisco, imprenditori. “Si tratta di una community aperta a cui ciascun imprenditore può partecipare. Ci ritroviamo giornalmente su Facebook e in differita su Linkedin per offrire attraverso delle dirette occasioni di formazione. Lo stile – spiega Busato – non è quello della lezione, perché non siamo docenti. Preferiamo il confronto, suscitare domande, scambiando idee e proposte che si fondano sull’esperienza professionale di cui ciascuno di noi è portatore”.

 

La partecipazione a questo spazio di formazione e condivisione è gratuita e aperta a tutti: basta iscriversi al gruppo Facebook “IDF – Imprenditore del futuro”.

 

 

Il programma delle dirette prevede due appuntamenti ogni giorno, sabato compreso, alle ore 14.00 e alle ore 20.00 in cui un professionista a turno si confronta per circa mezz’ora in diretta, offrendo spunti e raccogliendo domande e proposte. I temi sono vari: da come rendere il bilancio più efficiente al saper fare rete d’impresa; dallo Smart Working al rilancio del proprio brand; dalla sicurezza in azienda allo sviluppo di prodotti innovativi.

 

“Mai avrei pensato di raccogliere così tante adesioni. Questo è il momento di dare perché domani si possa ancora ricevere. E il condividere esperienze diverse può essere la strategia vincente. Se le richieste di aiuto e adesioni al gruppo “Imprenditore del Futuro” continuano a crescere, abbiamo già pensato di ampliare il numero degli interventi Live su Facebook e LinkedIn”. Una community aperta e solidale. Busato infatti con la società Make Group Srl è tra i sostenitori delle campagne di raccolta fondi da destinare ai nostri ospedali. “Perché prima di tutto c’è da vincere la battaglia sanitaria. Aiutando i tanti professionisti, medici e infermieri, che in questi giorni sono in prima linea” conclude.

La sostenibilità è ormai una prerogativa di molte realtà, nonché un aspetto fondamentale della vita di molti. In questo senso la regione Veneto ha dimostrato a più riprese di essere all’avanguardia, istituendo iniziative finalizzate a incoraggiare aziende e cittadini a dare un contributo rilevante all’ambiente.

 

Ne è un esempio il Premio Compraverde Veneto, che lo scorso mese è giunto alla terza edizione ed è realizzato grazie al lavoro coordinato di Confindustria Veneto, Confartigianato Veneto, Unioncamere Veneto, CNA Veneto e ARPA Veneto. Il concorso è parte della Green Public Procurement, strategia adottata dalla regione per garantire che tutti i principali criteri ambientali siano rispettati e valorizzati in ogni processo che coinvolge le aziende, dalla produzione al consumo finale. Il tutto, con l’obiettivo di favorire il mercato verde.

 

Il premio in questione è però solo uno dei tanti sforzi effettuati dal Veneto nei confronti di una maggiore sostenibilità. Basti pensare che all’inizio di febbraio circa 1 persona su 3 si spostava in bicicletta, con un aumento di quasi il 10% rispetto a un decennio prima. Non mancano poi iniziative attuate nel settore del commercio, con sconti a favore dei clienti che a Mogliano preferiscono recarsi a lavoro senza l’utilizzo della macchina. Una delle tante novità di un altro progetto regionale ambizioso, chiamato “Ecoattivi”, che stimola e premia i comportamenti dei cittadini che favoriscono l’ambiente. Suddetti comportamenti non si limitano però a spostamenti più “virtuosi” ma premiano anche altre attività come conferire rifiuti all’ecocentro e offrire lavoro volontario ad associazioni “green”.

 

Come detto, gli sforzi della regione Veneto sono in linea con un trend recente che non conosce confini nazionali. Ne è esempio lampante “La Giornata della Terra”, evento mondiale annuale a supporto della protezione ambientale a cui solo lo scorso anno ha preso parte più di un miliardo di persone, tra cui alcune tra le più importanti società al mondo. Rimanendo invece in ambito nazionale, doveroso citare il festival CinemAmbiente che solo l’anno scorso ha messo in mostra 140 titoli tra film-documentari e cortometraggi, tutti con lo stesso, rilevante tema di fondo.

 

I motivi dietro il crescente interesse di tante realtà nei confronti della sostenibilità sono innumerevoli e meritano un approfondimento. Lo sono soprattutto da un punto di vista professionale ma, anche indirettamente, rappresentano un beneficio inestimabile per la vita di ognuno di noi.

 

 

Innanzitutto, è bene sottolineare come per tutte le aziende impegnate sul fronte della sostenibilità quest’ultima possa rappresentare un’opportunità di crescita e sviluppo. Se a prima vista le tante regolamentazioni possono infatti sembrare vincolanti, queste sono un investimento anche per il futuro. Non è infatti difficile immaginare che nei prossimi anni sempre più compagnie si troveranno costrette ad attuare modifiche ai propri business e agire per tempo significa non farsi trovare impreparati in un futuro non troppo lontano.

 

Apportare poi dei cambiamenti non solo ai propri processi produttivi ma anche ai propri prodotti è a tutti gli effetti un’opportunità di innovazione e di maggior fidelizzazione. Sono tanti i clienti attenti all’eco-sostenibilità e soddisfare le crescenti richieste non è altro che una chance di espansione e miglioramento.

