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Secondo appuntamento de i Martedì dell’Avogaria, rassegna dedicata al meglio della nuova drammaturgia italiana. Questa sera, ore 21.00, nello storico teatro lagunare, lo spettacolo per la regia di Pier Vittorio Mannucci con Gledis Cinque e Nick Russo

 

Il dramma del potere in una libera riduzione da un classico di William Shakespeare. Domani, Martedì 26 novembre 2019, ore 21.00, presso il Teatro a l’Avogaria di Venezia (Dorsoduro 1607, Corte Zappa) va in scena “House Macbeth” per la regia di Pier Vittorio Mannucci con Gledis Cinque e Nick Russo. Una piece nell’ambito de “I martedì” de l’Avogaria, rassegna che porta in laguna le produzioni più interessanti della nuova scena teatrale.

 

Lo spettacolo si concentra sulla relazione tra Lord e Lady Macbeth, una coppia enigmatica e sfuggente il cui rapporto muta di colpo quando delle voci vomitate dall’inferno suggeriscono che Lord Macbeth possa farsi re. La prospettiva del potere incrina la loro relazione, e al tempo stesso la rafforza, unendoli nel perseguire l’obiettivo del trono, che a poco a poco si trasforma in un’abominevole ossessione. La loro vita diviene un racconto dell’orrore, un tormento continuo che li intrappola in una rete di delitti e accuse reciproche, dando vita a una notte della ragione dove la realtà si fa inconsistente, e incubi e spettri divengono orribilmente concreti; una realtà dove nulla è ciò che sembra, e dove chiunque può essere vittima e carnefice. Il Macbeth è solitamente presentato come il dramma del potere, ma è soprattutto la storia di una coppia. Questa idea ha guidato la realizzazione di House Macbeth: un adattamento che segue fedelmente e senza alcuna interpolazione il testo shakespeariano, focalizzandosi però sul rapporto tra Lord e Lady Macbeth, vero cuore della tragedia e fulcro dell’azione drammatica, attorno al quale ruotano tutte le altre vicende. Senza la spinta della moglie, Macbeth non si imbarcherebbe mai nella sua impresa delittuosa. La sua ascesa al potere è a tutti gli effetti un’opera a quattro mani, una cattedrale costruita sul sangue e sulle lacrime della coppia, che sacrifica il proprio amore sull’altare di un’ambizione irresistibile che si trasforma

 

lentamente in un’ossessione che travolge le barriere della sanità mentale. Il potere diviene un amante che seduce entrambi, scatenando una follia unica e duplice. Come un tarlo che divora il legno, questo amante divora lentamente la loro vita domestica, trasformandola in un thriller psicoanalitico dove l’urlo e il furore non riescono più a nascondere verità inconfessabili e taciute da tempo.

 

Prenotazione

Gli spettacoli, con inizio alle ore 21.00, sono prenotabili telefonicamente ai numeri 041.0991967 – 335.372889 o via mail all’indirizzo [email protected]com.

Info: sito

Venerdì 29 novembre, alle ore 21.00, al Teatro Busan di Mogliano Veneto la Stagione di Prosa 2019-2020 prosegue con Geografie di Giovanni Comisso: cronaca di un viaggio letterario di Nicola De Cilia. Uno spettacolo prodotto dallo stesso Teatro Busan in occasione del 50° anniversario della morte di Giovanni Comisso.

 

Uno spettacolo-lettura scenica per la regia di Giuseppe Emiliani, interpretato da Margherita Mannino e Francesco Wolf, che è un viaggio alla scoperta del Comisso “abitatore”, attraverso sei tappe: Treviso, dove Comisso è nato e ha vissuto a lungo; il Piave, dove ha trascorso lunghe estati durante l’infanzia e l’adolescenza, scoprendo la natura selvaggia di quei luoghi; il Carso durante la Prima guerra mondiale e Fiume con D’Annunzio, momenti fondamentali per la sua maturazione; Chioggia e l’Adriatico, percorso sul veliero del capitano Gamba; la casa di Zero Branco, dove ha vissuto a contatto con la terra e i contadini per più di vent’anni; infine, il ritorno a Treviso.

 

Ogni capitolo racconta la casa e il paesaggio naturale e antropologico, qual è stato ai tempi dello scrittore e qual è ora; indaga sul significato che quei muri e quel luogo hanno assunto sia nella vita sia nell’opera di Comisso, ricostruendo la fitta rete di relazioni che su quella scena ha praticato. Intreccia storie, aneddoti, divagazioni in una narrazione divertita e sapiente, che insegue nel loro susseguirsi le vicende dello scrittore trevigiano e del suo ramingo abitare.

 

Di Comisso sappiamo infatti che la casa ha sempre avuto una particolarissima importanza, e altrettanto intenso è stato il rapporto con i luoghi in cui le case sorgevano: entrambi hanno lasciato nei suoi scritti tracce significative e rivelatrici. Le case di Comisso fungono da catalizzatori, a un tempo, di paesaggi e di relazioni umane, senza tuttavia che la narrazione si esaurisca tra le loro pareti. Per questo, una ricognizione sul terreno, in senso letterale e letterario, equivale a un’indagine nel profondo dell’opera e del personaggio, condotta da un punto di osservazione inusuale, che si apre su visioni e connessioni ancora inesplorate.

