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Arte, Cultura, Storia e ArcheologiaMondoSlide-mainVideo

La magia di Dallol

5 minuti di lettura

Prosegue la rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezze, delle curiosità, del fascino dell’Italia e del mondo, di ieri e di oggi.

Tratto da “Etiopia emozioni di viaggio” di Carlo Franchini, edito dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
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Guarda il video su YouTube.

Lasciamo il Piano del Sale e le miniere a cielo aperto “dove l’oro è bianco” di cui ho raccontato la scorsa puntata e dirigiamo verso nord, a Dallol. I fuoristrada sfrecciano veloci sul fondo compatto di sale. Spazi senza fine di un bianco accecante si aprono di fronte a noi. Di tanto in tanto ci fermiamo per ammirare il panorama che ci circonda. Sembra impossibile che stiamo camminando su una distesa di sale formata da tanti cerchi delimitati da un sottile bordo. Ci muoviamo su queste strane figure geometriche che si sbriciolano al nostro passaggio emettendo un suono di vetri infranti. Non stiamo deturpando nulla: il sale riaffiorerà entro brevissimo tempo e ricostruirà gli affascinanti cerchi che si perdono all’orizzonte. Ancora qualche chilometro ed ecco apparire, in mezzo a quest’infinita distesa, una piccola collina. In realtà si tratta di un’isola, un’isola all’interno del Piano del Sale, un importante punto di riferimento in questa grande pianura! «I rilievi di Dellòl e Assalè richiamarono l’attenzione dei primi viaggiatori che percorsero la regione, perché per la loro posizione eminente servono da guida a coloro che attraversano il Piano del Sale». È probabilmente ad essi che si riferiscono le parole di padre Lobo[1] a proposito del suo viaggio in Dancalia, e poi ancora il Dainelli… “in quella regione non ci si regola che sulla guida di alcuni rilievi di sale, che servono di segnale…»[2].

Raggiunta la base del rilievo guardo il GPS: siamo a -124 metri dal livello del mare! Lasciamo le macchine e sotto un sole infuocato, la temperatura è intorno ai 50° all’ombra e bisogna avere la cautela di avere il capo coperto, rinfrescato di tanto in tanto con l’acqua della borraccia e di bere spesso. Camminando fra lastroni di formazioni saline, raggiungiamo la sommità della collina. Qui la natura si è davvero sbizzarrita. La superficie è fantastica, cosparsa di minerali quali il potassio, il cloruro di ferro, il cloruro di sodio che generano formazioni solide di colore giallo, cobalto, rosso, azzurro, arancione e verde. Numerosi geyser, alti da pochi centimetri ad oltre un metro, si mescolano ad incredibili polle d’acqua bollente e a fumarole. Tante sono le pozze i cui bordi, ornati da formazioni di salgemma bianchissimo, custodiscono specchi d’acqua cristallina dai colori sgargianti, ora verde, ora rosso, a seconda dei minerali dissolti. Poco distante, dal centro di un piccolo lago di una ventina di metri di diametro, dalle acque di colore blu, spinte dalla forza dei gas che provengono dal fondo, si sprigionano ribollenti acque dal colore giallo intenso, come fosse l’opera di un pittore che abbia voluto sbizzarrirsi con audaci giochi di colori. Gorgoglii, sbuffi, sibili, fischi… sono i rumori della terra che “vive”. «Un certo numero di sorgenti d’acqua bollente salata, rumoreggiando, fischiando ed emettendo vapori sulfurei soffocanti, sgorgano da vaschette alte tre o quattro piedi, dalla graziosa forma del tulipano, costituite da cristalli color giallo paglia, l’acqua così lanciata fuori si perde nelle ceneri, evapora anche però in parte lasciando sul suolo piccoli cristalli splendidamente colorati»[3].

L’odore di zolfo è molto intenso e l’area potrebbe contenere anche gas inodori ma nocivi, così indossiamo le maschere di protezione. Fa un gran caldo sia per la temperatura dell’aria, sia per quella sprigionata dall’acqua che ribolle tutt’intorno a noi.  Nonostante ciò, la meraviglia è sempre tanta anche per chi, come me, ben conosce questi luoghi da tempo. È una terra che pulsa: piccoli coni alti fino ad un metro spruzzano acqua bollente che ricade in basso nelle pozze dai mille colori. L’attività è incessante.

Poco lontano da noi si vedono i resti di quella che fu la ferrovia mediante la quale, ai primi del ‘900, il potassio veniva trasportato sul Mar Rosso poco distante da qui. Inizialmente tale trasporto avveniva con l’utilizzo di centinaia di cammelli, poi fu costruita una dècauville. Avvolti dal caldo che non dà tregua, osservo i ruderi tremolanti per l’effetto della calura dell’aria, che un tempo servivano da riparo ai tenaci avventurieri che estraevano il potassio, i rottami arrugginiti di quella che fu una locomotiva e alcune tracce delle attività minerarie portate avanti da una compagnia mineraria intorno agli anni Cinquanta del secolo scorso, poi abbandonate. Sembra una piccola città fantasma.

