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“Sono orgoglioso di un primato che dedico ai nostri imprenditori, operatori e lavoratori del turismo. Se questa terra veneta è la più amata dai turisti di tutto il mondo lo si deve a persone lungimiranti che, fin dal dopoguerra, sono andati in giro per il globo a promuovere il Veneto che usciva dalla povertà e conosceva l’emigrazione. Abbiamo avuto e abbiamo grandi imprenditori, che hanno cominciato senza internet a viaggiare con la valigia di cartone con dentro le bellezze della loro terra, che hanno creduto nei fenomeni turistici ancor prima che iniziassero con la globalizzazione. Grandi uomini che hanno mantenuto nel sangue lo spirito di Marco Polo e della Repubblica veneta. Da qui, e dalla modernità e capacità degli attuali imprenditori, è nato un fenomeno da 70 milioni di presenze l’anno, è nata la prima economia del Veneto”.

 

Così il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, dedica il premio “Italia Destinazione Digitale” come regione italiana più amata dai turisti stranieri nel 2019 assegnato al Veneto nel corso della manifestazione fieristica TTG Travel Experience di Rimini.

 

“Sapere di avere il turismo straniero al nostro fianco – aggiunge Zaia – è un grande stimolo per essere ancora più performanti, per garantire vacanze ecosostenibili, e una sempre maggior differenziazione del prodotto per accontentare tutti, ma proprio tutti i gusti e per dare servizi sempre più avanzati, come la sicurezza sanitaria”.

 

“Non a caso – prosegue il Governatore – il Veneto è l’unica terra al mondo a poter offrire in distanze così brevi i monti, il mare, i laghi, le città d’arte, i parchi naturali, le città murate, il Delta del Po, lo charme di centinaia di piccoli borghi, ognuno dei quali può essere uno scrigno prezioso di emozioni. Il tutto accompagnato da un’altra grande perla veneta che sono le produzioni agricole e la loro qualità, con l’infinita gamma di proposte dell’enogastronomia e con oltre 350 prodotti tipici. Questo è il mix d’oro che, con la storia e la cultura, ha fatto e farà crescere il Veneto turistico”.

Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha partecipato, oggi a Roma, alla riunione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province Autonome.

 

Al termine, il Governatore ha rilasciato alcune dichiarazioni.

 

Zaia su autonomia

 

 

Zaia su soluzioni a carenza

 

 

 

 

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“Visto che il Ministro Provenzano sembra essere il più informato di tutti sulla proposta di autonomia del Veneto sono certo che saprà dire agli italiani, in tempi brevissimi, quali ne sono i contenuti; cosa ne pensa, invece, dell’autonomia siciliana; e, di conseguenza, i motivi tecnici per cui la Sicilia può avere la sua autonomia e il Veneto no; perché l’autonomia siciliana va bene ed è “virtuosa” e quella chiesta dal Veneto spacca l’Italia e penalizza il Paese; qual è il modello di autonomia (par di capire non quello siciliano) che, secondo lui, fa sì che il federalismo sia un sistema che aumenta i costi”.

 

Così il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ribatte al Ministro per il Sud, che ha dichiarato oggi che la proposta di autonomia del Veneto “spaccava l’Italia”.

 

“Da buon siciliano esperto di economia, vice direttore dello Svimez che si occupa di sviluppo economico del meridione, in passato capo segreteria dell’Assessore all’Economia Luca Bianchi della Giunta Crocetta in Regione Siciliana, e poi consulente del Ministro Andrea Orlando in materia di ambiente – aggiunge Zaia – di certo sarà facilmente in grado di spiegarci i contenuti che rendono economicamente e gestionalmente efficiente e virtuosa l’autonomia siciliana, visto che si dice così preoccupato della proposta veneta”.

 

Zaia conclude con una domanda al ministro Provenzano: “nelle sue dichiarazioni – chiede – ha usato il verbo ‘spaccava’, al passato. Forse che il Governo di cui fa parte ha già deciso qualcosa? Se sì, ci dica cosa. O dedichi qualche ora del suo tempo a studiare la proposta di autonomia del Veneto per poterne parlare con cognizione di causa”.

