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Guerra sul vaccino

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Il vaccino creato nel più breve tempo è stato quello per proteggersi dall’ebola: ha impiegato almeno quattro anni. Non certo un pensiero confortante, se non fosse che per il Coronavirus l’impiego di risorse è mostruoso, e direttamente proporzionale al desiderio di rendere la popolazione immune. Sono più di 140 i gruppi di ricercatori che stanno lavorando freneticamente allo sviluppo di un vaccino per il Coronavirus. Dall’Inghilterra sono già arrivate buone notizie: quello sviluppato dall’Università di Oxford sembra sicuro e innesca una risposta dal sistema immunitario. Uno studio condotto su 1.077 persone ha dimostrato che l’iniezione ha portato le stesse a produrre anticorpi in grado di combattere il Coronavirus. Il Regno Unito ha già ordinato 100 milioni di dosi.

 

Il resto dell’Europa non se ne sta con le mani in mano: Germania, Francia, Paesi Bassi e Italia e altri enti privati hanno firmato un accordo con l’azienda farmaceutica AstraZeneca per garantire all’Unione europea fino a quattrocento milioni di dosi del vaccino. Lo stesso sviluppato dal consorzio anglo-svedese con la collaborazione dell’università di Oxford. Per gli Stati Uniti, che hanno stipulato un accordo simile, sembra l’unica via d’uscita da questo incubo. Incapaci di comportarsi come un sistema coordinato, e quindi di rispettare temporanee misure di sicurezza, li rende molto più vulnerabili dei più socialisti cugini europei.

 

I governi firmatari si impegnano a versare grosse somme all’azienda farmaceutica, che le userà per migliorare la capacità di produzione. In cambio ottengono la priorità nell’acquisto del vaccino.

 

La vicenda si contrappone in modo evidente alle richieste di diversi governi, del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e dell’Organizzazione mondiale della sanità, che avevano invitato a unire gli sforzi per creare un vaccino accessibile a tutti e distribuirlo in modo solidale. Il 24 aprile l’Oms aveva proposto un’alleanza per sviluppare e condividere gli strumenti sanitari nella lotta contro il virus. Il cambio di rotta è stato brusco: i firmatari hanno deciso di non seguire questa linea, basata non solo sull’etica, ma anche sul buon senso, data la necessità di affrontare la pandemia con una collaborazione globale. Così facendo hanno introdotto una nuova divisione tra ricchi e poveri. Se la ricerca della AstraZeneca avrà successo, il vaccino arriverà prima non nei luoghi in cui più necessario, ma ai paesi che hanno pagato in anticipo. Si potrebbe creare un nuovo motto sulla tendenza della sanità globale: la salute segue il portafoglio, non il buonsenso.

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