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“Per quest’anno non cambiare, niente vacanze se vuoi mangiare”: è questo il titolo provocatorio della protesta di CasaPound Italia. In oltre 100 città, anche a Treviso, i militanti della tartaruga frecciata hanno allestito nelle zone più degradate delle “spiagge” con ombrelloni e lettini, le uniche mete che molti italiani potranno permettersi quest’estate.
“In una delle crisi economiche e sociali più gravi della storia italiana – afferma CasaPound Italia in nota – i dati ci dicono che circa 6 italiani su 10 non andranno in vacanza per problemi economici e circa un terzo di loro già entro agosto finirà i risparmi.
In molti aspettano ancora la cassa integrazione, gli aiuti, i finanziamenti a fondo perduto ma il Governo continua a fare annunci, a promettere soluzioni, a scaricare le proprie responsabilità.
Come nel caso del “bonus vacanze”, l’ennesima presa in giro ai danni degli italiani che costringerà, in questo drammatico momento, albergatori e operatori del turismo a sostenere costi senza ricevere soldi in cambio se non un eventuale e successivo credito d’imposta.
Una misura inutile che non porterà benefici nemmeno a chi vorrà partire. Troppe, infatti, le famiglie che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese e che decideranno di rinunciare alla complicata procedura del bonus per poter fare la spesa.
Ancora una volta – conclude la nota – l’incapacità e i proclami del Governo rischiano di mettere in ginocchio settori già in difficoltà come quello del turismo e dell’ospitalità con migliaia di bar, ristoranti e attività che rischiano la chiusura”.

Sandro Taverna, già Coordinatore Provinciale di Fratelli d’Italia Treviso, ora commissariato per la Candidatura alla Regione Veneto, inizia ufficialmente la sua corsa per le elezioni regionali di settembre, inaugurando a Treviso la sua sede elettorale.

 

Circa 250 persone si sono recate nella giornata di martedì all’inaugurazione della sede elettorale del candidato di Fratelli d’Italia, ovviamente in modo scaglionato, tra le 18.00 e le 24.00 con ingressi ponderati con il relativo distanziamento sociale di sicurezza.

 

Tra i molti presenti, anche diversi rappresentanti di associazioni e categorie del territorio, diversi amministratori locali, tra cui il consigliere comunale di Villorba Barbara Haas, che correrà alle elezioni regionali al fianco di Sandro Taverna.

 

Presenti all’inaugurazione anche il commissario provinciale di Fratelli d’Italia Giuseppe Montuori, il parlamentare europeo di Fratelli d’Italia Sergio Berlato e il vice segretario nazionale di Riva Destra Angelo Bertoglio, assente per impegni parlamentari il coordinatore regionale On. Luca De Carlo, ma già presente due giorni fa in un altro incontro in visita alla sede prima dell’inaugurazione.

 

“Sono felice, emozionato e soprattuto motivato per questa nuova sfida – queste le prime parole di Sandro Taverna – voglio portare in Regione Veneto il nostro territorio, voglio portare in Regione Veneto, ognuno di voi, con le proprie esigenze, con le proprie necessità e soprattutto con le vostre proposte per il nostro territorio.
Voglio portare Treviso in consiglio regionale, perché sono certo e convinto che Treviso debba essere protagonista delle scelte e delle decisioni dei prossimi 5 anni. Proprio per questo motivo è molto altro, ho scelto di candidarmi al consiglio regionale”.

 

Perché Sandro Taverna ha deciso di servire Treviso?

“Voglio dedicare i miei prossimi anni a scrivere con voi il nostro futuro e il futuro di chi verrà dopo noi.
Tutto questo sarà possibile con la forza e la determinazione di tutti quanti gli amici che sceglieranno di essere protagonisti del nostro futuro con la testa e il cuore al servizio del nostro territorio”.

La reazione di sconcerto alle parole del viceministro pentastellato, Laura Castelli, che ha invitato i ristoratori in crisi a cambiare business, corre sui social.

