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A seguito dell’articolo uscito ieri sulle pagine della Tribuna “Giardinetti in vendita”, relativamente alla cessione dei giardinetti delle scuole medie Montalcini, nel profilo Facebook personale del consigliere di minoranza Daniele Ceschin è comparso quanto segue:

La maggioranza leghista di Mogliano Veneto mette nel piano delle alienazioni perfino gli angoli verdi delle scuole e toglie spazio ai progetti didattici dei ragazzi.
Come volevasi dimostrare.
Ma non provate un po’ di vergogna?

 

 

In tutta risposta, il sindaco Davide Bortolato ha pubblicato nel proprio profilo Facebook il testo di delibera di Giunta dello scorso 31 gennaio, avente ad oggetto proprio la “Riorganizzazione edifici comunali primo stralcio: scuola media di Via Gagliardi, palestra polifunzionale”. Atto di indirizzo relativo ad area di pertinenza della scuola media di Via Gagliardi.

 

Nella delibera, che evidenza la presenza di Daniele Ceschin (allora in veste di vicesindaco) e unanimità di voto favorevole, si legge come l’Amministrazione Comunale accettasse la proposta formulata dalla ditta Serenissima Ristorazione S.P.A. e indicasse quale linea di indirizzo di autorizzare tale ditta all’occupazione temporanea di porzione del sedime della scuola media, rinviando a successivo provvedimento la compiuta disciplina, nel rispetto della vigente normativa, relativa alla cessione dell’area.

 

Cade a pennello, allora, il commento del primo cittadino, che risponde:

Gli amici dell’opposizione oggi mi attaccano su decisioni che hanno preso loro! Hanno la memoria corta o stanno mettendo in moto la loro macchina delle falsità per denigrarmi???
Mi sa proprio che sono loro che si devono VERGOGNARE!
Lo Smemorato Ceschin era presente nella Giunta del 31 gennaio 2019 durante la quale è stata presa la decisione di alienare un pezzo del giardino della scuola, ma sembra proprio che non sappia neppure quello che ha approvato nella DGC 31/2019. Posso giustificare il Consigliere Prete che a gennaio non sedeva ancora in Consiglio, ma Ceschin dov’era? E Arena che dice?

 

“Con una figuraccia del genere – commenta infine il Sindaco Davide Bortolato – un Consigliare comunale con un briciolo di coscienza si dimetterebbe”.

Nella mattinata odierna, il Sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato, ha conferito al Consigliere comunale Edoardo Bison specifica delega per attività di studio e collaborazione con gli Assessori Giuliana Tochet (con delega alle Politiche sociali) e Martina Cocito (con delega alle Politiche educative), con riferimento ai seguenti ambiti:
• definizione di politiche e progetti di cittadinanza attiva giovanile;
• sviluppo di iniziative giovanili finalizzate a incentivare percorsi di autonomia e di responsabilità.

 

Il Sindaco, infatti, ai sensi dell’art. 30 dello Statuto comunale può delegare ai Consiglieri comunali approfondimenti e/o studi su determinati argomenti specifici.

 

Il Consigliere delegato non ha poteri di amministrazione o di firma, ma un importante compito di supporto agli Assessori su specifiche tematiche.

 

“Auguro un buon lavoro al Consigliere Bison, sono sicuro che è la persona più adatta per supportare l’Assessore Tochet e Cocito per quanto attinente alle tematiche relative alle Politiche giovanili, poiché Bison, oltre a essere il Consigliere comunale più giovane seduto in Consiglio, è anche molto attivo nella vita sociale giovanile in città”.
Questo l’augurio del primo cittadino, Davide Bortolato, al Consigliere Edoardo Bison, che ha risposto: “Ringrazio il Sindaco per la fiducia datami, per me è un onore poter contribuire al bene della comunità. Auspico grande collaborazione con le varie associazioni e realtà presenti sul territorio, per poter dar vita ad un percorso comune che coinvolga il maggior numero di giovani moglianesi”.

