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Tra anniversari, eventi e nuove aperture, quest’anno la capitale del Turia ha in serbo un’agenda fittissima, sotto il segno della sostenibilità ambientale e dell’inclusività

 

Valencia conferma il suo animo vivace e accogliente anche nel 2021 e annuncia tante novità, dagli eventi culturali agli anniversari imperdibili, senza tralasciare nuove aperture alberghiere e appuntamenti dedicati a sport, design e gastronomia. Un’agenda ricca che fa sognare di viaggiare nella città del Turia, non appena si potrà ricominciare a viaggiare in tutta libertà. Una condizione al momento complicata, se non addirittura impossibile; tuttavia non significa non poter fare progetti futuri o almeno sognare.

 

1. La città con la migliore qualità della vita

Valencia è la città in cui si vive meglio secondo l’Expat City Ranking 2020, che ha messo a confronto il Quality of Urban Living Index di 66 destinazioni in tutto il mondo. Gli aspetti più apprezzati sono la qualità della vita, il clima mediterraneo e la possibilità di sfruttare al meglio il tempo libero, insieme alla salute e al rispetto per l’ambiente, che hanno decretato Valencia come città preferita dagli expat. La città, accessibile e a misura d’uomo, conquista residenti e visitatori anche per l’investimento in piste ciclabili, uso di mezzi di trasporto alternativi e le numerose aree verdi. Questo equilibrio tra natura, vita urbana e infrastrutture rendono Valencia una meta perfetta per lo smart working, grazie a diverse soluzioni smart e flessibili che rendono ancora più facile lavorare da remoto godendosi tutti i vantaggi della città in sicurezza.

 

2. Tre nuove aperture alberghiere

Nel 2021, la città dà il benvenuto a tre nuove aperture alberghiere nel cuore del centro storico. La catena MYR Hotels, dopo l’inaugurazione dello splendido Palazzo Vallier nel 2020,

inizierà presto ad accogliere gli ospiti a Puerta Serranos; il quattro stelle superior si trova in Via Blanquerías, accanto alle Torres de Serranos e a pochi passi dai Giardini del Turia. Nel 2021 anche OnlyYou aprirà il suo primo hotel a Valencia, a pochi metri dalla centralissima Plaza del Ayuntamiento. La struttura avrà il tocco del prestigioso interior designer Lázaro Rosa-Violán, che si ispira al Mediterraneo per creare un concept contemporaneo, casual ed eclettico in tutti i suoi spazi, dalle sale per eventi al bar e al ristorante con una suggestiva vista sulla città. Infine, Axel Hotels aprirà le porte del suo primo hotel nella capitale del Turia, una villa signorile nel Barrio del Carmen dotata di spazi per la ristorazione e aree wellness, a pochi passi dal centro della movida valenciana.

 

3. Il 25° anniversario del riconoscimento della Lonja de la Seda Patrimonio UNESCO

Valencia vanta ben tre attrazioni culturali nella prestigiosa lista dell’UNESCO: la Borsa della Seta (Lonja de la Seda), il Tribunale delle Acque (Tribunal de las Aguas) e le Fallas, lo spettacolare festival annuale caratterizzato da costruzioni artistiche, spettacoli pirotecnici e fuochi d’artificio. Nel 2021, Valencia celebrerà il 25° anniversario del riconoscimento della Borsa della Seta come Patrimonio dell’Umanità, l’antico mercato storico di Valencia che un tempo ospitava i commercianti di seta. Questo capolavoro del gotico civile valenciano, situato nel centro storico della città di Valencia, è il simbolo dell’antico splendore della città e uno dei suoi monumenti architettonici più imponenti. Oggi, è possibile visitare gratuitamente i suoi spazi, tra cui il monumentale Cortile degli Aranci, la Torre dove si trovano la cappella dedicata all’Immacolata Concezione, l’antica prigione per i mercanti inadempienti e la spettacolare Sala delle Colonne.

 

 

4. La prima stella Michelin della Spagna per l’impegno verso l’ambiente

Oltre alla tradizione culinaria da cui è nato il più famoso dei piatti spagnoli, la paella, la città sta accogliendo una serie di progetti innovativi di rinomati chef e aspiranti imprenditori gastronomici, che posizionano Valencia come capitale culinaria della Spagna per il 2021.

Il 14 dicembre, la Guida Michelin ha confermato le 7 stelle Michelin per i ristoranti di Valencia, tra cui spicca la nuova stella verde assegnata al ristorante Ricard Camarena, attribuita per l’impegno verso la sostenibilità e l’ambiente. La prima stella Michelin della Spagna per il rispetto dell’ambiente ha riconosciuto gli sforzi del ristorante in termini di sostenibilità delle materie prime, grazie all’orto situato a soli 8 km dal ristorante e all’uso di processi tradizionali che non utilizzano prodotti chimici. Inoltre, Camarena ha ottenuto il riconoscimento per aver ridotto al minimo gli sprechi alimentari tramite la conservazione in scatola di pomodori e carciofi.

 

5. La sostenibilità in primo piano

Sempre in tema di sostenibilità, Valencia è diventata la prima città al mondo a verificare le sue emissioni di carbonio dall’attività turistica.

La città vanta cinque milioni di metri quadrati di giardini, tra cui gli amatissimi Giardini del Turia e Giardini Reali, che fungono da polmoni verdi della città assorbendo le emissioni di carbonio; a questi si aggiungono 20 km di spiagge che hanno ricevuto la bandiera blu europea. I viaggiatori possono esplorare la città in modo ecologico sfruttando i 160 chilometri di piste ciclabili e il 75% delle strade cittadine in cui vige un limite di velocità a 30 km/h.

 

6. La nomina di World Design Capital 2022

Come risultato della sua lunga tradizione legata al design, Valencia è stata nominata Capitale mondiale del design per il 2022 dalla World Design Organisation (WDO). La nomina di World Design Capital è biennale e celebra le città che applicano il design al miglioramento della vita economica, sociale e culturale. Nell’ambito del programma di eventi speciali, la città ospiterà gli European Design Awards a giugno 2021.

 

La posizione strategica di Valencia sulla costa spagnola, così come la sua consolidata esperienza nella progettazione, promette un programma che riflette le sue aspirazioni e il suo impegno a livello locale, regionale, nazionale e internazionale. Valencia offre spettacolari infrastrutture urbane pensate per coesistere con l’ambiente naturale e le costruzioni circostanti. La Città delle Arti e delle Scienze rappresenta un emblema della città e si è affermata come una delle più importanti destinazioni turistiche moderne della Spagna, offrendo ai visitatori una panoramica del design all’avanguardia di Valencia.

 

 

7. L’Anno giubilare del Santo Graal

A volte i grandi tesori sono custoditi in luoghi inaspettati e la Cappella del Santo Calice nella Cattedrale di Valencia è uno di questi. Dal 1916, la Cappella espone il Santo Graal, la coppa che ha ispirato molte leggende, opere artistiche e letterarie, oltre ad essere una delle reliquie più acclamate dalla Chiesa cattolica. L’ultimo giovedì di ottobre 2020 è iniziato il secondo Anno giubilare del Santo Calice e per un anno Valencia accoglierà i pellegrini che desiderano ottenere l’indulgenza plenaria nella sua Cattedrale. La città approfitterà di questa importante celebrazione religiosa per svelare le diverse sfaccettature di questo oggetto sacro, approfondendo il suo ruolo nella storia della città e del territorio. L’agenda di attività culturali durante tutto l’anno si aggiungerà a iniziative come il Percorso del Graal e dell’Arte Religiosa, che percorre i luoghi di interesse religioso, artistico e patrimoniale di Valencia legati alla reliquia, e l’itinerario che esplora gli spazi naturali della Comunità Valenciana legati alla storia del Santo Graal, da percorrere a piedi o in bicicletta.

 

8. Città aperta e inclusiva, Valencia è Gay-Friendly

Valencia è orgogliosa di essere una città aperta e accogliente per tutti i suoi visitatori, inclusa la comunità LGBT+. La città celebra la diversità e l’uguaglianza con una serie di eventi annuali che includono la Mostra La Ploma, un evento cinematografico e culturale annuale (date per il 2021 ancora da confermare) basato sulle diverse realtà di sessualità, genere e diversità familiare e il Valencia Gay Pride che si svolge ogni anno nel mese di giugno con un fitto calendario di eventi celebrativi.

Valencia ha anche presentato la sua candidatura come città ospitante per i Gay Games 2026, un evento sportivo che si basa sui valori dell’inclusione con la missione di promuovere l’uguaglianza tra tutti i partecipanti. Nonostante il nome dell’evento, i Gay Games non sono riservati esclusivamente alla comunità LGBTQ+, ma aperti a tutti indipendentemente da sesso, razza o origine etnica, disabilità, orientamento sessuale o religione. L’evento ha una durata di 12 giorni dal 27 maggio al 7 giugno 2026. Le città ospitanti selezionate saranno svelate a gennaio 2021.

