Benvenuti nella sezione dedicata ai racconti del Concorso Letterario Nazionale “ROSSO D’INVERNO”, giunto quest’anno alla X edizione con il tema della “Leggerezza”, ispirato dalle parole evocative e intramontabili di Italo Calvino. Buona lettura!
Il destino mi ha fatto incontrare un cavallo dal mantello candido come Pegaso. Il colore era l’unico elemento che aveva in comune con l’animale mitologico dotato di ali.
Il mio era un vecchio ronzino provato da una dura esistenza. Eppure, anche senza ali, mi ha fatto volare, offrendo la possibilità di osservare il mondo da una prospettiva nuova.
Un incontro inaspettato che ha cambiato la mia vita arricchendola col dono della scrittura, scoperto per la necessità di fissare sulla carta le emozioni condivise durante il percorso comune e successivo. L’origine di Pegaso è affascinante. Perseo sfugge lo sguardo pietrificante di Gorgona e la sconfigge perché la vede indirettamente, attraverso l’immagine rivelata da uno specchio. Un espediente con cui neutralizza il terribile effetto. Dopo averle mozzato la testa, dal sangue della Medusa nasce Pegaso che, con un colpo di zoccolo sulla roccia del Monte Elicona, fa scaturire la fonte da cui bevono le Muse, nutrendone l’ispirazione.
Come Perseo ha allontanato la pesantezza in cui lo voleva immobilizzare Gorgone, così il mio compagno equino mi ha insegnato a trasfigurare la durezza della realtà mostrandone l’essenza e conducendomi alla fonte della creatività letteraria.
Riflettendo sul nostro incontro, che oggi definisco magico, penso che, a volte, gli Angeli scendano sulla terra sotto mentite spoglie, per non farsi riconoscere.
Vengono per insegnare agli umani a vedere i valori nascosti sotto la superficie, aiutandoli a essere migliori. Spesso, assumono un aspetto non attraente e, forse, lo fanno per mettere alla prova chi ha occasione di incontrarli.
Non tutti riescono a cogliere l’opportunità: manca il tempo o la consapevolezza di riconoscere il dono prezioso offerto, giudicando piuttosto le apparenze, l’esteriorità. Rifiutando, così, la possibilità di vivere un’esperienza irripetibile.
A seconda di come reagiamo, l’entità celeste si manifesta di conseguenza.
Il mio angelo è arrivato sotto forma di un cavallo bianco: anziano, malato e riformato a fine carriera. Mi sono sempre piaciuti i cavalli sauri e lui, col suo mantello cinerino, era l’opposto di quel che cercavo. Lo trovai abbandonato in un paddock isolato, ridotto pelle e ossa per la scarsità di cibo e acqua. La sua destinazione non poteva che essere il macello.
Non avevo mai avuto un cavallo e nemmeno grandi possibilità economiche. Desideravo un destriero vero, non un ronzino ossuto dallo sguardo perso, anche se il suo passato da atleta si intravedeva in alcune difese tipiche di quei cavalli che vengono maltrattati per dominarne il forte carattere.
E poi, ci fu quello sguardo che penetrò dentro di me. Un chiaro messaggio.
La mia parte razionale diceva di non dare seguito mentre quella emotiva taceva, rimandando continuamente l’immagine della sua muta richiesta di aiuto.
Dopo cinque giorni diedi un calcio alla parte “logica” del mio cervello e lo comprai. Sì, comprai quel qualcosa, deriso da molti e per il quale nessuno avrebbe dato un soldo.
Fu difficile sempre, dall’inizio alla fine, ma superai lo scetticismo dei molti. Affrontando spese, sacrifici, rinunce, impiegai tutto il tempo che riuscivo a ritagliare per curare le diverse patologie di cui il mio angelo era affetto e, alla fine, riuscii a farlo ritornare un cavallo con la “C” maiuscola. Una soddisfazione che un esemplare giovane e sano non mi avrebbe dato con la stessa intensità e che fu possibile grazie a una medicina speciale: l’amore senza condizioni.
Quello sguardo, prima spento e rassegnato, era adesso animato da una luce nuova, diversa, che ricompensava tutte le mie fatiche, riscaldandomi ogni volta che ci salutavamo.
Un’emozione ben difficile da descrivere.
Ho trascorso sette anni e mezzo con questo angelo dalle sembianze equine.
La prima lezione che mi insegnò fu che ogni situazione presenta molteplici sfaccettature ma che, accanto ad aspetti negativi, ve ne sono sempre altri positivi che compensano e superano l’apparente momentanea sfortuna.
Poi, piano piano, quasi senza accorgermene, diventò il mio maestro di vita, anno dopo anno, facendomi vivere nuove emozioni con un’acquisita diversa percezione. Come Santiago, il protagonista de “L’alchimista” di Paulo Coehlo che, posto dal destino dinanzi alle difficoltà, sceglie di guardare il mondo come un avventuriero in cerca di tesori e non come una povera vittima della sfortuna.
