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Gli smartwatch stanno diventando giorno dopo giorno una componente essenziale per la nostra vita, infatti l’integrazione raggiunta tra orologio smart e cellulare è ormai a livelli stratosferici. È possibile interagire con applicazioni e utenti esterni direttamente dal watch al nostro polso senza dover tirare fuori lo smartphone per poter mandare messaggi o effettuare chiamate ad amici e parenti, poiché quasi tutti i dispositivi ormai sono dotati di un controllo vocale che garantisce scorciatoie in termini di tempistiche.

 

Oltre a fornire un’estensione delle funzionalità già presenti sul cellulare, gli smartwatch sono dotati di vere e proprie applicazioni specifiche. Infatti, moltissimi di questi device possiedono l’app salute o cartella medica, che consente di misurare parametri vitali e non, permettendoti di raccogliere i tuoi dati sanitari in documenti da salvare direttamente sul tuo orologio.

 

Si è discusso molto nell’ultimo periodo riguardo questo aspetto sanitario/medico, dato che molti sostengono che i dati individuati e raccolti da questi accessori non sono così affidabili, ed è per questo che le case produttrici sono passate subito al contrattacco rispondendo con documentazioni che attestano come questi risultati rilevati effettivamente non possono essere considerati come parametri medici totalmente affidabili e che non possono sostituire un parere di un esperto nel campo della medicina, ma che se misurati con le giuste accortezze e nelle situazioni adatte consentono di avere un’idea di quelli che possono essere effettivamente i nostri parametri con dei margini di errore. L’esempio più lampante è sicuramente quello di Apple, la quale attesta che effettivamente la funzionalità di rilevazione di ossigeno nel sangue sia affidabile ma da intendersi a puro scopo di fitness e benessere generale e non come scopo autodiagnostico e/o medico.

 

Ma tralasciando l’aspetto medico appena analizzato, si possono individuare notevoli innovazioni su questi smartwatch. Nel corso degli anni sono state apportate numerose novità e miglioramenti, come per esempio il comparto fitness, che nel corso degli anni è diventato una delle funzionalità principali degli orologi smart, oggi è possibile infatti monitorare tutte le tipologie di allenamento a partire dalla semplice corsa, con calcolo della distanza, durata e consumo kilocalorie, fino ad arrivare al rilevamento di specifiche attività, quali sport di racchetta o di movimento con mezzo come per esempio il ciclismo.

 

Un altro aspetto decisamente migliorato nel corso degli anni è quello della durata della batteria, infatti se all’inizio della loro esistenza gli smartwatch duravano non più di 6/7 ore, attualmente si trovano sul mercato orologi intelligenti che durano fino a 2/3 giorni di fila, con la possibilità di usufruire di molte più applicazioni e funzionalità rispetto al passato.

 

Infine l’ultimo campo che è stato totalmente implementato è quello del display. Ci sono, infatti, moltissimi watch che possiedono display di dimensioni notevoli, anche 4/5 cm, senza perdere però la qualità delle immagini riprodotte sullo schermo, che rimangono sempre luminose e ben visibili in tutte le condizioni di luminosità.

 

Ma cosa ci aspettiamo nel futuro dai produttori di smartwatch?

Sicuramente non potrà mancare una maggiore integrazione con l’intelligenza artificiale, che già oggi stai iniziando ad essere presente in questi dispositivi. Pensiamo, inoltre, che verrà incrementata la durata delle batterie, per permettere sessioni di utilizzo più intense e durevoli, così come le dimensioni e le forme dei quadranti che molto probabilmente verranno proposte in versioni sempre più accattivanti e particolari.

 

Ma una cosa di cui siamo sicuri è che gli smartwatch ci accompagneranno per molti anni e che diventeranno essenziali per tutti nel corso degli anni a venire….

Riceviamo e volentieri diffondiamo un articolo a firma di Giovanbattista Trebisacce (in foto), Professore di Pedagogia generale Università degli studi di Catania e Socio AIDR

 

È un anno ormai che la pandemia ha stravolto i ritmi e le abitudini della nostra quotidianità e della nostra società. Relazioni umane, lavoro, intrattenimento, di colpo, da un giorno all’altro, hanno “traslocato” sul web. La rete è divenuta un’agorà virtuale. In questa nuova “piazza virtuale” sono stati catapultati non solo gli adulti ma anche i bambini.  Dall’inizio della pandemia, infatti, i bambini sono “costretti” dinanzi a telefonini, tablet o computer che sia, per svolgere le attività ordinarie, dalla scuola al catechismo, alla festa di compleanno o di onomastico. In questi mesi anch’essi, al pari degli adulti, hanno “sopportato” mille privazioni e l’unico contatto con amici e parenti è stato virtuale, attraverso, magari il gioco online su una console o su uno smartphone o attraverso i canali social, Tik Tok in maniera particolare.

 

Non voglio dilungarmi sul triste avvenimento di cronaca, relativo alla morte della piccola Antonella di Palermo: le inchieste avviate dalla Procura ordinaria e da quella dei minori accerteranno se davvero la piccola si sia lasciata attirare in un’assurda sfida su Tik Tok., la  Black out challenge. Il Garante della privacy, intanto, ha bloccato Tik Tok.

