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A grandi passi Mogliano si avvicina all’appuntamento elettorale della primavera 2019 e tutte le forze politiche si stanno proponendo all’attenzione degli elettori con incontri, convegni e proposte.

 

Anche Forza Italia vuole essere presente e propone una conferenza dal titolo molto attuale “Politica e Social Media: correlazione e prospettive future”.

 

L’incontro è fissato per il 3 novembre prossimo alle 16.30, nella Sala Conferenze Level 1 in Piazza Duca D’Aosta 4 Mogliano Veneto.

 

Prenderanno parte ai lavori l’On. Elisabetta Gardini, Capogruppo Forza Italia al Parlamento Europeo, l’Ing. Fabio Chies, Coordinatore Provinciale di Forza Italia, l’On. Raffaele Baratto, Camera dei Deputati, e il Sen. Andrea Causin, Senato della Repubblica.

 

Al termine del convegno sarà servito un rinfresco.

 

“Anche Mogliano avrà il circolo di Fratelli d’Italia“: ad affermarlo è Sandro Taverna, il portavoce provinciale del partito di Giorgia Meloni.

 

“Mogliano è il Comune più importante nella zona sud della Marca, e come già affermato nei giorni scorsi, continuiamo a crescere e a breve passeremo dalle parole ai fatti, con azioni a beneficio dei cittadini.

 

La presidenza del Circolo di Mogliano è stata affidata all’imprenditore Enrico Lodi, che ha deciso di aderire al nostro Partito convinto della coerenza dei nostri progetti e della comunità d’intenti riscontrata, pertanto nell’augurargli un buon lavoro gli rinnovo tutta la mia stima”, conclude Taverna.

 

“Ho accettato una nuova sfida politica – dichiara Enrico Lodi – “che come il mio solito affronterò con il massimo impegno. Ci metteremo subito a lavoro per dare le risposte politiche che i moglianesi attendono da tempo, e ringrazio Sandro per la fiducia”.

“Mentre il M5S che sta al governo del Paese dimostra di contare come il due di briscola, i grillini veneti che siedono in Consiglio regionale si rivelano del tutto inaffidabili: a partire dal consigliere Berti, avevano garantito che il ministro Toninelli avrebbe messo al setaccio la Pedemontana e invece le cose sono andate in tutt’altro verso. Davvero un disastro di incoerenza e debolezza: un vero inchino alla Lega padrona”.

Così i consiglieri regionali di opposizione, Andrea Zanoni (PD, vicepresidente della commissione Ambiente) e Cristina Guarda (AMP), commentano i contenuti del Documento di economia e finanza, che ha escluso la Superstrada Pedemontana Veneta tra le opere da sottoporre all’esame costi-benefici.

 

“Dunque zero verifiche e zero controlli, nemmeno dopo che la Corte dei Conti ha nuovamente sollevato, pochi giorni fa, una serie di critiche circostanziate che hanno come unico comune denominatore quello del rischio di impresa spostato dal privato al pubblico. Senza contare il fatto che mentre il costo dell’opera è inferiore a tre miliardi, con l’ultima convenzione la Regione ne sborserà dodici. La Regione governata dalla Lega rimane silente di fronte alle richieste di chiarimento della magistratura: ora il governo completa l’opera mettendoci sopra una pietra tombale che punta a seppellire tutte le gravi incongruenze, destinate ad essere caricate sulle spalle e sulle tasche dei cittadini”.

 

Secondo Andrea Zanoni, “l’unico che detta legge è Matteo Salvini che il mese scorso è venuto in Veneto a dire che la Pedemontana è un modello per l’Italia. Bel modello sì, ma di disastro economico, visto che la concessione mette a repentaglio le casse del Veneto dal 2020 al 2059”. Contemporaneamente l’esponente dem ricorda che “il precedente governo si era mosso concretamente sul fronte della Pedemontana, con il ministro Delrio che mise fine alla problematica gestione del commissario straordinario Vernizzi”.