Riceviamo e pubblichiamo un pensiero del Consigliere regionale Riccardo Barbisan, in merito alle elezioni di Spagna

 

Le recentissime elezioni spagnole ci consegnano un quadro in cui i partiti tradizionali reggono ma non convincono. Questa non è una novità per la Spagna né per molti altri stati europei. La crescita della destra è anche quello un evento che molti aspettavano esattamente nelle proporzioni in cui si è realizzato. Nulla di nuovo e inatteso quindi? Quasi.

 

In Spagna assistiamo anche al tramonto (forse) del primo partito anti sistema di sinistra nato e cresciuto negli ultimi dieci anni: Podemos sembra aver esaurito la sua carica innovativa senza essere mai riuscito a sbarcare al governo dello stato causa una incompatibilità con il PSOE di cui è rimasto vittima.

 

Ma la cosa che più sorprende è che in un Paese dove le istanze autonomiste e indipendentiste hanno conosciuto uno straordinario fiorire e vicende complicate come quella basca, oggi sono più forti e floride che mai. Non solo in Catalogna.

 

In Catalogna la riscossa indipendentista era attesa e vale, nella sommatoria dei tre partiti indipendentisti, il 3,21 % in più su base territoriale e porta con sé circa 15.000 elettori e un membro in più al Congreso.

 

Non sempre l’aumento percentuale comporta un conseguente aumento della rappresentatività come è successo al partito autonomista canariota CCA-PNC che, infatti, aumenta solo leggermente la propria percentuale dal 12,96 al 13,12. Lo stesso accade in Navarra, dove NA+ (partito navarro di centro destra autonomista) aumenta di qualche decimale e si conferma di gran lunga il partito più votato della Comunidad, senza aumentare i seggi. A crescere, sempre in Navarra, sia in termini assoluti di seggi e di elettori che percentuali è EH Bildu, partito indipendentista che passa dal 12,77 al 16,97%.

 

Ma è forse la Galizia l’angolo del paese iberico dove l’autonomismo ha suonato la sveglia più forte al Governo di Madrid. Il Blocco nazionale Galiziano è passato da 93.810  a 119.597 voti portando un suo rappresentante al Congreso.

 

Interessante anche capire in quanti comuni spagnoli ad essere il partito più votato non è né il PSOE né il PP e nemmeno altri partiti che si presentano in tutto il territorio dello Stato.

 

Sono addirittura 1300 circa i municipi in cui il partito più votato è un partito territoriale. Non pochi se consideriamo che il PSOE, il partito di gran lunga più votato, si è attestato primo in 3509 municipi.

 

Risulta evidente che il voto espresso dagli spagnoli, seppur in una competizione nazionale, in chiave territoriale, autonomista e indipendentista rappresenta quasi il 12% del totale e 42 seggi al Congreso.

 

Con 42 seggi, espressi in modo unitario, quella dei partiti territoriali sarebbe la quarta forza politica del parlamento spagnolo, ma è facile obbiettare che moltissimi di questi non facilmente potrebbero sommarsi sic et simpliciter data la diversa estrazione ideologica tra loro. Per esempio JxCat e NA+ difficilmente potrebbero mettere insieme un progetto politico unitario con il BNG.

 

La mappa geografica della Spagna ci offre un caleidoscopio e una frammentazione inedita che non ha precedenti e per cui non possono valere i vecchi schemi PP-PSOE con l’aggiunta qui e là di qualche partito territoriale d’area al bisogno.

 

La nuova sfida non può essere rinviata essendo che siamo giunti alla quarta votazione in cinque anni. Il toro va preso per le corna. La crisi dello Stato-Nazione nato e cresciuto nell’ottocento, degenerato nel 900 e artificialmente tenuto in vita negli anni 2000 non ha ancora trovato una via d’uscita. Ciò vale tanto più in realtà statali in cui vi sono comunità politiche e formazioni sociali e culturali che propongono e difendono una identità nazionale alternativa a quella unica imposta dallo stato di cui fanno parte. La distribuzione di deleghe, poteri legislativi e regolamentari così come avvenuta negli anni all’interno degli stati non ha impedito tensioni in Spagna, Inghilterra, Belgio e Italia.

