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“Questo non è un semplice ospedale da campo. È molto di più e, quando sarà finito, sarà molto simile a un ospedale tradizionale. Grazie al Qatar che ce lo ha donato e grazie a tutti i volontari che si stanno facendo in quattro per rispettare il cronoprogramma e per montare presto ma soprattutto bene una struttura molto complessa e composta da materiali di qualità molto elevata. Protezione Civile e Sanità regionali stanno lavorando in totale e quotidiana sinergia. Noi trasportiamo, stocchiamo, montiamo, loro si occupano dell’organizzazione specifica perché le dotazioni e le cure siano al massimo, sia dal punto di vista scientifico che da quello strutturale”.

Lo ha detto l’Assessore alla Protezione Civile della Regione Veneto, che ha visitato il cantiere nell’area del covid-hospital di Schiavonia (Padova) dove si sta allestendo l’ospedale da campo donato dal Qatar all’Italia e destinato al Veneto.

 

Con volontari e tecnici della Protezione Civile del Veneto sono all’opera i militari del Terzo Stormo dell’Aeronautica e i Vigili del fuoco.

 

La struttura sta nascendo su un’area complessiva di 8.000 metri quadrati e ha una superficie coperta di 5.200 metri quadrati. Vi lavorano tra 50 ne 80 persone al giorno a seconda delle diverse fasi realizzative. Si compone di tre blocchi, due destinati a letti di terapia intensiva (saranno 24, molto distanziati tra loro) e uno più grande che ospiterà letti di malattie infettive. La struttura è concepita per essere estremamente flessibile ed è in grado di ospitare agevolmente tra 150 e 200 posti letto. Al momento è concepita con spazi molti ampi tra un letto e l’altro, essendo pensata per malati molto particolari e per la massima facilità e sicurezza di lavoro di medici e infermieri.

 

“Stiamo montando il tutto con la massima attenzione, anche a costo di impiegare qualche ora in più – ha detto Bottacin – perché contemporaneamente viene realizzata tutta la manualistica di allestimento, che non c’è, perché anche il Qatar, che l’ha comprato e ce l’ha donato, non ha finora avuto modo di fare un montaggio. Questo è il primo, ed è importantissimo che, quando verrà disinstallato da Schiavonia, ci sia nero su bianco tutto il know how tecnico per rimontarlo il più velocemente possibile se e dove (speriamo mai) potrà servire di nuovo”.

 

“La struttura – ha ribadito Bottacin – resterà operativa a Schiavonia per il tempo necessario, poi verrà smontata e stoccata in una diversa area (se ne stanno valutando alcune), sempre in prossimità di un ospedale e di viabilità adatta, per essere pronta in ogni occasione”.

“Oggi – ha detto ancora l’Assessore – un pensiero di gratitudine va rivolto a tutta la straordinaria macchina del volontariato di protezione civile. Al fronte, negli ospedali, ci sono i nostri angeli in camice, e nelle retrovie migliaia di uomini e donne aiutano, trasportano di tutto, dalle mascherine a un ospedale da campo, collaborano ovunque sia richiesto. Tempo e fatica completamente donati alla collettività. Dico loro grazie citando un dato straordinario: finora i nostri volontari hanno prodotto 65.000 giornate/persona di lavoro. Oggi, in Veneto, ce n’erano al lavoro non meno di 2.000 e ogni giorno è così e, se serve, anche di più”.

L’Azienda Ospedaliera di Padova ha provveduto alla prima dimissione protetta di una paziente, ricoverata dopo che è stata riscontrata positiva al Coronavirus.

La signora è stata accolta dalla struttura sanitaria il 23 febbraio con link epidemiologico “contatto presso locale pubblico – Comune di Vò”.

La diagnosi certificata dai sanitari è: “Infezione da Sars – CoV-2, verosimilmente pregressa, asintomatica”.

 

La paziente aveva presentato una sola puntata febbrile il 18 febbraio scorso ed era risultata positiva al tampone, effettuato il 22 successivo.
Poiché durante il ricovero la signora è stata asintomatica e vive in abitazione singola, sono già stati attivati i servizi territoriali competenti per l’attivazione dell’isolamento domiciliare fiduciario di 14 giorni con inizio considerato dal 22 febbraio.

Avis Veneto e Casa di cura “Giovanni XXIII” per la rinascita di Arquata del Tronto

 

Ad agosto 2016 il terremoto che ha devastato il paese. Ad aprile 2018 la posa della prima pietra. Il 24 gennaio 2020 l’inaugurazione del nuovo poliambulatorio, grazie a una raccolta fondi Avis nazionale, ad alcune realtà associative e a privati.