 

9. Valencia è Capitale dell’Eurobasket femminile nel 2021

Grazie al suo clima, ai suoi paesaggi e alla sua posizione sulla costa, Valencia offre una delle agende sportive più complete della Spagna sia per gli spettatori che per i partecipanti. Da maratone e triathlon, Moto GP e ciclismo su strada a tornei di tennis come il BBVA Women’s Open, al calcio con Valencia FC e Levante UD, golf e regate come il Trofeo di Sua Maestà la Regina organizzato dal Royal Yacht Club di Valencia, c’è davvero qualcosa per tutti i gusti. Nel basket, il Valencia gioca nella ACB League, nella Spanish Women’s League e nell’Eurolega. Nel 2021, i visitatori potranno godersi l’entusiasmante semifinale e finale femminile di Eurobasket 2021 che si svolgerà nella cornice del Padiglione Fuente de San Luis tra il 17 e il 27 giugno.

 

10. Celebrare un anniversario verde

Il Parco Naturale dell’Albufera, una delle tre zone umide più importanti della Spagna, nel 2021 celebra il 35° anniversario del suo riconoscimento come Parco Naturale; una occasione perfetta per fare una deviazione dal centro città e concedersi una pausa nella natura. Si tratta di un ecosistema prezioso e di un esempio di sviluppo sostenibile in equilibrio con la natura. Le dune e la vegetazione, la placida laguna che irriga le risaie e la fauna locale e l’area dedicata alla coltivazione del riso creano un tessuto di spazi naturali unici e ricchi di angoli nascosti che possono essere esplorati a piedi o in bicicletta. Perdersi lungo questi sentieri permette di entrare in contatto con la natura mediterranea e riscoprire le arti della pesca, dell’agricoltura e della caccia, protagoniste della deliziosa gastronomia locale e dell’affascinante architettura della zona.

La pandemia ha rivoluzionato il concetto di soggiorno e ospitalità anche in una metropoli come Tokyo, dove le tradizioni di accoglienza sono da sempre il fiore all’occhiello nazionale. Il distanziamento, unito alle misure di prevenzione del contagio, hanno reso necessario ripensare in una nuova chiave anche l’esperienza di alloggio in hotel, dando vita, talvolta, ad esperienze totalmente innovative: è il caso dell’Hotel New Otani di Tokyo che, unendo tradizione e modernità, ha deciso di mettere a disposizione dei propri ospiti LOVOT, esempio di intelligenza artificiale prestata all’accoglienza.

 

LOVOT è un robot che, grazie alla tecnologia Emotional RoboticsTM, aumenta la capacità dell’uomo di affezionarsi a lui e sviluppare empatia.

 

Creare un legame speciale con il robot è lo scopo ultimo che i suoi inventori – dell’azienda GROOVE X – si sono imposti: il fine era creare un prodotto il cui solo tocco producesse felicità, relax e benessere. Obiettivi raggiunti in pieno, perché LOVOT è in grado di reagire allo stato d’animo di chi lo circonda e rispondere con gioia o conforto; sebbene non si tratti di un essere vivente è in grado di scaldare il cuore del suo compagno umano.

 

Affinità, vicinanza e affetto sono stati i motivi che hanno spinto l’Hotel New Otani a stringere una collaborazione con l’azienda nipponica di intelligenza artificiale e creare, insieme un pacchetto Family Stay Plan, che include la presenza di LOVOT in alcune camere per i clienti che ne faranno richiesta. Il pacchetto è disponibile in ben 10 alberghi su tutto il territorio giapponese e il robot è diventato il simbolo della dolce ospitalità della catena alberghiera. Nella struttura di Tokyo la proposta prevede soggiorni tra il 7 e il 21 febbraio 2021, include la colazione e la cena, e comprende la sistemazione in camera doppia di tipologia Premium Executive Semi-Suite Twin. Inoltre, fino al 31 marzo, sarà possibile aggiungere la presenza di LOVOT al proprio soggiorno anche svincolandosi dal pacchetto, per arricchire la propria permanenza già deliziata dal meraviglioso giardino dell’hotel che vanta 400 anni di storia e numerosi riconoscimenti tra cui la nomina da parte di TripAdvisor tra le “Best Free Attractions in Japan” nel 2019.

Il nostro affezionato lettore Mario Cimarosti, già narratore di uno straordinario viaggio nelle terre d’Oriente, ci regala uno splendido videoclip per far viaggiare una persona a noi cara e/o appassionata di cultura e di lettura, nonostante il periodo di confinamento in casa.

 

Cimarosti ci rende inoltre partecipi di una splendida e grandiosa soddisfazione: il suo libro “Ai confini dell’Asia” è stato promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, insieme al Ministero dell’Istruzione, per essere un volume da leggere nelle scuole italiane quale elemento di condivisione e abbattimento di ogni forma di pregiudizio tra i popoli del mondo, per me una grande soddisfazione che voglio condividere con voi.

Complimenti Mario, con le tue parole saprai sicuramente emozionare gli alunni d’Italia!

Se penso all’ultimo evento storico che ha modificato in modo permanente il nostro modo di viaggiare, mi viene subito in mente l’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono. Per quanto allora sembrasse che il terrorismo avesse radicalmente cambiato l’approccio al modo di viaggiare a livello globale, con un aumento della paranoia e la conseguente attenzione alla sicurezza negli aeroporti, sembra ora proprio poco di fronte ai cambiamenti conseguenti alla pandemia globale che stiamo vivendo.

 

Nell’episodio podcast della rubrica “Zero to Travel” di Jason Moore, l’autore cerca di indovinare cinque predizioni su come il modo di viaggiare potrebbe cambiare, o è già cambiato, a causa del Coronavirus.

 

Primo: l’aumento dei prezzi dei voli aerei. Se con l’attacco terroristico negli Stati Uniti c’è stata una conseguente riduzione dei costi, specialmente per quanto ha riguardato il prezzo dei voli, è meglio non sperarci troppo in questo caso. Considerando che tutte le compagnie aree hanno ricevuto un duro colpo alle loro finanze, è dura immaginare come potrebbero sostenersi con dei prezzi ridotti. In più, sono sottoposte a dei costi più elevati a causa della pandemia, come un’attenzione più adeguata alla pulizia per fermare la trasmissione del virus o mantenere l’equipaggio in quarantena.

 

Secondo: il ritorno dei viaggi domestici. Questa estate si è assistito a un ritorno dei viaggi domestici. Del resto, per lo più non si poteva fare altro, a meno che uno non volesse passare un mese in quarantena. Riscoprire la bellezza del proprio paese è probabilmente stata una delle poche conseguenze positive del virus. Dato che questa è la nostra nuova normalità, sembra una tendenza destinata a crescere nei prossimi anni. Per una paese come l’Italia, dove di cultura e bellezza s’abbonda, potrebbe essere l’occasione per riconoscere come eravamo seduti su un tesoro, e manco dobbiamo prendere un volo di venticinque ore per visitarlo. Non solo, l’ambiente ne sarà grato se per i prossimi anni si preferirà andare a Gallipoli o Torino invece che a Timbuktu.

 

Terzo: viaggiare piano. Dato che il terreno da esplorare si è ristretto considerabilmente, dall’intero globo al paese di provenienza, una nuova tendenza potrebbe essere quella di mettere da parte l’abitudine di visitare destinazioni in fretta e furia. Per esempio, invece di cercare di visitare le cinque più famose città spagnole in un unico viaggio, si potrebbe approcciare l’esplorazione con più calma, persino concentrarsi su un’unica destinazione. Se l’Italia, o anche solo l’Europa, dovesse essere la destinazione delle prossime cinquanta vacanze, meglio non sciupare l’occasione di tenersi qualcosa da parte.

 

Quarto: avventure generate a energia umana. Sembra il titolo di una film fantascientifico, ma si vuole solo suggerire come le persone potrebbero riscoprire la mobilità data dalla nostre gambe, o in altre parole, tornare a camminare. Dato che muoversi con i mezzi pubblici è molto più pericoloso per la trasmissione del virus, sono in molti ad avere riscoperto il piacere di muoversi grazie a una bicicletta, o semplicemente camminando da una tappa all’altra. È una tendenza inevitabile: più ci si avvicina al piacere di camminare, meno si ha la voglia di tornare indietro. Che sia a casa, o dove si è in vacanza.

 

Quinto: un tipo di connessione differente. La più sorprendente peculiarità di questa pandemia è che siamo tutti nella stessa barca, a differenza dei precedenti eventi storici. Un accadersi tanto impotente potrebbe avere la conseguenza positiva di provare più empatia verso gli altri, e con un po’ di speranza, portarci più vicini gli uni agli altri.

Dopo un’estate infuocata le temperature si sono finalmente abbassate e, con l’autunno alle porte, è il momento ideale per perdersi nei magnifici scorci che offrono le città del Bel paese, o visitare i suoi antichi borghi, regalandosi una rilassante passeggiata per i suggestivi centri storici. Vediamo quindi quali sono le città italiane che, per i loro colori, sono le più belle da scoprire in questo periodo.