 

Da parte sua Cristina Guarda si dice “basita per la scelta del governo di abbassare definitivamente la guardia su un’opera che farà guadagnare al privato 12 miliardi senza alcun rischio di impresa e che farà pagare all’utenza, pure ai residenti, pedaggi del valore doppio rispetto alla A4. Col risultato che si vanificherà anche l’obiettivo di sgravare dal traffico i centri cittadini, visto che il grosso degli automobilisti non potrà sostenere queste spese sproporzionate per viaggiare. La verità è che non esiste opera in Italia che ha più bisogno di revisione”.

Terremoto nella maggioranza che governa Mogliano: il consigliere Giacomo Nilandi, con delega alle Politiche giovanili, ha rimesso al sindaco la sua delega. La decisione ovviamente implica la tenuta di questa maggioranza e dell’alleanza formatasi a sostegno della candidatura del sindaco Arena per le prossime elezioni comunali.

 

“La mia decisione – afferma Nilandi – è dovuta alla impossibilità di esercitare a pieno tale ruolo senza dover incorrere in rinvii e stop costanti il più delle volte strumentali”.

 

“L’ultimo di questi è stato il rinvio dell’informativa di giunta che conteneva i fondi per l’avvio dei progetti all’interno del nuovo Centro Giovani inaugurato dal sindaco in pompa magna. Le motivazioni addotte riguardano l’opportunità politica di assegnare 17mila euro all’associazione Officina 31021 per paura, così afferma il sindaco, di non si sa quali ripercussioni nelle critiche degli oppositori politici”.

 

“Officina 31021 è nata mettendo insieme Progetto Giovani, Seekers, Nite Park e Wave Park. L’obbiettivo è quello di creare un contenitore con le risorse e le potenzialità rispondenti alla domanda delle giovani generazioni del territorio di avere progetti a loro dedicati e spazzi sociali dove crescere”.

 

“I ragazzi ci hanno creduto investendo tempo ed energie, ma l’Amministrazione ha dimostrato tutta la propria inerzia nel non aiutare e a volte ostacolando. Ho saputo della bocciatura dell’informativa in questione casualmente, il mio Assessore referente nulla mi ha comunicato a Giunta ultimata”.

 

“Ho chiesto spiegazioni al sindaco che mi ha risposto che non può occuparsi di tutto, ci sono gli Assessori con cui parlare. Non mi sono arreso e giovedì sera mi sono presentato in Giunta per discutere del problema, mi è stato detto dal sindaco che quello non era il luogo giusto e che dovevo prendere un appuntamento in segreteria. Il Sindaco ha aggiunto che il mio era un blitz”.

 

“Le mie scelte politiche rispetto alla collocazione in questa consiliatura e rispetto a un ulteriore impegno nella prossima tornata elettorale saranno determinate dalle risposte nei passaggi conseguenti alla scelta che sto prendendo. Per chiudere chiederò una verifica di maggioranza ai segretari delle forze politiche della coalizione per tentare di sciogliere questo e altri temi che riteniamo dirimenti rispetto alla prosecuzione di questa esperienza”.

 

In conclusione, con le dimissioni del Consigliere Nilandi vediamo in bilico anche la posizione dell’assessore Oscar Mancini, appartenente alla stessa corrente politica di Nilandi, con conseguenze imprevedibili.

Il prossimo 9 novembre si effettuerà l’asta dei beni della SPL, società dichiarata fallita per 6mila euro nel luglio 2016 nel Consiglio comunale.

 

I beni in questione sono ubicati in via Ronzinella Area Sif, dove alloggia la Polizia locale (prezzo 200mila euro), in via Marignana al civico 86/A e nelle scuole Piranesi (prezzo 204mila euro).

 

L’ex assessore della giunta Azzolini e attuale Consigliere di minoranza, Davide Bortolato, dichiara: “La scelta di far fallire la società SPL porta la firma del sindaco Arena. Nel Consiglio comunale del 30 luglio 2016, la maggioranza PD ha votato compatta il fallimento di SPL. L’asta e la conseguente perdita degli immobili è una delle logiche conseguenze di quella scellerata decisone”.