 

È stato realizzato in meno di due anni, con un grande supporto veneto e trevigiano, il nuovo poliambulatorio di Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Una parte della cifra raccolta e impiegata per la nuova costruzione viene, infatti, dalle Avis del Veneto e un altro importante contributo da proventi di mammografie ed esami diagnostici effettuati durante i mesi della prevenzione del tumore al seno alla Casa di cura Giovanni XXIII di Monastier (partner di Avis regionale Veneto nella raccolta fondi anche grazie ad un’idea del periodico avisino “Dono&Vita”). Il nuovo servizio sorge sui resti dell’ex “casa dei dottori” con il nome “Centro socio sanitario Assieme”, a dimostrare la forza della solidarietà laddove non arriva lo Stato.

 

Un servizio essenziale per la popolazione rimasta senza nulla dopo il sisma e per i turisti che, a poco a poco, stanno tornando nei parchi naturali della zona, rimettendo in moto un’economia profondamente ferita. In un paese “fantasma”, dove la popolazione vive ancora nelle casette prefabbricate e le rovine sono ovunque, il poliambulatorio, come il centro ricreativo costruito e donato dagli Alpini nel 2019, sono il simbolo della ripresa.

 

La struttura antisismica è tutta in legno e materiali naturali, progettata dallo studio Archdoc Orsini-Calvelli e composta da quattro ambulatori. Vi saranno eseguiti, in particolare, visite ed esami cardiologici, ginecologici e pediatrici.

 

Al taglio del nastro era presente una delegazione dell’Avis regionale Veneto e della Giovanni XXIII che hanno stretto un forte legame con gli amici di Arquata e con il medico di base del luogo, Italo Paolini. Presenti, tra gli altri l’ex presidente Avis regionale Gino Foffano, la presidente di Avis provinciale Treviso Vanda Pradal, il donatore-ciclista trevigiano che quest’estate ha raggiunto Arquata in bici Marco Toppan e il medico radiologo alla Casa di Cura, nonché consigliere Avis che ha fatto da “collettore” tra le due realtà, Bernardino Spaliviero.

 

“L’emergenza non è mai finita e basta vedere come viviamo per capirlo – spiega il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci. – In quattro anni il nostro territorio ha avuto quattro commissari diversi per la ricostruzione. E siamo ancora così. Il poliambulatorio è uno strumento per rispondere alle necessità dei cittadini comuni e alle esigenze quotidiane che, a livello sanitario, non possono essere ignorate”.

 

Il presidente Avis nazionale, dott. Gianpietro Briola: “Oggi è una giornata di gioia per tutti, per Avis e per i donatori di sangue. Il nostro impegno e il nostro lavoro è sempre rivolto alla salute e ai valori condivisi per la società in cui viviamo. Questo poliambulatorio è il simbolo della speranza per chi vuole continuare a vivere dove ha le proprie radici”.

“L’iniziativa regionale che da molti anni porta con successo spettacoli ed eventi gioiosi nel nostro territorio, compresi i Comuni più piccoli, quest’anno entra anche in numerosi ospedali del Veneto, per regalare, attraverso la musica, momenti di serenità e di conforto a chi ne ha più bisogno. Insieme alla collega alla sanità, Manuela Lanzarin, abbiamo accolto con grande favore la proposta di Arteven di estendere alle strutture sanitarie il collaudato progetto di Natale con un sorriso, considerandolo un modo originale e rispettoso per esprimere vicinanza alle persone ricoverate e ai loro familiari, per dire grazie al personale medico e a quanti operano in queste strutture”.    

Così l’assessore alla cultura della Regione del Veneto, Cristiano Corazzari, ha presentato stamane a Venezia, l’edizione 2019 delle due rassegne di spettacoli dal vivo organizzate da Arteven, denominate Natale con un sorriso e Viaggio nella musica, la medicina dello spirito, che si terranno fino al prossimo 6 gennaio in 42 Comuni e in 21 strutture sanitarie del Veneto.

 

Gli spettacoli proposti spaziano dal teatro di prosa a tema natalizio all’operetta, dalle marionette alla danza e alla musica di vario genere, con concerti d’orchestra e di cori. 

 

“Lo spettacolo dal vivo è un momento di aggregazione culturale e sociale di grande valore – ha aggiunto l’assessore –, uno strumento prezioso di coesione e solidarietà, rafforzato in questo caso dallo spirito natalizio, che vogliamo diffondere negli spazi messi a disposizione da piccoli e grandi Comuni e dalle Aziende sanitarie del Veneto”. 

