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Avvalendosi della comparazione online delle tariffe, una famiglia-tipo può spendere circa l’8% in meno rispetto allo scorso anno. L’ultima indagine di SosTariffe.it ha rilevato, a fronte del 2019, un incremento nel risparmio per un nucleo familiare che scelga di usufruire con regolarità di un tool di confronto prezzi dei principali servizi

Usare un comparatore per ricercare la migliore RC auto, un istituto di credito con condizioni vantaggiose o le compagnie telefoniche che garantiscano i prezzi più bassi, conviene come sempre. Ma quest’anno i benefici migliori spettano alle famiglie, le quali – rispetto al 2019 – potranno risparmiare soprattutto sulla polizza assicurativa dell’auto (+38%) e sulle condizioni bancarie (+19%). A calcolare nel dettaglio le variazioni di risparmio è l’ultimo studio SosTariffe.it.

Costi in calo per gli stessi servizi: i vantaggi della comparazione

Lo studio è stato condotto a gennaio 2020, confrontando i dati rilevati a gennaio dell’anno precedente. Il report ha preso in considerazione, anche questa volta, sei servizi fondamentali. Sei spese che rientrano (quasi tutte) nel paniere annuale fisso degli italiani. Si va dalle utenze fisse e mobili (energia, gas, connessione di casa e cellulare) all’assicurazione auto, passando per i conti correnti bancari e postali. Per ogni voce di spesa sono stati esaminati tre profili di consumatore – tipo: il single che vive da solo, la coppia e la famiglia con figli.

Nel 2020 sono i nuclei familiari a rilevare i maggiori risparmi: fino al 8% in più. Rispetto a gennaio dello scorso anno, in ogni caso, tutti i profili riescono ad alleggerire in modo significativo i costi bancari e quelli relativi alla connessione da rete fissa. Mentre invece risulta molto difficile contrastare i rincari per quanto riguarda il gas e la telefonia mobile.

Famiglie con figli: giù conti correnti ed RC auto

Le rilevazioni appena condotte mostrano che le voci di spesa su cui le famiglie con figli sono in grado di abbattere meglio i costi, avvalendosi di uno strumento di comparazione, sono l’assicurazione auto e i costi bancari. È decisamente conveniente il risparmio ottenuto sul fronte RC auto (+38,19%): se all’inizio dello scorso anno si riuscivano a mettere da parte 1550 euro, nel 2020 la cifra sale a 2142 euro. L’indagine ha simulato il caso di una famiglia composta da un padre di 55 anni alla guida di un Audi A4, una madre di 50 anni al volante di una Panda e un figlio diciottenne dotato di una Smart ForTwo.

Anche per i conti correnti la convenienza è evidente (+ 19,63%). Si passa dai 66,70 euro risparmiati lo scorso anno ai 79,79 di quest’anno, ipotizzando una famiglia che effettui più operazioni allo sportello e poche sul web. È difficile contrastare i rincari, nonostante l’uso del comparatore, se si considerano le altre voci di spesa. anche se l’utilizzo di uno strumento di confronto consente comunque un risparmio significativo, che purtroppo quest’anno è in calo sia per quanto riguarda la connessione di casa (- 2,29 per cento), ma anche per luce (-8,52%), telefonia mobile (-19,70%) e gas (-54,68%).

Coppie: si risparmia su conti correnti e connessione domestica

Anche per le coppie l’uso della comparazione assicura i maggiori risparmi su due voci di spesa: i costi relativi al conto corrente e la connessione internet da rete fissa.

Lo studio SosTariffe.it, infatti, in tema di costi bancari rileva un incremento (+14,12%) tra il risparmio registrato a inizio 2019 (60,97 euro) e quello rilevato oggi (69,58 euro). La coppia presa in considerazione effettua molti movimenti sul web e pochi allo sportello fisico.

Le coppie beneficiano molto dell’uso del comparatore anche per risparmiare sulla connessione di casa (+12,42% rispetto allo scorso anno), ipotizzando che usufruiscano di un piano tariffario comprensivo di connessione e telefonate con scatto alla risposta. Anche in questo caso, mentre nel 2019 il confronto delle tariffe consentiva di mettere “in salvo” 330 euro, quest’anno se ne possono risparmiare 371. Il 2020 è un anno di rincari. Nonostante la comparazione perciò tutte le altre voci di spesa risentono, purtroppo, di incrementi.

Single: bollette leggere per luce e connessione di casa. Bene anche i conti correnti

Nel caso di un single che viva da solo, usare un comparatore online garantisce un risparmio migliore rispetto allo scorso anno per la connessione di casa, ma anche per le condizioni bancarie e per le bollette della luce. Se prendiamo in considerazione internet da rete fissa ad esempio, quest’anno si può risparmiare di più (21,58%) rispetto al 2019. Se all’inizio dello scorso anno era possibile mettere da parte circa 305,15 euro, oggi la cifra lievita fino a 371 euro.

