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Evitare i luoghi affollati è uno dei primi comportamenti responsabili che possiamo adottare in questo particolare periodo, difficile per tutti, per limitare al massimo il rischio di contagio.
Se è vero che il buon cibo può risollevare il morale, sono sempre di più – per fortuna – gli e-commerce attivi con le consegne a domicilio sull’intero territorio nazionale!

 

In questo periodo di restrizioni che stiamo vivendo, sperimentare in cucina è diventato uno dei passatempi prediletti dagli italiani per scandire le proprie giornate. Ma andiamoci cauti con torte e biscotti, questa volta! I nutrizionisti consigliano infatti una dieta sana e bilanciata, accompagnata da attività fisica (una camminata di 30 minuti è sufficiente). Da sempre alleato della nostra salute è il pesce, uno degli alimenti più amati della dieta mediterranea. Le sue carni sono fonte di proteine, ricche di vitamine, di sali minerali e di acidi grassi essenziali Omega3, toccasana per la memoria.

Dal momento che evitare supermercati affollati e pescherie fuori comune è più che raccomandato, ecco che chiunque può si adopera per arrivare direttamente nelle case degli italiani attraverso il servizio di consegna a domicilio.

Un esempio ne è Itty.Fish, una pescheria del Veneziano con tre negozi in Veneto (a San Stino di Livenza, San Donà e Conegliano), il cui servizio di consegna di pesce fresco a domicilio è sempre attivo!

 

Come ordinare online?

Ordinare online è semplicissimo: una volta ricevuto l’ordine del cliente attraverso lo shop online, questo viene trasmesso al team che, sulla base del pescato del giorno, prepara il pacco. Tutto il pesce ordinato viene confezionato in ATM (= atmosfera protettiva, una metodologia che permette di aumentare il periodo di conservazione dei prodotti alimentari) e successivamente trasportato su mezzi refrigerati in grado di garantire il rispetto della catena del freddo, ovvero una temperatura compresa tra 0-4°C, lungo tutto il tragitto. In questo modo il pesce mantiene la sua freschezza e le proprie caratteristiche organolettiche inalterate fino alla porta del suo destinatario.

 

Ordinare pesce online: crudo o cotto?

Il sito di Itty.Fish è sempre aggiornato con le proposte di pesce crudo e cotto del giorno, a seconda del pescato e della stagione.

Se sei una di quelle persone che ha tempo e passione di stare ai fornelli, ti suggeriamo di navigare tra le proposte di pesce fresco di giornata (dove trovi il pesce già pulito, eviscerato e sfilettato, pronto da cucinare). Se al contrario cucinare non è il tuo forte, ti invitiamo ad assaggiare le proposte di pesce già cotto, preparato con grande passione e attenzione secondo le ricette degli Chef di Itty.Fish.

Se invece appartieni per metà alla prima e per metà alla seconda categoria, puoi sempre acquistare ciò che più ti ispira nella loro pescheria online e provare a replicare a casa tua nuovi sapori seguendo le ricette pubblicate puntualmente sui loro canali Social (Facebook e Instagram).

 

 

Photo Credits: Itty.Fish

L’analisi dell’economia italiana post-lockdown impone di vagliare in primo luogo la situazione debitoria della popolazione, tenendo anche conto delle restrizioni imposte dal Governo e del conseguente aggravamento della crisi economica già in atto da alcuni anni.

 

Infatti, per contingentare il più possibile il rischio di contagio da Coronavirus, nel periodo intercorrente da marzo a maggio, le competenti autorità hanno adottato una serie di provvedimenti destinati a ridurre drasticamente gli spostamenti delle persone per evitare il verificarsi di rischiosi assembramenti.

Inoltre la chiusura delle attività produttive non ritenute indispensabili a livello nazionale ha influito negativamente sulle condizioni reddituali dei nuclei familiari direttamente o indirettamente destinatari delle suddette misure.

 

Tuttavia, contrariamente ad ogni aspettativa in merito, le famiglie italiane hanno continuato ad accendere nuovi prestiti o finanziamenti per sopperire a spese di varia natura e di diversa rilevanza.

 

A tale riguardo, ponendo l’attenzione sull’incidenza delle nuove linee di credito sui redditi dei cittadini, da recenti statistiche emerge che nei primi sei mesi del 2020 si è verificato un incremento pari al 4,8%, rispetto a quanto registrato lo scorso anno.

La ragione di tale andamento è probabilmente da ascrivere anche alla convenienza delle operazioni finanziarie in seguito al progressivo ribasso del costo del denaro.

