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La SEO Copywriting è l’arte di saper scrivere per i motori di ricerca e i suoi utenti. Partiamo dal protagonista, il SEO Copywriter: chi è? Molto semplicemente, è un copy con conoscenza delle dinamiche di posizionamento nei motori di ricerca, che sfrutta le proprie abilità nella redazione di testi in grado di posizionarsi per una o più parole chiave nella query.

Abbiamo pensato di redigere questa piccola guida di SEO Copywriting, cercando di fornirti utili spunti da mettere in pratica se hai interesse nell’approfondire questa professione.

 

Guida pratica al SEO Copywriting

Chi decide di scrivere in ottica SEO deve avere la capacità di risucchiare il lettore nel testo, presentandogli argomenti originali e di alta qualità, utilizzando allo stesso tempo tecniche di scrittura che permettano di produrre testi ottimizzati per i motori di ricerca.

 

Quando decidiamo di scrivere in ottica SEO va scelto il topic, la parola chiave e le parole chiave correlate rilevanti ai fini del posizionamento del sito.

Che si tratti di un articolo di blog, di una landing page o di contenuti da diffondere sulle pagine di un sito, poco importa. Per farlo bene va fatto in ottica SEO.

 

Di seguito illustriamo allora alcune tecniche da tenere a mente per iniziare col piede giusto:

  • Dividere il testo in paragrafi e inserire dei sottotitoli (meglio se contengono le keyword)
  • Ripetere le parole chiave in modo naturale all’interno del testo, specie nella prima metà
  • Evidenziare in grassetto le parole chiavi o rilevanti
  • Utilizzare la tecnica di scrittura detta a piramide rovesciata
  • Usare elenchi numerati o puntati
  • Non fare mai copia e incolla da altri siti
  • Citate le fonti da cui si prendono spunti
  • Aggiungere link esterni (mi raccomando, verso siti autorevoli e pertinenti!) e interni (verso altre pagine del sito), così da creare correlazioni di argomenti
  • Creare frasi brevi, che aiutino la lettura da parte dell’utente e facilitano la comprensione da parte del motore di ricerca.

 

Tre tre chicche per Blog Post che abbiamo imparato negli anni

Occhi alla lunghezza! Un articolo scritto per un blog – per posizionarsi bene sui motori di ricerca – deve avere una lunghezza minima 400 parole.

 

Testo e grafica vanno pensati insieme. Testo e grafica sono il risultato finale di un lavoro complesso che passa per la cosiddetta user experience, ovvero: quale percorso seguirà l’utente sul sito? Che tipo di informazioni troverà? Perché disponiamo le informazioni in un certo modo?

 

I tuoi testi sono responsive? Fai attenzione che un testo troppo lungo, pesante o difficile da scorrere può non superare la prova mobile. Pertanto fai sempre un test, o da tablet o da smartphone.

 

Con questa breve e introduttiva guida al SEO Copywriting abbiamo cercato di introdurre alcuni elementi utili per scrivere buoni contenuti per i motori di ricerca, sulla base di tutto ciò che ruota attorno alle dinamiche dei motori di ricerca.

 

Se hai dubbi o vuoi approfondire l’argomento, contatta l’Agenzia di comunicazione e web marketing WTN – digital partner, con sede a Mogliano Veneto e Roma.

Rose rosse, cuori, champagne e chi più ne ha più ne metta! Avete già capito di cosa stiamo parlando? Ebbene sì, parliamo del tanto amato (o odiato) San Valentino! E come ogni festività che si rispetti non c’è momento migliore per ogni brand/azienda di cavalcare la cresta dell’onda per promuoversi con campagne o Post azzeccati, in modo da attrarre l’attenzione di potenziali clienti e del pubblico online e offline.

 

Proprio con l’occasione vi proponiamo una selezione di alcune delle migliori ADV dedicate a questa festività. 

 

 

1. Dunkin’ Donuts – Dunkin Love

Dunkin’ Donuts, brand ormai conosciuto a livello mondiale, ha dato il via a una campagna marketing intelligente e capace di sfruttare al meglio la propria awareness. 

