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“Il Veneto ha una lunga storia e un solido futuro di amicizia, collaborazione, condivisione di valori con la sua comunità ebraica, tra le più significative e attive d’Italia. È giusto, ed è bello, festeggiare con loro il capodanno ebraico numero 5.779 con l’augurio più sincero di prosperità, pace, serenità”.
Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto rivolge il suo augurio alla comunità veneta, nazionale e mondiale, nel giorno del capodanno ebraico.

 

“Shanà Tovà! – dice Zaia pronunciando l’augurio in lingua ebraica – a un popolo al quale ci accomunano grandi princìpi anche identitari e che ha una straordinaria storia di relazioni proprio in Veneto dove, a Venezia, si trova il ghetto più antico d’Europa, luogo che ogni anno ci trova fianco a fianco a ricordare l’orrore della Shoah e per rinsaldare profondi sentimenti di amicizia e stima reciproca e l’impegno comune per non dimenticare, per ricordare, per combattere il negazionismo strisciante, sul web ma non solo, per portare la vicinanza del Veneto e dei Veneti al popolo ebreo”.

 

Zaia ricorda che “questi sentimenti si sono tradotti anche in un’azione concreta, attraverso il protocollo di collaborazione siglato nel maggio 2016 per festeggiare i 500 anni del Ghetto, nel cui ambito la Regione ha investito 170mila euro per le iniziative di carattere culturale e 300 mila euro per gli investimenti strutturali”.

“Esprimo la più ferma condanna ai vili aggressori di Firenze e la mia solidarietà ai militanti della Lega. Quando gesti come questi, degni della prepotenza squadristica di vecchia memoria, prevalgono sul diritto alla libera espressione del pensiero e alla manifestazione pubblica delle convinzioni politiche, significa che la democrazia è in pericolo”. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, biasima con fermezza l’aggressione subita da alcuni militanti della Lega nella città dell’Arno, assaliti e insultati da tre estremisti al gazebo dove stavano distribuendo volantini.

 

“Purtroppo sono episodi che si ripetono in giro per l’Italia – sottolinea Zaia – sintomo di un clima di intolleranza civile e ideologica che alberga in una certa parte politica, indifferente ai principi del rispetto umano e allergica alle regole del confronto
democratico”.

 

Ringrazio – aggiunge il presidente del Veneto – le forze dell’ordine che, ancora una volta, hanno fatto argine al vandalismo più bieco, identificando gli aggressori”.

 

“Per quanto ci riguarda, non ci fermo intimorire – prosegue Zaia – e continueremo, dentro e fuori le istituzioni, ad applicare la regola del ‘buon senso’, ad affrontare i problemi dei comuni cittadini e a dire la nostra sui temi importanti della società e del
Paese”.

In contemporanea con l’annuncio su Facebook del Presidente Zaia, di aver inviato al ministro per gli affari regionali la proposta di legge delega per l’autonomia del Veneto, abbiamo letto sulle agenzie l’annuncio del presidente della Liguria Toti di avvio del percorso dell’autonomia come scelta strategica sul fronte della portualità, affinché Genova diventi ‘il principale crocevia delle merci in movimento nel Mediterraneo e verso i mercati del centro e nord Europa’.

 

Non sembra invece che chi governa il Veneto abbia presente quanto sia altrettanto strategico restituire al porto di Venezia l’accessibilità nautica, sacrificata sull’altare della salvaguardia affidata al sistema MOSE, per cogliere la straordinaria opportunità che esso sia il punto di arrivo della via commerciale della Seta e possa competere alla pari con i porti del Nord Europa (oltre che di Atene e Instanbul). Accessibilità possibile solo con la realizzazione del VOOPS (Venice offshore onshore port system), di cui però Zaia non sembra interessarsi.

 

Eppure, senza difendere fermamente la centralità per tutto il Nordest del rilancio di quello che fu per secoli l’asset strategico della potenza della Serenissima, cioè il suo porto tra Europa e Oriente, neppure il valore dell’autonomia e dell’autogoverno che Zaia si accinge ad esigere potranno esprimere tutte le ricadute positive che auspichiamo per il bene dei Veneti di oggi e delle future generazioni. Rimanendo fedeli alla vocazione di Venezia, città che – riprendendo le parole rivolte nel 1198 da una delegazione di messi veneziani a Papa Innocenzo III – “non si preoccupa d’agricoltura, ma piuttosto rivolge i propri sforzi alla navigazione e ai commerci”.