 

“Come gruppo avevamo chiesto la convocazione del Consiglio comunale per presentare formale opposizione alla procedura fallimentare che poteva essere tranquillamente bloccata, essendo SPL una società totalmente partecipata dal Comune. In quell’occasione il Presidente del Consiglio Coluccia convocò di proposito fuori tempo il Consiglio comunale, cioè oltre i termini per fare opposizione al fallimento della società”.

 

“Tutti gli sforzi – conclude Bortolato – della precedente amministrazione Lega Azzolini per salvare gli immobili sono stati vanificati dall’arroganza dell’Arena, interessata più a denigrare l’avversario politico che al bene dei moglianesi”.

Venerdì sera a Mogliano si è tenuto Consiglio comunale durante il quale la maggioranza ha approvato cospicue variazioni di bilancio accolte con molte critiche e mugugni da parte delle opposizioni.

 

La più critica è stata la “Lista Azzolini Sindaco”, che ha espresso le sue considerazioni tramite il Consigliere Davide Bortolato. “In Consiglio Comunale – precisa Bortolato – abbiamo assistito all’ennesima variazione di bilancio della maggioranza Arena. Ancora una volta a prevalere è la logica del consenso a tutti i costi e la logica del clientelismo pre elettorale”.

 

“Dopo ani di ristrettezze legate al patto di stabilità, oggi il Comune di Mogliano ha molti soldi e li spende. Però vanno spesi con oculatezza! Invece il sindaco Arena si dimentica la cura diffusa del territorio, la riqualificazione  e le opere pubbliche nei quartieri periferici e nelle frazioni ed ancora una volta approva faraoniche opere in centro città”.

 

“Concordiamo – continua Bortolato – che è assolutamente necessaria la sistemazione e la messa a norma dell’area mercato in Piazza Donatori di Sangue, ma è quantomeno singolare che la cifra iniziale prevista di 300.000 euro passi ora a 750.000 mila euro”.

 

“Lievitazioni scandalose dei costi che abbiamo già visto con i lavori in via Zermanesa che hanno consumato tutti i fondi stanziati da Vega, anche quelli che dovevano servire per la pista ciclabile di Bonisiolo. È chiaro che Arena continua a concentrare risorse in poche zone con l’unico scopo di avere visibilità e consenso in vista delle elezioni.”.

 

“Nella variazione di bilancio di ieri sera – conclude Bortolato – non mancano fondi per contributi di vario genere da destinare alle associazioni. Arena però non può continuare a dare cospicui fondi alle associazioni amiche, in alcuni casi composte anche da compagni di coalizione.

 

Riteniamo che i fondi vadano dati alle associazioni con bandi aperti, seguendo un regolamento che preveda adeguata rendicontazione”.

 

Gianfranco Vergani

Il 2019 è anno di elezioni amministrative a Mogliano, lo scontro tra i contendenti si prevede che sarà duro e senza esclusione di colpi. Il Centro Sinistra, attualmente al governo della città, ha già affilato le armi e si è presentato compatto.

 

Lasciava perplessi il silenzio del Centro Destra e in molti si aspettavano che almeno la Lega si facesse sentire, ed ecco che il Segretario della Lega di Mogliano, Alberto Gherardi, si presenta pronto alla battaglia dando una prima, ma concreta visione della situazione attuale e delle direttive per l’imminente campagna elettorale.

 

“La politica, quella che mi piace, – precisa Alberto Ghrerardi – dovrebbe rappresentare interessi, interpretare ideali (ora con un raggio più ampio della cornice novecentesca), colmare, per quanto possibile, il divario tra programmi e risultati; non può essere fatta solo sottolineando i vizi del proprio avversario.”

 

“A tale riguardo perciò, – puntualizza Gherardi – parlando ovviamente della attuale amministrazione nel suo complesso, non proferirò parola su ciò che ha fatto (poco) e quello che avrebbe dovuto fare, segnalando che anche quel poco che sostengono di aver fatto è frutto anche del lavoro delle amministrazioni precedenti, valga per tutti l’esempio delle opere stradali eseguite grazie all’accordo con Vega stipulato dall’amministrazione Azzolini.”

