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Quattro cani da fiuto hanno iniziato a lavorare all’aeroporto di Helsinki in uno progetto pilota finanziato dallo stato, che i ricercatori finlandesi sperano fornirà un metodo alternativo economico, veloce ed efficace per testare le persone per il virus.

 

Un cane da fiuto è in grado di rilevare la presenza del Coronavirus in dieci secondi e l’intero processo richiede meno di un minuto. Senza considerare che nessuno mette un bastoncino invasivo su per il naso a un altro. Brillante. Del resto, i cani sono noti per essere in grado di rilevare malattie come il cancro e il diabete e, nel caso del Coronavirus, sono stati in grado di identificare il virus con una precisione quasi del 100%, perfino nei giorni precedenti in cui un paziente sviluppa i sintomi.

 

Gli scienziati non sono ancora sicuri di cosa esattamente i cani annusino quando rilevano il virus. Uno studio francese pubblicato a giugno ha concluso che c’erano “prove molto elevate” che l’odore di sudore delle persone positive fosse diverso da quello di coloro che non hanno il virus e che i cani possano rilevare quella differenza. Se funziona, potrebbe rivelarsi un buon metodo per rilevare il Coronavirus in altri luoghi come ospedali, case di cura e in occasione di eventi sportivi e culturali. Dopo aver ritirato i bagagli, ai passeggeri internazionali in arrivo viene chiesto di asciugarsi la pelle con una salvietta. In una cabina separata, il bicchiere contenente la salvietta viene quindi posizionato accanto ad altri contenenti diversi profumi di controllo e il cane inizia ad annusare. Se il cane da fiuto rileva il virus, lo comunica abbaiando, scalpitando o sdraiandosi, e in tal caso si consiglia al passeggero di eseguire un test standard gratuito, utilizzando un tampone nasale, per verificare il verdetto del cane. Le autorità di Vantaa, la città in cui si trova l’aeroporto internazionale di Helsinki, hanno affermato che il progetto pilota, che dovrebbe durare quattro mesi, costa 300.000 euro, un costo definito significativamente inferiore rispetto ai metodi di prova basati su laboratorio.

 

Un altro vantaggio nell’utilizzare i cani sta nella loro possibile immunità. Sebbene la malattia sia nota per infettare visoni e gatti, i cani non hanno i recettori necessari affinché il virus prenda piede e non sembrano essere facilmente infettabili. Non ci sono prove che possano trasmettere il virus ad altre persone o altri animali.

Ricercatori in paesi come Australia, Francia, Germania e Gran Bretagna stanno lavorando a progetti simili, ma la Finlandia è il primo paese in Europa a mettere i cani al lavoro per fiutare il Coronavirus. Un processo simile è iniziato il mese scorso all’aeroporto internazionale di Dubai. Secondo i primi risultati, non ci vorrà molto prima che si diffonda nel resto del mondo.

Ieri sera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato agli italiani per dare loro dei chiarimenti in merito all’introduzione di ulteriori restrizioni al DPCM firmato lo scorso 13 ottobre 2020.

 

Di seguito le novità e i principali punti emersi:

 

Istruzione

Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00.

Le Università predispongono piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative.

 

Attività sportive

STOP a gare e competizioni sportive dilettantistiche.

Restano consentite le attività professionali e agonistiche.

Palestre e piscine al banco di prova per una settimana per adeguarsi a protocolli di sicurezza: se la situazione non migliorerà, sarà disposta la chiusura.

 

Ristorazione

Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle 5 alle 24 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle 18 in assenza di consumo al tavolo.

Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nonché fino alle 24.00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.

È fatto obbligo per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo.

 

Eventi

STOP sagre e fiere locali, consentite solo manifestazioni fieristiche a carattere nazionale e internazionale.

STOP anche a convegni e congressi in presenza.

Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.

Dalle ore 21, i Sindaci potranno chiudere vie e piazze cittadine dove possano crearsi assembramenti, consentendo l’accesso soltanto per raggiungere esercizi commerciali legittimamente aperti o le abitazioni private.

 

Attività ludiche

Per le sale gioco consentita apertura fino alle ore 21.

Restano sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto.

Le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose sono consentite con la partecipazione massima di 30 persone, fermo il rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti.

Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di evitare di ricevere persone non conviventi di numero superiore a sei.

