Arte, Cultura, Storia e ArcheologiaSlide-mainVideo

Viaggio al centro della terra: “Il Vulcano Erta Ale” (VIDEO)

7 minuti di lettura

Prosegue la rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezze, delle curiosità, del fascino dell’Italia e del mondo, di ieri e di oggi.

Foto, video e testo di Carlo Franchini

Guarda il video su YouTube.

La Dancalia è il punto di giunzione di tre grandi sistemi di fratture della crosta terrestre: il Mar Rosso, il Golfo di Aden e la Rift Valley Africana. Per Rift Valley Africana s’intende il complesso di grandi fratture della crosta terrestre che dal Mozambico giungono fino in Eritrea.

È una terra di vulcani, alcuni dei quali, come il vulcano Caterina, hanno il fondo del cratere coperto da acqua, di distese di lava dalle forme più singolari, di meraviglie come il Piano del Sale e Dallol di cui vi ho raccontato nelle due puntate precedenti. Una natura forte, primordiale, una testimonianza “viva” della storia del pianeta terra che ha da sempre affascinato gli esploratori che la hanno attraversata con grande coraggio, alcuni dei quali persero a vita. Gustavo Bianchi, Giuseppe Maria Giulietti, Ludovico Nesbitt, e Raimondo Franchetti sono fra quelli più significativi, direi pietre miliari dell’esplorazione dell’Afar. [1] Raimondo Franchetti nella sua interessantissima opera, “Nella Dancalia Etiopica”, ha scritto una dedica ai suoi figli (che vi propongo nel video) che è una testimonianza della passione per questa terra non solo perché inesplorata, tutta da scoprire, ma anche per la crescita personale che un viaggio nell’Afar regala. Questa volta vi voglio raccontare, del vulcano Erta Ale, che, a mio giudizio, è la terza meraviglia della Dancalia.

L’Erta Ale (Monte di Fumo in lingua afar) è un vulcano con delle caratteristiche particolari. La lava, con temperature che vanno dagli 800 ai 1200 gradi, ribolle incessantemente al suo interno. «…Il massiccio vulcanico dell’Erta Ale, è situato sull’asse mediano della depressione dancala, che in quel punto è molto stretta (55 Km), limitata ad occidente dall’altipiano etiopico e ad oriente dalle cosiddette Alpi dancale. Il vulcano, posto quasi al centro della dorsale, rappresenta il fulcro dell’attività eruttiva per la perenne presenza di uno o più laghi di lava e per la frequente emissione di colate di lava. I laghi di lava si trovano sul fondo di “crateri a pozzo” (pit crater) con pareti verticali situati all’interno della caldera sommitale. Nel corso degli anni i laghi di lava subiscono importanti cambiamenti, sia nella struttura e profondità dei crateri, sia nell’eventuale solidificazione della superficie del lago. Dall’inizio di questo secolo, a partire dal quale esistono documenti scritti dell’attività del vulcano, è nota la presenza di due principali crateri a pozzo ospitanti periodicamente “laghi di lava”. In condizione di normale attività i laghi sono caratterizzati dal continuo ribollire e dal continuo ricambio di lava dovuto all’affondamento della crosta parzialmente raffreddata nelle viscere del vulcano. […] Questo lago di lava è per i vulcanologi come una finestra da cui osservare il processo di risalita dei magmi direttamente dal mantello terrestre, fenomeno ad oggi visibile, a fasi alterne, solamente in altri tre vulcani della terra: il Kilauea nelle isole Hawaii, l’Erebus in Antartide, il Nyiragongo in Zaire…» [2].

L’Erta Ale mi ha sempre affascinato e nel corso della mia vita ho avuto la fortuna di salire sul cratere molte volte, anche di recente. Lo spettacolo che si può ammirare non è però sempre lo stesso. Talvolta la lava che ribolle è in fondo al cratere e, anche per via del fumo si scorgono solo i bagliori. In altre occasioni la lava è alta e bel visibile. Altre volte sono gli hornitos che lasciano intravvedere la lava incandescente.