 

“La campagna elettorale che ci accingiamo ad affrontare, se letta alla luce della situazione politica nazionale, disegna un panorama a cui probabilmente neanche il PD era preparato. Semplificando, da una parte (PD) chi doveva stare con popolo, sta con le banche e gli industriali, dall’altra chi doveva essere percepito come conservatore ( Lega) appare invece ai più il partito del buon senso  e delle promesse che si tramutano in risultati conseguiti.”

 

“A livello locale, le questioni cambiano, vedremo fino a che punto, – continua Gherardi – certo che l’attuale amministrazione, poco fa per perdere il vizio nazionale dell’arroccamento ( provate a chiedere un appuntamento al sindaco e vediamo in che anno ve lo da), e poco fa per perdere il vizio della marchetta modello 80€ di renziana memoria.”

 

“Da parte nostra cercheremo di contrapporre a questa visione della politica, la gestione del buon senso, dapprima in campagna elettorale presentando un candidato equilibrato e determinato a far seguire alle promesse i fatti, poi un sindaco di sicuro affidamento.”

 

“La Lega ovviamente in tutto questo ha la funzione di costituire il polo di attrazione delle altre forze politiche civiche e non, che si riconoscono alternative all’attuale amministrazione; chi saranno i compagni di viaggio lo vedremo tra poco, inutile dire che i contatti già ci sono e che appaiono già improntati alla collaborazione più fattiva, senza personalismi e diktat ultimativi.”

 

Il Segretario della Lega conclude: “Quale sarà la nota più importante del nuovo sindaco? Starà in mezzo alla gente, esattamente il contrario di quello che fa il sindaco attuale, sarà uno di loro, e il palazzo finalmente si riaprirà alla gente e alla partecipazione. Il nuovo Sindaco del buon senso è alle porte.”