 

Per l’ennesima volta, a mio avviso, rischiamo di cadere in una tentazione: illuderci che i commi di legge, le norme, i divieti, facilitino o, ancor più, risolvano la sfida educativa.  Semplice, facile, illusorio dire: “troppo pericoloso, chiudiamo tutto”. Noi adulti intanto continuiamo sulla rete a fare quello che vogliamo: ieri tutti selezionatori della nazionale o allenatori, oggi tutti virologi, politici, scienziati, pedagogisti, giocatori d’azzardo. Le norme, le leggi servono agli adulti e in particolare a quegli adulti che producono applicazioni, device e contenuti digitali. Ai bambini servono invece genitori-educatori. Iniziamo, dunque, a dare il buon esempio. Secondo il Global Digital Report del 2019, gli italiani trascorrono quotidianamente in media un’ora e 46 minuti sui social. Se i figli ci vedono con la testa sempre chinata sullo smartphone, saremo poco credibili quando vorremo limitarne a loro l’uso. Occorrono dei momenti “social free” (l’ora dei pasti, il dopo la cena), da dedicare al rapporto con i figli. Il genitore deve offrire fiducia al figlio; l’educazione è fatta di esempio, di fiducia ma anche di un controllo garbato. La tecnologia in questo ci aiuta moltissimo: per controllare e/o limitare l’accesso ai siti inadeguati, assai utile può essere il parental control o filtro famiglia, che permette ai genitori di monitorare o bloccare l’accesso a determinate attività da parte del figlio (siti pornografici, immagini violente o pagine con parole chiave), regolare il tempo di utilizzo, ecc. Tanti sistemi, tante opportunità, ma la tecnologia non basta per tenere i figli completamente al sicuro. Bisogna investire sull’EDUCAZIONE.

 

La questione dell’approccio alla tecnologia da parte dei minori è sostanzialmente educativa e non normativa. E la povertà educativa non sempre coincide con quella economica, ma spesso è più diffusa e trasversale. Altro aspetto da considerare è che uno smartphone, inteso come strumento con libero accesso a tutti i contenuti della rete e a tutti i social network, non andrebbe dato prima dei 13 anni. Non è questo un problema di norme (i social sono già vietati dai loro stessi codici ai minori di 13 anni), ma esclusivamente educativo. Educare all’uso della tecnologia significa soprattutto EDUCARE. Ripartire dai fondamenti della genitorialità vuol dire anche riconoscere il proprio errore nel caso, assai frequente, in cui si è consentito ad un figlio piccolo di far uso dello smartphone, “perché lo avevano tutti” o “per farlo stare buono”. Questo significa soggiacere ad una dittatura culturale che andrebbe rovesciata se davvero teniamo a cuore la questione educativa. Non ricordiamoci solo quando si verificano queste tragedie. L’Europa nel 2015 chiese agli Stati membri di (ri)decidere l’età minima per iscriversi ai social, con la possibilità di elevarla a 16 anni. I vari governi avevano 3 anni per decidere, ma da noi nessuno ne ha discusso ed il limite è rimasto quello americano, ovvero i 13 anni. Il processo di digitalizzazione che in questi giorni ha invaso i temi della politica deve necessariamente essere affiancato o, meglio, preceduto da un reale, massiccio e corretto processo formativo.

La pandemia ha rivoluzionato il concetto di soggiorno e ospitalità anche in una metropoli come Tokyo, dove le tradizioni di accoglienza sono da sempre il fiore all’occhiello nazionale. Il distanziamento, unito alle misure di prevenzione del contagio, hanno reso necessario ripensare in una nuova chiave anche l’esperienza di alloggio in hotel, dando vita, talvolta, ad esperienze totalmente innovative: è il caso dell’Hotel New Otani di Tokyo che, unendo tradizione e modernità, ha deciso di mettere a disposizione dei propri ospiti LOVOT, esempio di intelligenza artificiale prestata all’accoglienza.

 

LOVOT è un robot che, grazie alla tecnologia Emotional RoboticsTM, aumenta la capacità dell’uomo di affezionarsi a lui e sviluppare empatia.

 

Creare un legame speciale con il robot è lo scopo ultimo che i suoi inventori – dell’azienda GROOVE X – si sono imposti: il fine era creare un prodotto il cui solo tocco producesse felicità, relax e benessere. Obiettivi raggiunti in pieno, perché LOVOT è in grado di reagire allo stato d’animo di chi lo circonda e rispondere con gioia o conforto; sebbene non si tratti di un essere vivente è in grado di scaldare il cuore del suo compagno umano.

 

Affinità, vicinanza e affetto sono stati i motivi che hanno spinto l’Hotel New Otani a stringere una collaborazione con l’azienda nipponica di intelligenza artificiale e creare, insieme un pacchetto Family Stay Plan, che include la presenza di LOVOT in alcune camere per i clienti che ne faranno richiesta. Il pacchetto è disponibile in ben 10 alberghi su tutto il territorio giapponese e il robot è diventato il simbolo della dolce ospitalità della catena alberghiera. Nella struttura di Tokyo la proposta prevede soggiorni tra il 7 e il 21 febbraio 2021, include la colazione e la cena, e comprende la sistemazione in camera doppia di tipologia Premium Executive Semi-Suite Twin. Inoltre, fino al 31 marzo, sarà possibile aggiungere la presenza di LOVOT al proprio soggiorno anche svincolandosi dal pacchetto, per arricchire la propria permanenza già deliziata dal meraviglioso giardino dell’hotel che vanta 400 anni di storia e numerosi riconoscimenti tra cui la nomina da parte di TripAdvisor tra le “Best Free Attractions in Japan” nel 2019.

