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Una breve lettura sulla realtà. Con quali regole e con quale modello potremo ricostruire il sistema politico ormai imploso? Ecco alcuni punti su cui ricostruire insieme

 

Il 2 febbraio scorso il Presidente Mattarella ha rischiarato una delle notti più buie della Repubblica proponendo Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio. Si è trattato di una scelta istituzionale spartiacque, determinata dalla crisi profonda della politica in questa legislatura. Il ritorno alla competenza e al sacrificio è il monito e l’ultima speranza per chi si sta impegnando a gestire le istituzioni del Paese. Draghi, con le sue competenze e la sua storia di vita, rappresenta per l’Italia questa speranza certificata.

 

Ma la riva, che sarà da abitare e costruire, non è per nulla scontata. Proprio Mario Draghi ha di recente ribadito ai giovani che per ricostruire sono necessari “conoscenza, umiltà e coraggio”. Sono queste le caratteristiche che lo hanno distinto in Europa come uomo politico e non partitico, mentre coniugava giustizia sociale e studio, discernimento e scelte in favore del bene comune. La tolleranza e i beni pubblici di altri modelli non sono sufficienti per dare quel colpo d’ala necessario per salvarci dagli effetti della pandemia, questo Draghi lo sa. I giganti possono portare rocce pesanti, ma il peso potrebbe soverchiarlo se i partiti non ritroveranno un’unità nazionale e non faranno tutti un passo indietro. Lo scriviamo da tempo: senza una vera unità nazionale, costruita intorno alla soluzione di politiche urgenti, il Paese non si potrà salvare. Verrà invece colonizzato dai mercati finanziari che si muovono al di fuori dell’etica e del rispetto umano.

 

La maggioranza dei cittadini ha assistito attonita alla crisi: giorni spesi per ricostruire un Conte ter, poi l’esplorazione poco utile ma necessaria del Presidente Fico. Anche i media sono tra i responsabili della crisi politica e del dibattito pubblico, con una turnazione dei soliti volti a fare continua apologia della propria visione della realtà. Per quale motivo non si è entrato nel merito dei temi alle radici della crisi e non si è chiesto un conto dettagliato delle proposte delle parti? Per quale motivo non parlano coloro che hanno guardato negli occhi il rischio della pandemia o stanno ancora piangendo per avere lasciato i propri cari e amici o per aver perso tutte le proprie certezze? Può il giornalismo dire che una crisi è incomprensibile senza aver fatto le domande giuste per spiegarla?

 

La crisi ci spinge a ricercare proposte concrete e soluzioni di sistema nuove. Nella storia le epidemie (anche sociali) sono state sconfitte dal coraggio e dalla creatività, dalla generatività e dalla responsabilità di uomini e donne liberi e spirituali. Sono le voci della resistenza che costruiscono il domani. Le abbazie carolingie del VII secolo e i monasteri benedettini dell’XI sono nati in Europa come luoghi di riflessione e con debiti perenni rivelatisi nel tempo investimenti. Per il presidente Mattarella le urgenze sono almeno tre: la campagna di vaccinazione, lo sblocco dei licenziamenti a fine marzo e il Recovery Plan da consegnare in Europa ad aprile[1]. Giuseppe Conte ha il merito di avere ottenuto la fiducia dell’UE. Il Paese può essergliene grato, ma non è stato aiutato dall’imbarazzante cultura pentastellata e dall’appiattimento strategico del PD.

 

Ora però lo scenario è cambiato: il mandato del Presidente Mattarella è chiaro: «realizzare un Governo di alto profilo riconducibile ad alcuna formula politica». È lo spartiacque che segna la discontinuità e ha confuso le forze politiche che, in pochi giorni, hanno sostenuto posizioni di apertura, contraddittorie alle loro nature, alle loro alleanze e ai loro programmi. Ma c’è di più. L’attuale offerta politica non rappresenta più il Paese e, come dopo il Governo Ciampi, adesso sarà urgente ripensare regole e schieramenti, rilanciare un dibattito diffuso e risvegliare il senso sociale e civile tra i cittadini. Nascono ora due cammini tra loro paralleli: le scelte e l’azione del governo Draghi e la ricostruzione delle regole sociali e politiche per il medio termine, che prepareranno le prossime elezioni. È su questo secondo punto che nasce la nostra preoccupazione.