L’avvio del nuovo anno scolastico ha messo in evidenza ancora una volta gli annosi problemi che affliggono la scuola. Ha fatto clamore la notizia che dei 57.000 posti faticosamente autorizzati dal ministero del Tesoro a livello nazionale per le immissioni in ruolo, solo 25.000 sono stati assegnati a docenti con contratto a tempo indeterminato, mentre quelli rimasti vacanti (32.000) saranno ancora una volta coperti nelle scuole dai precari, con il seguito del carosello dei supplenti e della mancata continuità sugli alunni.
Anche nelle scuole trevigiane si conferma il dato nazionale. Sono 728 i posti disponibili per i ruoli che non sono stati coperti da insegnanti a tempo indeterminato: 89 alla scuola primaria, 315 alla scuola media e 324 alle superiori. Mancano 182 docenti di sostegno, oltre che docenti di italiano e matematica alle medie; matematica, italiano e inglese alle superiori.
E qui si colloca la delicata questione del precariato della scuola, che non solo non è stato ridotto, ma in questi ultimi anni è addirittura aumentato così tanto che per garantire il diritto allo studio degli alunni è stato necessario ricorrere ad una deroga al tetto massimo dei 24 mesi di contratti a termine fissato per tutti i lavoratori precari nel Decreto Dignità.
Due facce della stessa medaglia che sembrano in contraddizione, ma non lo sono per chi conosce il (mal)funzionamento del sistema scolastico italiano. Se ampliamo l’orizzonte di analisi scopriamo infatti che quello descritto non è un male incurabile, ma il risultato di una mancata programmazione a medio-lungo termine delle politiche sul personale di questo importante settore della pubblica amministrazione.
I governi e i ministri che si sono succeduti nell’ultimo decennio (Gelmini, Profumo, Carrozza, Fedeli) si sono sbizzarriti in riforme “epocali”, in concorsi per il reclutamento dei docenti con requisiti di ammissione ed esiti ogni volta diversi (concorsi abilitanti, non abilitanti, selettivi, non selettivi…) nonché in politiche miopi di spending review, che non hanno prodotto risultati e non hanno portato miglioramenti.
Per non parlare poi dei contingenti di posti messi a concorso, assolutamente lontani dal numero di posti vacanti, dalle proiezioni dei pensionamenti e quindi dal fabbisogno reale delle scuole.
Per arrivare al paradosso attuale: dopo anni di tagli lineari e di blocco del turn over, finalmente i contingenti per le assunzioni sono stati rimpinguati, ma i posti non vengono coperti da personale fisso e rimanendo vacanti saranno assegnati a personale con contratto precario. Perché?
Vale il vecchio adagio del mancato incontro tra domanda ed offerta. Abbiamo avuto il sospetto in questi anni che il ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia non avessero la fotografia vera della situazione relativa al fabbisogno per i vari ordini di scuola e che i posti destinati alle immissioni in ruolo rispondessero ad altre priorità come, ad esempio, lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento, le cosiddette Gae, allo scopo di annullare le sanzioni europee previste per l’Italia per abuso di contratti a termine. Ed ora il sospetto è diventato una certezza.
L’andamento delle nascite e delle iscrizioni a scuola e il numero dei pensionamenti devono essere le variabili che determinano gli organici delle scuole, la programmazione dei posti per i corsi universitari per diventare insegnanti o docenti specializzati per il sostegno e l’attivazione di corsi e concorsi per l’abilitazione all’insegnamento e/o l’accesso ai ruoli.
Non si può continuare con l’adozione di provvedimenti estemporanei dettati dalle emergenze vere o di consenso. E la cronaca di questo anno, con la drammatica vicenda delle diplomate magistrale, è lì a dimostrare la mancanza di politiche di programmazione sul personale della scuola.
Le regole per il reclutamento degli insegnanti non possono dipendere dalle altalenanti sentenze dei giudici. C’è bisogno di chiarezza: i giovani che scelgono la professione di insegnante devono sapere qual è il percorso da fare. L’incertezza sui requisiti di accesso ha creato in questi anni un vero e proprio “ricorsificio”, un mercato dei ricorsi che ha fatto la fortuna di tanti studi legali, ma non ha contribuito a risolvere il problema.
E che dire poi della drammatica situazione della carenza di dirigenti scolastici e di direttori dei Servizi amministrativi che costringe chi è in servizio a doppi incarichi (reggenze) per coprire le posizioni apicali delle istituzioni scolastiche?
La realtà è che sono mancate e continuano a mancare all’appello una vera politica del personale e una visione di sistema in un settore considerato – purtroppo solo a parole – strategico per un Paese che vuole uscire dalla crisi economica e intende fare dell’innovazione uno dei fattori cruciali per la crescita e lo sviluppo. Garantire l’istruzione è una priorità politica, ha affermato il Presidente Mattarella, considerato che ogni risorsa destinata alla scuola e alla ricerca ritorna con gli interessi alla società.
Per questo la scuola non può e non deve essere lasciata alla mercé di politiche che hanno il limitato orizzonte della vita di una maggioranza di Governo. L’attuale ministro ha assicurato di non voler fare come i suoi predecessori e sfornare l’ennesima riforma, ma che è sua intenzione porre rimedio alle tante criticità emerse dalla Buona Scuola renziana. Ciò però non tranquillizza chi ha a cuore il funzionamento delle scuole perché urgono interventi di sistema almeno sul fronte della gestione degli organici e politiche di lungo respiro sul reclutamento.
Occorre però che la politica, almeno nei settori cruciali per il Paese, abbia la consapevolezza di svolgere un incarico pro tempore e agisca non inseguendo il facile consenso, ma avendo come obiettivo il bene della scuola, di chi ci lavora, degli studenti e delle loro famiglie.

La CNA si unisce all’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana nell’appello ai parlamentari trevigiani a farsi carico delle istanze degli enti locali trevigiani

 

«La battaglia dei sindaci è sacrosanta: bloccando la capacità di spesa dei Comuni si blocca lo sviluppo locale. E chi getta sul lastrico i Comuni, getta sul lastrico le imprese. Le ripercussioni della stretta finanziaria agli enti locali trevigiani, hanno colpito pesantemente le imprese, e non da oggi».