 

 

Verona

La città più romantica che esista, resa tale grazie al fascino della storia di Romeo e Giulietta, non si può che visitarla nella cornice stagionale più magica. I malinconici colori autunnali saranno il riquadro perfetto per il centro storico e Piazza delle Erbe, così come per l’imponente Arena. Da non perdere anche una breve passeggiata sul Ponte Pietra, da cui potrete ammirare la città in tutto il suo splendore.

 

 

Perugia

La bellezza di questa città umbra vanta un enorme patrimonio storico-artistico. Considerata la patria italiana della cioccolata grazie all’Eurochocolate, confermato anche per questo 2020, l’odore di questo meraviglioso dolce misto a quello dell’autunno pervade tutte le strade del centro storico fino al 25 ottobre. Proprio per questo, si tratta di una meta da non lasciarsi scappare assolutamente in questa stagione così magica.

 

Roma

Se d’estate si incendia letteralmente, le dolci temperature autunnali rendono gli impedibili scenari capitolini, unici e ancora più suggestivi. La temperatura mite permetterà di gustare a pieno l’imperdibile centro storico e i suoi numerosissimi monumenti, regalandovi un tuffo nella storia e nell’arte che solo la città eterna ha la capacità di offrire. Un vero e proprio museo a cielo aperto.

 

 

Spoleto

Immersa nel verde, la città di Spoleto si colorerà ovunque delle variegate tinte autunnali, che renderanno unici i suoi scenari e le sue vedute, come le antiche vie centrali. Consigliatissime proprio in questo periodo fresco sono le escursioni nel Bosco Sacro del Monteluco, che per l’occasione sarà variopinto di ogni colore. Il 24 ottobre, inoltre, è solitamente il giorno di avvio per l’evento “Frantoi Aperti”, che porta i visitatori a scoprire i sapori e profumi autunnali del posto.

 

 

La valigia perfetta

Ma cosa portare in valigia con sé per un viaggio autunnale? Le temperature più fresche sono le più piacevoli per affrontare un viaggio, ma anche le più variabili. Sarà così facile ritrovarsi a dover indossare di punto in bianco una giacca più pesante. Quindi non bisogna dimenticare assolutamente di portare in valigia maglioni e giacche ma anche, d’altro canto, delle scarpe adatte, che siano comode ma anche abbastanza eleganti come ad esempio delle scarpe Hogan da uomo o degli stivaletti comodi per lei, in modo da consentire di fare in tutta tranquillità i propri giri nei centri storici delle città. Non sono banditi gli abiti, ma bisogna ricordarsi che devono essere necessariamente a manica lunga. Anche un paio di leggings sono più che consigliati grazie alla loro versatilità: potranno essere più che utili. Da non dimenticare poi dei jeans lunghi, che hanno la capacità di adattarsi perfettamente ai climi variabili. Sarà poi opportuno portarsi dietro anche più maglie a manca lunga, in modo da poterle anche stratificare in caso di giornate più fredde. Per quanto riguarda quelle a manica corta, invece, sono consigliate solo se si prevede di fare trekking. Il cappotto è d’obbligo, a patto che non sia eccessivamente pesante: aiuterà a far fronte soprattutto all’escursione termica serale.

 

L’autunno può essere un periodo magico per visitare il nostro paese, a patto però di organizzarsi al meglio!

Per la prima volta i fine settimana delle Giornate FAI d’Autunno saranno due: in Veneto sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre 2020

 

A Giulia Maria Crespi, scomparsa lo scorso luglio, è dedicata l’edizione 2020 delle Giornate FAI d’Autunno: mille aperture a contributo libero in 400 città in tutta Italia, organizzate per la prima volta in due fine settimana, sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre.

 

Anche quest’anno promotori e protagonisti sono i Gruppi FAI Giovani, ideali eredi e testimoni dei valori che per tutta la vita hanno guidato la Fondatrice e Presidente Onoraria del FAI – Fondo Ambiente Italiano: l’inesauribile curiosità, la voglia di cambiare il mondo e l’instancabile operosità per un futuro migliore per tutti. Ispirandosi a lei, i giovani del FAI – con la collaborazione delle Delegazioni e degli altri Gruppi di volontari della Fondazione – scenderanno in piazza per “seminare” conoscenza e consapevolezza del  patrimonio di storia, arte e natura italiano e accompagneranno il pubblico, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, alla scoperta di luoghi normalmente inaccessibili, poco noti o poco valorizzati in tutte le regioni: un caleidoscopio di meraviglie nella proposta effervescente del FAI e dei suoi delegati che reagiscono con ancor più energia e impegno, positività ed entusiasmo al periodo difficile che l’Italia sta attraversando

 

Attenzione: i posti sono limitati. Al fine di garantire la sicurezza di tutti è consigliata la prenotazione; alcune aperture richiedono la prenotazione obbligatoria. Sul sito giornatefai.it sono indicate tutte le informazioni e le modalità di partecipazione. Inoltre, nei due fine settimana apriranno luoghi diversi: consultare il sito per controllare il programma.

 

Storiche dimore signorili, castelli, giardini, sedi istituzionali, chiese, complessi conventuali e tante altre “chicche” come borghi, collezioni private, parchi, luoghi della produzione e del commercio solitamente riservati agli addetti ai lavori si sveleranno attraverso punti di vista insoliti e racconti che meraviglieranno i visitatori, soddisfacendo e, insieme, accrescendo il loro desiderio di sapere, la loro curiosità. Prendere parte alle Giornate FAI d’Autunno 2020 vuol dire non solo godere della bellezza che pervade ogni angolo del nostro Paese e “toccare con mano” ciò che la Fondazione fa per la sua tutela e valorizzazione; vuol dire soprattutto sostenere la missione del FAI in un momento particolarmente delicato. Tutti i visitatori potranno sostenere il FAI con una donazione libera – del valore minimo di 3 € – e potranno anche iscriversi al FAI online oppure nelle diverse piazze d’Italia durante l’evento. La donazione online consentirà, a chi lo volesse, di prenotare la propria visita, assicurandosi così l’ingresso nei luoghi aperti dal momento che, per rispettare la sicurezza di tutti, i posti saranno limitati.

 

In occasione delle Giornate d’Autunno anche i Beni del FAI si mostreranno da prospettive inconsuete. Saranno proposte al pubblico visite speciali dedicate in particolare agli interventi per la sostenibilità ambientale dei Beni e, più in generale, al patrimonio di natura, ambiente e paesaggio curato e valorizzato dalla Fondazione.

 

L’edizione 2020 delle Giornate FAI d’Autunno è resa possibile grazie al fondamentale contributo di importanti aziende illuminate, con il Patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, di Regione del Veneto, di tutte le Regioni e le Province Autonome italiane.

 

 

Le aperture più interessanti in Veneto

 

Venezia

Palazzo Corner Mocenigo

Visite sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre – Ingresso riservato agli iscritti FAI

Il Palazzo, oggi sede della caserma “Piave” della Guardia di Finanza, è una delle residenze patrizie più monumentali e sfarzose della Venezia del Rinascimento, un capolavoro ancora non sufficientemente noto. Acquistata nel 1530 dalla famiglia Cornaro di “San Polo in Campo” e riedificata dopo un grave incendio dal 1550-51 su progetto dell’architetto veronese Michele Sanmicheli, la dimora ha ospitato una collezione straordinaria – tra gli artisti maggiori, Antonello da Messina, Bellini e Pietro da Cortona – e nel Settecento è stata decorata da Gianbattista Tiepolo. Le collezioni sono state disperse soprattutto dal XIX secolo: la dispersione della ricca quadreria, avviata nel 1799 con la divisione dell’asse ereditario fra le sorelle Elisabetta Corner Grimani e Laura Corner Mocenigo, è ripresa dopo la morte di quest’ultima nel 1827 ed è proseguita fino al1842, quando è stata documentata l’avvenuta spoliazione. Durante le Giornate FAI d’Autunno il personale della Guardia di Finanza racconterà le proprie attività per la prevenzione e la repressione dei reati contro il patrimonio nel contesto del mercato dell’arte; si potrà visitare, inoltre, la mostra temporanea, da poco aperta, incentrata sulle opere sequestrate dalla Guardia di Finanza perché oggetto di vendita illegale, in attesa di essere restituite ai legittimi proprietari.

 

 

Casa Bortoli, una cartolina sul Canal Grande

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre – Ingresso riservato agli iscritti FAI

Apertura dedicata agli iscritti FAI e a coloro che si iscrivono al FAI, a cura di Beni del FAI. Casa Bortoli vi accoglie nel suo salotto pieno di luce affacciato al Canal Grande con una meravigliosa vista sulla Basilica di Santa Maria della Salute. Casa Bortoli è un «museo particolare», come nei desideri dei donatori, i coniugi Bortoli, ricco di oggetti d’arte: dalle collezioni di argenti ai dipinti, dagli arredi ai tessili, fino ai tappeti, agli affreschi e alle sculture. Le sue stanze richiamano il caratteristico gusto del settecento veneziano e sono ancora piene di memorie private. Visitarla permette di conoscere e vivere l’esperienza dell’abitare a Venezia nel XX secolo e di scoprire la città attraverso luoghi originali e itinerari inediti ideati dal FAI. La visita a Casa Bortoli in questa occasione consentirà anche di riflettere sulla difficile situazione di Venezia e della sua laguna, un sito iscritto nelle liste del Patrimonio Mondiale UNESCO.