(“Nostra civitas non agricolturis inservit, sed navigiis potius et mercimoniis est intenta”).

 

Simonetta Rubinato

“È un grande segnale di civiltà. La raccolta differenziata da noi la si fa, e la si fa in maniera corretta perché è diventata un fatto culturale”. È il presidente della Regione Luca Zaia a dirlo, commentando il report Istat sui rifiuti, da cui emerge che il Veneto si conferma al top fra le regioni nella raccolta differenziata attestata al 74,3%.

 

“Abbiamo delle comunità in giro per l’Italia che non la fanno – aggiunge Zaia – e i dati ce lo confermano. Per assurdo, se qui da noi si togliesse la raccolta differenziata, ci sarebbe una sollevazione popolare. Quindi questo grande risultato va riconosciuto ai nostri cittadini. Noi come amministrazione abbiamo coordinato e abbiamo proposto le modalità per un servizio efficiente ma c’è da dire che qui c’è stata una vera chiamata di popolo. Vanno premiati altresì i cittadini che fanno la raccolta differenziata, magari con un segnale tangibile anche sul fronte delle tasse, perché non è possibile che da un lato ci sia una comunità che non inquina e risparmia e dall’altro ci sia ancora chi butta i rifiuti dal finestrino dell’auto”.

 

“A mio avviso ci sarebbe quindi da inasprire le pene – conclude il presidente veneto – perché chi inquina o uccide qualcuno o qualcosa, mentre andrebbe premiato chi invece si comporta correttamente. Fondamentale è investire sui bambini. In Veneto il processo educativo è partito dalle scuole e dal fatto che i bambini andando a casa hanno cominciato a fare lezione ai genitori rispetto alla differenziazione dei rifiuti. Un plauso ai miei Veneti: sono orgoglioso di loro”.

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha trasmesso al ministro per gli Affari regionali Erika Stefani una lettera accompagnata dalla proposta di legge delega per il riconoscimento dell’autonomia differenziata, in attuazione del terzo comma dell’art. 116 della Costituzione.
Il testo della proposta, elaborato dalla Commissione trattante istituita dalla Giunta regionale a seguito degli esiti del referendum regionale del 22 ottobre scorso, disegna – anticipa il presidente – un “innovativo percorso istituzionale”, che prevede la stipula di una intesa tra Governo e Regione per una legge delega che dettagli “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” per tutte le 23 materie previste dalla Costituzione.
La proposta inviata dal Veneto al Governo suggerisce anche una ipotesi di legge delega: in otto articoli il testo individua i principi di carattere generale, composizione e modalità della commissione paritetica che dovrà predisporre i decreti legislativi e l’ambito di attribuzione di competenze nelle 23 materie.
“Con questo contributo – dichiara il presidente – il Veneto auspica la positiva prosecuzione del dialogo istituzionale già instaurato con il governo, nel rispetto delle aspettative espresse dai 2.273.000 veneti che si sono pronunciati con la consultazione referendaria di nove mesi fa”.

“Con Carlo Benetton si è spento un imprenditore avveduto, lungimirante e di grande capacità operativa che, assieme ai fratelli Giuliana, Gilberto e Luciano, ha partecipato alla fondazione di una delle imprese che ha portato il nome del Veneto, le sue eccellenze e capacità innovative nel mondo intero”.
Con queste parole, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia il suo cordoglio per la morte del più giovane dei quattro fratelli della notissima famiglia di imprenditori trevigiani.
“Come ministro dell’Agricoltura – ricorda Zaia – ebbi modo di visitare insieme a lui l’Azienda Maccarese di cui si occupava, scoprendo un modello di agricoltura innovativa e sostenibile”.

“Oggi è stato certificato che, oltre ad aver governato bene, abbiamo gestito correttamente e oculatamente un bilancio di oltre 14 miliardi di euro. Una promozione attesa per un Veneto che una volta di più ha dimostrato di essere una delle Regioni più virtuose d’Italia”.

 

Lo ha detto ieri mattina il governatore Luca Zaia, a Ca’ Corner, sede della Prefettura di Venezia, a conclusione della pubblica udienza della Sezione di Controllo per il Veneto della Corte dei Conti che, dopo la relazione del magistrato istruttore, Giampiero Pizziconi e la requisitoria del Procuratore regionale, Paolo Evangelista, ha parificato il rendiconto generale della Regione per l’esercizio finanziario 2017 con la sola eccezione del canone di locazione finanziaria ed oneri accessori per l’acquisto del l’immobile “ex Palazzo compartimentale FF.SS.”, oggi chiamato “Palazzo della Regione”. Una criticità, peraltro, alla quale la Regione, come ha rilevato lo stesso Procuratore, “ha posto rimedio… a partire dall’esercizio 2018”.