 

Giuliano Rosolen, direttore di CNA territoriale di Treviso, si unisce ai primi cittadini della Marca nell’appello ai parlamentari eletti sul territorio a farsi carico delle 10 richieste per una migliore finanzia pubblica elaborate dall’Associazione Comuni della Marca Trevigiana.

 

«O riusciamo ad avere un ambiente competitivo, infrastrutturato e con servizi adeguati, oppure l’economia locale è destinata a correre seri rischi – continua il direttore della CNA -. I nostri Comuni devono poter tornare a investire in sicurezza idrogeologica del territorio, nella manutenzione del proprio patrimonio edilizio e dei beni collettivi, nella realizzazione di strade e altre opere pubbliche, nella riqualificazione delle periferie urbane. Bene fanno i sindaci a chiedere con forza allo Stato di rivedere tutti i meccanismi che negli ultimi anni hanno svuotato gli enti locali della loro autonomia decisionale e finanziaria e compresso all’inverosimile la loro capacità di spesa».

 

«La competitività delle nostre imprese è fortemente legata alla competitività del nostro sistema territoriale – conclude Giuliano Rosolen -. Non possiamo chiedere al privato lo sforzo grande di rimanere competitivo nel mercato globale a beneficio della nostra economia e del benessere generale, se chi deve fare la propria parte per concorrere a costruire un ambiente amico dell’impresa viene privato delle risorse per farlo».

Sabato scorso è ufficialmente iniziata la campagna elettorale del Centro Sinistra. L’annuncio è stato dato durante un incontro con la stampa locale dalla coalizione composta dal PD, da Liberi ed Uguali, rappresentata da Giacomo Nilandi, dalla lista civica il Ponte di Lucio Carraro, da Mogliano Democratica con Mario Civelli, dalla lista 20/24 e dai Socialisti Italiani.

 

La coalizione ha naturalmente dato una idilliaca visione del lavoro fatto sino ad oggi dalla Giunta in carica guidata dal sindaco Carola Arena, presente all’incontro.

 

Nonostante questi toni trionfalistici si possono muovere all’attuale Giunta alcune critiche sul modo di operare e sulle cose realizzate.

 

In primo luogo c’è da rilevare che in Consiglio Comunale materialmente è stata quasi sempre ostacolata un’opposizione grazie all’opera del Presidente del Consiglio.

 

Da più parti viene lamentato un distacco e una distanza tra Giunta, e in particolare tra il sindaco, e la popolazione. La realtà è che i cittadini chiedono appuntamenti al sindaco, ma non vengono mai concessi, i cittadini vengono tenuti distanti.

 

Nella realtà non c’è mai stata la condivisione tanto invocata dalla coalizione in carica durante la campagna elettorale di quattro anni fa.

 

Per le cose realizzate, c’è da dire per esempio che per l’ex Area Maacevi, l’Amministrazione ha solo subito una decisone dei Giudice. È positivo il fatto che sia stata portato a termine un piano di recupero, risolvendo una situazione incancrenita ormai da anni.

 

Tuttavia con questo piano viene autorizzato un supermercato in pieno centro città e dietro all’Abazia, monumento di grande valore storico. Sarà da vedere che fine faranno i piccoli commercianti, le cosiddette botteghe di vicinato, dopo l’apertura del supermercato Cadoro.

 

Un’altra opera pubblica portata a termine, rifacimento di via Zermanesa, è stata realizzata grazie all’accordo con Vega, accordo siglato da precedente amministrazione.

 

Detto questo certamente è positiva l’immagine che il Centro Sinistra sta dando, immagine di coesione e unità e di capacità di alcuni giovani consiglieri impegnati veramente e attivamente soprattutto per i giovani.

 

In chiusura si osserva che, mentre il Centro Sinistra moglianese si muove e si presenta unito, il Centro Destra, l’altro contendente alla poltrona di sindaco alle ormai prossime elezioni, tace e non dà segni di vita. Per il momento non si sa se esiste materialmente e da chi sia composto.

 

 La terza forza, il Movimento Cinque Stelle, presente a Mogliano anche in Consiglio Comunale, rimane ancora un’incognita da non dimenticare e sottovalutare.

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