Si chiama “Black Out Challenge”, ma è nota anche come “Pass Out Challenge” o “Choking Game”, ed è una sfida folle che attualmente gira su TikTok, l’App n. 1 tra i ragazzi(ni) di oggi. È una prova di resistenza: l’obiettivo è restare il più a lungo possibile senza respiro, fino a provocarsi uno svenimento.

 

A pagarne le conseguenze con la vita, una bambina palermitana di 10 anni, che è arrivata in condizioni gravissime all’ospedale Di Cristina dove i medici ne hanno dichiarato la morte celebrale.

 

I Social non sono sempre un luogo sicuro e questo è risaputo, specie da quando moltissimi ragazzini vi ci bazzicano senza troppo controllo da parte degli adulti e, soprattutto, inconsapevoli – per la loro tenera età – di ciò che potrebbero incontrare.

 

Mi riferisco alle “challenge” pericolose – talvolta mortali – che inducono gli utenti a filmarsi mentre attentano alla propria vita in diversi modi. Il sospetto è che anche la bambina palermitana che ha perso la vita pochi giorni fa, si sia lasciata suggestionare da quello che ha visto su TikTok e sia rimasta tragicamente vittima cercando di partecipare proprio a una di questa ignobili sfide.

 

“La bambina di 10 anni” ha fatto sapere in un comunicato il direttore sanitario Salvatore Requirez “è arrivata al pronto soccorso, con mezzi propri, in arresto cardio-respiratorio di non precisabile durata temporale in quanto l’inizio è ricostruibile, con anamnesi indiretta, solo approssimativamente attraverso il racconto dei genitori che l’hanno accompagnata”.

 

 

Secondo quanto riporta La Repubblica, la bambina sarebbe stata ritrovata in bagno dai genitori con la cinta di un accappatoio a bloccarle la respirazione e sembra che stesse appunto partecipando a una sfida su TikTok. Portata d’urgenza all’ospedale di Palermo, è stata ricoverata in coma nel reparto di rianimazione, ma purtroppo non ce l’ha fatta.

 

Non si tratta di una novità né di un caso isolato, perché, come riporta Time Magazine “solo negli Stati Uniti, 82 bambini di età compresa tra i 6 e i 19 anni sono morti dopo aver giocato al Choking Game tra il 1995 e il 2007, l’anno più recente con i dati disponibili, raccolti dai Centers for Disease Control and Prevention”.

 

Gli esperti sostengono che questo “gioco” esista da ben prima dell’avvento dei Social Network e consista nel provocarsi una asfissia temporanea che conduce allo svenimento. Lo scopo sembra essere interrompere temporaneamente il flusso di sangue e di ossigeno che arriva al cervello, per avvertire un momento di euforia e vertigini non appena la respirazione riprende.

 

Il problema grave è che le conseguenze possono essere tragiche e il recente episodio avvenuto in sud Italia lo conferma: con un basso livello di ossigeno al cervello per oltre tre minuti, si possono subire danni cerebrali, ma un basso livello di ossigeno al cervello per oltre cinque minuti può provocare la morte cerebrale.

 

In tutti questi casi le notizie si accompagnano sempre allo stesso dibattito: quanto può essere pericolosa la tecnologia e quanto possono esserlo i social network?

Proprio come il mondo reale, anche il mondo digitale (e dei social) va conosciuto. Il fatto è che in alcuni casi gli smartphone vengono dati in mano a bambini giovanissimi, talvolta senza un’educazione digitale che insegni loro come muoversi tra le insidie che potrebbero incontrare.

 

Questa guida, scaricabile dal sito della Polizia di Stato, può essere d’aiuto per tutelare bambini e ragazzi dai pericoli dello schermo. In ogni caso, ricordiamoci che la prudenza in rete non è mai troppa, poiché lì gli errori si nascondono davvero dietro a un clic!

 

 

Fonte: Cosmopolitan

Nella terminologia normativa europea, i droni – detti anche APR (Aeromobili a Pilotaggio Remoto) – sono compresi nel gruppo degli aeromobili “senza equipaggio” (UAS, Unmanned Aircraft System). Anche il Codice della Navigazione italiano li colloca all’interno della nozione di aeromobile (art. 743) e li definisce “mezzi aerei a pilotaggio remoto”.
Come spiega Filippo Moreschi (in foto), avvocato e socio AIDR, i droni consentono flessibilità di impiego e velocità di intervento, una sempre più elevata risoluzione e precisione, un’ampia disponibilità di rilevazioni e dati ottenuti attraverso sensori, camere multispettrali, camere termiche, GPS e magnetometri.

 

 

Da qualche anno il loro uso dei droni ha preso piede anche nel settore agricolo, in due distinte modalità applicative.
La prima, più diffusa, è l’attività di monitoraggio.

