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Se ne è andato il più bello di sempre

2 minuti di lettura

Si è spento serenamente Alain Delon, l’attore francese considerato, a ragione, l’uomo più bello della sua epoca. Aveva 88 anni e un amore incondizionato per i cani

Circondato dai suoi familiari e dal suo cane Loubo, se ne è andato Alain Delon. Nato l‘8 novembre del 1935 a Sceaux nell’Alta Senna, aveva preso la cittadinanza svizzera negli anni ’90. Da tempo si era ritirato nella tenuta di Douchy (sulla Loira).

Lì aveva sepolto i suoi cani, forse più di 45, e lì verrà sepolto nella cappella funebre insieme a chi vorrà ritrovarlo, un’ultima volta, così aveva detto recentemente. Già da tempo si era ritirato dalle scene e si preparava all’atto finale della vita.

Dopo anni turbolenti, era tornato al teatro dividendo la scena con l’ex compagna Mireille Darc e la giovane figlia Anouchka. Si era riconciliato con il primogenito Anthony e aveva regalato agli amici la maggior parte degli oggetti di valore che aveva accumulato.

Figlio del piccolo proprietario di un cinema di provincia e di una farmacista, era stato abbandonato dai genitori divorziati quando aveva quattro anni. Dato in affidamento, era cresciuto ribelle, insofferente della disciplina e alla famiglia della madre.

A 17 anni si era arruolato, prima del tempo, in marina, con una ferma prolungata a cinque anni perché quasi la metà l’aveva trascorsa in cella di rigore. Una volta congedato, nel 1956, ha vissuto a Parigi , facendo mille mestieri e mille avventure pericolose.

Lo hanno salvato una giovane attrice (Brigitte Auber) e l’incontro occasionale con Jean-Claude Brialy che, colpito dalla sua bellezza, lo invita al Festival di Cannes e lo incoraggia a tentare la carriera del cinema.

Invece lui si trasferisce a Roma trovando ospitalità dal fotografo Gian Paolo Barbieri. Poi torna a Parigi e accetta la proposta di Yves Allegret che lo sceglie per “Godot” con Edwige Feuillière e lo propone poi a suo fratello Marc per “Fatti bella e taci”.

Era il 1958 e su quel set il giovane attore incontra Mylène Demongeot, la rivale di Brigitte Bardot, e il suo amico ed eterno rivale, Jean-Paul Belmondo. Inizia a farsi conoscere con ruoli in film molto leggeri. Poi si lega a Romy Schneider, conosciuta due anni prima sul set di “L’amante pura”. Insieme i due conquistano in breve tempo Parigi, la Francia, il cinema, la notorietà.

Tornato in Italia, grazie a Luchino Visconti in “Rocco e i suoi fratelli”, trova la vera fama. Poi ci sarà Michelangelo Antonioni (“L’eclisse”, 1962) e “Il Gattopardo” (Palma d’oro a Cannes nel 1963). Nello stesso anno, Jean Gabin lo dirige in “Colpo grosso al casinò”.

La lista dei suoi film è lunghissima. Attore poliedrico, dal fisico atletico, lavoratore frenetico (più di 80 film come attore, 30 come produttore, due come regista), Delon conserva però una segreta passione per il cinema d’autore con incursioni memorabili come “La prima notte di quiete” di Valerio Zurlini (1972), “Mr. Klein” di Joseph Losey (1976), “Un amore di Swann” di Volker Schlondorff (1984), “Nouvelle Vague” di Jean-Luc Godard (1990).

L’amore per gli animali

“Tutta la mia vita è lì, nelle tombe dei miei cani” aveva detto recentemente Alain Delon. Nella sua tenuta riposano circa 50 cani, ciascuno con la sua lapide, con il suo nome. Un luogo dove lui stesso ha chiesto di essere sepolto.

Condivideva la sua passione per gli animali con Brigitte Bardot e come lei aveva la casa piena di quattro zampe. Solo alla fine, aveva con se un unico cane, per non lasciare soli i suoi animali, aveva con se solo uno, anziano come lui.

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