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Riceviamo da un nostro lettore questi pensieri sottoforma di lettera sulla situazione attuale italiana ed europea e in particolare su Jean Pierre Mustier

 

Egregi Signori,

sono un vecchio pensionato e come tanti mi adopero con i miei comportamenti per evitare il divulgarsi dell’infezione, per cui esco solo per comprare i giornali, fare la spesa e per andare in farmacia: naturalmente cerco di combinare le necessità descritte, al fine di ridurre al minino la mia presenza in strada e giro regolarmente con l’autocertificazione in tasca.

Questa tragedia ci colpisce in maniera globale e, accantonando per un momento gli aspetti umanitari che comunque a livello politico hanno a mio avviso la precedenza assoluta, l’univoco plauso all’intervista di Draghi mi sembrava aver fissato dei punti di riferimento assolutamente condivisibili.

Altra cosa che ho condiviso è la totale disapprovazione della posizione olandese in Europa, ma del resto gli olandesi sono sempre stati storicamente molto rigidi con le altre nazioni e molto flessibili con se stessi e le loro ulteriori impuntature per bond europei unite alla loro attuale politica di attrattiva fiscale nei confronti delle aziende, ne sono un’ulteriore prova.

Ma – e vengo finalmente al punto – l’impensabile privilegio di alcuni operatori economici si è manifestato con l’iniziativa dei banchieri europei e, nello specifico, del CEO di Unicredit Jean Pierre Mustier che, nel suo ruolo di responsabile della Federazione Europea delle Banche e con un’assoluta indifferenza per le maggiori libertà gestionali ottenute in febbraio dalla BCE – si è rivolto al capo della vigilanza della stessa banca europea chiedendo e ottenendo che “le banche quotate non debbano distribuire dividendi o portare avanti buy back per tutto il 2020, con l’obiettivo di preservare al massimo il capitale”.

Ora, un conto sono le imprese industriali e commerciali che, nell’attuale situazione, necessitano assolutamente di liquidità e quindi possono promuovere anche iniziative del tutto particolari, un conto sono le banche che devono invece dare liquidità al sistema, e credo che se il signor Mustier e i suoi colleghi avessero riscontrato la necessità di rafforzare nel breve le riserve, avrebbero potuto e dovuto gestire con maggiore attenzione le loro imprese, piuttosto che scaricare sui piccoli soci/risparmiatori il 100% degli effetti di questa crisi: la richiesta, ripeto, conferma il profondo squilibrio dei bilanci bancari che è stato evidentemente ribadito dall’assenso della BCE.

Questa decisione – al netto contrario del parere di Draghi – sottrae liquidità ai cittadini e può creare nell’attuale situazione una forte tensione sociale di cui non solo non se ne sentiva bisogno, ma le cui premesse non dovrebbero mai nemmeno essere sfiorate da una classe dirigente, le cui responsabilità si confrontano anche in questa tragica occasione con una disastrosa situazione organizzativa del Paese che ha radici non recenti e a cui non possono essere ritenute assolutamente estranee.

 

Con i migliori saluti

Luigi Giovannini

 

 

Photo Credits: affariitaliani.it

Riceviamo e pubblichiamo alcune considerazioni di Davide Visentin, capogruppo “Fratelli d’Italia” in Consiglio Comunale a Treviso

 

Altro decreto, altra conferenza stampa, solo pubblicità, nulla di concreto per l’Italia.
Sabato sera nella ormai consueta conferenza stampa del Presidente Conte, in diretta sulla sua pagina Facebook, annuncia, questa volta dopo averlo già firmato (almeno così ha detto), l’ennesimo DPCM urgente. Questa volta i TG, annunciando la diretta, parlano di misure economiche in favore delle famiglie.

 

Conte annuncia di girare subito la somma di 4,3 miliardi di euro ai Comuni, come anticipo del FSC (fondo di solidarietà dei Comuni), soldi che spettavano comunque ai Comuni e che le amministrazioni già avevano messo a bilancio per coprire le spese correnti. Non sono assolutamente soldi in più, servono solo a far quadrare il bilancio. Sono solo anticipati di un mese, invece che a maggio vengono dati ad aprile.