Buone chance di accantonare qualcosa anche per quanto riguarda i costi bancari, con un risparmio che dai 38,59 euro del 2019 è salito a 45,25 (circa il 17,26% in più). L’ipotesi è che il single effettui molti movimenti online e nessuno allo sportello. Infine, con un profilo di consumo considerato di 1400 kWh ogni anno, l’uso di uno strumento di comparazione consente maggiori risparmi (+ 4, 37%) anche per le bollette della luce. Se a gennaio 2019 era possibile accantonare 54 euro, quest’anno se ne possono mettere da parte 56,36. Tenuto conto degli aumenti non è invece possibile risparmiare sulle altre utenze esaminate dall’indagine, nonostante la comparazione. 

Per ricercare i prezzi più bassi per le nostre esigenze di consumo, qualsiasi sia il nostro profilo di spesa e tentare di alleggerire il nostro bilancio mensile, è possibile utilizzare i tanti strumenti di comparazione di SosTariffe.it, grazie ai quali sono stati rilevati alcuni dati di questa indagine: https://www.sostariffe.it/.

SosTariffe.it mette a disposizione anche l’applicazione, disponibile su iOS e Android, grazie alla quale è possibile ritrovare la convenienza della comparazione anche sul proprio smartphone e usufruire delle tante funzioni dell’App, scaricabile al seguente link: https://www.sostariffe.it/app/.

“C’è una evidente emergenza ‘economia’ in Italia. La notizia che Coca Cola decida di emigrare in Albania a causa della sugar tax è il segnale di allarme rosso che ci deve far correre ai ripari per il futuro del Paese. Come assessore e cittadino di una delle regioni sono locomotive della nostra produttività sono realmente preoccupato”.

Così l’assessore allo Sviluppo Economico della regione del Veneto Roberto Marcato commenta la notizia riguardante il futuro della multinazionale americana in Italia. Un vero j’accuse contro l’Esecutivo.

 

“Di fronte ad una crescita certificata Istat dello 0,2% e quella europea vicino allo zero – prosegue l’Assessore – un paese normale adotterebbe sistemi per favorire lo sviluppo economico, gli investimenti e l’attrattività aziende e imprese che vogliano investire. Perfino un ragazzino alle prime armi di ragioneria sa che davanti a una contrazione economica bisogna adottare provvedimenti che liberino risorse ed energia. Invece i soloni che ci governano riempiono di piombo le ali degli imprenditori con provvedimenti inutili, dannosi, e miopi. Il provvedimento sulla sugar tax, peraltro, ci è stato venduto come ambientalista e salutista, ma è chiaro che non è così. Con la maschera di finto ambientalismo e finto salutismo, questi geni di governanti fanno chiudere le aziende. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna sono il traino della nostra economia. Ma queste saranno anche le regioni più penalizzate da simili provvedimenti. Mi chiedo quanto ancora si potrà andare avanti in questo modo. Non bastano, purtroppo, le risorse messe a disposizione per le imprese, serve una politica industriale seria, una visione precisa”.

 

“Non voglio arrivare a pensare che ci sia un progetto preciso per deprimere il nostro Paese – aggiunge Marcato – ma potrebbe veramente sembrare che ci sia quasi una volontà di volerlo mandare al massacro. Perché o si tratta di dilettanti allo sbaraglio e allora devono andare a casa, oppure le scelte vengono prese consapevolmente e allora è necessario intervenire prima che sia troppo tardi. Se i provvedimenti presi, infatti, vanno a colpire le uniche regioni che danno un minimo di respiro all’economia del Paese, significa che c’è una precisa volontà di distruggerne l’economia. Invece di pensare ad un vero piano industriale, che nel nostro paese manca da mille anni, ad una riforma della giustizia che accorci i processi e non intimorisca gli investitori stranieri, ad una sburocratizzazione dei sistemi, all’autonomia che significa efficienza, questo governo pensa ad aumentare le tasse, e cacciare le nostre aziende dai nostri territori. Non resta che complimentarsi e ringraziare a nome delle generazioni future”.

Con il superamento del mercato di tutela dell’energia sarà d’obbligo scegliere un operatore del mercato libero di luce e di gas. Ma quanto ci consentirà di risparmiare il nuovo regime?
L’ultima indagine SosTariffe.it ha stimato che nei prossimi due anni (2020 e 2021) sarà possibile alleggerire la bolletta della luce (fino al 23%), ma arriveremo a spendere un po’ di più per il gas

 

Dal 1° gennaio 2022, come stabilito dal recente decreto Milleproroghe, potremo dire addio al regime tutelato dell’energia elettrica e del gas naturale. Ma quanto conviene passare al mercato libero e come evolverà la possibilità di risparmiare nei prossimi anni? L’ultimo studio SosTariffe.it ha calcolato la convenienza massima ottenibile con il mercato libero nel corso dell’anno appena concluso, ma anche del 2020 e del 2021. E mentre per la luce il risparmio annuo possibile crescerà fino al 23%, per il gas tra 2 anni arriveremo a spendere addirittura di più rispetto ad ora.