 

Tale sguardo “laterale” consente inoltre, di esplorare la fitta rete di relazioni che in quel particolare scenario Comisso ha intessuto e di cui si è alimentato. Basti citare i nomi di Filippo De Pisis, Goffredo Parise, Nico Naldini, Giuseppe Mazzotti, Gino Rossi, Arturo Martini. Ne affiora una comunità artistica, letteraria e umana, quale è raro trovare così strettamente legata a un territorio.

 

Nicola De Cilia, scrittore e critico letterario, è nato a Treviso, dove tuttora abita. Ha collaborato con diverse riviste, in particolare “Lo straniero” e “Gli asini”, dirette da Goffredo Fofi. Per Marsilio sono usciti saggi su Parise e il cinema, su Pasolini e la televisione e su Pasolini e la poesia dialettale. Nel 2015 ha pubblicato il libro inchiesta Pedagogia della palla ovale. Un viaggio nell’Italia del rugby (edizioni dell’asino) e nel 2016, per i tipi della Rubbettino, il romanzo Uno scandalo bianco. Per le Edizioni dell’asino ha un’antologia dei viaggi in Italia di Comisso, Viaggi nell’Italia perduta (edizioni dell’Asino, 2017). Nel 2018 è uscito per l’editore Ronzani, Saturnini, malinconici, un po’ deliranti. Incontri in terra veneta, in cui sono raccolti saggi e interviste con scrittori e poeti del Veneto.

 

 

Biglietti

18,00 € intero | 16,00 € ridotto

 

Acquisto e prevendite

Biglietteria Cinema Teatro Busan (via Don Bosco 41, Mogliano Veneto).

La biglietteria è aperta tutti i giorni a esclusione del martedì dalle 17 alle 19, la domenica dalle 16 alle 19.30 e 30 minuti prima di ogni proiezione cinematografica.

Online su www.cinemabusan.it

 

Informazioni

+39 041.5905024 | +39 334.1658994 | [email protected]

Sabato 24 novembre, alle ore 17, in Piazza Eventi Unieuro del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, si terrà l’evento “Fatti di Tango!”, a cura dell’Accademia di Tango Argentino Fatti di Tango.  

 

Diretti dal M° Giuseppe Scarparo, gli allievi dei corsi daranno vita a un emozionante evento sulle coinvolgenti note della musica tipica del tango argentino.

 

Saranno distribuiti al pubblico presente gadget e dei buoni validi per 4 lezioni gratuite. 

 

L’Accademia di tango argentino Fatti di tango nasce nel 2008 con l’intento d’insegnare il tango argentino che si balla a Buenos Aires: nella loro sede tutto parla di Argentina, di Buenos Aires, della sua storia e della sua musica. Lo scopo principale dell’associazione è infatti mantenere viva la tradizione del tango argentino, dichiarato patrimonio immateriale dell’umanità, dargli la dignità che merita, perché non sia considerato soltanto un insieme di figure, ma amato e apprezzato per la sua complessità.

Il ritorno di Marco Paolini sul palcoscenico trevigiano inaugura la stagione di prosa del Teatro Mario Del Monaco

 

 

Dopo il successo nei teatri Goldoni di Venezia e Verdi di Padova, dal 22 al 24 novembre Marco Paolini torna sul palcoscenico trevigiano del Teatro Mario Del Monaco per inaugurare la stagione di prosa con lo spettacolo Nel tempo degli dei. Il calzolaio di Ulisse. Scritto dall’attore veneto insieme a Francesco Niccolini con un cast di sei attori e musicisti sapientemente guidati da Gabriele Vacis, la cui regia si dimostra capace di superare divisioni nette tra musica e parole per creare un’unica grande partitura teatrale, lo spettacolo porta in scena le memorie di un Ulisse non più guerriero, ma calzolaio per parlare dell’oggi attraverso i miti di un tempo.

 

 

Lo spettacolo

Smessi i panni del guerriero sono ormai dieci anni che Ulisse perpetua il suo peregrinare, camminando verso non si sa dove con un remo in spalla. Impossibilitato a sottrarsi a un destino di morte e violenza voluto dagli dei, l’eroe di Omero si autoinfligge la più dura delle punizioni, rinunciando al trionfo e all’immortalità e obbligandosi a un nuovo esilio. Il protagonista è dunque un pellegrino solitario e invecchiato, che non ama svelare la propria identità e che tesse parole simili al vero. Si nasconde, racconta fandonie, s’inventa storie alle quali non solo finisce col credere, ma che diventano realtà e addirittura mito.

Alla regia Paolini ritrova Gabriele Vacis, che gioca con tutti gli artisti presenti in scena, superando divisioni nette tra musica e parole per creare un’unica grande partitura teatrale, dove ogni singolo interprete diventa funzionale al racconto. Un affondo nel contemporaneo, un “de profundis” che annuncia l’inevitabile fine degli eroi.