 

La seconda misura inclusa nel decreto sarebbero 400 milioni divisi per tutti gli 8mila comuni Italiani, con il vincolo di destinarli alle persone che non riescono economicamente a fare la spesa, tramite “buoni spesa” ed “erogazioni dirette di derrate alimentari”. Ma ovviamente come da tradizione di questo Governo, non si sa bene come i Comuni dovrebbero “decidere” a chi dare questi fondi. Tramite presentazione di ISEE? Tramite autodichiarazione? Come può il Comune capire quali sono le persone più in difficoltà a causa di questa emergenza legata al COVID-19?

 

Il Presidente apre la sua conferenza stampa lodando i sindaci a cui riconosce il ruolo di sentinelle nelle comunità locali, poi scarica su di loro, con dichiarazioni sensazionaliste, i Cittadini che, giustamente colpiti dall’annuncio del Premier, credono che i Comuni saranno ricoperti d’oro e quindi avanzeranno le loro condivisibili richieste. Sembra che il Premier si accorga solo ora del fondamentale ruolo delle amministrazioni locali, che svolgono sempre, non solo in questa emergenza sanitaria.

 

A Treviso siamo fortunati ad avere questa amministrazione e un sindaco come Mario Conte, che da subito si è dimostrato vicino ai Cittadini, alle imprese, alle famiglie ed al commercio. Non è giusto, da parte di un Governo senza idee sensate, scaricare su di lui e su tutta l’amministrazione queste misure. Chi risponderà alle telefonate dei Cittadini? Risponderanno Casalino o lo staff del Presidente Conte?

 

Di sicuro servivano misure più forti per i Comuni, come ad esempio: l’utilizzo dell’avanzo per tutte le spese correnti, la riduzione degli obblighi di accantonamento del FCDE, l’aumento della soglia per gli affidamenti diretti, il differimento dei termini in materia di appalti di lavori e servizi e fondi di sostegno per la riduzione delle tasse ad esempio dei rifiuti.
Di questo doveva parlare Conte ieri sera, per dare un aiuto concreto ai Comuni e ai sindaci da lui tanto lodati. In più mi aspettavo che parlasse di lavoro e di imprese. Ma con un Governo così, senza alcuna idea, non sentiremo parlare di questo. Mi auguro che, passata del tutto l’emergenza in Italia, si possa finalmente andare al voto, senza nessun governo tecnico, ma con un governo eletto dal Popolo.

L’Assemblea di Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Giovani del Veneto che si è riunita a dicembre a Selvazzano (Padova) ha eletto all’unanimità il nuovo coordinatore regionale Roberto Bazzarello, Consigliere Comunale nel Comune di Tribano (PD), il quale rappresenterà oltre 2000 giovani amministratori under 35 eletti nei Comuni della Regione Veneto per i prossimi 5 anni. Tra i componenti eletti nel Coordinamento Regionale anche due rappresentanti della provincia di Venezia: Luca Fornasier Consigliere Comunale a San Donà di Piave e Alessio Vian, Consigliere Comunale di Salzano.

 

“Sarà un onore collaborare nella grande famiglia ANCI condividendo progetti e buone pratiche per affrontare le importanti sfide dell’oggi e del domani. Un sincero ringraziamento ai miei tanti colleghi giovani di Consiglio per il loro sostegno” – ha affermato Luca Fornasier.

 

Andrea Cereser, Sindaco di San Donà di Piave, ha aggiunto: “Si tratta del riconoscimento di un impegno giovane ma al tempo stesso serio per l’attività amministrativa svolta in questi mesi per il quale esprimo la mia personale soddisfazione augurando che questa esperienza sia occasione di crescita non solo per Luca ma per l’intera città”.