 

 

Negozio Olivetti

Visite sabato 17 e domenica 18

A cura di Beni del FAI. Il FAI vi aspetta in Piazza San Marco per aprirvi le porte di uno dei più importanti capolavori dell’architettura del Novecento. Vi accoglieremo per raccontarvi la storia del Negozio e farvi scoprire tutti i dettagli di questo particolare showroom. Nel 1957 Adriano Olivetti individuò questo spazio come sede di rappresentanza per trasmettere i valori culturali dell’azienda, un contesto unico dove modernità e innovazione potessero convivere nel rispetto dell’ambiente storico. L’impresa fu affidata al veneziano Carlo Scarpa, che riorganizzò completamente l’originario spazio buio e angusto secondo un disegno d’insieme unitario e una geniale articolazione degli spazi, capace di recuperare i volumi, valorizzare le potenziali trasparenze e mettere in dialogare funzionalità ed elementi decorativi. Sono previste visite in lingua inglese solo per gruppi precostituiti.

 

 

Palazzo Pisani, sede del Conservatorio di musica

Visite sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre – Ingresso riservato agli iscritti FAI

Il Palazzo – tipica architettura influenzata dal classicismo romano, un linguaggio introdotto a Venezia da Sansovino e ispirato dalle lezioni di Giuliano da Sangallo, Bramante e Raffaello – è una delle costruzioni più grandiose della città, eretto nel Seicento per una delle più antiche famiglie di Venezia: i Pisani “dal banco”, chiamati così per avere fondato nel XV secolo una “banca di cambio” a Rialto. Ampliato e innalzato nel 1728 dall’architetto Girolamo Frigimelica (1653-1732), alla fine del XVIII secolo era il palazzo più grande di Venezia, con oltre duecento stanze. La rapida decadenza della famiglia, dall’inizio dell’Ottocento, ha portato alla lottizzazione dell’edificio. Acquisito tra 1897 e 1921 dal Comune di Venezia, il palazzo ha ospitato il Liceo Società Musicale “Benedetto Marcello” e nel 1940, in seguito all’acquisizione del Demanio e a una convenzione tra Stato e Comune, è diventato la sede del Conservatorio. Tra gli spazi in cui si potrà accedere durante le Giornate FAI d’Autunno, la sala da ballo, ora sala dei concerti, e il Museo della Musica, che esporrà una settantina di strumenti e cimeli delle glorie veneziane, come la bacchetta con cui Wagner diresse l’orchestra del Liceo musicale.

 

 

Villa Priuli Grimani Morosini – Ca’ Della Nave a Martellago 

Visite sabato 17 e domenica 18

A cura del gruppo FAI Giovani di Venezia. Sulla via Castellana, in centro a Martellago sorge Villa Priuli Grimani Morosini, meglio conosciuta come Ca’ della Nave. Nel Cinquecento molte famiglie patrizie veneziane che fondavano la loro ricchezza sui commerci estesero i loro interessi anche alle attività agricole costruendo dimore che potessero ospitarli per controllare le nuove attività ma senza per questo rinunciare agli agi dei palazzi di città e ai divertimenti. Il corpo padronale della villa risale infatti al 1547 con i Priuli detti della Nave, nel corso degli anni seguenti fu oggetto di vari ampliamenti, con la costruzione di altri manufatti ma che non modificarono i caratteri cinquecenteschi. L’articolato insieme si inserisce nel pittoresco scenario dell’esteso parco e costituisce un interessante esempio di residenza nobile di campagna. Attualmente è sede di un bellissimo golf club.

 

 

Noale città fortificata e il fiume Marzenego: un connubio indissolubile. Torre delle campane Chiesa dell’Assunta

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

A cura del gruppo FAI di Mirano, Il Medioevo nel Veneto è il tempo delle città murate. Noale risponde all’esigenza della Signoria dei Tempesta di colonizzare nuove terre e controllare economicamente e politicamente la popolazione rurale, difendendola, anche dalle incursioni delle soldataglie dei confinanti. Documento dell’urbanistica medioevale, Noale conserva leggibile il sistema difensivo e la tipologia a isola che associa il castello e il borgo, caratterizzato da strutture difensive di forza diversa basate sullo sfruttamento delle acque del fiume Marzenego. Sono evidenti le cerchie, prime rudimentali difese e il castello, protetto da fossati e spalti doppi, con due possenti torri, dell’orologio e delle campane, poste a protezione delle due porte d’accesso, l’una sulla strada per Camposampiero e l’altra verso Mestre. Isolata un tempo da ponti levatoi, la possente e inespugnabile macchina da guerra, sorge con le mura protette da alte torri esterne alla rocca.

 

 

Chiesa di S. Martino e Villa Querini Calzavara Pinton a Pianiga

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

A cura del gruppo FAI di Mirano. La Chiesa Parrocchiale è dedicata al Santo Vescovo Martino di Tours. I più antichi documenti che ne fanno menzione risalgono al XII secolo, ma si ritiene che l’edificio preesistesse almeno fin dall’Alto Medioevo e la struttura originaria fosse paleocristiana. La chiesa attuale è romanica, pur con notevoli influssi gotici, e conserva nelle sue linee fondamentali l’aspetto risalente al XIII secolo, pur dopo le numerose ristrutturazioni e ampliamenti condotti nel corso dei secoli. La facciata è molto semplice ed elegante, rivestita di mattonelle in cotto di Treviso e abbellita da un portico esterno sostenuto da due colonne di pietra; sotto il portico, la lunetta sovrastante il portale è ornata da un affresco rappresentante San Martino nell’atto di dividere il proprio mantello con il povero. All’interno, sulle pareti, si notano ancora lacerti di un affresco cinquecentesco che un tempo le decorava completamente; oggi ne rimane leggibile solo un’immagine di Santa Lucia.

 

 

Villa Soranzo a Concordia Sagittaria

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

A cura della delegazione e gruppo FAI Giovani di Portogruaro La Delegazione FAI di Portogruaro con il Gruppo Giovani ha scelto di candidare Ca’ Soranzo Luogo del Cuore 2020, un’antica villa del secolo XVII, che con orgogliosa e rustica baldanza ha attraversato il tempo, le mode, le trasformazioni sociali e politiche, ha conosciuto la cura e il rispetto di proprietari attenti e l’offesa di chi voleva “modernizzarla”. Passandole davanti, è impossibile ignorarla sia per la sua imponenza sia per il fascino agèe che appare diverso secondo la luce del giorno e delle stagioni; innumerevoli gli sguardi che ha raccolto, le fotografie a cui non ha potuto sottrarsi, i sogni di romantiche ragazze che hanno immaginato storie d’amore segrete dentro quelle stanze. Villa Soranzo ci appartiene, dobbiamo sostenerla, farla diventare un luogo di incontro, di studio, di ricreazione intellettuale, insomma un centro di vita vitale!

 

 

Parco della Pace a Portogruaro 

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

A cura della delegazione e gruppo FAI Giovani di Portogruaro. La Villa comunale di Portogruaro, già Villa Marzotto è un maestoso palazzo cinquecentesco affacciato ad una delle due vie centrali del comune di Portogruaro. Sul retro della Villa Comunale si apre un vasto parco, di circa tre ettari, che è in collegamento diretto con la stazione degli autobus e un ampio parcheggio. L’ingresso ufficiale del parco e da Via Seminario. Nel parco sono presenti 66 specie di piante, tra arboree, arbustive e rampicanti. Oggi il parco, denominato “Parco della pace”, è di uso pubblico. Per le giornate FAI d’Autunno, la delegazione di Portogruaro propone una apertura straordinaria collegata ad una virtuale caccia al tesoro in quanto nel parco saranno distribuiti i disegni dei ragazzi delle scuole elementari e medie di Portogruaro che hanno partecipato al progetto “giardini di “marzo”. Abbiamo pensato inoltre di accompagnarvi in un percorso storico-artistico all’interno delle mura cittadine.

 

 

 

Treviso


Cappella dei SS. Cirillo e Metodio ai margini del roseto

Visite sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre

Di solito chiusa per mancanza di guardiania, la cappella progettata dall’architetto Mario Botta (1943) si colloca all’interno di un vasto complesso commerciale, direzionale e residenziale interamente progettato dall’architetto fra il 1994 e il 2012: una cittadella contemporanea ispirata ai borghi medievali. L’entrata è protetta da un ampio portico sorretto da un possente pilastro sull’asse, la copertura è piana e ribassata, secondo un effetto di compressione dello spazio che segnala il passaggio dalla dimensione urbana a quella del raccoglimento dell’ambiente sacro. L’unica porta centrale è arretrata come all’interno di un profondo portale strombato. Oltre la soglia, il tetto sale con inclinazione costante fino al lucernario che convoglia la luce zenitale sulla terminazione curvilinea dell’abside. Vi è una manifesta dicotomia tra il nitore del rivestimento lucido di grassello di calce e il tono scurissimo della pavimentazione di resina nera, su cui si stagliano gli arredi liturgici in legno massello di rovere.