 

 

Note dell’autore

«Con quanti, ma soprattutto con quali dèi ha a che fare un uomo oggi? Non penso ovviamente alle solide convinzioni di un credente, ma al ragionevole dubbio di chi guardando al tempo in cui vive, pensa con stupore e disincanto alle possibilità di accelerazione proposte alla razza umana. Possibilità di lunga vita, possibilità di potenziamento mentale e fisico, possibilità di resistenza alle malattie, eccetera… Restare umani sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo, troppo nostalgico e rassicurante quando diventare semi-dèi appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante del pianeta. Ulisse per me è qualcuno che di dèi se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per resistere.»

Marco Paolini

 

 

Note di regia

«L’Ulisse che vorremmo raccontare è quello che ha già vissuto tutte le sue peripezie, è un vecchio di oggi: ancora molto in gamba, consapevole ma senza futili illusioni. È un saggio confuso e disorientato che ha bisogno di continuare a comprendere, nonostante tutto. È un Ulisse che, finalmente, prova ad ascoltare sua moglie, suo figlio, che prova a comprendere persino gli dèi capricciosi che si sono giocati il suo destino. Per questo, in scena, Marco non sarà solo. Sartre diceva che l’inferno sono gli altri. Questo anziano Ulisse ha bisogno di comprendere quell’inferno che sono gli altri.»

Gabriele Vacis

 

 

 

Photo Credits: Gianluca Moretto

Il 2020 si preannuncia un anno ricco di festeggiamenti per Marco Masini, che celebra 30 anni di carriera artistica.

 

Il 12 maggio 2020 (ore 21) sarà al Teatro Goldoni di Venezia, nell’evento organizzato da Veneto Spettacolo, in collaborazione con Teatro Stabile del Veneto, nell’ambito della rassegna “Dal Vivo, la grande musica al Teatro Goldoni”.

 

Nel 1990 usciva nei negozi “Marco Masini”, l’omonimo primo album dell’artista toscano che nel corso degli anni ha pubblicato undici album in studio rimasti nel cuore degli italiani. Indimenticabili anche singoli come T’innamorerai, Bella Stronza, Ci vorrebbe il mare, L’uomo volante, Raccontami di te o, ancora, Spostato di un secondo, brano con cui ha partecipato per l’ottava volta al Festival di Sanremo.

 

Il prossimo anno sarà caratterizzato da un disco, in uscita in primavera, e da un importante tour: da aprile 2020, infatti, Marco Masini si esibirà live nei principali teatri italiani ed europei, per riabbracciare il suo pubblico in un’atmosfera intima ed elegante.

 

 

Biglietti

I biglietti sono disponibili in prevendita per gli iscritti al Fan Club.

I biglietti sono ora disponibili anche su TicketOne.it e nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info www.friendsandpartners.it).

Il tour è prodotto da Concerto Music in collaborazione con Friends & Partners.

 

Costo:

Platea e primo ordine: 48€ + diritto di prevendita

Secondo, terzo, quarto ordine: 40€ + diritto di prevendita

 

Acquisto in biglietteria Teatro Goldoni:

Da martedì a sabato 10.00/18.30

Nei giorni di spettacolo dalle 10.00 a inizio spettacolo

Domeniche con spettacolo dalle 15.00 a inizio spettacolo

Lunedì chiuso (nei giorni di spettacolo aperto dalle 10.00 a inizio spettacolo)

Tel. 041.2402014

[email protected]

sito

Al Teatro Goldoni si alzi il sipario! Questa sera (ore 20.30) con il ritorno sul palcoscenico veneziano di Marco Paolini e lo spettacolo Nel tempo degli dei. Il calzolaio di Ulisse, il Teatro Stabile del Veneto inaugura la nuova stagione 2019/2020. Scritto dall’attore veneziano insieme a Francesco Niccolini con un cast di sei attori e musicisti sapientemente guidati da Gabriele Vacis, la cui regia si dimostra capace di superare divisioni nette tra musica e parole per creare un’unica grande partitura teatrale, lo spettacolo porta in scena le memorie di un Ulisse non più guerriero ma calzolaio per parlare dell’oggi attraverso i miti di un tempo.

 

 

La dedica a Cesare De Michelis

Una stagione speciale questa che, in occasione del 40esimo anniversario dalla riapertura dello storico teatro veneziano, e che lo Stabile del Veneto ha voluto dedicare a Cesare De Michelis.

Da sempre grande studioso del Settecento veneziano, con particolare attenzione al teatro e a Goldoni, di cui ha portato in luce la straordinaria attualità e modernità, Cesare De Michelis è stato presidente del comitato per l’Edizione nazionale delle Opere di Goldoni, istituito nel 1993, e che ha a oggi portato alla pubblicazione, con Marsilio, di 57 volumi.

“È tempo di prendere atto che Goldoni è stato ed è un grande riformatore, è tempo di riconoscere la sua autentica e sorprendente modernità” scriveva l’editore e bibliofilo veneziano nel saggio Goldoni nostro contemporaneo. Con questo spirito ha, infatti, intrapreso il meritevole e ambizioso progetto di restituzione dell’edizione critica dell’intera opera goldoniana, che quest’anno proseguirà con la pubblicazione della commedia I due gemelli veneziani, in occasione della nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto che debutterà nel 2020 per la regia di Valter Malosti.