 

Dopo aver ringraziato la presidente della Sezione regionale, Diana Calaciura Traina e l’intero collegio “per il poderoso e bel lavoro compiuto da tutti”, Zaia ha sottolineato come questo sia frutto dell’alto livello di collaborazioni instauratosi nel corso di questi anni tra la Regione del Veneto e la Sezione regionale della Corte dei Conti, nel rispetto dei diversi compiti e responsabilità.

 

“Questo bilancio è anche figlio vostro”, ha detto il governatore rivolgendosi ai magistrati, sottolineando l’importanza del loro ruolo di giudici ma anche di preziosi ispiratori delle soluzioni più idonee per una gestione efficiente delle risorse pubbliche, nel rispetto delle leggi.

 

E a proposito di queste ultime, Zaia ha denunciato come molte siano “fatte male” e “creino solo danni” e ha ricordato come l’anno scorso la Regione sia riuscita “nonostante gli stringenti vincoli di finanza pubblica, a effettuare investimenti per oltre 200 milioni di euro tramite l’impiego di avanzo vincolato a beneficio del territorio, degli Enti locali, dei settori produttivi, di cittadini e imprese ed anche il fittizio disavanzo di circa 2,5 miliardi di euro non rappresenta altro che una cospicua quantità di risorse finanziarie destinate dalla Regione per anticipazioni di liquidità in favore della Sanità che hanno ridotto i tempi di pagamento delle aziende sanitarie venete e per investimenti sul territorio sul fronte della realizzazione di infrastrutture e di interventi di salvaguardia del territorio”.

 

“Ma ciò che deve emergere da ogni analisi e relazione – ha detto Zaia – è la virtuosità del Veneto, il fatto che i risultati raggiunti sul fronte degli equilibri di bilancio e dei saldi di finanza pubblica siano ancora più prestigiosi alla luce della non applicazione della nostra Regione, unica in Italia a Statuto Ordinario, della maggiorazione sull’addizionale Irpef, rinunciando a poco meno di 1,2 miliardi di euro annui, che non vogliamo sottrarre alle famiglie e alle imprese”.

 

 

Un altro dato deve essere evidenziato – ha proseguito il governatore –, quello della cosiddetta ‘spesa libera’, drasticamente diminuita nel corso degli anni. Basti pensare che l’ammontare delle risorse a disposizione degli assessorati per lo svolgimento delle proprie attività, a causa soprattutto dei costanti tagli ai trasferimenti da parte dello Stato, è passato dai 491 milioni di euro del 2010 agli attuali 51 milioni!”

 

Zaia ha poi ricordato altre importanti performance del Veneto tra le Regioni a Statuto Ordinario: la spesa corrente pro capite più bassa, 2.143 euro contro una media di 2.295; la seconda spesa di personale pro capite più bassa, 25 euro contro la media di 37 euro. Ma non basta: la Regione, ha evidenziato Zaia, ha rispettato nel 2017 l’indicatore di tempestività dei pagamenti, avendo pagato in media con 1,71 giorni di anticipo rispetto alle scadenze previste, mentre, per quanto concerne il tasso medio complessivo su tutto l’indebitamento dell’Ente, compresi i tassi di copertura sui “derivati”, questo si attesta sul valore di appena 1,9%, difficilmente riscontrabile in altre realtà regionali, che equivale in termini pro-capite a circa 12 euro rispetto alla media nazionale di 31 euro.

 

Il presidente della Regione ha poi apprezzato il passaggio contenuto nella relazione della Corte relativa all’autonomia e ha sottolineato la straordinaria rilevanza delle recenti considerazioni svolte su questo tema dal Procuratore Generale della Corte dei Conti, Alberto Avoli, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato, sostenendo che “… la ripartizione dei flussi finanziari dallo Stato alle Regioni deve tenere conto del principio per cui le entrate tributarie maturate in un territorio debbono in una parte sostanziale essere destinate ai bisogni di quel territorio. Il collegamento fra prelievo fiscale e territorio può ritenersi utile a recuperare il rapporto fra cittadini ed istituzioni. La restante quota si definisce di coesione, in quanto volta a consentire la copertura dei servizi generali e degli oneri di solidarietà nazionali”.