Al coro unanime di sdegno si è unita anche la voce di Fabio Crea, noto esponente trevigiano di Fratelli d’Italia il quale, attraverso un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha lanciato un appello a baristi e ristoratori: «Inviate tutti i vostri menu al Viceministro per far vedere che siete capaci di superare questa crisi nonostante l’incapacità di questo governo».

 

Il video, che sta spopolando in rete e nelle chat, riporta l’indirizzo di posta elettronica istituzionale dell’esponente M5S: [email protected]

 

 

In un altro Post, il commento dello stesso Crea: «Lei cosa fa per la crisi? Lei che è pagata per risolvere i problemi. Politicamente incompetente e incapace: cambi lei mestiere e si porti dietro tutti i suoi compagni di questo governo “abusivo”» e la proposta: «Il 20 e 21 settembre si voti anche per le elezioni politiche».

«Così la manovra del duo Zaia-Brugnaro, per controllare la spina dorsale economica e logistica della città, si è compiuta. Adesso, sul commissariamento, la palla passa al Ministero: ci aspetta un’estate complicata, auspicando che almeno per i lavoratori non ci siano ripercussioni negative».
Lo dice in una nota Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle, dopo l’assenza, anche dalla seduta odierna del Comitato di gestione dell’AdSP MAS per discutere del bilancio 2019, dei rappresentanti della Città Metropolitana di Venezia e della Regione Veneto.

 

«Un intervento che complica non poco il funzionamento dell’ente – ribadisce la consigliera M5S – e, se in prima battuta potevamo anche far finta di considerarlo solo come tecnico e rivolto davvero al bilancio (che molti esperti considerano solido), adesso si è decisamente trasformato in un atto politico. È la conferma della dichiarazione di guerra nei confronti del presidente Musolino, già intravista nelle scorse settimane. Chissà se motivata dalle prossime, vicine e coincidenti elezioni regionali e comunali».

 

«Per concludere, non possiamo non sottolineare un risvolto di questo movimento a tenaglia, decisamente incongruente con il mantra leghista. Infatti – chiosa Baldin – così facendo (nessuno crede alla favoletta della decisione in perfetta autonomia della componente con casacca regionale) Zaia ha indirettamente abdicato a una parte di autonomia regionale, a lui tanto cara. Perché adesso, come vuole la legge del comparto, chi viene a decidere cosa fare del Porto di Venezia? I tecnici del Ministero, direttamente da Roma. Per il modo di pensare di Zaia, più che un effetto collaterale, è proprio un autogol».

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma di Paolo Benvegnù, segretario regionale Rifondazione Comunista Veneto

 

“Nel quadro di una devastazione delle strutture sanitarie pubbliche e delle competenze e dei saperi dedicati alla prevenzione e cura delle epidemie, necessari per intervenire in una contingenza così grave come quella determinatasi con il COVID-9, Zaia una cosa buona la ha sicuramente fatta. Si è affidato al professor Crisanti, ovvero ad uno dei pochi scienziati in grado di proporre una strategia di contenimento e di lotta al virus.

 

Se nel Veneto non è accaduto quello che è successo in Lombardia, lo dobbiamo anche a questa scelta. È un merito che gli va riconosciuto, e non lo facciamo solo noi, lo fanno anche scienziati che, come noi, non hanno alcuna simpatia per la sua parte politica. I fatti sono fatti.

 

Restano però fatti anche le dichiarazioni contraddittorie che più volte abbiamo dovuto registrare da parte di Zaia, nelle sue conferenze stampa quotidiane. Memorabile è la piroetta che, nel giro di 48 ore, lo ha portato dalla condanna delle restrizioni imposte dal governo il 7 di marzo, alla minaccia del coprifuoco il 9 di marzo. Adesso però giravolte ed errori non sono più ammessi.

