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Durante la conferenza stampa svoltasi questa mattina, lunedì 14 luglio, presso la sede della Protezione Civile a Marghera, il dr. Roberto Rigoli ha illustrato la procedura per il tampone veloce, un test rapido, dal costo di 12 euro, che in 4 o 5 minuti dà la risposta sulla positività o meno al Covid-19.

 

“Ad oggi lo abbiamo provato su circa mille persone. Non dà una diagnosi definitiva ma segnala, qualora ci sia, una positività che va poi confermata. La rapidità dei tempi permette di isolare subito il presunto contagiato. Lo abbiamo già provato sui kossovari arrivati in Veneto e ha evidenziato alcuni casi positivi. Il test agisce e cerca il virus non cerca la presenza degli anticorpi” – ha spiegato il dott. Rigoli che poi, ha eseguito, in diretta, su un giornalista volontario, il test che è risultato negativo.

 

“Un grande risultato – ha sottolineato il Presidente Zaia con soddisfazione – che ci permetterà di intervenire in maniera assoluta e tempestiva qualora si presentino dei focolai.

Abbiamo sequenziato il virus proveniente dalla Serbia che ha rivelato una maggior virulenza rispetto a quello di casa nostra. Del resto ci sono Paesi che stanno passando quello che è successo a noi a marzo. Per questo dobbiamo avere attenzione nei confronti di chi arriva da quei paesi”.

 

Silvia Moscati

È stato il primo locale del centro di Mogliano a seguire l’indicazione dell’ordinanza del 26 giugno scorso firmata dal Governatore Zaia, dove si “liberalizzava” la consultazione dei quotidiani negli esercizi commerciali, nei ristoranti e nei circoli ricreativi. Carlo Maffei, titolare della Casetta Rossa, locale situato nel cuore della città aperto sin dalle 9 del mattino, da domenica scorsa offre ai suoi clienti il servizio della lettura dei giornali. “Ho deciso di riprendere solo questa domenica, anche se si poteva fare da un po’ di giorni perché ho aspettato di conoscere bene le linee guida. Ci sono comunque altri punti un po’ controversi come le patatine e le olive per gli aperitivi, tanto per fare un esempio. Io acquisto porzioni singole da 50 grammi di patatine ma per le olive non so ancora bene come fare” spiega Carlo, moglianese doc, che nella gestione del suo locale si avvale della collaborazione di due dipendenti e altri a chiamata.

 

“Questa era la vecchia sede del Rugby Mogliano e da più 15 anni la gestisco io – racconta Carlo – Durante il lockdown abbiamo anche fatto degli aperitivi monodose, in barattoli da mezzo litro, da asporto, tanto per mantenere il contatto con la clientela, non di certo per guadagnarci! Solo per tenere chiuso, il locale costa 10.000 Euro al mese”.

 

C’è invece chi, tra i bar e le pasticcerie del centro, pensa sia presto per mettere a disposizione i quotidiani. La pasticceria “Casa del dolce” di Antonio Galetto e della moglie Michela, aperta sin dalle 6 del mattino, attenderà ancora qualche settimana.

“Sono sincera, non vedo la gente pronta per condividere le cose in sicurezza, non li vedo pronti a leggere il giornale mantenendo il giusto distacco – è quanto sostiene Michela – aspettiamo ancora un po’ per essere tutti più sicuri”.

 

 

Silvia Moscati

Obbligo di denuncia e di comunicazione al sindaco, al Prefetto e alla polizia, dei soggetti obbligati all’isolamento fiduciario, per  permettere eventuali controlli e misure cautelari.

 

La nuova ordinanza firmata oggi dal Governatore Zaia, che rimarrà in vigore fino al 31 luglio 2020, prevede l’obbligo di isolamento fiduciario di 14 giorni per le persone entrate in contatto con cittadini positivi al tampone che tornano o arrivano da Paesi extra Schengen. Un isolamento previsto anche per le persone che rientrano in Veneto dall’estero, dai paesi “non sicuri” e che abbiano una temperatura superiore a 37.5 gradi con difficoltà respiratorie o altri sintomi riconducibili al Coronavirus.