 

In una nota, l’assessore regionale alla sanità e al sociale, Manuela Lanzarin, sottolinea come “il primo compito del sistema sanitario è curare, nel migliore dei modi possibili, chi soffre. Ma tutti – aggiunge Lanzarin – sperimentiamo che la salute non è solo un dato meramente fisico, bensì coinvolge tutto il nostro essere. Porte aperte, quindi, nei nostri ospedali a quelle realtà associative e a quei volontari che offrono cuore, empatia e arte per regalare un sorriso a chi sta vivendo una fase difficile della propria vita e a chi lotta ogni giorno per vincere dolore e malattia”.

 

Corazzari ha ringraziato Massimo Zuin e Pierluca Donin, presidente e direttore di Arteven, che celebra quest’anno i 40 anni di attività, definendo l’associazione “l’insostituibile braccio operativo della Regione” nella promozione e organizzazione capillare in tutto il territorio delle diverse discipline dello spettacolo, dal teatro alla danza, dal circo alla musica. 

 

“La collaborazione con la Regione Veneto continua da molti anni a conferma dell’ottima sintonia che si è instaurata nel tempo – ha dichiarato Zuin –, e oggi siamo particolarmente orgogliosi di poterla testimoniare anche attraverso eventi che raccontano il valore sociale del nostro lavoro, portando spettacoli sia nelle corsie d’ospedale che nelle località più piccole del Veneto”.

 

Donin ha invece riportato i numeri che raccontano i quarant’anni di attività dell’associazione: “Abbiamo portato in scena oltre 30 mila spettacoli visti da oltre 7,5 milioni di spettatori. La rete di teatri di Arteven è la più grande d’Europa e il nostro circuito multidisciplinare è un organismo vivente del territorio, che si occupa anche della promozione e della creazione di nuovi spettatori e pubblici”.

 

Il coordinatore artistico, Giorgio Pavan, infine, ha parlato di “binomio virtuoso di cultura e sanità che solo la Regione del Veneto è in grado di offrire”. 

“La Regione ha assunto, assume e assumerà tutti i medici e il personale che ne abbia i titoli e voglia cimentarsi in un sistema sanitario di eccellenza. La battaglia contro la carenza di medici che attanaglia tutta Italia a causa di scelte nazionali storicamente sbagliate continua, con gli strumenti ordinari e anche con quelli straordinari. Alla prima categoria si aggiungono i concorsi che, entro fine anno, Azienda Zero espleterà per 356 nuovi posti per medici e 137 per il personale del comparto”.

Così il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta la nuova “raffica” di concorsi di cui ha dato notizia Azienda Zero.

 

“Mi auguro che nessuno si azzardi più a dire che la Regione non vuole assumere – prosegue Zaia – perché questa è la grande madre di tutte le fake news. So bene – aggiunge – che il personale in servizio sta schiacciando l’acceleratore fino al fondo, e di questo sono grato a tutti, ma mi auguro che quanto prima le tante azioni che abbiamo messo in moto abbiano effetto”.

 

 “A fianco delle procedure ordinarie come questa, con numeri assolutamente significativi – aggiunge Zaia – stiamo portando avanti quelle straordinarie, come i 500 giovani medici laureati e abilitati ma non ancora specializzati che inseriremo formandoli in collaborazione con le Università; come l’inserimento negli ospedali degli specializzandi dal terzo anno di cui stiamo ragionando con gli Atenei; come il ritorno in servizio di medici pensionati che hanno lasciato il lavoro con dispiacere e ancora in piena efficienza e sono pronti a ridare un loro contributo”.

 

“Da ultimo, ma non ultimo – prosegue Zaia – ricordo che dal 26 settembre il Governo e il Ministero della Salute hanno sul tavolo una proposta organica per affrontare il problema, elaborata dal Veneto e approvata all’unanimità dalle Regioni italiane. Sono 16 punti concreti e realizzabili in fretta, tra i quali anche la possibilità per le Regioni con i conti in ordine, o che abbiano migliorato il loro conto economico negli ultimi tre anni e siano in regola con i Lea e con il DM 70, di erogare incentivi economici  mirati. Per ora senza risultato”.

 

“Oggi in Parlamento – conclude Zaia – ci sono depositati migliaia di emendamenti sulla finanziaria. Per affrontare e probabilmente risolvere il problema nazionale della carenza di medici ne basterebbero sedici, tanti quali le proposte delle Regioni al Governo”.

