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Domenica mattina si è riunita a Istrana l’assemblea del PD provinciale, la prima del nuovo anno, alla presenza del sottosegretario Pier Paolo Baretta.

 

Come rappresentante del governo, da sempre vicino ai temi che interessano la nostra provincia, Baretta è stato aggiornato dal segretario provinciale Giovanni Zorzi sui principali dossier che in questo momento agitano cittadini, amministratori, lavoratori e categorie produttive della Marca Trevigiana: la grave crisi dell’industria del tessile, che, dopo Stefanel, ha portato alla dichiarazione di insolvenza della Tessitura Monti di Maserada,  il mega-progetto di dighe sul Piave, che sta preoccupando le popolazioni del Montello, e infine il futuro dell’aeroporto Canova.

 

“Su quest’ultimo punto – dichiara Zorzi –  registriamo la disponibilità del sottosegretario Baretta, poi ribadita direttamente all’assessore Caner, a sollecitare il governo ad aprire un tavolo con tutti gli attori interessati: Regione, SAVE, Comuni, forze sindacali e comitati di cittadini”.

 

“A fronte delle dichiarazioni di questi giorni – prosegue Zorzi – ribadiamo la posizione del Partito Democratico: per noi lo stop al masterplan di SAVE da parte del ministro Costa non è frutto di un capriccio né di una provocazione politica ma risponde all’esigenza di avere un quadro chiaro e definitivo dell’impatto che lo sviluppo dello scalo potrebbe avere sulla salute degli abitanti”.

 

Conclude Zorzi: “Andiamoci quindi cauti a trasformare il dibattito attorno al futuro del Canova in uno scontro tra tifoserie. Non sarebbe utile a nessuno, considerato il pesante stress ambientale che già sta sopportando questo territorio, come dimostra l’allerta rossa per l’inquinamento dell’aria di questi giorni. Il dialogo auspicato dal sottosegretario Baretta serve proprio a mettere in campo un’iniziativa condivisa alla ricerca della soluzione più sostenibile e che riesca a tenere dentro sviluppo e ambiente, lavoro e salute. D’altronde, resto convinto che questo debba essere il compito principale della politica, delle istituzioni e delle organizzazioni intermedie: se per ragioni di parte o di campanile si viene meno a questa responsabilità, si fa danno proprio alle comunità che si vuole tutelare”.

“La previsione fatta dal presidente della regione Veneto Luca Zaia di finanziamenti milionari a favore di collegamenti sciistici tra i diversi comprensori delle Dolomiti per realizzare un ‘grande carosello’, ovvero una specie di ragnatela di piste da sci impianti di risalita e impianti idrici di innevamento artificiale tutto attorno ai più bei gruppi dolomitici, può essere definita solamente una follia. Si tratta di un iper-sfruttamento delle risorse ambientali e paesaggistiche della caratteristica fascia 1600 – 2000 m che ne determinerà la banalizzazione e l’impoverimento.”
Scrivono in una nota gli esponenti di Europa Verde Veneto, che proseguono: “È una follia per l’enormità di soldi pubblici impiegati in un’opera di distruzione del paesaggio, di deturpazione dell’ambiente e di oltraggio a memorie storiche in un momento che richiederebbe invece una profonda riflessione per i cambiamenti climatici  in atto che stanno determinando un aumento delle temperature invernali, incertezza e riduzione della neve naturale, necessità di sempre più costosi ed impattanti sistemi di innevamento artificiale. I nuovi investimenti pubblici nel settore vanno valutati alla luce di un preciso e documentato ‘Rapporto sul clima della montagna veneta’ quale allegato fondamentale del ‘Piano neve’ e siano subordinati anche a precise garanzie costi/benefici oltre che di rispetto dei vincoli ambientali.”

“Vogliamo che il nuovo ‘Piano neve’ – proseguono gli ecologisti – si apra sempre di più e dia impulso a nuove forme più sostenibili di turismo invernale evitando di banalizzare la montagna invernale, in particolare dolomitica, con ulteriori collegamenti sciistici intervallivi.
Il presidente Zaia sta già tradendo la solenne promessa, fatta in particolare ai giovani, dei giochi invernali più sostenibili di sempre e fonte di ispirazione per cambiare la vita delle generazioni future. Dov’è la sostenibilità e dov’è il cambiamento per le generazioni future? Il cambiamento non sta di certo nel favorire speculazioni nel settore del turismo invernale con il pretesto di frenare lo spopolamento della montagna.