Riceviamo e trasmettiamo nota di Daniele Giordano, Segretario Camera del Lavoro di Venezia, riguardo alla questione affitti Ater

 

Come Cgil – dichiara Daniele Giordano, Segretario della Cgil CdLM Veneziana – da settimane stiamo raccogliendo numerosissime segnalazioni da parte di inquilini Erp di case Ater o Comunali che si trovano in grande difficoltà per l’attuazione della riforma regionale sui canoni di locazione. 

 

Stiamo parlando di un fenomeno molto diffuso, dato che l’Ater di Venezia gestisce 9.718 abitazioni totali, di cui 8.651mila Erp, a cui si aggiungono 950 alloggi amministrati per conto dei Comuni. 

 

Nessuno ha mai difeso i furbetti nella case – prosegue Giordano – per questo è inaccettabile che la Regione utilizzi questo argomento per coprire una riforma che fa acqua da tutte le parti. In questi anni Regione e Comune potevano fare un opera vera di approfondimento su tutte le eventuali situazioni di dubbio dei “furbetti” inquilini di case Erp o Comunali. La domanda che ci poniamo è perché in questi anni non si sia fatto nulla e perché solo oggi emergano situazioni gravi che dovevano essere già affrontate. 

 

Non vorremmo che questo gioco servisse a coprire i moltissimi i casi in cui viene denunciato un drastico incremento degli affitti, in alcuni casi anche del 300%, o avvisi di possibili sfratti entro i 24 mesi definiti dalla norma. Dalle segnalazioni che riceviamo risulterebbero essere le persone anziane, spesso sole, o con grave disagio sociale quelle che verrebbero colpite dal nuovo meccanismo di calcolo. Come Cgil abbiamo sempre sostenuto la necessità di una riforma e l’applicazione dell’Isee per accedere ai servizi pubblici essendo oggi lo strumento più equo da poter utilizzare. 

 

Per questo serve un immediato intervento della Regione per modificare il regolamento passando, dopo più di un mese, dalle parole ai fatti. Chiediamo anche che il Comune oltre a sollecitare una rivisitazione del regolamento si faccia carico immediatamente di verificare le condizioni per attivare il Fondo di solidarietà previsto dalla legge per quei casi, ad esempio pensionati al minimo o disoccupati, per i quali anche una semplice somma di 40 euro come canone minimo può fare la differenza. Questa vicenda dimostra ancora una volta come serva un chiaro e forte intervento pubblico nell’edilizia residenziale popolare, in strumenti di housing sociale per dare risposte reali agli anziani, ai giovani, alle giovani coppie che spesso hanno contratti precari e più in generale alle persone in difficoltà. Per tutte queste ragioni – conclude Giordano – come Cgil di Venezia riteniamo che il tempo sia scaduto e che senza chiari indirizzi sui correttivi che la Regione intende apportare la mobilitazione sarà inevitabile. 

“Non faremo passi indietro sui caposaldi della nuova legge sugli alloggi di edilizia pubblica popolare: il patrimonio di quasi 40 mila case pubbliche del Veneto deve essere a servizio dei nuclei più deboli e più poveri, non di chi può permettersi di accedere al libero mercato. Questa è la finalità sociale dell’edilizia pubblica”. Cifre alla mano, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, difende lo spirito e l’applicazione della riforma della regole di assegnazione degli alloggi Erp in Veneto. Le nuove regole,  che dal 1° luglio 2019 hanno introdotto contratti a termine e nuovi canoni parametrati al reddito e alla situazione patrimoniale dell’inquilino, hanno messo in evidenza che dei 39.733 inquilini di case Ater, 5.823 inquilini hanno un Isee Erp superiore ai 20 mila euro, soglia massima di reddito fissata dalla legge per aver diritto a una casa popolare. Per loro la legge dà due anni di tempo per trovarsi un nuovo alloggio sul libero mercato, oppure per rientrare nei limiti di reddito previsti.