 

Il governatore si è soffermato anche sulla questione dei “progetti di finanza” e sulla necessità che sia approvata al più presto una legge che consenta la chiusura di “vecchie partite” che si trascinano dannosamente per troppo tempo. “Noi abbiamo alcuni progetti concepiti in momenti storici superati e lontani – ha detto – e vorremmo poterci liberare di questi che sono ormai diventati dei veri e propri fardelli, senza incorrere nel rischio di essere accusati di danno erariale”.

 

Infine, Zaia ha ricordato l’impegno che la Giunta continua a profondere sul fronte dell’alienazione del patrimonio immobiliare: “Abbiamo venduto beni non funzionali all’oggetto sociale della Regione per 8 milioni di euro – ha detto – e meglio ancora avremmo potuto fare se fossero snellite le norme in materia di alienazioni: se sul piano legislativo ci viene data una mano, facciamo pulizia di immobili e società, magari destinando le risorse ottenute al sociale”.

“Sulla via del Mare Zaia recita tutte le parti in commedia: da un lato promette che si farà, dall’altro dimentica di rispondere al consiglio sulla verifica del project financing avviata tre anni fa. Non può continuare a illudere un territorio, ricordandosi di questa fondamentale infrastruttura alla vigilia della stagione estiva, quando ogni weekend si ripropongono i soliti problemi di viabilità con code chilometriche, per poi riporre in un cassetto il progetto sul quale avevamo espresso tutte le nostre riserve perché non rispondente alle esigenze dei comuni attraversati e non risolutivo nel tratto finale”. È quanto dichiarano Bruno Pigozzo e Francesca Zottis, consiglieri regionali del Partito Democratico commentando la promessa del governatore sulla Superstrada veloce da Meolo a Jesolo, il cui futuro è in sospeso da tempo.

 

“Albergatori, imprenditori e non solo loro insistono con forza affinché si vada avanti perché siamo già in forte ritardo. La messa in sicurezza della strada è prioritaria, ma non sufficiente per risolvere i problemi di traffico che coinvolge pesantemente anche il tratto Jesolo-Cavallino. È un progetto fondamentale di cui si parla da un decennio. Tre anni fa la Regione ha fatto una scelta di revisione dei project financing, incluso questo: a che punto siamo? Se l’iter è stato completato, quali sono le conclusioni? Abbiamo chiesto più volte delucidazioni che non sono mai arrivate”, affermano i due esponenti del PD annunciando un’interrogazione in modo da avere un quadro completo”.

 

“Negli ultimi giorni abbiamo letto varie ipotesi, compresa l’idea di uno svincolo per Cavallino Treporti ma non abbiamo alcuna certezza. Zaia e l’assessore De Berti vengano in Consiglio a dirci, una volta per tutte, cosa intendono fare”.

“L’arroganza non paga, anzi costa. Centinaia di migliaia di euro per una bocciatura che era scontata. In pochi giorni Zaia ha incassato una doppia batosta, inevitabile conseguenza di una politica vuota di contenuto. A Venezia come in Bahrein stesso risultato: prima l’inno e adesso le Colline del Prosecco. Sia mai la volta buona che si metta davvero a lavorare per risolvere i veri problemi del Veneto”. Così Graziano Azzalin commenta la notizia arrivata da Manama, dove la candidatura delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene a Patrimonio Unesco è stata respinta con 12 voti contrari e nove favorevoli. Le osservazioni di Icomos riguardanti unicità e storicità del paesaggio sono risultate dunque fondate.

 

“Il presidente non ci ha neanche messo la faccia, mandando in Bahrein l’assessore Corazzari, ben sapendo che l’esito era scritto. La Giunta continua a mascherare la propria incapacità politica dietro provvedimenti propagandistici, in una campagna elettorale permanente. Le leggi identitarie, ‘prima i veneti, regolarmente impugnate per incostituzionalità, l’inno da inserire in Statuto, stoppato dalla stessa maggioranza, poi la battaglia per il riconoscimento Unesco finita nel nulla. A favore c’erano i Paesi del sud come Tunisia e Tanzania, contrari tra gli altri Francia e l’Ungheria dell’amico di Salvini Orban. Insomma si è sempre a sud di qualcuno, chissà che la Lega non impari la lezione e ne guadagni anche in termini di umanità. Si sapeva che non c’erano i presupposti per ottenerlo, eppure Zaia ha speso centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici e illuso un intero territorio, incentivando (direttamente e indirettamente) gli agricoltori a produrre Prosecco, senza preoccuparsi delle conseguenze”.