Per San Valentino il noto marchio ha pensato bene di consolidare la propria immagine grazie a un contest chiamato “Dunkin’ Love” dove ogni cliente promuoveva una foto delle proprie ciambelle personalizzate a tema San Valentino e poi lanciate sulle piattaforme Instagram e Facebook, o utilizzando filtri di geolocalizazione su Snapchat, che riconducessero ai diversi store.

Una “Onmy channel strategy” che ha permesso di espandere ulteriormente il marchio e rendere partecipi i diversi consumatori nella creazione di contenuti personalizzati.

 

Fonte: https://www.methodmarketing.org/blog/valentines-day-marketing/

 

 

 

2. Carphone Warehouse – Giornale Bouquet 

 

Per la festa degli innamorati, l’azienda Cardphone Warehouse, consapevole della difficoltà di milioni di persone nel trovare il regalo perfetto di San Valentino, ha deciso di realizzare una campagna con l’obiettivo di far risparmiare gli utenti in modo creativo e simpatico. 

Ha acquistato infatti alcune spazi pubblicitari dei principali quotidiani, inserendo immagini di rose e carta da pacchi per poter simulare dei bouquet: una pubblicità che, accompagnata a piccole istruzioni, permetteva di ottenere un mazzo di fiori fatto di carta fai da te e pronto all’istante, perfettamente in linea con il pay-off dell’azienda “We compare. You save”. 

 


Fonte: https://www.adsoftheworld.com/media/ambient/carphone_warehouse_scrimpers_valentines_day_bouquet

 

 

3. L’anello di Heineken

Un’altra pubblicità interessante è quella di Heinekein, che ha deciso di giocare in modo alternativo con un’illusione visiva creata dalla loro bottiglia di birra. 

L’immagine scelta per la campagna, infatti, lasciava intravedere un anello: classico regalo di fidanzamento e perfettamente in linea con San Valentino. Ci si aspetterebbe quindi un copy con dedica, una frase sdolcinata o una semplice proposta di matrimonio. Invece, osservando meglio, ci si rende conto che l’anello non è altro che un collo di bottiglia Heinekein, geniale ed elegante! Che ne pensate? 

 

Fonte: https://www.adsoftheworld.com/media/print/heineken_valentines_day

 

 

 

4. Hovis: un amore condiviso

Il famoso marchio di panetteria Hovis ha deciso invece di puntare su un’ADV semplice, creativa ma d’effetto. Una colazione all’insegna di tanta marmellata e amore, a dimostrazione che a volte basta davvero pochissimo per poter creare immagini suggestive e simpatiche, capaci di giocare e promuovere il proprio prodotto allo stesso tempo.

 

Fonte: https://www.adsoftheworld.com/media/print/hovis_valentines_day

 

 

 

5. The Body Shop: Kissing contest

Altra campagna Social da tenere in considerazione è quella lanciata da The Body Shop nel 2018. Il noto brand ha chiesto ai propri fan di condividere un selfie su Instagram: ciò che si chiedeva al pubblico era di taggare un amico e inserire all’interno della foto l’hashtag #sharingakiss. Il tutto avrebbe permesso di partecipare all’estrazione di un giveaway per vincere la nuova collezione di lucidalabbra lanciati dalla compagnia. Il premio sarebbe stato inviato sia all’utente che a un suo amico (“Galentine”) a scelta.

Una campagna geniale, semplice e d’effetto che è riuscita a incrementare la propria brand awareness celebrando sentimenti positivi come l’amicizia tra donne e invogliando milioni di persone a taggarsi a vicenda.

 

Fonte: https://www.methodmarketing.org/blog/valentines-day-marketing/

 

 

La base per la buona riuscita di una campagna Social è cercare di allinearsi ai trend del momento e saperli sfruttare in modo creativo, a promozione di se stessi.

Webtechnet offre servizi di digital e social media marketing, portandoti con successo alla crescita del tuo brand!