 

“All’interno di questo numero, che rappresenta meno del 15 per cento degli inquilini, ci potranno  essere casi sociali, persone anziane o con disabilità o famiglie in situazioni di criticità, di cui terremo certamente conto – ha ribadito il presidente – Abbiamo istituito, il 6 agosto scorso, sette nuclei tecnici territoriali per valutare le singoli posizioni e proporre, entro il 30 settembre,  eventuali aggiustamenti nelle norme per non creare situazioni di sperequazione o ingiustizia. Ma non cambieremo la legge 39, né siamo disponibili a chiudere un occhio verso i quasi 3 mila inquilini che non hanno presentato la dichiarazione Isee, né verso quanti, con centinaia di migliaia di euro di risparmi accantonati, si rifiutano di pagare i nuovi canoni: ricordo che attualmente in Veneto ci sono quasi 14 mila famiglie con redditi certificati sotto i 20 mila euro in attesa di un alloggio pubblico. La funzione sociale della Regione non è quella di essere una società immobiliare e di lucrare sugli affitti, ma quella di garantire il diritto alla casa a chi non ce la fa ad accedere ai prezzi di mercato”.

 

Lanzarin: “Con la nuova legge si fa chiarezza e giustizia. L’85% degli inquilini ha diritto all’alloggio sociale”

“La nuova legge ci ha consentito di fare chiarezza e di fotografare, per la prima volta, e in modo oggettivo, redditi e patrimoni mobiliari e immobiliari degli assegnatari – conferma l’assessore alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin – individuando anche casi clamorosi. Come quelli di chi con un milione di euro di risparmi paga 250 euro al mese di affitto per un alloggio di 100 metri quadrati o chi paga appena 10,87 euro al mese per un appartamento di 130 metri quadrati e ha accantonato depositi per 340 mila euro. Oppure come chi, pur disponendo di patrimoni immobiliari e immobiliare, non paga l’affitto da più di 4 mesi. Le sette Ater del Veneto registrano ad oggi 2108 inquilini morosi e hanno accumulato un credito ‘storico’ per morosità per 15 milioni di euro”. La nuova introduzione delle soglie di reddito e di stato patrimoniale ha cambiato le regole di assegnazione: dal 1° gennaio 2019 sono 396 le assegnazioni di alloggi Erp avvenute in Veneto e tutte con canone medio mensile di 77 euro.

 

Presidente e assessore, infine, rivolgono un appello ai media e alla pubblica opinione: “Segnalateci i casi critici, i possibili errori amministrativi o di calcolo dei nuovi canoni: Regione e Ater sono pronte a valutare le singole situazioni e ad applicare correttivi. Ma non fate le barricate di fronte ad un intervento che riporta giustizia nella gestione del patrimonio pubblico e che vuole andare incontro ai più poveri,  a quanti sinora sono rimasti esclusi da un bene sociale, pur avendone diritto”.

La Regione Veneto ha deciso di giocare una carta “pesante” nella difficile partita del reperimento dei medici necessari al miglior funzionamento dei suoi ospedali, a fronte di una carenza ormai tanto storica, quanto preoccupante.

 

Con due delibere approvate dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin, è stato infatti dato il via libera all’assunzione con contratti autonomi di 500 giovani medici, laureati e abilitati, ma non ancora in possesso della specializzazione, che frequenteranno un corso di formazione pratico e teorico, al termine del quale, con il tutoraggio di colleghi strutturati, 320 verranno introdotti al lavoro nell’area del Pronto soccorso e 180 in quella della Medicina internistica (Medicina Generale e Geriatria). L’operazione avrà un costo annuo di circa 25 milioni, la quasi totalità legati agli stipendi dei nuovi assunti.