 

Non lo diciamo noi, lo dicono quelli che stanno in prima linea nella lotta contro il Coronavirus: se si sbaglia adesso, se non si insiste sulla linea del lockdown, se non si mantiene la guardia alta, se si riproducono le condizioni per la ripresa virulenta del contagio, non solo si vanificano i risultati fin qui raggiunti, ma soprattutto si ripiomba in un baratro più profondo di quello che abbiamo conosciuto, con conseguenze gravissime. Detto in parole povere, non bisogna subire la spinta di Confindustria e delle categorie economiche che vorrebbero riaprire tutto e il più in fretta possibile.

 

Il governo ha fatto maldestramente la sua parte, permettendo a molte aziende di riaprire i battenti semplicemente aggirando il decreto. La regola del silenzio assenso ha permesso a molte fabbriche di riprendere l’attività in attesa di verifiche e controlli che richiedono il loro tempo. Le prefetture hanno fatto il resto mostrando, in molti casi, la classica manica larga. L’aumento significativo della mobilità che si è registrato in Veneto, e non solo in Veneto, ne è stato il risultato.

 

Ci sono spinte verso le riaperture che vengono da molte parti. Vengono non solo da Confindustria e dalle categorie economiche, ma anche dal mondo del lavoro. La perdita di salario le incertezze per il futuro, sono anche più forti, in molti casi, della stessa paura del virus. Chi non ha altra risorsa che quella di vendere la propria forza lavoro e fatica ad arrivare a fine mese, è perfino disposto a mettere in gioco la propria salute per non perdere il lavoro e per non vedersi ridurre il reddito. È così. Questo è il rapporto di capitale nella sua brutale oggettività. I ricchi mangiano salmone e bevono champagne nelle loro seconde case a Cortina, mentre nelle famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori si fanno i conti con la miseria della cassa integrazione. Ancora peggio vanno le cose per quelle/i costretti nelle mille forme di precarietà e ancora senza una qualsiasi forma di sostegno al reddito. Non bastano guanti e mascherine, ammesso che di queste ve ne siano a sufficienza. Non si può passare dalla dichiarazione di coprifuoco all’allentamento di misure ancora necessarie di contenimento che, è noto, hanno il loro fulcro nella riduzione al minimo degli spostamenti e dei contatti. Vanno garantite solo le produzioni e i servizi essenziali.

 

Ci preoccupano moltissimo le reiterate dichiarazioni di Zaia sulla fine del lockdown e che svelano l’intenzione di accogliere le insistite richieste degli industriali veneti, scaricando le responsabilità sul governo nazionale. Sono di ieri, domenica 12 aprile, le dichiarazioni dell’OMS sul grande pericolo di una possibile ripresa e riacutizzazione della pandemia. Droni e controlli di polizia su ogni minimo spostamento, non coprono le responsabilità di chi si è piegato alle pressioni dei padroni che, come sempre, si muovono nella logica del loro interesse immediato e rifuggono dalle responsabilità sociali delle loro aziende.

 

Zaia mediti attentamente le sue scelte e dichiarazioni.

Alle lavoratrici e ai lavoratori che temono, giustamente, di perdere il loro posto di lavoro e che si misurano con la diminuzione di quote importanti di un salario già misero, diciamo che la salute non ha prezzo. Inoltre, diciamo che non subire ricatti oggi è la premessa per non essere schiacciati domani, in un quadro di crisi sociale ed economica più grave di quella di 10 anni fa e di cui noi abbiamo pagato il conto, mentre i ricchi sono diventati più ricchi”.

Riceviamo da un nostro lettore questi pensieri sottoforma di lettera sulla situazione attuale italiana ed europea e in particolare su Jean Pierre Mustier

 

Egregi Signori,

sono un vecchio pensionato e come tanti mi adopero con i miei comportamenti per evitare il divulgarsi dell’infezione, per cui esco solo per comprare i giornali, fare la spesa e per andare in farmacia: naturalmente cerco di combinare le necessità descritte, al fine di ridurre al minino la mia presenza in strada e giro regolarmente con l’autocertificazione in tasca.