 

 

Fondazione Feder Piazza – Casa studio del pittore Francesco Piazza

Visite sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre

Visite a cura della delegazione FAI di Treviso. La Fondazione nasce con lo scopo di mantenere vivo il ricordo di Anna e Francesco Piazza per le loro qualità intellettuali, morali e per gli interventi e le azioni concrete messe in atto nella loro vita nei campi nei quali hanno operato con la loro viva e fattiva presenza. In questa ottica, la casa di Anna e Francesco acquisisce il valore di un patrimonio autentico di memoria, nel quale si sono intessuti rapporti di arti e scienze educative che hanno caratterizzato il luogo e le presenze umane attratte dal fascino di un certo tipo di casa aperta. È di Francesco, ma anche di Anna, la scelta di un equilibrio tra la conservazione del luogo e il senso del futuro quando nominò la Fondazione sua erede universale con il fine, non celato, di fare della sua casa e del suo giardino un posto sempre vivo e non statico e immoto. La casa rimane vitale e dinamica, infatti in essa si animano contatti tra persone con attività culturali, artistiche e mantenendo un legame educante con i giovani. Questa era la caratteristica basilare dell’accoglienza di Anna e Checco, che la Fondazione intende continuare ospitando attività che si estrinsecano principalmente in incontri con gli amici sostenitori della Fondazione stessa, con manifestazioni di altre istituzioni culturali e benefiche e accogliendo iniziative educative nell’ambito dello scautismo e della gioventù in fase scolastica. La casa contiene gli strumenti e le testimonianze dell’attività di pittore e incisore di Francesco e si inserisce in un giardino che ne è il naturale corollario.

 

 

Azienda Agricola Biodinamica San Michele a Conegliano 

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

Visita guidata alla scoperta del mondo delle Api all’Azienda Agricola Biodinamica San Michele, a cura del gruppo FAI Giovani di Treviso. Viaggio alla scoperta delle Api e delle piante presenti in loco, con racconti sull’apicoltura e il processo di mielificazione. Un percorso verde, accessibile a tutti e ideale anche per i bambini.

 

 

Giardino botanico biodinamico dell’Azienda Agricola biodinamica San Michele

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

A cura del gruppo FAI Giovani di Treviso, visita speciale al giardino botanico biodinamico dell’Azienda Agricola Biodinamica San Michele con l’eccezionale guida dell’agrotecnico biodinamico Paolo Pistis, ideatore del giardino.

 

 

 

Vicenza


Ex Chiesa di San Bovo

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

Della chiesa di San Bovo, oggi sede Studio dentistico Serblin, abbiamo testimonianza a partire dal XIII secolo, quando era in mano alla Fraglia dei Marangoni o dei Carpentieri. Faceva parte dell’Ospedale di San Bovo fino al 1772, anno della soppressione di tutti gli ospedali cittadini. Della vecchia costruzione rimane ben poco, ma sono notevoli dodici lunette affrescate, sei a destra, sei a sinistra, che raffigurano santi e apostoli, alcune attribuibili a Marcello Fogolino, pittore nato a Vicenza nel 1485, e che qualificano l’ex chiesa di San Bovo come una gemma della pittura cinquecentesca vicentina.

 

 

 

Paesaggi dell’alto vicentino a Santorso 

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre

A cura della delegazione FAI di Vicenza. Sito-percorso ad anello partendo dalla visita dell’ex “Casa del custode” di Villa Rossi, attraversando le contrade storiche di Via Lesina, percorrendo in salita la strada dell’ex Convento dei Girolimini, attraversando l’antico arco gotico, inoltrandosi nel bosco fino al capitello di Santa Eurosia, ammirando il paesaggio raggiungendo il piazzale panoramico di Antonio Caregaro Negrin, vistando il prospiciente e imponete Santuario di Sant’Orso, scendendo sostando e visitando la Chiesa di San Dionigi, attraversando gli spazi prospicienti la Chiesa di Santa Maria Immacolata, di Villa Donà, di Villa Gibin-Gori, del Parco Rossi, di Villa Rossi e l’antico podere Rossi. In collaborazione con il “Gruppo di Lavoro” Alto vicentino dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Vicenza – progetto “Architetti.Paesaggio.Turismo”, Comune di Santorso.

 

 

Parco storico di Villa Zileri a Monteviale

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre

A cura del gruppo FAI Giovani di Vicenza. Il parco monumentale che circonda la villa, definito a metà Ottocento sulla base di un progetto dell’architetto milanese Balzaretti, rispecchia i canoni del gusto romantico del giardino all’inglese. L’intervento ottocentesco si è spinto oltre le mura della villa andando ad interessare vaste porzioni di campagna con la piantumazione di alberi monumentali, per creare gradevoli coni ottici di visuale e per dare l’idea di una prosecuzione in lontananza del parco sino al fondale dei colli Berici. Il sistema costituito dal parco e dalla campagna circostante mantenutasi pressoché integra sino ad oggi, presenta condizioni particolarmente favorevoli per il costituirsi di un’oasi di eccezionale ricchezza botanico naturalistica e faunistica, ancora di maggior interesse se consideriamo la vicinanza al centro abitato della città di Vicenza.

 

 

Campese e Villa Damiani a Bassano del Grappa

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre

A  cura della delegazione FAI di Bassano del Grappa. Campese in cimbro ‘Kan wisen’ o in latino ‘campus’ vuol dire ‘ai prati’. La sua caratteristica è di essere un luogo racchiuso, isolato e nello stesso tempo di facile accesso, un luogo ideale di sosta per chi vuole iniziare o finire il cammino verso i monti o lungo il fiume Brenta. La sua storia è indelebilmente legata al Brenta, alla valle, ai monti che lo circondano, all’essere lungo quella importante via di transito che collega la pianura con i paesi del Nord. Dal 1878 è una storica contrada di Bassano del Grappa mentre prima apparteneva al Comune di Campolongo sul Brenta e quindi facente parte della Federazione dei 7 Comuni come ‘contrada unita’ e godette dei privilegi concessi agli abitanti dell’Altopiano di Asiago. Uno di questi era il permesso di coltivare il tabacco. Nel mezzo di questo territorio c’è Villa Damiani: La Filanda. Costruita nel 1711 era un importante edificio dell’archeologia industriale del Canal di Brenta. Una affascinante storia tutta da scoprire!

 

 

 

Padova


Villa da Ponte di Cadoneghe

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

Salvata dalla rovina alla quale sembrava destinata dopo anni di incuria e di abbandono, villa Da Ponte (oggi Vergerio) si presenta ai nostri occhi come un piccolo scrigno affrescato. Commissionata nel Settecento dal nobile veneziano Nicolò da Ponte come casa in cui ospitare la famiglia durante la villeggiatura estiva, la villa non si allontana dall’idea palladiana di edificio che mantiene uno stretto rapporto con il territorio circostante anche in virtù del fatto che venne edificata ampliando alcune costruzioni preesistenti situate alla fine di un ampio parco. Visibile dalla strada è la facciata principale a due piani dietro la quale si nasconde la sala della musica, una sala a doppia altezza decorata con affreschi attribuiti al pittore veneziano Giovanni Battista Crosato che celebra la nobile famiglia veneziana ponendo al centro del soffitto la Fama e ai suoi piedi Nicolò da Ponte vestito come un guerriero antico. Del complesso fa parte anche un piccolo oratorio.

 

 

Piazza Antenore 

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

A cura della delegazione FAI di Padova Piazza Antenore, Piazza Antenore prende il nome dalla tomba di Antenore, mitico fondatore della città di Padova, è ubicata tra palazzo Santo Stefano, sede della provincia di Padova, e altri edifici di età seicentesca e settecentesca. Si trova all’angolo di due arterie viarie, San Francesco e la Riviera dei Ponti Romani e Riviera Tito Livio. Entrambe queste vie fanno parte della memoria storica e hanno un valore topografico per la forma urbis di Padova. Durante il primo secolo Dopo Cristo, la città romana viene ad essere definita opulentissima per le opere di ristrutturazione e monumentalizzazione. Una grande città della decima regio Venetia et Istria con capitale in Aquileia. Al posto della Riviera dei Ponti Romani e Riviera Tito Livio passava un fiume che in età storica era chiamato medoacus, via d’acqua dolce navigabile e approdabile per motivi commerciali. La via era collegata da un ponte che porta il nome di San Lorenzo, come l’omonima chiesa.

 

 

Camposampiero

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre

La presenza di Antonio, tracce medievali e corsi d’acqua a cura della delegazione FAI di Padova. Da Villa Campello vi accompagneremo in un itinerario alla scoperta delle tracce nascoste ma ancora leggibili della ricca storia del territorio di Camposampiero, una racconto che ci porterà indietro sino al Medioevo. Un percorso tra angoli di verde e scorci suggestivi, torri ed edifici storici testimoni silenziosi di epoche lontane, alla scoperta di particolari inediti, nascosti tra le pietre di antiche dimore. Vi faremo conoscere l’interessante sistema di corsi d’acqua e la complessa e antica opera idraulica di Porta Antonella. Concluderemo la visita al Santuario del Noce, luogo d’arte e di raccoglimento, eretto nel lontano 1432 dove cresceva il noce dal quale Sant’Antonio predicava. Al suo interno gli affreschi di Girolamo Dal Santo (1535), illustrano alcuni miracoli del Santo. Camposampiero affonda le sue origini nella romanità, per approfondire questo aspetto vi suggeriamo di visitare il vicino Museo della Centuriazione di Borgoricco, visitabile durante le Giornate FAI d’Autunno.

