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L’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, è intervenuta oggi all’ospedale di Treviso in un “prima nazionale”, come il nuovo laboratorio di microbiologia che serve l’intera rete degli ospedali delle Ulss 2 Marca Trevigiana e 4 Veneto Orientale (la più grande d’Italia d’estate), e una “prima locale”: la sala travaglio e parto in acqua di ostetricia.

 

Le due strutture sono state realizzate con un investimento complessivo di 640mila euro. All’evento erano presenti, tra gli altri, l’assessore Tessarolo in rappresentanza del Comune di Treviso, Consiglieri regionali dell’area, i direttori generali Francesco Benazzi (Ulss 2) e Carlo Bramezza (Ulls 4).

 

“Come vediamo oggi a Treviso – ha commentato la Lanzarin – i tanti problemi sul tappeto non ci impediscono di continuare a progredire sul fronte delle tecnologie e dei servizi alle persone. Scienza, tecnologia, e lungimiranza nel coinvolgere i giovani di una start up nata in ambito di H-Farm, hanno creato il gioiello informatizzato di microbiologia, una prima assoluta in Italia per il numero di ospedali coinvolti e per la mole di attività (+130% rispetto al precedente metodo, ma con tempi quasi dimezzati rispetto a prima). Nella vasca per il parto in acqua – ha aggiunto la Lanzarin – si aggiunge l’aspetto dell’umanizzazione: una partoriente non è un malato, ma una donna in uno dei grandi momenti della sua vita e noi abbiamo l’obbligo morale di mettere ogni neo mamma nelle condizioni migliori per far nascere il suo bimbo”.

 

Il progetto del laboratorio di microbiologia

Quello realizzato al Ca’ Foncello è il primo esempio, in ambito nazionale, di riorganizzazione dei laboratori di microbiologia. La riorganizzazione ha permesso di accorpare le attività svolte, in passato, dai laboratori di nove ospedali appartenenti sia all’Ulss 2 Marca trevigiana sia all’Ulss 4 Veneto Orientale, sulla base di un nuovo modello organizzativo in grado di aumentare la qualità dei risultati, accorciare i tempi di risposta, permettere la rintracciabilità di tutto il processo analitico, controllare i flussi lavorativi e accorpare le diverse diagnostiche, oggi replicate su più ospedali, standardizzando i metodi e sfruttando economie di scala. Il progetto prevede l’utilizzo di un software, realizzato da una start up di giovani imprenditori “cresciuti” in H-Farm, che permette il controllo totale dell’intero processo diagnostico, tramite pc, tablet o smartphone, da qualsiasi punto. Grazie a questo modello organizzativo tutti gli specialisti della rete saranno in grado di refertare con firma digitale qualunque referto, in totale sicurezza, da qualsiasi luogo, in qualsiasi momento. 

Lo specialista che si collega dall’ospedale spoke, così come da qualunque altro punto, sarà in grado di vedere, in qualunque momento: lo stato di processo del campione, le immagini relative al processo, eventuali risultati parziali, i risultati definitivi.

 

Prima dell’avvio di questo progetto tutte le sezioni della microbiologia (sierologia, biologia molecolare, batteriologia, diagnostica per la tubercolosi, diagnostica per la micologia parassitologia), erano presenti in tutti gli ospedali dell’Ulss 2 e dell’Ulss 4 con conseguente spreco sia di risorse economiche (duplicazione di strumenti, controlli di qualità, interfacciamenti con relativi LIS) che di risorse umane. L’accorpamento delle sierologie rappresenta l’ultima tappa della riorganizzazione. 

Nei nuovi spazi ha trovato posto anche la piattaforma informatica, unica nel suo genere, che consente a ogni operatore “accreditato” da qualunque punto dell’area Hub-Spoke di controllare lo stato di processo del campione inviato. 

 

 

Nuova sala per il travaglio e il parto in acqua

La nuova sala per il travaglio e il parto in acqua è stata ricavata, al IV piano del Ca’ Foncello, grazie a un intervento di ristrutturazione interna che ha visto in una prima fase la riorganizzazione degli spazi del nido e, nella seconda, la realizzazione della nuova sala: ricavata in un’area di circa 160 mq, è dotata, oltre che di un’ampia vasca, di letto per il parto, comoda poltrona, scialitica e culla per l’eventuale assistenza neonatale. Sopra la vasca è stato collocato uno schermo circolare sul quale potranno venir proiettate immagini atte a favorire il rilassamento della donna. 