 

Il neoeletto Alessio Vian ha dichiarato: “Complimenti al nuovo coordinatore regionale Roberto Bazzarello. Sono felice di potermi confrontare all’interno di ANCI Veneto con tanti giovani Amministratori con i quali potrò fare un percorso di crescita e formazione nell’interesse del nostro territorio”.

 

Soddisfatto anche il Commissario Provinciale della Lega di Venezia, Andrea Tomaello, che ha dichiarato: “Auguro un buon lavoro ad Alessio, giovane ma con già molti anni di esperienza alle spalle, sono sicuro che farà un ottimo lavoro e sarà d’aiuto ai tantissimi nostri giovani amministratori”.

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani invita ogni comunità educativa a promuovere azioni di pace in linea con il manifesto Eistein – Russel, promosso nel 1955. L’attuale crisi internazionale tra Iran e USA, accentuatasi con l’uccisione del generale Soleimani, le dichiarazioni del contrammiraglio iraniano Ali Shamkhani e la posizione di Donald Trump, i sempre più problematici scenari libici implicano una riflessione e un segnale da parte del mondo della scuola atto a sollecitare la classe politica e il mondo della cultura a intervenire al più presto con azioni incisive e moderatrici per arginare l’odio e scongiurare possibili scenari di guerra. 

 

Solo attraverso la ricerca assidua di possibili risoluzioni pacifiche si può determinare una concreta sopravvivenza del pianeta. Invitiamo i docenti, gli studenti e ogni componente della scuola a promuovere una catena della pace. 

 

Solidarietà, partecipazione, responsabilità, democrazia, diritti umani sono termini che hanno contraddistinto nel corso della storia le battaglie dell’uomo per il raggiungimento di una società più vivibile e civile.  

 

Risulta oggi attualissimo chiederci così come Einstein e Russel hanno fatto, attraverso il loro manifesto, se sia il caso di cominciare a “imparare a pensare in modo nuovo” e cioè domandarci: “Quali misure occorre adottare per impedire un conflitto armato il cui esito sarebbe catastrofico per tutti?”
La democrazia è una parola vuota se non intervengono azioni concrete da parte di tutte le componenti della società idonee a valorizzarla e renderla tangibile. Tanti filosofi, politologi hanno cercato nel corso degli anni di dare una definizione sempre più opportuna e corretta del termine, oggi abbiamo di fronte a noi la possibilità di superare la diversità in nome della comune appartenenza al genere umano. Prima che sia troppo tardi.    

Sulle dimissioni del ministro Fioramonti riportiamo un commento di Loredana Fraleone, responsabile scuola e università del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

 

Sarebbe stato difficile per Fioramonti mantenere il ministero dell’Istruzione, dopo aver annunciato fin dalla sua nomina che si sarebbe dimesso, se non fossero stati assegnati almeno 3 miliardi in più a Scuola e Università nella legge di bilancio. Una cifra ancora insufficiente, ma che avrebbe permesso almeno un “galleggiamento”, ebbe a dire l’ex ministro.

 

Apprezziamo coerenza tra ciò che si annuncia e ciò che si fa. La scelta del ministro è apprezzabile in un contesto politico in cui regna da anni il trasformismo e non si contano gli annunci bluff di esponenti politici che dovevano andarsene in Africa o ritirarsi dalla politica. C’è da sottolineare che l’ormai ex ministro dell’Istruzione è stato molto attaccato rispetto ad alcune sue posizioni, come quelle su tasse, laicità e Israele, che abbiamo giudicato positive. Fioramonti si è anche schierato contro l’autonomia regionale differenziata per la Scuola, perciò ci sarebbe piaciuto che le sue dimissioni fossero motivate anche dalla posizione del governo su questo terreno.

 

Così come sarebbe stato apprezzabile un atteggiamento di merito sull’INVALSI, il sistema di valutazione che dovrebbe rilevare il livello di preparazione degli studenti e di cui pedagogisti e insegnanti denunciano da anni le aberrazioni. Ma l’ex ministro si è guardato bene dall’entrarvi nel merito.