 

Senza scendere negli aspetti tecnici, vogliamo ribadire alle forze politiche alcuni criteri da avere a cuore per arrivare a regole del gioco più certe e responsabili e per ricostruire un vero dibattito pubblico: garantire una reale maggiore rappresentatività politica; assicurare un elevato grado di governabilità per garantire la democrazia dell’alternanza; ridurre la frammentazione del sistema partitico; rispettare le minoranze politiche; permettere all’elettore di scegliere le alleanze di governo e il nome del presidente; facilitare la stessa maggioranza sia alla Camera sia al Senato; assicurare una adeguata rappresentanza di genere; contenere le spese elettorali; ridisegnare in meglio i collegi elettorali dopo la riduzione del numero dei parlamentari.

 

Ripensare insieme le regole darebbe la possibilità di fare riforme urgenti rasserenando così il clima politico e favorirebbe coalizioni di governo: stabili, che rispettino la centralità e l’autonomia del Parlamento; alternative, basate su ideali e programmi diversi; moderate, in cui le diverse forze politiche si impegnino a realizzare nella mediazione un programma elettorale. Lo ribadiamo, le regole del gioco sono importanti. Anche una legge elettorale che si ponga il problema di come scegliere coloro che ci rappresenteranno e governeranno non è mai una scelta tecnica. Si tratta sempre in realtà di una scelta politica, perché influisce su due fondamentali princìpi della democrazia, la rappresentanza e la partecipazione. In altre parole, il voto dell’elettore può avere un peso diverso a seconda del sistema elettorale che si sceglie.

 

Si vorrebbe davvero ritornare al proporzionale, che favorirebbe il voto di scambio e la frammentazione del tutti contro tutti? Possiamo riportare il sistema in mano a pochi partiti, poco presenti nei territori e con una scarsa selezione della classe dirigente? Da suddito il cittadino deve ritornare ad essere arbitro in grado di scegliere l’indirizzo politico da dare al Paese. In questo scenario instabile il modello dell’elezione dei sindaci e dei Presidenti delle Regioni ha funzionato, tanto che intorno a questa esperienza si sono formate partecipazione e politiche attive. Sulla stessa logica si basa il doppio turno francese, che permette di votare con “il cuore” il proprio partito e con “la ragione” lo schieramento di governo che si forma dopo due settimane tra le forze che hanno ottenuto più voti. Sembra un tema tecnico, ma per battere il cuore ha bisogno di un corpo che lo protegge. Per questo occorre non perdere tempo.

 

Lo stesso Seneca, nelle Lettere a Lucilio, ci ricorda un monito davanti al quale reagire subito: «Una delle cause delle nostre miserie è che noi viviamo l’esempio altrui e, invece di regolarci secondo ragione, ci lasciamo regolare dalla consuetudine. Se fossero pochi a fare una cosa noi non avremmo voglia di imitarli; ma una volta che si è generalizzata una moda, la seguiamo, nella condizione che una cosa diventi onorevole se è fatta da molte persone. Così per noi l’azione prende il posto dell’azione retta, quando è diventata l’errore di tutti». Per noi non sia così!

A cura di Francesco Occhetta

 

Fonte: comunitadiconnessioni.org

 


[1] Si veda per approfondire: F. Tufarelli, Fiducia nella ripartenza e M. Fornasiero, La grande sfida della democrazia partecipativa

E alla fine è arrivata l’ora di Mario Draghi. Convocato oggi alle ore 12.00 da Mattarella al Quirinale, si troverà davanti a una mission impossible, visto che rimettere in piedi l’Italia in questo preciso momento storico sicuramente lo è. Ma la scelta di Mattarella rappresenta, oltre che una scelta di buon senso, quella che è l’ultima spiaggia, perché Draghi ha una cosa che nessuno ha in Italia, oggi. Si chiama credibilità.

 

Il buon Fico non ha trovato altre alternative, un Conte-ter era soluzione impraticabile e allora, con la coda tra le gambe, è tornato dal Presidente della Repubblica. E quindi bisognava trovare una persona che fosse credibile ma che accetterà SOLO ad una condizione. Avere carta bianca. Quello che Draghi programmerà, SE accetterà, sarà quello che ci chiede Bruxelles. Un programma di lungo termine per far ripartire l’Italia.
Alternativa? Le elezioni, ma Mattarella sa benissimo che rischiano di essere la catastrofe nella catastrofe. E allora gioca il tutto per tutto. Chiama Mario Draghi al colle. Che potrebbe sempre rinunciare, non scordiamoci mai.

