Nella suggestiva campagna zerotina si erge, piena di fascino e storia, la costruzione voluta alla fine del Seicento dalla famiglia Dente, oggi fulcro di attività culturali come spettacoli teatrali e mostre, nonché di attività ricreative come lettura e studio.
Gli albori di Villa Guidini
Villa Guidini coglie le sue origini nel 1699 dai Dente, una famiglia veneziana dedita al commercio di granaglie, che rappresentava una delle quindici casate che discendevano da altrettanti cittadini che, all’epoca, si distinsero nella repressione della congiura del Tiepolo.
Intorno alla metà dell’Ottocento l’acquisto della Villa fu compiuto da parte dell’ingegnere e patrizio svizzero Giovan Battista Guidini, detto Titta (1812-1885), zio dell’architetto Augusto Guidini. Dopo la sua scomparsa, la celeberrima Villa passò al figlio Carlo Pietro Guidini, di mestiere commerciante e mecenate (1837-1897) e alla morte di quest’ultimo l’unico beneficiario risultò essere l’unico figlio maschio, l’ingegnere Giovanni Battista Guidini, ribattezzato Giò Batta (1865-1931).
L’edificio nella sua bellezza
La sua facciata si rivolge al parco, ora ridimensionato. Si suddivide in riquadri e campiture con il corpo centrale che presenta al secondo piano un terrazzino e con un frontone incorniciato ai lati da anse incurvate di stampo tardo-barocco. Il sorprendente, quanto originale interno si caratterizza per gli stucchi di Giovanni Bittante, nello specifico, volatili, fiori e frutta.


La cappellina di Sant’Ignazio, nell’Oratorio, brilla per la sua beltà e si specchia nei suoi interni decorati da stucchi, ancora del Bittante, l’altare marmoreo è sovrastato da una pala raffigurante la Madonna del Carmine con Gesù Bambino, nonché i santi Antonio da Padova e Ignazio di Loyola.
L’ubicazione nel colmello Conche e il ruolo delle Ville Venete
Villa Guidini è incastonata alla perfezione nel contesto naturalistico del colmello Conche e immerso a sua volta, come già annunciato in precedenza, in un bellissimo parco, molto ridotto rispetto all’originario, che si distingue per una pregiata gamma di piante nobili e di querce centenarie. Oltre alla presenza di colorati pavoni, che rendono la permanenza in Villa un’esperienza unica e affascinante.
La genesi delle Ville Venete trae il suo primo spunto dall’idea dei cittadini veneziani di poter disporre di tali dimore come un lusso solo per famiglie aristocratiche. Solo successivamente tali contesti vennero estesi a famiglie di mercanti e a cittadini meno abbienti, caratterizzando la storia che stava cambiando.
Fino ai giorni nostri
Dal 1929, dopo che i Guidini (Giobatta in primis) donarono la villa all’Associazione Reduci e Combattenti di Venezia. La stessa associazione si trovò nell’impellente necessità di una ristrutturazione quantomeno parziale, intento che riuscì grazie al Decreto del vincolo (1972) e perseguì l’idea di trasformare l’immobile in una casa di riposo per reduci di guerra; tutto però svanì per mancanza di risorse adeguate.
Fu così che, nel 1979, la villa venne concessa in locazione trentennale all’Amministrazione Comunale di Zero Branco (TV) che, qualche tempo dopo, ne acquisì la proprietà a titolo definitivo.
Ai giorni nostri ad incorniciare la trasformazione socio-culturale del complesso spiccano la fornitissima Biblioteca Comunale con la sua aula studio e l’Auditorium, forieri di eventi, incontri, mostre e manifestazioni culturali, oltre ad un ristorante con interessanti proposte culinarie di qualità, location ideale sia per eventi come cerimonie o cene aziendali, sia per gustare un semplice aperitivo al tramonto.


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