 

Infine sull’abbandono scolastico, di nuovo in aumento in Italia dal 2017, Fioramonti si è limitato ad individuare nella carenza di risorse la soluzione di un problema che richiederebbe interventi strutturali, a partire dall’abolizione della “Buona Scuola” e del “Jobs Act”. Segnaliamo all’ex-ministro, che ha accusato il suo partito di non avere un’idea di società, la necessità di una decisa inversione di tendenza rispetto alle politiche che condannano le nuove generazioni a usufruire di sempre meno diritti, a partire da quello allo studio.

 

A seguito dell’articolo uscito ieri sulle pagine della Tribuna “Giardinetti in vendita”, relativamente alla cessione dei giardinetti delle scuole medie Montalcini, nel profilo Facebook personale del consigliere di minoranza Daniele Ceschin è comparso quanto segue:

La maggioranza leghista di Mogliano Veneto mette nel piano delle alienazioni perfino gli angoli verdi delle scuole e toglie spazio ai progetti didattici dei ragazzi.
Come volevasi dimostrare.
Ma non provate un po’ di vergogna?

 

 

In tutta risposta, il sindaco Davide Bortolato ha pubblicato nel proprio profilo Facebook il testo di delibera di Giunta dello scorso 31 gennaio, avente ad oggetto proprio la “Riorganizzazione edifici comunali primo stralcio: scuola media di Via Gagliardi, palestra polifunzionale”. Atto di indirizzo relativo ad area di pertinenza della scuola media di Via Gagliardi.

 

Nella delibera, che evidenza la presenza di Daniele Ceschin (allora in veste di vicesindaco) e unanimità di voto favorevole, si legge come l’Amministrazione Comunale accettasse la proposta formulata dalla ditta Serenissima Ristorazione S.P.A. e indicasse quale linea di indirizzo di autorizzare tale ditta all’occupazione temporanea di porzione del sedime della scuola media, rinviando a successivo provvedimento la compiuta disciplina, nel rispetto della vigente normativa, relativa alla cessione dell’area.

 

Cade a pennello, allora, il commento del primo cittadino, che risponde:

Gli amici dell’opposizione oggi mi attaccano su decisioni che hanno preso loro! Hanno la memoria corta o stanno mettendo in moto la loro macchina delle falsità per denigrarmi???
Mi sa proprio che sono loro che si devono VERGOGNARE!
Lo Smemorato Ceschin era presente nella Giunta del 31 gennaio 2019 durante la quale è stata presa la decisione di alienare un pezzo del giardino della scuola, ma sembra proprio che non sappia neppure quello che ha approvato nella DGC 31/2019. Posso giustificare il Consigliere Prete che a gennaio non sedeva ancora in Consiglio, ma Ceschin dov’era? E Arena che dice?

 

“Con una figuraccia del genere – commenta infine il Sindaco Davide Bortolato – un Consigliare comunale con un briciolo di coscienza si dimetterebbe”.

Nella mattinata odierna, il Sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato, ha conferito al Consigliere comunale Edoardo Bison specifica delega per attività di studio e collaborazione con gli Assessori Giuliana Tochet (con delega alle Politiche sociali) e Martina Cocito (con delega alle Politiche educative), con riferimento ai seguenti ambiti:
• definizione di politiche e progetti di cittadinanza attiva giovanile;
• sviluppo di iniziative giovanili finalizzate a incentivare percorsi di autonomia e di responsabilità.

 

Il Sindaco, infatti, ai sensi dell’art. 30 dello Statuto comunale può delegare ai Consiglieri comunali approfondimenti e/o studi su determinati argomenti specifici.

 

Il Consigliere delegato non ha poteri di amministrazione o di firma, ma un importante compito di supporto agli Assessori su specifiche tematiche.