 

 

Vigonza

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre

A cura della delegazione FAI di Padova, il percorso prevede un approfondimento multidisciplinare che parte dalla visita agli edifici ideati e progettati dall’arch. Quirino De Giorgio del Borgo rurale recentemente restaurato al funzionamento di un impianto di fitodepurazione, alla visita dei recenti scavi archeologici. Vicino al Borgo rurale recentemente riqualificato esiste un impianto di fitodepurazione, esemplare caso studio che ha aspetti particolari nella sua funzione di trattamento e mantenimento della qualità dell’acqua. L’impianto sarà descritto da esperti del settore che hanno contribuito alla sua realizzazione. Recenti scavi, condotti dalla Soprintendenza Archeologia, hanno portato in evidenza i resti di un sacello, di un edificio sacro, e di un pozzo relativo alla ritualità di cui non c’è evidenza in alzato. Una Vigonza che non si vede, ma determinante per i percorsi di collegamento tra Patavium e territorio verso est, anticamente Altino e la laguna, prossima ai fiumi Tergola e Brenta.

 

 

Borgo Pontemanco a Due Carrare

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre

A cura della delegazione FAI di Padova. Il borgo di Pontemanco rappresenta forse, nel territorio padovano, l’unico esempio integro di un centro cinque-settecentesco di cui si conserva l’impianto urbanistico e la quasi totalità dell’edificato. Posto in posizione strategica nel sistema di navigazione interna tra Venezia e Padova, deve la sua lunghissima vita alle attività molitorie (presenti da prima del 1338) che sfruttavano il canale Biancolino, fonte di vita e di lavoro. Il suo nome ricorda (probabilmente) l’originaria mancanza di un ponte che ne collegasse le rive. L’Oratorio della Beata Vergine Annunciata, fulcro del borgo e piccolo scrigno barocco (già presente nella prima metà del XVI sec.) conserva nel suo interno affreschi, decorazioni, opere d’arte, arredi fissi e mobili, tutti originali e risalenti alla fine del Seicento.

 

 

 

Rovigo


Villa Valente Crocco – Casa della Cultura e della Legalità a Badia Polesine

Visite sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre

Già esistente nel XVIII secolo, Villa Valente Crocco si presenta con un’architettura caratterizzata da un gusto lineare, raffinato e nel contempo razionale. La sagoma è perfettamente simmetrica, guidata dai due elementi verticali dei camini, e dal frontone superiore triangolare. Annessi alla villa ci sono una barchessa e un terreno agricolo di circa 3.000 metri quadrati. Dal 2016 l’edificio ospita la Casa della Cultura e della Legalità: dopo essere stata confiscata alla mafia, Villa Valente Crocco è oggi un centro di aggregazione sociale aperto alla cittadinanza. Tra le sue attività laboratori didattici sull’agricoltura sostenibile e incontri tematici sulla legalità organizzati da un’aggregazione di sette associazioni, con capofila il Centro di Documentazione Polesano che ne detengono anche la gestione.

 

 

Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine

Visite sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre

Le origini dell’Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine risalgono al periodo in cui i monaci benedettini – IX secolo – si stabilirono sull’ansa della sponda destra dell’Adige, ricca di boschi e canneti. Fin da subito la Vangadizza e le parrocchie ad essa soggetta godettero del privilegio “nullius diocesis” e l’abate che la governava rispondeva direttamente al Papa. Con le soppressioni napoleoniche degli ordini monastici l’Abbazia venne demolita, e oggi, del grande complesso monastico, restano il chiostro, a pianta trapezoidale, che risale al 1200 e il portico, coperto a vele sostenute da pilastri in cotto. Nel 1400 il chiostro venne restaurato e la loggia superiore abbellita con colonnette in marmo di Verona. Dal chiostro, attraverso un elegante portale in marmo rosso si accede al refettorio e attraversata la porta frontale ci si immerge nel giardino dell’Abate, così definito nella vecchia cartografia, dal quale si giunge nella piazza della Vangadizza, un ampio spazio davanti all’ex chiesa dell’Abbazia della Vangadizza.

 

 

Villa Pellegrini Lorenzoni e Chiesa di Sant’Antonio Martire a Badia Polesine

Visite sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre

A cura della delegazione e gruppo FAI Giovani di Rovigo, Villa Pellegrini Lorenzoni sarà eccezionalmente aperta per i soli iscritti FAI in questa speciale occasione, sarà possibile ammirare alcuni dei preziosi affreschi custoditi al suo interno, conoscerete la storia delle famiglie che hanno abitato e fatto edificare la villa e l’adiacente Chiesa di Sant’Antonino dove noterete le molte “presenze” del Lorenzoni in vari luoghi della chiesa e dove sono di notevole importanza gli affreschi di Anselmo Baldissara. Collezione Balzan a cura della delegazione e gruppo FAI Giovani di Rovigo Le opere della Collezione Balzan vennero esposte, per la prima volta, a Zurigo nel 1944 in una mostra curata dall’amico di Eugenio Balzan e storico dell’arte, prof. Giuseppe De Logu. Dopo l’improvvisa scomparsa di Eugenio, il 15 luglio 1953, la pregevole Collezione passa in proprietà alla figlia Angela Lina. Con l’importante istituzione della Fondazione Internazionale Balzan, voluta dall’unica erede del cospicuo patrimonio del padre, anche la Collezione diventa proprietà della stessa Fondazione. Nel gennaio 2007 le opere vengono portate presso il Centro Culturale Svizzero di Milano dove il 25 gennaio viene inaugurata la mostra “Una collezione d’arte tra Ottocento e Novecento”. Nei primi mesi del 2014 il Comune di Badia Polesine ottiene, in comodato d’uso a tempo indeterminato, l’intera collezione che viene esposta presso il Ridotto del prezioso Teatro Sociale, anch’esso intitolato a Eugenio Balzan.

 

 

Teatro Sociale Eugenio Balzan a Badia Polesine

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre

A cura della delegazione e gruppo FAI Giovani di Rovigo, fu costruito nel 1812 per volontà e a spese del badiese Bartolomeo Dente; recenti ricerche storiche hanno portato alla luce un atto notarile datato 17 dicembre 1812 nel quale si fa riferimento al disegno del teatro realizzato dall’architetto Sante Baseggio (1749-1822) di Rovigo. Nel 1836 passa in proprietà di una Società di Palchisti o Palchettisti e assume il nome di Teatro Sociale. Nel 1855 il teatro viene restaurato e ampliato: si aggiungono i palchi di proscenio e il paliotto con le Muse. Per la profusione di fregi in rilievo e a foglia d’oro, da sempre è definito “scatola d’oro” o “la piccola Fenice” per la somiglianza con il grande teatro veneziano. La decorazione pittorica è del ferrarese Francesco Saraceni e del veneto Giovanni Abriani; i fregi intagliati sono del lendinarese Luigi Voltolini. Nel maggio 2011 viene inaugurato dopo i restauri e intitolato al concittadino Eugenio Balzan.

 

 

 

Belluno


Palazzo Comunale, detto “Palazzo Rosso”

Visite sabato 17 e domenica 18 ottobre

A cura della delegazione e gruppo FAI Giovani di Belluno Palazzo Rosso è uno dei simboli della storia di Belluno e caratterizza il prospetto della piazza in cui sorge. Passato e presente si incontrano: l’eredità della storia rinascimentale veneziana, il gusto neomedievale dell’epoca romantica, l’indipendenza dall’Austria e poi le vicissitudine storiche del Novecento fino all’attuale amministrazione locale. Il revival neogotico veneziano si riflette sugli esterni, mentre all’interno il ciclo pittorico di uomini bellunesi illustri, le immagini delle virtù comunali e le gloriose gesta della storia bellunese medievale (come la lotta contro il tiranno Ezzelino) sono eloquente testimonianza della vita di una piccola comunità di montagna immersa nelle dinamiche di una storia più grande.

 

 

Palazzo Piloni

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

A cura della delegazione e gruppo FAI Giovani di Belluno Il palazzo cittadino della famiglia Piloni, costruito nel Cinquecento in pieno centro per celebrare il prestigio del casato, permetterà ai visitatori di riscoprire le personalità di Odorico e Giorgio Piloni, raffinati uomini di cultura del Rinascimento e collezionisti di arte e antichità; e ammirare le opere d’arte commissionate al pennello di Cesare Vecellio, cugino di Tiziano. Il pittore ha affrescato nel salone al piano terra le Quattro stagioni, che ci proiettano in un mondo ideale e reale insieme; ciascuna è tradotta in immagini personificandola o riproducendo le attività che la caratterizzano: preziosa testimonianza della cultura figurativa e materiale e della vita quotidiana dell’epoca. Nel salone al primo piano fanno bella mostra di sé i nobili Piloni con le loro mogli: una straordinaria galleria di ritratti, uno sfoggio di buone maniere, come si addiceva all’uomo di corte, nonché di grazia ed eleganza, tramite la puntuale descrizione degli abiti e degli accessori di moda.