 

 

E se Draghi dovesse accettare, ecco subito un piccolo problema. Si chiama debito pubblico. Vale circa 2.600 miliardi di euro. Significa circa 43.000 € su ogni testa. Questo sarà il debito pubblico che ci ritroveremo alla fine della pandemia.
È naturale: il PIL è destinato a crollare (-8,8% per il 2020), la spesa pubblica sta impazzendo nel tentativo di salvare imprese, famiglie, autonomi e indigenti. Secondo voi Draghi non metterà in programma, una volta passata la buriana, un piano di rientro importante? E magari già fin partendo da subito, prendendo i soldi dove ci sono. Nell’ipotesi in cui accettasse l’incarico, riuscirà a mettere in concreto un piano poi condiviso in Parlamento e da un Governo che adesso fatichiamo tutti a immaginare?

 

Mario Draghi e il suo “whatever it takes” in BCE

Non dimentichiamo che c’è poi il Recovery Plan… Insomma, per l’Italia si apre un capitolo fondamentale per la sua storia. E questo capitolo come possiamo chiamarlo se non “Ultima spiaggia”? Sì, perché nel bene o nel male, questa per noi è veramente l’ultima spiaggia e ci vorranno una serie di “whatever it takes” che dovranno convincere tutti in Europa, e forse convinceranno molto meno molti italiani. Tra qualche ora vedremo come si sviluppa questo capitolo degno del miglior thriller di Stephen King.

 

 

Fonte e autore: intermarketandmore.finanza.com | Danilo DT

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sulle dimissioni di Giuseppe Conte e sulla crisi di Governo che sta interessando il nostro Paese da un paio di settimane

 

E così siamo arrivati al termine del governo Conte e non so se questo sia un bene per il Paese, visto che non ritengo negativo il saldo della sua conduzione né di fronte alla devastante pandemia, né per tutti gli altri problemi funzionali ed economici che sono stati affrontati.

 

L’aspetto sanitario, pur con tutti gli errori che in simili tsunami è inevitabile fare, è stato affrontato con decisioni politiche conseguenti a precisi indirizzi medici, indirizzi purtroppo spesso annacquati sia dal basso profilo di un insensato protagonismo regionale, sia dalla superficialità di molti cittadini, assolutamente non disposti a ridurre privilegi di vite frequentemente ludocratiche e ugualmente contrari ad accettare necessarie sospensioni delle loro attività professionali.

 

E così il nostro limitato livello civico ci ha portato spesso a criticare e aggirare gli argini indicati, ignorando sistematicamente che il virus si diffonde con noi e da noi: e non importa se i numerosi svagati siano solo una minoranza come viene detto, perché anche gli ultrà lo erano, eppure hanno causato dolorosi problemi pur in situazioni del tutto irrilevanti se paragonate all’attuale tragedia.

 

Passando agli aspetti economici ricordo che in un primo tempo gli interessi personali hanno spesso prevalso sui provvedimenti sanitari, tanto che le prefetture di determinate Regioni sono state letteralmente sommerse da autocertificazioni aziendali inizialmente salvifiche per gli interessi di alcuni, ma poi forzatamente sopraffatte dal virus, con conseguenti grosse diffusioni pandemiche.

 

Per quanto riguarda il recovery plan, osservo invece che l’attività governativa viene analizzata con forzature del tutto inaspettate, unicamente perché grossi investitori – abituati a cogestire con politici e con abbondanti tornaconti personali le risorse del Paese – non hanno assolutamente accettato la chiusura sancita e costruita da Conte attorno alle risorse europee, con – in più – la sua dichiarata intenzione di volerle così sottrarre a destinazioni del tutto estranee all’interesse comune.

 

Questa è l’imperdonabile decisione dell’Ultimo arrivato, ed è l’unica ma celata causa di tutti i violenti attacchi iniziati in autunno: le insistenti e violente critiche personali appaiono infatti spesso strumentali, dato che superano il ruolo e le competenze di Conte, mettendolo impropriamente al centro di piani tecnici e economici in working progress che rientrano puntualmente nella sfera di Gualtieri.

 

Il ministro del Tesoro – invece e con assoluta accortezza – non viene mai nominato dai denigratori governativi, sia perché questi critici sarebbero immediatamente mal visti dall’Europa che conta (in Europa Gualtieri è molto conosciuto, apprezzato e intoccabile), ma soprattutto perché, nei rari confronti televisivi, le osservazioni negative sono state da lui tranquillamente smontate e l’ultimo “DiMartedì” ne è stata l’ennesima conferma.

 

Insomma questa crisi è una regolazione di potere, che alla fine ha anche trovato il suo esecutore politico ed è stata affrontata da Conte con troppa sicurezza, non solo perché le truppe di riserva sembrano del tutto sovrastimate, ma soprattutto perché durante i primi aspri confronti ha insistito su un potere personale che lo ha portato a confliggere con il massimo esperto in materia, senza alcun costrutto per noi cittadini.