 

“Auguro un buon lavoro al Consigliere Bison, sono sicuro che è la persona più adatta per supportare l’Assessore Tochet e Cocito per quanto attinente alle tematiche relative alle Politiche giovanili, poiché Bison, oltre a essere il Consigliere comunale più giovane seduto in Consiglio, è anche molto attivo nella vita sociale giovanile in città”.
Questo l’augurio del primo cittadino, Davide Bortolato, al Consigliere Edoardo Bison, che ha risposto: “Ringrazio il Sindaco per la fiducia datami, per me è un onore poter contribuire al bene della comunità. Auspico grande collaborazione con le varie associazioni e realtà presenti sul territorio, per poter dar vita ad un percorso comune che coinvolga il maggior numero di giovani moglianesi”.

Riceviamo e pubblichiamo un pensiero del Consigliere regionale Riccardo Barbisan, in merito alle elezioni di Spagna

 

Le recentissime elezioni spagnole ci consegnano un quadro in cui i partiti tradizionali reggono ma non convincono. Questa non è una novità per la Spagna né per molti altri stati europei. La crescita della destra è anche quello un evento che molti aspettavano esattamente nelle proporzioni in cui si è realizzato. Nulla di nuovo e inatteso quindi? Quasi.

 

In Spagna assistiamo anche al tramonto (forse) del primo partito anti sistema di sinistra nato e cresciuto negli ultimi dieci anni: Podemos sembra aver esaurito la sua carica innovativa senza essere mai riuscito a sbarcare al governo dello stato causa una incompatibilità con il PSOE di cui è rimasto vittima.

 

Ma la cosa che più sorprende è che in un Paese dove le istanze autonomiste e indipendentiste hanno conosciuto uno straordinario fiorire e vicende complicate come quella basca, oggi sono più forti e floride che mai. Non solo in Catalogna.

 

In Catalogna la riscossa indipendentista era attesa e vale, nella sommatoria dei tre partiti indipendentisti, il 3,21 % in più su base territoriale e porta con sé circa 15.000 elettori e un membro in più al Congreso.

 

Non sempre l’aumento percentuale comporta un conseguente aumento della rappresentatività come è successo al partito autonomista canariota CCA-PNC che, infatti, aumenta solo leggermente la propria percentuale dal 12,96 al 13,12. Lo stesso accade in Navarra, dove NA+ (partito navarro di centro destra autonomista) aumenta di qualche decimale e si conferma di gran lunga il partito più votato della Comunidad, senza aumentare i seggi. A crescere, sempre in Navarra, sia in termini assoluti di seggi e di elettori che percentuali è EH Bildu, partito indipendentista che passa dal 12,77 al 16,97%.

 

Ma è forse la Galizia l’angolo del paese iberico dove l’autonomismo ha suonato la sveglia più forte al Governo di Madrid. Il Blocco nazionale Galiziano è passato da 93.810  a 119.597 voti portando un suo rappresentante al Congreso.

 

Interessante anche capire in quanti comuni spagnoli ad essere il partito più votato non è né il PSOE né il PP e nemmeno altri partiti che si presentano in tutto il territorio dello Stato.

 

Sono addirittura 1300 circa i municipi in cui il partito più votato è un partito territoriale. Non pochi se consideriamo che il PSOE, il partito di gran lunga più votato, si è attestato primo in 3509 municipi.

 

Risulta evidente che il voto espresso dagli spagnoli, seppur in una competizione nazionale, in chiave territoriale, autonomista e indipendentista rappresenta quasi il 12% del totale e 42 seggi al Congreso.

 

Con 42 seggi, espressi in modo unitario, quella dei partiti territoriali sarebbe la quarta forza politica del parlamento spagnolo, ma è facile obbiettare che moltissimi di questi non facilmente potrebbero sommarsi sic et simpliciter data la diversa estrazione ideologica tra loro. Per esempio JxCat e NA+ difficilmente potrebbero mettere insieme un progetto politico unitario con il BNG.

 

La mappa geografica della Spagna ci offre un caleidoscopio e una frammentazione inedita che non ha precedenti e per cui non possono valere i vecchi schemi PP-PSOE con l’aggiunta qui e là di qualche partito territoriale d’area al bisogno.