Il materiale raccolto conta complessivamente oltre 800 disegni, 54 disegni-scultura, 13 sculture, 76 pensieri-messaggi

 

Speravano di allestirla questo autunno, ma le misure anti Covid degli ultimi DPCM hanno in qualche modo costretto gli organizzatori a rimandarla alla prossima primavera.

 

“È un impegno preso con tutti i giovani e giovanissimi che durante il lockdown hanno mandato i loro disegni o altri elaborati alla Regione. Da essi viene una testimonianza viva, un invito a condividere e rielaborare attraverso gli occhi dei bambini le emozioni vissute da tutti. La mostra, che coinvolgerà ogni provincia, la faremo a primavera. Ma quest’attesa renderà ancora più significativa la riflessione su quanto è accaduto alla luce delle esperienze di bambini e ragazzi”.

Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha annunciato che uno dei primi appuntamenti culturali nella nostra Regione del nuovo anno sarà l’esposizione delle opere realizzate dai giovanissimi durante la chiusura delle scuole a causa della pandemia.

 

Il materiale raccolto conta complessivamente oltre 800 disegni, 54 disegni-scultura, 13 sculture, 76 pensieri-messaggi: tutte opere cui il Presidente ha già dato in parte risalto durante il punto stampa quotidiano che ha tenuto regolarmente durante il lockdown.

Fu proprio in una di quelle circostanze che un creativo lanciò al Governatore l’idea di un’esposizione riassuntiva e ragionata. L’idea fu subito accolta dalla Regione, ed ora – insieme al Teatro Stabile del Veneto – messa in pratica.

 

 

Una mostra in tour

La mostra è stata pensata per fare sosta in ogni capoluogo di provincia della regione, ospitato in un edificio altamente rappresentativo del territorio (più una significativa permanenza a Vo’ Euganeo, comune divenuto simbolo dell’impegno dei cittadini in questo momento storico).

 

Queste le tappe individuate per il percorso espositivo:

  • Vicenza, Basilica Palladiana, dal 16 novembre al 4 dicembre;
  • Venezia, M9 (Mestre), dall’11 dicembre al 1° gennaio;
  • Treviso, Palazzo dei Trecento, dall’8 al 29 gennaio;
  • Rovigo, Pescheria e Gran Guardia, dal 5 al 26 febbraio;
  • Verona, Castelvecchio, dal 5 al 26 marzo;
  • Belluno, Palazzo Bembo dal 2 al 23 aprile;
  • Padova, Palazzo della Ragione, dal 30 aprile al 21 maggio;
  • Vo’, Villa Contarini, dal 29 maggio al 18 giugno.

 

 

“I giovani e i giovanissimi – ha commentato il Governatore – hanno dimostrato grande serietà di fronte alla pandemia. Responsabilmente hanno subìto la mancanza di quella vita relazionale che è fondamentale alla spensieratezza della loro età. Il dialogo empatico che si è instaurato tramite i loro messaggi e disegni con chi era impegnato a livello istituzionale sono la conferma che non sono stati degli spettatori inerti e insensibili ma, a modo loro, hanno preso a cuore la vita collettiva con grande partecipazione”.

Si è conclusa oggi, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico 2020/2021, la distribuzione porta a porta, ad opera della Protezione Civile comunale, delle mascherine a tutti gli alunni iscritti all’istituto “L. Luzzatti” di Cimadolmo.

 

Durante l’estate, infatti, l’Amministrazione Comunale – in collaborazione con alcune Aziende del territorio – si è impegnata nella promozione di una bellissima iniziativa, quale segno di ripartenza scolastica in sicurezza.

 

Grazie al generoso contributo di CDM, La Tiesse, Acqua Design, Europiave e Lavanderia Piave, ogni alunno di età compresa fra i 6 e i 14 anni iscritto all’istituto ha così ricevuto in dono n. 3 mascherine protettive in tessuto colorato, lavabili e riutilizzabili, a tutela della propria (e altrui) salute, realizzate dalla Jetros di Maserada sul Piave.

 

La consegna porta a porta delle mascherine è stata accompagnata dalla lettera a firma del sindaco, Giovanni Ministeri, che ha concluso il suo messaggio rivolgendo a studenti, docenti, dirigente e personale scolastico i suoi più sinceri auguri di buon lavoro.