 

Ma la sostenibilità offre anche una finestra privilegiata sul mondo dello Smart Working, perché lavorare da casa significa ridurre le emissioni generate dagli spostamenti su mezzi di trasporto. E se è vero che lo Smart Working è già una realtà che si va consolidando, soprattutto in quest’ultimo periodo, non tutti ne colgono appieno l’enorme potenziale in termini di produttività e organizzazione. Anche in questo caso la sfida della sostenibilità rappresenta un incentivo in più.

 

Infine, ma non per ordine di importanza, a beneficiarne è soprattutto l’ambiente. Le risorse naturali sono differenti da quelle umane perché non sostituibili e vanno sfruttate con parsimonia, onde evitare conseguenze nefaste per la popolazione mondiale. Un modello sostenibile significa quindi garantire longevità a tutti i processi professionali e non che contraddistinguono le nostre vite.

 

Affacciarsi alla sostenibilità, come egregiamente fatto dalla regione Veneto negli ultimi anni, significa avere benefici immediati e tangibili. Ma, soprattutto, significa volgere il proprio sguardo al futuro e continuare a evolversi.

Attivato un finanziamento di emergenza con plafond di 10 milioni di euro a tasso fisso

 

Banca Prealpi SanBiagio serra le fila e scende in campo con Fidi Impresa & Turismo Veneto – la cooperativa di garanzia del Sistema Confcommercio e Confturismo della Regione Veneto – per sostenere in maniera concreta il settore del turismo e del commercio del territorio colpito dalle conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus.

 

L’accordo con Fidi Impresa prevede l’immediata attivazione di un finanziamento di emergenza da parte di Banca Prealpi SanBiagio, con iter semplificato e un plafond di 10 milioni di euro a tasso fisso all’1,20% fino a 18 mesi e all’1,50% fino a 36 mesi. L’importo finanziabile varia a seconda della dimensione dell’azienda, fino a un massimo di 120mila euro. Sono previsti tempi brevi per le istruttorie che avranno luogo entro il tempo massimo di 6 giorni. A beneficiarne potranno essere tutti gli albergatori, commercianti, professionisti e operatori del comparto servizi ricompresi all’interno del territorio di competenza della Banca, per sostenere le necessità finanziarie sopravvenute a causa del diffondersi del COVID-19.

 

«Il comparto turistico e commerciale sta subendo in modo particolarmente grave le conseguenze economiche del contagio da COVID-19 – ha dichiarato Carlo Antiga, presidente di Banca Prealpi SanBiagio – La media delle disdette si aggira attorno al 40%, con il rischio di compromettere anche la stagione estiva. Abbiamo scelto di intervenire rapidamente a sostegno del settore, siglando un accordo con Fidimpresa e attivando questo finanziamento di emergenza che si inserisce nella serie di misure che la nostra Banca, in accordo con la capogruppo Cassa Centrale, sta mettendo in atto per rispondere con tempestività ed efficacia all’emergenza. Banca Prealpi SanBiagio, forte dei propri valori e dello storico legame con il territorio, vuole infatti mettersi al servizio della comunità e mettere a disposizione tutti gli strumenti necessari per superare insieme, nel più breve tempo possibile, questa fase di criticità».

 

«Abbiamo aderito alla proposta di Banca Prealpi SanBiagio, ha dichiarato Massimo Zanon, Presidente di Fidimpresa, in quanto l’impegno assunto come Confidi è quello di intervenire con prontezza e tempestività in favore delle imprese del Veneto, come peraltro già dimostrato, ad esempio, in occasione dell’eccezionale mareggiata del 12 novembre scorso. L’obiettivo è di intervenire per assicurare liquidità necessaria affinché le nostre imprese possano mantenere gli impegni assunti in questo momento di grande contrazione degli incassi che auspichiamo essere transitorio».

 

Nei giorni scorsi, Banca Prealpi SanBiagio aveva infatti già attivato anche altre misure di sostegno alle famiglie, alle imprese e agli artigiani del territorio. In particolare per i soggetti danneggiati dall’emergenza Coronavirus, è prevista una moratoria integrale per i privati (capitale e interessi) sulle rate dei mutui, una moratoria per le imprese sulla quota capitale delle rate dei mutui e una proroga fino a 120 giorni degli anticipi import in essere per le imprese.

Tra le misure previste, moratorie sulle rate dei mutui per privati e imprese

 

Banca Prealpi SanBiagio, lo storico Istituto di credito cooperativo con sede a Tarzo, è pronta a intervenire a sostegno delle famiglie, delle aziende e degli artigiani del territorio interessati, direttamente o indirettamente, dal contagio da Coronavirus.

 

«In questo periodo caratterizzato da un susseguirsi di notizie e di provvedimenti volti a contenere il diffondersi dell’infezione da Covid-19 – dichiara Carlo Antiga, presidente di Banca Prealpi SanBiagio – l’impatto economico per molti operatori del nostro territorio risulta essere molto importante. Il comparto dell’hospitality, in particolare, è stato colpito da una media di disdette attorno al 40%, che non si limitano solamente a queste giornate di allarme ma si estendono fino ai prossimi mesi. A tutti coloro che stanno subendo danni dalla situazione contingente va la piena solidarietà e il sostegno di Banca Prealpi SanBiagio: intendiamo svolgere con responsabilità il nostro ruolo di Banca territoriale e proprio per questo abbiamo messo a punto tutte le misure necessarie per sostenere le famiglie, l’imprenditoria e il commercio del territorio. Abbiamo la forza e la volontà per affrontare insieme queste giornate complesse, nella consapevolezza che la nostra comunità saprà trovare nella propria autodeterminazione, così come nei valori della cooperazione e del mutualismo propri del nostro Istituto, la chiave per andare avanti coesa e superare questo momento di difficoltà».