Stare con lui ha rappresentato una meravigliosa avventura a caccia di incredibili tesori che trovavamo immersi nella natura che ci circondava, nei colori, nei profumi e nei semplici incontri assaporati nelle nostre piccole passeggiate: una sintonia perfetta costituita da emozioni intense.
Ma l’avventura è andata oltre: lui è stato capace di tirare fuori i tesori nascosti dentro me, facendomi scoprire la magia della scrittura.
Ho sempre amato la natura ma solo con lui ho potuto percepirla in maniera diversa, quasi attraverso i suoi occhi o, meglio, la sua anima. Una prospettiva che mi ha rivelato come la felicità possa rinvenirsi nelle piccole cose, incoraggiando a scostare il velo del superfluo dalla vita per ricercare e coglierne la gratificante essenza.
Il cavallo non è un semplice animale: è magia. Solo toccandolo e sporcandosi gli abiti di crini è in grado di attivare una misteriosa energia che penetra in profondità, creando sensazioni di benessere. La sua mole induce ad abbassare le difese per trovare una via di comunicazione non verbale che porta al rispetto reciproco: lui non giudica, consentendo al compagno umano di abbandonare la maschera con cui si protegge nella quotidianità per instaurare un rapporto autentico che nasce solo dall’affetto sincero. Con un cavallo non si può fingere ma si deve mostrare quel che si è, focalizzando l’attenzione sul presente e sulle emozioni che si imparano ad avvertire in maniera consapevole.
In sella a un cavallo ci si sente in un’altra dimensione, compenetrati a profumi, suoni e a una vitalità primordiale con cui si ha l’impressione di librarsi verso l’infinito percependosi, anche solo per un istante, più vicini al cielo.
Non è un caso che il cavallo sia descritto da molte culture come un essere speciale, a metà tra cielo e terra. In Giappone, è considerato l’anello di congiunzione tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti ma, soprattutto, un dono degli dei di cui si è custodi e non padroni.
Quando il mio angelo dal mantello bianco non fu più in grado di essere montato, mi ha insegnato come il rapporto con un cavallo non significhi solo stargli in groppa ma possa essere straordinario anche rimanendo al suo fianco. Ci si concentra sui sentimenti e i silenzi si riempiono di armonie sorprendenti, comprendendo che il cavallo non si possiede ma può essere un amico la cui presenza è un dono che sprona ad essere e non ad avere.
Il mondo terreno è, però, limitato perché gli Angeli devono tornare là dove sono venuti e, quando il privilegio di stare accanto a lui arrivò a termine, ha fatto anche in modo che capissi e accettassi il distacco. Mi ha consentito di salutarlo trascorrendo un’ultima giornata e una notte in sua compagnia. Ho dormito davanti al suo box e lui non mi ha persa di vista per un attimo, accarezzandomi con un Amore di cui mi sono sentita del tutto indegna.
Abbiamo ammirato l’alba assaporando una dimensione in cui tempo e spazio non esistono, sostituiti da infinita libertà e infinito benessere, con la sensazione che lui fosse sempre stato con me, anche prima del nostro incontro, e che resterà sempre con me, anche dopo.
La vita sulla terra è un battito di ciglia e, dopo, esiste l’infinito. Il mio angelo dal mantello candido me lo ha fatto sfiorare. Al mattino abbiamo condiviso un’ultima passeggiata e, dopo aver salutato gli altri cavalli, si è accasciato sull’erba verde per volare via.
Mi sono spesso ripetuta che se lui fosse stato più giovane sarebbe stato tutto più semplice. Avrei passato certamente più tempo in sella ma non avrei vissuto i sentimenti che hanno cambiato la mia vita, migliorandola.
Il dolore per la sua assenza fisica è lenito dal ricordo del suo ultimo sguardo, carico di un’energia così potente da farmi un regalo finale: quello di una luminosa serenità.
Un amico mi ha ricordato che il bianco è il colore con cui vengono rappresentati gli Angeli, sottolineando non fosse un caso che il mio compagno avesse il mantello di quella tonalità.
Anche senza le ali di Pegaso, ho potuto librarmi in aria allontanandomi dalle tristezze della società umana. La bruttura presente nel mondo tiene incollati ad essa come la forza di gravità alla terra, appesantendo il cuore che, intristito, non riesce a sollevarsi verso il cielo.
Dall’alto, la diversa prospettiva cambia l’aspetto degli eventi, trasformando qualcosa dentro noi. Gli ostacoli sul cammino non scompaiono, ma l’arte di vedere con un altro sguardo aiuta ad attraversarli con leggerezza, cogliendo l’essenza nascosta da un’etichetta avversa.
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