 

Il Documento a cui si riferisce Zaia, dal titolo “Proposte Riguardanti la Carenza di Medici Specialisti e la Valorizzazione delle Professioni Sanitarie non Dirigenziali” si compone di una premessa e di sedici punti, specifici e ampiamente argomentati, relativi a cinque diversi ambiti d’intervento:

  • Interventi inerenti l’Accesso al Lavoro nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
  • Interventi per rendere la Formazione più Vicina alle Mutate Esigenze del SSN.
  • Interventi per Valorizzare e Rendere Maggiormente Attrattivo il lavoro all’Interno del SSN.
  • Interventi per Migliorare la Programmazione Futura dei Professionisti del SSN.
  • Interventi di Armonizzazione agli Standard e ai riferimenti Europei in Materia di Tempi e Funzioni.

Il Signore delle Cime cantato insieme dal Coro Stella Alpina diretto dal Maestro Diego Basso, il Coro Ana di Oderzo diretto dal Maestro Claudio Provedel e da Francesca Gallo per aiutare a far nascere i bambini in Sierra Leone. 

 

La celebre canzone di Bepi De Marzi farà parte del repertorio del concerto benefico che si terrà domani sera – 9 novembre alle 20.45 – in Chiesa Votiva a Treviso.

 

L’intero ricavato servirà per costruire il secondo punto nascite in Sierra Leone dell’associazione trevigiana Around Us Onlus dove operano  Padre Maurizio Boa di Badoere, Padre Mario Zarantonello e Padre Gianni Zanni dell’Ordine dei Giuseppini del Murialdo.

 

 

Donati 1000 euro dalla De’ Longhi Treviso Basket

Per il progetto sono già stati donati 1000 euro dai tifosi della De’ Longhi Treviso Basket. L’assegno è stato consegnato nei giorni scorsi, durante la presentazione del concerto a Palazzo Rinaldi da parte del Presidente del Consorzio Universo Treviso Roberto Rizzo. 

 

È il provento della vendita delle magliette al Palaverde e dall’asta benefica che si è tenuta lo scorso giugno durante la festa dopo l’approdo in A1.  

 

 

Il progetto in Sierra Leone

Il luogo dove verrà costruito il punto nascite era un vecchio aeroporto militare di Waterloo che poi è diventato un campo profughi. Lì Padre Maurizio Boa di Badoere ha dato vita alla sua parrocchia e alla realizzazione di un piccolo ospedale al quale manca un punto nascite. C’è dunque già lo stabile è necessario dotarlo della strumentazione necessaria per fare in modo che i medici locali e le ostetriche della Caritas riescano ad operare.

 

“Un grazie di cuore al parroco della Chiesa Votiva Don Paolo Pigozzo e al signor Daniele che ci hanno dato subito la disponibilità ad accogliere questo evento” ha detto Emanuela Calvani Vice Presidente di Around. “E un ringraziamento particolare, va ai tifosi della De’ Longhi Treviso Basket e al Consorzio Universo Treviso e a tutti i membri dei cori e a Francesca Gallo che hanno deciso di regalare un sabato sera, sottraendolo alle proprie famiglie, per fare in modo che altre famiglie si formino vedendo nascere i propri bambini”.

 

 


Around Us è presieduta dal dottor Massimo Dal Bianco (primario di Urologia all’ospedale di Padova). Nel corso degli anni ha contribuito a dare dignità e vita alla popolazione africana ridotta allo stremo dalla fame, dalle guerre e dall’epidemia di Ebola che ha fatto oltre 10 mila vittime. Ha costruito tre scuole primarie, una scuola superiore, ha contribuito per la costruzione di una chiesa, di un ambulatorio punto nascite, di tre pozzi, due magazzini per i prodotti agricoli, due mulini per la lavorazione del riso, e poi, cosa molto nobile, iniziato le missioni mediche con personale sanitario che dal Veneto va 4 volte all’anno, durante le proprie ferie, a curare gli ammalati sierraleonesi. I medici e gli infermieri, tutti volontari, alloggiano in stanze collocate all’interno degli ospedali e appositamente sistemate per ospitare i sanitari. Around Us, fa inoltre assistenza per la malnutrizione dei bambini, aiuta economicamente delle case famiglia e porta avanti un progetto di sport con fine riabilitativo e di integrazione per ragazzi che coinvolti nelle guerre per i diamanti, sono amputati di braccia o gambe. Alcuni di loro, amputati, si sono laureati di recente a Ca Foscari a Venezia.