 

Luce, nel 2021 arriveremo a risparmiare 154 euro

Le rilevazioni e le proiezioni oggetto di questo studio sono state effettuate da SosTariffe.it a dicembre 2019, con l’ausilio del proprio comparatore di offerte luce e gas. Si è tenuto conto delle variazioni medie rilevate dal 2017 per i profili di consumo presi in esame. Per la luce, in particolare, è stato considerato un utente tipo con un consumo annuo di 2700 kWh, impiegati per il 50% nella fascia F1 e per il restante 50% nelle fasce F2 ed F3.

 

Se consideriamo solo la luce, ci accorgiamo come l’utente tipo nel corso del 2019 appena concluso passando al mercato libero è riuscito a risparmiare 85 euro, pari al 14% di quanto avrebbe speso rimanendo nel regime di maggior tutela. Nel corso del 2020 appena iniziato optare per un fornitore di energia elettrica del mercato libero converrà ancora di più. In tutto l’anno infatti sarà possibile alleggerire le bollette di 112 euro. Ciò significa un risparmio del 18% rispetto alla maggior tutela. E tra due anni? La situazione tenderà a migliorare ancora. Secondo le proiezioni di SosTariffe.it la concorrenza tra i vari fornitori di energia elettrica dovrebbe consentire di mettere da parte ben 150 euro nel corso del 2021. Con un risparmio stimato del 23%.

 

 

Gas in controtendenza: nei prossimi anni spenderemo un po’ di più

Per il gas naturale le prospettive di risparmio non sono altrettanto allettanti. In questo caso l’indagine ha tenuto conto di un utente tipo con un consumo annuo di 1400 metri cubi. Quest’ultimo nel corso del 2019 è riuscito a risparmiare 15 euro, pari solo al 1% rispetto alla maggior tutela. Una convenienza minima, che nei prossimi anni tenderà a ridursi ancora. Nel 2020 ad esempio, si potranno risparmiare ancora 7 euro (1% di risparmio). Ma il 2021 segnerà un record negativo. Il mercato libero anziché alleggerire le bollette del gas le appesantirà di pochissimo (circa 2 euro in tutto l’anno), facendo registrare dunque un saldo negativo sul fronte risparmio (-0,18%).

 

Luce e gas: la convenienza aumenta con gradualità

Lo studio infine ha valutato l’evoluzione anche del risparmio congiunto, per le bollette dunque sia della luce che del gas. Nel complesso, la convenienza tende a crescere nel tempo con gradualità. Se, ad esempio, nel corso del 2019 il passaggio al mercato libero per entrambe le forniture consentiva un risparmio complessivo di 100 euro (pari al 6%), nel 2020 le somme che si potranno accantonare saranno anche maggiori. Si potranno risparmiare infatti ben 119 euro (pari al 7%). E anche nel 2021 proseguirà il trend positivo, con un risparmio complessivo di 152 euro (circa il 9%). Ciò significa che nel complesso il mercato libero consentirà a un alleggerimento seppur lieve delle bollette di luce e gas.

 

App e comparatore per scegliere l’offerta su misura

Per la luce meglio optare per le offerte a prezzo bloccato, che consentono di mantenere fermo il prezzo dell’energia per un periodo prestabilito di 12 o 24 mesi. Per il gas invece, le tipologie di offerte più convenienti sono quelle non indicizzate dall’Authority, il cui prezzo viene calcolato partendo dal costo all’ingrosso del gas a cui il fornitore del mercato libero aggiunge un fisso al metro cubo. In ogni caso, se vogliamo ricercare i prezzi più bassi per le nostre esigenze di consumo, qualsiasi sia il nostro profilo di spesa luce e gas, ed eventualmente valutare il passaggio a un fornitore del mercato libero, possiamo utilizzare il comparatore di SosTariffe.it, grazie al quale sono stati rilevati i dati di questa indagine.

 

Inoltre, grazie all’applicazione SosTariffe.it per dispositivi mobili, scaricabile gratis da iOs e Android store, è agevole confrontare i prezzi delle offerte luce e gas ovunque ci troviamo in pochi clic. Ricercare i prezzi più bassi e tenere sotto controllo i consumi legati alle utenze domestiche diventerà un gioco da ragazzi. Grazie poi alla funzione “Scatta e risparmia”, basta registrarsi e scattare una fotografia della propria bolletta di luce o gas tramite l’applicazione per ottenere in breve tempo una consulenza mirata al proprio profilo di consumo da parte degli esperti del comparatore.

Se nel 2018 le persone più ricche d’Italia avessero voluto incontrarsi, avrebbero potuto organizzare una cena. I 21 commensali avrebbero potuto contare su una ricchezza di circa 107 miliardi di euro, pari a quella del 20 per cento più povero della popolazione. Se gli italiani che vivono in una situazione di povertà assoluta avessero voluto fare lo stesso, l’operazione sarebbe stata un po’ più complicata. Le persone che non riescono a permettersi un’alimentazione adeguata, una casa riscaldata e il minimo necessario per vestirsi o curarsi sono cinque milioni. È come se gli abitanti di Roma, Milano e Napoli dovessero trovare una città in grado di ospitarli tutti, o se i residenti in Sicilia decidessero di spostarsi in massa verso un altro luogo.