 

Il tema della plurinazionalità all’interno di un singolo stato è un tema che in sistemi politici più avanzati (Spagna e Inghilterra) ha fatto capolino, anche se senza esiti compiuti, in altri, più arretrati (Italia) non è presente nemmeno dei dibattiti accademici.

 

Le questioni irrisolte come quella catalana spingono a chiederci se non sia utile spingerci oltre e pensare alla plurinazionalità in chiave europea favorendo una redistribuzione anche della sovranità dell’UE in chiave federalista attraverso una forte decentralizzazione della sovranità nella direzione di una maggiore responsabilizzazione degli stati membri e delle comunità regionali. Al fine che quest’ultime abbiano nel Parlamento statale una rappresentanza capace di intercettare spezzoni dell’attuale sovranità europea dalla quale oggi si sentono esclusi.

 

È di questi anni, per esempio, la difficoltà della Regione Veneto di spiegare all’UE che le p.m.i. veneta non ha alcuna relazione con la p.m.i. come intesa a Bruxelles e che, conseguentemente, il piano di sviluppo di esse non può avere le medesime caratteristiche a Berlino, Milano e Venezia.

In occasione dell’incontro a Roma tra il Presidente Mattarella e il Sindaco Brugnaro, +Mestre+Venezia invia al Presidente Mattarella una lettera aperta per richiamare il Sindaco al rispetto dell’espressione del pensiero dei cittadini, come garantisce la costituzione, anche di quei cittadini che non la pensano come lui.

 

+Mestre+Venezia coglie questa opportunità istituzionale per pubblicare una nuova lettera aperta al Presidente Mattarella firmata da tutti i comitati e le associazioni per il SÌ, per segnalare l’affronto alla democrazia al quale il nostro territorio è soggetto in queste settimane.

 

 

Questo il contenuto della lettera aperta:

 

APPELLO AL SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROF. SERGIO MATTARELLA

 

Egregio Sig. Presidente,

alcuni giorni or sono Le abbiamo indirizzato un appello sulla stampa affinché i cittadini del Comune di Venezia potessero votare INFORMATI al REFERENDUM del 1° dicembre prossimo sull’AUTONOMIA di Venezia e Mestre.

 

In tale appello scrivevamo che la devastazione provocata dalle forze della natura insieme all’ incuria degli uomini ci ha provocato un immenso dolore unito all’onta insopportabile, non solo per i veneziani ma per l’Italia intera, nel constatare che dopo più di 50 anni la città è ancora in grave pericolo.

 

Scrivevamo anche che coltiviamo la speranza che nessuno si sottragga al dovere di chiedersi se il modello di governo di Venezia non sia anch’esso corresponsabile dei risultati drammatici che sono sotto gli occhi di tutti. Perché a nostro avviso la risposta è sicuramente SÌ, esso è corresponsabile.

 

Va quindi riconosciuto il diritto di noi veneziani di decidere per la nostra città. Un diritto negato sin dal 1926.

 

Venezia infatti ha bisogno di un sindaco dedicato a tempo pieno ai propri problemi e non condiviso, ed anzi scelto da Mestre come avviene oggi.

 

E così pure Mestre ha bisogno di un’amministrazione ad essa interamente dedicata e che la liberi dal suo destino di dormitorio low cost, e dai problemi di droga ed impoverimento che l’affliggono.

 

Concludevamo chiedendo rispettosamente il Suo aiuto affinché i cittadini siano correttamente informati ed abbiano gli strumenti informativi necessari per decidere cosa votare nel prossimo referendum del 1° dicembre.

