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Sono ritornato a vedere “Dune – parte due”

2 minuti di lettura

Il pluripremiato regista Denis Villeneuve torna alla regia del secondo capitolo della saga ispirata al celebre romanzo Dune di Frank Herbert

Non sono mai stato un attento estimatore del genere” fantasy”… o forse sì, ma forse un po’ svogliato, bazzicando molto più assiduamente nei sentieri meno fiabeschi della fantascienza pura. Ma, per “Dune – parte due”, voglio fare un’eccezione. Perché? Semplice… Trattasi di un capolavoro a prescindere, non essendoci trama che intrighi oltre l’effetto scenico tout court. Che è di casta sublime, e bisogna riconoscerlo con deferenza e obiettività. Eccolo, appunto, il fantastico, impareggiabile effetto! Di suoni, di colori, di paesaggi, di facce, di vite sparse e sospese… ma niente storie, prego. Non servono, e anzi, aiutano a distrarre la mente dalla bellezza fervida di uno schermo fuori letteralmente di testa.

Sapienti miscellanee di visioni in florido acume apocalittico, rumori di terre tremanti di viaggi, di fughe da e verso altro, musiche sfacciate di epica di base, e tanta, tantissima emozione di spettacolo allo stato brado. Certo, nel pieno del suo fragore, sentire Javier Bardem che parla sempre piano, affastellando vocali ignote e imbizzarrite, devo dire che suona un po’ strano, così come l’espressione costantemente attonita di Timothy Chalamet, dopo un po’ potrebbe farci credere che come eroe del film poteva essere più credibile, ma… prego, non disturbiamo inutilmente il circo di pulsioni continue che il film offre in ogni angolo di inquadratura.

I vermi giganti intuiti, più che spiattellati, sono le urla di chi trema dentro molto più violentemente di chi subisce terrore solo estetico. E in questo Villeneuve è un autentico maestro. Tra fragore e boati a dismisura, è capace di portarci in mezzo al pathos quasi garbatamente, come dire: morte ovunque sì, ma è la vita di altri che se ne va, non la nostra, e allora; tutti tranquilli. Quindi: dune sì, ma in vento d’aprile, anche se la sabbia è somma di pulviscolo di mostri.

Per finire, non avendo parlato di storie infinite, ma di un enorme, sbalorditivo spettacolo, concludo con Hans Zimmer, grande e famosissimo arrangiatore e compositore… Musiche tonitruanti che estenuano, ma sincere ed appaganti. Di trombe solide, con pifferi lontani, tra miscugli di archi e cori potenti senza un attimo di tregua. Perché in questo film, sappiatelo, la pace è sì bandita, ma come brezza aggiuntiva quasi ignorante, se può disturbare, e malamente, un clamore colto. Buona musica, allora (e che musica…), ma, soprattutto: buone dune, che di sicuro tra qualche tempo vi faranno dire: quasi quasi, oggi me le rivedo in santo frastuono!

Ezio Maria Picciotta

Crediti fotografici: ©MeDaydreamer – trailer ufficiale


Ezio Maria Picciotta è stato, negli anni 80, un cantautore prolifico, con vari successi personali come compositore e paroliere per altri cantanti, anche di caratura mondiale (Vanoni, Ricchi e Poveri, Iglesias, Mal …)! Ma la sua passione soprattutto per la scrittura, è rimasta comunque intatta nel tempo, a testimonianza della sua voglia indomita di considerare, soprattutto poeticamente, le cose e gli eventi più importanti della nostra vita. Oggi, dopo tanti anni, come un villaggio nel sole a picco sul mare, ne ha fatto la sua unica, ridente professione.

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