 

La musica ringrazia la sanità in prima linea e omaggia gli anziani davanti alla casa di riposo

 

La musica rende onore agli eroi in camice bianco traendo, proprio da loro, la forza per ripartire.

Oltre 400 persone, rigorosamente distanziate e con mascherina, hanno assistito ieri sera (giovedì 3 settembre 2020) davanti al Centro Servizi per gli anziani “Villa delle Magnolie” di Monastier (TV) al concerto/testimonianza in onore della sanità in prima linea durante l’emergenza Covid-19. A seguire l’evento, attraverso una telecamera collocata nelle loro camere, anche i 180 ospiti del Centro Servizi in rappresentanza di tutti i nonni d’Italia, la categoria più fragile e più colpita dal Covid-19. A Villa delle Magnolie fortunatamente il virus non è entrato ma le norme rigide alle quali sono ancora sottoposti tutti gli anziani delle case di riposo sta loro precludendo una vita sociale fatta di amici e parenti che sono ancora costretti ad incontrare attraverso un divisorio di plexiglass.

 

Un evento organizzato da Sogedin di Monastier e fortemente voluto da Gabriele Geretto amministratore delegato della Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier e dalle altre realtà del gruppo del Presidente Massimo Calvani: il Centro Servizi “Villa delle Magnolie”, il micronido “la Casa sull’Albero” e il park Hotel “Villa Fiorita” di Sogedin Hotel di Monastier.

 

 

Sul palco, insieme, si sono esibiti Roby Facchinetti che a conclusione dell’evento ha cantato il brano simbolo dell’emergenza di Bergamo “Rinascerò Rinascerai”, il maestro Vittorio Matteucci e l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana diretta dal Maestro Diego Basso ed il tenore Luca Minelli. E poi le commoventi testimonianze, tra un brano e l’altro, degli operatori sanitari in prima linea dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dell’Ospedale Covid di Jesolo con i colleghi del “Giovanni XXIII” di Bergamo, struttura duramente colpita dal coronavirus e del Presidio Ospedaliero “Giovanni XXIII” di Monastier.

 

Due complessi ospedalieri, quelli di Monastier e Bergamo, contraddistinti da destini diversi. Nella cittadina lombarda il Covid-19 ha lasciato un segno indelebile su un’intera popolazione; a Monastier il virus è stato arginato garantendo al Presidio Ospedaliero “Giovanni XXIII” di essere considerato Covid free hospital.

 

Un “gemellaggio in musica” tra le due strutture che portano lo stesso nome e che, con gli altri ospedali operano ogni giorno con gli stessi principi: quelli della salvaguardia e della tutela dell’essere umano.

 

Sul palco la musica come segno di rinascita ma anche come segno di rispetto nei confronti delle tante vite spezzate nei giorni bui dell’emergenza. Sono stati suonati brani come Poeta, Domani, Pierre, Uomini Soli interpretate da Roby Facchinetti, o Le Cattedrali, Mi Mancherai, Caruso cantate da Vittorio Matteucci, ma anche il Nessun dorma interpretato dal tenore Luca Minelli. Commovente il momento iniziale, quando, subito dopo i saluti del sindaco di Monastier Paola Moro, è stato suonato l’Inno di Mameli. Sullo sfondo prima le immagini drammatiche delle terapie intensive e dei camion militari che a Bergamo trasportavano le vittime fuori dagli ospedali e poi le immagini di gioia, gli applausi che hanno caratterizzato i momenti della fine dell’emergenza.

 

 