 

“Duemila anni fa, nell’impero romano le maggiori fortune private equivalevano a circa 1,5 milioni di volte il reddito annuo pro capite medio, all’incirca lo stesso rapporto che intercorre oggi tra Bill Gates e l’americano medio,” scrive lo storico Walter Scheidel. La situazione è peggiorata negli ultimi dieci anni a causa della crisi economica cominciata nel 2008: la ricchezza dell’1 per cento degli italiani più ricchi ha continuato a crescere, mentre le persone in difficoltà sono aumentate. Negli ultimi anni sono aumentati anche i minori che vivono in situazioni di povertà.

 

Save the Children ha calcolato che il loro numero è triplicato: “Nel 2008 appena un minore su 25 (il 3,7 per cento) era in povertà assoluta, un decennio dopo si trova in questa condizione ben 1 su 8 (12,5 per cento)”. A chi pensa che questa situazione sia circoscritta, l’Oxfam ricorda che in Italia una persona su quattro è a rischio povertà. Il confine tra chi ce la fa e chi non ce la fa è molto più sottile di quanto si creda.

 

Come rimediare a una situazione che sembra fuori controllo? Semplice: il potere nella mani dei cittadini si chiama tasse, e non sempre questa parola dovrebbe farci storcere il naso. I padri della Costituzione italiana sembravano averlo capito, quando, nel 1948, disegnarono un sistema fiscale designato proprio a evitare questa realtà: il principio base, fissato dall’articolo 53 della legge fondamentale, era la progressività. Significa che i ricchi devono pagare più tasse dei poveri. E questa la strada maestra che il fisco dovrebbe seguire oggigiorno. In un’Italia uscita distrutta dalla Seconda guerra mondiale, la Costituzione aveva imposto a tutti i governanti un sistema progressivo: chi ha di più, deve versare di più. Il quadro previsto dai politici migliori della nostra storia, però, è diventato realtà con un quarto di secolo di ritardo, nel 1974. E da allora è stato modificato e distorto da più di 200 leggine. Al punto che oggi il professor Franco Gallo, ex presidente della Corte Costituzionale, parla di “un sistema fiscale incrostato, al collasso, che favorisce chi più ha e ormai non è più né generale né progressivo”.

 

La storica riforma del 1974 è quella che ha creato l’Irpef: un’unica imposta generale, cioè applicabile a tutte le persone, e fortemente progressiva, con tasse che salgono all’aumentare dei redditi. L’Irpef è tuttora basata su quel sistema a gradini, chiamati scaglioni: per i più poveri, niente tasse. Poi, per ogni fetta aggiuntiva di reddito, la percentuale di prelievo (l’aliquota) sale. La scala originaria aveva ben 32 gradini e per i più ricchi l’aliquota arrivava al 72 per cento. Rispetto alla precedente stratificazione disordinata di imposte statali e locali, il sistema originario era molto semplificato: la tassa è unica, conta solo il livello di reddito, con poche detrazioni e deduzioni (cioè tagli di imposte applicabili solo ad alcune categorie). Oggi l’Irpef continua ad essere la tassa più pagata dagli italiani, ma la sua struttura è stata stravolta. La differenza più vistosa è che in cima alla piramide, per i più ricchi, le imposte sono scese al 43 per cento. Mentre le aliquote si sono ridotte a cinque in tutto: per subire i livelli di tassazione più alti del mondo (dal 38 per cento in su) in Italia basta superare il gradino dei 28 mila euro lordi all’anno, tredicesima compresa. Il risultato è che la classe media è stritolata, e i più ricchi continuano a non contribuire in modo equo. Tranne l’Irpef, che nel 2016 ha portato nelle casse dello Stato 166 miliardi di euro, tutte le altre tasse sono regressive. Cioè non distinguono tra ricchi e poveri: si paga sempre la stessa percentuale. E senza regole generali: decine di categorie hanno ottenuto privilegi e sconti dai governi amici.

 

Il sistema fiscale italiano è diventato la giungla delle aliquote. Da sempre i meno tassati sono i redditi da capitale: rendite finanziarie, utili societari, guadagni di Borsa. L’aliquota più diffusa è del 26 per cento. Quindi il ricchissimo investitore che incassa dividendi milionari paga meno tasse della sua impiegata, che sopra uno stipendio di 2.153 euro al mese (lordi) deve sborsare il 27 per cento. Come se non bastasse, le tasse sui patrimoni, cioè sulla ricchezza totale anziché sui redditi annui, in Italia passano per un’idea comunista, anche se tra i fautori spicca Luigi Einaudi, che proponeva di tassare i capitali improduttivi e i latifondi agrari, per spingere i possidenti a creare imprese e lavoro. Dare a modello funzionante una pregiudicante etichetta non ci fornisce certo alcun favore, a meno che non abbiate qualche miliardo in banca. E dato che la favola del libero mercato che si auto-bilancia ha portato solo disuguaglianza, ed è tempo per compiti dei nostri politici riscriverla, in maniera progressiva e progressista. A loro volta, questi non possono che essere incitati dai cittadini.