 

Non sapevamo però cosa Ella avrebbe potuto eventualmente fare e ci rimettevamo interamente alla Sua saggezza ed alla Sua rigorosa attenzione per il Suo ruolo istituzionale.

 

Abbiamo tuttavia letto sulla stampa che il prossimo 26 novembre Ella riceverà al Quirinale il sindaco di Venezia e ora sappiamo esattamente cosa chiederLe.

 

Forse Ella non è stato informato che il Sindaco, così come alcuni assessori del Comune hanno invitato ed invitano la cittadinanza a NON VOTARE.

 

Ebbene, Le chiederemmo solo di ricordare al nostro sindaco che un rappresentante delle istituzioni non può e non deve mai invitare a non votare.

 

Le chiederemmo di ricordargli che molti italiani hanno perso la vita per regalarci tale diritto e che alla loro memoria si deve deferenza e rispetto.

 

Le chiederemmo di ricordargli che chi rappresenta le istituzioni, e soprattutto il Comune, dovrebbe invece tendere ad educare i giovani alla democrazia e che l’elemento fondamentale di essa è costituito proprio dall’espressione del voto popolare.

 

Le chiederemmo di ricordargli che le istituzioni devono anche farsi carico di stimolare e rispettare l’espressione del pensiero dei cittadini come garantisce la costituzione, ed anche di quei cittadini che non la pensano come chi le rappresenta.

 

La ringraziamo signor Presidente, e ci auguriamo che anche grazie al Suo prezioso aiuto la cittadinanza di Venezia VOTI, e VOTI INFORMATA al prossimo referendum.

 

Con deferenza.

 

I comitati e le associazioni per il SÌ

L’azione della Polizia Municipale, che è andata casa per casa sotto lo sguardo soddisfatto del Sindaco Brugnaro per far rimuovere i drappi dei sostenitori del SÌ al referendum per l’autonomia di Mestre e Venezia, ha destato un moto irrefrenabile di indignazione sia nei Veneziani che nei Mestrini, indipendentemente dal loro orientamento.

 

Gli abitanti delle due città hanno quindi deciso di protestare contro questa grave limitazione del diritto di parola esponendo lenzuola bianche a finestre e balconi.

 

Lenzuola bianche per rappresentare la censura subita, inaccettabile per una consultazione referendaria in un paese democratico come il nostro.

Lenzuola bianche per esprimere lo sdegno per chi rappresenta le istituzioni democratiche e invece invita A NON VOTARE.

Lenzuola bianche che raccontano il silenzio voluto dall’amministrazione per tentare di zittire il referendum sul futuro di mestrini e veneziani.

Lenzuola bianche che per gli abitanti di laguna e di terra ferma significano una sola cosa: voteremo sì al referendum per ridare dignità e diritto di parola a chi vive nelle due città di Venezia e Mestre.

I sostenitori del SÌ, oltre al divieto dei drappi, hanno dovuto vedere AVM – Azienda Veneziana della Mobilità – finanziata da tutti, e sottolineiamo TUTTI, i contribuenti di Venezia e di Mestre schierarsi arbitrariamente per il NO nella contesa referendaria.

La stessa AVM, governata dal Comune che, diffondendo ipotesi fuorvianti, fa campagna per il NO e rifiuta di vendere spazi pubblicitari a chi sostiene il SÌ.

 

Per non parlare degli spazi messi a disposizione dal Sindaco per apporre i manifesti, praticamente introvabili e in quantità ridicole rispetto alle indicazioni di legge.

Sono tutte ragioni che per +Mestre+Venezia rafforzano le motivazioni a votare SÌ il 1° dicembre.

Archiviate ormai le elezioni amministrative che hanno visto la vittoria dello schieramento di Centro Destra, siamo tornati in argomento con uno dei più ascoltati e apprezzati sindaci del passato moglianese, Ugo Bugin, noto per la sua provata appartenenza nella casa di sinistra.