Mentre per lo Stella Maris è stato raggiunto un accordo sindacale con la cooperativa Codess Sociale sul cambio di proprietà, la situazione all’IRCCS resta tesa, con Fp Cgil e Cisl Fp che hanno indetto lo stato di agitazione dei lavoratori e chiesto un incontro al Prefetto.

 

Ad oggi gli acquirenti, ovvero le Suore Mantellate – dichiarano Giancarlo Da Lio della Cgil e Carlo Alzetta della Cisl – non hanno ancora provveduto a comunicare e formalizzare alle Organizzazioni Sindacali il subentro della nuova società come previsto dalle norme: permane l’incertezza riguardo ai posti di lavoro e la salvaguardia di tutti gli accordi sindacali vigenti oltre a non sapere quale piano industriale intendano attuare i nuovi proprietari.

 

Anche a una nostra formale richiesta di incontro non abbiamo ricevuto risposta. Questo comportamento da parte della nuova proprietà sta creando un clima di tensione e preoccupazione tra i lavoratori con ripercussioni nei confronti dei cittadini che fruiscono dei servizi.

 

Per questi motivi abbiamo ritenuto necessario proclamare lo stato di agitazione richiedere l’attivazione del tavolo di conciliazione in Prefettura.
È chiaro – concludono – che se non avremo risposte dalla nuova proprietà intensificheremo le azioni di lotta.

Passare un giorno intero al pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo è come transitare per uno dei gironi dell’inferno dantesco.

 

I pazienti, si fa per dire, sono costretti a soggiornare su delle sedie scomode mediamente per otto ore prima di essere visti dal medico di turno.

 

C’è di tutto: dall’extra comunitario che, non parlando la nostra lingua, non sa cosa fare e come spiegarsi, all’anziano signore che gira per il locale con tanto di borsa con il catetere in mano.

 

Gente che protesta, gente che si arrabbia e che finisce per assalire i poveri infermieri che colpa di tutto questo non ne hanno certamente.

 

Il tutto poi deve essere gestito da due soli medici. Nella giornata di ieri, per esempio, in servizio ce ne erano solo due, che pur essendo in gamba, non riescono a gestire la fiumana di pazienti che quotidianamente affluisce al pronto soccorso.

 

È una cosa indecorosa, ma la colpa di tutto non è né dei medici né degli infermieri, ma esclusivamente dell’organizzazione che latita e della ormai cronica mancanza di personale.

 

Un ospedale come quello di Mestre non può e non deve essere lasciato in carenza di personale sanitario, è ora quindi che la Regione e la Direzione dell’ospedale intervengano e pongano riparo a questa indecorosa situazione.

“Si può solo immaginare come si possa essere sentita la signora Elena quando ha capito che era tornata a camminare dopo una frattura di femore a 104 anni. È una notizia che dovrebbe fare il giro del mondo, perché il futuro della medicina è almeno in parte inesplorato e il primario Enrico Sartorello e la sua equipe hanno acceso una nuova luce su questo domani”.

 

Con queste parole, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, commenta l’eccezionale intervento realizzato all’Ospedale Sant’Antonio di Padova su un’anziana di 104 anni, che non sarebbe stata operabile nelle modalità tradizionali.

 

“In tante altre parti del mondo, di fronte al quadro complessivo della paziente si sarebbero fermati – dice Zaia – ma a Padova, com’è consuetudine nella sanità veneta, no. Sartorello e i suoi sono andati oltre, hanno sfruttato i progressi delle tecniche operatorie, lo studio di nuovi materiali, le migliori pratiche delle Scuole ortopediche, i progressi anestesiologici la disponibilità di nuovi farmaci, e raggiunto l’obbiettivo”.

 

Bravi e coraggiosi – conclude Zaia – al Sant’Antonio hanno confermato l’approccio mentale e clinico che rende grandi i nostri medici e la sanità veneta: non arrendersi mai, fare tutto il possibile per affrontare e risolvere le difficoltà, per quanto elevate esse siano, non arrendendosi mai, nemmeno di fronte all’apparentemente impossibile”.

 

 

Photo Credits: Ansa.it

l Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sarà domani, martedì 18 dicembre 2018, alle ore 11.00, all’Ospedale San Camillo di Treviso, per due importanti inaugurazioni tecnologiche e strutturali.
Si tratta di una modernissima Tomografia Computerizzata con sistema Revolution Gsi a 128 strati, che permette di realizzare qualsiasi tipo di indagine usando dosi di raggi X molto inferiori rispetto alle tecnologie precedenti; e dei lavori con i quali sono stati ristrutturati i locali del Servizio di Radiologia.
Complessivamente, l’investimento è stato di 950 mila euro.

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