“Le Ulss poi potranno disporre l’isolamento in strutture alberghiere o extra-ospedaliere nel caso in cui il soggetto positivo viva con i familiari in uno spazio non adeguato”.

 

Le novità più importanti riguardano i lavoratori delle aziende per i quali ci sarà l’obbligo di un doppio test del tampone per quanti rientrino in Veneto dai viaggi di lavoro, provenienti da Paesi che non fanno parte della lista dei 36 Stati*, ovvero da paesi extra Ue. I lavoratori – e le badanti – dovranno così sottoporsi a un secondo tampone di accertamento, anche se il primo è risultato negativo.

 

“Chiedo che a livello nazionale si possa portare al penale la violazione dell’isolamento fiduciario – auspica Zaia. – Mi aspetto che sul ricovero coatto si provveda, e ne ho parlato con il ministro Speranza, a trovare la modalità con un DPCM, in maniera che i sanitari decidano se provvedere all’isolamento fiduciario in casa, e se il caso è grave, di fare in modo di evitare di disperdere il virus sul territorio. Il Tso – ha aggiunto Zaia – non si fa solo per le malattie psichiatriche, lo si fa anche per epidemie o altre attività. E, quando un cittadino ha l’obbligo di essere ricoverato e non può o vuole provvedere alle cure, i sanitari hanno l’obbligo di curarlo. A noi interessa che il virus non si diffonda, e non è una questione di razzismo”.

 

Chi rifiuterà il ricovero ospedaliero, qualora sia necessario, dopo essere risultato positivo al test, sarà denunciato all’autorità giudiziaria, ma l’ordinanza prevede anche una sanzione di mille euro per i lavoratori dell’azienda che si rifiuteranno di sottoporsi al tampone. Sanzioni sono previste anche per le aziende che non segnaleranno all’Ulss di competenza di avere dipendenti da sottoporre ai test perché rientrati dall’estero. Fino ad oggi, chi partiva e tornava in Veneto entro 120 ore di soggiorno, secondo il Dpcm in vigore, non veniva sottoposto alla quarantena. “Oggi con questa ordinanza risolviamo questa mancanza”, ha concluso Zaia.

 

 

Silvia Moscati

 


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1. Austria
2. Belgio
3. Bulgaria
4. Svizzera
5. Cipro
6. Repubblica Ceca
7. Germania
8. Danimarca
9. Estonia
10. Grecia
11. Spagna
12. Finlandia
13. Francia
14. Croazia
15. Ungheria
16. Irlanda
17. Islanda
18. Italia
19. Liechtenstein
20. Lituania
21. Lussemburgo
22. Lettonia
23. Malta
24. Paesi Bassi
25. Norvegia
26. Polonia
27. Portogallo
28. Romania
29. Svezia
30. Slovenia
31. Slovacchia
32. Regno Unito e Irlanda del Nord
33. Andorra
34. Principato di Monaco
35. Repubblica di San Marino
36. Stato della Città del Vaticano

“Un nuovo focolaio di Coronavirus scatenato da una persona rientrata dalla Bosnia ha portato il Veneto da un rischio basso a un rischio elevato, passando da una R con T pari a 0,43 all’1,63”, ha annunciato con voce dura il Presidente Zaia durante la conferenza stampa di oggi. Il Governatore ha poi ricostruito la vicenda legata al viaggio in Bosnia in auto sulla quale viaggiavano 5 persone, ora positivi, che hanno generato 89 isolamenti.

 

“Il paziente zero, rientrato dalla Serbia il 25 giugno, ha iniziato ad avere sintomi lo stesso giorno. Il 28 – continua Zaia – è andato al pronto soccorso, effettuando il tampone e risultando positivo, ma rifiutando il ricovero. Se uno è padrone della sua vita, non deve però poter mettere a repentaglio quella degli altri: ecco perché dico che il Parlamento ci deve dare gli strumenti adeguati. Ricoverato, dopo molta insistenza, anche del sindaco, il 1° luglio, attualmente è in rianimazione ed è pure emerso che il 30, pur sapendo di essere ammalato, ha visto altre persone. Il secondo caso di positività è emerso il 30 giugno, dopo almeno 6 giorni asintomatici, per uno degli altri occupanti dell’auto andata in Serbia, e terzo e quarto il 1 luglio, nel secondo caso per un occupante dell’auto non dichiarato. L’ultimo caso, presso l’Ulss 6 Euganea, riguarda una paziente che si è presentata al pronto soccorso di Schiavonia il 29 giugno, dichiarando di aver avuto contatti con il primo paziente.