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Nonostante i Social Network, in particolare Facebook (e Instagram), siano diventati strumenti fondamentali per scoprire, seguire e scegliere attività locali, in tanti ignorano ancora l’importanza che rivestono.

 

A dirlo sono i numeri.
I dati più recenti evidenziano infatti oltre 35 milioni di utenti attivi su Facebook e le statistiche mostrano come una persona su tre visiti settimanalmente le pagine di attività locali.
Sempre una su tre si appoggia a Facebook per leggere consigli e recensioni.
Le attività commerciali, specialmente le più piccole, possono trovare nei Social Media delle risorse straordinarie: non solo per aumentare la propria notorietà, ma anche per acquisire nuovi contatti e potenziali clienti.

 

Di seguito condividiamo 5 consigli pratici per acquisire clienti con Facebook nel modo giusto.

 

1. Fai Facebook Ads “local” intorno al tuo negozio

Purtroppo spesso accade che i negozi si limitino a “mettere in evidenza” un Post riuscito meglio di altri, nella speranza di acquisire un po’ di visibilità in più e, magari, qualche cliente. Questo di per sé non è sbagliato, l’errore sta nello sponsorizzare i Post occasionalmente.
Una tipologia di campagna che permette di raggiungere più persone in modo targetizzato e con budget davvero ridotti (anche con 3 euro al giorno!) è quella su base locale. Selezionando l’obiettivo Copertura si possono ottimizzare le campagne e raggiungere più persone possibili nell’area geografica intorno al nostro negozio.
Diversamente, possiamo raggiungere gli abitanti di una certa zona o i viaggiatori che transitano in una determinata città (una funzionalità utile per chi intende far arrivare la propria comunicazione ai turisti).
Ancora, una trattoria potrebbe attivare delle campagne con un coupon scaricabile per un dolce omaggio a fine pasto nei giorni più vuoti della settimana.

 

2. Usa i pubblici personalizzati e trasforma gli utenti in clienti

I pubblici personalizzati sono il vero asso di tutti i negozi che lavorano bene con la pagina Facebook e le Facebook Ads. Essi infatti permettono di convertire in cliente chi ha visitato la pagina, chi ha interagito con i Post o chi visualizzato i video pubblicati.
In questo caso, anziché concentrarci esclusivamente sul farci conoscere da nuove persone, con i pubblici personalizzati possiamo arrivare a chi ha dimostrato interesse nei nostri confronti della nostra attività locale e dargli un motivo per conoscerci meglio.
Nelle pratica, quando andremo a scegliere il pubblico dobbiamo selezionare gli utenti che hanno interagito con la nostra pagina nell’arco di un tempo specifico, catturando la loro attenzione con offerte speciali, coupon e sconti a tempo.

 

3. Usa le Lead Ads con Messenger!

La messaggistica è uno dei canali che vedrà un grande sviluppo in futuro, specialmente riguardo al Servizio Clienti. Ogni negozio dovrebbe infatti iniziare a implementare Messenger (che permette di utilizzare risposte automatiche, salvate, bot, etc) come si deve. In particolare, una novità introdotta negli ultimi tempi da Facebook sta nel poter acquisire i contatti degli utenti e profilarli direttamente tramite Messenger.
In pratica, puoi lanciare una Facebook Ads in cui proponi qualcosa (un open day, un check-up gratuito, un evento di presentazione) e qualificare l’utente attraverso una serie di domande automatiche pre-impostate alle quali risponderà via Messenger, per poi continuare la conversazione “dal vivo”.

 

4. Mostra cosa ti rende diverso dagli altri con un video

Se continuiamo a proporre i nostri servizi e prodotti con le stesse, identiche promesse che usano altri milioni di aziende (competitor inclusi) sarà difficile farci notare e accaparrarci il cliente. Ecco perché è consigliabile realizzare un video (che è un formato generalmente molto più apprezzato delle immagini statiche), che mostri cosa fai e cosa ti rende unico.
Sei un pasticcere? Mostrati mentre crei le tue golose opere, fai vedere quanta passione e attenzione per le materie prime c’è dietro a ciò che offri.
Oppure sei un avvocato? Un dentista? Un consulente? Usa i video per informare i tuoi potenziali clienti sulle ultime novità del settore, vincere i loro dubbi e mostrare la tua professionalità.

