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La domenica degli eroi

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Il traditore della patria di ieri è diventato l’eroe di oggi. Non aver raggiunto il team immediatamente aveva messo il bollino nero sulla fronte di Jannik Sinner reo – secondo alcuni – di privilegiare gli interessi personali a quelli della nazionale italiana di tennis e di essere poco “azzurro”. A poche ore da un successo storico, ovvero la conquista della Coppa Davis dopo “solamente” 47 anni, salgono tutti sul carro dei vincenti. E Jannik Sinner mette a tacere chiunque con il tricolore in mano e la sua abituale semplicità: “Io sono italiano”.

MALAGA – L’Italia intera si riscopre amante della racchetta da tennis. In milioni ieri, domenica 26 novembre 2023, data che resterà nella storia dello sport nazionale, hanno passato il pomeriggio incollati a uno schermo tv. In palio l’insalatiera conquistata una sola volta, 47 anni fa, da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli.

Se l’Italia intera si riscopre amante della racchetta, una buona parte impara – forse per la prima volta – che il tennis, nell’immaginario collettivo sport individuale, è anche uno sport di squadra. E che squadra!

Lo spiega in poche parole Jannik Sinner, accolto dal boato del pubblico al momento delle premiazioni. Tutti bravissimi, ma il suo recupero incredibile su Novak Djokovic, il doppio con Sonego, la “suonata” finale ad Alex De Minaur raccontano di un leader di 22 anni che ha parole buone per tutti, a partire dal team aussie, che ringrazia ai microfoni degli organizzatori.

Ci divertiamo con poco, ci basta stare insieme, facciamo gruppo di più in momenti così fuori dal campo. Qui ci sono cinque ragazzi, ma dietro ci sono allenatori, staff, dottori e medici che con questi ragazzi stanno dalla mattina alla sera. Questa è la vittoria di un sistema“.

Fare squadra dentro e fuori dal campo, il segreto di un successo storico

Cominciamo da chi in squadra non c’era, causa problemi fisici, ma che ha fatto squadra più di tutti, sostenendo, incitando, abbracciando, consolando: Matteo Berrettini. “È stato molto importante per noi, per tutti noi. Ci ha dato molte energie positive. Ieri eravamo a un punto dalla sconfitta, oggi siamo qui a festeggiare. Non possiamo che essere felicissimi“.

Il campione lo vedi anche e soprattutto nei momenti di difficoltà. Poteva starsene in divano, ha scelto di andare a tifare per i suoi compagni. È stato chiamato da Filippo Volandri sul podio ma poi, al momento della consegna dell’Insalatiera, si è ritirato silenziosamente lasciando il trionfo ad Arnaldi, Musetti, Bolelli, Sinner, Sonego e il capitano.

Felicissimi Lorenzo Musettioggi Jannik e Matteo sono stati straordinari” e Simone Bolelliè la più grande emozione della mia carriera. Non ho giocato questi giorni ma sono felice di essere parte di questa squadra“.

Una squadra e un capitano criticati fino a pochi mesi fa, per l’eliminazione quasi sfiorata a settembre a Bologna e per le scelte dei giocatori da parte di Volandri, come ha sottolineato anche ieri il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel Angelo Binaghi. Che si è fidato, “anche se non ero molto d’accordo” e ha fatto bene, visto l’epilogo della storia.

Grazie ai tifosi, anche agli australiani. Con questo nuovo formato è un po’ diverso, significa tanto che ci siano così tanti spettatori, di nazioni che non sono coinvolte” ha continuato Sinner in campo prima della premiazione. Ma sono le sue parole in conferenza stampa a toccare il cuore di tutti: “Domani è un giorno importante per Tathiana Garbin, speriamo che questa vittoria possa darle forza, siamo tutti con lei. Qui si parla di vincere la Davis, ma quello che conta nella vita è altro” ha detto l’azzurro, il pensiero rivolto al capitano della Billie Jean King Cup (la Davis femminile) Tathiana Garbin, che dovrà sottoporsi al secondo intervento per trattare un raro tumore. 

Un discorso a parte va fatto per Matteo Arnaldi. Un anno fa, ha perso tutte e tre le partite nel girone delle Next Gen Finals a Milano. Tre giorni fa, esce sconfitto sul filo di lana dall’incontro con l’olandese Van de Zandschulp. Poi scende in campo contro Popyrin nella prima partita della finale, sbaglia tantissimo ma non molla mai. Tanto da annullare 12 palle break all’australiano e conquistare il primo punto – importantissimo – per l’Italia. “È pazzesco, ci supportiamo tutti in questo gruppo e penso che l’avete visto” commenta Arnaldi, dopo il pianto liberatorio in campo.

Punto importantissimo perché, stanco o sfinito che fosse, reduce dallo scontro epocale con Djokovic, il doppio con Sonego che ha definitivamente eliminato la Serbia, dopo il successo di Arnaldi tutti eravamo certi che con Jannik Sinner l’insalatiera fosse già italiana.

Infine, Lorenzo Sonego, il gemello del doppio targato Sin&Son, l’hooligan degli spalti quando in campo ci sono i compagni: “Grazie a tutti loro. È un momento emozionante per me, per questa squadra“.

Facciamo chiudere a Filippo Volandri, che ho visto giocare proprio in Coppa Davis a Montecatini: “Sono grato a tutti questi ragazzi, e grazie ai tifosi, all’Italia che ci ha sostenuto. Abbiamo vinto come una famiglia. Non abbiamo ancora pensato a come festeggiare“.

Poi salta fuori che il cerimoniere della festa, designato dai compagni, altri non è che il ragazzo timido, introverso, poco italiano, individualista. Quello che ieri non la smetteva più di parlare, abbracciare, sorridere. Come dire che più d’uno, in un passato prossimo nemmeno tanto lontano, ha visto davvero tutto un altro film.

E quindi grazie Jannik, Matteo, Lorenzo2, Simone, Filippo. Se a ogni vittoria “Il cielo era sempre più blu”, facciamo che il “Don’t stop me now” della premiazione continui per molti anni ancora. cricol

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