Ma tutto si può migliorare.

 

Luigi Giovannini

Sperduto tra le nuvole delle Alpi Apuane, a 660 m sul livello del mare, una sola strada per raggiungerlo, si trova la frazione di Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, le cui origini risalgono al 1500.

 

Un piccolo borgo costituito da case disseminate nella vallata ricamata da castagni e ulivi, abitate prevalentemente da pastori, Sant’Anna di Stazzema è riportato in molti libri di storia per essere stata teatro di un atroce eccidio compiuto il 12 agosto del 1944 per mano dei soldati tedeschi nazifascisti (ma tra gli arruolati vi erano anche molti italiani).

 

In questo paesino isolato dell’Alta Versilia, avevano trovato rifugio oltre duemila sfollati in fuga dalla guerra e dai bombardamenti che incombevano sulle vicine città toscane, speranzosi di trovare riparo dalle rotte degli eserciti.

 

E invece un giorno giunge loro la terribile notizia che i nazifascisti stanno salendo la vallata proprio verso quel paesino. Purtroppo i soldati arrivano davvero, ordinano loro di ammassarsi nella chiesa e, accatastati arredi e paglia, danno fuoco a tutto. E a tutti.

Le vittime accertate sono 560, in prevalenza donne e bambini, ma non si conoscerà mai il numero esatto di tale strage.

 

Quasi ottant’anni dopo, con un velo di tristezza perenne sul cuore, l’attuale sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, ha messo in moto la sua personale battaglia contro il fascismo e le sue ideologie, avviando una raccolta firme atta ad avanzare una proposta di legge di iniziativa popolare, per combattere la propaganda fascista e nazista.

Come riportato in un articolo della Gazzetta di Viareggio, “Ormai ovunque vediamo gadget che richiamano il fascismo. Negli stadi, nei palazzetti dello sport, nelle strade, sui muri, vediamo svastiche e simboli neonazisti. Così come nel linguaggio e nei toni”, argomenta il primo cittadino.

 

E continua: “Per troppi anni abbiamo sottovalutato. L’assuefazione e l’indifferenza a certi comportamenti sono le cose peggiori”.

 

Una raccolta firme: perché?

Come si legge nel modulo di raccolta firme, “nella scorsa legislatura solo un ramo del Parlamento aveva approvato una proposta di legge che sanzionava coloro che propagandavano le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco.

Questa proposta di legge riprende quelle finalità e aggiunge alcune ulteriori aggravanti per l’esposizione di simboli fascisti e nazisti nel corso di eventi pubblici”.

 

La considerazione che emerge è che si rende “necessario, di fronte all’esposizione, la vendita di oggetti e di simboli che si richiamano a quella ideologia, che la normativa non lasci spazi di tolleranza verso chi si cela dietro le libertà democratiche […] per diffondere i simboli di quel passato tragico”.

 

L’invito, allora è il seguente: “Ripartiamo da una iniziativa popolare dal basso per difendere la nostra Costituzione e i suoi valori”.

 

Il suddetto modulo è reperibile in ogni Comune d’Italia, presso l’ufficio Anagrafe del proprio municipio, e affinché la proposta di legge passi, servono 50mila firme entro il 31 marzo 2021.

 

Di fatto, per cosa si andrà a firmare? Nessuna nuova legge, bensì alcune integrazioni (riportate qui sotto) a leggi già esistenti in materia di contrasto al (nazi)fascismo e alle discriminazioni razziali, etniche e religiose:

 

 

Ricordiamoci di non dimenticare

Con l’avvicinarsi della Giornata della Memoria, mi sento di sottolineare maggiormente quanto ciascuno di noi dovrebbe fare appello al proprio senso civico per combattere la discriminazione dell’uomo contro altri uomini.

Il mio appello è di diffondere questa opportunità invitando parenti, amici e conoscenti a sottoscrivere questa raccolta firme.

 

Per ogni info è comunque possibile scrivere a: [email protected].

In attesa di ufficialità, si vocifera che quanto segue corrisponda alle novità introdotte dal Governo quali misure di contenimento del contagio da Covid-19.

 

Intanto sembra sempre più certa l’ipotesi che lo stato d’emergenza sarà prorogato fino al prossimo 30 aprile, diversamente dal 31 gennaio annunciato nei mesi scorsi.