Lasciamo la collina e ci dirigiamo verso i grandi torrioni di sale che si stagliano all’orizzonte. I fuoristrada si muovono veloci sul sale bianchissimo, come se stessimo viaggiando su una grande distesa di ghiaccio.

Raggiungiamo in breve tempo queste spettacolari formazioni di salgemma, dette “dallol” in lingua afar, a forma di torrioni e guglie alte fino a cinquanta metri e ritenute dai Dancali sede di spiriti maligni. «È costituito da un ammasso di sale cristallino, che in sommità è coperto da un mantello di gesso. Ora le erosioni meteoritiche hanno in parte logorato il manto e corrosi gli strati superficiali del sale nelle più fantastiche maniere. Guglie, torri, castelli merlati: tutte le più strane forme furono intagliate negli strati superiori all’ammasso salino. Pare di trovarsi ora in una città gotica diroccata, ora fra ruderi di una città greca, ed anche il colore caldo delle pareti poste a nudo concorre a favorire l’illusione. […] Ai piedi del torrione terminale, sorge un pilastro di sale sul quale il gesso ha preso l’aspetto di un gruppo di cigni che beccandosi attorcono i colli serpentini…»[4]. Una visione fiabesca che aveva colpito anche la fantasia del Nesbitt. «Il sole stava per tramontare. Dallol brillò e sul netto sfondo, nell’aria purificata, ci apparve come una città turrita, fantastica. Scorgemmo pinnacoli e spire e guglie e cuspidi formanti disegni che gli agenti atmosferici hanno impresso in quelle rocce e che di profilo facevan pensare a fortificazioni e dimore fiabesche di gnomi e maghi…»[5]. La guida mi dice che gli afar (dancali) sanno come prelevare, ai piedi di questi torrioni, un minerale utile per curare le infezioni intestinali. Il vento soffia forte e per ammirare il paesaggio che ci circonda salgo in cima ad una torre di sale. Sono circondato da guglie, pinnacoli e torrioni che si ergono come sentinelle riflettendo le loro ombre sulla desolata distesa di sale. Illuminati dal sole ormai basso all’orizzonte, cambiano repentinamente colore e da bianchi diventano rosa! Ricordo di aver letto che proprio sulla sommità di uno di questi torrioni è custodita una cassetta della Società Geografica Italiana con alcuni appunti di carattere scientifico. «Nella gran finestra dell’estremo torrione fu deposta una scatola contenente, in italiano, inglese ed amarico, un cenno della visita fatta per ordine e coi mezzi della Società Geografica Italiana…»[6]. Mi piacerebbe trovarla, restituire i documenti alla storia. Sarebbe come far rivivere un’importante testimonianza e un documento scientifico del passato. L’impresa è impossibile: in quale di questi tanti torrioni la cassetta fu riposta? Esisterà ancora la cima di quel torrione o si sarà sgretolata? Anche se esistesse ancora è molto probabile che il tempo trascorso, il sole torrido ed il sale abbiano dissolto tutto.

Rientriamo ad Ahmed Ela (il villaggio nei pressi del quale abbiamo allestito il campo) al tramonto, proprio quando all’orizzonte appare un’interminabile carovana di cammelli carichi di sale che, lasciata Assalè, è in cammino e affronterà la dura marcia verso l’altopiano a oltre 2000 metri d’altitudine. Centinaia di cammelli seguiti da centinaia di asini avanzano in fila indiana. Vista da lontano, la colonna, che procede ad un ritmo costante e cadenzato, sembra danzare. Stiamo assistendo ad un rituale atavico, custodito gelosamente nei secoli dai dancali.

Domani riprenderemo il nostro viaggio diretti al vulcano Erta Ale, un vulcano attivo unico e straordinario di cui vi racconterò prossimamente.


[1] Padre Girolamo Lobo, missionario gesuita in Etiopia, morì nel 1597. Scrisse “Relation Historique d’Abissinie” pubblicato a Parigi nel 1728.

[2] Dainelli G. e O. Marinelli, Risultati scientifici di un viaggio nella colonia eritrea, Firenze 1912, p. 147.

[3] Zichy W., Die Salzebene Asale in Danakil Lande, Das Ausland, 1875 p. 821, riportato da G. Dainelli e O. Marinelli, Risultati scientifici di un viaggio nella colonia eritrea, 1912, cit. p.  250.

[4] Tancredi A.M., Nel Piano del Sale, Bollettino della Società Geografica Italiana, Roma 1911, pp. 160-161.

[5] Nesbitt L, La Dancalia esplorata, Firenze 1930, p. 461.

[6] Bollettino della Società Geografica Italiana, cit. p. 162.

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