 

5. Hai un sito web? Raggiungi chi lo ha visitato con campagne mirate!

Alcuni credono che quando si ha una piccola attività locale il sito web non sia necessario. Niente di più sbagliato. Anche un semplice sito vetrina può darci l’opportunità di raccontarci, ma soprattutto farci trovare da chi cerca ciò che offriamo.
Se hai un’attività locale e un sito web, è consigliabile creare una o più campagne di Retargeting, che consentano di trasformare i visitatori in contatti e clienti. Prova con campagne che ne intercettino l’interesse e li avvicinino a te previa richiesta di più info, possibilità di scaricare un risorsa gratuita o fissare un appuntamento.
Il nostro obiettivo deve essere quello di potenziare le risorse che abbiamo investito nella realizzazione del sito e nella ricerca di traffico qualificato con un’attività complementare che porti alla conversione degli utenti.

 

Se utilizzato con costanza, competenza e professionalità, anche le più piccole imprese trovano in Facebook e in Instagram un potente alleato di business.
Se sei interessato a promuovere la tua vetrina di business online, puoi rivolgerti a WTN, web-agency con oltre vent’anni di esperienza sul campo, che sviluppa e-commerce e siti web, curandone la SEO e i profili Social.

 

Fonti: Facebook Blueprint e veronicagentili.com

Due anni fa, Kashlee Kucheran ha lasciato la sua carriera nel settore immobiliare, venduto casa e si è sbarazzata del 90% delle sue cose in modo da poter viaggiare per il mondo a tempo pieno. Da allora, lei e suo marito hanno visitato Europa, Sud America, Asia e il Medio Oriente, documentando ogni fase del loro viaggio. Fino a quando non è diventata ossessionata da Instagram.

 

La sua ossessione per la piattaforma ha cambiato il modo in cui vedeva il mondo – e non per il meglio. E stava cambiando anche il modo in cui viaggiava. Inizialmente presentava i suoi viaggi su Instagram come un modo per documentarli. Era meglio di un diario di viaggio, perché era visuale e perché coinvolgeva altre persone. Ha reso le sue avventure più interattive e nel frattempo riceveva feedback e consigli sui luoghi che stava visitando. Inoltre è stato un ottimo modo per rimanere in contatto con amici e famiglia. È stato soprattutto divertente per il primo anno, fino a che, lentamente, la piattaforma è diventata sempre più un modo per criticare e giudicare se stessa.

 

Il problema è iniziato quando mi è resa conto di quanti “influencer” di viaggio esistessero e che ognuno pubblicasse costantemente scatti incredibili che raccoglievano migliaia di “Mi piace”.
Quando ha iniziato a confrontare i loro post – e le reazioni che ricevevano – con i suoi, la sua autostima è crollata. Determinata a migliorare il suo profilo, ha ritoccato di tutto, dai programmi di viaggio alle routine quotidiane nella speranza di catturare più follower. Ha iniziato a pensare alle destinazioni in termini di capacità di Instagram, piuttosto che di interesse a visitarle. Tra pianificare uno scatto, scegliere il vestito da indossare, prepararsi, truccarsi, scattare e modificare dozzine e dozzine di foto, scrivere la didascalia perfetta, pianificare il momento migliore per pubblicare, e poi rispondere ai commenti che riceveva, le ci volevano letteralmente ore per creare un singolo post su Instagram. Fino a che si è resa conto che la sua ossessione per Instagram si era avventurata in un territorio malsano. È successo mentre organizzava uno scatto di colazione a letto in un hotel a Bali.