Questa tragedia ci colpisce in maniera globale e, accantonando per un momento gli aspetti umanitari che comunque a livello politico hanno a mio avviso la precedenza assoluta, l’univoco plauso all’intervista di Draghi mi sembrava aver fissato dei punti di riferimento assolutamente condivisibili.

Altra cosa che ho condiviso è la totale disapprovazione della posizione olandese in Europa, ma del resto gli olandesi sono sempre stati storicamente molto rigidi con le altre nazioni e molto flessibili con se stessi e le loro ulteriori impuntature per bond europei unite alla loro attuale politica di attrattiva fiscale nei confronti delle aziende, ne sono un’ulteriore prova.

Ma – e vengo finalmente al punto – l’impensabile privilegio di alcuni operatori economici si è manifestato con l’iniziativa dei banchieri europei e, nello specifico, del CEO di Unicredit Jean Pierre Mustier che, nel suo ruolo di responsabile della Federazione Europea delle Banche e con un’assoluta indifferenza per le maggiori libertà gestionali ottenute in febbraio dalla BCE – si è rivolto al capo della vigilanza della stessa banca europea chiedendo e ottenendo che “le banche quotate non debbano distribuire dividendi o portare avanti buy back per tutto il 2020, con l’obiettivo di preservare al massimo il capitale”.

Ora, un conto sono le imprese industriali e commerciali che, nell’attuale situazione, necessitano assolutamente di liquidità e quindi possono promuovere anche iniziative del tutto particolari, un conto sono le banche che devono invece dare liquidità al sistema, e credo che se il signor Mustier e i suoi colleghi avessero riscontrato la necessità di rafforzare nel breve le riserve, avrebbero potuto e dovuto gestire con maggiore attenzione le loro imprese, piuttosto che scaricare sui piccoli soci/risparmiatori il 100% degli effetti di questa crisi: la richiesta, ripeto, conferma il profondo squilibrio dei bilanci bancari che è stato evidentemente ribadito dall’assenso della BCE.

Questa decisione – al netto contrario del parere di Draghi – sottrae liquidità ai cittadini e può creare nell’attuale situazione una forte tensione sociale di cui non solo non se ne sentiva bisogno, ma le cui premesse non dovrebbero mai nemmeno essere sfiorate da una classe dirigente, le cui responsabilità si confrontano anche in questa tragica occasione con una disastrosa situazione organizzativa del Paese che ha radici non recenti e a cui non possono essere ritenute assolutamente estranee.

 

Con i migliori saluti

Luigi Giovannini

 

 

Photo Credits: affariitaliani.it

Riceviamo e pubblichiamo alcune considerazioni di Davide Visentin, capogruppo “Fratelli d’Italia” in Consiglio Comunale a Treviso

 

Altro decreto, altra conferenza stampa, solo pubblicità, nulla di concreto per l’Italia.
Sabato sera nella ormai consueta conferenza stampa del Presidente Conte, in diretta sulla sua pagina Facebook, annuncia, questa volta dopo averlo già firmato (almeno così ha detto), l’ennesimo DPCM urgente. Questa volta i TG, annunciando la diretta, parlano di misure economiche in favore delle famiglie.

 

Conte annuncia di girare subito la somma di 4,3 miliardi di euro ai Comuni, come anticipo del FSC (fondo di solidarietà dei Comuni), soldi che spettavano comunque ai Comuni e che le amministrazioni già avevano messo a bilancio per coprire le spese correnti. Non sono assolutamente soldi in più, servono solo a far quadrare il bilancio. Sono solo anticipati di un mese, invece che a maggio vengono dati ad aprile.

 

La seconda misura inclusa nel decreto sarebbero 400 milioni divisi per tutti gli 8mila comuni Italiani, con il vincolo di destinarli alle persone che non riescono economicamente a fare la spesa, tramite “buoni spesa” ed “erogazioni dirette di derrate alimentari”. Ma ovviamente come da tradizione di questo Governo, non si sa bene come i Comuni dovrebbero “decidere” a chi dare questi fondi. Tramite presentazione di ISEE? Tramite autodichiarazione? Come può il Comune capire quali sono le persone più in difficoltà a causa di questa emergenza legata al COVID-19?