Il video che vi propongo l’ho girato in occasione di una spedizione fortunata perché la lava ribollente era abbastanza vicina alla superficie così da poterla vedere da vicino e raccontare con le immagini la spettacolarità di questo vulcano. Ma fu la prima volta che ebbi occasione di salire sul cratere, molti anni fa, fra i primissimi visitatori (fatta eccezione di qualche spedizione di carattere scientifico), che il catino di lava era a portata di mano, allo stesso livello del suolo. Questo era il luogo meno accessibile e più segreto di tutta l’Etiopia, quello che esigeva il viaggio più difficile e più pericoloso, la preparazione più attenta e più accurata. Esservi salito la prima volta è stato per me come un dono segreto, forse il più indimenticabile, concessomi dalla mia esperienza di vita in Africa, un’esperienza indimenticabile che mi avrebbe portato a tornarci e ritornarci.

La salita richiedeva qualche ora con cammelli al seguito per portare acqua e vettovaglie sulla sommità. Oggi una nuova strada consente di arrivare vicino al cratere senza particolari difficoltà.

Ma è lo spettacolo che l’Erta Ale regala a renderlo indimenticabile a chi ama la natura nelle sue forme primordiali, incontaminate. E cercherò di raccontarvelo riproponendo i miei diari scritti sul posto, per cercare di non dimenticare nulla dell’esperienza che stavo vivendo.

Dopo aver attraversato distese di lava, aver fatto il campo sulle sponde del lago salato di Afrera [3] circondato da candide spume, e poi ancora banchi di lava, finalmente raggiungiamo la base del vulcano da dove procederemo a piedi. ”…Lasciamo il nostro riparo con le sole attrezzature fotografiche e le torce a mano e procediamo in fila indiana, sotto il cielo stellato… Il vento sibila sempre più forte sferzando il terreno e sollevando una fitta polvere di lava che si insinua ovunque. …Ci muoviamo uno alla volta lungo il ripido sentiero fino a raggiungere il fondo del grande cratere. Qui il vento non si sente più. Proseguiamo avanzando lentamente su grandi lastroni di lava, alcuni dei quali si muovono sotto il nostro peso, altri, particolarmente fragili, cedono al nostro passaggio.Un denso fumo rosso si libera nell’aria dal pozzo ormai poco distante. Finalmente raggiungiamo il bordo! Restiamo estasiati: in fondo al pozzo di circa 130 metri di diametro, a non più di 50 metri di profondità, c’è un lago di lava fusa, nera che ondeggia da una parte all’altra, ornato da decine di rivoli di fuoco. Siamo rapiti dallo spettacolo. Osserviamo i rigagnoli che a mano a mano prendono vita, tremano, scorrono, si moltiplicano, si ingrandiscono, consentendo al magma incandescente di prendere il sopravvento fino a liberare nell’aria, con una forza impressionante, fontane di lava fiammeggianti alte anche una decina di metri! È uno spettacolo che, davvero, ripaga di ogni fatica. Siamo davanti ad una fucina rovente e ansimante, nella solitudine immensa, tra colate di lava senza fine che si distendono a perdita d’occhio. Una bolgia infernale che illumina la notte, avvolta da un oceano di oscurità. La temperatura della lava, intorno ai 1200 gradi, si fa sentire costringendoci, di tanto in tanto, a fare un passo indietro perché il calore che esce dal pozzo è davvero forte. Avvicino con la telecamera il lago di lava ed è come se penetrassi segretamente fra le viscere della terra. Vedo questa massa incandescente che scivola, si sposta, ora in un verso ora nell’altro. …Il rumore dell’attività all’interno del pozzo è forte, inquietante. Un fiume di lava liquida, nera dal centro del cratere si muove verso l’estremità sinistra del pozzo. Raggiunto il bordo la lava si infiamma e viene rigettata lontano dando vita ad uno spettacolo pirotecnico straordinario! Strane figure incandescenti si librano nell’aria come se danzassero per poi ricadere pesantemente verso il basso. Poi tutto si placa. I rigagnoli si assottigliano fin quasi a scomparire. Una ragnatela luminosa avvolge la superficie della caldera mentre la massa fusa sussulta: è un grande cuore che pulsa. Ma proprio quando sembra che l’attività si sia placata ecco che i rigagnoli di lava incandescente si allargano di nuovo e il processo ricomincia.