 

N.B. Basato sugli articoli: “Cosa significa essere poveri oggi in Italia” di Giuseppe Rizzo e “Altro che flat tax: in Italia i ricchi già pagano meno tasse di tutti” di Paolo Biondani

ETJCA – Agenzia per il lavoro, attiva in Italia dal 1999 e oggi uno dei primi 10 player del mercato, propone oltre 1900 posizioni in vista delle molteplici attività previste in tutta Italia durante il periodo natalizio e non solo

 

Sono numerose le assunzioni presso le aziende clienti di ETJCA in vista del Natale 2019 tra addetti alle vendite, addetti al confezionamento, professionisti del settore alberghiero e della ristorazione, magazzinieri, hostess di cassa e molti altri da inserire soprattutto nei settori quali la GDO, alimentare, ristorazione e retail. Accanto ai settori tipicamente interessati da un picco di assunzioni legato alle festività, si registra anche una forte domanda di addetti alla produzione, ingegneri meccanici, aerospaziali e ambientali, impiegati, direttori tecnici, addetti all’amministrazione e segreteria.

 

Opportunità in Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria

Nel Nord Italia sono più di 1000 le offerte di lavoro: in Lombardia si cercano prevalentemente professionisti del settore turistico (impiegati agenzia viaggi, camerieri, addetti di sala, baristi, operatori di ristorazione, cuochi e pizzaioli), figure per il settore della grande distribuzione (addetti alle vendite soprattutto a Milano per un temporary store di abbigliamento che aprirà in zona San Babila) e alimentare (macellai, addetti all’accoglienza e banconisti pescheria). In Veneto si selezionano soprattutto addetti ai trasporti (magazzinieri, addetti carico e scarico merce e impiegati di logistica) oltre a operai di produzione per il settore metallurgico, per un totale di circa 350 figure. In Piemonte e in Liguria, più precisamente nelle città di Torino, Biella e Genova, ETJCA seleziona per un cliente addetti alle vendite part-time (15-20 ore) da inserire come supporto al Natale. Inoltre in Piemonte sono fortemente richiesti ingegneri elettronici/aerospaziali, impiegato/a amministrativo contabile, impiegati ufficio acquisti, assistenti di direzione e specialisti antifrode sinistri, per un totale di 240 figure.

 

Opportunità in Emilia Romagna, Toscana e Lazio

Tante le opportunità anche nel Centro Italia dove solo in Emilia Romagna le figure ricercate sono più di 100 tra addetti alla ristorazione, aiuto cuoco, operai generici, corrieri consegnatari, addetti al carico e scarico e logistica, customer care nel settore trasporti e operai del settore metallurgico. In Toscana si selezionano apprendisti per la ristorazione, camerieri di sala, magazzinieri, addetti alle vendite presso il Barberino Designer Outlet Village, impiegati back office, addetti al telemarketing e operai generici per un totale di 140 figure. Nel Lazio si selezionano soprattutto addetti al settore alberghiero e ristorazione, operatori call center, addetti alle informazioni telefoniche, professionisti nel settore trasporti e logistica, addetti alle vendite, shop assistant, consulenti di bellezza, operatori call center assistenza clienti inbound per un totale di 90 posizioni aperte.

 

Opportunità in Puglia e Sardegna

Anche nel sud Italia e nelle Isole sono tante le proposte di lavoro, soprattutto in Puglia e Sardegna, dove si selezionano oltre 180 candidati. Nello specifico in Puglia sono molte le opportunità per i giovani che si avvicinano per la prima volta al mondo del lavoro: si selezionano infatti tirocinanti addetti alle vendite e tirocinanti di negozio, tirocinanti addetti customer care, neolaureati area gare. Inoltre sono fortemente richiesti baristi, lavapiatti, assistenti di vendita, OSS, responsabili di produzione, autotrasportatori e impiegati amministrativi. In Sardegna si ricercano oltre 80 figure soprattutto nel settore alberghiero e della ristorazione (addetti alle vendite, scaffalisti addetti al banco gastronomia e addetti alla cassa)

 

Tutte le posizioni aperte sono disponibili sul sito d’agenzia.