 

Luca Zaia: “Arrendersi non è nel nostro dna”

“Arrendersi non è nel nostro dna – dice il Presidente Luca Zaia – e per questo abbiamo tradotto in azioni concrete quanto già avevamo previsto nel Piano socio sanitario 2019-2023. Si tratta di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, che sono un obbligo costituzionale al quale non intendiamo sottrarci. Lo facciamo a modo nostro, cioè garantendo la qualità dei professionisti e la sicurezza dei pazienti con un percorso formativo sia teorico che pratico, al termine del quale, grazie anche al tutoraggio dei colleghi più esperti, avremo medici sì giovani, ma già ben formati e sicuramente bravi. Stiamo agendo in un quadro di programmazione nazionale sbagliata, che è la causa di questa situazione, con meno borse di specializzazione rispetto al numero annuo di laureati e con un cammino di studi molto più lungo di quelli negli altri Stati europei. Ci saranno gli immancabili esperti che storceranno il naso – ha detto anche Zaia – e se ci saranno ricorsi resisteremo in ogni sede. Se ci sono alternative concrete a quanto fatto dalla Regione, non le ho ancora viste. E comunque l’unica alternativa che non prenderemo mai in considerazione è di tagliare o chiudere i reparti”.

 

“Sono delibere coraggiose che non abbiamo inventato oggi, ma sulle quali abbiamo lavorato mesi – ha detto l’Assessore Lanzarin – così come coraggioso, e lungimirante, è stato prevedere queste possibilità all’interno del Piano Socio Sanitario 2019-2023. Non dimentichiamo che il Piano è legge e che, a suo tempo, il Governo non la impugnò, dando di conseguenza il suo benestare a tutto quanto indicato all’interno. Sono iniziative – ha aggiunto la Lanzarin – che abbiamo inserito anche nel documento che, su iniziativa del Presidente Zaia, il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, porrà all’attenzione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni in una seduta monotematica. Lo stesso stiamo facendo nella discussione in atto sul futuro Patto Nazionale per la Salute, dove c’è un capitolo imponente proprio sulla formazione dei medici e sulle modalità di reclutamento”.

 

L’operazione, approvata secondo gli atti assunti, avverrà dopo aver espletato tutti i tentativi di rinforzare gli organici per le vie tradizionali, a cominciare dai numerosissimi concorsi avviati da Azienda Zero che però, in molti casi, vedono un’adesione anche di molto inferiore ai fabbisogni segnalati dai direttori generali delle Ullss; per arrivare alla possibilità per le aziende di conferire in via eccezionale a medici incarichi individuali con contratto di lavoro autonomo a patto che siano accertate l’impossibilità di utilizzare risorse umane interne, l’assenza di graduatorie pubbliche valide a cui attingere, il rifiuto all’assunzione del personale in graduatoria utile.

 

Per quanto riguarda l’area internistica (leggi qui la delibera), una rilevazione effettuata in aprile, ha indicato una carenza di 180 medici, nelle unità operative di medicina e geriatria.

 

Il percorso formativo che precederà la fase dell’inserimento negli ospedali sarà curato dalla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica e comprenderà 92 ore di formazione d’aula e un’attività di tirocinio pratico, con tutoraggio, di due mesi consecutivi, che sarà svolta all’interno dei reparti di area internistica. La Fondazione pubblicherà, entro il 15 ottobre 2019, un avviso rivolto ai medici non specializzati per raccogliere le adesioni.

 

Per quanto riguarda la carenza nei Pronto soccorso, la delibera regionale rende noto che Azienda Zero ha già pubblicato tre bandi di concorso per 192 posti, ma che, a conclusione delle procedure concorsuali,  risultano in graduatoria solo 22 specialisti e 24 specializzandi all’ultimo anno.

 

Anche in questo caso, come in quello dell’area internistica, una volta espletati tutti gli altri tentativi di reperire il personale necessario a garantire l’erogazione dei LEA, considerata la necessità urgente di risposta alle esigenze dei reparti di Accettazione e Pronto Soccorso, la Regione Veneto ha deciso di procedere anche al reclutamento di giovani medici non specializzati, tramite linee d’indirizzo regionali con le modalità d’inserimento nei reparti e l’individuazione degli ambiti di autonomia esercitabili con tutoraggio del personale strutturato. Anche in questo caso, l’attività teorica e pratica di formazione è stata affidata alla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica che, entro il 15 settembre 2019, pubblicherà un avviso rivolto ai medici non specializzati interessati.