 

Dalla medesima indagine si evince anche che nell’ultimo periodo sono in costante aumento i finanziamenti finalizzati, come ad esempio quelli per l’acquisto di elementi di arredo o elettrodomestici oppure quelli stipulati per comprare vetture e motocicli, a scapito dei prestiti personali.

 

Per quanto invece riguarda il peso delle rate mensili subito dalle famiglie italiane, la somma media impiegata dalla platea dei debitori per restituire il capitale ricevuto ammonta a 333 euro (contro i 364 euro del 2016), a fronte di una esposizione di debiti che generalmente ruota sui 30 mila euro.

Si nota quindi una particolare attenzione dei richiedenti alla comodità della rateizzazione rispetto alle proprie capacità effettive di rimborso, che spesso li induce ad optare per l’allungamento della durata del finanziamento con consequenziale diminuzione dell’importo impegnato ciascun mese.

 

Tra i finanziamenti più diffusi sul mercato finanziario vi sono i prestiti destinati ai dipendenti statali, che in virtù della solidità del loro contratto lavorativo e del loro datore di lavoro possono usufruire di condizioni agevolate sia nei tassi che nelle modalità di richiesta.

Nel dettaglio hanno la possibilità di accedere ad un Piccolo Prestito ovvero ad un Prestito Pluriennale diretto o garantito, qualora abbiano raggiunto i requisiti richiesti, come l’anzianità di servizio e l’iscrizione alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie (per ulteriori approfondimenti sui prestiti per dipendenti statali: Calcoloprestito.org).

Riceviamo e pubblichiamo una analisi a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama politico-sanitario italiano

 

Mi sembra difficile capire chi deve fare cosa e perché. Se l’Italia avesse un territorio immenso, il problema del contagio sarebbe estremamente ridotto, ma nella situazione data ci è stato giustamente ricordato che noi cittadini siamo il virus e i nostri comportamenti soffocano o alimentano la pandemia.

 

Questa tesi è stata sostenuta e divulgata sia da scienziati governativi, che da esperti di recente notorietà televisiva e mi riferisco ai vari Ricciardi, Locatelli, Ippolito, Capua, Galli, Crisanti e Viola che ci hanno frequentemente intrattenuto e informato sulla natura e l’aggressività di quanto ci sta dannando.

 

Certo, prima della scorsa estate abbiamo anche sentito dire che il virus clinicamente non esisteva più e che le notizie sul suo dilagare erano irresponsabilmente terrorizzanti e queste tesi ottimistiche furono abbracciate sia da alcuni politici, che dai promotori di un convegno negazionista anche troppo declamato, creando molte incertezze e confusioni.

L’esperienza ha purtroppo evidenziato la correttezza delle indicazioni più allarmanti, e se nella prima fase il governo, conscio dell’inesperienza dei cittadini, si adoperò giustamente per promuovere un dovuto e, per quanto possibile, risolutivo lockdown, successivamente lo stesso, sapendo la forzatura economica e sociale insita nel rimedio, all’inizio dell’estate aprì le porte ad una ripresa lavorativa e ludica assolutamente necessaria.

 

Naturalmente questa apertura fu accompagnata da precise indicazioni di comportamento, indicazioni decisamente complesse e costose per le gestioni aziendali, ma più che elementari per tutti gli altri cittadini che dovevano evitare assembramenti, usare la mascherina, stare per lo più in famiglia e lavarsi le mani: insomma, dovevamo comportarci con una certa accortezza.

Tutto ciò però non è evidentemente avvenuto e già al rientro in città si sono segnalati motivi di preoccupazione sempre più allarmanti, dovuti a una pluralità di fattori che hanno visto molti cittadini, aziende e studi professionali comportarsi in maniera profondamente inadeguata rispetto alle attese.

 

E così ora siamo ricaduti nel problema, ma per fortuna il settore medico ha nel frattempo acquisito maggiore esperienza, per cui le probabilità di guarigione dei malati sono fortemente aumentate non solo nelle persone giovani, ma anche negli anziani o in chi soffre di altre gravi patologie.

 

C’è un persistente conflitto istituzionale, ma le Regioni hanno la responsabilità del funzionamento del servizio medico nazionale e questa incombenza è stata da loro a suo tempo fortemente voluta: Conte veniva anche incolpato di applicare con i Dpcm un dirigismo democraticamente borderline e quindi oggi, con le deleghe ai poteri territoriali, le polemiche su questo argomento dovrebbero rientrare.

