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Cinque previsioni su come il nostro modo di viaggiare potrebbe cambiare

2 minuti di lettura

Se penso all’ultimo evento storico che ha modificato in modo permanente il nostro modo di viaggiare, mi viene subito in mente l’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono. Per quanto allora sembrasse che il terrorismo avesse radicalmente cambiato l’approccio al modo di viaggiare a livello globale, con un aumento della paranoia e la conseguente attenzione alla sicurezza negli aeroporti, sembra ora proprio poco di fronte ai cambiamenti conseguenti alla pandemia globale che stiamo vivendo.

 

Nell’episodio podcast della rubrica “Zero to Travel” di Jason Moore, l’autore cerca di indovinare cinque predizioni su come il modo di viaggiare potrebbe cambiare, o è già cambiato, a causa del Coronavirus.

 

Primo: l’aumento dei prezzi dei voli aerei. Se con l’attacco terroristico negli Stati Uniti c’è stata una conseguente riduzione dei costi, specialmente per quanto ha riguardato il prezzo dei voli, è meglio non sperarci troppo in questo caso. Considerando che tutte le compagnie aree hanno ricevuto un duro colpo alle loro finanze, è dura immaginare come potrebbero sostenersi con dei prezzi ridotti. In più, sono sottoposte a dei costi più elevati a causa della pandemia, come un’attenzione più adeguata alla pulizia per fermare la trasmissione del virus o mantenere l’equipaggio in quarantena.

 

Secondo: il ritorno dei viaggi domestici. Questa estate si è assistito a un ritorno dei viaggi domestici. Del resto, per lo più non si poteva fare altro, a meno che uno non volesse passare un mese in quarantena. Riscoprire la bellezza del proprio paese è probabilmente stata una delle poche conseguenze positive del virus. Dato che questa è la nostra nuova normalità, sembra una tendenza destinata a crescere nei prossimi anni. Per una paese come l’Italia, dove di cultura e bellezza s’abbonda, potrebbe essere l’occasione per riconoscere come eravamo seduti su un tesoro, e manco dobbiamo prendere un volo di venticinque ore per visitarlo. Non solo, l’ambiente ne sarà grato se per i prossimi anni si preferirà andare a Gallipoli o Torino invece che a Timbuktu.

 

Terzo: viaggiare piano. Dato che il terreno da esplorare si è ristretto considerabilmente, dall’intero globo al paese di provenienza, una nuova tendenza potrebbe essere quella di mettere da parte l’abitudine di visitare destinazioni in fretta e furia. Per esempio, invece di cercare di visitare le cinque più famose città spagnole in un unico viaggio, si potrebbe approcciare l’esplorazione con più calma, persino concentrarsi su un’unica destinazione. Se l’Italia, o anche solo l’Europa, dovesse essere la destinazione delle prossime cinquanta vacanze, meglio non sciupare l’occasione di tenersi qualcosa da parte.

 

Quarto: avventure generate a energia umana. Sembra il titolo di una film fantascientifico, ma si vuole solo suggerire come le persone potrebbero riscoprire la mobilità data dalla nostre gambe, o in altre parole, tornare a camminare. Dato che muoversi con i mezzi pubblici è molto più pericoloso per la trasmissione del virus, sono in molti ad avere riscoperto il piacere di muoversi grazie a una bicicletta, o semplicemente camminando da una tappa all’altra. È una tendenza inevitabile: più ci si avvicina al piacere di camminare, meno si ha la voglia di tornare indietro. Che sia a casa, o dove si è in vacanza.

 

Quinto: un tipo di connessione differente. La più sorprendente peculiarità di questa pandemia è che siamo tutti nella stessa barca, a differenza dei precedenti eventi storici. Un accadersi tanto impotente potrebbe avere la conseguenza positiva di provare più empatia verso gli altri, e con un po’ di speranza, portarci più vicini gli uni agli altri.

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