 

Banca Prealpi SanBiagio fa sapere di essere al lavoro per mettere a punto quanto prima iniziative ad hoc a sostegno del proprio territorio di competenza e dedicate a coloro che avranno subito ripercussioni economiche alle proprie attività a causa dell’emergenza contingente. In particolare, Banca Prealpi SanBiagio intende mettere a disposizione misure di sostegno concrete e subito disponibili, tra cui:

  • la moratoria integrale (capitale e interessi) sulle rate dei mutui per i 12 mesi successivi alla richiesta, con pari allungamento del piano di ammortamento, per i privati che, in ragione delle limitazioni subite nell’attività lavorativa autonoma svolta o delle limitazioni patite dal datore di lavoro a causa dell’emergenza, incorrano in una riduzione transitoria dei flussi reddituali disponibili;
  • la moratoria sulla quota capitale delle rate dei mutui per i 6 mesi successivi alla richiesta, con pari allungamento del piano di ammortamento, per tutte le imprese socie che dimostrino di aver subito un temporaneo sacrificio della loro normale attività per effetto delle limitazioni degli scambi commerciali e dei rapporti di fornitura;
  • la proroga fino a 120 giorni degli anticipi import in essere, in caso di mancata ricezione della merce per motivazioni direttamente correlate al Coronavirus;
  • la concessione di apposite linee di credito di liquidità per le imprese socie operanti nel settore turistico, o ad esso connesse, che abbiano subito un rilevante numero di disdette delle prenotazioni o degli ordinativi.

Il 2019 ha chiuso positivamente per il settore dell’auto. Sono quasi 2 milioni le vetture nuove vendute ormai lo scorso anno, a cui si aggiungono i ben 3.102.893 passaggi di proprietà. L’usato termina il 2019 con un incoraggiante +0,5% rispetto al 2018. Ma quali sono state le vetture più vendute online? Andiamo a scoprire la classifica delle auto preferite dagli italiani, regione per regione.

 

Il 2019 è finito ed è tempo di bilanci, anche nel mondo dell’auto. Guardando i risultati il settore è in salute: il nuovo chiude con un +0,3% rispetto all’anno scorso, va ancora meglio nell’usato, +0,5% e oltre 3 milioni di auto passate di mano. Ma chi vince la classifica delle auto più vendute nel nostro Paese? La classifica parla chiaro e Fiat Panda continua ad essere l’auto più acquistata. Brumbrum, il primo rivenditore diretto di auto online d’Italia che opera sul sito www.brumbrum.it, ha stilato la classifica delle auto preferite dagli italiani avvalendosi dei dati raccolti dall’Osservatorio brumbrum. L’Osservatorio di rilevazione e indagini statistiche online in ambito automotive ha preso in considerazione le automobili che nel 2019 hanno fatto più vendite in rete in tutte le regioni d’Italia.

 

Le auto più vendute online nel 2019

Trionfa Fiat Panda. La famosissima vettura italiana è al primo posto tra le auto più vendute nel nostro paese con buon margine sulla concorrenza. Vince la classifica, è al primo posto in ben 10 regioni, ma soprattutto è sempre nella top 5 in tutte le altre tranne che in Sardegna. Guardando le tipologie di veicoli, le utilitarie dominano con oltre il 30% di media, sfondando quota 40% in Campania. Bene le berline con quasi il 20%, chiudono il podio i SUV, che battono station wagon e crossover.

 

Trionfa FCA, Volkswagen Golf al secondo posto

Panda primeggia, ma tutto il marchio FCA ottiene grandi risultati con diversi modelli in classifica. Fiat 500 vince in Lombardia ed è sul podio in altre 10 regioni, oltre a chiudere al terzo posto nel totale delle vetture più vendute. Nonostante sia fuori di produzione, Punto domina in Puglia, bene Lancia Ypsilon e 500L, Giulietta tiene alto l’onore di Alfa Romeo in Molise e Sardegna, clamoroso quarto posto di Jeep Renegade in Piemonte e Lombardia, ottenuto grazie a ottimi dati di vendita nella seconda parte dell’anno. Ma non c’è solo FCA nelle classifiche: l’altra grande protagonista che rompe il monopolio marchio torinese è Volkswagen Golf. La storica vettura tedesca è al secondo posto nella classifica generale delle più vendute e trionfa in cinque regioni. L’unica regione dove non c’è al primo posto un’auto del gruppo Fiat o Golf è nel Lazio, dove vince smart fortwo. Degne di nota le buone performance in alcune regioni di BMW serie 1, Audi A4 Avant e Mercedes Classe A. Di seguito invece la top 10 generale di tutta Italia.

 

Diesel in grande calo al nord, male l’ibrido

Per ultimo parliamo di alimentazioni. Se nel mercato del nuovo il diesel nel 2019 ha perso oltre il 10% rispetto all’anno precedente, nel settore dell’usato fa registrare un clamoroso +3% rispetto al 2018. Due auto su tre vendute online sono a gasolio. Le regioni trainanti sono ubicate nel sud Italia: il diesel ha ancora oltre il 75% del mercato in Basilicata, Molise e Sicilia. Al nord invece è in costante calo, dove invece si registra una crescita del benzina, che conquista il 30% del mercato in Lombardia, Liguria e Piemonte. GPL invece è fermo al 5%, metano al 2%. Irrisori risultati di ibrido ed elettrico.