“Il futuro della nostra montagna sta nel rispetto di un giusto equilibrio tra impianti e piste per lo sci e tutela di ambiente e paesaggio, sta nella sua sicurezza idrogeologica e viabilistica, sta nel sostegno e nello sviluppo delle sue potenzialità agricole e forestali, sta nelle opportunità da cogliere subito in tema di servizi innovativi alla popolazione, di mobilità elettrica e collettiva, di edilizia in legno, di comunità energetiche. Sì Dolomiti patrimonio Unesco, no Dolomiti montagne russe!”

“Mentre in provincia di Treviso vengono rilevati picchi di inquinamento da Pm10, con un picco nel capoluogo superiore nove volte ai limiti, Zaia si diverte a fare il piccolo Nerone di casa nostra, accendendo i falò dell’Epifania, i cosiddetti Panevin, diventando complice di una situazione di totale illegalità. Quando invece, vista l’emergenza, dovrebbe imporre attenzione e moderazione”. Ad affermarlo è Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente commentando i dati relativi alle polveri sottili nella Marca Trevigiana.

 

 

“Il 31 dicembre e per l’Epifania si sono registrati i livelli massimi, dovuti a fuochi artificiali e botti nel primo caso e falò nel secondo. Basti pensare che il 6 gennaio la centralina dell’Arpav di Treviso città ha toccato i 445 microgrammi per metro cubo, a fronte di un limite massimo di 50. Gran parte del Veneto, come tutta la Pianura padana, è una camera a gas: con un quadro simile bisognerebbe evitare ogni deroga e ogni fonte inquinante che vada ad aggravare il problema. Zaia però, anziché dare il buon esempio, ha preferito correre in lungo e largo la provincia di Treviso per appiccare il fuoco a quattro falò, uno dei quali, ad Arcade, è il più grande e imponente d’Italia essendo alto dieci metri. Da buon padre di famiglia, come ama spesso definirsi, dovrebbe avere la serietà e il coraggio per spiegare ai propri figli, in questo caso i cittadini trevigiani, che in certi casi anche le tradizioni possono essere messe in discussione, soprattutto se vanno ad aggravare una situazione di illegalità ed emergenza sanitaria. Ormai la tradizione genuina dei Panevin si è trasformata in una gara a chi fa il falò più alto, in una dannosa ostentazione. E cosa dire delle tonnellate di anidride carbonica sprigionate dalle fiamme proprio quando viviamo una emergenza climatica dove dall’Australia arrivano notizie e immagini che fanno piangere?”.

 

 

“La Regione – prosegue Zanoni – non può continuare a far finta di niente. In Consiglio, lo scorso 18 dicembre abbiamo approvato la Relazione sulla conformità dell’ordinamento regionale alle norme dell’Ue e risulta che il Veneto è interessato da ben quattro procedure di infrazione per violazione delle direttive comunitarie, inclusa quella sanitaria sulla qualità dell’aria. La procedura – ricorda il consigliere democratico – è aperta dal 2014 e riguarda la mancata attuazione di misure appropriate per garantire la conformità ai valori limite dei Pm10. Attualmente la Regione delega ai sindaci, con particolare riferimento ai Comuni con oltre 30mila abitanti, il compito di imporre provvedimenti per contenere l’inquinamento dell’aria. È un lavarsene le mani, vuol dire scaricare sui sindaci la patata bollente come se lo smog conoscesse i confini amministrativi e come se i Comuni meno popolosi non avessero questo tipo di problematica. È una situazione inaccettabile, già lo scorso 10 gennaio ho inoltrato una denuncia alla Commissione europea nei confronti della Regione per violazione della Direttiva sulla qualità dell’aria, poiché con il Piano dell’aria non ha adottato le misure necessarie per contrastare l’inquinamento”.