La nuova sala permetterà alle donne con gravidanza a basso rischio che lo desiderano di affrontare in acqua il solo travaglio o, anche, travaglio e parto. Si stima un utilizzo da parte di circa 250 donne ogni anno. 

La presenza della vasca permetterà di usufruire di tutti i vantaggi del travaglio in acqua: azione antalgica per azione dell’acqua sui recettori del dolore e per la produzione di endorfine; riduzione della durata del travaglio, di uso di farmaci per partoanalgesia e d’incidenza di parti operativi, oltre che di lacerazioni perineali importanti.

Anche il neonato trarrà benefici dal travaglio/parto in acqua, dato che l’ambiente acquatico gli consente di entrare nell’ambiente esterno più delicatamente, riducendo il trauma della nascita.

La presenza di una quarta sala parto consentirà di gestire il numero di parti che l’Unità Operativa di Ostetricia del Ca’ Foncello affronta annualmente, che è progressivamente aumentato negli ultimi tre anni (2335 nel 2018 contro i 2235 del 2017).

 

Buone notizie dalla manovra per ingaggiare giovani medici

I giovani laureati e abilitati, ma non ancora specializzati, stanno rispondendo in gran numero ai bandi della Regione per l’inserimento negli ospedali con regolare contratto, preceduto da un periodo di formazione. Dopo le 224 adesioni del bando per i Pronto Soccorso, quello per la Medicina interna, partito una settimana fa, conta già 150 adesioni. Vuol dire che con questa iniziativa avevamo visto giusto: c’è tanto interesse da parte dei giovani medici e si comincia a intravvedere una prima risposta, seppur emergenziale perché la specializzazione è la via maestra, alla carenza di professionisti in corsia. Oggi è partito anche il lavoro dell’Osservatorio Regionale Specifico dove, in collaborazione con le Università e gli Ordini dei Medici, affronteremo l’aspetto dell’inserimento degli specializzandi al quarto e quinto anno. Confidiamo anche che, al più presto, il Governo e il Ministero della Salute accolgano e attivino il documento in 16 punti che le Regioni, sottoscrivendo all’unanimità una proposta del Veneto, hanno formalizzato e inviato già da due settimane.”

La sanità veneta è leader nazionale sul fronte dello screening contro il tumore alla mammella. Con un’estensione degli inviti pari al 91% contro l’84% in Italia, e un’adesione delle donne invitate del 78,6% rispetto al 59,6% nazionale, il sistema veneto di prevenzione ha sottoposto a screening in un anno 194.973 donne, con 10.346 approfondimenti resisi necessari, che hanno portato a 1.076 diagnosi di carcinoma e ad alzare di almeno 20 punti la percentuale di donne che hanno avuto salva la vita.

 

Ma non basta, perché in Veneto si sta già lavorando a un’evoluzione che prevede di realizzare uno screening personalizzato su donne con caratteristiche genetiche a rischio, tecnicamente definite “mutanti” (donne che hanno nella loro sequenza genetica una mutazione che eleva anche fino al 70-80% il rischio di contrarre il tumore al seno nel corso della vita). Il Progetto sperimentale, a cura dello Iov, sta per coinvolgere 11.000 donne anche giovani e giovanissime residenti nelle Ulss 5 e 6, ed è il primo nel mondo, considerando che ce n’è uno simile negli Usa, ma ha tempi di attuazione più lunghi

Il plauso del Governatore Luca Zaia

“Un vestito su misura per ogni donna, perché ogni successo ci spinge a cercarne degli altri”, come l’ha definito il Presidente della Regione Luca Zaia, presentando all’Ospedale di Treviso, affiancato dall’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin e da illustri clinici come il Responsabile Scientifico della Rete Oncologica Regionale, professor Pierfranco Conte, la direttrice della Senologia Radiologica dello Iov, Francesca Caumo, la Direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Stefania Montemezzi, e il Direttore della Breast Unit dell’Ospedale di Treviso, Paolo Burelli, lo stato dell’arte della prevenzione contro il tumore e le prospettive future della lotta al cancro, in occasione del Mese Rosa della Prevenzione in corso di svolgimento in tutta Italia.

