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Ville venete, l’esempio della Francia

3 minuti di lettura

Le criticità del modello italiano nella gestione di un patrimonio senza uguali

Regione Veneto – Riusciamo a sfruttare al meglio il nostro patrimonio artistico, senza uguali, costituito dalle Ville Venete? Sembra proprio di no. Basta vedere la promozione e la programmazione a sistema delle ville palladiane. La situazione, con la sue criticità se confrontata alla gestone francese dei Castelli della Loira, è stata messa a fuoco da un Dataroom di Milena Gabanelli, nota giornalista, apparso sul Corriere della Sera il 3 luglio 2024, dal titolo “Cosa stiamo sbagliando sul turismo?”

Ville palladiane, le criticità

Le ville palladiane del Veneto sono patrimonio dell’Unesco. Eppure non esiste un sistema di bigliettazione unica, un marchio ufficiale, un sito web istituzionale finalizzato alla promozione.
Mancano una strategia di sostenibilità e un sistema di trasporto pubblico. Tutte cose che invece esistono, ad esempio, nei castelli della Loria in Francia. È quanto emerge dal piano di gestione appena approvato, composto dagli enti interessati e da un Comitato di esperti, a 17 anni di distanza dal Piano di Gestione Unesco.
Le ville venete storiche sono circa duemila, quelle visitabili 323. Il fiore all’occhiello è rappresentato dalle 24 ville progettate dall’architetto Andrea Palladio, e diventate dal 1996 Patrimonio Unesco, ma soltanto dodici (quattro di proprietà pubblica, e otto privata) sono aperte al pubblico. Il piano di gestione Unesco risale al 2007, ma per 17 non è mai stata fatta una calendarizzazione dei progetti. Solo ora il Comitato composto dagli enti interessati (Comuni, Provincia, Regione, Sovrintendenza…) ha approvato il nuovo piano redatto da un team di esperti (architetti, urbanisti, consulenti del settore turistico…) che mette in fila i problemi: non esiste un sistema di bigliettazione unica per le ville palladiane, né un marchio ufficiale, né un sito web istituzionale finalizzato alla promozione turistica (il bando è slittato al 2025 e alcuni proprietari già dicono che non aderiranno). Non c’è una strategia di sostenibilità e non c’è alcun sistema di trasporto pubblico e tantomeno di piste ciclabili che colleghi le ville. Spesso mancano pure i parcheggi per le auto e la segnaletica stradale”.

Il modello francese, «Mission Val de Loire»

300 ville venete, 24 palladiane e i castelli della Loira, ecco perché l’Italia perde la sfida con la Francia
Nel Dataroom la giornalista prende come esempio, per una gestione virtuosa, il modello francese relativo alla valle della Loira.
“La Valle della Loira, con 300 manieri costruiti a partire dal X secolo, è Patrimonio Unesco dal 2000. Venti di questi castelli sono classificati come «Grandi siti» per la loro valenza storica, sei dei quali appartengono a privati: tutti sono aperti al pubblico, organizzati in una «rete» che attira ogni anno 4,7 milioni di visitatori. Il Piano di gestione risale al 2012 ma viene aggiornato ogni dodici mesi per definire un calendario di progetti. A coordinare la parte pubblica, privati e stakeholder c’è un’agenzia unica, «Mission Val de Loire». L’obiettivo è quello di promuovere non tanto il singolo castello ma l’intero sistema-Loira: i monumenti hanno un unico marchio e si vendono pacchetti che consentono di visitare diversi castelli, così che i più famosi trainano gli altri. Si prenota tutto via internet, «esperienze» comprese, visto che all’interno si organizzano molti eventi. Da anni la parola d’ordine è «sostenibilità», e infatti a disposizione dei visitatori ci sono 500 treni al giorno, 159 stazioni e una fittissima rete di pullman che collegano le dimore storiche, oltre naturalmente alla «Loire à Velò»: 900 chilometri di pista ciclabile e 140 percorsi, che attirano 1,2 milioni di ciclisti l’anno con ricadute per 30 milioni di euro”.

Il rischio cementificazione

Il piano approvato dal Comitato di gestione evidenzia che intorno ad alcune dimore è in atto una frenetica corsa alla cementificazione di edifici e centri direzionali… «Vanno previste zone cuscinetto – avverte – altrimenti si rischiano danni irreversibili».
L’Istituto Regionale Ville Venete si occupa di gestire i finanziamenti per la conservazione, mentre Palladian Routes riunisce alcuni proprietari, e al contrario di ciò che suggerisce il nome, i pacchetti turistici non ti portano solo a vedere le bellezze del Palladio, ma a Venezia, a degustare vini in Valpolicella o a fare il tour del Lago di Garda. In sostanza-spiega la Gabanelli nel suo Dataroom- ognuno si muove per conto proprio, al punto che nessuno sa con precisione quanti siano complessivamente i visitatori né quale indotto generino”.
Nel piano redatto dal pool di esperti emerge, tra le altre criticità, il timore che manchi «la percezione delle ville del Palladio come destinazione turistica». Il Veneto è la regione più visitata d’Italia, per questo si punta su Venezia o su Verona, mentre i gioielli palladiani rischiano il progressivo abbandono: «non mettendo a frutto questo patrimonio non si riesce a coprire i cospicui costi di restauro e manutenzione». È ciò che sta già capitando a 15mila dimore storiche italiane (il 45% del totale, 2000 sono completamente disabitate e 500 ridotte a ruderi) e i primi segnali si notano anche nelle ville palladiane.
Il grido d’allarme è chiaro. È necessario quanto prima correre ai ripari per non compromettere questo immenso patrimonio veneto di architettura e cultura.

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