 

Il piano di “salvaguardia del lavoro”, presentato da Margherita Distribuzione a tutto il personale delle sedi “Ex Auchan” di Rozzano e sul territorio nazionale, prevede uscite su base volontaria e incentivata, con l’attivazione di tutti i trattamenti di sostegno al reddito dei lavoratori previsti dalla legge come la NASPI, e interventi di ricollocazione e riqualificazione professionale. Non sono, quindi, previsti licenziamenti nel 2020.

 

Tra il 17 e il 24 gennaio l’azienda ha incontrato tutto il personale delle strutture di sede ex-Auchan, dalla sede di Rozzano alle sedi di Roncadelle, Vicenza, Roma e Ancona.

Gli incontri sono stati organizzati dall’Azienda per riprendere un “filo diretto” con i propri dipendenti dopo l’acquisizione dell’ex-Auchan (oggi “Margherita Distribuzione”) da parte di BDC (facente capo a CONAD ed al fondo WRM) e per fornire a tutti informazioni corrette e aggiornate sull’operazione, sullo stato di avanzamento del progetto e sulle prospettive delle attività e delle strutture di sede. Due sono le principali indicazioni raccolte durante gli incontri: la prima, organizzare bene le attività di ricollocazione; la seconda, definire in fretta i criteri dell’incentivazione per permettere ai lavoratori interessati di fare le loro valutazioni.

 

L’Azienda ha confermato gli interventi per la valorizzazione e l’integrazione della rete commerciale ex-Auchan nella rete CONAD (per la gran parte, pari a circa il 60% del totale) o in quella di altri operatori di mercato (per la rimanente parte di circa il 40%), che sarà completata entro la prima metà del 2020.

 

Margherita Distribuzione ha, inoltre, confermato che tutti gli interventi sulla rete commerciale ex-Auchan (e soprattutto quelli di integrazione nella rete CONAD) sono accompagnati da misure di “salvaguardia del lavoro” che hanno permesso, sino ad oggi e in pochi mesi, di garantire stabilità, continuità di lavoro e un futuro occupazionale a più di 13.000 persone, con il riassorbimento nella sola rete CONAD di oltre 2.500 potenziali esuberi.

 

Per quanto riguarda le attività e le strutture di sede, l’Azienda ha confermato che, rispetto alle attività sui punti vendita, sono ridotti i margini e gli spazi di integrazione presso CONAD o presso altri operatori, dato che tali attività andranno ad esaurirsi con l’integrazione delle attività di rete in altre reti.

 

 

Il piano di “salvaguardia del lavoro” 2020

Per dare anche al personale delle sedi ex-Auchan su tutto il territorio nazionale una soluzione, è stato messo a punto, per il 2020, un “piano straordinario” per la gestione e la salvaguardia dei livelli occupazionali, che prevede l’attivazione di diverse misure, da applicare in modo combinato, che possono creare un punto di incontro tra le necessità dei dipendenti e dell’Azienda.

 

Le misure messe in campo prevedono, in primo luogo e per quanto più possibile, la salvaguardia del lavoro attraverso interventi di ricollocazione e riqualificazione professionale presso strutture di sede CONAD, presso la rete CONAD, presso reti di altri operatori, da sostenere e massimizzare anche con l’attivazione, territorio per territorio (e per Milano e la Lombardia in particolare), di tutti gli strumenti di “politica attiva del lavoro”, lavorando con tutte le Istituzioni coinvolte.

 

Nei primi 4 mesi dell’Operazione (da Settembre 19 a Dicembre 19), hanno già trovato una ricollocazione professionale in CONAD (presso strutture di sede o rete) circa 150 lavoratori delle sedi ex-Auchan.

 

La seconda misura è l’attivazione di un piano straordinario di uscite su base volontaria e incentivata, con accesso dei lavoratori a tutti i trattamenti di sostegno al reddito previsti dalla Legge (NASPI), come già attivato per i Dirigenti.

 

Nessun licenziamento, quindi, per il 2020: per consentire le uscite volontarie è stata formalmente avviata dall’Azienda la necessaria procedura di legge (L. 223/91) di “apertura della mobilità”, con l’invio della lettera del 22 gennaio.

 

La volontà dell’Azienda di attivare solo uscite volontarie (anche per la sede, oltre che per la rete) era già stata resa nota alle Rappresentanze Sindacali sin dai primi incontri sulla vertenza in sede nazionale, nel Settembre 2019. Tale volontà è stata illustrata a tutti i lavoratori delle sedi ex-Auchan prima dell’invio della lettera negli incontri delle ultime due settimane e confermata alle Istituzioni (MISE e Territoriali) destinatarie della lettera. I lavoratori stessi hanno richiesto l’attivazione della procedura.

 

Per le attività e le strutture di sede è prevista, infine, per il 2020, quale misura integrativa e di supporto degli interventi di ricollocazione, riqualificazione professionale e delle uscite volontarie, anche l’attivazione della CIGS, per rispondere sia alle esigenze dei lavoratori che dell’Azienda nelle diverse fasi di attuazione dell’Operazione.