 

Alcune Regioni però, nel periodo trascorso non hanno assolutamente risolto i problemi sanitari evidenziati dalla prima ondata, per cui ancora oggi non tutte offrono ai cittadini un’adeguata organizzazione medica territoriale e conseguentemente gli ospedali sono presi d’assalto dai nuovi ammalati covid, a scapito – purtroppo – di qualsiasi altra esigenza curativa; le mascherine sono insufficienti e non si capisce perché l’Emilia Romagna e il Veneto le stiano comprando al costo unitario di 5 euro e la Lombardia a 26; i test rapidi sono già stati autorizzati da mesi dal ministro Speranza e sono disponibili, ma scarsamente utilizzati; i mezzi pubblici sono inadeguati e così alle fermate gli assembramenti si moltiplicano, nonostante che il governo abbia già stanziato specifiche risorse per il noleggio di altre vetture. Governo che però è incerto e 3 Dpcm in poco tempo ne costituiscono una prova evidente: non va dimenticato che la recrudescenza infettiva a cui stiamo assistendo non è esclusivamente italiana, ma la speranza che le linee guida a suo tempo indicate fossero maggiormente seguite e potessero fornire un risultato duraturo era molto concreta.

 

Con l’obiettivo di evitare un nuovo lockdown generalizzato, il Presidente del Consiglio – dopo un confronto con il responsabile dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro – ha fatto scelte che provocheranno molti scontenti e, comunque deve prendere una nuova spinta propositiva perché, ad esempio, le procedure di tracciamento non completate sono essenziali anche per Immuni, che però – a detta di molti cittadini – viene poco utilizzata per grossi problemi di privacy, problemi che, invece e miracolosamente, non ostacolano l’utilizzo intensivo di Amazon, Apple o Google. Non c’è niente da fare siamo fatti così, Immuni è pericolosa, gli assembramenti per una giornata di sci o per una bicchierata tra amici sono del tutto trascurabili e gli effetti negativi sono responsabilità governative. Nel frattempo l’opposizione scalpita, ma l’unico suggerimento innovativo riportato dalle pagine dei giornali si è concretizzato nell’ipotesi di una bicamerale, a conduzione Brunetta, per la gestione delle risorse del next generation eu.

 

 

Luigi Giovannini

“La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia” (Gandhi)

 

Durante i mesi di lockdown, in cui il mondo si è fermato e tutti noi ci siamo trovati costretti a rimanere chiusi in casa sperimentando sensazioni di paura, incertezza, vulnerabilità e solitudine, c’era chi pensava a come poter restituire segnali di fiducia, solidarietà e respiro.
Ma se è vero che la salute delle persone passa anche dalle relazioni, come fare in un momento in cui proprio il distanziamento sociale e la limitazione dei contatti umani costituiscono la cura al contagio?

Con queste premesse, mesi fa, su iniziativa dei Servizi Sociali del Comune di Mogliano Veneto è nato il progetto “Una Finestra Aperta”, presentato questa mattina alla conferenza stampa tenutasi in municipio.

 

Se ripensiamo agli ultimi giorni primaverili trascorsi, in cui il mondo esterno veniva visto quasi unicamente dalla finestra di casa nostra, prezioso si è rivelato il ruolo dell’Amministrazione moglianese e dei tanti volontari al servizio delle persone più fragili per aiutarle attraverso iniziative di consegna di spesa e farmaci a domicilio, supporto telefonico e contributi economici, unitamente a mezz’ora di musica quotidiana dalla terrazza del municipio per infondere un po’ di serenità.

 

In quello stesso drammatico contesto è nata “Una Finestra Aperta”, con l’obiettivo di stimolare la creatività delle persone, a partire dai bambini, che si sono rivelati i protagonisti più attivi del progetto. In tantissimi (dalla scuola materna alle superiori) hanno espresso e trasmesso speranza, solidarietà e i propri stati d’animo attraverso poesie, canzoni, filastrocche, racconti e disegni. Disegni, pieni di colore, che insieme a un fiore di cartapesta quale inno alla primavera sono stati consegnati agli anziani ospiti della casa di riposo “C. Gris” per rallegrarli. Proprio gli anziani, infatti, sono le persone più colpite da questo virus e, quando ricoverati in una RSA, è ancora più facile che si sentano soli e preoccupati.

 

“L’istituto Gris è stato uno dei più colpiti durante questa pandemia. Avevamo dei colleghi con i quali ci relazionavamo in quel periodo e ci raccontavano il clima di paura” racconta Cristina De Castris, assistente sociale del Comune di Mogliano.

