Home / Posts Tagged "esteri"

I sondaggi delle scorse settimane davano un vincitore annunciato (Joe Biden) e un presidente sconfitto (Donald Trump), ma la partita è ancora aperta

 

Basta scrivere “trump biden” nella query di Google per conoscere live lo spoglio dei voti delle presidenziali americane, il cui risultato sembra sarà annunciato definitivamente entro fine giornata di venerdì. Il motivo di questa tempistica è che le schede elettorali – causa Covid – arrivano per posta. Intanto l’affluenza dei votanti registra un buon 67%, una vera percentuale record, mai così alta negli States negli ultimi cent’anni.

Al momento attuale l’America è ancora con il fiato sospeso; Donald Trump sembra però avere buone possibilità di ricostruire quel red wall che lo ha portato alla vittoria quattro anni fa. Staremo a vedere…

Anche la nostra Redazione esprime solidarietà e vicinanza ai famigliari delle vittime e a tutti coloro i quali in questi momenti stanno vivendo ore di angoscia e paura

 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime ferma condanna nei confronti del terrorismo e preoccupazione per gli episodi di violenza che ieri hanno colpito la basilica Notre-Dame di Nizza e la Francia in questi giorni come l’omicidio del professore Samuel Paty. Città che già in precedenza è stata coinvolta in altri episodi analoghi. Ricordiamo la strage del 16 luglio 2016 in cui persero la vita 86 persone, sei delle quali italiane: Carla Gaveglio, Maria Grazia Ascoli, Gianna Muset, Angelo D’Agostino Mario Casati e il giovane italo americano Nicolas Leslie e l’attentato di Parigi del 13 novembre del 2015 in cui tra le 130 vittime fu uccisa anche la 28enne studentessa veneziana Valeria Solesin.

 

L’onda di odio crescente alimentata dall’estremismo che si sta acutizzando a causa della pandemia e delle consequenziali difficoltà economiche sembra oggi oscurare ogni forma di buon senso. La xenofobia non deve sostituirsi ai valori della solidarietà, anche perché molti stranieri convivono pacificamente negli Stati europei rispettandone le leggi fondamentali.

 

Il Coordinamento si associa ai messaggi di Ahmed Al Tayyib, il Grande Imam di Al-Azhar, il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita, “le religioni non c’entrano in questi atti criminali” e di Papa Francesco che per mezzo del direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, ha voluto far sapere che “è un momento di dolore, in un tempo di confusione. Il terrorismo e la violenza non possono mai essere accettati. L’attacco di oggi ha seminato morte in un luogo di amore e di consolazione, come la casa del Signore”.

 

La scuola oggi in un momento così difficile deve svolgere sempre più un’azione educativa strategica nell’integrazione, nel progresso e nella solidarietà. Attraverso la formazione e la conoscenza dei valori civili e dei diritti umani i giovani possono sconfiggere qualsiasi modello di estremismo e di violenza.

L’hashtag è #maipiùviolenza.

Il prossimo 3 novembre, oltre alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America, si terranno anche le elezioni dei governatori di 11 stati. Tra questi c’è lo Utah, governato dal repubblicano Gary Herbert dal 2009, che però ha deciso di non ricandidarsi.

 

I due candidati a governatore saranno pertanto Spencer Cox per i Repubblicani e Chris Peterson per i Democratici.

 

Il 20 ottobre i due politici hanno pubblicato uno spot elettorale decisamente insolito per chiedere il voto agli elettori. Il video infatti li ritrae insieme. “Possiamo non essere d’accordo senza odiarci a vicenda”, sostengono.

 

 

A prescindere da chi vincerà, i due si dicono pronti a collaborare in futuro, dicendo di voler mostrare al loro Paese che esiste un modo migliore di fare politica. Un chiaro riferimento al clima di tensione americano attuale, in vista delle presidenziali, che ha visto Donald Trump insultare ripetutamente il suo avversario Joe Biden.

 

 

Fonte: ilpost.it

Era stato uno dei cavalli di battaglia dell’aggressiva campagna elettorale che lo ha portato, contro ogni pronostico, ad occupare la Casa Bianca, e Donald Trump non ha voluto venire meno alla sua parola.

 

Aveva promesso di “fare nuovamente grande l’America”, e uno dei mezzi attraverso i quali perseguire questo risultato sarebbe stato quello di stimolare la produzione industriale nazionale, magari anche passando per nuove forme di protezionismo. Detto, fatto. Non appena le condizioni sono apparse mature, il presidente ha varato una serie di dazi nei confronti delle merci cinesi, che negli anni hanno letteralmente invaso il mercato interno americano. Tutto bene, quindi? Non esattamente.

 

La guerra commerciale intrapresa da Trump per ora non ha prodotto né vincitori né vinti, ma se c’è qualcuno che non sorride, questi è proprio il presidente USA, al di là dei tweet con cui riempie la sua retorica. Nonostante le contrazioni verificatesi nei primi mesi del 2019, l’economia cinese rimane solida, solidissima. Al modesto rallentamento del settore manifatturiero, la Banca del popolo cinese ha risposto abbassando la quota di riserve fisse delle banche, al fine di incentivare una maggiore circolazione monetaria (tenendo comunque conto del fatto che la Cina registra tassi di risparmio che Europa e Usa non hanno mai visto nella loro storia). Il governo, inoltre, ha pensato ad una serie di sgravi fiscali per le famiglie. L’obiettivo palese è quello di puntare forte sul mercato interno, a fronte di una contrazione (globale) delle esportazioni.

 

In tutto questo, naturalmente, si inserisce la guerra commerciale iniziata dagli Usa che, come detto, non ha però scalfito più di tanto le certezze cinesi. Anzi, numeri alla mano, a perderci di più per ora sono stati gli Usa. Infatti, benché i danni prodotti dai dazi americani siano ben più elevati di quelli con i quali ha risposto Pechino (63 miliardi contro poco meno di 24 miliardi), va considerata la svalutazione dello Yuan rispetto al Dollaro, che ha reso molto più competitive le merci cinesi per gli acquirenti americane, per un valore complessivo che ammonta a circa 51 miliardi. Calcoli che Trump, da maestro del negoziato quale è, non avrà certo sottovalutato.

 

Per comprendere la posta in gioco, però, occorre allargare l’orizzonte sul fronte della prospettiva strategica di Pechino. In questo contesto, dunque, va letta la Belt and Road Iniziative, che ha visto nel mercato italiano uno dei potenziali sbocchi dell’immediato futuro. La Cina vuole continuare a ricoprire il ruolo di fabbrica del mondo, e per far questo prepara il terreno per nuove vie della seta che prescindano dall’egemonia americana ed anzi la mettano fortemente in discussione. Una strategia raffinata, che ha già portato frutti importanti in Africa, ma che certamente non vedrà gli Usa tra gli spettatori non paganti.

 

Se il neo-isolazionismo di Trump fin qui è stato più retorico che altro, è perché l’industria americana si è resa ben presto conto che questa parole d’ordine non avrebbe portato benefici sul lungo periodo. La risposta del presidente americano alle mire cinesi non è andata oltre i tentativi di serrare il proprio blocco occidentale rispetto all’avanzata delle merci asiatiche, nell’evidente impossibilità di far sì che ciò possa effettivamente verificarsi a lungo. Ecco che si palesano dunque gli oscuri presagi di un ordine mondiale che, dopo la sbornia susseguente al 1991, pare riportare il mondo a reggersi su due gambe.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni