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È iniziata oggi la distribuzione della lettera aperta promossa dal movimento Amici Gasometri di Venezia. Volantinaggio porta a porta tra le famiglie e incontri con i candidati di tutti gli schieramenti. In parallelo spedizioni per email, messenger e Whatsapp allo scopo di informare e fare proposte. La lettera verrà inviata ai candidati sindaci, con richiesta di estenderla ai componenti delle liste, nonché ai due contendenti la presidenza della Municipalità di Venezia-Murano-Burano. (Email adesioni [email protected]).

 

Il movimento ricorda che il Comune di Venezia ha già gestito i Gasometri per 14 anni. Infatti, nel 2000, la proprietà privata dei Gasometri passò in mano pubblica allo scopo di creare un terminal servizi per il Giubileo. In oltre un decennio è stata cambiata la destinazione d’uso e aumentati i volumi edificabili per costruire nuovi fabbricati. Nel 2014 la proprietà pubblica decise di liberarsi dell’area e di privatizzarla tutta. Viene venduta con l’autorizzazione per nuove costruzioni a patto che fosse realizzata una palestra per le scuole, inclusa la Bonifica e alcune opere a beneficio collettivo. Va ricordato che nulla di tutto ciò è mai stato fatto. Tuttavia la svolta avviene cinque anni dopo. Nel maggio 2019, MTK Gasometri Venezia acquista l’area dai privati, stanzia i fondi per disinquinare e la palestra prevista per le scuole, finanzia le opere urbane in favore del territorio. Nel febbraio 2020 inizia il piano di Bonifica che terminerà nel 2021.

 

Per il futuro il movimento Amici Gasometri immagina un grande Parco Urbano restituito alla città nel sedime originale dell’antico Campo San Francesco con alberi, fiori, illuminazione e restauro dell’archeologia industriale. In alternativa agli appartamenti di lusso, già autorizzati nel precedente progetto, il movimento chiede di cambiare e innovare in favore dei giovani. “Ispirati dall’Articolo 1 della Costituzione per la Repubblica democratica che sia davvero fondata sul lavoro – spiega Vittorio Baroni tra i promotori del movimento – abbiamo studiato i tre problemi fondamentali di Venezia e siamo pronti a proporre un sistema di soluzioni connesse e compatibili. In primo luogo i Gasometri vanno intesi come fonte di lavoro per almeno 100 giovani studenti nei settori alberghiero, ristorazione e amministrazione. Nuovi lavoratori che vanno supportati, anche con benefici economici, nella ricerca della prima casa a Venezia”. Nel contempo il movimento punta a ottenere la massima qualità per l’ospitalità, per un turismo certificato sostenibile in chiave ambientale, economica e residenziale. “Con un progetto europeo ad hoc – sottolinea Baroni – si potrebbero ridurre i costi della formazione al lavoro, anche i costi delle case in affitto o acquistabili dai giovani con mutuo. Inoltre, dobbiamo giungere a un accordo con ATER, proprietari di case, agenzie immobiliari, Confidi e banche”. Sul fronte pubblico il movimento chiede che lo Stato intervenga con urgenza in Campo San Francesco della Vigna e alla ex Nunziatura. Occorre dare opportunità di residenza ai giovani e togliere il degrado esistente.

 

Tra le proposte anche l’arredo urbano con i materiali del Cadore in memoria dei 600 anni del “Privilegio Ducale” firmato con la Serenissima nel 1420. Si punta a far restaurare la vera da pozzo del 1500 dai maestri artigiani veneziani con il coinvolgimento delle scuole per iniziative didattiche. Sì al palazzetto dello sport per le scuole alla Celestia, dentro alle Galeazze dell’Arsenale magari attivando un laboratorio formativo scolastico finalizzato alla sicurezza dei giovani nella navigazione in barca con rilascio patentino. Sì a un nuovo centro scolastico per insegnare la voga alla veneta agli studenti delle primarie, medie e superiori. Il movimento sostiene l’abbattimento di muri e la costruzione di ponti, la gestione pubblica della darsena con installazione di una colonnina di ricarica barche elettriche, nuovi posti da assegnare solo a residenti, negozi della zona e servizi pubblici.