 

Lo spettacolo di apertura

Ad inaugurare la stagione è lo spettacolo Nel tempo degli dei di e con Marco Paolini, che tornerà poi ad essere nuovamente ospite dello Stabile del Veneto al Teatro Verdi di Padova dal 13 al 17 novembre e al Teatro Mario Del Monaco il 22 novembre per l’apertura della stagione di prosa trevigiana.

 

Smessi i panni dell’eroe sono ormai dieci anni che Ulisse perpetua il suo peregrinare, camminando verso non si sa dove con un remo in spalla. Impossibilitato a sottrarsi a un destino di morte e violenza voluto dagli dei, l’eroe di Omero si autoinfligge la più dura delle punizioni, rinunciando al trionfo e all’immortalità e obbligandosi a un nuovo esilio. Il protagonista è dunque un pellegrino solitario e invecchiato, che non ama svelare la propria identità e che tesse parole simili al vero. Si nasconde, racconta fandonie, s’inventa storie alle quali non solo finisce col credere, ma che diventano realtà e addirittura mito. Alla regia Paolini ritrova Gabriele Vacis, che gioca con tutti gli artisti presenti in scena, superando divisioni nette tra musica e parole per creare un’unica grande partitura teatrale, dove ogni singolo interprete diventa funzionale al racconto. Un affondo nel contemporaneo, un “de profundis” che annuncia l’inevitabile fine degli eroi.

Con un’anteprima per le scuole (25 ottobre) e una grande festa per la città Comune di Treviso e Teatro Stabile del Veneto, sabato 26 ottobre, danno il via al programma della lirica 2019/2020

 

Con una delle stelle più luminose del firmamento dell’opera mondiale, Madama Butterfly, si alza il sipario sulla stagione lirica 2019/2020 del Teatro Mario del Monaco di Treviso.
Sabato 26 ottobre alle ore 20.00 il Comune di Treviso e il Teatro Stabile del Veneto riaprono, infatti, la storica sala trevigiana portando in scena la tragedia giapponese in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, ispirata dal racconto omonimo di John Luther Long e dal dramma omonimo di David Belasco.

 

Anteprima per le scuole

La serata della prima è preceduta da un evento d’eccezione pensato per i giovani spettatori. Il 25 ottobre gli studenti e i docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado a indirizzo musicale, dei conservatori e degli istituti musicali nell’ambito del Progetto Sipario verranno guidati all’ascolto e alla comprensione dell’opera per poi assistere all’anteprima. Il progetto formativo ideato dal Teatro Stabile del Veneto e Comune di Treviso, è frutto della collaborazione con Fondazione Benetton Studi e Ricerche, Conservatorio A. Steffani di Catelfranco Veneto e Soroptimist International Club Treviso, intende offrire a studenti e insegnanti occasioni di conoscenza e approfondimento di una selezione di spettacoli che compongono la stagione lirica trevigiana.

 

Per tutti gli appassionati, inoltre, sabato 26 ottobre (ore 19.00) è prevista al Ridotto del Teatro Comunale Mario del Monaco una conferenza sull’opera condotta da Elena Filini.

 

Prodotta dal Teatro del Monaco insieme al Teatro Pergolesi Spontini di Jesi (AN) e al Teatro Comunale di Ferrara, diretta da David Crescenzi sul podio della FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana per la regia di Matteo Mazzoni, l’opera racconta la storia dell’amore tormentato tra il tenente della marina americana Pinkerton e la geisha Cio-Cio-San dando forma alle affascinanti atmosfere del lontano oriente evocate in modo mirabile da Puccini.

 

Madama Butterfly, tragedia giapponese in tre atti

Il soggetto giapponese attivò l’interesse che Giacomo Puccini provava nei confronti dell’elemento esotico, ingrediente che agli inizi del ‘900 era ampiamente sperimentato nella teatralità d’epoca. Per caratterizzare l’atmosfera interrogò artisti e personalità della cultura nipponica, annotò melodie su pentagrammi ascoltate da dischi provenienti da Tokyo, consultò pubblicazioni che riportavano canti originali. Una cura maniacale nel ricreare un mondo musicale che fondesse oriente e occidente ampiamente ripagata dal successo dell’opera, che è ancora oggi, ad oltre un secolo di distanza, tra le più riprodotte al mondo.

 

Protagonisti dell’opera, rappresentata per la prima volta il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala di Milano, sono il soprano Silvia Pantani nel ruolo di Cio-Cio-San alias Madama Butterfly, la giovanissima sposa giapponese del tenente della Marina americana Pinkerton, interpretato dal tenore Francesco Fortes. Il mezzosoprano Ilaria Ribezzi è Suzuky, il baritono Italo Proferisce interpreta il ruolo del console Sharpless. Completano la compagnia di canto Katia Di Munno e Margherita Hibel che si alternano nel ruolo di Kate Pinkerton, Claudio Zazzaro (Goro), Dielli Hoxha (Il principe Yamadori – Il commissario imperiale), Andrea Tabili (Lo zio Bonzo), Luca Giorgini (Lo zio Yakusidé), Andrea Cutrini (L’ufficiale del registro), Eleonora Nota (La zia), Carmela Osato e Yue Wu nel ruolo della cugina, So Hyun Lee e Lucia Conte si alternano invece nel ruolo della madre.