 

 

 

Verona

Villa Mosconi Bertani a Negrar

Visite sabato 24 e domenica 25 ottobre

Visita a cura del gruppo FAI Giovani di Verona. Villa Mosconi Bertani è un luogo straordinario immerso in un ambiente verde, il visitatore sarà accompagnato a nelle stanze principali della villa, lungo il suo splendido parco e nelle cantine. La costruzione di tutto l’impianto, ossia il corpo centrale della villa, la cappella e le cantine, avvenne nella prima metà del Settecento. All’interno il salone delle Muse, splendidamente affrescato, un tempo anche dedicato a piccole rappresentazioni dell’Opera Buffa e successivamente dell’Opera Seria, dove si notano i due stemmi dei Mosconi, comprende in altezza i tre piani della villa, divisi dalla balaustra in legno dipinto. Il Giardino ha presente il laghetto, alimentato dalle sorgenti presenti nella proprietà, l’isoletta al centro è, raggiungibile mediante un ponticello di legno e la casa per il caffè ispirata a simili costruzioni nord europee. Non meno importante la cantina che vanta oltre mille anni di storia agricola ed è fortemente collegata alla storia della villa.

 

 

Elenco completo dei beni aperti in Veneto disponibile qui.

Per ulteriori informazioni: www.giornatefai.itwww.fondoambiente.it – 02/467615399

IMPORTANTE: verificare sul sito i luoghi aperti nei due fine settimana, modalità di partecipazione, eventuali sold-out e variazioni di programma in caso di condizioni meteo avverse.

 

 


Le Giornate FAI d’Autunno chiudono la Settimana dedicata dalla Rai ai beni culturali in collaborazione con il FAI. Dal 12 al 18 ottobre, infatti, la Rai racconterà luoghi e storie che testimoniano la varietà, la bellezza e l’unicità del nostro Paese: una maratona televisiva e radiofonica di raccolta fondi a sostegno del FAI, per sensibilizzare sempre più italiani sul valore del nostro straordinario patrimonio artistico e paesaggistico e per promuoverne la partecipazione attiva.

Rai è Main Media Partner del FAI e supporta in particolare le Giornate FAI d’Autunno 2020 anche attraverso la collaborazione di Rai per il Sociale.

Mestre rappresenta l’espansione della bellissima Venezia nella terraferma. Benché la bellissima città lagunare faccia sempre da protagonista, anche Mestre presenta scorci, parchi, vecchie osterie e luoghi di attrazione storico-artistica che meritano di essere scoperti

 

“Una piccola Versailles”: proprio così fu definita la città di Mestre da Carlo Goldoni sul finire del Settecento: oggi non rimane molto di quelle maestose ville, giardini e corsi d’acqua, tuttavia alcuni di questi ultimi valgono la pena di essere visitati, sia a piedi che in bicicletta!

 

Tutto ciò che più conta risiede oggi in Piazza Ferretto, un grazioso e tranquillo centro storico pedonale dove trascorrere piacevolmente un paio d’ore ad ammirare il settecentesco Duomo di San Lorenzo, in stile neoclassico, l’antica Scuola dei Battuti, il Palazzo da Re, il Teatro (oggi cinema) Toniolo e l’adiacente galleria in stile liberty, la fontana di Alberto Viani (uno dei più importanti scultori del Novecento, mestrino di nascita) e la Torre dell’Orologio risalente al 1108, l’unica rimasta delle 11 che un tempo si ergevano lungo le fortificazioni del castello, finendo per guardare le vetrine dei negozi e sedersi ad uno dei tanti localini per un aperitivo.

 

A pochi passi dal centro sorge inoltre l’M9, il primo museo esclusivamente multimediale in Italia, nonché un esempio quasi unico in Europa, che racconta in modo avvincente il Novecento italiano.

 

In direzione opposta si incontrano i siti verdi della città, a partire dai giardini delle Mura, risalenti al Medioevo, con ingresso da via Torre Belfredo. Con un’altra manciata di minuti si arriva al parco di Villa Querini, primo giardino pubblico della città, attraversabile anche in bicicletta, che conserva sculture di pregio nascoste tra il verde.

 

A due chilometri ancora, lungo il Terraglio, sorge inoltre il giardino di villa Tivan, che offre la cappella settecentesca della Santissima Trinità.

 

Un’ultima tappa è parco Piraghetto, sito nelle vicinanze della ferrovia, dove gli spazi alberati si alternano a prati, offrendo anche un laghetto, attrezzi per esercizi a corpo libero, una zona con giochi per bambini, un campo per le bocce e uno per la pallacanestro.

 

Spostandosi ulteriormente dal salotto cittadino in direzione Venezia – meglio se in sella ad una bicicletta – è possibile raggiungere i due grandi parchi di Mestre: Parco San Giuliano e Parco Albanese-Bissuola.

 

Il primo, che affaccia sulla laguna, è il polmone verde della città di Mestre ed è situato nel punto di contatto con Venezia, in prossimità del ponte della Libertà. Palcoscenico di moltissime manifestazioni nazionali, è il più grande parco d’Europa.

 

Il secondo rappresenta invece il luogo ideale per trascorrere una domenica in famiglia, soprattutto d’estate. Al suo interno vi è anche una piscina coperta e un grande impianto sportivo dove è possibile praticare tennis, basket, pallavolo e calcio.

 

Percorrere il tragitto poc’anzi descritto in tutta sicurezza dal traffico urbano non sarebbe possibile senza il tessuto ciclabile oggi presente in città. A Mestre, infatti, la bici è un mezzo di trasporto molto usato, certamente parecchio al di sopra della media italiana (benché ancora al di sotto di quella delle città mitteleuropee).

 

Di conseguenza le rastrelliere per il posteggio delle biciclette sono presenti ormai in abbondanza e non manca nemmeno un grande bici-park, situato nelle vicinanze della stazione ferroviaria.

 

Il BiciPlan portato avanti con impegno dalle varie Amministrazioni comunali che si sono susseguite nel corso degli anni ha infatti portato a compimento un’ottima rete di piste ciclabili. Da segnalare è sicuramente la ciclabile di via Dante, in quanto la più antica di Mestre, nonché la più importante ancora oggi per l’intenso traffico ciclistico cittadino di cui è oggetto.

 

E dopo tutto questo spostarsi, unire il piacere di una pedalata a quello più classico di una buona mangiata in una tipica osteria mestrina è quasi d’obbligo!

 

Proprio in via Dante sorge una delle più storiche, l’Antica Hostaria Dante Alighieri, dove è possibile assaggiare gustosissimi piatti della tradizione veneziana rivisitati in chiave moderna. Un posto che piacerà in particolar modo agli amanti della bicicletta!

 

Questo locale dispone infatti di un parcheggio esclusivo dedicato a chi arriva in sella alle due ruote, attrezzato anche di una presa elettrica per la ricarica e di un kit di prima emergenza.

 

Vicino al ristorante, ai civici 33-35, è stata inoltre da poco inaugurata “L’officina & Bike-Café”, specializzata in manutenzione e riparazione di biciclette.

 

Fonti: https://www.improntenelmondo.it/https://www.venetoinside.com/https://www.anticahostariadantealighieri.it

“Una svolta che costituisce un importante aiuto sul fronte dello screening. Era infatti impensabile fare solo i tamponi molecolari classici, perché hanno tempi di processazione impegnativi. Lo diciamo dall’alto dell’esperienza accumulata di 1,4 milioni di tamponi effettuati in Veneto”. Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta con soddisfazione la validazione, da parte del laboratorio di virologia dell’Istituto Spallanzani di Roma, su richiesta del Ministero della Salute e della stessa Regione Veneto, dei test rapidi antigenici per il Covid-19, che si stanno effettuando negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino e negli ospedali pubblici e drive in del Veneto.

 

La notizia è stata confermata in una nota congiunta a firma dei responsabili dei laboratori dello Spallanzani, Maria Rosaria Capobianchi, e dell’Ospedale di Treviso, Roberto Rigoli.

 

“Con queste modalità – aggiunge il Governatore del Veneto – possiamo muoverci come una falange macedone, procedendo con i testi rapidi per fare lo screening e poi con il metodo del tampone classico per la validazione dei positivi, e comunque mixando anche le due modalità”.

 

“Questa opportunità – ricorda il Presidente del Veneto – era stata posta all’attenzione nazionale proprio da noi. Ringrazio la dottoressa Capobianchi e il dottor Rigoli per il lavoro portato avanti. Non dimentichiamo che, quando siamo partiti, c’era a disposizione solo il test coreano, e oggi si trovano sul mercato una decina di aziende, alcune molto importanti, che ci permettono di avere certezza che, sul fronte degli investimenti, si sta muovendo il mondo intero”.

