Presentato a Venezia 2026 fuori concorso, Jupiter, con la regia di Alexandre Smia, sua pure la sceneggiatura, ha nel suo titolo il nome del bunker dell’Eliseo. Dove si decidono destini e sorti
Il presidente della Repubblica francese Paul Archambault, da poco eletto si trova immediatamente al cospetto di un vero e proprio incubo, il conflitto nucleare in Europa e una enorme crisi internazionale. E il bunker antiatomico Jupiter situato sotto il palazzo dell’Eliseo diventa lo scenario per affrontare una crisi internazionale. Traboccante di insidie. Ora che il presidente russo, scampato a un attentato e attribuendo la colpa agli ucraini decide per una risposta che inneggia alla linea dura. Il bunker dicevamo, voluto da De Gaulle, che aprì all’arsenale atomico francese, versante potenziato da Emmanuel Macron diventa un luogo altamente simbolico ancorchè protettivo. Perchè l’escalation militare è una realta che diventa difficile da scalfire e le responsabilità diventano assolute, di quelle impossibili da scansare. Poichè la regia di Smia ci trascina giocoforza in un thriller politico ad alto tasso di adrenalina, sfrontato ma non irriverente, denso e teso sulla solitudine di chi, tramite una sua decisione, può cambiare le sorti del mondo. Ed è proprio questo il corpus della storia, che diventa il viatico per interrogarci su come le sorti del mondo diventano gracili, appese ad un filo. Ad una sofferta decisione.
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