Tra un brano e l’altro le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona l’angoscia, la paura di quei tristi momenti, di chi ha messo a repentaglio anche la propria vita per salvare quella del prossimo, i sanitari dell’ospedale “Giovanni XXIII” di Bergamo: il Dottor Stefano Fagiuoli Direttore del Dipartimento di Medicina e la dott.ssa Lauretta Rota Responsabile del Dipartimento Emergenza Urgenza e Area Critica.  Sul palco il Prof. Carlo Agostini Direttore Dipartimento di Medicina Interna Ospedale Ca’Foncello e la dott.ssa Lorena Zanin Coordinatrice Medicina Interna 1 e Dipartimento di Medicina Interna sempre dell’Ospedale trevigiano; in rappresentanza dell’Ospedale Covid di Jesolo (Ve) il Dottor. Fabio Toffoletto Direttore Dipartimento di Area Critica, Pediatrica ed adulta e Don Eros Pellizzari sacerdote dell’Ospedale di San Donà che durante il Covid si è trasferito a quello di Jesolo per assistere gli ammalati. E poi, a fare gli onori di casa, il dottor Maurizio D’Aquino Primario di Medicina del Presidio Ospedaliero Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier con il dottor Flavio Ogniben Direttore del Centro Servizi per gli Anziani “Villa delle Magnolie”. A portare la sua testimonianza anche Bruno Crosato in rappresentanza della Protezione Civile Ana che di recente è stato insignito dal presidente Sergio Mattarella del titolo di cavaliere proprio per il lavoro svolto durante l’emergenza.

 

Tutti hanno ricordato ad una società, ancora purtroppo distratta, che il Covid è ancora presente e solo attraverso un comportamento rispettoso delle regole da parte di tutti, potremmo stanarlo e definitivamente sconfiggerlo.

 

“Fin dai primi giorni dell’emergenza-  fa sapere Gabriele Geretto amministratore delegato della Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier che attraverso Sogedin ha organizzato l’evento – era nel nostro cuore dare una giusta dimostrazione di gratitudine a questi eroi che stavano combattendo contro il virus. L’abbiamo concretizzata oggi attraverso la musica che va al di là di qualsiasi parola.  Un evento che non è stato solo un concerto, ma la dimostrazione che l’umanità, la partecipazione e la condivisione possono sovrastare qualsiasi cosa, anche il Covid, che ci ha piegato ma non ci ha abbattuto” conclude l’amministratore delegato Gabriele Geretto.

 

 

Presenti anche il direttore Generale dell’Aulss 2 Francesco Benazzi, il direttore generale dell’Aulss 4 Carlo Bramezza e il prefetto di Vicenza Pietro Signoriello. Con loro anche numerose rappresentanze dei comuni trevigiani, di Jesolo ma anche autorità militari, religiose e i rappresentanti del mondo economico e bancario e del mondo dell’associazionismo, dello sport e del volontariato con gli Amici del Trodetto, le donne del Trifoglio Rosa di Mestre, di Cafè Coraggio e il presidente del comitato Melograno Daniele Furlan.

 

Partner sensibili dell’iniziativa: Elettro Automazioni di Meolo, Operamed di Limena, Termoidraulica Voltarel di Candelù, Lima Corporate di Udine e l’impresa Edile Tecno Costruzioni di Meolo.

“Abbiamo validato una terapia che ha dato risultati eccezionali nella lotta contro il Coronavirus”, ha detto oggi il Rettore dell’Università di Verona, Pier Francesco Nocini, nel corso dell’incontro svoltosi questa mattina, presso l’ateneo scaligero, con il Presidente del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Verona, Federico Sboarina.

 

“Questa ricerca – ha dichiarato Nocini – viene pubblicata proprio oggi a New York. Si tratta di un cocktail con un farmaco impiegato per la cura dell’artrite reumatoide utilizzato assieme ad altri farmaci. In via sperimentale, questo farmaco ha già curato 80 pazienti e si è registrato un solo decesso. Invece, su 50 malati non trattati con questo cocktail ci sono stati 26 decessi”, ha spiegato il Rettore Nocini. “Nella sperimentazione – ha concluso – sono stati coinvolti l’Immunologia e la Clinica Medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona con la Casa di Cura Pederzoli di Peschiera del Garda”.

 

Il prof. Nocini ha anche annunciato che partirà il 7 settembre la prima somministrazione del vaccino del Veneto a tre volontari. Si tratta del vaccino su cui ha lavorato in questi mesi l’Università di Verona.

 

Dal canto suo il Presidente Zaia è tornato a ribadire il concetto, già espresso sin dallo scorso febbraio, che le linee guida del Governo hanno sempre conteggiato i decessi di pazienti Covid basandosi sulla positività, anche se poi negativizzata. “Il protocollo prevede di trattare il paziente che diventa positivo, anche se è in ospedale come leucemico o malato terminale, come paziente Covid – ha spiegato anche oggi Zaia – abbiamo avuto un paziente la scorsa settimana colpito da infarto ma positivo, conteggiato quindi poi come decesso Covid. È una scelta imposta da linee guida, discutibili, contestate da me da febbraio” – ha concluso Zaia.