 

In questo caso – ha rilevato Zaia – l’indagine è risultata difficoltosa per la negazione di alcuni dati, come lavoro e contatti.  E mi chiedo se abbia senso aver buttato via quattro mesi della nostra vita per ritrovare complottisti e liberisti. L’ordinanza è già potenzialmente scritta e potevo firmarla anche oggi. Ma non sono contento. Per colpa di pochi irresponsabili ora pagheranno tutti”, ha concluso Zaia.

 

Silvia Moscati

Questa mattina, il dott. Diego Ponzin, medico oculista, direttore di Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus, durante la conferenza stampa di aggiornamento sui dati dell’emergenza Covid-19 in Veneto, ha parlato della donazione dei tessuti oculari e del trapianto di cornea in questi tempi di pandemia Covid.

 

“Noi dobbiamo cercare di restituire la vista, garantendo la massima sicurezza al paziente sapendo che anche un tessuto o un organo possono veicolari degli agenti infettanti – ha spiegato il dott. Ponzin. – Dalla fine di febbraio abbiamo dovuto applicare delle norme che aumentavano la sicurezza nella selezione dei donatori per il trapianto. L’effetto è che le donazioni sono diminuite di circa il 25%, ma non si sono azzerate, mentre sono state sospese tutte le attività degli ospedali che erano rimandabili, e il trapianto di cornea, nella maggior parte dei casi, non è un’urgenza. Questo ci ha creato un problema perché ricevevamo delle donazioni che non potevamo distribuire. È stato quindi necessario creare dei percorsi “Covid-free” per permettere ai pazienti che si sottoponevano a trapianto di essere al sicuro dalla possibilità di un contagio in ospedale. Importante per noi è stata la direttiva della Regione Veneto che dal 21 aprile ha ridato il via ai trapianti anche non urgenti. E l’effetto è stato straordinario perché la nostra media era di circa 100 trapianti alla settimana con i nostri tessuti, eravamo scesi a circa 5 trapianti a settimana e con la direttiva del Veneto i trapianti sono ripartiti. Quindi abbiamo preservato il valore della donazione anche durante l’emergenza, ma siamo stati anche utili dal punto di vista epidemiologico perché abbiamo effettuato test a tampone a tutti i donatori e circa uno su duecento è risultato positivo. La scoperta di questi positivi ha permesso di risalire ai loro contatti per spegnere eventuali focolai. Inoltre, insieme all’università di Padova, abbiamo studiato i tessuti donati da donatori positivi. E questo ci ha permesso di scoprire che il virus può nascondersi anche nei tessuti oculari, ma le tracce di virus che abbiamo trovato in questi tessuti non avevano capacità infettanti”.

 

 

Silvia Moscati

“La Comunità scientifica dice tutto e il contrario di tutto” è quanto ha detto oggi in conferenza stampa il Presidente Zaia riguardo alla domanda se lo studio scientifico compiuto a Vo’, condotto dal dott. Andrea Crisanti, sulla non positività dei bambini fino a 10 anni al COVID-19 sia stata tenuta in considerazione sul tema delle mascherine in classe che tanto aveva impegnato i Governatori delle Regioni nella discussione con il Governo.

Il Presidente Zaia ha anche aggiunto: “Mai visto quello studio”.

 

Durante il programma “Mezz’ora in più”, ieri pomeriggio lo stesso dott. Crisanti aveva annunciato la pubblicazione di tale studio sulla rivista Naturericevendo i complimenti del dott. Zangrillo con lui ospite della trasmissione di RAI3.