CentroMarca Banca guarda al futuro riscoprendo le bellezze della cultura del passato
Il Museo Bailo di Treviso è stato il protagonista del terzo convegno riservato a Soci e Clienti di CentroMarca Banca sul tema nella finanza sostenibile. Una finanza capace di sviluppare un doppio vantaggio, quello sotto il profilo ambientale e quello relativo ai rendimenti. Le aziende quotate in borsa che si impegnano a migliorare lo stato delle cose presenti, attraverso un’economia sana, sono ben viste dal sistema finanziario, tanto da produrre rendimenti doppi rispetto a quelle tradizionali in quanto vanno a calmierare il rischio e a migliorare il futuro delle prossime generazioni.
“Il ruolo della nostra Banca va ben oltre la sua vocazione finanziaria. Sentiamo la necessità che tutte le nostre scelte siano prese con rigore e con la piena coscienza delle conseguenze che ne possono derivare sulla nostra comunità, ha dichiarato il Direttore Generale di CentroMarca Banca Claudio Alessandrini. – Vogliamo e dobbiamo sapere dove vanno a finire i nostri risparmi quando li investiamo. Perché attraverso l’investimento sostenibile e responsabile possiamo produrre un grande cambiamento. Una strategia che seleziona le imprese e le istituzioni in cui investire sulla base di criteri, sociali e ambientali e anche di buon governo. Per questa strategia abbiamo scelto di collaborare con Raiffeisen perché secondo noi rappresenta, con le sue linee di investimento, un valido esempio di attenzione a questi aspetti unito anche a importanti risultati economici”.
Solo attraverso la responsabilità del singolo si può raggiungere l’obiettivo globale di limitare il surriscaldamento del nostro Pianeta.
“Troviamo tante persone che si impegnano quotidianamente nel non acquistare plastica, nel differenziare nel comprare l’auto elettrica e poi paradossalmente i propri risparmi vanno a finire a quelle aziende che contribuiscono alla emissione di CO2, dalle quali partono tutti i drammatici cambiamenti che stanno avendo luogo. Da oggi c’è un nuovo modo di agire, la finanza sostenibile”, ha aggiunto Fabio Cappa di Raiffeisen Capital Management.

Operare all’insegna della sostenibilità

È necessario guardare al futuro mantenendo attiva una riflessione, uno studio e un confronto con il passato attraverso la cultura. Per questo motivo CentroMarca Banca, prima del Convegno organizzato in collaborazione con Bcc Risparmio & Previdenza di Iccrea, ha organizzato una visita guidata per i suoi ospiti all’interno il Museo Bailo di Treviso, ove troviamo alcune delle migliori opere dell’800 trevigiano. Quelle di Luigi Serena che ritrae l’animazione della vita cittadina, Guglielmo Ciardi, Arturo Martini e Gino Rossi, amici e colleghi dell’avanguardia trevigiana a Venezia e all’estero. Ma anche le opere di Nino Springolo e le bellezze dell’arte del post Seconda guerra mondiale in Veneto.
Un’iniziativa particolare quella di CMB che ha voluto essere un punto di trait d’union tra quello che le persone hanno fatto nel passato e quello che altre persone stanno facendo a beneficio delle generazioni future.
Sostenibilità è per noi un must – ha detto il Presidente di CentroMarca Banca Tiziano Cenedese. – Non è una parola nuova, è un modo di operare che ha un’anzianità di oltre 130 anni esattamente l’età della nostra Banca”.
Un convegno analogo si era svolta la scorsa settimana a Ca’ della Nave a Martellago e ha visto la partecipazione di Soci e Clienti particolarmente interessati.
“Crediamo fortemente di poter costruire il nostro futuro. Possiamo fare in modo che il futuro sia migliore della situazione attuale”, ha concluso il Direttore generale Claudio Alessandrini.

Auchan, che da 3 anni registra perdite, oggi perde ancora oltre un milione di euro al giorno. Il Piano presentato da Conad unica soluzione per invertire la rotta e ridare valore all’impresa e al lavoro

 

Si è svolto ieri al MISE l’incontro tra Conad e le organizzazioni sindacali, alla presenza del Sottosegretario Alessandra Todde e del Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial, incontro che viene dopo l’interruzione del tavolo di confronto in sede aziendale alla fine di Settembre.

 

I rappresentanti di Conad hanno presentato l’aggiornamento del Piano Industriale, elaborato, sulla base delle “Linee Guida” già illustrate in sede Ministeriale prima del closing (a luglio), a soli tre mesi dal completamento dell’acquisizione della rete di Auchan Retail Italia.

Auchan da 3 anni registra perdite

Lo stato della rete Auchan è di “grave crisi” che si è manifestata in modo significativo negli ultimi 3 anni con perdite accumulate per oltre 800 milioni nel triennio (1,1 miliardi di gestione caratteristica) e dovute a: calo delle vendite, disaffezione crescente della clientela, mancanza di investimenti, presenza di punti vendita di grandi dimensioni con costi insostenibili, costo del lavoro e affitti degli immobili molto al di sopra delle medie “di sostenibilità” del settore, scelte manageriali inadatte alle caratteristiche del mercato italiano.

Oggi perde ancora oltre un milione di euro al giorno

Il deterioramento della rete e della relazione dell’insegna con i consumatori è così rapido che nel 2019 la situazione è peggiorata ulteriormente (-6,7% dei ricavi rispetto al progressivo di settembre 2018) e oggi la rete Auchan fa registrare perdite di esercizio per 1,1 milioni al giorno.