 

“Per la valorizzazione di un’area non c’è bisogno di un patentino o di un riconoscimento universale, che devono semmai arrivare come conclusione di un percorso e da uno sviluppo che sia sostenibile e compatibile – conclude il consigliere dem – La Regione se vuole davvero aiutare i produttori abbandoni slogan e avventure velleitarie, incentivi invece una vera riconversione, riducendo drasticamente l’utilizzo di sostanze chimiche dannose per l’ambiente e per la salute”.

 

Sul tema della candidatura respinta dall’Unesco si batte anche il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea  Zanoni, dicendo: “La specificità e la bellezza di questo territorio meritano senza dubbio dei riconoscimenti, ma è inimmaginabile che vengano dati a un’area in cui vengono utilizzate migliaia di tonnellate di sostanze chimiche di sintesi dannose per la salute umana e l’ambiente”.

 

“È la terza bocciatura incassata dalla Regione, davvero non capisco l’entusiasmo di Zaia e Corazzari convinti che riproponendo il dossier l’anno prossimo finalmente otterranno il ‘bollino’ Unesco. Serviranno ulteriori studi e altri soldi, come se finora ne fossero stati spesi pochi. Solo dalla Regione sono arrivati 433mila euro, a cui si aggiungono i 90mila della Provincia di Treviso e i finanziamenti di Camera di Commercio e Consorzi. Ufficialmente siamo a 763mila euro, ma sulle cifre non c’è mai stata sufficiente chiarezza. È uno spreco immane di denaro pubblico, di cui Zaia dovrà rendere conto. La smetta con le avventure propagandistiche e si occupi dei veri problemi dei veneti. Inclusa, certo, la valorizzazione delle Colline della Marca”.

 

Vogliamo davvero promuovere questo territorio, farlo diventare sempre più appetibile per il turismo e vantarci di un prodotto a livello internazionale? Ci sono delle modalità e dei mezzi utili allo scopo e, soprattutto, amici di biodiversità, ambiente e della salute dei cittadini che vivono nelle Colline del Prosecco. Questa agricoltura va riconvertita a un modello totalmente biologico, libero da prodotti chimici di sintesi che poi vanno a finire nei nostri fiumi arrivando poi nelle nostre tavole. Una svolta – conclude Zanoni – che Zaia ha più volte annunciato con slogan roboanti ma che non ha ancora trovato conferme in provvedimenti concreti”.

L’esponente del Popolo della Famiglia e già fondatore dei Pescatori di Pace Lorenzo Damiano ha parlato all’indomani della sfilate del Gay Pride, avvenute in tutta Italia.

 

Lorenzo Damiano, esponente del Popolo della Famiglia e già fondatore dei Pescatori di Pace, ha commentato così le sfilate del Gay Pride che lo scorso weekend hanno invaso numerose piazze d’Italia: “Abbiamo sentito parlare di diritti, abbiamo sentito parlare di orgoglio. Eppure abbiamo assistito a spettacoli indecenti in tutta Italia che nulla hanno a che vedere con l’omofobia e con la rivendicazione di chissà che cosa: personalmente mi è sembrato più l’ennesimo sdoganamento di spettacoli osceni in luogo pubblico che altro. E questo è inaccettabile come è inaccettabile che si conceda la possibilità di vedere sfilare persone nude, con scritte oscene nel bel mezzo della piazza pubblica senza proteggere i bambini e le famiglie da certi scempi che si sono visti e letti. Cose vergognose”.

 

Damiano, candidato in Veneto per le politiche, ha quindi ringraziato il presidente della sua Regione Luca Zaia che ha negato il patrocinio alla manifestazione e ha chiuso: “Senza vergogna, alcuni partecipanti di questa manifestazione hanno preso in giro e offeso milioni di cristiani nel mondo, approfittando di questa manifestazione per vomitare il loro odio contro la religione cristiana e Gesù. Non a caso, forse, si sono scelte certe città d’Italia a partire da Pompei, dove è nota la fede nella Madonna, o Padova, conosciuta nel mondo per essere la città del Santo. I poteri forti che muovono le fila di queste oscenità non lasciano nulla al caso. Se avete notato, infatti, molti dei partecipanti si sono presentati con croci rovesciate, sbeffeggiando immagini o simboli sacri, o addirittura inneggiando a satana. Ditemi voi cosa c’entrano i diritti. Il mondo gay prenda le distanze da certe oscenità e mancanze di rispetto. La Chiesa si faccia sentire e difenda i suoi valori”.

 

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