Essa si articola in più momenti:
i) in una fase diagnostica preventiva (valutazione della capacità del terreno e delle sue aree critiche, controllo delle zone incolte e boschive);
ii) nell’osservazione in tempo reale dello stato di salute della coltura e nella prevenzione delle criticità e delle malattie;
iii) nella conseguente capacità per l’agricoltore di programmare quantità e tempistiche di interventi di precisione (irrigazione, azione fitosanitaria), in base ai reali bisogni della singola porzione di campo evitando interventi massivi, uniformi e generalizzati.
Ne deriva un risparmio di tempo, di lavoro e di macchine, ma soprattutto un minore impatto ambientale legato al mirato utilizzo dei prodotti fitosanitari e della risorsa idrica.

 

 

La seconda modalità d’uso è la possibilità per il drone di svolgere dei compiti sul campo, come avviene nell’ambito della lotta biologica ai parassiti delle piante (ad esempio la piralide del mais) oppure in tema di trattamenti fitosanitari.
Su tale ultimo aspetto va ricordato che l’irrorazione aerea è ad oggi vietata, come prescritto dall’art. 13 del D. Lgs. 150/2012 (“attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi”). Il divieto prevede limitate e circostanziate deroghe, rilasciate dalle Regioni o dalle Province autonome. Il Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), adottato con Decreto Interministeriale 22/01/2014, proibisce espressamente l’irrorazione aerea in aree giudicate sensibili quali,
tra le altre, gli allevamenti di bestiame, di api, di pesci e molluschi ed i terreni ove si pratica l’agricoltura biologica o
biodinamica. L’interpretazione di tali deroghe, nel corso degli anni, è stata piuttosto stringente e limitata, per lo più, all’utilizzo di elicotteri per la distribuzione dei prodotti fitosanitari.
La bozza di revisione del Piano, pubblicata sul sito del Mipaaf ed in corso di approvazione, ribadisce il divieto di uso dei droni per i trattamenti fitosanitari (punto A.3.10). Nel contempo, tuttavia, essa apre alla sperimentazione, alla luce della risoluzione del Parlamento europeo del 12/02/2019, che riconosce le potenzialità legate all’impiego della tecnologia intelligente e dell’agricoltura di precisione per gestire meglio i prodotti fitosanitari.

 

Il volo dei droni civili soggiace ad una normativa complessa, ove si intersecano disposizioni europee e nazionali. L’inclusione dei droni nel più ampio gruppo degli aeromobili determina la competenza di ENAC – Ente Nazionale Aviazione Civile che, con i propri regolamenti, individua le categorie di droni, le tipologie di operazioni e stabilisce le condizioni di sicurezza del volo (security).
In sede europea, il Reg. 1139/2018 UE ha posto al vertice del sistema l’EASA – Agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza aerea, individuandone i compiti e dettando le norme comuni per l’aviazione civile. Il Regolamento della Commissione n. 945/2019 regola gli standards di sicurezza tecnica dei droni (safety). Il successivo Reg. della Commissione n. 947/2019, in vigore dal 31/12/2020, disciplina la registrazione, le limitazioni operative e le regole applicabili agli operatori ed ai piloti, e va a sostituire ed uniformare le disposizioni nazionali, subentrando, sul punto, ai relativi regolamenti ENAC.

 

Il regolamento europeo da ultimo citato fissa quale limite generale per il volo “a vista” dei droni fino a 25 kg l’altezza massima di 120 metri dal punto più vicino della superficie terrestre (Allegato al Reg., parte A, Disposizioni generali, n. 2).
Tale norma è derogabile soprattutto in difetto, in presenza di particolari condizioni del suolo o del terreno o di aree destinate ad operazioni di volo di altri aeromobili, o densamente popolate o comunque specificamente individuate.
In Italia, la piattaforma D-Flight eroga i servizi per la gestione del traffico aereo a bassa quota di aeromobili a pilotaggio remoto.
Attraverso la collaborazione con ENAC, D-Flight è un portale che mette a disposizione degli utenti la registrazione dei droni nella banca dati italiana e l’assegnazione del codice univoco di identificazione, nonché il reperimento delle informazioni utili per volare con i droni in sicurezza in conformità alle normative vigenti.
Le mappe disponibili su D-Flight illustrano le limitazioni all’altezza ed all’uso dei droni su tutto il territorio nazionale, indicando, in particolare modo, le aree vietate o dove il limite è inferiore a quello generale di 120 mt.

 

 

Vale la pena sottolineare che tra le aree in cui vige il divieto di utilizzo dei droni (limite metri 0 sul livello del suolo) sono
compresi i parchi naturali e le zone soggette a protezione faunistica.
Si tratta di territori sui quali norme nazionali o disposizioni regionali proibiscono il sorvolo. La misura, se da un lato è comprensibile, dall’altro può concretamente rappresentare un freno al grande supporto tecnologico che i droni
possono dare in queste zone, soprattutto in considerazione della difficoltà di fare agricoltura in luoghi di alto valore paesaggistico e, spesso, di speciale particolarità orografica.
Il recente decreto Mipaaf del 30/06/2020 ha finalmente dato attuazione alla previsione del Testo Unico del Vino che prevede la valorizzazione dei vigneti eroici e storici. I vigneti eroici, in particolare, sono definiti “i vigneti … situati in aree ove le condizioni orografiche creano impedimenti alla meccanizzazione o aventi particolare pregio paesaggistico o ambientale, nonché i vigneti situati nelle piccole isole” (art. 2 decreto).