 

Era stato proprio il Presidente Zaia, lo scorso 21 aprile, a presentare questa importante ricerca che ha coinvolto tutta la popolazione di Vo’, durante la consueta conferenza stampa nella sede della Protezione Civile di Marghera, dove il dott. Crisanti ne aveva personalmente evidenziato l’importanza e aveva dato come data del primo step di risultati, quello riguardante la reazione anticorpale, entro 4 o 5 settimane ovvero fine maggio. E così è stato; in questo mese più volte lo stesso dott. Crisanti ha parlato con vari giornalisti dei risultati di questa ricerca, fornendo il dato che riguardava i bambini: nessuno dei 234 bambini al di sotto dei 10 anni, 13 dei quali hanno vissuto a contatto con positivi in grado di trasmettere l’infezione, è risultato positivo al virus. “Questo dato avvalora l’ipotesi (ancora da verificare) che i più piccoli possano essere immuni al contagio per via del fatto che potrebbero non aver sviluppato ancora un numero sufficiente di recettori (Ace2), che costituiscono la porta di ingresso per il virus” aveva concluso in altre occasioni Crisanti, confortato anche dai successivi test sierologici sui bambini, risultati sempre negativi.

 

E allora perché non “farla vedere” anche al Presidente Zaia? La Regione Veneto è tra i finanziatori della ricerca e si fa fatica a pensare che non possa essere un “visionatore privilegiato”.

Intanto i bambini aspettano che la Comunità scientifica e la Politica decidano su quello che è il loro mondo sociale e culturale, la scuola.

 

Silvia Moscati

In occasione delle ricorrenza e delle celebrazioni per il 25 aprile, anniversario della Liberazione d’Italia, il Presidente del Veneto, Luca Zaia, invia una lettera aperta ai Veneti

 

“75 anni fa l’Italia viveva il momento del riscatto, della liberazione e iniziava il cammino della rinascita e  della ricostruzione. Oggi, a tre quarti di secolo di distanza, c’è una nuova ricostruzione tutta da scrivere, un Paese da reinventare. La domanda che i giovani della Resistenza si facevano allora è: Come vorremmo vivere domani?. È la stessa domanda di oggi, un Paese da ripensare.

 

La lotta di Liberazione fu impegno e sacrificio di popolo, un fatto corale e doloroso. Oggi come ieri avvertiamo tutti il bisogno di un clima di ritrovata fiducia e collaborazione per riuscire ad affrontare insieme questa nuova emergenza, per superare il rischio di una crisi che si preannuncia la peggiore dal dopoguerra. Non vogliamo, e non dobbiamo permettere, che questa emergenza allarghi le distanze e le disuguaglianze tra tutelati e precari, tra chi sta meglio e gli ultimi della fila.
Il primo pensiero corre oggi a chi la guerra e la Resistenza l’ha fatta due volte: la prima, allora, contro un nemico visibile, contro un esercito invasore; la seconda, oggi, contro un nemico invisibile e subdolo. Molti delle oltre 1200 vittime venete del virus appartenevano a quella generazione che è stata protagonista degli anni della Ricostruzione. Sono i nostri nonni, protagonisti di una storia di orgoglio, fatica, immigrazione, povertà, ma anche di riscatto, lavoro, intrapresa, lingua e cultura, che ha fatto grande questo Veneto, non solo nel benessere, ma soprattutto nell’aspirazione alla libertà e alla giustizia. Dobbiamo rendere onore anche a chi non è caduto allora, ma purtroppo cade oggi, con un pensiero di Seneca, preso a prestito dal De brevitate vitae:

Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà te stesso (…) tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi avere tempo.

 

A loro va il nostro silenzioso ricordo e omaggio, insieme a quello che tributiamo ai tanti veneti che combatterono ieri fino a dare la vita per libertà e giustizia: medici come Flavio Busonera; sacerdoti come don Giovanni Apolloni; vescovi come mons. Girolamo Bortignon; giovanissime staffette come Tina Anselmi; giuristi come Silvio Trentin; intellettuali come il rettore Concetto Marchesi; insegnanti di scuola come il professor Mario Todesco e tanti altri che vivono nei nomi delle nostre strade e delle nostre scuole e istituti, oltre a tutti quelli che non hanno avuto gli onori dei libri di storia ma che sono stati determinanti per l’affermazione della libertà.