 

Margherita Distribuzione, con CONAD, ha messo in campo gli strumenti sopra descritti per gestire una situazione complessa, resa insostenibile dai risultati fatti registrare dall’Azienda nel 2019 (con un ulteriore calo delle vendite di oltre il 10%), rispetto alla quale il progetto di CONAD è l’unica soluzione in grado di dare un futuro al lavoro nell’impresa.

 

L’inizio della fine di Auchan e SMA” non è oggi, gennaio 2020, come sostenuto da qualcuno esterno all’azienda. L’“inizio della fine” risale a qualche anno fa, momento in cui nessuna delle parti interessate si era accorta del grave stato di crisi dell’azienda: oggi il progetto avviato con CONAD può significare un “nuovo inizio” per questa azienda.

 

Un progetto e un lavoro che Margherita Distribuzione e CONAD porteranno avanti senza sosta per fare in modo che, già a partire dai primi mesi dell’anno e comunque entro il 2020, possa essere trovata una soluzione per tutte quelle situazioni di natura occupazionale che ancora hanno bisogno di attenzione e di risposte concrete.

 

Margherita Distribuzione e CONAD ritengono sempre che la via del confronto e del dialogo con le Parti Sindacali sia quella più efficace per la costruzione e l’applicazione di queste risposte, nell’interesse di tutti, sia dei lavoratori che dell’Azienda.

Avvalendosi della comparazione online delle tariffe, una famiglia-tipo può spendere circa l’8% in meno rispetto allo scorso anno. L’ultima indagine di SosTariffe.it ha rilevato, a fronte del 2019, un incremento nel risparmio per un nucleo familiare che scelga di usufruire con regolarità di un tool di confronto prezzi dei principali servizi

Usare un comparatore per ricercare la migliore RC auto, un istituto di credito con condizioni vantaggiose o le compagnie telefoniche che garantiscano i prezzi più bassi, conviene come sempre. Ma quest’anno i benefici migliori spettano alle famiglie, le quali – rispetto al 2019 – potranno risparmiare soprattutto sulla polizza assicurativa dell’auto (+38%) e sulle condizioni bancarie (+19%). A calcolare nel dettaglio le variazioni di risparmio è l’ultimo studio SosTariffe.it.

Costi in calo per gli stessi servizi: i vantaggi della comparazione

Lo studio è stato condotto a gennaio 2020, confrontando i dati rilevati a gennaio dell’anno precedente. Il report ha preso in considerazione, anche questa volta, sei servizi fondamentali. Sei spese che rientrano (quasi tutte) nel paniere annuale fisso degli italiani. Si va dalle utenze fisse e mobili (energia, gas, connessione di casa e cellulare) all’assicurazione auto, passando per i conti correnti bancari e postali. Per ogni voce di spesa sono stati esaminati tre profili di consumatore – tipo: il single che vive da solo, la coppia e la famiglia con figli.

Nel 2020 sono i nuclei familiari a rilevare i maggiori risparmi: fino al 8% in più. Rispetto a gennaio dello scorso anno, in ogni caso, tutti i profili riescono ad alleggerire in modo significativo i costi bancari e quelli relativi alla connessione da rete fissa. Mentre invece risulta molto difficile contrastare i rincari per quanto riguarda il gas e la telefonia mobile.

Famiglie con figli: giù conti correnti ed RC auto

Le rilevazioni appena condotte mostrano che le voci di spesa su cui le famiglie con figli sono in grado di abbattere meglio i costi, avvalendosi di uno strumento di comparazione, sono l’assicurazione auto e i costi bancari. È decisamente conveniente il risparmio ottenuto sul fronte RC auto (+38,19%): se all’inizio dello scorso anno si riuscivano a mettere da parte 1550 euro, nel 2020 la cifra sale a 2142 euro. L’indagine ha simulato il caso di una famiglia composta da un padre di 55 anni alla guida di un Audi A4, una madre di 50 anni al volante di una Panda e un figlio diciottenne dotato di una Smart ForTwo.

Anche per i conti correnti la convenienza è evidente (+ 19,63%). Si passa dai 66,70 euro risparmiati lo scorso anno ai 79,79 di quest’anno, ipotizzando una famiglia che effettui più operazioni allo sportello e poche sul web. È difficile contrastare i rincari, nonostante l’uso del comparatore, se si considerano le altre voci di spesa. anche se l’utilizzo di uno strumento di confronto consente comunque un risparmio significativo, che purtroppo quest’anno è in calo sia per quanto riguarda la connessione di casa (- 2,29 per cento), ma anche per luce (-8,52%), telefonia mobile (-19,70%) e gas (-54,68%).

Coppie: si risparmia su conti correnti e connessione domestica

Anche per le coppie l’uso della comparazione assicura i maggiori risparmi su due voci di spesa: i costi relativi al conto corrente e la connessione internet da rete fissa.

Lo studio SosTariffe.it, infatti, in tema di costi bancari rileva un incremento (+14,12%) tra il risparmio registrato a inizio 2019 (60,97 euro) e quello rilevato oggi (69,58 euro). La coppia presa in considerazione effettua molti movimenti sul web e pochi allo sportello fisico.

Le coppie beneficiano molto dell’uso del comparatore anche per risparmiare sulla connessione di casa (+12,42% rispetto allo scorso anno), ipotizzando che usufruiscano di un piano tariffario comprensivo di connessione e telefonate con scatto alla risposta. Anche in questo caso, mentre nel 2019 il confronto delle tariffe consentiva di mettere “in salvo” 330 euro, quest’anno se ne possono risparmiare 371. Il 2020 è un anno di rincari. Nonostante la comparazione perciò tutte le altre voci di spesa risentono, purtroppo, di incrementi.