 

Di seguito le disposizioni urgenti che potranno essere rispettate nelle prossime ore.

1. È confermato, fino al 15 febbraio 2021, il divieto di spostamento tra Regioni o Province autonome diverse, salvo quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

2. Dal 16 gennaio 2021 e fino al 5 marzo 2021, sull’intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure:

• è consentito, una sola volta al giorno, spostarsi verso un’altra abitazione privata abitata, tra le ore 5.00 e le ore 22.00, a un massimo di due persone ulteriori a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione.
La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli se minori di 14 anni (o altri under 14 anni su cui le stesse esercitano la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti loro conviventi.
Tale spostamento è consentito all’interno della medesima Regione, in area gialla, e all’interno dello stesso Comune, in area arancione e in area rossa, fatto salvo quanto previsto per gli spostamenti dai Comuni fino a 5.000 abitanti;
• qualora la mobilità sia limitata all’ambito territoriale comunale, sono comunque permessi gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, per una distanza non superiore a 30 km dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia;
• sarà istituita una cosiddetta area “bianca”, nella quale si collocano le Regioni con uno scenario di “tipo 1”, un livello di rischio “basso” e un’incidenza dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti. In suddetta area “bianca” non verranno applicare le misure restrittive previste dai Dpcm per le aree gialle, arancioni e rosse, bensì le attività si svolgeranno secondo specifici protocolli. Nelle medesime aree possono comunque essere adottate specifiche misure restrittive in relazione a determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista epidemiologico.

 

Inoltre, considerata la necessità di agevolare l’attuazione del piano vaccinale per la prevenzione del contagio da Covid-19, in coerenza con le vigenti disposizioni europee e nazionali in materia di protezione dei dati personali, è istituita, una piattaforma informativa nazionale idonea ad agevolare le attività di distribuzione sul territorio nazionale delle dosi vaccinali, dei dispositivi e degli altri materiali di supporto alla somministrazione, e il relativo tracciamento. Infine, su istanza della Regione o Provincia autonoma interessata, la piattaforma nazionale esegue, in sussidiarietà, le operazioni di prenotazione delle vaccinazioni, di registrazione delle somministrazioni dei vaccini e di certificazione delle stesse, nonché le operazioni di trasmissione dei dati al Ministero della salute.

 

Dobbiamo attendere ancora qualche ora prima di conoscere se queste si confermeranno essere le novità introdotte dal Governo. Nell’attesa è indispensabile che tutti continuino a comportarsi con rispetto e responsabilità per la salute propria e altrui.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama politico-economico italiano ed estero

 

“Stop the insanaty”. È la frase riportata sulla prima pagina del New York Post, tabloid del conservatore Murdoch che, pur essendo un forte sostenitore e finanziatore di Trump, evidentemente non tollera più follie del tutto estranee agli interessi del Paese.

 

Ritornando a casa, sottolineo che i provvedimenti governativi di queste festività, secondo un’indagine di metà dicembre di Ilvo Diamanti, hanno riscosso il positivo giudizio del 64% cittadini italiani (11% molto positivi e 53% positivi); contemporaneamente, e passando a una visione più generale, il raffronto tra due stime elettorali del periodo Covid (febbraio/dicembre 2020) segnala un incremento sia dei 5Stelle (14,4% vs 15,5) che del Pd (20,6% vs 21,5) e quindi questa diffusa condivisone dei cittadini all’azione governativa è per il governo e per tutta la nostra comunità rispettivamente fonte di qualche soddisfazione e di maggiore tranquillità, perché chi ci guida sembra aver colto alcuni obiettivi.

 

Rispetto a questi dati però, la realtà che leggo sui quotidiani è del tutto diversa visto che il governo viene pesantemente criticato su tutti i suoi provvedimenti, per cui si evidenzia una profonda frattura tra due posizioni che, nel complesso, dovrebbero tendere non dico a sovrapporsi, ma certamente ad allinearsi, dato che, pur con competenze, informazioni e prospettive diverse, giudicano sempre e unicamente la condotta del manovratore.

 

Se quindi Diamanti avesse puntualmente rappresentato le sensibilità dei cittadini e le loro intenzioni di voto, sarebbe allora necessario riflettere sui motivi ispiratori delle pressoché uniformi posizioni negative della stampa o, al contrario, dovrò rivedere certi affidamenti statistici.