 

Bugin, ora che gli animi si sono raffreddati, penso ti sia possibile dare una lettura della sconfitta del Centro Sinistra alle ultime elezioni comunali.

Devo dire che digerire una sconfitta simile a quella subita dal Centro Sinistra nelle elezioni amministrative a Mogliano, è dura. Il sindaco uscente avrebbe vinto al primo turno se l’ondata leghista non fosse passata per Mogliano.

 

È indubbio che l’elemento predominante di questa sconfitta è stato il fenomeno leghista, ma si sono sommate anche difficoltà specifiche sulla gestione dell’amministrazione Arena.

Faccio notare che il sindaco uscente è sempre privilegiato e Carola ha avuto anche una buona quantità di risorse economiche che ha usato bene.

 

Secondo te si può attribuire la colpa di questa sconfitta a qualcuno o a fatti specifici?

Attribuire a qualcuno la colpa dell’insuccesso è una maniera per non affrontare i problemi esistenti e che io avevo segnalato.

Il rapporto tra la sindaca e parte della popolazione è stato sempre carente. Si dice che la Arena abbia perso per solo 44 voti, io dico che è passata al secondo turno solo per 88 voti,  altrimenti non andava neppure al ballottaggio.

Con convinzione affermo che le semplificazioni non aiutano nessuno. Dare la colpa a qualcuno non è costruttivo ed è pertanto sbagliato. C’erano ragioni profonde che hanno portato a questo risultato.

 

Alcune tue posizioni critiche nei confronti del sindaco Arena, potrebbero aver indotto qualcuno ad addossarti parte della colpa della sconfitta elettorale subita dal Centro Sinistra. Cosa hai da dire in merito?

Dire che è in parte colpa mia è assurdo, anche se qualcuno vorrebbe addossarmi parte dell’esito negativo delle elezioni. Io sono sempre stato uomo di provata fede di sinistra. Pongo ora una domanda, che fine ha fatto e farà  la sinistra moglianese? Ha certamente subito una forte battuta di arresto. Ora che il clima è più freddo posiamo valutare che la sinistra ha avuto a Mogliano non solo ha avuto una forte battuta d’arresto, ma che ha anche forti problemi per la ripresa. È indispensabile fare una seria riflessione che non abbia l’obiettivo, poco costruttivo ma al contrario distruttivo, di ricercare colpe inesistenti, ma che miri a una rinnovata unità delle varie componenti e delle persone collocate a sinistra. Riproporre in definitiva una nuova forza che cominci a fare opposizione seria e costruttiva, non polemica, ma basata sull’esperienza che possiede la sinistra su settori come ad esempio sanità e scuola.

 

In conclusione, secondo te, la sinistra a Mogliano ha ancora molto da dire?

La sinistra qui ha ancora molto da dire. Io vengo dalla pancia di Mogliano, conosco tutto e tutti quindi sono convinto che a Mogliano la sinistra sia ancora molto forte. Credo che ci sia la possibilità di vincere le prossime elezioni amministrative e di riprendere in mano il Comune. Su questa impostazione occorre abbandonare i pregiudizi che sussistono sul passato. Affermo inoltre che c’è bisogno delle esperienze dei vecchi uomini della sinistra, esperienze che non vanno buttate via. Esse sono un fattore di crescita e di aggregazione. Le persone intelligenti recuperano queste esperienze e le affidano ai giovani perché ne facciano tesoro, per trovare spazi per un impegno sociale e politico.

All’iniziativa hanno partecipato anche il sindaco Conte e i componenti della Giunta

 

Ieri pomeriggio, in Piazza Indipendenza, i consiglieri di maggioranza del Comune di Treviso hanno organizzato un flash mob per dimostrare solidarietà nei confronti del popolo curdo per la grave tragedia umanitaria che si sta consumando in Medio Oriente per l’invasione della Turchia. All’iniziativa, che ha visto l’esposizione di uno striscione con la scritta “Mai la Turchia in Europa”, hanno partecipato anche il sindaco Mario Conte e i componenti della Giunta.