 

 

Zanoni sottolinea poi la questione sanitaria legata all’esposizione di polveri sottili: “L’Agenzia europea per l’ambiente, nel Rapporto 2018, ha determinato che in Italia muoiono prematuramente ogni anno 60.600 cittadini a causa del particolato, cifra che sale a 84.400 se consideriamo tutti gli inquinanti. Inoltre l’Oms ha individuato tra gli effetti dello smog da polveri sottili infarto, ictus, embolia, polmonare, cancro e numerose malattie a polmoni, bronchi, cuore, cervello e arterie. Malattie che colpiscono soprattutto bambini e anziani”.

 

 

“Considerato questo ‘bollettino di guerra’, sarebbe meglio organizzare feste con vin brûlé, pinza e canti popolari al posto dei fuochi – suggerisce Zanoni – Credo che se fossero adeguatamente informati e consapevoli, molti dei circa 40mila trevigiani che partecipano ai Panevin rivedrebbero le proprie posizioni. E infine sarebbe l’ora anche di ascoltare le sacrosante richieste dei rimanenti 800mila trevigiani che poi spesso si trovano nelle condizioni di non poter nemmeno arieggiare la propria abitazione o fare due passi all’aperto senza il rischio di affumicare casa e abiti”.

Oggi Venezia patisce l’ennesima acqua alta di questo autunno che ha visto l’acqua grande drammatica del 12 novembre, con gravissimi danni nel centro storico e nelle isole, soprattutto a Pellestrina, e poi una sequenza di inondazioni mai così frequenti in laguna.

In attesa del MOSE, che non si sa se e quando si alzerà veramente nel suo insieme, considerati i gravi problemi tecnici emersi anche recentemente, WWF chiede di investire da subito risorse per ripristinare una laguna a misura di Venezia, con barene e velme e fondali soprattutto alle bocche di porto che possano mitigare l’impatto sempre più frequente delle alte maree.

Oggi infatti l’acqua entra dal mare sempre più velocemente anche per effetto dei profondi canali portuali. Assolutamente non ne vanno scavato di nuovi.
Posto che ormai è pacifico che la situazione dei livelli marini peggiorerà per effetto del cambiamento climatico è urgente mettere in atto misure di adattamento, che significa proteggere con interventi diffusi dagli effetti dannosi Venezia, l’ambiente e i centri abitati lagunari, le isole e anche i litorali. Su questo si è fatto molto poco ed è necessario fare molto di più.

“Come WWF chiediamo che le amministrazioni locali, a partire dal Comune di Venezia, ma anche la Regione dichiarino l’emergenza climatica. E che affrontino con un programma strategico le misure necessarie per abbattere i consumi di CO2, che significa rivedere il sistema dei trasporti, rendere efficienti le abitazioni sotto il profilo energetico, ridurre il consumo di suolo, rinaturalizzare, riforestare e gestire bene le aree naturali esistenti, i migliori serbatoi di carbonio che abbiamo.
A livello nazionale bisogna inoltre mettere fine ad una politica energetica che punta ancora sui combustibili fossili, togliendo fin da subito qualsiasi tipo di sussidio economico all’estrazione di carbone, petrolio e gas, investendo quegli stessi sussidi sulle fonti rinnovabili”.

Per i veneziani, a differenza del resto del mondo, l’acqua alta è un simbolo di ciclicità che un momento eclettico. Quest’anno l’acqua alta anno è stata un’eccezione. Venezia è stata sommersa nella notte tra il 12 e il 13 novembre, registrando la seconda inondazione più alta di sempre – elevandosi a simbolo emblematico di quanto la crisi climatica stia incidendo sulla fisionomia dell’Italia. La notizia è andata in onda sulle televisioni intorno al globo. Il sindaco della città, Luigi Brugnaro, ha confermato le preoccupazioni: “Questi sono evidentemente gli effetti dei cambiamenti climatici”. L’acqua alta insolita è stata provocata da un vortice di venti che ha assunto una velocità fuori dal comune e ha sospinto grandi masse d’acqua verso la laguna: la marea ha raggiunto i 187 centimetri e ha sommerso l’85 per cento della città.