 

Per cercare di capire, desidero segnalare due esempi che mi sembrano particolarmente calzanti e parto da un titolo di prima pagina di un diffuso quotidiano (“Gentiloni: rischio Recovery l’Italia acceleri le riforme, l’allarme del commissario Ue……”) che evidenzia una preoccupazione temporale dell’intervistato non confermata dalla successiva intervista, tant’è che alla seguente domanda “È preoccupato dei ritardi dell’Italia sul Recovery Plan?” Gentiloni (Commissario europeo per gli affari economici e monetari) risponde “Non mi preoccupano le scadenze di queste settimane, rispetto alle quali non c’è un particolare ritardo italiano…” e quindi il giudizio espresso su “…queste settimane…” contrasta profondamente con le notizie che abbiamo letto negli ultimi due mesi (ripeto due mesi), che vengono giornalmente ed ossessivamente ripetute dai giornali e che segnalano forti ritardi governativi. Tra l’altro questi presunti ritardi sono impensabili, perché se si avverassero non provocherebbero un analogo scivolamento dei fondi europei, ma la totale loro perdita e questo inimmaginabile rischio è naturalmente molto presente a qualsiasi livello di responsabilità e di competenza (tra l’altro il nostro ministro del Tesoro Gualtieri è uno degli italiani più conosciuti e apprezzati in Europa), quindi le allarmate tesi giornalistiche sono basate su ipotesi talmente disastrose da essere di per se stesse insostenibili e credo che dobbiamo solo aspettare il previsto 30 aprile 2021 per vedersi sgonfiare questo gigantesco ballon d’essai e speriamo che le attuali polemiche politiche, del tutto strumentali e destrutturanti, non incidano sul quadro che si va costruendo.

 

Il secondo esempio nasce invece da un articolo del prof. Cassese che nell’attuale legge di bilancio evidenzia aspetti del tutto condivisibili (“…è la sagra del corporativismo…vi dominano il settorialismo e la non-pianificazione…un collage di interventi pubblici di favore di.…è il frutto di euforia da deficit…si spinge a regolare e finanziare cori, bande e musica jazz…etc.”) che però non caratterizzano l’azione del governo Conte, ma si identificano nel generale comportamento politico degli ultimi trent’anni, comportamento condiviso e promosso anche dalle forze sostenitrici dello stesso governo, ma a cui il Presidente del Consiglio, per la sua storia professionale, non può certamente essere accostato: proprio dalla ricerca di evitare per il ricovery gli effetti degli inquinamenti denunciati da Cassese, nasce la blindatura governativa ed è impensabile che Cassese, e con lui altri, non abbiano mai approfondito questo aspetto che, coinvolgendo come dicevo lo schieramento politico italiano degli ultimi trent’anni, vede nell’unico e nuovo Conte la speranza di un cambiamento talmente necessario quanto combattuto.

 

Non so se Conte sia l’uomo giusto, ma per certo gli altri politici hanno lasciato tracce solo negative, per cui a mio avviso anche i comportamenti della stampa si avvicinano a un’insistita insanaty.

 

Dobbiamo comunque considerare che la gestione di questa dolorosa tempesta Covid è complessa per i cittadini, difficilissima per le aziende e disperante per l’amministrazione di una qualsiasi nazione che non abbia caratteristiche dittatoriali e, in considerazione di ciò, credo che sparare sul pianista sia del tutto semplice e infantile, per cui le costanti lamentele di una categoria essenziale per qualsiasi verifica fattuale ma oggi in netta divergenza con i pareri di molti cittadini italiani, potrebbero nascere dagli affannati tentativi di poteri economici che ne detengono sicuramente il controllo e non si rassegnano alla propria ininfluenza sulla gestione di 209 miliardi europei.

 

E questo condizionamento ossessivo non so se definirlo insanity, o puro perseguimento dei propri interessi economici che, se folle per il Paese, potrebbe essere decisamente salvifico per le casse di qualcuno.

 

Osservo infine che lo Stato Italiano potrebbe essere raffrontato con lo Stato Città del Vaticano, che ha potuto contare sull’azione riformatrice di due eccellenti Papi, uno dei quali – per rimarcare la forza e l’inevitabilità delle necessarie decisioni – ha messo sul piatto anche il peso delle sue dimissioni e i risultati, nonostante forti opposizioni ampiamente documentate, si sono e si stanno vedendo: è normale che questa strada non sia terminata e sia lastricata da innumerevoli e provocati inciampi, ma che su un quotidiano italiano si debbano leggere critiche o condanne ai risultati ottenuti, mi sembra un’insanaty particolarmente violenta, ma purtroppo anche in questo caso il sentiero per promuovere la restaurazione in una Nazione a noi pericolosamente vicina, è affollato da interessati attori, e malgrado i ripetuti e tangibili insuccessi italiani denunciati dai dati sulla concentrazione della ricchezza, sulla crescita del Paese, sul suo debito e sull’estendersi della povertà, la novità Conte è probabilmente troppo sola per resistere ai violenti e continui scossoni di ritorno.