La Polizia Locale di Treviso ha elevato due verbali da 400 euro in zona Fiera. Il Nucleo antidegrado, dopo aver trovato sacchetti abbandonati da ignoti in via Postumia, ha provveduto a piazzare alcune foto-trappole per sorprendere i responsabili. Alla fine le indagini hanno dato esito positivo: nella giornata di ieri una residente di 48 anni, che abita in via Canal, a pochi metri dal luogo dell’abbandono, è stata sanzionata con 800 euro di multa.

 

«Le foto-trappole e la perizia investigativa degli Agenti con la collaborazione degli ispettori hanno accertato che la signora ha abbandonato in due giorni diversi alcuni sacchetti», spiega il comandante Andrea Gallo.
«Oltre ai verbali da 800 euro, chiederemo a Priula di addebitare il costo dello smaltimento. Stiamo anche valutando eventuali reati a carico di chi abbandona rifiuti: gli eco-vandali costringono i servizi pubblici a interrompere il lavoro ordinario per far fronte a comportamenti illegali per cui non si esclude che i responsabili vengano segnalati all’autorità giudiziaria per interruzione di pubblico servizio».

 

L’attività di controllo prosegue anche in via Pisa: «Come è noto, nell’ultimo mese sono state monitorate le aree date in uso esclusivo ai condomini», aggiunge Gallo. «Sono stati notificati tre verbali a un amministratore condominiale per un totale di 1.200 euro. Chi abbandona i sacchetti di rifiuti lo fa spesso di notte o al mattino. Oltre alle foto-trappole e ai servizi in borghese a tutte le ore chiediamo ai cittadini di segnalarci eventuali situazioni irregolari. Entro qualche settimana arriveranno anche nuove telecamere mobili che installeremo dove si verificano più spesso questi episodi».

Il 28 al Parco delle Piscine la presentazione del movimento sociale “XR”

 

Anche quest’anno i giovani dell’Officina 31021 si sono dati da fare per organizzare il Summer Nite Love Festival, e riportare un po’ di festa e di vita al Parco delle Piscine.
Oltre ai servizi di ristorazione ci saranno band, cantautori, ma anche eventi di tipo culturale e di spessore.

 

Domani, martedì 28 luglio, in particolare, vedrà protagonista il tema ambientale, con focus sui nuovi energici movimenti per la difesa del clima e degli ecosistemi: alle 18.30 i giovani FridaysForFuture di Mogliano porteranno la testimonianza del loro (quasi compiuto) anno di attivismo e dei loro risultati.

 

Dopo di loro, a cura del prof. Francesco Gonella (insegnante di sostenibilità al Ca’Foscari di Venezia) e Gianluca Esposito (ex membro del servizio civile) vi sarà la presentazione di Extinction Rebellion, un nuovo movimento sociale basato su disobbedienza civile, non-violenza fisica e verbale, costruzione di comunità resilienti.

 

Extinction Rebellion (detto XR) è diventato famoso l’anno scorso per aver paralizzato la città di Londra per diverse settimane con un immani ribellioni festose, a misura di famiglia, costringendo il governo inglese a intraprendere velocemente scelte ecologiche fino ad allora ritenute inimmaginabili; da allora si è espanso velocemente, con anche in Italia crescenti centinaia di “ribelli per la Vita” e azioni sempre più eclatanti e obiettivi più ambiziosi in tutto il mondo.
Le tre richieste dei ribelli alle istituzioni sono “dire la verità” (informare i cittadini sulla gravità della crisi climatica ed ecologica con la stessa cura con cui si è soliti affrontare un’emergenza nazionale), “agire ora” (azzerare le emissioni di climalteranti e la distruzione degli ecosistemi tenendo come paletto il 2025), “oltre la politica” (la formazione di Assemblee dei Cittadini, forme di democrazia a campionamento stratificato sperimentate in Europa e altre zone, con potere deliberativo).
Ha senso affrontare la crisi climatica “chiudendo” pacificamente le città per smuovere i governi? Le Assemblee dei Cittadini potrebbero essere una svolta nella gestione del potere e delle comunità? Temi stuzzicanti che domani dopo le 18.30, al Parco delle Piscine, verranno affrontati con serietà e dialogo.

Durante la notte tra giovedì e venerdì sono apparsi dei manifesti sulle vetrine di alcuni ristoranti e negozi, scelti per il loro particolare legame con quello sfruttamento delle risorse del Pianeta che alimenta la crisi climatica ed ecologica (deforestazione per mangimi e carne, uso di combustibili fossili, consumismo irrispettoso dei limiti ambientali ed ecologici). I simboli dei grandi affari distruttivi del Pianeta scelti dai simpatizzanti sono stati Roadhouse e Mcdonald’s di Viale della Repubblica, Emisfero, Roadhouse e Mcdonald’s di Silea.

 

Il titolo dei manifesti, “Chiuso per il bene comune”, sottolinea il bisogno di non tornare a uno stato pre-Covid che ha generato la crisi sanitaria per colpa dello sfruttamento e dell’inquinamento della Terra, a causa del quale è probabilmente avvenuto il salto di specie che ha portato alla pandemia. “Chiuso per il bene comune” significa anche che determinate realtà che sono così legate a stretto giro con i modelli di consumo che stanno alterando il clima e gli ecosistemi non possono continuare la loro attività come prima, se non vogliamo accelerare la crisi climatica ed ecologica: questi negozi e ristoranti hanno l’obbligo morale di mettere in discussione lo sfruttamento sul quale basano le loro attività. Proprio il rilancio dell’economia dopo la pandemia è un momento da cogliere per cambiare: da modelli economici basati sullo sfruttamento delle risorse ad altri modelli sostenibili che frenino il consumo di risorse e la produzione di CO2 alla base del riscaldamento globale. Non è possibile tornare ad affari distruttivi come prima della pandemia.

 

Extinction Rebellion (XR) è un movimento socio-politico globale di stampo ambientalista che mira a fare pressione per una risposta rapida e radicale alla crisi climatica e alla distruzione degli ecosistemi, principalmente attraverso la disobbedienza civile nonviolenta. XR è presente anche a Treviso, con un gruppo creato circa un anno fa composto da una trentina di membri attivi, che si sono resi protagonisti nei mesi passati di azioni di sensibilizzazione e protesta e di presentazioni di stampo scientifico in città.

 

Dermatite o allergia della pelle senza spiegazioni evidenti? Nessun cibo diverso, né contatto con sostanze sconosciute. Eppure la pelle è squamata e prude. A volte la risposta è talmente semplice da lasciare spiazzati.

 

Come assimila la crema idratante, la nostra pelle assorbe anche i residui chimici di detersivo che “dimorano” negli indumenti che indossiamo quotidianamente, le lenzuola su cui dormiamo, gli asciugamani che adoperiamo. Inoltre l’abitudine di abbondare con additivi e ammorbidente, di certo non aiuta.

 

È un “errore” comune, compiuto inconsciamente dalla maggior parte delle persone ogni giorno. Molti detergenti contengono sostanze chimiche tossiche, conservanti, profumi e coloranti artificiali, causa di diversi problemi alla pelle, soprattutto se già si è predisposti a eczemi o allergie cutanee. Senza contare che parecchie lavatrici, con il tempo, diventano meno efficienti nel ciclo di risciacquo, a maggior ragione se si è abbondato con i detergenti.

 

Questo perché, anche se sviluppati e testati per essere più che sicuri, i detersivi per la biancheria, come tutti i prodotti che devono garantire una buona azione detergente, alterano il microfilm idrolipidico superficiale protettivo provocando reazioni fastidiose. La pelle, infatti, è il nostro organo più esteso ed è permeabile, assorbe le sostanze cui è esposta e le trasporta nel flusso sanguigno.

 

Per quanto ecologici, i detersivi sono un vero problema anche per l’ambiente: secondo l’Unione Europea, “sono la terza fonte di dispersione di fosfati dopo agricoltura e fognature e i più invasivi sono i detersivi per lavatrici”. Solo in Italia, si scaricano ogni anno oltre 500mila tonnellate di detergenti vari. Come dire che le nostre coste sono inquinate ogni 150 chilometri.

 

Dal cuore di Treviso, e dalle menti di imprenditori illuminati, arriva la risposta che coniuga salute e risparmio. Prodotto totalmente made in Italy, si chiama Oxygenio ed è un dispositivo che si collega al tubo di carico acqua della lavatrice: permette di lavare e disinfettare il bucato in lavatrice eliminando il 99% dei detersivi e prodotti chimici, a tutto vantaggio dell’ambiente e del risparmio economico.

 

Una tecnologia brevettata combina efficacemente elementi naturali come l’ossigeno attivo, in altre parole l’ozono, nanoparticelle di argento, raggi UV e acqua fredda o a bassa temperatura. Il risultato è un bucato pulito, disinfettato e privo di allergeni, in maniera del tutto “green”.

 

La tecnologia di Oxygenio è in uso da anni negli Stati Uniti e in altri Paesi del mondo per lavare la biancheria in ospedali, cliniche e hotel.

 

Da quando è diventata disponibile anche per le famiglie Italiane, in pochi anni si parla già di migliaia di clienti soddisfatti e decisamente più sani.

 

Ma il team di Oxygenio ha anche un occhio di riguardo per la salute di tutti. In questi anni, infatti, molte sono state le donazioni ad associazioni e istituzioni.

 

Tra le altre, spicca quella alla Comunità Trevigiana: “In questo difficile periodo in cui tutti ci stiamo adoperando affinché il contagio di questo virus venga fermato, in modo da tornare alla normalità il prima possibile – scrive in una lettera il Sindaco di Treviso Mario Contedesidero ringraziarvi per il prezioso gesto a favore della Comunità Trevigiana”.

Questa vostra importante testimonianza di solidarietà mi rende orgoglioso – conclude Conte – per questo vi ringrazio di cuore a nome della Città di Treviso”.

La bellissima animazione ambientata nel 2050, “The Gigantic Change”, mostra come le persone si siano unite per salvare il mondo dal clima e dalla crisi ecologica

 

La crisi climatica ed ecologica è una minaccia per tutti gli abitanti della Terra. Il periodo di stallo causato dal Covid ha dimostrato come in effetti – mentre tutte le attività umane erano praticamente ferme – il mondo abbia respirato una piacevole boccata d’ossigeno, dandoci una speranza che un futuro più luminoso è davvero possibile. Questo però non accadrà da sé: ciascuno di noi deve fare la sua parte e la necessità di un’azione collettiva non è mai stata così grande.

La domanda è: possiamo ancora salvare la Terra e noi stessi? La risposta è sì, ma solo se tutti lavoriamo a un obiettivo comune. Questo è anche il significato del cortometraggio animato “The Gigantic Change”, che racconta la storia del mondo devastato dall’uomo, dove un lieto fine è ancora possibile.

 

La voce forte dell’attrice Oscar Whoopi Goldberg

Ambientato nel futuro, per la precisione nel 2050, il corto è impreziosito dalla voce narrante della nota attivista per le questioni ambientali e premio Oscar, Whoopi Goldberg, sostenitrice attiva di School Strikes.
La sua inconfondibile voce lancia un chiaro allarme per il nostro Pianeta, rafforzando al contempo l’azione degli ambientalisti che denunciano sia arrivato il tempo di fare qualcosa, tempo di cambiare; ma la sfida è proprio quella di comunicare questa urgenza al grande pubblico.

 

 

 

A narrare la storia è una nonna che racconta alla nipotina come un tempo il Pianeta stesse rischiando di morire a causa dell’avidità e delle azioni sconsiderate dell’uomo che lo popolava.