Single: bollette leggere per luce e connessione di casa. Bene anche i conti correnti

Nel caso di un single che viva da solo, usare un comparatore online garantisce un risparmio migliore rispetto allo scorso anno per la connessione di casa, ma anche per le condizioni bancarie e per le bollette della luce. Se prendiamo in considerazione internet da rete fissa ad esempio, quest’anno si può risparmiare di più (21,58%) rispetto al 2019. Se all’inizio dello scorso anno era possibile mettere da parte circa 305,15 euro, oggi la cifra lievita fino a 371 euro.

Buone chance di accantonare qualcosa anche per quanto riguarda i costi bancari, con un risparmio che dai 38,59 euro del 2019 è salito a 45,25 (circa il 17,26% in più). L’ipotesi è che il single effettui molti movimenti online e nessuno allo sportello. Infine, con un profilo di consumo considerato di 1400 kWh ogni anno, l’uso di uno strumento di comparazione consente maggiori risparmi (+ 4, 37%) anche per le bollette della luce. Se a gennaio 2019 era possibile accantonare 54 euro, quest’anno se ne possono mettere da parte 56,36. Tenuto conto degli aumenti non è invece possibile risparmiare sulle altre utenze esaminate dall’indagine, nonostante la comparazione. 

Per ricercare i prezzi più bassi per le nostre esigenze di consumo, qualsiasi sia il nostro profilo di spesa e tentare di alleggerire il nostro bilancio mensile, è possibile utilizzare i tanti strumenti di comparazione di SosTariffe.it, grazie ai quali sono stati rilevati alcuni dati di questa indagine: https://www.sostariffe.it/.

SosTariffe.it mette a disposizione anche l’applicazione, disponibile su iOS e Android, grazie alla quale è possibile ritrovare la convenienza della comparazione anche sul proprio smartphone e usufruire delle tante funzioni dell’App, scaricabile al seguente link: https://www.sostariffe.it/app/.

“C’è una evidente emergenza ‘economia’ in Italia. La notizia che Coca Cola decida di emigrare in Albania a causa della sugar tax è il segnale di allarme rosso che ci deve far correre ai ripari per il futuro del Paese. Come assessore e cittadino di una delle regioni sono locomotive della nostra produttività sono realmente preoccupato”.

Così l’assessore allo Sviluppo Economico della regione del Veneto Roberto Marcato commenta la notizia riguardante il futuro della multinazionale americana in Italia. Un vero j’accuse contro l’Esecutivo.

 

“Di fronte ad una crescita certificata Istat dello 0,2% e quella europea vicino allo zero – prosegue l’Assessore – un paese normale adotterebbe sistemi per favorire lo sviluppo economico, gli investimenti e l’attrattività aziende e imprese che vogliano investire. Perfino un ragazzino alle prime armi di ragioneria sa che davanti a una contrazione economica bisogna adottare provvedimenti che liberino risorse ed energia. Invece i soloni che ci governano riempiono di piombo le ali degli imprenditori con provvedimenti inutili, dannosi, e miopi. Il provvedimento sulla sugar tax, peraltro, ci è stato venduto come ambientalista e salutista, ma è chiaro che non è così. Con la maschera di finto ambientalismo e finto salutismo, questi geni di governanti fanno chiudere le aziende. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna sono il traino della nostra economia. Ma queste saranno anche le regioni più penalizzate da simili provvedimenti. Mi chiedo quanto ancora si potrà andare avanti in questo modo. Non bastano, purtroppo, le risorse messe a disposizione per le imprese, serve una politica industriale seria, una visione precisa”.

 

“Non voglio arrivare a pensare che ci sia un progetto preciso per deprimere il nostro Paese – aggiunge Marcato – ma potrebbe veramente sembrare che ci sia quasi una volontà di volerlo mandare al massacro. Perché o si tratta di dilettanti allo sbaraglio e allora devono andare a casa, oppure le scelte vengono prese consapevolmente e allora è necessario intervenire prima che sia troppo tardi. Se i provvedimenti presi, infatti, vanno a colpire le uniche regioni che danno un minimo di respiro all’economia del Paese, significa che c’è una precisa volontà di distruggerne l’economia. Invece di pensare ad un vero piano industriale, che nel nostro paese manca da mille anni, ad una riforma della giustizia che accorci i processi e non intimorisca gli investitori stranieri, ad una sburocratizzazione dei sistemi, all’autonomia che significa efficienza, questo governo pensa ad aumentare le tasse, e cacciare le nostre aziende dai nostri territori. Non resta che complimentarsi e ringraziare a nome delle generazioni future”.

Con il superamento del mercato di tutela dell’energia sarà d’obbligo scegliere un operatore del mercato libero di luce e di gas. Ma quanto ci consentirà di risparmiare il nuovo regime?
L’ultima indagine SosTariffe.it ha stimato che nei prossimi due anni (2020 e 2021) sarà possibile alleggerire la bolletta della luce (fino al 23%), ma arriveremo a spendere un po’ di più per il gas

 

Dal 1° gennaio 2022, come stabilito dal recente decreto Milleproroghe, potremo dire addio al regime tutelato dell’energia elettrica e del gas naturale. Ma quanto conviene passare al mercato libero e come evolverà la possibilità di risparmiare nei prossimi anni? L’ultimo studio SosTariffe.it ha calcolato la convenienza massima ottenibile con il mercato libero nel corso dell’anno appena concluso, ma anche del 2020 e del 2021. E mentre per la luce il risparmio annuo possibile crescerà fino al 23%, per il gas tra 2 anni arriveremo a spendere addirittura di più rispetto ad ora.