 

Il Presidente apre la sua conferenza stampa lodando i sindaci a cui riconosce il ruolo di sentinelle nelle comunità locali, poi scarica su di loro, con dichiarazioni sensazionaliste, i Cittadini che, giustamente colpiti dall’annuncio del Premier, credono che i Comuni saranno ricoperti d’oro e quindi avanzeranno le loro condivisibili richieste. Sembra che il Premier si accorga solo ora del fondamentale ruolo delle amministrazioni locali, che svolgono sempre, non solo in questa emergenza sanitaria.

 

A Treviso siamo fortunati ad avere questa amministrazione e un sindaco come Mario Conte, che da subito si è dimostrato vicino ai Cittadini, alle imprese, alle famiglie ed al commercio. Non è giusto, da parte di un Governo senza idee sensate, scaricare su di lui e su tutta l’amministrazione queste misure. Chi risponderà alle telefonate dei Cittadini? Risponderanno Casalino o lo staff del Presidente Conte?

 

Di sicuro servivano misure più forti per i Comuni, come ad esempio: l’utilizzo dell’avanzo per tutte le spese correnti, la riduzione degli obblighi di accantonamento del FCDE, l’aumento della soglia per gli affidamenti diretti, il differimento dei termini in materia di appalti di lavori e servizi e fondi di sostegno per la riduzione delle tasse ad esempio dei rifiuti.
Di questo doveva parlare Conte ieri sera, per dare un aiuto concreto ai Comuni e ai sindaci da lui tanto lodati. In più mi aspettavo che parlasse di lavoro e di imprese. Ma con un Governo così, senza alcuna idea, non sentiremo parlare di questo. Mi auguro che, passata del tutto l’emergenza in Italia, si possa finalmente andare al voto, senza nessun governo tecnico, ma con un governo eletto dal Popolo.

L’Assemblea di Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Giovani del Veneto che si è riunita a dicembre a Selvazzano (Padova) ha eletto all’unanimità il nuovo coordinatore regionale Roberto Bazzarello, Consigliere Comunale nel Comune di Tribano (PD), il quale rappresenterà oltre 2000 giovani amministratori under 35 eletti nei Comuni della Regione Veneto per i prossimi 5 anni. Tra i componenti eletti nel Coordinamento Regionale anche due rappresentanti della provincia di Venezia: Luca Fornasier Consigliere Comunale a San Donà di Piave e Alessio Vian, Consigliere Comunale di Salzano.

 

“Sarà un onore collaborare nella grande famiglia ANCI condividendo progetti e buone pratiche per affrontare le importanti sfide dell’oggi e del domani. Un sincero ringraziamento ai miei tanti colleghi giovani di Consiglio per il loro sostegno” – ha affermato Luca Fornasier.

 

Andrea Cereser, Sindaco di San Donà di Piave, ha aggiunto: “Si tratta del riconoscimento di un impegno giovane ma al tempo stesso serio per l’attività amministrativa svolta in questi mesi per il quale esprimo la mia personale soddisfazione augurando che questa esperienza sia occasione di crescita non solo per Luca ma per l’intera città”.

 

Il neoeletto Alessio Vian ha dichiarato: “Complimenti al nuovo coordinatore regionale Roberto Bazzarello. Sono felice di potermi confrontare all’interno di ANCI Veneto con tanti giovani Amministratori con i quali potrò fare un percorso di crescita e formazione nell’interesse del nostro territorio”.

 

Soddisfatto anche il Commissario Provinciale della Lega di Venezia, Andrea Tomaello, che ha dichiarato: “Auguro un buon lavoro ad Alessio, giovane ma con già molti anni di esperienza alle spalle, sono sicuro che farà un ottimo lavoro e sarà d’aiuto ai tantissimi nostri giovani amministratori”.