 

Inquinamento dei mari, fabbriche, sfruttamento del suolo, plastica, perdita dell’habitat per molte specie animali, surriscaldamento globale, ghiacciai sciolti, foreste in fiamme, uragani violenti rischiavano infatti di far collassare il Pianeta. Una ricostruzione purtroppo molto ben conosciuta al giorno d’oggi.

 

L’inversione di rotta, non a caso, è affidata alla giovane figura della nipotina (doppiata da Livia Nelson), che prende in mano la narrazione e ne racconta il lieto fine.

Prima di dormire, però, chiede alla nonna: “Le persone hanno davvero provato a fare queste cose?”

 

 

Trasformare una speranza in realtà

Il corto, realizzato da Extinction Rebellion e Passion Pictures, mostra che siamo ancora in tempo per vivere un futuro più armonioso, a patto che la smettiamo di comportarci da padroni e iniziamo a lavorare tutti insieme. Così da rendere reale quella che al momento è solo una speranza.

Il corto si conclude con un invito di chiamata all’azione e illustra le azioni più efficaci che caiscuno di noi può intraprendere per salvare l’ambiente nel sito www.thegiganticchange.com.

 

 

Fonte: greenMe.it

Il FAI (Fondo Ambiente Italiano), in collaborazione con Intesa Sanpaolo, presenta i risultati parziali della 10ª edizione de “I luoghi del cuore”. Il termine per votare è il 15 dicembre 2020

 

Si tratta di una classifica provvisoria, che per ora in Veneto vede in testa:
• il Tempio internazionale del Donatore a Valdobbiadene (TV)
• la Val Visdende (BL)
• l’Oratorio della Beata Vergine di Pontemanco (PD)
• Parco e Villa Albrizzi Franchetti a Preganziol (TV).

 

A oggi il luogo in Veneto al primo posto della classifica provvisoria è il Tempio internazionale del Donatore che, nella spianata di Pianezze a 1.061 metri di altezza, è raggiungibile salendo dal paese di Valdobbiadene (TV) lungo le pendici del Monte Cesen, nelle Prealpi venete, dopo un suggestivo alternarsi di boschi, pascoli e malghe. Il tempio fu costruito nel 1962 per volontà di alcuni donatori di sangue che volevano cancellare lo sdegno del sangue inutilmente versato nel territorio durante le guerre. Da dicembre 2017, però, è chiuso per inagibilità, a causa di ingenti danni causati dalle intemperie e dal passare del tempo. La raccolta voti portata avanti dal comitato “Insieme per il Tempio” (costituito dalle quattro associazioni del dono più significative in Italia: Avis, Fidas, Fratres e Aido) ha come obiettivo la riapertura del bene, affinché sia maggiormente sentita e tramandata la sacralità del dono del sangue, dei tessuti e degli organi. Il luogo rientra nella classifica speciale “Italia sopra i 600 metri”.

 

 

Segue la Val Visdende (BL), incontaminata vallata delle Dolomiti nell’alto Veneto e oasi naturalistica preservata dal turismo di massa. La rete delle mulattiere e dei sentieri che la percorrono offre la possibilità di fare passeggiate più o meno impegnative, sia estive, sia invernali, escursioni in mountain bike e di ammirare la vista sul Monte Peralba e sulle sorgenti del Piave. Il 29 ottobre 2018 la tempesta Vaia ha purtroppo spezzato e sradicato migliaia di alberi secolari, modificando per sempre la morfologia della zona. Incalcolabili sono stati i danni all’economia locale, basata anche sulla “filiera del legno”. Si auspica, attraverso l’attivazione al censimento del FAI una maggiore attenzione alla tutela e al rilancio del luogo. Il sito rientra nella classifica speciale “Italia sopra i 600 metri”.

 

 

Molti voti anche per l’Oratorio della Beata Vergine Annunciata di Pontemanco, Due Carrare (PD) – altrimenti detto di Santa Maria Annunziata – piccolo edificio sacro aperto al pubblico, situato nel pittoresco borgo di Pontemanco, lungo le rive del canale Biancolino. Eretto in origine (la prima testimonianza è del 1548) come oratorio privato dell’adiacente Villa Pasqualigo – poi Grimani, ora Fortini – assunse dal Seicento funzione di oratorio pubblico. Un piccolo scrigno di epoca barocca – vincolato come bene culturale dal 1993 – che conserva affreschi, decorazioni, opere d’arte, arredi, tutti databili all’ultimo quarto del Seicento. Oggetto di venerazione nel corso dei secoli, ha vissuto negli ultimi decenni una fase di prolungato degrado, stante l’impossibilità dei contradaioli e della parrocchia di far fronte alle spese necessarie per il restauro. Oggi il dissesto igienico-statico del fabbricato e il deperimento di quanto contiene ne minacciano l’integrità storica e artistica. Il comitato “Amici dell’Oratorio di Pontemanco” sta attuando già da tempo i primi interventi e grazie al censimento 2020 spera che il bene possa essere posto all’attenzione pubblica, aiutandone il recupero.

 

 

E ancora, Parco e Villa Albrizzi Franchetti a Preganziol (TV), già votati al censimento 2018. La Villa fu costruita tra il 1680 e il 1700 lungo il Terraglio, in uno dei luoghi di villeggiatura favoriti dai patrizi veneti. Suoi primi proprietari furono i nobili Albrizzi che eressero come primo nucleo abitativo il solo corpo centrale. Negli anni successivi fu abbellita e completata dalle due barchesse in stile palladiano progettate da Andrea Pagnossin; gli undici ettari di terreno circostante divennero un grande parco in stile inglese, ricco di alberi ad alto fusto e rare essenze arboree. Fu nobile dimora di Isabella Teotochi Albrizzi che qui stabilì il suo salotto letterario, in cui trovò posto anche Ugo Foscolo, per il quale il parco della villa fu di ispirazione nella composizione dell’opera letteraria I Sepolcri. Passò in seguito alla contessa Ida Zeno Accurti per essere quindi acquistata dal barone Raimondo Franchetti. Tra gli eredi, da ricordare l’omonimo nipote, noto esploratore, che arricchì ulteriormente il parco, trasformato nell’Ottocento secondo la moda in giardino all’inglese, con rare specie di piante che offrono tutt’oggi al visitatore un suggestivo scenario del mondo vegetale. Danneggiata gravemente durante la Grande Guerra, nel 1973 Raimondo Nanuk Franchetti, ultimo proprietario, la vendette alla Provincia di Treviso. Il complesso è stato di recente recuperato ed è oggi ufficio di rappresentanza della Provincia. Il parco, chiuso al pubblico, richiede urgenti interventi di salvaguardia e tutela della flora pregiata, fra cui alcuni cedri monumentali oltre a numerose opere di recupero delle architetture presenti.

“Dobbiamo difendere le ex Cave di Marocco dal cemento e salvaguardare un piccolo angolo di biodiversità in una zona altamente urbanizzata. Quell’area deve diventare un Parco”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente, si schiera a fianco del Comitato che ha lanciato una petizione, già superata quota duemila firme in pochi giorni, per chiedere al sindaco di Mogliano di limitare l’eventuale edificazione al massimo concentrandola solo ad alcune parti già consumate e, soprattutto, di tutelare l’area umida dei bacini.

 

“Le istituzioni siano protagoniste in questa partita con il proprietario dei terreni – l’appello dell’esponente democratico trevigiano. – In quei venti ettari deve nascere un Parco della biodiversità e ci sono le condizioni affinché possa diventare un sito Rete Natura 2000. Su queste tematiche anche la Regione deve fare grossi passi in avanti. Ricordo che per quanto riguarda gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu sullo sviluppo sostenibile, il Veneto è collocato nella fascia rossa, ovvero in grave ritardo, sul ‘goal 15’, ‘Progettare, ripristinare e favorire un uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, combattere la desertificazione arrestare e invertire il degrado del territorio e arrestare la perdita di biodiversità’. Dalle cave di Marocco può arrivare un segnale, per quanto piccolo, della volontà di cambiare rotta”.

A soli 10 giorni dal lancio (7 luglio) la petizione lanciata dal comitato a difesa delle ex cave di Marocco di Mogliano Veneto registra già oltre 2100 adesioni

 

Il comitato a difesa delle ex cave di Marocco di Mogliano Veneto ha avviato una importante campagna, attraverso una petizione appoggiata da pubblica sottoscrizione di firme, per sensibilizzare l’amministrazione comunale a intraprendere finalmente i passi giusti per la realizzazione del Parco della biodiversità. Il territorio interessato si colloca ai margini sud della cittadina di Mogliano Veneto, confinante col comune di Venezia e in parte coincide con l’area del dismesso parco divertimenti Veneland, attivo negli anni ‘90.

 

 

Una petizione per salvaguardare la biodiversità florofaunistica

Tale richiesta di sottoscrizione non è rivolta soltanto ai cittadini moglianesi, ma in generale a quanti, privati o associazioni, hanno a cuore la salvaguardia dalla cementificazione e vogliano godere di un ambiente rinaturalizzato, in una zona del Veneto, purtroppo già oggi eccessivamente compromessa dall’urbanizzazione. La raccolta firme non è un’arma lanciata contro qualcuno, ma rafforza le posizioni di chi crede in un progetto di riqualificazione di un’area umida di altissimo interesse naturalistico, per offrire alla comunità un sito di magica bellezza, oggi raro, per la particolare biodiversità florofaunistica.

 

Scopo è quello di pervenire ad una mediazione con la proprietà che fa capo alla Quaternario SPA, ma tenendo la barra del timone diritta, ad evitare la compromissione di un ambiente prezioso. In oltre sedici anni, da che è iniziata la battaglia per la tutela di quest’area umida, si sono alternate amministrazioni comunali di diverso colore politico. Sostanzialmente tutte hanno appoggiato le intenzioni del Comitato, con l’importante risultato di aver provvisoriamente preservato l’area da speculazioni edilizie, anche attraverso strumenti urbanistici e drastiche riduzioni delle pretese della proprietà, che inizialmente ambiva a realizzare un insediamento residenziale ad uso turistico, per complessivi 140.000 metri cubi. Nessuna amministrazione si è spinta più oltre, quantomeno per far riconoscere formalmente la tutela dell’area, secondo la Direttiva Europea denominata rete Natura 2000, malgrado che il Comitato ex Cave di Marocco avesse fornito a suo tempo gli elementi di base e le competenze per l’avvio della procedura di riconoscimento come Sito di interesse Comunitario (SIC). Ad oggi si è pervenuti ad una posizione di stallo, dopo diversi progetti presentati dalla proprietà e respinti. Si confida ora in un’ulteriore possibilità di dialogo, che negli auspici del comitato dovrebbe tener conto di una ormai necessaria sensibilità ambientale. Imprescindibile che l’eventuale cubatura edilizia, per dimensione e vicinanza non disturbi l’area da proteggere.

 

Obiettivo: 3.000 firme

L’esito della petizione (obiettivo minimo 3.000 firme che confidiamo poter superare) sarà portato all’attenzione del Sindaco, la cui giunta ha espresso anche recentemente formale impegno a concretizzare la realizzazione di un Parco di iniziativa locale, secondo rigorosi criteri rispettosi della biodiversità.

 

Il comitato ex Cave di Marocco è disposto ad esplorare questa nuova manifestazione di volontà politica, mantenendo però una posizione di scrupolosa vigilanza sulla coerenza dei fatti rispetto ai propositi asseriti, perché non venga stravolta in un’eventuale fase esecutiva la finalità inderogabile di Parco della Biodiversità.

Consorzio RICREA, insieme a Goletta Verde di Legambiente, promuove nei porti e sulle spiagge italiane la sostenibilità degli imballaggi in acciaio e l’importanza del riciclo. Terza tappa a Jesolo, in Veneto, una delle regioni più virtuose con una raccolta di 5,36 kg per abitante

 

Imparare a differenziare in modo corretto gli imballaggi in acciaio è importante e non va dimenticato: anche in vacanza, bisogna gettare nel contenitore giusto barattoli e scatolette, tappi corona e capsule affinché possano essere avviati al riciclo.