 

Le statistiche ci premiano – ha detto Zaia – ma sono il punto di partenza per nuovi passi avanti, perché lo studio dello IOV ci porterà a costruire uno screening personalizzato mai visto al mondo. Un altro grande passo avanti, dopo la scelta vincente di realizzare le Breast Unit (già 21 in Veneto) e di concentrare gli interventi chirurgici in sedi iperspecializzate e con casistiche elevate. Anche grazie a questa decisione, che da più parti fu molto criticata perché toglieva qualcosa a reparti che operavano poche decine di seni l’anno, oggi in Veneto il tasso di sopravvivenza dopo il percorso di cura è arrivato al 95%”.

 

Gli importanti clinici presenti oggi hanno anche messo una pietra tombale sul dibattito, purtroppo falsato da troppo web senza fondamento scientifico, riguardo all’età giusta nella quale avviare lo screening. Al di sotto dei 45 anni la mammografia risulta generalmente inutile (e ogni indagine radiologica inutile si tramuta in dannosa), tra i 45 e i 50 anni si può fare ma non è consigliata, mentre è assolutamente efficace tra 50 e 74 anni (età massima introdotta in Veneto, ma non ancora in buona parte d’Italia).

 

I dati diffusi hanno evidenziato la supremazia del Veneto in Italia non solo per lo screening della mammella, ma anche per gli altri due grandi screening antitumore: quelli per la cervice dell’utero e per il colon retto.

 

 

I dati sullo screening della cervice dell’utero

Lo screening della cervice dell’utero, rivolto alle donne tra 25 e 64 anni, che vengono invitate a eseguire un Pap Test o un test Hpv, ha un’estensione corretta delle donne invitate del 100% e un’adesione delle donne agli inviti del 62,8%, più di 22 punti in più della media nazionale, ferma al 39,9%. In un solo anno, grazie alla prevenzione, sono state diagnosticate 461 lesioni precancerose.

 

I dati sullo screening colorettale

Lo screening colorettale, rivolto a uomini e donne tra 50 e 69 anni con la ricerca biennale delle feci occulte, presenta un’estensione corretta degli inviti pari all’89,3% e un tasso di adesione al 63,9%, il che ha permesso, in un anno, di diagnosticare e poi curare 376 carcinomi e 3.401 adenomi avanzati.

 

Il raffronto di sintesi tra il sistema sanitario veneto e quello nazionale in tema di screening, vede il Veneto primeggiare in tutti e tre.

Per la mammella, l’adesione in Veneto è del 68,1% contro il 55% in Italia.

Per la cervice dell’utero l’adesione in Veneto ha raggiunto il 57,8% contro il 39,9 in Italia.

Per il colon retto, l’adesione in Veneto è al 62,9% contro il 40,4% in Italia.

 

Per approfondire: clicca qui.

La prevenzione scende in campo… nel vero senso letterario.
La De’ Longhi Treviso Basket ha deciso, in occasione di ottobre rosa 2019, di promuovere la campagna di sensibilizzazione “VincoIo” indetta dalla Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier, allo scopo di sensibilizzare le donne e le loro famiglie all’importanza di sottoporsi periodicamente agli esami di screening per prendere in tempo e vincere sulla malattia.
Questa sera, prima del derby veneto di Basket tra la De’ Longhi Treviso e l’Umana Reyer, 8 giocatori del settore giovanile scenderanno sul parquet del Palaverde con le lettere giganti rigorosamente rosa, che comporranno la parola PREVIENI.
Poche lettere ma dal significato importante: perché decidere di controllare il proprio corpo, senza aspettare che il corpo stesso ti segnali la malattia, può talvolta rivelarsi essenziale. “Individuare un cancro al seno prima che raggiunga la dimensione di un centimetro – ha detto il dottor Bernardino Spaliviero, radiologo e senologo della Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier – il più delle volte può veramente consentire ad una donna di curarsi e ritornare alla vita normale”.

Servizi di interpretariato nella lingua dei segni nei pronto soccorso e nelle strutture ospedaliere del Veneto per persone con disabilità uditive e comunicative. E mille minori sordi in Veneto affiancati a scuola (dalla materna alle superiori) da mediatori esperti nel linguaggio dei segni. Ad un anno dall’avvio del primo programma regionale per l’inclusione sociale delle persone con disabilità uditive e sensoriali, questo il primo bilancio degli interventi attuati per il superamento delle barriere linguistiche.  