 

 

«Non possiamo restare silenti di fronte a migliaia di vittime, sfollati e vite messe in pericolo», afferma Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega ai Trecento. «La Turchia ha posto in atto un massacro inaccettabile ai danni di un popolo che da anni combatte il terrorismo e il fondamentalismo islamico e che a nord della Siria esercita una forma di governo di ispirazione democratica, partecipativa e pluralista».

 

Da qui il “No” alla Turchia in Europa: «La Turchia è caratterizzata da differenze antropologiche e culturali rispetto ai Paesi dell’Unione Europea che ne rendono impossibile l’ingresso», sottolinea Barbisan. «Per questo motivo, con gli altri Capigruppo di maggioranza Massimo Zanon, Davide Acampora e Giuseppe Basso ho depositato una mozione attraverso la quale chiediamo al sindaco e alla sua giunta di farsi portavoce con il Governo italiano per l’attuazione di politiche volte a spingere le autorità turche a un’immediata cessazione delle ostilità nel nord della Siria, condannare l’azione militare della Turchia, sostenere in sede ONU e UE l’obbiettivo di un embargo sulla fornitura di armamenti ad Ankara e, nondimeno, prevedere l’immediata messa in campo di strumenti di aiuto umanitario e di supporto alla popolazione civile, in sinergia con le Nazioni Unite e gli operatori umanitari presenti sul terreno».

L’assemblea indetta dal Presidente dell’Associazione di Quartiere Mazzocco–Torni, Waly Zorzi, ha visto l’O.D.G. protagonista, sabato pomeriggio, di un acceso dibattito.

 

La riunione, che si è svolta nella sala Parrocchiale della Chiesa di Mazzocco, al primo punto prevedeva alcune comunicazioni del Presidente, al secondo il tema della riapertura della via Sassi, chiusa al transito per tutti i veicoli fatta eccezione per quelli dei residenti e delle biciclette, con un’ordinanza del precedente Sindaco Arena. Questa strada veniva percorsa dai lavoratori, in gran parte diretti nella sede di Generali Italia, evitando così il notevole traffico, nelle ore di punta, sul Terraglio. Ora la riapertura, chiesta a gran voce anche con raccolta firme, è invece un’opzione possibile, prevista dalla attuale Amministrazione Bortolato, per risolvere il problema dell’eccessivo traffico sulla strada napoleonica. La popolazione residente in via Sassi, ha messo in luce problematiche di sicurezza e viabilità, rimanendo contraria alla riapertura.

 

L’assemblea prevedeva, al terzo punto una discussione su S.P.L (Società Pubblica Lavori) e al quarto, Derivati, situazione economica e giuridica, argomenti che riguardano questioni iniziate nel 2006 e in parte concluse nel 2017.

 

Tali argomenti, secondo alcuni consiglieri non sono di competenza di un’associazione che si occupa, per statuto, di fatti inerenti le problematiche del quartiere e pertanto si erano già dichiarati contrari dell’inserimento di questi nell’ordine del giorno ma il Presidente Zorzi aveva voluto inserirli ugualmente.

 

Giunti alla discussione sui suddetti punti, alcuni consiglieri e una parte dei presenti, dopo una animata discussione, hanno lasciato la sala seguiti dal resto del pubblico e la riunione è stata sciolta. A molti è rimasta la curiosità di sapere come mai simili argomenti, così distanti da discorsi su strade, farmacia, erba alta e tombini intasati, siano capitati nell’assemblea di quartiere.