 

Luce, nel 2021 arriveremo a risparmiare 154 euro

Le rilevazioni e le proiezioni oggetto di questo studio sono state effettuate da SosTariffe.it a dicembre 2019, con l’ausilio del proprio comparatore di offerte luce e gas. Si è tenuto conto delle variazioni medie rilevate dal 2017 per i profili di consumo presi in esame. Per la luce, in particolare, è stato considerato un utente tipo con un consumo annuo di 2700 kWh, impiegati per il 50% nella fascia F1 e per il restante 50% nelle fasce F2 ed F3.

 

Se consideriamo solo la luce, ci accorgiamo come l’utente tipo nel corso del 2019 appena concluso passando al mercato libero è riuscito a risparmiare 85 euro, pari al 14% di quanto avrebbe speso rimanendo nel regime di maggior tutela. Nel corso del 2020 appena iniziato optare per un fornitore di energia elettrica del mercato libero converrà ancora di più. In tutto l’anno infatti sarà possibile alleggerire le bollette di 112 euro. Ciò significa un risparmio del 18% rispetto alla maggior tutela. E tra due anni? La situazione tenderà a migliorare ancora. Secondo le proiezioni di SosTariffe.it la concorrenza tra i vari fornitori di energia elettrica dovrebbe consentire di mettere da parte ben 150 euro nel corso del 2021. Con un risparmio stimato del 23%.

 

 

Gas in controtendenza: nei prossimi anni spenderemo un po’ di più

Per il gas naturale le prospettive di risparmio non sono altrettanto allettanti. In questo caso l’indagine ha tenuto conto di un utente tipo con un consumo annuo di 1400 metri cubi. Quest’ultimo nel corso del 2019 è riuscito a risparmiare 15 euro, pari solo al 1% rispetto alla maggior tutela. Una convenienza minima, che nei prossimi anni tenderà a ridursi ancora. Nel 2020 ad esempio, si potranno risparmiare ancora 7 euro (1% di risparmio). Ma il 2021 segnerà un record negativo. Il mercato libero anziché alleggerire le bollette del gas le appesantirà di pochissimo (circa 2 euro in tutto l’anno), facendo registrare dunque un saldo negativo sul fronte risparmio (-0,18%).

 

Luce e gas: la convenienza aumenta con gradualità

Lo studio infine ha valutato l’evoluzione anche del risparmio congiunto, per le bollette dunque sia della luce che del gas. Nel complesso, la convenienza tende a crescere nel tempo con gradualità. Se, ad esempio, nel corso del 2019 il passaggio al mercato libero per entrambe le forniture consentiva un risparmio complessivo di 100 euro (pari al 6%), nel 2020 le somme che si potranno accantonare saranno anche maggiori. Si potranno risparmiare infatti ben 119 euro (pari al 7%). E anche nel 2021 proseguirà il trend positivo, con un risparmio complessivo di 152 euro (circa il 9%). Ciò significa che nel complesso il mercato libero consentirà a un alleggerimento seppur lieve delle bollette di luce e gas.

 

App e comparatore per scegliere l’offerta su misura

Per la luce meglio optare per le offerte a prezzo bloccato, che consentono di mantenere fermo il prezzo dell’energia per un periodo prestabilito di 12 o 24 mesi. Per il gas invece, le tipologie di offerte più convenienti sono quelle non indicizzate dall’Authority, il cui prezzo viene calcolato partendo dal costo all’ingrosso del gas a cui il fornitore del mercato libero aggiunge un fisso al metro cubo. In ogni caso, se vogliamo ricercare i prezzi più bassi per le nostre esigenze di consumo, qualsiasi sia il nostro profilo di spesa luce e gas, ed eventualmente valutare il passaggio a un fornitore del mercato libero, possiamo utilizzare il comparatore di SosTariffe.it, grazie al quale sono stati rilevati i dati di questa indagine.

 

Inoltre, grazie all’applicazione SosTariffe.it per dispositivi mobili, scaricabile gratis da iOs e Android store, è agevole confrontare i prezzi delle offerte luce e gas ovunque ci troviamo in pochi clic. Ricercare i prezzi più bassi e tenere sotto controllo i consumi legati alle utenze domestiche diventerà un gioco da ragazzi. Grazie poi alla funzione “Scatta e risparmia”, basta registrarsi e scattare una fotografia della propria bolletta di luce o gas tramite l’applicazione per ottenere in breve tempo una consulenza mirata al proprio profilo di consumo da parte degli esperti del comparatore.

Se nel 2018 le persone più ricche d’Italia avessero voluto incontrarsi, avrebbero potuto organizzare una cena. I 21 commensali avrebbero potuto contare su una ricchezza di circa 107 miliardi di euro, pari a quella del 20 per cento più povero della popolazione. Se gli italiani che vivono in una situazione di povertà assoluta avessero voluto fare lo stesso, l’operazione sarebbe stata un po’ più complicata. Le persone che non riescono a permettersi un’alimentazione adeguata, una casa riscaldata e il minimo necessario per vestirsi o curarsi sono cinque milioni. È come se gli abitanti di Roma, Milano e Napoli dovessero trovare una città in grado di ospitarli tutti, o se i residenti in Sicilia decidessero di spostarsi in massa verso un altro luogo.