 

Si può capire come, soprattutto in queste zone, l’uso del drone possa contribuire alla salvaguardia ed alla sopravvivenza di una viticoltura condotta in condizioni estreme, supportando concretamente il lavoro dell’uomo.

 

E tuttavia, molti dei vigneti c.d. eroici si trovano in aree qualificate come riserve naturali o parchi nazionali, dove il volo dei droni è vietato. È il caso per esempio delle Cinque Terre, dove si produce un famoso vino a Denominazione di Origine Controllata. È dunque auspicabile che, in futuro, nel doveroso rispetto dell’ambiente, ed anzi proprio in funzione dei principi di sostenibilità e di risparmio di risorse che l’utilizzo dei droni può rappresentare, sia data la possibilità di utilizzare tali strumenti anche in queste zone pregiate. I droni infatti, qui più che altrove, possono dare un aiuto prezioso agli agricoltori e consentire la preservazione di un inestimabile patrimonio di conoscenze, esperienze e tradizioni produttive.

Tra i primi tre chirurghi al mondo ad utilizzarlo un medico del Presidio Ospedaliero Casa di Cura “Giovanni XXIII”

 

Prostatectomie radicali o tumori al rene potranno essere curati in degenza minima grazie alla nuova chirurgia robotica “Single Port” il cugino evoluto del Robot “da Vinci” Si e Xi, che nel 2021 dovrebbe arrivare anche in Europa e quindi in Italia.

 

ll robot “da Vinci” è un tipo di chirurgia molto evoluta che consente di ridurre al minimo le complicanze post operatorie sia a breve termine, come il sanguinamento e l’emorragia, ma anche complicanze definitive come l’incontinenza e l’impotenza.

 

Attualmente ci sono meno di 20 Single Port “da Vinci” in tutto il mondo, di cui 18 negli Stati Uniti e due in Corea.

 

 

Tra i primi tre chirurghi al mondo ad utilizzare questa innovativa tecnologia un medico dal cognome di origini veneziane, il Prof Simone Crivellaro direttore della Divisione di Urologia Robotica e del Centro di Training Robotico dell’“University of Illinois” che si divide tra Chicago e la Casa di Cura di Monastier (TV) in virtù dell’accordo tra le due strutture che prevede lo scambio di professionisti non solo per attività puramente clinica, ma anche per i corsi di aggiornamento e attività scientifica.

 

“Negli Stati Uniti la degenza per l’asportazione di tumori alla prostata o al rene è stata ridotta del 50% passando da due giorni a un giorno – spiega il Prof Simone Crivellaro – Con Single Port assistiamo ad una trasformazione epocale della chirurgia che storicamente è sempre stata trattata con necessita’ di degenza in ospedale. Da oggi anche un intervento per tumore prostatico o renale potranno essere considerati interventi in day hospital”.

 

Il professor Crivellaro, torinese di nascita ma diplomato al “Morosini” di Venezia, sta girando il mondo per “istruire” altri colleghi nell’utilizzo di Single Port. Tra di loro anche il dottor Carmelo Morana, primario di Urologia della Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier, che di recente è volato a Chicago per constatare di persona le peculiarità del nuovo strumento.

 

“Sono ormai parecchi anni che il Prof Crivellaro collabora con il Presidio Ospedaliero Casa di Cura “Giovanni XXIII” e ogni due mesi, per una settimana, viene a Monastier a portare la sua esperienza chirurgica urologica in Italia – fa sapere il dottor Carmelo Morana. – È stato grazie al suo contributo che la nostra equipe riesce ora ad effettuare con il robot di ultima generazione “da Vinci” Xi Multi-Port, presente nella nostra struttura di Monastier, interventi di chirurgia robotica di estrema difficoltà.
La convenzione in atto con l’Università di Chicago ci ha consentito di andare negli Stati Uniti e constatare di persona le caratteristiche del Single Port “da Vinci”: mini invasività e soprattutto estrema precisione delle incisioni dei tessuti anche per l’effettuazione di interventi molto delicati. È stato dimostrato che il paziente, grazie ad una unica incisione di 3 cm ha un decorso post operatorio ridotto. Inoltre il Single Port facilita la via extraperitoneale senza dovere aprire il peritoneo, la membrana che ricopre gran parte dei visceri contenuti in addome, riducendo in questo modo l’invasività della procedura.

 

Quando arriverà in Italia – continua il Primario di Urologia di Monastier – potremo pensare di effettuare una prostatectomia radicale con una degenza di 1 o 2 giorni con un conseguente veloce recupero fisico dovuto al minor trauma di intervento”.

