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Carrefour, il sindaco Romanello assicura: “Scongiurati i licenziamenti”

I dipendenti del Carrefour di Marcon possono tirare un sospiro di sollievo. È passata poco più di una settimana dall’incontro svoltosi presso la sala parrocchiale di Dese organizzata da Alberta Fuga, delegata sindacale FILCAMS CGIL, alla presenza del

I dipendenti del Carrefour di Marcon possono tirare un sospiro di sollievo. È passata poco più di una settimana dall’incontro svoltosi presso la sala parrocchiale di Dese organizzata da Alberta Fuga, delegata sindacale FILCAMS CGIL, alla presenza del sindaco di Marcon, Matteo Romanello, e del parroco don Enrico Torta, da sempre molto vicino alle tematiche che riguardano i diritti dei lavoratori. Al dibattito era presente una delegazione del Movimento “Domenica No Grazie” per ribadire l’importanza del riposo domenicale e festivo.

 

Abbiamo incontrato il Sindaco di Marcon per aggiornarci sulla situazione.

 

Com’è andata la riunione, Sindaco? Quali impressioni ha avuto?

“È stata molto interessante innanzitutto per la partecipazione, numerosa, sia dei dipendenti Carrefour che delle commesse del Valecenter che stanno riscontrando – com’è noto – delle problematiche a seguito della riorganizzazione e ridimensionamento del centro. Questo ha creato delle evidenti preoccupazioni e malumori. Ho già avuto modo di incontrare i dirigenti di Carrefour Marcon che rassicurano che il ridimensionamento dei 4000 mq non comporterà delle perdite a livello di personale. Questo mi ha tranquillizzato ma è chiaro che, in prospettiva futura, è necessario fare delle valutazioni su quello che è attualmente il supermercato e su tutto il futuro del centro commerciale.

 

Questo tema si interseca con la questione, ben più ampia, delle aperture domenicali. Favorevoli, contrari, indecisi. La Sua opinione in merito qual è?

“L’ampia partecipazione di pubblico dell’altra sera, principalmente le commesse e i loro familiari ma non solo, implica che c’è molto interesse in merito a quelle che saranno le decisioni della politica nazionale circa le aperture domenicali. Non ne faccio mistero: più di una volta mi sono schierato contrario alle aperture domenicali perché penso sia necessario dare il giusto peso e valore a quello che è un giorno di festa, quasi immedesimandomi in una famiglia tipo in cui una commessa aspetta la domenica per poter stare assieme ai propri figli, marito, compagno. Dal mio punto di vista il ritorno alle 14 domeniche aperte potrebbe essere un buon compromesso tra la situazione attuale, di totale deregulation, e le decisioni che prenderà il governo in merito”.

 

Quali vantaggi comporterà, secondo Lei, una riduzione delle aperture domenicali? E cosa risponde a coloro che affermano che si perderanno, inevitabilmente, migliaia di posti di lavoro?

“I vantaggi, come dicevo, sono molteplici: un ritorno ai valori della famiglia, dedicare più tempo a se stessi e ai propri cari, coltivare un hobby. Inoltre potremmo risparmiare sui costi legati alla sicurezza, al riscaldamento/raffreddamento, eccetera. Per quanto riguarda lo spettro delle perdite lavorative c’è chi crede che la domenica sia uno dei giorni della settimana con maggior fatturato, ma non ne sono convinto, non è un dato assodato. In seconda battuta tutte le contrattualità “incerte”, di cui si fa tanto uso anche nei centri commerciali, sono a termine e non permettono a un giovane della mia età – io ho 29 anni – di costruirsi un futuro, impegnarsi a livello familiare, fare investimenti importanti come la prima casa. La pacifica protesta che stanno portando avanti le commesse e i sindacati è dunque totalmente condivisibile perché da qui ai prossimi 15-20 anni pagheremo le scelte attuali”.

 

C’è chi paventa che la grossa crisi che sta investendo la Gdo sia da attribuirsi all’exploit dell’e-commerce.

“Il fenomeno dell’e-commerce, penso ad Amazon e ai tantissimi siti che propongono prezzi stracciati di vendita, è nato abbastanza recentemente e penso che i governi passati siano colpevoli di una certa cecità nel non aver percepito tempestivamente la portata del fenomeno e di non averlo adeguatamente tassato, rendendo comparabili i prezzi in negozio e i prezzi online. Basti pensare che, per assurdo, molte persone provano il vestito nei camerini dei nostri negozi e poi tornano a casa per acquistare online, per risparmiare il 10%. Questo è un problema a cui il governo deve mettere mano, senza contare che spesso queste società hanno sede all’estero e non producono direttamente dei profitti nel nostro paese”.

 

Ritornando per un attimo alla questione del Carrefour e delle aperture domenicali, so del suo interessamento in proposito presso la Regione Veneto e in Comune a Venezia.

“Sì, ho avuto un incontro con l’Assessore allo Sviluppo Economico del Veneto, Roberto Marcato, circa la possibilità delle aperture domenicali a rotazione. Nella fattispecie ricordo che noi, nel raggio di soli 12 km, da Marcon a Mestre, abbiamo ben tre grossi centri commerciali: Valecenter, Auchan e Nave de Vero. Per questa zona specifica la rotazione poteva essere una valida alternativa da portare avanti: concentrare tutta l’utenza in un solo luogo, a rotazione, avrebbe comunque diminuito di due terzi le aperture. Queste proposte, come quella di un tetto massimo di 12 aperture l’anno, saranno a breve discusse in Parlamento. Al di là di questo il nostro territorio non può esimersi dal dialogo con il Comune di Venezia e con tutta l’area della Città Metropolitana perché se – come dicono – il testo di legge prevederà delle particolari deroghe per le città turistiche, il centro commerciale Valecenter sarebbe in grossa difficoltà e soccomberebbe. Mi impegno quindi a dialogare con il sindaco Luigi Brugnaro per trovare una situazione che sia univoca”.

 

“Ad ogni modo – conclude Romanello – l’idea per Marcon sarebbe quella di tralasciare il centro commerciale e spostare l’attenzione sul centro cittadino, sulla piazza, su viale San Marco affollato di gente desiderosa di stare assieme, di condividere il proprio tempo. Al contempo ai miei concittadini ho sempre detto questo: Valecenter ha tolto tanto ai piccoli commercianti di quartiere ma al contempo è stata la nostra forza e ci ha permesso di crescere sia in termini di visibilità, che numericamente parlando, arrivando a quota 18.000 abitanti. A suo tempo Valecenter costruì inoltre il Palazzetto dello Sport, moltissime piste ciclabili e il piazzale dello stadio N. Rocco, apportando quindi delle modifiche importanti alla struttura del paese e dandogli un po’ di respiro, una nuova veste. Infine il desiderio della nostra amministrazione è quello di potenziare l’attività ricettiva e alberghiera del territorio che fino adesso non è stata adeguatamente sfruttata, come è avvenuto a Mestre. Tuttavia le scelte vanno ponderate e rimango critico in merito alle politiche del Comune di Venezia per la riqualificazione della zona attorno la stazione di Mestre: non entro in merito e non mi compete ma posso dire che non è quello il target a cui Marcon deve ambire a livello ricettivo per gli anni a venire”.

 

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