Da buon veneziano il Sior Pare ha sempre amato camminare, ma con l’età, la pigrizia e il vederci sempre meno aveva perso questa buona abitudine. Dopo l’ennesimo ultimatum del medico però aveva ricominciato a muoversi. Inizialmente in compagnia e poi sempre più in maniera autonoma.
Dal piccolo giro dell’isolato, pian piano il Sior Pare ha iniziato ad allungare sempre di più il suo percorso, arrivando anche a passeggiare per chilometri. Ovviamente rimane il divieto assoluto di attraversare la strada principale, teatro di incidenti continui per la velocità sempre esagerata che tengono le auto, moto e monopattini.
Una volta presa la mano, anzi la gamba, eccolo quindi prendere il suo bel bastone, mettersi il cappellino e partire. Di media ci impiega una quarantina di minuti, a volte di più. Ma sempre con una serie di divieti precisi. Oltre a non attraversare la strada deve stare attento alle macchine elettriche che non fanno rumore, non andare in giro nelle ore più calde né quando fuori è buio. Per un ipovedente la sera diventa ancora più pericolosa.
Capita così una sera di metà settembre sulle 19 che sento il cancello aprirsi. Io abito nell’appartamento sopra al suo per cui, soprattutto d’estate con le finestre aperte, lo si sente subito. Mi affaccio alla finestra e gli dico:
- “Sior Pare, dove stai andando a quest’ora?“
- “So drìo ‘ndar a far un giro (Sto andando a fare un giro)”
- “A ‘sta ora?!?!? Sono le 7 e mezza!“
- “Cussì tardi?? Beh, ormai so fora, fasso soeo el giro dell’isolato dopo torno. (Così tardi?? Beh, ormai sono fuori, faccio solo il giro dell’isolato e dopo torno a casa)”
- “Me raccomando, che tra un po’ fa buio“
Una delle prime regole con il Sior Pare è sempre esagerare con gli orari. Lui indossa sempre l’orologio ma non riesce a leggerlo. Io mi rimetto tranquilla a lavorare e intanto il tempo passa. Mezzora, un’ora e niente. Il Sior Pare non torna. Ormai fuori è buio e sono già le 20 30.
Che si sia perso? Ogni tanto è successo e con così poca luce è un attimo. Mi cambio, prendo le chiavi della macchina e scendo per cercarlo. Incrocio il nostro vicino di casa e gli chiedo se per caso ha visto il Sior Pare e di avvisarmi se lo vede. Nemmeno il tempo di salire in macchina e mi chiama indietro. Sta arrivando con la sua calma olimpica.
Io lo aspetto, lo guardo. Alla sera ormai fa fresco, e lui ha passato l’estate a uscire con la giacca leggera. È in camicetta a maniche corte. Io con la felpa.
- “Alla faccia dell’isolato Sior Pare, dove eri finito?“
- “Ciò, me annoiavo e me so fato un bel giretto... (eh, mi annoiavo e mi sono fatto un bel giretto)”
- “Ma se ti avevo anche detto che era tardi e stava per far scuro! E poi, pure in camicetta con sto freddo?“
- “Ciò, mi so tuto sueà! (Eh, io sono tutto sudato!)”
- “Ma avevi detto che facevi solo l’isolato!! Non puoi andare in giro così, è più di un’ora che sei fuori!“
Con ancora un diavolo per capello rientriamo in casa, è ora di cucinare e lui è già in ritardo per prendere le medicine. Io mi metto ai fornelli tutta furiosa, lui inizia il suo lentissimo rituale pre cena. Va in bagno, torna in cucina, apre il cassetto dei farmaci, li tira fuori, prende una bottiglia di acqua, si siede, prende le medicine. Poi si rialza, rimette tutto a posto, torna in bagno e (se va bene) dopo una mezz’ora è pronto per sedersi a tavola.
- “Ma, XHNRBFOSPKL, non ti sei accorto che era già così buio?“
- ” E cossa ghe ne sogio mi, gera già scuro co so andà fora, gavevo su i ociai da sol!” (E cosa ne so io, era già scuro quando sono andato fuori, avevo su gli occhiali da sole!)
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