 

Il centro maree non ha potuto lanciare l’allarme. “I nostri modelli non hanno segnalato l’ondata di marea semplicemente perché si è trattato di un evento mai visto da quando facciamo previsioni modellistiche”, dicono dalla sala operativa dell’ente incaricato di prevedere l’innalzamento delle acque e allertare la cittadinanza. Ma Venezia è uno specchio di quello che sta succedendo in tutto il paese: non passa giorno senza che un territorio si trovi colpito da un evento meteorologico “mai visto prima”, sia esso un vento di velocità inconsueta, una grandinata fortissima o una pioggia che fa esondare fiumi e torrenti. Nella stessa giornata in cui Venezia finiva sotto l’acqua, il centro di Matera veniva sommerso da un fiume di fango provocato da un temporale di intensità inaudita, e una tromba d’aria si abbatteva sulle coste di Porto Cesareo, in Puglia, facendo letteralmente volare le barche ormeggiate al molo.

 

Questo è il volto del cambiamento climatico: un ripetersi di eventi estremi che stanno flagellando il paese, danneggiando il territorio e indebolendo comunità intere. L’acqua alta a Venezia o altri episodi recenti come la tempesta Vaia nel Veneto, fanno notizia per l’entità dei danni, per il numero di persone colpite e per l’alto valore simbolico. Queste calamità non sono altro che la punta di un iceberg con cui tutti noi siamo chiamati a fare i conti. Se si prendono in considerazione i dati dell’European severe weather database si nota come in Italia l’evento straordinario sia ormai diventato ordinario. Secondo questo database, che registra tutti gli eventi estremi, come tornado, piogge torrenziali, grandinate eccezionali, tempeste di neve, valanghe, dall’inizio di quest’anno si sono verificati 1.543 eventi di questo tipo nel nostro paese, ossia circa cinque al giorno. Questa informazione è ancora più inquietante se la si confronta con quello di paesi come la Spagna, che nello stesso periodo ne ha avuti 248, o il Regno Unito, che ne avuti 190. Il fenomeno del cambiamento climatico cresce velocemente in Italia.

 

“Per la sua particolare posizione geografica, in mezzo al mar Mediterraneo, l’Italia è da considerarsi uno hot spot climatico, un luogo cioè dove il cambiamento climatico è più rapido”, dice Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di modellistica climatica e impatti dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), che studia la situazione nel Mediterraneo e ha previsto che da qui al 2100 ci sarà un aumento del livello del mare di almeno un metro. “Il livello del Mediterraneo si alza più rapidamente rispetto all’oceano, e soprattutto si scalda. Il che libera più energia nel sistema atmosfera-mare e rende più probabile i fenomeni estremi”. Fare fronte comune e adottare misure a favore dell’ambiente è l’unica attitudine possibile per affrontare quella che presumibilmente non sarà un’emergenza inaspettata, ma una nuova normalità.

 

 

Articolo rivisitato da “Venezia mostra che l’Italia è nel mezzo di una crisi climatica” di Stefano Liberti

Nella giornata di martedì 17 dicembre, il sindaco Davide Bortolato ha ricevuto le Guardie per l’ambiente e si è congratulato per il prezioso operato di vigilanza a protezione degli animali eseguito nel Comune di Mogliano Veneto.

 

Fondamentali nell’anno in corso sono stati infatti gli interventi in favore degli animali in difficoltà o abbandonati, maltrattati e non rispettati.

Dopo un primo periodo di affiancamento agli agenti di Polizia locale, le Guardie eco-zoofile hanno gestito le uscite nel territorio comunale in completa autonomia.

 

A quasi un anno dalla firma della convenzione stipulata con il Comune di Mogliano Veneto, si contano i seguenti interventi:

  • 12 uscite in sinergia con la Polizia locale
  • 2 campagne di sensibilizzazione (su sterilizzazione e trasporto in auto)
  • 20 pattugliamenti
  • 8 verifiche su segnalazione diretta dei cittadini
  • 40 azioni sul territorio comunale
  • oltre 150 verifiche di microchip, il 20% delle quali con dati non conformi.

 

“Oltre a eseguire controlli, le Guardie eco-zoofile sono spesso presenti nella piazza del nostro Comune per educare la cittadinanza a una corretta detenzione degli animali. L’intenzione è quella di portare questa attività educativa anche nelle scuole.