Scoprire il Veneto in bicicletta è unesperienza allinsegna della leggerezza e del benessere

 

Sono poche le regioni italiane che possono vantare una concentrazione di ambienti turistici come il Veneto: vette alpine, spiagge sull’Adriatico, laguna veneziana, colline del Prosecco, luoghi della Grande Guerra… da questo punto di vista il Veneto è una terra ricca di scenari mozzafiato.

 

Tra le numerose opportunità turistiche che offre, non mancano certamente gli itinerari ciclo-turistici, che regalano occasioni uniche per ammirare paesaggi emozionanti e scorci magici.

 

Portata a compimento di recente è la Greenway del Sile, la pista ciclabile che collega il cuore di Treviso al lungomare di Jesolo, e che ho percorso in compagnia di due amici un sabato di agosto.

 

Partiti da casa con le nostre biciclette caricate in macchina*, lasciamo gratuitamente le auto al parcheggio dello stadio trevigiano “Omobono Tenni”. Dopo aver imboccato via Ugo Foscolo, sbuchiamo in viale Nino Bixio e lo percorriamo in direzione contraria al traffico fino all’incrocio con via Alzaia, punto di partenza della nostra pedalata con destinazione Jesolo, il cui tratto iniziale coincide con la famosa Restera del Sile.

 

Seguendo il corso del fiume, che si snoda alla nostra destra, abbiamo così dato il via al nostro primo di 52 chilometri, in uno dei percorsi più affascinanti di tutto il Veneto.

 

L’incanto della Restera ci ha subito catturato lo sguardo con le sue lagerstroemie in fiore, i cigni a pelo d’acqua, i canoisti che risalgono il Sile, le anatre, i pesci, le farfalle e le ninfee.

 

La Greenway unisce infatti il piacere di andare in bicicletta a quello di ammirare le bellezze della natura che ci circonda.

 

All’altezza della centrale elettrica siamo costretti ad attraversare il ponte e proseguire la ciclabile sulla sponda destra. Quello che segue, a mio avviso, è il tratto più suggestivo dell’intero percorso. Lasciata la centrale alle spalle, ci lasciamo infatti accogliere da un lungo sentiero che ci conduce a una passerella in legno che sovrasta il fiume. Attenzione che qui, in diversi punti, c’è l’obbligo di condurre la propria bici a mano.

 

 

 

Proseguendo sulla passerella, si arriva al Cimitero dei Burci, un sito archeologico di alto valore storico, dove giacciono mezzo affondati i relitti delle imbarcazioni un tempo impiegate per il trasporto commerciale di mercanzie.

 

Ci fermiamo a fare foto e scopriamo una lunga fila di tartarughe distese al sole, in compagnia di germani reali, folaghe e farfalle, per poi proseguire la nostra pedalata e raggiungere il pittoresco porticciolo di Casier, col suo alto campanile che svetta su un’ampia ansa del Sile.

 

Seguendo le indicazioni dei cartelli della E4 a sfondo marrone, non c’è modo di sbagliare strada, e così attraversiamo anche Casale sul Sile, Quarto D’Altino e Portegrandi.

 

 

Probabilmente c’è chi si aspetterebbe di percorrere questa cinquantina di chilometri su una strada bianca, sotto al sole, che semplicemente costeggia il Sile. In realtà il percorso presenta tratti di strada asfaltata alternati a tratti di strada bianca (ben mantenuta), per la gran parte all’ombra dei grandi alberi e di altra vegetazione, con moltissimi arbusti di more con cui addolcire la fatica!

 

Per un breve ristoro, il percorso è disseminato anche di angoli per pic-nic, con cestini e panchine all’ombra di maestosi salici piangenti, dove sedersi a consumare il pranzo al sacco. In alternativa, c’è la possibilità di fermarsi in uno dei suggestivi agriturismi lungo le rive del Sile che si incontrano per strada.

 

Questo tratto di tragitto ci fa immergere completamente nella pianura: qui i campi coltivati lasciano pian piano posto ai centri urbani e finalmente, dopo aver attraversato un fitto corridoio di bosco, il percorso pianeggiante offre una bellissima vista sulla laguna veneziana.

 

Qui incontriamo gruppi di fenicotteri, serenamente immersi nelle acque dell’Adriatico su una sola zampa. Scattiamo qualche altra foto e ripartiamo in sella alle nostre biciclette.

 

 

 

 

 

A Jesolo non manca molto, e a Caposile ancora meno, così decidiamo di concederci una sosta. Dopo una birra fresca e un po’ di chiacchiere, ripartiamo alla volta di Jesolo Paese, dove la nostra pista si interrompe e proseguiamo lungo la ciclabile urbana fino a raggiungere Jesolo Lido, poi Piazza Drago, e infine la spiaggia per un tuffo in mare.

Qui decidiamo di mettere fine alla nostra pedalata, che conta la bellezza di 59,5 km documentati, durante i quali abbiamo collezionato ricordi ed emozioni indescrivibili.

Chi lo desidera può continuare sulla pista ciclabile urbana o imboccare stradine secondarie poco frequentate, fino a raggiungere Cavallino e Punta Sabbioni, attraversando lo splendido borgo rurale di Lio Piccolo.

 

 

 

 

Il rientro a Treviso: transfer di ritorno con Trenitalia, MOM o ATVO

Una volta arrivato il momento di fare rientro a “casa”, torniamo in sella alla nostra bici e qui valutiamo le diverse opzioni che l’offerta turistica del Veneto ci propone:

• JESOLO-TREVISO con JesoloBus di MOM
Il servizio di carico bici, disponibile solo previa prenotazione telefonica o nel sito di MOM, è operato dalla linea 108 che collega direttamente Jesolo a Treviso.

• JESOLO-TREVISO via MESTRE con treno+bus Jesolo Link
Frutto dell’accordo con Trenitalia, il nuovo servizio treno+bus di ATVO in vigore dall’11 luglio al 30 agosto 2020, garantisce 65 collegamenti quotidiani fra la stazione ferroviaria di Mestree le spiagge del Lido di Jesolo, viaggiando con un solo biglietto.


• JESOLO-TREVISO via SAN DONÀ DI PIAVE con Trenitalia o ATVO
Una volta percorsi altri 20 km da Jesolo Lido in direzione San Donà di Piave, si fanno strada due alternative: è possibile infatti recarsi alla stazione degli autobus o dei treni.
– Scegliendo ATVO, si carica nel vano autobus la propria bicicletta, e il collegamento diretto con Treviso (Linea 11 via Monastier o Linea 27A via Roncade) ci permette di scendere alla stazione dei bus;
– Scegliendo Trenitalia, si carica in treno la propria bicicletta e ci si sposta a Mestre, dove bisogna attendere la coincidenza per raggiungere Treviso.


• JESOLO-TREVISO by bike
Naturalmente se le energie rimaste lo consentono, è possibile fare rientro a Treviso ripercorrendo a ritroso la Greenway del Sile.

 

  

 

Photo Credits: @Andrea Peruzzetto

 


* Chi non volesse o non avesse la possibilità di portarsi la propria bicicletta da casa, può facilmente noleggiarne una presso i numerosi punti noleggio situati a Treviso.

“È sicuramente una bella idea, da collocare nel mondo del favole. Peccato che arrivi da un candidato Governatore e non da un libro di Andersen: e questo è, sotto ogni punto di vista, assai preoccupante. Certi senatori della Repubblica, prima di fare certe proposte, dovrebbero rendere noto anche come intendono pagarle, perché il bilancio della Regione del Veneto – grazie ai taglia nazionali indiscriminati e orizzontali e senza autonomia – è già abbastanza tirato per garantire i servizi minimi essenziali, peraltro, unica regione italiana con zero tasse come l’addizionale locale Irpef, che ogni anno lascia nelle tasche dei territori più di un miliardo di euro”.
È il commento dell’assessore ai Trasporti Pubblici della Regione del Veneto alle affermazioni di una senatrice sulla possibilità di rendere i treni gratuiti per i turisti che scelgono il Veneto.

 

“Secondo la proposta della senatrice – spiega l’Assessore –, chi sceglie di trascorrere le vacanze in Veneto viaggerebbe gratis in treno e questo ‘bonus’ verrebbe compensato o da un taglio dei servizi, e sarebbe interessante capire quali, oppure con un aumento delle tasse per i Veneti perché, altrimenti, offrire tale benefit sarebbe totalmente insostenibile economicamente”.

 

“Appare come una proposta idilliaca, ma assolutamente lontana dalla realtà perché impraticabile – continua l’Assessore regionale. – Per fare certe proposte bisogna anche conoscere e prevedere le ripercussioni di una tale offerta sul bilancio regionale.
Ricordo solo che nel 2020 le aziende di trasporto stanno attraversando una grave crisi e secondo le previsioni perderanno circa la metà dei ricavi, parliamo di un buco di 150-160 milioni di euro. In più a settembre riapriranno le scuole e si renderà necessario un potenziamento del servizio di trasporto, ma ancora non è chiaro chi dovrà sostenerne il costo, perché il Governo, attualmente, non dà garanzie in merito”.

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