Da lì l’idea di raccogliere i disegni dei bambini e di farli recapitare agli anziani quale messaggio di vicinanza. “Immagino – commenta l’educatrice Daniela Marinello – i bimbi che da oggi pomeriggio arriveranno in Piazza e si vedranno il proprio elaborato appeso alle colonne. Credo che per loro sarà motivo di orgoglio e anche senso di cittadinanza attiva, poiché nel loro piccolo sono riusciti a dare un segnale e ad abbellire la Città”.

 

    

 

Tutto il materiale prodotto è stato infatti raccolto ed elaborato da Erika Barbiero, Cristina De Castris, Ketty Visetto (assistenti sociali), Daniela Marinello (educatrice) ed Elia Lo Monaco (responsabile sito web), con il supporto di Mauro Pizzato e Monica Tessarin, e trasformato in un entusiasmante progetto che da oggi fino al 18 ottobre sarà esposto sulle colonne di Piazza Caduti, per trasmettere positività e “colorare” la Città di Mogliano, ricordandoci al tempo stesso quanto siamo stati forti durante il lockdown, chiusi nelle nostre case.

 

 

Come ha ricordato l’assessore alle Politiche Sociali Giuliana Tochet, che si è detta particolarmente fiera di quanto realizzato, “chi avesse piacere di collaborare ancora al progetto può inviare il proprio contributo all’indirizzo mail [email protected] perché la Finestra resta aperta, affinché tutti possiamo superare questo duro momento continuando, nel frattempo, a ballare sotto la pioggia”.

 

 

Abbiamo da poco celebrato la Giornata Mondiale degli Oceani, quelli che vengono definiti i “polmoni blu” del Pianeta. Quelli così pieni di vita, che ciascuno di noi ha l’obbligo morale di tutelare

 

Nei tre mesi di lockdown dovuti al Covid-19, il Mar Mediterraneo si godeva una piacevole calma, perché tutte le attività umane erano praticamente ferme. Quale occasione migliore per un subacqueo di studiare cosa accade sotto la superficie del mare che bagna il nostro Paese? È così che un team di 60 sub – costituito da Carabinieri, della guardia costiera, della polizia e della onlus Marevivo – si è immerso in trenta località da Trieste a Messina, da Portofino a Polignano a Mare, per collezionare video, audio e altri materiali utili alla ricerca.

 

Dalle testimonianze è emerso come in quel periodo tutti come gli animali marini riprendevano possesso del loro habitat. Delfini e squali hanno visitato i porti e si sono avvicinati alle coste, indisturbati dalla presenza dell’uomo.

 

La ricerca ha confermato anche quanto ancora sia ricca la biodiversità che popola il Mediterraneo. Meno diffidenti del solito, i pesci e gli altri abitanti marini si sono avvicinati ai sub e agli strumenti che ne hanno registrato le “voci” in un silenzio mai udito prima.

 

Tuttavia «tre mesi non sono bastati per poter notare dei cambiamenti visibili in profondità», hanno dichiarato i coordinatori scientifici della ricerca. Un esempio arriva dalle Aree Marine Protette d’Italia dove, solo dopo anni di protezione, ora nei fondali c’è un ritorno di vita spettacolare, come la presenza continua dei grandi animali ma anche dei piccoli e preziosi esseri indispensabili per il buon funzionamento dell’ecosistema marino.

«Purtroppo nelle immagini registrate abbiamo notato ancora un grande impatto delle attività umane, con rifiuti di ogni genere: reti, reste di plastica utilizzate nella mitilicoltura, batterie, pneumatici e anche mascherine e guanti, conseguenze del Covid-19».

 

Alla luce di questo, dovremmo sentirci tutti più stimolati a tenere alta l’attenzione sulla salute dei nostri mari. Se quest’anno in Italia sono ben 12, dalla Liguria fino a Calabria e Campania, le nuove Bandiere blu 2020 delle spiagge italiane, è bene non abbassare la guardia bensì impegnarci a tutelare il polmone blu che permette al nostro Pianeta di (soprav)vivere.

 

Fonte: marieclaire.com

Padovana, appassionata di teatro ha vinto il contest portando il palinsesto digitale del Teatro Stabile del Veneto a raggiungere un milione di visualizzazioni

 

È Letizia Basso, padovana di 39 anni e grande appassionata di teatro, al punto da continuare a seguirlo anche online, la vincitrice del contest lanciato dal Teatro Stabile del Veneto per festeggiare il traguardo del milione di visualizzazioni di “Una stagione sul sofà”.