“Esprimo la più forte e calorosa solidarietà all’amico e collega Gianpaolo: so che non ti fai intimidire e che continuerai a svolgere la tua preziosa attività per fare del Veneto una terra sempre migliore. Io, l’intera Giunta e tantissimi veneti siamo con te”.

 

Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, si rivolge al collega Gianpaolo Bottacin, fatto oggetto di minacce per l’azione svolta in veste di assessore all’Ambiente.      

 

“Qualunque sia il livello e l’entità della minaccia – conclude Zaia –, sappia costui o sappiano costoro, che una Regione come la nostra che vanta vari primati nella difesa dell’ambiente e la cui popolazione si distingue da sempre per i suoi comportamenti virtuosi, non abbasserà mai la guardia contro chi tenta di esportare da noi una nuova terra dei fuochi. Non glielo lasceremo fare”.

“È allucinante che un sindaco di quelli che ama la propria terra, il decoro urbano e vuole tutelare i suoi cittadini, intervenuto soltanto per far osservare leggi e regolamenti, venga pestato brutalmente a sangue. Solidarietà assoluta e fraterna al sindaco Gianni Precoma, colpevole di aver fatto il bravo amministratore. I cittadini onesti e tutti gli amministratori del Veneto si stringono a te”. 

 

Questa la reazione del presidente della Regione Luca Zaia all’aggressione subita dal primo cittadino di Caerano San Marco, intervenuto in prima persona per liberare un’area da un insediamento abusivo.
“Al sindaco di Caerano, ricoverato in ospedale a seguito delle percosse, giungano il mio personale abbraccio, gli auguri di pronta guarigione e, soprattutto, la certezza di non essere solo nella comune battaglia per il rispetto della legalità e della civile convivenza”.

“I ragazzi del Soccorso alpino fanno un ottimo lavoro, da grandi professionisti, e sono sempre disponibili. Ma non è un motivo questo, per farli lavorare anche quando il rischio è evitabile con qualche attenzione, perché più che alla montagna è dovuto alla negligenza e alla superficialità delle persone. La situazione del territorio dopo la tempesta Vaia ha reso particolarmente insidiosi e disorientanti anche i più familiari percorsi attraverso i boschi. Raccomando, quindi, a chi si avventura sui nostri bellissimi monti di farlo consapevole delle sue capacità, in sicurezza e con attrezzatura e vestiario adeguato”.

 

L’appello è del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia che, ieri, a Feltre ha avuto modo di incontrare gli operatori del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. Un’occasione per informarsi sull’attività che troppo spesso sono costretti a dispiegare per soccorrere persone che affrontano le montagne con ciabattine, infradito, calzature da città, senza il minimo richiesto di preparazione e di corredo. Questo, in un contesto come quello conseguente alla devastazione del maltempo nell’autunno scorso, che con gli schianti di numerosi alberi secolari ha mutato la geografia dei sentieri ed eliminato riferimenti di orientamento, accrescendo i pericoli anche per i semplici camminatori e appassionati di funghi.

 

“Le nostre Dolomiti sono Patrimonio dell’Umanità Unesco – sottolinea il Governatore – sono stupende, uniche e a disposizione di tutti. Ma la montagna rimane una cosa seria che va affrontata con la serietà che richiede. Chi non lo fa spreca l’energia e l’impegno dei nostri soccorritori. Non dimentichiamo che molto spesso sono chiamati a rischiare la loro vita per salvare quella degli altri. Per rispetto a questo impegno e per l’incolumità di tutti, partiamo per le nostre escursioni in modo consono”. 