Personalmente ringrazio le Guardie eco-zoofile per l’importante e ottimo lavoro che hanno svolto sul territorio per il benessere degli animali. La loro tutela, oltre a essere garantita dal nostro regolamento comunale, è anche disciplinata dalla legge. Per me, si tratta di una questione di civiltà”, ha commentato il Sindaco Davide Bortolato.

“L’esito positivo di questa esperienza – conclude – ci rende felici di confermare la presenza delle Guardie per l’ambiente a Mogliano anche per l’anno a venire”.

Le commissioni speciali vengono istituite quando si individua una situazione di emergenza. Con questa premessa e ritenuti di particolare rilievo i temi della sostenibilità e della tutela ambientale, così come della salvaguardia del territorio (ai fini di una politica di lotta all’inquinamento, causa dei cambiamenti climatici in atto), il Consiglio comunale di Mogliano Veneto ha ritenuto necessario istituire una Commissione ad hoc.

 

A tale commissione, denominata Commissione Speciale “Ambiente”, sono conferite funzioni, referenti, consultive e propositive in materia di approfondimento delle tematiche ambientali e di interventi diretti alla salvaguardia del territorio. 

 

Ieri sera, alle ore 18.30, nella sala consiliare del Municipio di Mogliano Veneto si è tenuta la prima riunione della Commissione avente all’ordine del giorno la nomina del Presidente.

La scelta è ricaduta all’unanimità sul consigliere di minoranza Renzo Prete. Architetto libero professionista zermanese, Renzo Prete si è sempre distinto per la sua sensibilità ai temi ambientali.

 

La Commissione tratterà diverse tematiche afferenti alla prevenzione dell’inquinamento e alla difesa dell’ambiente e del territorio, in particolare:

  • attività e servizi connessi alla tutela dell’ambiente, del territorio, delle risorse naturali e delle biodiversità, di difesa del suolo, del sottosuolo, dell’acqua e dell’aria;
  • attività che riguardano i temi inerenti all’igiene ambientale, lo smaltimento dei rifiuti, l’inquinamento acustico, luminoso ed elettromagnetico;
  • la promozione di idonee iniziative atte a favorire la più ampia conoscenza delle tematiche ambientali.

 

Soddisfatto il sindaco Davide Bortolato, che ricopre anche il ruolo di assessore all’Ambiente: “Auguro un buon lavoro al neo Presidente Renzo Prete. Conosco la sua sensibilità per l’ambiente e la sua serietà professionale quindi l’auspicio è che la Commissione possa veramente produrre buoni risultati.”

 

“L’ecologia e l’ambiente sono un tema che mi sta molto a cuore”, ha dichiarato Renzo Prete. “Mi piacerebbe che questa Commissione mantenesse una caratteristica legata al territorio e quindi trovasse dei risvolti peculiari rispetto al nostro Comune. Il mio impegno nello svolgere questo ruolo sarà soprattutto focalizzato a lavorare in maniera trasversale, in comune accordo maggioranza e opposizione e al di là delle posizioni politiche, e quindi spero di risultare adeguato a questo ruolo di intermediazione. Ma il tema penso faciliterà questo aspetto”.

Obiettivo dell’Amministrazione comunale è ridurre le CO2

 

L’adesione al Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) per il Clima e l’Energia sarà uno dei punti all’OdG del prossimo Consiglio comunale di domani, mercoledì 27 novembre.

 

Lanciato nel gennaio 2008, il Patto dei Sindaci è un’iniziativa della Commissione europea che assegna un ruolo chiave alle città che vi aderiscono e che si impegnano a contrastare i cambiamenti climatici in atto attraverso l’attuazione di politiche energetiche locali mirate.

 

Aderirvi significa infatti tradurre l’impegno politico di ciascun Comune firmatario in misure e progetti concreti sul fronte climatico e ambientale.

Questi due temi, molto cari all’attuale Amministrazione comunale, sono stati portati all’attenzione della cittadinanza già a partire dalla campagna elettorale, nel cui programma si leggeva che:

 

La Mogliano green e sostenibile sarà promossa anche con l’approvazione del PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, che punti a nuovi obiettivi di riduzione della CO2 e che preveda una serie di misure quali ad esempio: l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, la promozione degli acquisti verdi da parte dell’Amministrazione, l’incentivazione di ristrutturazioni edilizie private finalizzate al massimo risparmio energetico e all’utilizzo di energie rinnovabili, la promozione ed incentivazione della mobilità elettrica (bici, scooter, auto…), lo sviluppo e la promozione all’utilizzo del trasporto pubblico.