 

“Il malato immaginario un’emozione, anche se a distanza” ha commentato Letizia sui social ringraziando lo Stabile del Veneto per la programmazione proposta nel periodo di lockdown ed eleggendo come contenuto preferito lo spettacolo di Stivalaccio Teatro, trasmesso il sabato sera in streaming per la rassegna Il nordest in tournée. Dal divano di casa alle poltroncine in sala, Letizia sarà ora ospite del Teatro Stabile del Veneto per uno spettacolo della nuova Stagione Estiva.

 

A quattro mesi dal lancio del palinsesto digitale lo Stabile del Veneto, infatti, che nel periodo di chiusura delle sale teatrali ha continuato a proporre intrattenimento per il proprio pubblico con 300 contenuti online tra fiabe della buonanotte, proposte per famiglie, spettacoli in streaming, approfondimenti e laboratori su Zoom, ha voluto ringraziare i propri spettatori con un contest sui social mettendo in palio due ingressi per uno spettacolo in cartellone a scelta tra le Stagioni Estive dei Teatri Verdi di Padova, Goldoni di Venezia e Mario Del Monaco di Treviso, che verranno presentate nei prossimi giorni.

Ai tempi del Coronavirus la natura riprende i suoi spazi

 

Sarà questa la primavera in cui salveremo le api, già in serio pericolo a causa di veleni, pesticidi, inquinamento, monocolture, parassiti, urbanizzazione, campi magnetici e cambiamenti climatici?

Le api e gli altri insetti impollinatori giocano un ruolo essenziale negli ecosistemi: solo un terzo del nostro cibo dipende dalla loro opera di impollinazione. La loro scomparsa avrebbe effetti devastanti sulla produzione alimentare: molti frutti e verdure sarebbero duramente colpiti, se la presenza di questi insetti si riducesse drasticamente.

 

Le settimane di caldo anomalo registrate a inizio marzo avevano già lanciato un primo allarme sul risveglio prematuro di questi impollinatori, ingannati dall’aumento delle temperature.

A sei settimane di distanza e altrettante di lockdown, la situazione farebbe invece ben sperare per il benessere di questi insetti. Il merito, probabilmente l’unico che possiamo attribuirgli, sarebbe proprio del Coronavirus.

 

Le misure restrittive del Governo italiano dettate dall’emergenza da COVID-19 – che hanno, tra le altre cose, ridotto di moltissimo il traffico e il conseguente inquinamento – hanno aiutato il ripristino dei delicati e tanto preziosi ecosistemi vegetali urbani, complice anche la stagione primaverile finalmente sbocciata.

 

Come si legge in un articolo pubblicato sulla rivista greenMe.it, anche la sospensione delle falciature avrebbe contribuito a giovare in maniera straordinaria alla popolazione delle api, ma anche di bombi, farfalle, uccellini, pipistrelli e di tutti gli insetti la cui sopravvivenza dipende dalle piante selvatiche.

 

Sono state proprio le falciature, infatti, ad essere tra le prime attività ridotte, se non addirittura sospese, e gli ecosistemi vegetali urbani hanno iniziato a riprendersi.

 

Sempre più spesso lo sfalcio delle piante che costeggiano i bordi delle strade vengono avviate già all’inizio della primavera, con la triste conseguenza che i baccelli vengono rasi al suolo prima di poter fiorire.

 

La semplice fioritura indisturbata delle piante selvatiche ai bordi delle strade (le quali possono ospitare fino a 700 specie di fiori!) sarebbe quindi sufficiente a offrire alle api polline e nettare in abbondanza. Circa l’80% delle piante, inoltre, si serve dell’aiuto degli insetti impollinatori per trasportare granuli di polline dalla pianta maschile a quella femminile.

 

Riflettiamo allora su quanto poco basterebbe per migliorare la vita delle api.

Nel suo piccolo, ciascuno di noi può anche creare una piccola “area salva-api” – in giardino, nell’orto, sul balcone di casa – dove questi e altri insetti impollinatori possono trovare rifugio e polline per nutrirsi. Nel suo sito, Greenpeace ha pubblicato una lista dei fiori amici delle api che ciascuno di noi può piantare per contribuire a rendere questo Pianeta un posto migliore (anche) per loro!

 

 

Fonte: greeMe.it
Photo Credits: Nico Bonotto

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