“La prossima settimana porteremo avanti, in un contesto non facile, una delibera innovativa. Il contenuto specifico sarà reso noto alla pubblicazione ma anticipo che cercherà di dare una risposta alla vera emergenza degli ospedali che è la mancanza di medici. Mancano 1300 medici in Veneto e 56.000 in Italia, il provvedimento cercherà di forzare un po’ il fronte in un momento di difficoltà che rischia di diventare tragico”.

Con questo annuncio il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia è intervenuto oggi all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove ha inaugurato il nuovo centro per l’Incontinenza e le Stomie. Accompagnato dall’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin, è stato ricevuto dal Direttore generale dell’Ulss Marca Trevigiana Francesco Benazzi e dal dr. Giulio Santoro, direttore del centro.

 

“La difficoltà è reale – prosegue il Governatore – la richiesta di cure è sempre più di qualità e sempre più in aumento. Abbiamo medici che fanno un lavoro eccezionale ma è pur vero che solo con più professionisti possiamo dare più risposte.  L’organico dei medici nella nostra Regione è diminuito di 250 unità su 11.000 in questi ultimi anni, quindi sfatiamo un dubbio: non è la Regione che non assume, ma si tratta della conseguenza di una errata programmazione degli accessi alle facoltà di medicina e della carenza di borse di studio di specialità. Mancano medici perché ci troviamo in un contesto in cui la difficoltà è trovare i medici; con un concorso per 80 da destinare al pronto soccorso siamo riusciti ad assumerne tre perché non se ne sono proprio presentati. Le borse di studio non sono dunque sufficienti, ma soprattutto, c’è il problema che in Italia la laurea non apre le porte della professione come negli altri paesi. I nostri laureati entrano nel mercato del lavoro cinque anni dopo i loro colleghi europei. La delibera porterà tante novità, forse anche contestazioni e ricorsi, ma abbiamo il dovere di intervenire in una situazione nazionale che se non cambia è la via migliore per chiudere punti nascita e reparti”.

Il primo centro in Italia

Il centro inaugurato oggi a Treviso, collocato all’ospedale Ca’ Foncello, è il primo del genere in Italia e rappresenta per l’Ulss 2 (all’interno della quale sono presenti anche due centri di secondo livello nei distretti di Pieve di Soligo e Castelfranco), il completamento della rete volta a garantire una presa in carico multidisciplinare e strutturata ai pazienti affetti da queste problematiche, secondo un modello avviato dalla Regione Veneto nel 2017. Con mezzi di diagnostica avanzata, assicura una presa in carico ottimale e garantisce uniformità di accesso alle cure e appropriatezza delle prestazioni ad una quota considerevole di popolazione. In Veneto, infatti, soffrono di incontinenza, urinaria o fecale, 97.000 uomini e 450.000 donne. La spesa per garantire loro un’assistenza ottimale, è di circa 36 milioni di euro l’anno.

 

“Un centro di grande visione e un investimento di natura organizzativa – sottolinea il Presidente Zaia -. Il paziente trova in un unico riferimento tutti i professionisti che si occupano della patologia. Ci conferma che in Veneto siamo i più attenti alle cure e abbiamo una visione della sanità che sia utile a tutti e quindi anche a chi soffre di una patologia come l’incontinenza urinaria e fecale che vanno affrontate in maniera scientifica dando una qualità della vita elevata”. 

 

“Queste patologie, oltre alle problematiche cliniche, nella maggior parte dei casi sono vissute con grande imbarazzo e come un tabù, portando molto spesso all’isolamento ed anche a forme di depressione le persone che ne soffrono – conclude Zaia -. Oggi, quindi, parliamo di una tragedia che in altre regioni non viene affrontata. Penso sia bene ricordarlo nel momento in cui ci sono zone d’Italia dove nei bar è specificato che non si serve Prosecco pensando di fare chissà quale contestazione contro il Veneto; sarebbe bene che in quelle stesse regioni si ponessero anche il problema del perché tanti loro cittadini sono costretti per curarsi a fare la valigia e andare altrove”.

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