Chi è vorace bastona e vuole sfamarsi.

 

 

Luigi Giovannini

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I sondaggi delle scorse settimane davano un vincitore annunciato (Joe Biden) e un presidente sconfitto (Donald Trump), ma la partita è ancora aperta

 

Basta scrivere “trump biden” nella query di Google per conoscere live lo spoglio dei voti delle presidenziali americane, il cui risultato sembra sarà annunciato definitivamente entro fine giornata di venerdì. Il motivo di questa tempistica è che le schede elettorali – causa Covid – arrivano per posta. Intanto l’affluenza dei votanti registra un buon 67%, una vera percentuale record, mai così alta negli States negli ultimi cent’anni.

Al momento attuale l’America è ancora con il fiato sospeso; Donald Trump sembra però avere buone possibilità di ricostruire quel red wall che lo ha portato alla vittoria quattro anni fa. Staremo a vedere…

Per il presidente del Veneto Luca Zaia l’apice della curva dei contagi, della nuova fase pandemica Covid-19, potrebbe esserci già intorno la metà di questo mese. Questo è quanto emerso oggi durante la consueta conferenza stampa presso la sede della Protezione Civile, a Marghera. La previsione sul virus nel Veneto, dettata dai numeri a disposizione, calcola il picco del Covid in Veneto intorno al 15/20 novembre; “ma è un dato statistico – ha precisato Zaia – soggetto ad innumerevoli variabili”.

 

Intanto in Veneto si registrano 1.544 nuovi contagi Covid nelle ultime 24 ore. Questo dato sembrerebbe mostrare una discesa della curva, peraltro consueta nei report del lunedì, che risentono del minor numero di tamponi processati nei giorni festivi. Vi sono anche 9 vittime; le persone in isolamento domiciliare scendono a 15.743 (-1.525), delle quali 7.807 sono positive. I ricoveri: sono 981: i pazienti in area non critica aumentano di 108, e 141 quelli nelle terapie intensive (+9). In ospedale 981 pazienti sono in area non critica, 108 sono negativi, in terapia intensiva attualmente ci sono 141 pazienti (+5).

 

“In questo momento non vedo soluzioni con lockdown stile marzo, non ci sono i presupposti. Le misure nazionali devono riguardare temi nazionali, ci sembra di capire che a Roma aspettino la discussione in Parlamento, dopodiché ci sarà una nuova riunioni con Regioni, Comuni e Province per una proposta. Noi siamo pronti a dar corso ad eventuali restrizioni ma non di sicuro sul fronte delle attività produttive”.

 

 

Silvia Moscati

Riceviamo e pubblichiamo una analisi a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama politico-sanitario italiano

 

Mi sembra difficile capire chi deve fare cosa e perché. Se l’Italia avesse un territorio immenso, il problema del contagio sarebbe estremamente ridotto, ma nella situazione data ci è stato giustamente ricordato che noi cittadini siamo il virus e i nostri comportamenti soffocano o alimentano la pandemia.

 

Questa tesi è stata sostenuta e divulgata sia da scienziati governativi, che da esperti di recente notorietà televisiva e mi riferisco ai vari Ricciardi, Locatelli, Ippolito, Capua, Galli, Crisanti e Viola che ci hanno frequentemente intrattenuto e informato sulla natura e l’aggressività di quanto ci sta dannando.

 

Certo, prima della scorsa estate abbiamo anche sentito dire che il virus clinicamente non esisteva più e che le notizie sul suo dilagare erano irresponsabilmente terrorizzanti e queste tesi ottimistiche furono abbracciate sia da alcuni politici, che dai promotori di un convegno negazionista anche troppo declamato, creando molte incertezze e confusioni.

L’esperienza ha purtroppo evidenziato la correttezza delle indicazioni più allarmanti, e se nella prima fase il governo, conscio dell’inesperienza dei cittadini, si adoperò giustamente per promuovere un dovuto e, per quanto possibile, risolutivo lockdown, successivamente lo stesso, sapendo la forzatura economica e sociale insita nel rimedio, all’inizio dell’estate aprì le porte ad una ripresa lavorativa e ludica assolutamente necessaria.