 

L’applauso più sentito è il solenne silenzio, scriveva Egidio Meneghetti, il farmacologo della scuola di Medicina dell’Ateneo patavino, che divenne rettore dell’Università di Padova  all’indomani della Liberazione, mentre ricordava il sacrificio di tanti studenti e docenti di quello che era l’ateneo della regione. Quella stessa università, medaglia d’oro della Resistenza per il valore militare, alla quale guardiamo oggi come punto di riferimento della ricerca scientifica e delle scienze mediche nella battaglia contro questa pandemia. Una battaglia che ci vede tutti protagonisti di un inedito percorso di resilienza e di ritrovato impegno a liberare le energie migliori per la nuova ricostruzione che ci attende”.

La Regione Veneto guarda ai più piccoli e, in vista della fase 2, intende avviare in via sperimentale la riapertura di servizi e scuole per i bambini 0-6 anni. Questo l’obiettivo del primo confronto tra gli assessori alla Sanità e Sociale, Manuela Lanzarin, e alla Scuola, Elena Donazzan, l’Ufficio scolastico regionale e i responsabili e gestori delle scuole statali, paritarie e private dell’infanzia, che ha coinvolto anche i sindaci (Anci), il dipartimento regionale di prevenzione sanitaria e la federazione dei pediatri di base (Fimp).

 

Al centro del confronto i bisogni dei circa 140 mila bambini under 6 del Veneto che, prima dell’emergenza sanitaria, frequentavano un nido o una scuola per l’infanzia. In Veneto, infatti, un quarto (25.673) dei bambini della fascia 0-3 anni, frequenta un nido o un servizio per la primissima infanzia. E nella fascia 3-5 anni, sei bambini su 10 frequentano una delle 1119 scuole d’infanzia paritarie (per un totale di 73.518 bambini), e 41.377 sono iscritti a una scuola d’infanzia statale.

 

“I bambini sono i primi ad aver bisogno di uscire, socializzare e ritrovare i loro coetanei – ha premesso Manuela Lanzarin. –  E i genitori, per poter rientrare al lavoro, devono risolvere in via prioritaria il problema a chi affidare i propri figli. Le scuole e i servizi per l’infanzia dovranno essere le prime a riaprire, non appena ci saranno le condizioni epidemiologiche per riprendere la vita di comunità. E non dovranno farsi trovare impreparate: già da ora dobbiamo studiare regole e protocolli per sperimentare un ritorno alla normalità nella scuola, a cominciare dalla prima infanzia ”.

 

La Regione Veneto intende intervenire, evitando soluzioni fai-da-te e offrendo ai più piccoli luoghi ed esperienze sicure e controllate, per cercare un ritorno ‘controllato’ alla normalità.

Il rischio zero non ci sarà mai – ha premesso l’assessore alla Sanità – tutti dobbiamo imparare a convivere con il virus prendendo gli accorgimenti necessari ed individuando le soluzioni migliori per rispondere ai bisogni dell’infanzia e delle famiglie; bisogni che non sono solo sanitari, ma anche educativi, pedagogici, di socializzazione e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

 

Anche per l’assessore regionale alla scuola  “è necessario ragionare su un approccio possibile, guardando ai bisogni dei ragazzi e delle famiglie”. “Tutte le regioni italiane si stanno interrogando su modalità, tempi e prospettive del riavvio dell’attività scolastica – ha sottolineato Elena Donazzan. – Il Veneto potrebbe essere la prima regione a definire un protocollo sanitario condiviso: abbiamo già maturato una positiva esperienza sotto il profilo sanitario, che ci conforta e ci autorizza a guardare all’immediato futuro con fiducia.  Regressione, conflitto, atteggiamenti oppositivi sono i sintomi già evidenti dei disagi profondi vissuti dai bambini in questa fase presenti. I bambini più piccoli difficilmente beneficiano della didattica a distanza. Ma anche i ragazzi delle scuole medie, che vivono una fase di crescita ad alta conflittualità familiare, soffrono di questa fase di segregazione e hanno bisogno di tornare a vivere esperienze educative di socializzazione, possibilmente valorizzando anche i mesi  di giugno, luglio e agosto. Dobbiamo ragionare con lungimiranza e in prospettiva tenendo conto non solo del rischio sanitario, ma anche di quelli educativi, e dei problemi  economici delle famiglie”.