 

Silvia Moscati

“È stato trovato un positivo che si era recato lo scorso 20 agosto al “Summer Festival” di Cortina D’Ampezzo. Ora ci sono ben 500 persone da controllare, pertanto è stato istituito per domani, 28 agosto, un drive-in test dalle 14.30 alle 18.30 presso lo Stadio del Giaccio di Cortina”. Lo ha annunciato stamani durante la conferenza stampa presso la sede della Protezione Civile di Marghera, il Presidente del Veneto, Luca Zaia, sottolineando che è stata avviata la procedura di rintraccio di tutti i suoi altri contatti con il sistema di contact tracing ma “i numeri sono grandi e dunque c’è bisogno della collaborazione di tutti”.

 

Riguardo alla situazione attuale, Zaia ha ribadito: “Siamo la comunità che ha fatto più tamponi al mondo rispetto al numero degli abitanti. Il numero dei positivi, dal 21 febbraio a oggi, è di 22.469 e 132 sono quelli in più rispetto a ieri. I veneti ad oggi, 27 agosto, in isolamento sono 7.036, di cui solo il 32% è positivo e di questi solo il 7% ha qualche sintomo. Quello di trovare tanti positivi è un elemento di virtuosità”, conclude il Presidente Luca Zaia.

Il dispositivo per la sanificazione a ozono è già stato donato alla Protezione Civile di Treviso, all’AIL di Ascoli Piceno e al Comune di Roma

 

L’emergenza sanitaria continua a impensierire gli Italiani. Senza contare che, ogni giorno, la nostra pelle assorbe anche i residui chimici di detersivo: molti detergenti, infatti, contengono sostanze chimiche tossiche, conservanti, profumi e coloranti artificiali che alterano il microfilm idrolipidico superficiale protettivo provocando reazioni fastidiose. La pelle, infatti, è il nostro organo più esteso ed è permeabile, assorbe le sostanze cui è esposta e le trasporta nel flusso sanguigno.

 

Per quanto ecologici, i detersivi sono un vero problema anche per l’ambiente: secondo l’Unione Europea, “sono la terza fonte di dispersione di fosfati dopo agricoltura e fognature e i più invasivi sono i detersivi per lavatrici”. Solo in Italia, si scaricano ogni anno oltre 500mila tonnellate di detergenti vari. Come a dire che le nostre coste sono inquinate ogni 150 chilometri.

 

Dal cuore del Veneto, e dalle menti di imprenditori illuminati, arriva la risposta totalmente made in Italy. Nato nel 2017, Oxygenio migliora l’acqua e l’aria in ambito medico civile, industriale e professionale. Una tecnologia brevettata combina efficacemente elementi naturali come l’ossigeno attivo, in altre parole l’ozono, nanoparticelle d’argento, raggi UV e acqua fredda o a bassa temperatura.

 

La tecnologia di Oxygenio è in uso da anni negli Stati Uniti e in altri Paesi del mondo per sanificare la biancheria in ospedali, cliniche e hotel.

Inoltre, con i suoi ozonizzatori, il dispositivo riesce a sanificare non solo piccoli e grandi ambienti come le ambulanze della Protezione Civile, ma anche toilette e spogliatoi finanche la frutta e la verdura, solo per fare qualche esempio.

 

Oltre alla sede veneta, Oxygenio opera in Emilia, Piemonte, Lombardia, Sardegna, Lazio, Toscana e Umbria.

 

Ecco perché, in questo periodo di emergenza sanitaria, l’amministratore delegato Dario Florio ha donato il dispositivo Oxygenio all’AIL di Ascoli Piceno, alla Protezione Civile di Treviso e al Comune di Roma. E altre donazioni sono al vaglio della società.

