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Le sfide estreme che viaggiano sui Social (e uccidono)

2 minuti di lettura

Si chiama “Black Out Challenge”, ma è nota anche come “Pass Out Challenge” o “Choking Game”, ed è una sfida folle che attualmente gira su TikTok, l’App n. 1 tra i ragazzi(ni) di oggi. È una prova di resistenza: l’obiettivo è restare il più a lungo possibile senza respiro, fino a provocarsi uno svenimento.
 
A pagarne le conseguenze con la vita, una bambina palermitana di 10 anni, che è arrivata in condizioni gravissime all’ospedale Di Cristina dove i medici ne hanno dichiarato la morte celebrale.
 
I Social non sono sempre un luogo sicuro e questo è risaputo, specie da quando moltissimi ragazzini vi ci bazzicano senza troppo controllo da parte degli adulti e, soprattutto, inconsapevoli – per la loro tenera età – di ciò che potrebbero incontrare.
 
Mi riferisco alle “challenge” pericolose – talvolta mortali – che inducono gli utenti a filmarsi mentre attentano alla propria vita in diversi modi. Il sospetto è che anche la bambina palermitana che ha perso la vita pochi giorni fa, si sia lasciata suggestionare da quello che ha visto su TikTok e sia rimasta tragicamente vittima cercando di partecipare proprio a una di questa ignobili sfide.
 
“La bambina di 10 anni” ha fatto sapere in un comunicato il direttore sanitario Salvatore Requirez “è arrivata al pronto soccorso, con mezzi propri, in arresto cardio-respiratorio di non precisabile durata temporale in quanto l’inizio è ricostruibile, con anamnesi indiretta, solo approssimativamente attraverso il racconto dei genitori che l’hanno accompagnata”.
 

 
Secondo quanto riporta La Repubblica, la bambina sarebbe stata ritrovata in bagno dai genitori con la cinta di un accappatoio a bloccarle la respirazione e sembra che stesse appunto partecipando a una sfida su TikTok. Portata d’urgenza all’ospedale di Palermo, è stata ricoverata in coma nel reparto di rianimazione, ma purtroppo non ce l’ha fatta.
 
Non si tratta di una novità né di un caso isolato, perché, come riporta Time Magazine “solo negli Stati Uniti, 82 bambini di età compresa tra i 6 e i 19 anni sono morti dopo aver giocato al Choking Game tra il 1995 e il 2007, l’anno più recente con i dati disponibili, raccolti dai Centers for Disease Control and Prevention”.
 
Gli esperti sostengono che questo “gioco” esista da ben prima dell’avvento dei Social Network e consista nel provocarsi una asfissia temporanea che conduce allo svenimento. Lo scopo sembra essere interrompere temporaneamente il flusso di sangue e di ossigeno che arriva al cervello, per avvertire un momento di euforia e vertigini non appena la respirazione riprende.
 
Il problema grave è che le conseguenze possono essere tragiche e il recente episodio avvenuto in sud Italia lo conferma: con un basso livello di ossigeno al cervello per oltre tre minuti, si possono subire danni cerebrali, ma un basso livello di ossigeno al cervello per oltre cinque minuti può provocare la morte cerebrale.
 
In tutti questi casi le notizie si accompagnano sempre allo stesso dibattito: quanto può essere pericolosa la tecnologia e quanto possono esserlo i social network?
Proprio come il mondo reale, anche il mondo digitale (e dei social) va conosciuto. Il fatto è che in alcuni casi gli smartphone vengono dati in mano a bambini giovanissimi, talvolta senza un’educazione digitale che insegni loro come muoversi tra le insidie che potrebbero incontrare.
 
Questa guida, scaricabile dal sito della Polizia di Stato, può essere d’aiuto per tutelare bambini e ragazzi dai pericoli dello schermo. In ogni caso, ricordiamoci che la prudenza in rete non è mai troppa, poiché lì gli errori si nascondono davvero dietro a un clic!
 
 
Fonte: Cosmopolitan

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AUTORE
Classe 1993, è giornalista pubblicista e studentessa magistrale in Editoria e Giornalismo presso l’Università degli Studi di Verona. Ama i cani, i libri e i viaggi. Scrive di ambiente, politica, assaggi, turismo.
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