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Stop the insanaty

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama politico-economico italiano ed estero   “Stop the insanaty”. È la frase riportata sulla prima pagina del New York Post, tabloid del conservatore Murdoch

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama politico-economico italiano ed estero

 

“Stop the insanaty”. È la frase riportata sulla prima pagina del New York Post, tabloid del conservatore Murdoch che, pur essendo un forte sostenitore e finanziatore di Trump, evidentemente non tollera più follie del tutto estranee agli interessi del Paese.

 

Ritornando a casa, sottolineo che i provvedimenti governativi di queste festività, secondo un’indagine di metà dicembre di Ilvo Diamanti, hanno riscosso il positivo giudizio del 64% cittadini italiani (11% molto positivi e 53% positivi); contemporaneamente, e passando a una visione più generale, il raffronto tra due stime elettorali del periodo Covid (febbraio/dicembre 2020) segnala un incremento sia dei 5Stelle (14,4% vs 15,5) che del Pd (20,6% vs 21,5) e quindi questa diffusa condivisone dei cittadini all’azione governativa è per il governo e per tutta la nostra comunità rispettivamente fonte di qualche soddisfazione e di maggiore tranquillità, perché chi ci guida sembra aver colto alcuni obiettivi.

 

Rispetto a questi dati però, la realtà che leggo sui quotidiani è del tutto diversa visto che il governo viene pesantemente criticato su tutti i suoi provvedimenti, per cui si evidenzia una profonda frattura tra due posizioni che, nel complesso, dovrebbero tendere non dico a sovrapporsi, ma certamente ad allinearsi, dato che, pur con competenze, informazioni e prospettive diverse, giudicano sempre e unicamente la condotta del manovratore.

 

Se quindi Diamanti avesse puntualmente rappresentato le sensibilità dei cittadini e le loro intenzioni di voto, sarebbe allora necessario riflettere sui motivi ispiratori delle pressoché uniformi posizioni negative della stampa o, al contrario, dovrò rivedere certi affidamenti statistici.

 

Per cercare di capire, desidero segnalare due esempi che mi sembrano particolarmente calzanti e parto da un titolo di prima pagina di un diffuso quotidiano (“Gentiloni: rischio Recovery l’Italia acceleri le riforme, l’allarme del commissario Ue……”) che evidenzia una preoccupazione temporale dell’intervistato non confermata dalla successiva intervista, tant’è che alla seguente domanda “È preoccupato dei ritardi dell’Italia sul Recovery Plan?” Gentiloni (Commissario europeo per gli affari economici e monetari) risponde “Non mi preoccupano le scadenze di queste settimane, rispetto alle quali non c’è un particolare ritardo italiano…” e quindi il giudizio espresso su “…queste settimane…” contrasta profondamente con le notizie che abbiamo letto negli ultimi due mesi (ripeto due mesi), che vengono giornalmente ed ossessivamente ripetute dai giornali e che segnalano forti ritardi governativi. Tra l’altro questi presunti ritardi sono impensabili, perché se si avverassero non provocherebbero un analogo scivolamento dei fondi europei, ma la totale loro perdita e questo inimmaginabile rischio è naturalmente molto presente a qualsiasi livello di responsabilità e di competenza (tra l’altro il nostro ministro del Tesoro Gualtieri è uno degli italiani più conosciuti e apprezzati in Europa), quindi le allarmate tesi giornalistiche sono basate su ipotesi talmente disastrose da essere di per se stesse insostenibili e credo che dobbiamo solo aspettare il previsto 30 aprile 2021 per vedersi sgonfiare questo gigantesco ballon d’essai e speriamo che le attuali polemiche politiche, del tutto strumentali e destrutturanti, non incidano sul quadro che si va costruendo.

 

Il secondo esempio nasce invece da un articolo del prof. Cassese che nell’attuale legge di bilancio evidenzia aspetti del tutto condivisibili (“…è la sagra del corporativismo…vi dominano il settorialismo e la non-pianificazione…un collage di interventi pubblici di favore di.…è il frutto di euforia da deficit…si spinge a regolare e finanziare cori, bande e musica jazz…etc.”) che però non caratterizzano l’azione del governo Conte, ma si identificano nel generale comportamento politico degli ultimi trent’anni, comportamento condiviso e promosso anche dalle forze sostenitrici dello stesso governo, ma a cui il Presidente del Consiglio, per la sua storia professionale, non può certamente essere accostato: proprio dalla ricerca di evitare per il ricovery gli effetti degli inquinamenti denunciati da Cassese, nasce la blindatura governativa ed è impensabile che Cassese, e con lui altri, non abbiano mai approfondito questo aspetto che, coinvolgendo come dicevo lo schieramento politico italiano degli ultimi trent’anni, vede nell’unico e nuovo Conte la speranza di un cambiamento talmente necessario quanto combattuto.

 

Non so se Conte sia l’uomo giusto, ma per certo gli altri politici hanno lasciato tracce solo negative, per cui a mio avviso anche i comportamenti della stampa si avvicinano a un’insistita insanaty.

 

Dobbiamo comunque considerare che la gestione di questa dolorosa tempesta Covid è complessa per i cittadini, difficilissima per le aziende e disperante per l’amministrazione di una qualsiasi nazione che non abbia caratteristiche dittatoriali e, in considerazione di ciò, credo che sparare sul pianista sia del tutto semplice e infantile, per cui le costanti lamentele di una categoria essenziale per qualsiasi verifica fattuale ma oggi in netta divergenza con i pareri di molti cittadini italiani, potrebbero nascere dagli affannati tentativi di poteri economici che ne detengono sicuramente il controllo e non si rassegnano alla propria ininfluenza sulla gestione di 209 miliardi europei.

 

E questo condizionamento ossessivo non so se definirlo insanity, o puro perseguimento dei propri interessi economici che, se folle per il Paese, potrebbe essere decisamente salvifico per le casse di qualcuno.

 

Osservo infine che lo Stato Italiano potrebbe essere raffrontato con lo Stato Città del Vaticano, che ha potuto contare sull’azione riformatrice di due eccellenti Papi, uno dei quali – per rimarcare la forza e l’inevitabilità delle necessarie decisioni – ha messo sul piatto anche il peso delle sue dimissioni e i risultati, nonostante forti opposizioni ampiamente documentate, si sono e si stanno vedendo: è normale che questa strada non sia terminata e sia lastricata da innumerevoli e provocati inciampi, ma che su un quotidiano italiano si debbano leggere critiche o condanne ai risultati ottenuti, mi sembra un’insanaty particolarmente violenta, ma purtroppo anche in questo caso il sentiero per promuovere la restaurazione in una Nazione a noi pericolosamente vicina, è affollato da interessati attori, e malgrado i ripetuti e tangibili insuccessi italiani denunciati dai dati sulla concentrazione della ricchezza, sulla crescita del Paese, sul suo debito e sull’estendersi della povertà, la novità Conte è probabilmente troppo sola per resistere ai violenti e continui scossoni di ritorno.

Chi è vorace bastona e vuole sfamarsi.

 

 

Luigi Giovannini

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