 

Naturalmente questa apertura fu accompagnata da precise indicazioni di comportamento, indicazioni decisamente complesse e costose per le gestioni aziendali, ma più che elementari per tutti gli altri cittadini che dovevano evitare assembramenti, usare la mascherina, stare per lo più in famiglia e lavarsi le mani: insomma, dovevamo comportarci con una certa accortezza.

Tutto ciò però non è evidentemente avvenuto e già al rientro in città si sono segnalati motivi di preoccupazione sempre più allarmanti, dovuti a una pluralità di fattori che hanno visto molti cittadini, aziende e studi professionali comportarsi in maniera profondamente inadeguata rispetto alle attese.

 

E così ora siamo ricaduti nel problema, ma per fortuna il settore medico ha nel frattempo acquisito maggiore esperienza, per cui le probabilità di guarigione dei malati sono fortemente aumentate non solo nelle persone giovani, ma anche negli anziani o in chi soffre di altre gravi patologie.

 

C’è un persistente conflitto istituzionale, ma le Regioni hanno la responsabilità del funzionamento del servizio medico nazionale e questa incombenza è stata da loro a suo tempo fortemente voluta: Conte veniva anche incolpato di applicare con i Dpcm un dirigismo democraticamente borderline e quindi oggi, con le deleghe ai poteri territoriali, le polemiche su questo argomento dovrebbero rientrare.

 

Alcune Regioni però, nel periodo trascorso non hanno assolutamente risolto i problemi sanitari evidenziati dalla prima ondata, per cui ancora oggi non tutte offrono ai cittadini un’adeguata organizzazione medica territoriale e conseguentemente gli ospedali sono presi d’assalto dai nuovi ammalati covid, a scapito – purtroppo – di qualsiasi altra esigenza curativa; le mascherine sono insufficienti e non si capisce perché l’Emilia Romagna e il Veneto le stiano comprando al costo unitario di 5 euro e la Lombardia a 26; i test rapidi sono già stati autorizzati da mesi dal ministro Speranza e sono disponibili, ma scarsamente utilizzati; i mezzi pubblici sono inadeguati e così alle fermate gli assembramenti si moltiplicano, nonostante che il governo abbia già stanziato specifiche risorse per il noleggio di altre vetture. Governo che però è incerto e 3 Dpcm in poco tempo ne costituiscono una prova evidente: non va dimenticato che la recrudescenza infettiva a cui stiamo assistendo non è esclusivamente italiana, ma la speranza che le linee guida a suo tempo indicate fossero maggiormente seguite e potessero fornire un risultato duraturo era molto concreta.

 

Con l’obiettivo di evitare un nuovo lockdown generalizzato, il Presidente del Consiglio – dopo un confronto con il responsabile dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro – ha fatto scelte che provocheranno molti scontenti e, comunque deve prendere una nuova spinta propositiva perché, ad esempio, le procedure di tracciamento non completate sono essenziali anche per Immuni, che però – a detta di molti cittadini – viene poco utilizzata per grossi problemi di privacy, problemi che, invece e miracolosamente, non ostacolano l’utilizzo intensivo di Amazon, Apple o Google. Non c’è niente da fare siamo fatti così, Immuni è pericolosa, gli assembramenti per una giornata di sci o per una bicchierata tra amici sono del tutto trascurabili e gli effetti negativi sono responsabilità governative. Nel frattempo l’opposizione scalpita, ma l’unico suggerimento innovativo riportato dalle pagine dei giornali si è concretizzato nell’ipotesi di una bicamerale, a conduzione Brunetta, per la gestione delle risorse del next generation eu.

 

 

Luigi Giovannini

Il prossimo 3 novembre, oltre alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America, si terranno anche le elezioni dei governatori di 11 stati. Tra questi c’è lo Utah, governato dal repubblicano Gary Herbert dal 2009, che però ha deciso di non ricandidarsi.

 

I due candidati a governatore saranno pertanto Spencer Cox per i Repubblicani e Chris Peterson per i Democratici.

 

Il 20 ottobre i due politici hanno pubblicato uno spot elettorale decisamente insolito per chiedere il voto agli elettori. Il video infatti li ritrae insieme. “Possiamo non essere d’accordo senza odiarci a vicenda”, sostengono.

 

 

A prescindere da chi vincerà, i due si dicono pronti a collaborare in futuro, dicendo di voler mostrare al loro Paese che esiste un modo migliore di fare politica. Un chiaro riferimento al clima di tensione americano attuale, in vista delle presidenziali, che ha visto Donald Trump insultare ripetutamente il suo avversario Joe Biden.

 

 

Fonte: ilpost.it

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