 

Questa nuovo macchinario rappresenta il terzo passaggio epocale verso una chirurgia sempre meno invasiva. Si è passati dalla chirurgia tradizionale, che prevede una incisione di 20 centimetri con tempi di recupero di oltre una settimana, alla chirurgia robotica del “da Vinci” Multi-Port con 7 incisioni, ad un’unica incisione del “da Vinci” Single Port che oltre a ridurre al minimo l’invasività consente una riduzione del tempo di degenza per il paziente operato di quasi il 50%.

 

Ciò che non cambia, rispetto al Multi Port che conosciamo, è la console dalla quale il chirurgo controlla i movimenti delle braccia così come rimane uguale la logica di azionamento e movimentazione delle braccia.

 

I modelli finora utilizzati in Europa, ovvero il “da Vinci” Multi Port Si e Xi, contano quattro braccia robotiche che fungono da supporto per gli strumenti chirurgici, siano essi forbici, forcipi, cauteri, o altro da inserire, attraverso appositi trocar, all’interno della cavità corporea sede di intervento.

 

Con il nuovo modello Single Port l’azienda produttrice del “da Vinci”, “Intuitive”, ridisegna il robot, passando dalle quattro braccia ad un unico braccio dal quale fuoriescono direttamente i tre strumenti e l’ottica per l’acquisizione di immagini 3D, tutti dotati di flessibilità. La porta singola, ovvero il sito di ingresso per gli strumenti nel corpo umano, ha un diametro di soli 2,7 cm, una riduzione quindi importante delle dimensioni globali se consideriamo che i precedenti strumenti avevano diametri di 5 o 8 mm ciascuno da sommare ai 22 mm della telecamera. Il braccio è completamente mobilizzabile con un angolo di rotazione di 360° e gli strumenti in esso contenuti possono addentrarsi fino a 24 cm in profondità dal sito di ingresso, raggiungendo virtualmente qualsiasi organo o apparato.

 

Il “da Vinci” Single Port può essere utilizzato non solo nella chirurgia urologica, ma anche per ora nella chirurgia otorinolaringoiatrica. Una vera rivoluzione a beneficio del paziente.

L’emergenza Coronavirus, in Italia, sta dominando le notizie d’attualità e ha travolto tutti gli aspetti della nostra quotidianità.

La necessaria chiusura dell’intero Paese e il conseguente abbassamento delle serrande di qualsiasi attività ed azienda hanno messo gli italiani in una situazione surreale durante questa emergenza.
Come possono aiutarci il mondo della rete e il Web Marketing a superare questa situazione?

 

 

Il Web Marketing al tempo del COVID-19

Seppur il mercato digitale sia fondamentalmente differente dal mercato reale, il marketing digitale si rivolge comunque a persone in carne e ossa. Chiaramente se le persone sospendono tutte le loro attività o le cambiano, allora anche il web marketing si adatta e cambia seguendo i tempi.

 

Google Ads e Facebook Ads, due colossi della pubblicità online, sono i due servizi/piattaforme online che in questi giorni vedranno più interventi rispetto al solito. Così come i pezzi grossi delle vendite online, come Amazon ed E-Bay, porteranno sicuramente a chi vende grossi benefici in questo periodo di incertezze per i consumatori.

 

In questo momento quindi stiamo vivendo un vero e proprio boom degli e-commerce, così come le ottimizzazioni dei processi chiave sui siti atti alla vendita: collegamento magazzini e stock, metodi di pagamento e spedizioni, allacciamento aree utente, ottimizzazioni della pagina checkout…

 

Smart Working

Questa scomoda situazione di quarantena ha modificato di molto il modo di lavorare di tutto il paese: finalmente nel 2020 anche in Italia si è scoperto lo smart working, un metodo funzionale ed una valida alternativa alla chiusura forzata di certi ambienti lavorativi.

 

Attraverso videochiamate, webinar, webmeeting e dirette streaming si sta aprendo un nuovo mondo in cui tutti hanno l’opportunità di prendersi più responsabilità, aiutando le aziende a snellire i processi e le difficoltà del momento.

Grazie agli innumerevoli strumenti di comunicazione presenti al giorno d’oggi infatti, il non essere vicini fisicamente a qualcuno non vuol dire ridurre la comunicazione interpersonale.

 

La tua azienda è pronta a lavorare da remoto?

Una cosa sembra essere certa: bisogna reagire accelerando e approfittando del momento per sistemare tutte le cose rimandate e pianificare al meglio azioni di medio/lungo termine come la SEO su Google e l’Analytics.

 

È necessario cercare di prevedere potenziali impatti negativi sulle attività di marketing come la lead generation che potrebbe diminuire in efficacia e il lead flow all’interno del funnel che potrebbe subire rallentamenti e peggioramenti nei tassi di conversione.

 

Mettiti in contatto con gli esperti di WTN-Digital Partner e analizza le possibilità per la tua azienda: in poco tempo potresti scoprire che molte fasi del tuo lavoro si possono svolgerle da remoto, permettendoti di continuare a lavorare e vendere anche in questa situazione di emergenza.

Internet può essere una formidabile riserva di informazioni, intrattenimento, comunicazione con persone conosciute e non. Ma può anche essere un luogo pieno di minacce, se ci si avventura al suo interno senza proteggersi adeguatamente. Infatti in rete si aggirano anche moltissimi truffatori a caccia del nostro denaro e dei nostri dati.