 

In Veneto l’andamento epidemiologico nel territorio  ha evidenziato sinora pochissimi casi di contagio tra i bambini. L’attivazione dei centri estivi nel territorio potrebbe avvenire in modo graduale, a partire dalle province o zone dove si registra il minor numero di casi positivi.

 

Ma i gestori delle scuole chiedono indicazioni chiare e protocolli sanitari condivisi. I rappresentanti dei servizi per l’infanzia e delle scuole  paritarie (Fism, AssoNidi, Aninsei Confindustria) e il presidente Anci Veneto hanno formulato le prime proposte per riorganizzare ambienti e vita educativa nelle scuole e nei servizi dell’infanzia secondo criteri di sicurezza: ambienti sanificati,  la fornitura a tutti i dipendenti di mascherine e gel, la garanzia del monitoraggio sanitario, la misurazione della temperatura quotidiana, il cambio quotidiano del vestiario, l’igienizzazione delle calzature. I gruppi-classe non dovranno superare i 15 bambini, dovranno essere previste fasce orarie ‘allargate’ per ingresso e uscita in modo di evitare assembramenti, attenzione ai contatti, allontanamento immediato in caso di eventuali sintomi e riammissione sorvegliata accompagnata da presentazione del certificato medico.

 

Il confronto in Regione proseguirà la settimana prossima quando le proposte operative di Comuni e gestori delle scuole e servizi per l’infanzia verranno messe a confronto con i protocolli e i piani di salute pubblica già attivi in Veneto e si scriverà un documento di sintesi e di indirizzo per il riavvio di questo particolare segmento dei servizi scolastici.

“Su quanto accaduto nelle Rsa del Veneto non accettiamo alcun scaricabarile: vanno chiarite le responsabilità: lo dobbiamo anzitutto ai familiari delle vittime, a chi ancora sta lottando contro la malattia e a chi lavora nelle strutture. I numeri in tutta la provincia di Treviso, la più colpita dopo Verona e Padova, sono pesanti con 58 morti riconducibili a COVID-19 e in particolare inquieta la situazione di Casa Fenzi, dove i conti non tornano”. È quanto chiede il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, preannunciando anche un’interrogazione alla Giunta sulla struttura di Conegliano, su cui c’è un’indagine della Procura di Treviso, e le altre residenze per anziani della Marca in cui il contagio è particolarmente elevato.

 

 

“Secondo la Ulss 2 i decessi per COVID-19 a Casa Fenzi sarebbero 7, ma nei primi 15 giorni di aprile ci sono state ben 25 vittime. Il primo caso risale al 20 marzo e la direzione fa sapere di aver chiesto un intervento della task force dell’Ulss senza però aver avuto risposta. Solo dal 26 marzo, in seguito ad altre quattro morti, è stato deciso di bloccare i nuovi ingressi di ospiti nella struttura, mentre i primi tamponi sono stati effettuati il 29 con gravissimo e colpevole ritardo, salvo sospenderli tre giorni dopo per mancanza di reagenti. Le reiterate richieste di completare i test, fornire dispositivi di protezione e reperire personale sono rimaste a lungo inascoltate. È evidente che ci siano stati dei ritardi, con conseguenze tremende, tant’è che ora su 184 ospiti ben 100 sono positivi. Non fare subito i tamponi ha comportato il tenere assieme contagiati e non, stendendo così un tappeto rosso al Coronavirus. È doveroso capire come mai e di chi sono le responsabilità – insiste Zanoni – Non si tratta di una casualità, poiché molte strutture sono invece risultate immuni al contagio. La magistratura farà il proprio lavoro, ma la Regione, oltre alle dirette tv, deve aprire come minimo un’indagine accurata: lo dobbiamo ai nostri anziani, ai loro familiari, al personale che vi lavora e soprattutto alle povere vittime”.

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