 

A fare il punto è l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin. “La Regione Veneto, con la legge 11 del 2018,  si è dotata del provvedimento legislativo più avanzato in Italia per l’inclusione sociale delle persone con disabilità sensoriale per l’adozione sistematica della lingua dei segni (Lis) nei servizi e nelle attività pubbliche, dalla sanità, alla scuola, ai media televisivi. Una legge ambiziosa con obiettivi avanzati di civiltà, a cui abbiamo iniziato a dare attuazione con il piano triennale 2018-2020. In collaborazione con le associazioni dei disabili, sono stati definiti i traguardi da raggiungere con successivi interventi in progress, a cominciare dall’accesso ai servizi sanitari e dall’inclusione scolastica dei minori”.

 

Per quanto riguarda l’accessibilità alla sanità e ai servizi sociosanitari tutte le Ulss del Veneto si sono dotate – grazie al piano triennale regionale che ha stanziato 300 mila euro per questo obiettivo – di servizi di comunicazione agevolata con  i pazienti affetti da sordità o da ipoacusia: la formula più adottata è quella tecnologica, grazie all’interpretariato online offerto dalla società VEASYT live, spin off dell’università Cà Foscari di Venezia. 

 

Il servizio, attivato dall’Ulss 4 del Veneto Orientale per prima e attualmente in sperimentazione nell’Ulss 2 Marca Trevigiana, 3 Serenissima, 5 Polesana, 7 Pedemontana e nell’Istituto Oncologico Veneto, consente di attivare in tempo reale, grazie ad una ‘app’ attivabile sui tablet in dotazione alle strutture sanitarie, la videochiamata con l’interprete che traduce nella lingua dei segni le richieste del paziente e le risposte dell’operatore sanitario in questione. Gli interpreti professionisti sono a disposizione in video chiamata al momento o su appuntamento.

 

Le altre aziende sanitarie del Veneto hanno adottato modalità organizzative diverse. L’Ulss 8 Berica mette a disposizione un numero SMS di emergenza medica per persone non udenti e/o con deficit di linguaggio e uno sportello LIS in convenzione con l’Ente Nazionale Sordi per affiancare un mediatore ogni qualvolta sia necessario a tutela delle persona interessata.

 

L’Azienda Ospedaliera di Padova si avvale di interpreti professionali LIS a supporto di pazienti ricoverati e ambulatoriali.

 

L’Azienda Ospedaliera di Verona dispone di un servizio di interpretariato “a chiamata” rivolto a persone sorde, siano esse pazienti-utenti e/o lavoratori presso l’azienda stessa. 

 

In tutte le aziende sanitarie del Veneto sono in corso attività di formazione per il personale dipendente, per prepararlo all’utilizzo dei supporti informatici e alla gestione del servizio di interpretariato.

 

Quanto all’affiancamento scolastico, nel 2018 sono stati 990 gli alunni in Veneto seguiti  da mediatori esperti nel linguaggio dei segni, dalla scuola di infanzia alle superiori, per un totale di 314 mila ore di assistenza scolastica, parimenti distribuite tra il primo segmento della scuole di infanzia e primaria (rispettivamente per 115 e 347 alunni) e i due cicli delle scuole secondarie (188 nelle scuole medie e 304 nelle superiori). 

 

“In quest’ambito la Regione interviene investendo circa 10 milioni di euro l’anno – chiarisce l’assessore Lanzarin –  per garantire agli alunni con disabilità sensoriale servizi di assistenza scolastica, trasporto scolastico, fornitura testi e spese di frequenza a istituti specializzati. Si tratta di una nuova competenza, svolta sino al 2014 dalle Province e che  a seguito della riforma Delrio, la Regione ha assunto in forma diretta, affidandone la gestione alle Aziende sanitarie territoriali. Il modello organizzativo adottato consente di offrire uno servizio omogeneo in tutto il territorio regionale, in appoggio al lavoro educativo e di inclusione sociale svolti dalla scuola attraverso gli insegnanti di sostegno”.