 

Ecco perché abbiamo deciso di raccogliere questi 5 consigli, che sono la base per muoversi online senza rischi (o quantomeno limitandoli moltissimo).

 

L’importanza dell’antivirus

Proprio come quando si esce di casa in inverno bisogna mettersi dei vestiti pesanti per evitare di ammalarsi, così quando navighiamo su internet dobbiamo dotare il nostro computer, tablet o smartphone di una, per così dire, sciarpa virtuale: l’anti-virus e/o anti-malware. Questi software, che possono essere gratuiti o a pagamento, riconoscono i programmi malevoli e sono in grado di neutralizzarli prima che danneggino i nostri dispositivi o rubino informazioni sensibili.

 

Usare la rete senza queste protezioni equivale a uscire in pieno inverno in bikini: il raffreddore è assicurato, e così anche il virus informatico. Alcuni esempi di anti-virus e anti-malware molto noti ed efficaci sono Avast, Malwarebytes, Kaspersky, Norton, McAfee.

 

 

Occhio al phishing

La realtà però è che proteggere i nostri dispositivi da software dannosi non è sufficiente. Spessissimo infatti i nostri dati e informazioni sensibili non ci vengono tolti tramite sofisticati strumenti digitali, ma ci vengono semplicemente chiesti, e noi li forniamo. Si chiama “phishing” ed è una pratica che consiste nell’ingannare un utente della rete perché consegni i dati, ad esempio, della carta di credito, o altre informazioni delicate.

 

Il phishing può avvenire via e-mail: ad esempio si riceve una mail della banca che dice che è necessario confermare i dettagli della propria carta di credito; o una mail da un amico che afferma di avere bisogno di soldi e di inviarglieli a un certo conto corrente. Ma sempre più truffatori oggi usano anche WhatsApp, Messenger e altri strumenti di messaggistica istantanea. Non comunicate mai i vostri dati sensibili in risposta a un messaggio o a una mail, e non fate bonifici senza aver parlato di persona con chi ve li chiede.

 

 

Acquisti online sì, ma in sicurezza

Negli ultimi anni l’e-commerce, cioè la pratica di fare acquisti online di oggetti o servizi, si è sviluppata moltissimo. Ma il problema è che quando le transazioni di denaro si svolgono tramite siti poco sicuri, i dati sensibili possono essere esposti a occhi malintenzionati. Per proteggersi da questa evenienza bisogna agire in due direzioni.

 

La prima è quella di rivolgersi solo a siti affidabili. Facciamo l’esempio di un settore particolarmente delicato, quello del gioco online, in cui esistono siti affidabili ma altri che lo sono molto meno. Bisogna scegliere solo casino online sicuri, selezionando quelli che sono autorizzati e regolamentati dalle autorità italiane (l’ADM, ex AAMS).

 

La seconda direzione da prendere è quella di utilizzare dei metodi di pagamento che proteggano i propri dati e i propri fondi, come ad esempio gli eWallet. Il più famoso è Paypal, e si tratta di portafogli virtuali che si interpongono tra i dati personali dell’utente e il sito da cui acquista. Altro metodo di pagamento sicuro sono le carte prepagate, come la Postepay.

 

 

Condividere con parsimonia

Su internet possiamo entrare in contatto con moltissime persone, e si tratta di uno strumento fantastico per fare nuove conoscenze. Ma attenzione alle informazioni e alle immagini che scegliamo di condividere. La regola è di non inviare mai via internet immagini che potremmo vedere cancellate in futuro o che potrebbero mettere in pericolo la nostra reputazione. Non solo perché la persona con cui siamo in contatto potrebbe usarle a scopi criminali (ad esempio per ricattarci) ma perché i suoi dispositivi (così come la piattaforma attraverso cui l’immagine è stata inviata) potrebbero essere hackerati.

 

 

Attenzione ai siti di streaming

Guardare film e serie tv in rete è una delle attività più divertenti che si possono fare online. E se crescono sempre di più gli utenti delle piattaforme a pagamento, come Netflix, aumentano anche coloro che si affidano ai siti di streaming gratuiti pirata. Apparentemente, questi siti offrono una quantità immensa di video senza pagare nulla, ma in realtà possono essere un tramite per virus, malware e altri software dannosi.

 

Usare internet in sicurezza dipende in gran parte da voi. Gli strumenti per proteggervi dai cybercriminali esistono, quindi fatene buon uso!

“È in momenti come questi che si pongono le basi per riorganizzare la propria attività imprenditoriale in modo che, superata la crisi, sia pronta a ripartire cogliendo le nuove opportunità che si presenteranno. È oggi che ci si gioca il futuro”. Ne è convinto Matteo Busato, ingegnere, fondatore e amministratore di Make Group Srl, società che tramite i brand Make Consulting, Nuovi Talenti e LaFirma, eroga servizi per l’innovazione e lo sviluppo delle imprese con sede a Scorzè. Per questo, senza perdersi d’animo, dopo averne parlato con il suo team ha dato vita alla community “Imprenditore del futuro – insieme si vince”.