Il tempo scorre veloce… è il momento di concederci un po’ di riposo e, anche se controvoglia, facciamo ritorno al nostro bivacco. Trascorriamo la notte sotto un cielo stellato che regala uno spettacolo emozionante. Fa freddo perché l’escursione termica è stata molto forte. Al caldo, nel sacco a pelo, in silenzio ammiriamo la volta celeste sopra di noi.  Le stelle, complice l’aria rarefatta, la vicinanza all’equatore e la totale assenza di inquinamento artificiale, brillano intensamente, sembra di poterle accarezzare…

Mi sveglio ed avverto un gradevolissimo profumo. Guardo l’ora, sono le 4.30 del mattino. Abu Bakr la nostra guida, si è premurato di preparare il primo caffè e mi porge una tazzina fumante. Il cielo risplende ancora di un mare di stelle che brillano intorno. Dopo una fugace colazione, ritorniamo sull’orlo del pozzo di lava che, imperturbabile, continua a regalarci straordinari spettacoli di fuoco e luci. A mano a mano che il sole sorge appaiono nitidi i bordi del pozzo… Eruzioni più o meno recenti hanno lasciato la loro traccia e siamo circondati da lastroni di lava scurissima che, raffreddandosi, ha dato vita a forme bizzarre che invitano la fantasia di chi le osserva a riconoscere il profilo di un animale o di un oggetto. Adesso, con la luce del sole, anche lo spettacolo che stiamo osservando si modifica. Il colore rossastro della lava lanciata in aria mette ancora più in risalto il nero pece del magma sul fondo; i rigagnoli sembrano meno accesi, ma la luce consente di osservare il continuo muoversi della massa fusa fino a confluire nei punti in cui la maggiore pressione la risucchia per poi scaraventarla in aria in centinaia di brandelli incandescenti. Sul bordo della caldera, adesso illuminata dal sole, spiccano le pareti rossastre e nere a strapiombo sul catino di lava ardente. Quando venni qui per la prima volta il magma era molto più vicino alla superficie rispetto ad oggi. Questo è dovuto al fatto che l’Erta Ale è un vulcano vivo, in continua evoluzione. Scorgo in lontananza il fumo della seconda caldera che si staglia sullo sfondo dell’inconfondibile sagoma del vulcano Ummuna. È ora di tornare ai fuoristrada… Ciao Erta Ale (Monte di Fumo), ciao Hesat Agomerrà (fuoco di Gomorra), ciao Ginna Alè (monte dei Geni).” [4]

La voglia di tornare è già tanta, e che dire?  “Alla prossima!”


[1]Gustavo Bianchi: Ferrara 24 agosto 1845 – Dancalia, Tiò 7 ottobre 1884

Giuseppe Maria Giulietti: Casteggio (Pavia) il 28 dic. 1847 – Dancalia Egreri 25 maggio 1881

Ludovico Nesbittt: Albano Laziale 1891- Alpi Svizzere19 luglio 1935. Nel 1928 con Tullio Pastori e Giuseppe Rosina   esplorò la depressione dancala da sud a nord. Identificando anche il luogo dell’eccidio di Gustavo Bianchi.

Raimondo Franchetti: Firenze 31 Gennaio 1889 – Almaza (Egitto) 7 agosto 1935

[2] Lupi L., Dancalia L’esplorazione dell’Afar, un’avventura italiana, cit. pp. 1531-1539. Esploratore, fotografo e scrittore, Luca Lupi è specializzato in vulcanologia presso l’Università di Pisa. Ha al suo attivo numerose spedizioni scientifiche nelle zone vulcaniche d’Italia, Grecia, Islanda, Africa orientale, Centro e Sud America. Fondatore della “Vulcano Esplorazioni” (www.vulcanoesplorazioni.it, www.vulcanoesplorazioni.org) è autore di numerosi volumi di carattere esplorativo e scientifico. Nel corso del 2008-2009 ha pubblicato “Dancalia – L’esplorazione dell’Afar, un’avventura italiana”, Edizioni Tagete – Istituto Geografico Militare. Si tratta di due volumi di grande interesse storico scientifico che ricostruiscono la storia dell’esplorazione della Dancalia o Danakil attraverso le storie di personaggi famosi e sconosciuti, grandi e piccoli, che hanno contribuito ad aumentare la conoscenza di questa affascinante regione.

[3] Scoperto nel 1928 dagli esploratori Ludovico Maria Nesbitt, Tullio Pastori e Giuseppe Rosina.

Successivamente l’esploratore Raimondo Franchetti raggiunse il lago e gli diede il nome di “Giulietti” in ricordo dell’esploratore Giuseppe Maria Giulietti che anni prima venne ucciso non lontano dal lago. V..nota 1

[4] Carlo Franchini: “Etiopia Emozioni di Viaggio” Editore Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Pagg. 149 e seg.

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