 

Conad presenta una soluzione per invertire la rotta

Per questa ragione Conad ha accelerato quanto più possibile la messa a punto della chiusura dell’acquisizione e la preparazione di un Piano Industriale per il “salvataggio” dell’impresa e la salvaguardia e la tutela del lavoro nella rete Auchan. Il Piano, elaborato in  brevissimo tempo e che ancora deve accogliere le possibili determinazioni della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, offre all’azienda la reale possibilità di “invertire la rotta” e tornare a crescere, rilanciando le proprie attività ed offrendo alla grande maggioranza dei suoi dipendenti continuità di lavoro, inseriti in un modello operativo, quello CONAD, che, negli ultimi anni, ha fatto registrare una crescita costante.

 

Il dato di partenza del Piano Industriale è quindi “la situazione di grave crisi aziendale” in cui ormai versa il Gruppo Auchan che può essere affrontata e superata solo con interventi organizzativi e di business a carattere straordinario, efficaci e tempestivi.

Gli interventi proposti

Il primo intervento è quello di “messa in sicurezza” della rete per la quale è prevista l’integrazione di gran parte della rete Auchan (60%) nella rete commerciale CONAD e della rimanente parte della rete Auchan (40%) presso le reti commerciali di altri primari operatori del settore. Il tutto da realizzare entro la metà del 2020.

 

Completano il Piano, per la rete integrata in CONAD, gli interventi sul “format” degli ipermercati attraverso una riduzione delle relative superfici in linea con il modello e gli standard di Conad.

 

Per la messa in sicurezza e l’integrazione della rete Auchan in quella CONAD sono previsti a Piano investimenti per circa 170 milioni di euro. Il Piano Industriale presentato prevede il ricorso a soli strumenti ordinari di gestione di crisi aziendali.

Segnali incoraggianti

Nei primi tre mesi di gestione, Conad è riuscita, con interventi strutturali e rilevanti investimenti, a fermare il veloce deterioramento della rete Auchan, riportando consumatori nei punti vendita e inserendone una prima parte nella propria organizzazione.

 

La prima tappa di integrazione è stata quella che si è chiusa a fine settembre con il trasferimento di 109 punti vendita.

In questo modo Conad ha potuto dimezzare il possibile impatto della crisi aziendale sui dipendenti Auchan, che al momento dell’acquisizione erano 16.140.

Le elaborazioni dei dati disponibili ad agosto avevano evidenziato come, al 31/07/19, ci fosse l’85% dei punti vendita Auchan con EBITDA negativo e il rischio di impatto sui livelli occupazionali e di costo del lavoro conseguente allo stato di crisi che riguardava 6.197 dipendenti.

 

Gli interventi e gli investimenti già effettuati seppur non abbiano ancora riportato in equilibrio i conti dei punti vendita (nei primi tre mesi dall’acquisizione i negozi con EBITDA negativo sono diventati circa il 90%) hanno comunque portato una soluzione occupazionale stabile e garantita da tutti i diritti previsti dalle leggi vigenti a 3.092 dipendenti, mettendo quindi in sicurezza il lavoro di 13.035 dipendenti.

 

Il Piano Industriale prevede che ora siano avviate iniziative per offrire soluzioni occupazionali diverse a 3.105 dipendenti. Viene quindi proposto un vero e proprio Piano per il Lavoro, inteso come salvaguardia del lavoro e tutela dell’occupazione.

 

 

Il Piano di Solidarietà di Conad

Per questo Conad ha già elaborato Piano di Solidarietà occupazionale, che prevede:

  • Ricollocazioni in Conad
  • Ricollocazioni presso terzi (altre reti commerciali)
  • Ricollocazioni presso terzi (spazi ipermercati)
  • Ricollocazione presso i fornitori
  • Outplacement.

 

Il Piano Industriale di Conad

Il Piano Industriale prevede inoltre:

  • mobilità “incentivata”
  • sostegno al reddito/occupazione (CIGS, etc.)
  • salvaguardia del lavoro vs flessibilità
  • imprenditorialità di ex dipendentiAuchan nel sistema Conad: avviamento alla professione di Soci Imprenditori.

 

Conad è pronta a continuare il confronto in sede aziendale per proseguire la strada del risanamento per la salvaguardia dell’impresa e delle persone che ci lavorano.

L’iniziativa è a ingresso libero e gratuito, con prenotazione obbligatoria chiamando lo 0422.3155

 

Rallenta l’export e rallenta il mercato del lavoro: presenta alcune criticità l’economia trevigiana, inserita in un contesto internazionale segnato da turbolenze geopolitiche (guerre tariffarie, rischio “hard Brexit”) e da previsioni negative per il commercio mondiale.

Se ne parlerà in CNA a Treviso (viale della Repubblica, 154), domani, giovedì 24 ottobre alle ore 20.30 con il dott. Federico Callegari, direttore del Centro Studi della Camera di Commercio di Treviso-Belluno.

 

Nel corso della serata saranno presi in esame i principali indicatori economici che fotografano lo stato di salute dell’economia trevigiana e si tenterà una previsione dell’andamento nei prossimi mesi.

 

Ad aprire i lavori con un saluto introduttivo sarà Tiziano Bianchin, presidente del mandamento CNA Treviso, mentre le conclusioni sono affidate a Alfonso Lorenzetto, presidente territoriale dell’Associazione Artigiana.