Oggi l’assessore allo sviluppo economico ed energia Roberto Marcato insieme al dr. Paolo Campaci, della Direzione Tutela ambientale e opere di bonifica a Marghera, all’Ing. Loris Tomiato, Direttore del Dipartimento ARPAV di Venezia e a funzionari dei Vigili del Fuoco, ha incontrato una rappresentanza del vertice aziendale di Versalis spa (Eni), che gestisce l’impianto “cracking” di Porto Marghera

 

“Abbiamo chiesto questo incontro – sottolinea l’assessore Marcato – perché l’impianto Versalis è assolutamente strategico per il Veneto e per l’economia veneta. L’azienda ha confermato la volontà di rimanere a Porto Marghera e di investire nel suo upgrade tecnologico, offrendo garanzie di affidabilità. Abbiamo chiesto, inoltre, di relazionare in maniera puntuale sulle anomalie registrate negli ultimi mesi presso l’impianto.”

 

“È stato un incontro molto proficuo, – chiarisce Marcato – abbiamo ottenuto le informazioni che chiedevamo e l’azienda ha presentato progetti precisi. Sono stati illustrati gli impegni di massima che prevedono investimenti per 50 milioni di euro nei prossimi due anni, la fermata dell’impianto nel 2021 con un upgrading completo dell’impianto, per un valore stimato di 168 milioni di euro nell’arco del piano quadriennale. Questo a garanzia, da un lato, della sicurezza di lavoratori e ambiente, dall’altro dell’efficientamento della produzione.”

 

“Un dato importante da ricordare – precisa ancora l’Assessore – è che nell’impianto complessivamente, tra forma diretta ed indiretta, ci sono circa 800 lavoratori. Ciò significa che l’impegno della società a garantire il futuro dell’attività ha un impatto non indifferente sul territorio anche a livello sociale.”

 

“Il forte impegno della Regione è quello di un monitoraggio costante, per avere garanzie sull’impianto, – conclude Roberto Marcato – per noi economia e sostenibilità ambientale sono la stessa cosa. Per questo il nostro impegno è verificare che la società segua gli impegni. Attendiamo il cronoprogramma che sarà valutato da tecnici Arpav e Vigili del Fuoco e rifaremo il punto della situazione a gennaio 2020.”

 

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta della Lega Giovani del Veneto in risposta alla polemica sollevata dal segretario provinciale del PD, Giovanni Zorzi, per gli striscioni di protesta contro il Governo comparsi nella Marca Trevigiana

 

La Lega Giovani del Veneto dichiara di aver semplicemente voluto esporre in maniera pacifica il proprio punto di vista riguardo le ultime vicende che caratterizzano la politica del nostro Paese: il dissenso verso questo Governo formato dai due partiti che dal 4 marzo 2018 hanno perso tutte le elezioni in cui si sono presentati.

Il primo a prendere la parola è Piergiovanni Sorato, commissario veneto della Lega Giovani e assessore comunale a Pianiga, che dichiara: “Non credo che uno striscione appeso possa aver creato un’indignazione così forte al segretario provinciale del PD. Credo che definire le nuove leve emergenti della Lega nel territorio non solo trevigiano irrispettose verso le istituzioni e la democrazia sia un po’ esagerato e siano usate parole particolarmente pesanti, anche perché noi di nuove leve e di nuovi amministratori possiamo parlarne con senso compiuto. Ci sono infatti in molte amministrazioni comunali ragazzi che lavorano in maniera lecita, rispettosa delle istituzioni e dedicano il loro tempo per cercare di migliorare i propri comuni di appartenenza. Esporre un proprio pensiero non è un crimine. Chiedo quindi alla dirigenza provinciale del PD di usare lo stesso metodo e gli stessi termini usati contro il movimento giovanile della Lega verso i ragazzi che provengono da altre estrazioni politiche, che avviano azioni di forza e manifestano in maniera non autorizzata contro chi in maniera pacata e pacifica porta avanti le proprie idee”, chiude Sorato.
“Probabilmente il signor Zorzi ha bisogno di pubblicizzare la festa provinciale del PD che si terrà a Treviso e posso garantire che non ci saranno sicuramente manifestazioni per dezorzizzare Treviso, essendoci sempre da parte nostra il rispetto di chi ha un’idea diversa”.