 

Oltre al suo team, ha coinvolto avvocati specializzati in diritto del lavoro e diritto societario, commercialisti, esperti di comunicazione, commercianti con grande esperienza nel settore vendite, professionisti nel mondo del credito e del fisco, imprenditori. “Si tratta di una community aperta a cui ciascun imprenditore può partecipare. Ci ritroviamo giornalmente su Facebook e in differita su Linkedin per offrire attraverso delle dirette occasioni di formazione. Lo stile – spiega Busato – non è quello della lezione, perché non siamo docenti. Preferiamo il confronto, suscitare domande, scambiando idee e proposte che si fondano sull’esperienza professionale di cui ciascuno di noi è portatore”.

 

La partecipazione a questo spazio di formazione e condivisione è gratuita e aperta a tutti: basta iscriversi al gruppo Facebook “IDF – Imprenditore del futuro”.

 

 

Il programma delle dirette prevede due appuntamenti ogni giorno, sabato compreso, alle ore 14.00 e alle ore 20.00 in cui un professionista a turno si confronta per circa mezz’ora in diretta, offrendo spunti e raccogliendo domande e proposte. I temi sono vari: da come rendere il bilancio più efficiente al saper fare rete d’impresa; dallo Smart Working al rilancio del proprio brand; dalla sicurezza in azienda allo sviluppo di prodotti innovativi.

 

“Mai avrei pensato di raccogliere così tante adesioni. Questo è il momento di dare perché domani si possa ancora ricevere. E il condividere esperienze diverse può essere la strategia vincente. Se le richieste di aiuto e adesioni al gruppo “Imprenditore del Futuro” continuano a crescere, abbiamo già pensato di ampliare il numero degli interventi Live su Facebook e LinkedIn”. Una community aperta e solidale. Busato infatti con la società Make Group Srl è tra i sostenitori delle campagne di raccolta fondi da destinare ai nostri ospedali. “Perché prima di tutto c’è da vincere la battaglia sanitaria. Aiutando i tanti professionisti, medici e infermieri, che in questi giorni sono in prima linea” conclude.

È partito da poco un nuovo anno, e ci sono già molte novità di cui parlare, per quanto riguarda il settore della tecnologia e in particolare quello dei giochi, sia nel campo del gaming, sia per quanto concerne il gambling.
La grande notizia riguarda naturalmente la
nuova uscita di Sony del prodotto tanto atteso per questo 2020: stiamo naturalmente parlando della nuova Playstation 5. La notizia ha fatto ovviamente il giro del mondo, visto che si tratta di una piattaforma dove c’è tantissima attesa e le aspettative sono naturalmente molto alte. Secondo alcune indiscrezioni e rumors piuttosto accreditati, negli ambienti del mondo gamer, l’attesa potrebbe terminare già durante le prossime settimane, visto che qualcosa inizia a muoversi in casa Sony, già a partire da febbraio, con un lancio che riguarda un evento in programma a New York, il prossimo 16 febbraio 2020. 

 

 

Come sarà il nuovo modello di PS5

Che sia una notizia reale o meno, poco importa, visto che sono trapelate già alcune informazioni su come sarà la nuova PS5 che riguardano ad esempio il kit di sviluppo, i comandi con il controller che dovrebbe avere, almeno secondo Wired, l’assistente vocale integrato, attraverso l’utilizzo di un microfono ambientale, la cui funzione sarà quella di far interagire l’utente, il quale verrà assistito durante le sue partite. Importanti innovazioni anche per quanto concerne la linea del design, come era già stato annunciato da Sony durante lo scorso anno. Notizia già confermata, visto che sono apparse su Twitter le prime immagini sull’aspetto della nuova console. Una console che naturalmente strizza l’occhio alle ultime tendenze, nel campo tecnologico della videoludica, come era auspicabile, in risposta anche alle ultime uscite della casa Nintendo. 

 

La risposta da parte del colosso Sony non è mancata e sarà una cosa di cui si parlerà di certo nei prossimi mesi, se non di più, senza nulla togliere a tutte le altre piattaforme di gioco. Tra i giochi più praticati di questi ultimi anni, si attesta senza dubbio il comparto del gambling, cioè del gioco d’azzardo. Si va dai giochi tradizionali da casino fino alle scommesse NetBet che consentono di puntare sugli eventi sportivi, versioni digitali dei classici gioco d’azzardo dove la fortuna da sempre stuzzica gli audaci. 

 

 

Il gioco online oggi

Nel gioco in versione digitale e multimediale, è un software tarato su un certo numero di vincite a simulare la pallina che ruota sulle caselle numerate, con lo stesso esito in termini di statistiche e di possibilità di vincita; gioco dove come tutti sanno è preferibile scegliere la sua formula classica, la quale a differenza della versione americana, ha un numero inferiore di caselle, che riduce di fatto la possibilità di errore e quindi aumenta le chance di vittoria. C’è tutta una formula in termini di piazzamento delle puntate e di strategia, basata sulle griglie numeriche, e sulle puntate che possono essere esterne quanto interne. La cosa fondamentale è interpretare questo gioco nella sua concezione ludica e di divertimento, giocando con moderazione e nei limiti del gioco d’azzardo legale. Le premesse per un anno di grandi novità e di innovazioni per il comparto della videoludica ci sono tutte, visto che siamo solo all’inizio di questo 2020. 

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