 

La maggior parte delle persone si sveglia e ordina il servizio in camera con il sonno ancora negli occhi e il viso senza trucco. Non per lei. Si è fatta una doccia, truccata completamente, arricciata i capelli, per poi rovinarli un pò in modo che sembrassero più “naturali”, ammassato le coperte e i cuscini e sistemato il treppiede. Dopo aver ordinato molto più cibo di quanto potesse mangiare, ha dolorosamente posato in centinaia di modi innaturali per raggiungere il massimo degli “obiettivi per la colazione”. Un’ora e 400 foto più tardi, il cibo era stantio, il caffè era freddo e Kashlee si sentiva tutt’altro che rilassata. Tra la pianificazione degli scatti e lo scorrimento inutile del feed, trascorreva circa cinque ore al giorno su Instagram. Cioè 35 ore a settimana, 150 ore al mese, 1.825 ore all’anno.

 

Instagram è diventato rapidamente il suo più grande impegno, senza ricompensarla. Il suo account è cresciuto a malapena, anche se si stava impegnando per un lavoro a tempo pieno. Scattare foto fantastiche ha smesso di essere un hobby e qualcosa che le piaceva davvero, e rapidamente è diventato un lavoro ossessivo e consumante. Ma era pietrificata che se non avesse partecipato al gioco Instagram e non avesse “aumentato” il suo livello di contenuti visivi, sarebbe rimasta indietro. È diventata invidiosa e depressa, confrontandosi continuamente con gli altri. Si è convinta di aver solo bisogno di un paio di “Mi piace” in più, qualche altro seguito e qualche altro commento prima che potesse avere lo stesso successo degli altri follower da cui si ispirava. Quindi, invece di allontanarsi da Instagram, ha promesso di lavorare ancora di più. Si è fatta i capelli e ha comprato un nuovo costume da bagno. È tornata a Bali per soggiornare in un famoso hotel della lista dei desideri e tentare di ottenere il massimo delle cascate tropicali. Invece di godersi il lussuoso resort con la sua piscina a sfioro irreale e la spa di classe mondiale, ha dedicato la sua intera giornata a scattare foto che avrebbero stupito su Instagram. Dopo aver esaminato foto e video ripresi per oltre sei ore, si è sentita completamente scoraggiata. Non c’era una foto, o un video, che la soddisfacesse.

 

Presto, non solo ha iniziato a postare meno, ma è rimasta praticamente paralizzato dall’ansia di Instagram. Invece di avventurarsi per esplorare la città in cui si trovava, ha cominciato a chiudersi in una stanza d’albergo e non fare nulla. Si è resa conto di aver dimenticato per cosa stava facendo tutto questo. Aveva venduto casa e quasi tutto ciò che possedeva per viaggiare. Non l’aveva fatto per ottenere attenzione, fama o fortuna e sicuramente non per il tentativo di padroneggiare o superare in astuzia gli algoritmi dei social media. Quindi, si è chiesta: “Come viaggeresti se Instagram non esistesse?”. Se Instagram fosse improvvisamente scomparso e non fosse stata così presa da ottenere gli scatti, gli angoli e i video perfetti, avrebbe davvero vissuto quel momento.

 

Inoltre, era arrivata al punto in cui era nauseata da quanto fosse falso tutto ciò che vedeva sui social media. Le persone che affermano di voler essere “più autentiche” sono le stesse che pubblicano (presumibilmente) foto candide che, in realtà, presentano scatti che sono stati messi in scena in modo aggressivo e hanno impiegato ore, se non giorni, per perfezionarsi. Alcuni influencer sono persino arrivati al punto di prenotare sessioni in appartamenti progettati appositamente per fungere da sfondo elegante per le loro foto (assolutamente non spensierate e disinvolte). Niente di tutto ciò è autentico. Le ragazze che sorridono accanto a piatti della colazione raffermo e non consumati non si godono un pasto. Kashlee lo sapeva, perché era stata una di loro. Le coppie che posano per ore in affollate località turistiche per ottenere un perfetto colpo Instagram non stanno vivendo il tempo della loro vita. Sono sudate, stressate, stanche e completamente cieche rispetto alla cosa di cui stanno cercando di farsi un’idea. Queste foto ci fanno desiderare una vita che semplicemente non esiste. E poi, quando non riusciamo a raggiungerla, ci sentiamo male per noi stessi. Ora Kashlee ha un accordo con se stessa quando si tratta di Instagram. Non ha pubblicato nulla su Instagram da oltre un mese, ma pensa di essere presto pronta a riprovare, ovviamente in maniera diversa. Prima regola: scatti autentici. E ora si gode di più i suoi viaggi.