 

Dal Campidoglio, Virginia Raggi ha espresso in una lettera la propria gratitudine: “L’emergenza che stiamo attraversando non ha conseguenze solo sulla nostra salute: ci sta costringendo a ripensare i nostri modi di vivere e stare insieme, adattandoli alle mutate circostanze”, dice la Prima Cittadina di Roma. “In questi frangenti, sapere che possiamo contare su un diffuso e rinnovato sentimento di solidarietà aiuta e incentiva gli sforzi che, insieme, stiamo facendo per uscire dalla pandemia. Questo atto generoso rivela in massimo grado la vicinanza a coloro che soffrono e che sono in difficoltà. Da questi comportamenti comprendo che abbiamo un’eccellente base per riparare, nel prossimo futuro, i danni economici, ma soprattutto sociali, che il virus ha provocato”.

 

 

“In questo difficile periodo in cui tutti ci stiamo adoperando affinché il contagio di questo virus venga fermato, in modo da tornare alla normalità il prima possibile – scrive il Sindaco di Treviso Mario Conte – desidero ringraziarvi per il prezioso gesto a favore della Comunità Trevigiana”.

 

L’Associazione italiana contro le leucemie sta usando Oxygenio “nell’alloggio dei pazienti e familiari che arrivano da fuori per il ricovero, la cura e l’assistenza nel reparto di ematologia dell’ospedale cittadino – spiega il presidente Giuliano Agostini – anche questo è un modo di essere più vicini a chi, nella sofferenza della malattia, si sente sollevato per ogni attenzione sincera che viene loro dedicata”.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta di un gruppo di insegnanti delle scuole primarie di Treviso sull’avvio dell’anno scolastico

 

Ormai manca poco all’inizio della scuola, ma già da settimane, nelle scuole, dirigenti e addetti alla sicurezza girano con il metro in mano ragionando sui centimetri avendo dovuto recepire le attuali disposizioni; la questione infatti è stata impostata meramente come una questione di spazio, in modo da rasentare il grottesco e l’assurdo soprattutto per la Scuola dell’Infanzia e la Primaria. Premesso che lo spazio è esso stesso un educatore, dobbiamo riflettere sul fatto che fare scuola, soprattutto coi più piccoli, in spazi decontestualizzati, non pensati, non personalizzati, non funziona. Infatti leggere gli spazi solo come questione di distanza, sposta l’attenzione da quello che dovrebbe essere il focus: il Bambino, la sua educazione, la sua crescita, il suo apprendimento in situazione di benessere.

 

Lo spazio

Non si può pensare che di fronte all’emergenza che viviamo, la dimensione relazionale che implica lo spazio, venga completamente messa in secondo piano. Perché per aumentare lo spazio disponibile a contenere quanti più bambini possibili “in sicurezza”, succederà che le aule attuali saranno svuotate dei necessari arredi per i materiali di lavoro.
Sarebbe lecito chiedere al chirurgo di operare in sala operatoria e obbligarlo ad andare a prendere gli strumenti necessari nell’atrio o nel sottoscala o in un’altra sala operatoria?

 

La soluzione all’emergenza delle classi pollaio non è aumentare lo spazio del pollaio insomma, ma pensare a delle misure alternative, come lo sdoppiamento delle classi. Sappiamo infatti che solo i gruppi di misura possono interagire mantenendo le distanze di sicurezza e garantire al contempo una certa serenità e sappiamo anche che nelle scuole
dell’Infanzia e Primaria, a causa del calo demografico di questi anni, le aule ci sono. Perciò sdoppiamo le classi con decisione, come prima misura.

 

Lo scopo per cui i nostri bambini e ragazzi torneranno a scuola è proprio l’apprendimento e la ragione per cui devono tornare a scuola in presenza, è che solo lì l’insegnamento può essere realmente democratico, grazie al lavoro di docenti che possono concretamente mettere in atto tutte le scelte didattiche volte a garantire il “superamento degli ostacoli” che la nostra Costituzione richiede. La DAD è stata un’esperienza importante e costruttiva, ma ha inesorabilmente dimostrato che esistono ostacoli strutturali che hanno ulteriormente accentuato le diversità nella nostra società, facendola gravare sulle spalle dei più piccoli e indifesi.

 

Il tempo e l’età

Sì, perché è anche una questione di età: la scuola italiana accoglie bambini e ragazzi e quello che può essere possibile per i più grandi: la lezione dalla cattedra, i ragazzi in ascolto e capaci eventualmente in autonomia di seguire una lezione a distanza, sono cose abbastanza improponibili ai bambini della Scuola primaria che necessitano dell’aiuto, anche fisico, del supporto, del confronto e dell’amicizia, poiché l’apprendimento è, e resta, un percorso sociale fortemente sostenuto dalla relazione e dalla motivazione.
Inoltre le strategie di collaborazione, di riflessione e di ricerca sono e restano necessarie per affrontare e superare i problemi a livelli differenziati.

