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Il Mar Mediterraneo ai tempi del Coronavirus

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Abbiamo da poco celebrato la Giornata Mondiale degli Oceani, quelli che vengono definiti i “polmoni blu” del Pianeta. Quelli così pieni di vita, che ciascuno di noi ha l’obbligo morale di tutelare

 

Nei tre mesi di lockdown dovuti al Covid-19, il Mar Mediterraneo si godeva una piacevole calma, perché tutte le attività umane erano praticamente ferme. Quale occasione migliore per un subacqueo di studiare cosa accade sotto la superficie del mare che bagna il nostro Paese? È così che un team di 60 sub – costituito da Carabinieri, della guardia costiera, della polizia e della onlus Marevivo – si è immerso in trenta località da Trieste a Messina, da Portofino a Polignano a Mare, per collezionare video, audio e altri materiali utili alla ricerca.

 

Dalle testimonianze è emerso come in quel periodo tutti come gli animali marini riprendevano possesso del loro habitat. Delfini e squali hanno visitato i porti e si sono avvicinati alle coste, indisturbati dalla presenza dell’uomo.

 

La ricerca ha confermato anche quanto ancora sia ricca la biodiversità che popola il Mediterraneo. Meno diffidenti del solito, i pesci e gli altri abitanti marini si sono avvicinati ai sub e agli strumenti che ne hanno registrato le “voci” in un silenzio mai udito prima.

 

Tuttavia «tre mesi non sono bastati per poter notare dei cambiamenti visibili in profondità», hanno dichiarato i coordinatori scientifici della ricerca. Un esempio arriva dalle Aree Marine Protette d’Italia dove, solo dopo anni di protezione, ora nei fondali c’è un ritorno di vita spettacolare, come la presenza continua dei grandi animali ma anche dei piccoli e preziosi esseri indispensabili per il buon funzionamento dell’ecosistema marino.

«Purtroppo nelle immagini registrate abbiamo notato ancora un grande impatto delle attività umane, con rifiuti di ogni genere: reti, reste di plastica utilizzate nella mitilicoltura, batterie, pneumatici e anche mascherine e guanti, conseguenze del Covid-19».

 

Alla luce di questo, dovremmo sentirci tutti più stimolati a tenere alta l’attenzione sulla salute dei nostri mari. Se quest’anno in Italia sono ben 12, dalla Liguria fino a Calabria e Campania, le nuove Bandiere blu 2020 delle spiagge italiane, è bene non abbassare la guardia bensì impegnarci a tutelare il polmone blu che permette al nostro Pianeta di (soprav)vivere.

 

Fonte: marieclaire.com

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AUTORE
Classe 1993, è giornalista pubblicista e studentessa magistrale in Editoria e Giornalismo presso l’Università degli Studi di Verona. Ama i cani, i libri e i viaggi. Scrive di ambiente, politica, assaggi, turismo.
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