 

Versione estesa: “I Was Spending 5 Hours A Day On My Instagram Obsession And It Ruined My Life” by Kashlee Kucheran, Huffington Post

Il “Black Friday“, la più famosa vendita al dettaglio, è diventato parte integrante di molti periodi di festività, ma questa tradizione ha radici più oscure di quanto si possa immaginare!

 

Black Friday: da Crash finanziario a Shopping Mania

Il primo utilizzo registrato del termine Black Friday non venne applicato allo shopping, bensì alla crisi finanziaria: in particolare, al crollo del mercato dell’oro statunitense avvenuto in data 24 settembre 1869.

Due spietati finanzieri di Wall Street, Jay Gould e Jim Fisk, lavorarono insieme per acquistare tutto l’oro della nazione, sperando di far alzare il prezzo alle stelle e venderlo per guadagni sorprendenti. Quel venerdì di settembre la cospirazione venne però svelata, mandando la borsa in caduta libera e costringendo chiunque alla rovina: dai baroni di Wall Street ai poveri agricoltori del Paese.

 

La storia più comunemente accettata però dietro la tradizione del Black Friday la collega a un’intuizione avuta da rivenditori e negozianti: dopo un anno intero di attività in perdita (in rosso), i commercianti incominciarono a pensare che presumibilmente avrebbero tratto profitto (e tornare in “black”, nero) il giorno dopo la festività del Giorno del Ringraziamento (il quarto giovedì di novembre), perché gli acquirenti di ritorno dalle dispendiose vacanze avrebbero apprezzato comprare merce scontata a buon prezzo.

 

Negli ultimi anni però è emersa un’altra origine del termine, che dà una svolta particolarmente brutta alla tradizione.

Questa teoria sostiene infatti che nel 1800 i proprietari delle piantagioni di cotone meridionali degli Stati Uniti potessero acquistare schiavi a prezzo scontato il giorno dopo il Ringraziamento. Sebbene questa versione delle radici del Black Friday abbia comprensibilmente portato qualcuno a chiedere un boicottaggio della festività, in realtà non ha basi storiche accertate.

 

La vera storia del Black Friday non è comunque così solare e allegra come sembra.

Negli anni Cinquanta, la polizia della città di Philadelphia usò per la prima volta questo termine per descrivere il caos che seguì le festività del Giorno del Ringraziamento, quando orde di acquirenti e turisti si riversarono in città prima della grande partita annuale di football della Marina Militare.

Non solo i poliziotti di Philadelphia avrebbero potuto prendersi il giorno libero, avrebbero anche dovuto lavorare turni extra occupandosi della folla e del traffico. Ovviamente pensando anche ai taccheggiatori che si avvantaggiarono del clamore nei negozi, per aumentare il mal di testa delle forze dell’ordine.

Il trambusto di quegli anni non bastò a placare il trend. Nel 1961 il Black Friday aveva ormai preso piede a Philadelphia talmente tanto che si provò, senza successo, a cambiarne il nome in Big Friday per rimuovere le connotazioni negative degli anni precedenti. Il termine però non si diffuse nel resto dello stato e dopo il 1985 Black Friday diventò di uso comune a livello nazionale.

 

L’epoca d’oro del Black Friday

Alla fine degli anni Ottanta i rivenditori avevano ormai trovato il modo di trasformare il Black Friday in qualcosa di positivo: il risultato fu il concetto di “dal rosso al nero” fondato sull’idea che il giorno dopo la festività del Ringraziamento ci fosse l’occasione per i negozianti americani di ottenere un profitto.

 

Il significato del Black Friday rimase quindi ancorato al concetto di “profitto positivo“, facendo dimenticare ben presto le radici più oscure del termine acquisite a Philadelphia.