 

Durante l’intervallo, la famiglia del Teatro Del Monaco festeggia la riapertura del teatro cittadino insieme al suo pubblico con un brindisi offerto dalla Confraternita del Raboso del Piave.

 

Con l’inizio della stagione 2019/2020, inoltre, prendono il via gli Aperitivi Off in cui alcuni dei più importanti protagonisti del mondo dell’opera e del teatro raccontano il loro rapporto con gli autori in cartellone nel foyer del Teatro Comunale Mario Del Monaco.

Una vita per il teatro” è il titolo del primo appuntamento previsto domenica 27 ottobre alle ore 11 con Enza Ferrari.

Note di regia

Nella vita di tutti i giorni, nei libri, nei film e naturalmente in molte opere liriche, spesso ci troviamo di fronte a storie d’amore: storie d’amore belle, felici come la primavera ed altre tormentate, a volte con tragici finali, come ancora ai giorni nostri si legge purtroppo nelle pagine di cronaca nera. Ecco, Madama Butterfly non è una vera storia d’ amore, per una storia d’amore bisogna essere in due. Siamo agli inizi del ‘900 a Nagasaki nel Giappone musicale inventato da Puccini; un giovane tenente della Marina degli USA, Pinkerton, decide di allontanare la solitudine tipica della vita da soldato comprando una casa in collina con dentro una giovane ragazza, appena quindicenne, da sposare come formale copertura per normalizzare la compravendita di giovani fanciulle tra i ricchi stranieri e le classi sociali più basse. Butterfly ha quindici anni, orfana di padre, viene da una famiglia di nobili origini, caduta ormai in povertà e per sopravvivere si è adattata a fare la geisha; non sogna altro che incontrare un uomo vero, magari uno straniero, un eroe venuto addirittura dal mare, luogo mistico dei sogni e dei peggiori incubi per la cultura nipponica, che venga apposta a salvarla, a portarla via. Si incontrano, lui rimane scioccato dalla grazia, dalla gentilezza e dall’educazione di quella piccola bambolina così affascinante, proprio perché diversa da tutto quello che aveva visto fino a quel momento e la desidera ardentemente; lei invece, trovando finalmente la risposta a tutti i suoi sogni, si perde nell’amore.

Matteo Mazzoni

Durante l’evento a ingresso gratuito sarà presente il regista Luca Verdone

 

Nell’ambito della mostra “Play with us” di Naby Byron, l’Associazione UFO-Ultimi Futuristi promuove la proiezione del film “La meravigliosa avventura di Antonio Franconi” (2011) diretto da Luca Verdone, con Massimo Ranieri nel ruolo di Antonio Franconi, alla presenza del regista.

 

La proiezione avrà luogo martedì 19 novembre 2019 alle ore 16.30 nel cuore di Venezia, all’interno della suggestiva e prestigiosa cornice dell’Hotel Hilton Molino Stucky, affacciato sul Canale della Giudecca.

 

La proiezione del film, selezionato ufficialmente come Evento Speciale al Festival Internazionale del Film di Roma del 2011, accompagnerà l’installazione “Play With Us – Dall’arte popolare all’arte moderna” con le opere dell’artista Naby Byron e la texture musicale di Max Casacci dei Subsonica, a cura del Prof. Gian Paolo Borghi, etno-antropologo ed esperto di tradizioni popolari.

Per comprendere meglio

Questo film, selezionato come accompagnamento alla mostra “Play With Us – dall’arte popolare all’arte moderna”, trasmette perfettamente l’adattamento della cultura tradizionale alle aspettative del contemporaneo, tema fortemente legato alla concezione artistica di Naby. Il cavaliere e circense Antonio Franconi, al pari di Naby, si presenta come amante della libertà e generoso istrione. In entrambi troviamo quella voglia di fondere il pubblico con la propria creazione, in una sorta di spettacolo “sensibile”, dove l’esperienza visiva possa essere accompagnata ad un coinvolgimento totale dello spettatore, il quale interagisce facendo suo lo spettacolo che gli viene concesso.
Nel film di Verdone riecheggia la stessa visione onirica dei cavalli da giostra di Naby. I cavalli sono resi liberi dai rigidi meccanismi delle giostre, proiettati lontani dalle tradizionali, in un contesto moderno e contemporaneo, i Luoghi dell’Altrove. Naby, come Verdone, propone attraverso le sue opere, una nuova e rinnovata cultura del “gioco”, trasfigurando alcuni antichi significati nel mondo odierno e offrendoli all’ammirazione degli appassionati d’arte del terzo millennio. Il suo gioco equestre incontra la storia dei “giochi moderni” di Luca Verdone. Lo spettacolo e l’uso del cavallo, cresciuto nei circhi romani fino alle giostre medievali, sboccia nuovamente tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800. Spettacolo, impresa ardita, fasto, non sono più solo appannaggio delle Corti reali, ma vengono proposti alla nascente borghesia e perfino al popolo.