 

“Prende posizione a favore del gesto di protesta dei giovani anche il neo commissario provinciale della Lega di Treviso Gianangelo Bof: “Fa sorridere il fatto che il segretario del PD parli di messaggi d’odio quando durante le loro manifestazioni di sinistra fanno comparire striscioni inneggianti Piazzale Loreto per Matteo Salvini, augurandogli quindi la morte. Non accettiamo morali da chi si riempie la bocca con parole democratiche ma poi nella concretezza fa tutt’altro, come ad esempio l’atteggiamento dei centri sociali o di alcuni attivisti e militanti che danneggiano cose, imbrattano le città e manifestano con violenza e cattiveria… Su questo nessuno mai si indigna”.

 

Sulla vicenda interviene anche Chiara Fraccaro, coordinatrice provinciale della Lega Giovani di Treviso e consigliere comunale a Castelfranco Veneto: “La Lega è il primo partito italiano per giovani iscritti e attivi, formati attraverso le scuole politiche e l’esperienza diretta nelle amministrazioni e sul territorio, siamo sempre a contatto con la gente e a servizio dei cittadini, sappiamo fare squadra, abbiamo ideali, cuore e coraggio. Probabilmente il PD manca di questa parte e non può far altro che attaccarci su simili banalità; non dimentichiamoci anche l’attacco dai banchi del Partito Democratico durante l’ultimo Consiglio Comunale a Castelfranco dove si dava del ‘sensale tombolano’ ad un assessore, offendendo e scatenando l’ira di un’intera comunità di Tombolo, dimostrando palesemente chi sono coloro che seminano odio”.
Poi conclude: “Purtroppo le persone preferiscono vedere le pagliuzze negli occhi altrui e non accorgersi delle travi nei loro occhi.”

 

Una netta visione arriva anche da Loris Florian, membro del Direttivo Federale della Lega Giovani e capogruppo Lega in comune a San Vendemiano: “Penso che il segretario del PD farebbe meglio a pensare al suo Governo e al suo neo ministro per gli Affari regionali, perché si adoperino per garantire l’Autonomia che Veneto e Lombardia hanno richiesto a gran voce con il referendum del 22 ottobre 2017, faccia questo e sarà la prima volta che un esponente del PD avrà fatto l’interesse dei Veneti”.

 

Andrea Cogo, giovane consigliere della Provincia di Treviso e consigliere comunale a Silea sostiene: “Ad oggi il PD è intenzionato ad apparire per via delle imminenti elezioni regionali 2020 con tutta probabilità; come sempre però si aggrappano al pretesto sbagliato. Noi a differenza loro apprezziamo, sosteniamo e valorizziamo i giovani che fanno sana politica e che cercano di migliorare la società in cui vivono. Dispiace sentire Zorzi criticare un intero movimento per un’idea che non condivide, al punto da volerla censurare ma ahimè, avesse voluto solo censurarla avrebbe agito in silenzio, invece ha voluto creare un caso mediatico solo per ottenere un po’ di visibilità… positiva o negativa lo decideranno presto gli elettori.”

 

Commenta i fatti anche Alain Tommasi, giovane segretario di sezione Lega a San Zenone degli Ezzelini e consigliere comunale del medesimo comune: “Il segretario del PD Trevigiano definisce questo atto come una mancanza di rispetto per le istituzioni e la democrazia di questo paese, proprio il partito che rappresenta forse non conosce bene la parola democrazia (letteralmente il popolo che comanda), ricordo inoltre i 7 anni tra governi tecnici ed auto eletti, non ultimo il penoso inciucio con coloro che tanto hanno contestato e denigrato. Se Zorzi vuole parlare di democrazia lo faccio sostenendo il ritorno alle urne, subito!”

 

 

Photo Credits: FB @LegaGiovaniTreviso

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