 

Da allora, il trend di dedicare una giornata alle offerte e a prodotti scontati si è trasformata in un evento di più giorni, generando altre festività dedicate agli sconti come la Small Business Saturday durante il fine settimana e il sempre più famoso Cyber Monday per i prodotti tecnologici.

Dopo il primo incontro gratuito con “I pericoli della rete”, Mogliano Rugby 1969 ricorda il secondo appuntamento in programma, in cui questa sera si parlerà di “Internet Consapevole”.

 

L’incontro si terrà presso il Teatro dell’Istituto Salesiano Astori di Mogliano Veneto.

Moderatore della serata sarà il Dott. Paolo Marson (TMC Srl), relatori Daniele Taiani (1xG), Diego D’accolti (Polizia Postale), Federica Benassi (Esperta comunicazioni in famiglia), Athos Cauchioli (ex. Hacher), Michele Gandolfi (Investigatore) e Emanuele Milani (Zanschin Tech).

 

Chi volesse maggiori informazioni può telefonare al numero 041.5902706. Per fini organizzativi è gradita prenotazione telefonica.

Oggi, 17 novembre, alle ore 18, in area Samsung Unieuro del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, si terrà l’evento “HDblog Galaxy Fold Tour” in collaborazione con Samsung e HD Blog.

 

Galaxy Fold è il primo smartphone pieghevole di Samsung, nonché uno dei primi al mondo di questo tipo. 

 

Cinque gli appuntamenti fissati in tutta Italia per la presentazione di questo nuovo modello, di cui solo due nel nord Italia (a Milano e a Mestre). Un appuntamento imprescindibile quindi per tutti gli appassionati di tecnologia e telefonia quello di domenica pomeriggio all’interno del punto vendita Unieuro, dove, in area Samsung, un formatore esperto, Giovanni Ferrarese, intervistato e coadiuvato da un blogger del sito HD Blog, presenterà il prodotto.

 

Gli esperti risponderanno a tutte le vostre domande, vi faranno vedere e provare il nuovo smartphone e si potrà discutere sulle ultime novità tecnologiche. Durante l’evento saranno anche offerti alcuni gadget a tutti i presenti e saranno girati alcuni video con chi vorrà partecipare alla prima recensione open di HDblog fatta dagli utenti. 

 

Il nuovo Samsung Galaxy Fold è prenotabile presso il punto vendita Unieuro.

Questa piccola guida racchiude l’abc delle attività per ottimizzare efficacemente il ranking di qualsiasi sito, apparire nei primi risultati di ricerca ed essere visibili ai clienti.

 

L’insieme delle tecniche e delle attività necessarie per risalire il ranking dei motori di ricerca viene definita SEO (Search Engine Optimization).

 

Segui queste 10 regole per scalare la SERP e migliorare il posizionamento Google del tuo sito web:

 

1. Offrire contenuti di valore

Il fattore principe che guida un sito web al vertice della classifica di Google sono i contenuti, originali e in grado di generare traffico rispondendo a necessità dell’utente.

 

2. Scelta delle keyword corrette

Determinante è l’uso del “clustering”, ovvero creare gruppi di contenuti che spieghino sotto più punti di vista uno stesso argomento. La ricerca delle parole chiave deve partire da quelle più generiche e arrivare a quelle specifiche, individuando keyword correlate e long tail keyword.

 

3. Ottimizzare il sito per il mobile

Rendere il sito compatibile con telefonini, tablet e smart device, ovvero essere “mobile friendly”, è ormai diventato un must per chiunque voglia raggiungere le prime pagine sui motori.

 

4. Presenza di backlink

La popolarità di un sito in rete è in parte misurata da qualità e dalla quantità di backlink e menzioni che possiede.

 

5. Una buona User Experience

Il RankBrain di Google tiene in considerazione le principali metriche utente per valutare quanto sia interessante un contenuto o un insieme di contenuti come tempo di permanenza e pagine visitate.