 

La nuova sfida non può essere rinviata essendo che siamo giunti alla quarta votazione in cinque anni. Il toro va preso per le corna. La crisi dello Stato-Nazione nato e cresciuto nell’ottocento, degenerato nel 900 e artificialmente tenuto in vita negli anni 2000 non ha ancora trovato una via d’uscita. Ciò vale tanto più in realtà statali in cui vi sono comunità politiche e formazioni sociali e culturali che propongono e difendono una identità nazionale alternativa a quella unica imposta dallo stato di cui fanno parte. La distribuzione di deleghe, poteri legislativi e regolamentari così come avvenuta negli anni all’interno degli stati non ha impedito tensioni in Spagna, Inghilterra, Belgio e Italia.

 

Il tema della plurinazionalità all’interno di un singolo stato è un tema che in sistemi politici più avanzati (Spagna e Inghilterra) ha fatto capolino, anche se senza esiti compiuti, in altri, più arretrati (Italia) non è presente nemmeno dei dibattiti accademici.

 

Le questioni irrisolte come quella catalana spingono a chiederci se non sia utile spingerci oltre e pensare alla plurinazionalità in chiave europea favorendo una redistribuzione anche della sovranità dell’UE in chiave federalista attraverso una forte decentralizzazione della sovranità nella direzione di una maggiore responsabilizzazione degli stati membri e delle comunità regionali. Al fine che quest’ultime abbiano nel Parlamento statale una rappresentanza capace di intercettare spezzoni dell’attuale sovranità europea dalla quale oggi si sentono esclusi.

 

È di questi anni, per esempio, la difficoltà della Regione Veneto di spiegare all’UE che le p.m.i. veneta non ha alcuna relazione con la p.m.i. come intesa a Bruxelles e che, conseguentemente, il piano di sviluppo di esse non può avere le medesime caratteristiche a Berlino, Milano e Venezia.

In occasione dell’incontro a Roma tra il Presidente Mattarella e il Sindaco Brugnaro, +Mestre+Venezia invia al Presidente Mattarella una lettera aperta per richiamare il Sindaco al rispetto dell’espressione del pensiero dei cittadini, come garantisce la costituzione, anche di quei cittadini che non la pensano come lui.

 

+Mestre+Venezia coglie questa opportunità istituzionale per pubblicare una nuova lettera aperta al Presidente Mattarella firmata da tutti i comitati e le associazioni per il SÌ, per segnalare l’affronto alla democrazia al quale il nostro territorio è soggetto in queste settimane.

 

 

Questo il contenuto della lettera aperta:

 

APPELLO AL SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROF. SERGIO MATTARELLA

 

Egregio Sig. Presidente,

alcuni giorni or sono Le abbiamo indirizzato un appello sulla stampa affinché i cittadini del Comune di Venezia potessero votare INFORMATI al REFERENDUM del 1° dicembre prossimo sull’AUTONOMIA di Venezia e Mestre.

 

In tale appello scrivevamo che la devastazione provocata dalle forze della natura insieme all’ incuria degli uomini ci ha provocato un immenso dolore unito all’onta insopportabile, non solo per i veneziani ma per l’Italia intera, nel constatare che dopo più di 50 anni la città è ancora in grave pericolo.

 

Scrivevamo anche che coltiviamo la speranza che nessuno si sottragga al dovere di chiedersi se il modello di governo di Venezia non sia anch’esso corresponsabile dei risultati drammatici che sono sotto gli occhi di tutti. Perché a nostro avviso la risposta è sicuramente SÌ, esso è corresponsabile.

 

Va quindi riconosciuto il diritto di noi veneziani di decidere per la nostra città. Un diritto negato sin dal 1926.

 

Venezia infatti ha bisogno di un sindaco dedicato a tempo pieno ai propri problemi e non condiviso, ed anzi scelto da Mestre come avviene oggi.