 

«Per rilanciare l’economia trevigiana occorre che tutti facciano la loro parte, imprenditori e governo – afferma Giuliano Rosolen, direttore di CNA territoriale Treviso -. Bloccare l’incremento dell’Iva è certo una priorità, ma la manovra deve essere più coraggiosa per infondere fiducia alle imprese e alle famiglie rilanciando gli investimenti infrastrutturali, riducendo drasticamente la burocrazia e abbassando la pressione fiscale».

Gino Spolaore, nostro affezionato lettore di Sant’Alberto di Zero Branco, – nonché ambientalista ed ex consigliere comunale – segnala alla nostra redazione vari problemi che affliggono il suo territorio.

In primis c’è la questione della viabilità in via Bertoneria, dove le auto e le moto corrono troppo forte.

 

Altro discorso per l’economia del paese, interessato da un serio problema di chiusura dei negozi. “Bisogna trovare una soluzione”, commenta Spolaore, che chiede un tempestivo intervento da parte del Comune.

Zero Branco è inoltre testimone di un continuo problema di abbandono rifiuti. All’interno dell’ansa del fiume Zero è stato ritrovato un cumulo di sacchetti, bottiglie di plastica e polistirolo. “Qualcuno li getta nel fiume e poi arrivano a Sant’Alberto. Scambiamo la nostra Terra per una pattumiera, ma è l’unica madre che abbiamo. Serve più senso civico”, conclude Spolaore.

Una storia di eccellenza, dal Veneto per il mercato globale, in cui l’azienda Panotec di Cimadolmo, già proprietaria del primo brevetto per la produzione di scatole su misura, ha dato prova del suo know-how onorando il retaggio dell’ingegneria Made in Italy

 

Siamo nella Marca Trevigiana, a Cimadolmo, a due passi dal Piave. È qui che ieri, giovedì 10 ottobre, una delle tante eccellenze della nostra provincia ha dato prova di imprenditorialità e del suo spirito di innovazione, a misura di futuro.

 

L’azienda cimadolmese, già modello di riferimento nell’industria del packaging, ha presentato in anteprima mondiale la sua ultima novità, costata due anni di studi. Si tratta di OPERA, un capolavoro di tecnologia innovativa, con cui l’azienda di Cimadolmo si dice pronta a rivoluzionare il sistema di imballaggio tradizionale, con un’impronta green.

 

Con questa rivoluzionaria linea di imballaggio sarà infatti possibile produrre scatole su misura e 100% rispettose dell’ambiente, ottimizzando i volumi di spedizione e gli spazi che attualmente vengono riempiti con materiale plastico.

 

Tutto merito dell’innovativa intelligenza artificiale, combinata ad anni di esperienza nel settore, che ha reso possibile brevettare una macchina di straordinaria flessibilità e all’insegna dell’ecosostenibilità. Grazie alla scansione tridimensionale e a un alto grado di automazione, OPERA riesce in modo autonomo ad analizzare il componente da imballare, a posizionarlo e a costruirgli attorno una scatola del minimo volume necessario, riducendo gli sfridi quasi a zero.

 

In un mondo sempre più attento alla salvaguardia e alla sostenibilità ambientale, questa attenzione è un notevole sollievo per il nostro Pianeta.

 

Alla serata di presentazione ha partecipato anche il sindaco di Cimadolmo Giovanni Ministeri. Dopo essersi complimentato con i vertici aziendali per la loro straordinaria capacità di guardare al futuro, che da sempre rappresenta il valore aggiunto di questa azienda, ha speso un duro commento in merito al ruolo dello Stato nei confronti delle realtà brillanti e sinonimo di innovazione, come Panotec: “Chi pone un freno ai grandi inventori non è solo la burocrazia – e in Italia siamo bravi in questo – ma è anche il fatto che un imprenditore si ritrova da solo a combattere contro un mercato altamente competitivo, che dovrebbe invece dargli garanzie e protezione giuridica.

In questo caso lo Stato non esiste e lascia solo chi crea posti di lavoro e innovazione, rendendosi partecipe della sua innovazione solo a parole.

Ciò che è ancora più grave è che lo fa vivere nella solitudine, non lo appoggia e non lo aiuta nella ricerca. È indispensabile invece che le istituzioni valorizzino in maniera più incisiva il grande coraggio e lo spirito di innovazione degli imprenditori.

La burocrazia e il disinteressamento nel creare un sistema equo uccide l’impresa. Quante ditte sono fallite perché non aiutate giuridicamente dallo Stato? Uno Stato che non riesce a creare garanzie normative né a tutelare l’impresa, che rischia così ogni giorno di crollare. In tutto questo c’è però chi ancora oggi riesce a creare innovazione, rispecchiando in toto lo spirito di impresa italiano. Panotec, come altre realtà imprenditoriali del Veneto, è il fiore all’occhiello per cambiare questo sistema”.

 

Queste le parole di Giovanni Ministeri, cimadolmese solo d’adozione, ma che ha molto a cuore questo paesino, i suoi cittadini e imprenditori!

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