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani invita ogni comunità educativa a promuovere azioni di pace in linea con il manifesto Eistein – Russel, promosso nel 1955. L’attuale crisi internazionale tra Iran e USA, accentuatasi con l’uccisione del generale Soleimani, le dichiarazioni del contrammiraglio iraniano Ali Shamkhani e la posizione di Donald Trump, i sempre più problematici scenari libici implicano una riflessione e un segnale da parte del mondo della scuola atto a sollecitare la classe politica e il mondo della cultura a intervenire al più presto con azioni incisive e moderatrici per arginare l’odio e scongiurare possibili scenari di guerra. 

 

Solo attraverso la ricerca assidua di possibili risoluzioni pacifiche si può determinare una concreta sopravvivenza del pianeta. Invitiamo i docenti, gli studenti e ogni componente della scuola a promuovere una catena della pace. 

 

Solidarietà, partecipazione, responsabilità, democrazia, diritti umani sono termini che hanno contraddistinto nel corso della storia le battaglie dell’uomo per il raggiungimento di una società più vivibile e civile.  

 

Risulta oggi attualissimo chiederci così come Einstein e Russel hanno fatto, attraverso il loro manifesto, se sia il caso di cominciare a “imparare a pensare in modo nuovo” e cioè domandarci: “Quali misure occorre adottare per impedire un conflitto armato il cui esito sarebbe catastrofico per tutti?”
La democrazia è una parola vuota se non intervengono azioni concrete da parte di tutte le componenti della società idonee a valorizzarla e renderla tangibile. Tanti filosofi, politologi hanno cercato nel corso degli anni di dare una definizione sempre più opportuna e corretta del termine, oggi abbiamo di fronte a noi la possibilità di superare la diversità in nome della comune appartenenza al genere umano. Prima che sia troppo tardi.    

Sulle dimissioni del ministro Fioramonti riportiamo un commento di Loredana Fraleone, responsabile scuola e università del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

 

Sarebbe stato difficile per Fioramonti mantenere il ministero dell’Istruzione, dopo aver annunciato fin dalla sua nomina che si sarebbe dimesso, se non fossero stati assegnati almeno 3 miliardi in più a Scuola e Università nella legge di bilancio. Una cifra ancora insufficiente, ma che avrebbe permesso almeno un “galleggiamento”, ebbe a dire l’ex ministro.

 

Apprezziamo coerenza tra ciò che si annuncia e ciò che si fa. La scelta del ministro è apprezzabile in un contesto politico in cui regna da anni il trasformismo e non si contano gli annunci bluff di esponenti politici che dovevano andarsene in Africa o ritirarsi dalla politica. C’è da sottolineare che l’ormai ex ministro dell’Istruzione è stato molto attaccato rispetto ad alcune sue posizioni, come quelle su tasse, laicità e Israele, che abbiamo giudicato positive. Fioramonti si è anche schierato contro l’autonomia regionale differenziata per la Scuola, perciò ci sarebbe piaciuto che le sue dimissioni fossero motivate anche dalla posizione del governo su questo terreno.

 

Così come sarebbe stato apprezzabile un atteggiamento di merito sull’INVALSI, il sistema di valutazione che dovrebbe rilevare il livello di preparazione degli studenti e di cui pedagogisti e insegnanti denunciano da anni le aberrazioni. Ma l’ex ministro si è guardato bene dall’entrarvi nel merito.

 

Infine sull’abbandono scolastico, di nuovo in aumento in Italia dal 2017, Fioramonti si è limitato ad individuare nella carenza di risorse la soluzione di un problema che richiederebbe interventi strutturali, a partire dall’abolizione della “Buona Scuola” e del “Jobs Act”. Segnaliamo all’ex-ministro, che ha accusato il suo partito di non avere un’idea di società, la necessità di una decisa inversione di tendenza rispetto alle politiche che condannano le nuove generazioni a usufruire di sempre meno diritti, a partire da quello allo studio.

 

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