Nel silenzio inquietante che segue l’ennesima terrificante raffica di armi da fuoco, tra i resti carbonizzati di un kibbutz un tempo pacifico vicino al confine di Gaza, giace un emblema di innocenza: un bambino, trovato da solo nel Kibbutz Kfar Aza, i cui genitori potrebbero essere stati rapiti da Hamas.
I terroristi di Hamas si infiltrano in una base dell’IDF nel distretto meridionale di Israele, interrompendo il contatto con i soldati di stanza lì, instillando un silenzio agghiacciante che riverbera la minaccia di un nemico inflessibile.
Nella città di confine di Sderot, la crisi assume un significato senza precedenti. Shoval Kahlon, un residente, racconta nei dettagli una storia straziante in cui i terroristi di Hamas camminano impunemente, bussano alle porte ed il motivo della loro presenza si rivela quando i residenti, aspettandosi di trovare truppe dell’IDF, aprono involontariamente le loro porte ai terroristi che li prendono in ostaggio.

Le grida dei bambini per i genitori scomparsi, il silenzio dei soldati sotto assedio ed i razzi che esplodono davanti agli asili e ai supermercati di Sderot, rievocano gli indicibili orrori di un conflitto che non conosce confini, una vivida testimonianza della sfrenata brutalità e spietatezza dell’aggressione di Hamas e dell’invasione senza precedenti contro Israele.
Ogni razzo lanciato, ogni vita rivendicata e ogni famiglia rimpatriata sottolinea l’urgente necessità per Israele, e per il mondo, di rivalutare e rispondere alla crisi in corso con fermezza.
Hamas e i suoi alleati non hanno solo violato il diritto internazionale, ma hanno calpestato l’essenza stessa dell’umanità, dando inizio a un’era di oscurità in questo cinquantesimo anniversario della guerra dello Yom Kippur.
Già da qualche mese taluni intellettuali israeliani invitavano Israele a liberarsi della minaccia di Hamas disarmandolo, proibendone il riarmo.
Le immagini del terrore scatenato sulle vite innocenti degli israeliani invadono incessantemente gli schermi televisivi. Il mondo è stato testimone della resilienza del popolo ebraico. Oggi, mentre la guerra esplode alle porte di Israele, quella resistenza viene nuovamente richiamata – non per scelta, ma per necessità. Israele non combatte per la conquista, ma per la sopravvivenza; non per il dominio, ma per il diritto di esistere.
Hamas non ha solo scatenato una guerra; ha dichiarato un assedio aperto allo Stato ebraico. Le scene strazianti che si verificano nelle città centrali di Israele, mentre i terroristi si riversano nelle strade e piovono razzi, decine di israeliani uccisi, dozzine rapiti e centinaia mutilati, evidenziano un imperativo urgente: è giunto il momento per Israele di intraprendere un’azione forte contro Hamas in Gaza. Il mondo osserva in un silenzio attonito gli orrori che si svelano ad ogni momento che passa. Ogni razzo lanciato è una testimonianza dell’impegno irremovibile per la distruzione di Israele. Ogni atto terroristico sottolinea l’urgente necessità di una risposta diretta e inequivocabile, libera dalle considerazioni prevalenti del consenso internazionale. L’azione di Israele non nasce da una scelta, ma da un imperativo esistenziale.
La situazione attuale non è solo un atto di terrorismo: è un’invasione, un massacro orchestrato che brilla del sinistro bagliore di un intento genocida. L’appello di Mohammad Deif per una guerra araba totale contro Israele trascina il Medio Oriente sull’orlo della catastrofe, resuscitando le ombre minacciose di conflitti storici. La risposta di Israele, quindi, non può essere impantanata in mezze misure e azioni limitate. La rioccupazione della Striscia di Gaza emerge non come una scelta ma come un imperativo. Hamas e la Jihad islamica, entità nutrite da un’insaziabile sete di distruzione israeliana, devono essere sradicate: finché prenderanno fiato, lo spettro dell’annientamento incombe su ogni bambino, donna e uomo israeliano.
La considerazione di Israele di stroncare la leadership di Hamas e di sciogliere la sua organizzazione non nasce da una sete di vendetta, ma da una necessità strategica e legale. È radicato nell’obiettivo di neutralizzare una minaccia esistenziale, di mettere a tacere le armi e di smantellare l’edificio ideologico che alimenta un’incessante campagna di terrore.
