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Primo sì al Premierato

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La riforma del Premierato per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio ora passerà alla Camera

ROMA – Una settimana importante, quella appena trascorsa, per le riforme approvate sul Premierato e sull’Autonomia Differenziata (di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi).
Nel pomeriggio di martedì 18 giugno l’aula del Senato ha approvato il Disegno di Legge di riforma costituzionale sul cosiddetto “Premierato”, che contiene l’introduzione in Costituzione dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Ora il testo passa alla Camera dei deputati e, in caso di approvazione, dovrà essere votato di nuovo un’altra volta da entrambe le aule.
Vediamo che cosa prevede la riforma.


L’elezione diretta del Presidente del Consiglio

La modifica principale contenuta nella riforma riguarda l’articolo 92 della Costituzione.
In base alla riforma, il Presidente del Consiglio è eletto «a suffragio universale e diretto», per un mandato di cinque anni, ma non per «più di due legislature consecutive». Con un’eccezione: un Presidente del Consiglio può governare per tre legislature consecutive nel caso in cui ricopra l’incarico per meno di sette anni e sei mesi. Il Presidente del Consiglio è eletto «contestualmente» alle elezioni di Camera e Senato.
In base alla riforma, il Presidente della Repubblica “conferisce” l’incarico, e non nomina più il Presidente del Consiglio come avviene oggi, inoltre non potrà incaricare un tecnico a formare e guidare un governo, come avvenuto con Mario Draghi o Mario Monti.


Le regole sulla caduta dei governi

Entro dieci giorni dalla sua formazione, il governo deve ottenere la fiducia della Camera e del Senato. Se non ci riesce, il Presidente della Repubblica ridà un nuovo incarico al Presidente del Consiglio eletto dagli elettori. Se anche questo tentativo fallisce e il governo non ottiene la fiducia di Camera e Senato, il Presidente della Repubblica scioglie il Parlamento e si torna al voto. Si va a votare anche nel caso in cui il Senato o la Camera revochi la fiducia al Presidente del Consiglio.

L’elezione del Presidente della Repubblica

Attualmente il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento con voto segreto e in seduta comune, ossia con deputati e senatori insieme ai 58 delegati dei Consigli regionali. L’elezione avviene a maggioranza dei due terzi dell’assemblea ma, dopo il terzo scrutinio, è sufficiente la maggioranza assoluta, ossia la metà più uno dei membri dell’assemblea. La riforma sul Premierato propone di far scattare questa possibilità non dopo il terzo scrutinio, ma dopo il sesto.

Niente più senatori a vita

La riforma costituzionale propone poi di togliere al Presidente della Repubblica il potere di nominare i senatori a vita. I cinque attualmente in carica non perderebbero comunque il loro seggio al Senato.

Manca la legge elettorale

Il Parlamento dovrà poi approvare una specifica legge elettorale per regolare il sistema per l’elezione del Parlamento e del Presidente del Consiglio, assegnando ai partiti che lo sostengono un numero di seggi sufficiente per avere la maggioranza in Parlamento. Questo numero di seggi si chiama “premio di maggioranza”.

Un percorso ancora lungo

L’approvazione della riforma da parte del Senato è una delle tappe del lungo percorso che il testo dovrà percorrere prima di essere approvato eventualmente in via definitiva.
Ora il Disegno di Legge di riforma costituzionale dovrà essere esaminato alla Camera. A distanza di tre mesi il testo dovrà di nuovo essere approvato con lo stesso contenuto da entrambe le camere. Se nella seconda votazione sia il Senato sia la Camera approvano il testo a maggioranza, la proposta di riforma si considera definitivamente approvata, altrimenti può essere sottoposta a un referendum in cui gli elettori potranno approvarla o bocciarla.

Luciana Ermini

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