 

E così pure Mestre ha bisogno di un’amministrazione ad essa interamente dedicata e che la liberi dal suo destino di dormitorio low cost, e dai problemi di droga ed impoverimento che l’affliggono.

 

Concludevamo chiedendo rispettosamente il Suo aiuto affinché i cittadini siano correttamente informati ed abbiano gli strumenti informativi necessari per decidere cosa votare nel prossimo referendum del 1° dicembre.

 

Non sapevamo però cosa Ella avrebbe potuto eventualmente fare e ci rimettevamo interamente alla Sua saggezza ed alla Sua rigorosa attenzione per il Suo ruolo istituzionale.

 

Abbiamo tuttavia letto sulla stampa che il prossimo 26 novembre Ella riceverà al Quirinale il sindaco di Venezia e ora sappiamo esattamente cosa chiederLe.

 

Forse Ella non è stato informato che il Sindaco, così come alcuni assessori del Comune hanno invitato ed invitano la cittadinanza a NON VOTARE.

 

Ebbene, Le chiederemmo solo di ricordare al nostro sindaco che un rappresentante delle istituzioni non può e non deve mai invitare a non votare.

 

Le chiederemmo di ricordargli che molti italiani hanno perso la vita per regalarci tale diritto e che alla loro memoria si deve deferenza e rispetto.

 

Le chiederemmo di ricordargli che chi rappresenta le istituzioni, e soprattutto il Comune, dovrebbe invece tendere ad educare i giovani alla democrazia e che l’elemento fondamentale di essa è costituito proprio dall’espressione del voto popolare.

 

Le chiederemmo di ricordargli che le istituzioni devono anche farsi carico di stimolare e rispettare l’espressione del pensiero dei cittadini come garantisce la costituzione, ed anche di quei cittadini che non la pensano come chi le rappresenta.

 

La ringraziamo signor Presidente, e ci auguriamo che anche grazie al Suo prezioso aiuto la cittadinanza di Venezia VOTI, e VOTI INFORMATA al prossimo referendum.

 

Con deferenza.

 

I comitati e le associazioni per il SÌ

L’azione della Polizia Municipale, che è andata casa per casa sotto lo sguardo soddisfatto del Sindaco Brugnaro per far rimuovere i drappi dei sostenitori del SÌ al referendum per l’autonomia di Mestre e Venezia, ha destato un moto irrefrenabile di indignazione sia nei Veneziani che nei Mestrini, indipendentemente dal loro orientamento.

 

Gli abitanti delle due città hanno quindi deciso di protestare contro questa grave limitazione del diritto di parola esponendo lenzuola bianche a finestre e balconi.

 

Lenzuola bianche per rappresentare la censura subita, inaccettabile per una consultazione referendaria in un paese democratico come il nostro.

Lenzuola bianche per esprimere lo sdegno per chi rappresenta le istituzioni democratiche e invece invita A NON VOTARE.

Lenzuola bianche che raccontano il silenzio voluto dall’amministrazione per tentare di zittire il referendum sul futuro di mestrini e veneziani.

Lenzuola bianche che per gli abitanti di laguna e di terra ferma significano una sola cosa: voteremo sì al referendum per ridare dignità e diritto di parola a chi vive nelle due città di Venezia e Mestre.

I sostenitori del SÌ, oltre al divieto dei drappi, hanno dovuto vedere AVM – Azienda Veneziana della Mobilità – finanziata da tutti, e sottolineiamo TUTTI, i contribuenti di Venezia e di Mestre schierarsi arbitrariamente per il NO nella contesa referendaria.

La stessa AVM, governata dal Comune che, diffondendo ipotesi fuorvianti, fa campagna per il NO e rifiuta di vendere spazi pubblicitari a chi sostiene il SÌ.

 

Per non parlare degli spazi messi a disposizione dal Sindaco per apporre i manifesti, praticamente introvabili e in quantità ridicole rispetto alle indicazioni di legge.

Sono tutte ragioni che per +Mestre+Venezia rafforzano le motivazioni a votare SÌ il 1° dicembre.

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