 

6. Titoli in pagina

I tag “Title” e “Description” sono elementi chiave di qualsiasi strategia SEO, perché vengono utilizzati dai motori per definire e recepire i contenuti in pagina.

 

7. Pubblicare una sitemap

La sitemap XML in particolare, è diventata indispensabile per velocizzare l’indicizzazione del sito. Ogni motore di ricerca ha una funzionalità apposita per segnalare o caricare la sitemap.

 

8. URL, permalink e struttura

Per consentire una corretta indicizzazione da parte dei motori di ricerca è meglio evitare URL con molti parametri e nomi di pagine generici o incomprensibili.

 

9. Video e multimedia

Oltre al testo, all’interno dei contenuti è importante includere immagini, audio, video, slide show, brochure, documenti ed in genere elementi multimediali.

 

10. Recensioni e commenti

Un forum all’interno del sito, abilitare i commenti in pagina, consentire ai visitatori di lasciare recensioni agli articoli che scrivi o ai prodotti che vendi, permette agli utenti di interagire tra l’oro e con l’azienda.

Si può comprendere la rilevanza delle immagini per la SEO e, quindi, per il buon posizionamento di un sito andando ad analizzare alcune statistiche recenti.

Pensate che la modalità di ricerca di Google Immagini detiene – da sola – circa il 27% delle query totali generate dagli utenti sui primi 10 motori di ricerca usati negli USA.
Milioni sono infatti gli utenti che sfruttano quotidianamente questa risorsa, che consente di atterrare in un sito da una (Google) immagine.

 

Il riconoscimento delle immagini usato da Google è pertanto un segnale di pertinenza imprescindibile per un’indicizzazione efficace del contenuto della pagina stessa.
Le immagini sono uno strumento potente, utilizzabile per attrarre traffico organico sul sito attraverso il motore di ricerca parallelo di Google Immagini. Nel caso di uno shop online, poi, possono essere una leva estremamente efficace per incrementare le conversioni, ovvero gli acquisti!

 

I primi passi per ottimizzare le immagini per la SEO

1. Scegli immagini possibilmente univoche, da marcare in modo adeguato, personalizzandone titolo e descrizione pertinenti con il contesto della pagina in cui sono pubblicate.

2. Un semplice metodo di ottimizzazione delle immagini è nominare il file media.
Usa delle keyword scelte con cura, riconducibili all’immagine stessa, così da posizionarla in Google Immagini.
Ometti le stop words (es. le preposizioni) e utilizza una struttura di URL con separazione di parole chiave con trattini o underscore.

3. Molto utile è il tag alt, detto anche testo alternativo, ovvero il testo di parole chiave che dà significato a una grafica, a una foto e a un qualsiasi contenuto visual inserito in una pagina. Questo testo compare quando il sito non riesce a mostrare l’immagine a causa di un problema, come per esempio una scarsa connessione. Inserendo il tag alt, si eviterà che in casi come questo l’utente visualizzi solo uno spazio bianco di errore.

 

Questo è l’abc dell’ottimizzazione immagini per la SEO. Se desideri avere ulteriori informazioni e posizionarti al meglio in Google Immagini, puoi contattare WTN, agenzia di comunicazione con oltre vent’anni di esperienza nel settore digital!

Mogliano Rugby 1969 organizza due incontri gratuiti per svelare e spiegare i percorsi segreti di Internet ai genitori, nella date:

• 13 novembre 2019, con “I pericoli della rete”

• 20 novembre 2019, con “Internet consapevole”.

 

Gli incontri si terranno al teatro dell’Istituto Salesiano Astori di Mogliano Veneto.

A moderare le serate il Dott. Paolo Marson (TMC Srl). Relatori Daniele Taiani (1xG), Diego D’accolti (Polizia Postale), Federica Benassi (esperta in comunicazioni in famiglia), Athos Cauchioli (ex. Hacher), Michele Gandolfi (Investigatore) e Emanuele Milani (Zanschin Tech).

 

Maggiori informazioni: 041.5902706.
Per fini organizzativi è gradita la prenotazione telefonica.

 

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