Questa non è una decisione presa alla leggera, ma è resa necessaria dalla natura in evoluzione della minaccia. Esistono ragioni dettagliate a favore di un intervento militare globale contro Hamas, ragioni che vanno oltre la necessità di rispondere alla spregevole invasione lanciata da Gaza.
Lo statuto di Hamas richiede inequivocabilmente la distruzione dello Stato di Israele. I loro atti di aggressione non si limitano a scaramucce o controversie sui confini, ma rappresentano una minaccia esistenziale fondamentale per Israele e i suoi cittadini. Nel corso degli anni, Hamas ha potenziato significativamente le sue capacità militari, accumulando migliaia di razzi, molti dei quali possono raggiungere le principali città di Israele. I recenti bombardamenti sui centri civili sottolineano la portata di questa minaccia.
Hamas ha costruito un’intricata rete di tunnel utilizzati per contrabbandare armi, lanciare attacchi e infiltrarsi in Israele. Le recenti invasioni testimoniano l’efficacia e la pericolosità di questi tunnel.Hamas ha posizionato in modo coerente e strategico le sue infrastrutture militari all’interno di aree civili vicino a scuole, ospedali e case. Questa strategia non solo mette a rischio i civili palestinesi, ma complica gli sforzi di Israele per neutralizzare le minacce.
La storia ha dimostrato che Hamas non ha onorato gli accordi di cessate il fuoco, ma sfrutta i periodi di calma per riorganizzarsi e riarmarsi, solo per rinnovare le ostilità con maggiore vigore. Le azioni e le alleanze di Hamas, in particolare con l’Iran, contribuiscono a una più ampia instabilità regionale. Affrontare la minaccia di Hamas può contribuire a creare un Medio Oriente più stabile.
Ogni Stato ha il dovere primario di proteggere i propri cittadini. Con la crescente aggressività di Hamas e la sua capacità di colpire in profondità all’interno di Israele, l’azione militare diventa una questione di sicurezza nazionale e di protezione civile. Il dominio di Hamas a Gaza è uno degli ostacoli più significativi a una pace duratura tra israeliani e palestinesi. Rimuovendo questo elemento estremista, si potrebbe aprire la porta all’emergere di voci più moderate. Ogni atto di aggressione da parte di Gaza non è un isolato episodio di terrorismo, ma un duro promemoria di una guerra ideologica ed esistenziale intrapresa contro l’esistenza stessa di Israele. Per mitigare questa minaccia persistente, neutralizzare Hamas diventa un obiettivo essenziale, anche se complesso. L’intricata infrastruttura militare e sociale dell’organizzazione, radicata in profondità negli habitat civili, rende la sfida ancor più complessa. Mentre la guerra dovrebbe sempre essere l’ultima risorsa, Israele ora si trova ad affrontare una situazione in cui è necessaria un’azione decisiva per salvaguardare il suo futuro e aprire la strada a un Medio Oriente più stabile e pacifico.

Il Generale di Corpo d’Armata Nicola Gelao ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella; l’Accademia Militare di MODENA; la Scuola di Applicazione di TORINO; la Scuola di Guerra di CIVITAVECCHIA; la “Escuela de Estado Mayor” dell’Esercito spagnolo e il Centro Alti Studi per la Difesa, per la frequenza del Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze. Ha conseguito la Laurea in “Scienze Strategiche”, la Laurea in “Scienze Internazionali e Diplomatiche” ed il Master in “Peace Keeping and Security Studies”.
Tra gli incarichi svolti nel corso della sua carriera, quelli di maggior rilevanza sono quelli di Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv (Israele), Comandante della Brigata Artiglieria a Portogruaro (VE). Successivamente, Capo del II Reparto Informazioni e Sicurezza (intelligence militare) dello Stato Maggiore della Difesa; Direttore del Centro Militare Studi Strategici e, infine, Direttore dell’Istituto Alti Studi per la Difesa. Attualmente, è docente presso Scuola di Analisi Geopolitica DOMìNI. È stato insignito delle seguenti onorificenze: Croce d’Oro per anzianità di servizio; Medaglia Mauriziana al Merito dei 10 lustri di carriera militare; Medaglia di bronzo per lungo comando; Croce di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; Medaglia Commemorativa Operazioni di Pace; Medaglia Commemorativa Operazione di Ordine Pubblico; Medaglia Commemorativa NATO Bosnia Erzegovina; Medaglia Commemorativa NATO Kossovo; Croce Nera dell’Esercito Austriaco; Gran Estrella al Merito Militar de las Fuerzas Armadas de Chile; Medaglia delle Israeli Defence Forces per meriti di servizio.
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