Il film

“La meravigliosa avventura di Antonio Franconi”, prodotto da Cinemart, con sceneggiatura di Luca Verdone e di Massimo Biliorsi e musica di Alessio Vlad, propone l’immaginaria rievocazione delle imprese di Antonio Franconi, leggendario pioniere del Circo Moderno, nato a Udine, che si esibiva in Francia tra il 1783 e il 1800. Franconi affronta la sfida impossibile di un cavallerizzo, per realizzare uno spettacolo che contenga tutte le forme rappresentative sino ad allora conosciute. Uno spettacolo di tutti gli spettacoli. Nell’inseguire il suo sogno, Franconi trascura la morale, i doveri familiari, e gli impegni assunti con i governanti parigini della Rivoluzione Francese. Ma come gli ricorda il suo amico Astley, ogni desiderio deve superare grandi ostacoli. Il suo è un invito a non abbandonare il progetto che inseguiva sin dalla giovinezza: la realizzazione del Circo Olimpico. La fortuna gli concederà di concretizzare il suo sogno e Franconi, felice, potrà abbandonarsi ai ricordi e al trionfo che il pubblico parigino gli tributa.

 

Luca Verdone crea dunque un lungometraggio straordinario, curato nei particolari, nei colori e con un finalismo sempre certo e definito. Si tratta di una storia che si presta perfettamente come premessa e prosecuzione dell’opera di Naby Byron, nel suo più intimo e vero obiettivo sociale.

 

 

Luca Verdone

Fratello del noto attore e regista Carlo Verdone, è un regista italiano nato a Roma.
Laureatosi in lettere con una tesi in Storia dell’Arte Moderna, si occupa dal 1973 della regia di documentari e programmi televisivi. Il suo esordio come regista cinematografico risale al 1986 con il film ”7 chili in 7 giorni”, in cui affianca il fratello Carlo a Renato Pozzetto.
Per la sua attività di documentarista ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui il Nastro d’Argento nel 1981, il primo premio al Festival Internazionale del Film sull’Arte di Castelfranco Veneto del 1989, il Nastro d’Argento speciale nel 2012 per il complesso della sua carriera, il Premio Internazionale Flaiano nel 2013 per il documentario “Alberto il Grande”.
Nel 2015 ottiene il premio Lù Mière Calicidicinema a Lecce, per la sensibilità dimostrata verso il territorio salentino con il cortometraggio “Il miracolo di Sant’Oronzo”.
Dal 2012 è Presidente della Associazione tra Senesi e Grossetani residenti in Roma.

 

I suoi lungometraggi sono:
SETTE CHILI IN SETTE GIORNI (1986)
LA BOCCA (1991)
IL PIACERE DI PIACERE (2002)
LA MERAVIGLIOSA AVVENTURA DI ANTONIO FRANCONI (2011)

 

I principali documentari cinematografici sono:
PAOLO UCCELLO: GENESI E SVILUPPO DI UN LINGUAGGIO PITTORICO
LA SCUOLA FERRARESE DEL ‘400
FILOSOFIA DEI GIARDINI
GLI UFFIZI:STORIA DI UNA GALLERIA
LA PITTURA SENESE DEL TRECENTO LE RAGIONI DEL SUCCESSO

 

I suoi principali cortometraggi fiction sono:
WILD BOY (1985)
MATRIMONIO A S. MARIA IN TRASTEVERE (1995)
IL MIRACOLO DI S. ORONZO (1996)
LA NINFETTA E IL MAGGIORDOMO (2006)

 

 

L’esposizione della mostra e la proiezione del film, in collaborazione con l’Associazione UFO-Ultimi Futuristi, sono inserite nella programmazione di “Le Città in Festa” promossa dalla Città di Venezia ed è realizzata con il patrocinio della Regione del Veneto, della Città di Venezia, del Comune di Bergantino, del Museo della Giostra di Bergantino, del MAF (Museo Mondo Agricolo Ferrarese), di Hilton Stucky Venezia e si colloca all’interno delle celebrazioni del Centenario dalla Fondazione del Gruppo Hilton.

Link utili

WEB: www.nabybyron.com
FACEBOOK: www.facebook.com/PlayWithHus/
INSTAGRAM: www.instagram.com/nabybyron
TRAILER FILM: https://www.youtube.com/watch?v=77_jO7txpJ0

 

 

 

Photo Credits: www.molinostuckyhilton.it

dal romanzo di Luigi Pirandello 

adattamento e regia Alessandra Pizzi

produzione ERGO SUM

 

Venerdì 25 ottobre, alle ore 21.00, il Teatro Busan di Mogliano Veneto alza il sipario sul primo appuntamento della Stagione di Prosa 2019-2020: Uno, nessuno, centomila. Uno spettacolo che celebra non solo il capolavoro di Pirandello da cui è tratto, annoverato tra le grandi opere del nostro Novecento, ma anche i 150 anni dalla nascita dell’autore siciliano.