 

 

Sanità e scuola

Sicurezza e apprendimento che potrebbero sembrare in antagonismo, andrebbero invece in sintonia con la suddivisione delle classi che garantirebbe entrambi, perché consentirebbe sia la sorveglianza della situazione e la circoscrizione di un eventuale contagio, sia l’efficacia dell’insegnamento – apprendimento.
E allora chiediamo a gran voce “insegnanti e presìdi sanitari” tutti quelli necessari a garantire la divisione delle classi troppo numerose; non dimentichiamo mai che la scuola italiana è inclusiva, e vuole continuare ad esserlo per un dettato costituzionale che ha sempre guardato oltre e lontano, ma che richiede in questo frangente l’intervento illuminato della Politica che si pone al servizio della Comunità e dei più fragili.

 

Quindi la politica prenda il coraggio necessario a consentire di realizzare scelte che vadano in questa ottica civica e umana. Sarà necessario:

1. Ottenere un organico straordinario di docenti “emergenza Covid 19” che permetta di sdoppiare le classi – sopra i 18/20 alunni – dando ai Presidi anche la possibilità di nominare i supplenti per garantire la suddivisione delle classi dove se ne veda l’assoluta necessità.

2. Garantire un numero di docenti sufficiente e necessario:
– per attivare durante tutto l’anno i recuperi;
– per dare supporto agli alunni in difficoltà;
– per assicurare fin dal primo giorno, la copertura degli insegnanti assenti onde evitare per questo l’utilizzo del potenziamento, che resta invece particolarmente importante in questo momento.

3. Finanziare i corsi di recupero anche dal primo ciclo e protrarli per il tempo utile, dato che i quattro mesi di DAD hanno creato delle evidenti disparità fra gli alunni, andando a colpire le fasce più deboli e creando delle spaccature nette che non possono essere saldate con poche ore a settembre.

4. Assicurare la copertura per la totalità delle ore degli alunni disabili con gravità certificata così da garantire a tutti una reale fruizione del servizio scolastico in sicurezza e non gravare ancora sulle famiglie.

5. Prospettare soluzioni al problema dei lavoratori fragili, sia docenti che ATA, per far sapere come andranno gestite le loro situazioni, se con esonero e/o con sostituzione.

 

Settembre è alle porte e come insegnanti, cittadini, uomini e donne chiediamo impegno immediato e coraggioso sulla Scuola da parte della società civile nella Politica.

“Una svolta che costituisce un importante aiuto sul fronte dello screening. Era infatti impensabile fare solo i tamponi molecolari classici, perché hanno tempi di processazione impegnativi. Lo diciamo dall’alto dell’esperienza accumulata di 1,4 milioni di tamponi effettuati in Veneto”. Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta con soddisfazione la validazione, da parte del laboratorio di virologia dell’Istituto Spallanzani di Roma, su richiesta del Ministero della Salute e della stessa Regione Veneto, dei test rapidi antigenici per il Covid-19, che si stanno effettuando negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino e negli ospedali pubblici e drive in del Veneto.

 

La notizia è stata confermata in una nota congiunta a firma dei responsabili dei laboratori dello Spallanzani, Maria Rosaria Capobianchi, e dell’Ospedale di Treviso, Roberto Rigoli.

 

“Con queste modalità – aggiunge il Governatore del Veneto – possiamo muoverci come una falange macedone, procedendo con i testi rapidi per fare lo screening e poi con il metodo del tampone classico per la validazione dei positivi, e comunque mixando anche le due modalità”.

 

“Questa opportunità – ricorda il Presidente del Veneto – era stata posta all’attenzione nazionale proprio da noi. Ringrazio la dottoressa Capobianchi e il dottor Rigoli per il lavoro portato avanti. Non dimentichiamo che, quando siamo partiti, c’era a disposizione solo il test coreano, e oggi si trovano sul mercato una decina di aziende, alcune molto importanti, che ci permettono di avere certezza che, sul fronte degli investimenti, si sta muovendo il mondo intero”.

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