 

“Duemila anni fa, nell’impero romano le maggiori fortune private equivalevano a circa 1,5 milioni di volte il reddito annuo pro capite medio, all’incirca lo stesso rapporto che intercorre oggi tra Bill Gates e l’americano medio,” scrive lo storico Walter Scheidel. La situazione è peggiorata negli ultimi dieci anni a causa della crisi economica cominciata nel 2008: la ricchezza dell’1 per cento degli italiani più ricchi ha continuato a crescere, mentre le persone in difficoltà sono aumentate. Negli ultimi anni sono aumentati anche i minori che vivono in situazioni di povertà.

 

Save the Children ha calcolato che il loro numero è triplicato: “Nel 2008 appena un minore su 25 (il 3,7 per cento) era in povertà assoluta, un decennio dopo si trova in questa condizione ben 1 su 8 (12,5 per cento)”. A chi pensa che questa situazione sia circoscritta, l’Oxfam ricorda che in Italia una persona su quattro è a rischio povertà. Il confine tra chi ce la fa e chi non ce la fa è molto più sottile di quanto si creda.

 

Come rimediare a una situazione che sembra fuori controllo? Semplice: il potere nella mani dei cittadini si chiama tasse, e non sempre questa parola dovrebbe farci storcere il naso. I padri della Costituzione italiana sembravano averlo capito, quando, nel 1948, disegnarono un sistema fiscale designato proprio a evitare questa realtà: il principio base, fissato dall’articolo 53 della legge fondamentale, era la progressività. Significa che i ricchi devono pagare più tasse dei poveri. E questa la strada maestra che il fisco dovrebbe seguire oggigiorno. In un’Italia uscita distrutta dalla Seconda guerra mondiale, la Costituzione aveva imposto a tutti i governanti un sistema progressivo: chi ha di più, deve versare di più. Il quadro previsto dai politici migliori della nostra storia, però, è diventato realtà con un quarto di secolo di ritardo, nel 1974. E da allora è stato modificato e distorto da più di 200 leggine. Al punto che oggi il professor Franco Gallo, ex presidente della Corte Costituzionale, parla di “un sistema fiscale incrostato, al collasso, che favorisce chi più ha e ormai non è più né generale né progressivo”.

 

La storica riforma del 1974 è quella che ha creato l’Irpef: un’unica imposta generale, cioè applicabile a tutte le persone, e fortemente progressiva, con tasse che salgono all’aumentare dei redditi. L’Irpef è tuttora basata su quel sistema a gradini, chiamati scaglioni: per i più poveri, niente tasse. Poi, per ogni fetta aggiuntiva di reddito, la percentuale di prelievo (l’aliquota) sale. La scala originaria aveva ben 32 gradini e per i più ricchi l’aliquota arrivava al 72 per cento. Rispetto alla precedente stratificazione disordinata di imposte statali e locali, il sistema originario era molto semplificato: la tassa è unica, conta solo il livello di reddito, con poche detrazioni e deduzioni (cioè tagli di imposte applicabili solo ad alcune categorie). Oggi l’Irpef continua ad essere la tassa più pagata dagli italiani, ma la sua struttura è stata stravolta. La differenza più vistosa è che in cima alla piramide, per i più ricchi, le imposte sono scese al 43 per cento. Mentre le aliquote si sono ridotte a cinque in tutto: per subire i livelli di tassazione più alti del mondo (dal 38 per cento in su) in Italia basta superare il gradino dei 28 mila euro lordi all’anno, tredicesima compresa. Il risultato è che la classe media è stritolata, e i più ricchi continuano a non contribuire in modo equo. Tranne l’Irpef, che nel 2016 ha portato nelle casse dello Stato 166 miliardi di euro, tutte le altre tasse sono regressive. Cioè non distinguono tra ricchi e poveri: si paga sempre la stessa percentuale. E senza regole generali: decine di categorie hanno ottenuto privilegi e sconti dai governi amici.

 

Il sistema fiscale italiano è diventato la giungla delle aliquote. Da sempre i meno tassati sono i redditi da capitale: rendite finanziarie, utili societari, guadagni di Borsa. L’aliquota più diffusa è del 26 per cento. Quindi il ricchissimo investitore che incassa dividendi milionari paga meno tasse della sua impiegata, che sopra uno stipendio di 2.153 euro al mese (lordi) deve sborsare il 27 per cento. Come se non bastasse, le tasse sui patrimoni, cioè sulla ricchezza totale anziché sui redditi annui, in Italia passano per un’idea comunista, anche se tra i fautori spicca Luigi Einaudi, che proponeva di tassare i capitali improduttivi e i latifondi agrari, per spingere i possidenti a creare imprese e lavoro. Dare a modello funzionante una pregiudicante etichetta non ci fornisce certo alcun favore, a meno che non abbiate qualche miliardo in banca. E dato che la favola del libero mercato che si auto-bilancia ha portato solo disuguaglianza, ed è tempo per compiti dei nostri politici riscriverla, in maniera progressiva e progressista. A loro volta, questi non possono che essere incitati dai cittadini.

 

N.B. Basato sugli articoli: “Cosa significa essere poveri oggi in Italia” di Giuseppe Rizzo e “Altro che flat tax: in Italia i ricchi già pagano meno tasse di tutti” di Paolo Biondani

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