 

Per sensibilizzare bagnanti e diportisti informandoli sulle qualità e i valori degli imballaggi in acciaio, un metallo che viene riciclato all’infinito senza perdere le proprie intrinseche qualità, RICREA, il Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, insieme a Goletta Verde di Legambiente, torna sulle coste italiane con la campagna itinerante “Cuore Mediterraneo”.

 

 

L’inviata speciale, Alice, è protagonista di un viaggio alla scoperta delle abitudini degli italiani e mette alla prova le loro conoscenze sugli imballaggi in acciaio informandoli sull’importanza di una corretta raccolta differenziata. Sempre presenti nel pranzo portato da casa e nelle cambuse, barattoli e scatolette in acciaio sono una vera e propria cassaforte della natura, contenitori ideali per custodire le eccellenze alimentari mediterranee, come i prodotti ittici, il pomodoro e l’olio d’oliva.

 

Terza tappa della campagna è Jesolo, una delle più celebri mete turistiche del Veneto.

“Con 5,36 kg di imballaggi in acciaio per abitante raccolti nel 2019, il Veneto è tra le regioni più virtuose d’Italia – commenta Domenico Rinaldini, Presidente di RICREA -. Con un tasso di avvio al riciclo pari all’82,2% dell’immesso al consumo, superiore all’obiettivo dell’80% fissato per il 2030 dalla Direttiva Europea sull’Economia Circolare, il nostro Paese si conferma un’eccellenza, ma possiamo migliorare ancora. Per questo è fondamentale continuare a sensibilizzare i cittadini, anche in estate, sulle spiagge, per educarli a separare correttamente i contenitori in acciaio di uso quotidiano che, se raccolti correttamente e avviati a riciclo, possono tornare a nuova vita infinite volte”.

 

“Con oltre 6 milioni di presenze Jesolo è tra le destinazioni italiane più frequentate, – commenta Josca Ortolan di Gruppo Veritas, multiutility che fornisce servizi ambientali ai cittadini e alle imprese sul territorio veneto -, e per agevolare tutti realizziamo più tipi di raccolta differenziata. Abbiamo una raccolta di tipo stradale con i cassonetti, una raccolta di tipo domiciliare con un porta a porta spinto, per tutte le attività, i negozi e gli alberghi, e infine la nostra punta di diamante, la raccolta differenziata lungo l’arenile con contenitori dedicati per i bagnanti. Gli imballaggi in acciaio, raccolti insieme al vetro e alla plastica, vengono poi conferiti all’impianto di Eco-Ricicli del Gruppo Veritas, per essere separati e avviati al riciclo”.

 

“Jesolo ha anche delle aree molto importanti dal punto di vista naturalistico, come la Laguna del Mort alla foce della Piave, un piccolo gioiello rimasto intatto lungo una costa molto sfruttata – aggiunge Maurizio Billotto, vice presidente di Legambiente Veneto -. Purtroppo il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti è presente in queste aree, e per questo come associazione organizziamo delle campagne di pulizia delle spiagge insieme a Veritas. Ma non è solo importante raccogliere il rifiuto. Il turista, chi si reca in spiaggia, in un’area di grande valore naturale, deve essere attento sin da quando parte da casa: la prima azione concreta è scegliere dei contenitori che possono essere riutilizzati o riciclati all’infinito come ad esempio i contenitori in acciaio, che hanno un impatto ambientale molto più basso di altri materiali”.

 

Grazie all’impegno dei Comuni e dei cittadini, nel 2019, in Italia, sono state riciclate 399.006 tonnellate di imballaggi in acciaio, pari al peso di circa 167 Atomium, il celebre monumento di Bruxelles.

 

Maggiori informazioni su Cuore Mediterraneo e le attività di Alice sulla pagina Facebook dedicata.

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