 

L’allestimento trasporta il romanzo in un monologo e insiste sulla forte contemporaneità del messaggio pirandelliano: l’importanza della ricerca del sé, costi quello che costi, sfuggendo alle omologazioni, svincolandosi dalla massa che sempre più tende a soffocare l’individuo. Superare i centomila, per arrivare all’uno – mettendo in conto che potrebbe esserci il nessuno. A dare voce e volto al protagonista, l’antieroe Vitangelo Moscarda che vede sgretolarsi le certezze di una vita dopo una banale osservazione della moglie sul suo naso storto, ma anche a tutti gli altri personaggi del racconto, è Enrico Lo Verso, che alle riconosciute capacità attoriali unisce inflessioni e note di colore che vibrano al suono di una sicilianità condivisa con lo stesso Pirandello.

 

Uno spettacolo sull’ultimo romanzo di Luigi Pirandello, quello che riesce a sintetizzarne il pensiero nel modo più completo. L’autore stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. “Uno, nessuno e centomila” è un’opera di lunga elaborazione, di assidua stesura, che accompagna, o per meglio dire informa di sé, il resto della produzione pirandelliana. Da qui l’idea di una nuova e originale messa in scena, che ricerca nuove declinazioni per lo spettacolo ma, soprattutto, sappia ridisegnare il rapporto, all’interno dello spazio scenico tra la parola ed il suono.

Il testo diventa di supporto alla musica e viceversa, la parola diventa la didascalia del suono che diventa forza della parola. Un’intersezione di “linguaggi” che dà forma al contenuto. Sempre diverso, mai simile a se stesso, mai scontata. Perché se diverso è il pubblico a cui lo spettacolo si rivolge, e diverso è l’attimo in cui il pensiero prende forma, questa non potrà mai essere predefinita. Un unico testo narrativo, per interpretazione sempre diverse affidate al racconto di Enrico Lo Verso, che mette in scena un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”. Un’interpretazione naturalistica, immediata, “schietta”, volta a sottolineare la contemporaneità di un messaggio universale, univoco, perenne: la ricerca della propria essenza, dentro la giungla quotidiana di omologazioni. La voglia di arrivare infondo ed assaporare la vita, quella autentica, oltre le imposizioni sociali dei ruoli. La paura di essere soli, fuori dal grido sociale della massa. Ed infine, il piacere unico, impagabile della scoperta del proprio “uno”: autentico, vero, necessario. Il Vitangelo Moscarda interpretato da Lo Verso diventa uomo di oggi, di ieri, di domani. Ed il testo diventa critica di una società che oggi, come cento anni fa quando fu concepito, tende alla partecipazione di massa a svantaggio della specificità dell’individuo. Ma la sua è una critica volta ad un finale positivo, la scoperta per ognuno di essere stessi, dentro la propria bellezza.

BIGLIETTI

20,00 € intero | 18,00 € ridotto

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Biglietteria Cinema Teatro Busan

via Don Bosco 41, Mogliano Veneto (TV)

La biglietteria è aperta tutti i giorni ad esclusione del martedì dalle 17 alle 19, la domenica dalle 16 alle 19.30 e 30 minuti prima di ogni proiezione cinematografica.

Online su www.cinemabusan.it

INFORMAZIONI

+39 041 5905024 | +39 334 1658994 | [email protected]

La rassegna prende il via il 12 novembre 2019 nello storico teatro veneziano con lo spettacolo pluripremiato ed irriverente “Sic Transit Gloria Mundi” di Alberto Rizzi con Chiara Mascalzoni

 

 

Sei appuntamenti con il meglio della drammaturgia contemporanea nazionale. Al via il 12 novembre 2019, ore 21.00, presso il Teatro a l’Avogaria di Venezia (Dorsoduro 1607, Corte Zappa) il nuovo ciclo de “I martedì” de l’Avogaria, rassegna che porta in laguna le produzioni più interessanti della nuova scena teatrale.

Una donna per Papa. Questa inedita prospettiva è al centro dello spettacolo di apertura: Sic transit gloria mundi. Un monologo irriverente, scritto e diretto da Alberto Rizzi con Chiara Mascalzoni per raccontare il ruolo della donna nel mondo occidentale attraverso la storia femminile nella chiesa cattolica con l’immaginaria e possibile, per quanto improbabile, elezione di una donna al soglio di Pietro. Una riflessione sull’esclusione delle donne dal sacerdozio, ma più in generale per analizzare le ragioni storiche, teologiche e religiose della sudditanza della donna all’uomo nella chiesa e nel cattolicesimo laico. Si passerà dal ruolo della donna nel passato della chiesa, per arrivare ad una biografia inventata della prima papa e infine una storia alternativa e possibile della chiesa attraverso le donne. Uno spettacolo che è una critica surreale ed estrema al maschilismo della chiesa e quindi al maschilismo del mondo laico. Con un linguaggio semplice, e una regia accattivante e originalissima, ha conquistato premi di settore nelle più importanti rassegne italiane (Endas, Premio Cervi, Doit Festival, Contemplazioni, Italia dei Visionari) e internazionali (New York festival, Avignone Off) oltre ai favori indiscussi della critica e l’affetto incondizionato del pubblico, tra cui quello dell’Avogaria che lo ha premiato come miglior rappresentazione dell’anno scorso.