 

“Questa Amministrazione – sottolinea il Sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato – tiene particolarmente ai temi ambientali e ha riconosciuto nel Patto dei Sindaci uno strumento che ci permette di lavorare all’obiettivo importante ma sicuramente raggiungibile di ridurre del 40% le emissioni di CO2 nel nostro territorio comunale entro il 2030. Sono sicuro che su questo fronte lavorerà molto bene anche la Commissione Ambiente, i cui componenti verranno nominati proprio in sede di Consiglio. Si tratta di una Commissione speciale che sarà protagonista, insieme ai nostri consulenti, nella redazione del PAESC”.

 

Nello specifico, ciascun Comune coinvolto si impegnerà a presentare, entro due anni dalla firma del Patto dei Sindaci, un Piano di azione per l’energia sostenibile (PAES) – che dovrà essere approvato sempre in sede di Consiglio comunale -, in cui vengono delineate tutta una serie di misure orientate al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di ridurre del 40% le emissioni di CO2 (e possibilmente di altri gas serra sul territorio comunale) entro l’anno 2030.

 

“La riduzione della CO2 è una priorità inderogabile – conclude Bortolato – e su questo l’Amministrazione comunale vuole impegnarsi in maniera proficua, sia per puntare verso il risparmio energetico sia per un maggior impiego di fonti di energia rinnovabile, ma anche per accrescere la propria resilienza di fronte agli effetti del cambiamento climatico”.

Venerdì 29 novembre va in scena la prima iniziativa pubblica del nuovo gruppo Fridays For Future di Mogliano Veneto. In occasione del quarto sciopero globale per il clima, alle ore 8.15 della mattina di fronte al Municipio si terrà un presidio per il clima, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza e il Consiglio comunale e di incentivare l’approvazione della dichiarazione di emergenza climatica ed ecologica: un documento scritto con la collaborazione di numerose associazioni ambientaliste e sanitarie.

Il presidio terminerà alle 9.00, per agevolare gli studenti che non possono saltare tutte le lezioni.

Da lì, ci si sposterà al Centro pastorale per dare luogo a una assemblea libera, per raccogliere le idee dei partecipanti e decidere insieme le prossime mosse per far approvare la “D.E.C.E.”.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

 

 

Il giorno successivo, sabato 30 novembre, anche a Treviso si manifesterà per il quarto sciopero globale per il clima. Il gruppo locale Extinction Rebellion propone un evento originale: si tratta di una processione sulla base di quelle religiose, ma laica e civica. Un funerale “in chiave scaramantica” che vede protagonista il Futuro, con tanto di bara, e che attraverserà la città con canti dedicati e musica dal vivo.

L’obiettivo è rendere l’idea di quanto la crisi climatica ed ecologica ci stia sfuggendo di mano. Il funerale partirà da di fronte alla stazione dei treni alle ore 15.30 e durerà poco più di un’ora.

È stata resa pubblica la lettera aperta del Presidente e del Consiglio dell’Ordine Ingegneri Venezia inviata alle autorità nazionali, regionali, metropolitana e cittadina.

 

 

MOSE e difesa di Venezia dalle acque alte l centro dell’attenzione

Nell’appello degli Ingegneri Veneziani emerge il MOSE e – tra varie le richieste – la conferma della data di ultimazione delle opere poiché, secondo indiscrezioni rese note dalla stampa, sembrerebbe anticipabile a fine 2020. Viene chiesta anche la pubblicazione del cronoprogramma delle lavorazioni da completare assieme al calendario delle prove di sollevamento delle paratoie. La richiesta al Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia, proprio in relazione al MOSE e ben comprendendo le difficoltà connesse con le tematiche meteorologiche, è mirata all’aggiornamento dei modelli di previsione e simulazione delle piene acque alte. Ciò permetterebbe di evitare approssimazioni nelle previsioni non compatibili con la corretta manovra delle paratoie di chiusura e con le misure di prevenzione e di protezione civile da adottarsi.

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