 

 

Con No kids (19 novembre) di e con Manuela Fischietti, si parla della conflittualità fra due luoghi comuni: l’essere madre contro l’essere single, compagna, moglie, amante. Un viaggio che ha come oggetto la maternità e come punto di partenza la scoperta dell’essere incinta: un flusso di pensieri che rappresentano il mondo dentro e fuori la gravidanza. No Kids è la storia di una donna in balia dell’idiozia della TV, dell’asburgico tradizionalismo meridionale, dell’isolamento forzato dalle altre donne libere e in carriera. Un ipotetico prima, durante e dopo la gravidanza passando dal rifiuto della maternità alla sua accettazione, attraversando le degenerazioni possibili dell’essere madre.

 

 

Una libera riduzione di un classico di Shakespeare al centro di House Macbeth (26novembre), per la regia di Pier Vittorio Mannucci con Gledis Cinque e Nick Russo. Lo spettacolo si concentra sulla relazione tra Lord e Lady Macbeth, una coppia enigmatica e sfuggente il cui rapporto muta di colpo quando delle voci vomitate dall’inferno suggeriscono che Lord Macbeth possa farsi re. La prospettiva del potere incrina la loro relazione, e al tempo stesso la rafforza, unendoli nel perseguire l’obiettivo del trono, che a poco a poco si trasforma in un’abominevole ossessione. La loro vita diviene un racconto dell’orrore, un tormento continuo che li intrappola in una rete di delitti e accuse reciproche, dando vita a una notte della ragione dove la realtà si fa inconsistente, e incubi e spettri divengono orribilmente concreti; una realtà dove nulla è ciò che sembra, e dove chiunque può essere vittima e carnefice.

 

 

Dicembre (3) si apre con la più rappresentata fra le opere di Dario Fo e Franca Rame: Coppia Aperta, quasi spalancata: un atto unico dalla forte comicità e ironia che mette a nudo le dinamiche delle relazioni sentimentali, in un contesto grottesco ma mai inverosimile. Una libera riduzione con Giulia Pivetta Stefani e Valentino Bettega per la regia di Anna de March. La coppia moderna ha bisogno di aprirsi. Non ha bisogno di fedeltà assoluta. Crede nell’amore libero. Non può limitarsi al romantico duo, lui e lei insieme per sempre. Predilige il triangolo, il quadrilatero, il pentagono, o per lo meno le forme complesse. Non si vergogna. Parla, discute ed è favorevole al dibattito ideologico. La coppia moderna è una Coppia aperta.  Se non fosse, che a volte vi si presentano delle odiose reticenze. Magari, ci si sente traditi, sottostimati, gelosi. L’uomo o la donna, potrebbero decidere di non indossare l’abito nuovo per la festa del nuovo millennio sessualmente disinibito, ma di ri-indossare il completo monocromatico e convenzionale riposto nell’armadio, per stravolgere il processo evolutivo e decidere di affermare nuovamente la propria posizione. In breve, incazzarsi.
 
3Some in scena il 10 dicembre, di Tommaso Fermariello per la regia di Martina Testa, racconta la storia d’amore di due ragazzi: Diego, youtuber di successo, e Pier, ansioso commesso di una libreria. Quando al primo viene diagnosticato un cancro le loro vicende prendono una piega grottesca e tragicomica. Diego infatti decide di non curarsi secondo la medicina tradizionale ma, dopo svariate ricerche su internet, sogna di andare in Russia in una costosissima clinica, la Clinica della Nuova Medicina Europea, dove promettono miracolose guarigioni. Nel frattempo si unisce a loro una ragazza, misteriosa, attraente e svampita, che va a vivere con loro e diventa parte integrante della coppia.

Chiude la rassegna il 17 dicembre, Mangia! scritto e interpretato da Anna Piscopo e diretto da Lamberto Carrozzi. Lo spettacolo narra del confuso e tragicomico flusso di coscienza di una ragazza sprovveduta che sogna di affrancarsi dall’emarginazione che vive nella provincia in cui è nata trovando un lavoro nella Capitale. La piece è una tragedia dai tratti grotteschi, vista e vissuta dagli occhi allegri di una giovane donna di paese che, ritrovandosi in una realtà più provinciale e meschina di quello che ha lasciato, reitera fino al fallimento le convinzioni e i comportamenti malati che le ha passato la madre e il contesto sociale di provenienza. È un racconto di formazione che narra la progressiva perdita dell’innocenza della protagonista e il suo finire in pasto a un mondo che non dà sconti ai più deboli.

 

 

Gli spettacoli, alle ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 041.0991967 – 335.372889 o via mail all’indirizzo [email protected]com.

Ulteriori info: sito

 


L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario Ca’ Foscari di Venezia e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni”, rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione.

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