Il documento, che ha come primo firmatario il Capogruppo del carroccio ai Trecento Riccardo Barbisan ed è sostenuto da tutti i capigruppo di maggioranza, pone l’attenzione sulla realtà ospedaliera trevigiana
Un ordine del giorno sul tema della mancanza di personale negli ospedali veneti, Treviso inclusa.
Il consigliere regionale e capogruppo della Lega in consiglio comunale a Treviso Riccardo Barbisan ha depositato un ordine del giorno in vista della prossima seduta che intende porre l’attenzione sulla mancanza di personale medico negli ospedali del Veneto, problema che vede coinvolto anche il Ca’ Foncello.
«Sarà l’occasione per ringraziare tutti coloro che con la loro opera continuano, nonostante la difficoltà di reperimento di personale, soprattutto medico, a prestare un servizio di grande qualità ai pazienti trevigiani e non», afferma Riccardo Barbisan. «Chiederò infatti al consiglio comunale di Treviso di esprimere un sostegno chiaro alla scelta di aprire un nuovo ambulatorio a Borgo cavalli per l’utenza più debole, e di fare di Treviso una sede universitaria rilevante nel campo delle professioni sanitarie».
La scelta di aprire il nuovo poliambulatorio per effettuare le visite specialistiche, secondo l’esponente leghista, «pone la città di Treviso in prima linea nella cura dei cittadini e nell’individuazione dei nuovi bisogni e nella predisposizione di nuovi modelli organizzativi per la soddisfazione degli stessi». Inoltre, nel documento sarà contenuto l’auspicio che il Consiglio Comunale si esprima anche in merito all’assunzione, da parte delle ULSS, di medici abilitati ma non ancora specializzati, decisa dall’Amministrazione regionale guidata da Luca Zaia. «Al momento, si tratta dell’unica possibilità concreta per far fronte alla grave carenza di dirigenti medici, figlia di una sbagliata programmazione che nasce oltre un decennio fa».

Viste le tecnologie di cui possiamo disporre nel 2019, non si dovrebbe morire di cancro al seno.

Nell’ambito del mese Ottobre Rosa, arrivano i consigli dei medici esperti di senologia su quali esami fare, quando farli e a cosa stare attente.

 

Un mese ricco di iniziative promosse dalla Casa di Cura “Giovanni XXIII”, che apre anche il sabato per le donne che lavorano

 

In occasione di Ottobre Rosa 2019 ritorna per il quarto anno consecutivo la campagna di sensibilizzazione “Vinco Io”, promossa dalla Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier allo scopo di combattere e prevenire il tumore al seno.

 

Molteplici le iniziative organizzate dalla struttura di Monastier che è partner, assieme ad altri 24 Centri di riferimento in Italia, dello Studio P.I.N.K.
La senologia della “Giovanni XXIII” è stata infatti accolta dal CNR di Pisa e dalla Fondazione Umberto Veronesi per partecipare all’indagine sulle metodologie di diagnosi integrate che consentono di ridurre la mortalità per cancro al seno.

 

Parte dei proventi alle associazioni trevigiane e veneziane che combattono il tumore al seno

La campagna “Vinco Io” ha un doppio scopo: quello di promuovere nelle donne la consapevolezza che prevenire il cancro significa “vincere” sul cancro e impadronirsi della propria salute per non lasciare che la malattia sconvolga la propria vita; e aiutare associazioni che operano nel territorio regionale come la LILT di Treviso e il Trifoglio Rosa di Mestre.

 

Anche per quest’anno, infatti la Casa di Cura “Giovanni XXIII” ha deciso di devolvere, nel mese di ottobre, parte del ricavato delle prestazioni effettuate in beneficenza.

 

Ma ciò su cui punta principalmente la struttura è l’informazione. Essere informate oggi su come e quando prevenire, può salvare la vita di una donna.

 

Le iniziative per l’Ottobre Rosa 2019 in tutto il territorio regionale e anche fuori regione

Quando a una donna viene diagnosticato il tumore al seno è inevitabile il coinvolgimento della famiglia. È per questo che la Casa di Cura ha deciso di farsi da promotrice per sensibilizzare anche i giovani sportivi appassionati di Calcio, Basket e Nuoto. A tal proposito sono stati organizzati due particolari open day.

 

A.C.D Treviso con il Consorzio Treviso Siamo noi

Il 29 settembre in occasione della partita di esordio allo Stadio Tenni del Treviso Calcio.

 

Palaverde con De’Longhi Treviso Basket

Un altro momento di incontro con la “prevenzione” è previsto per il 19 Ottobre al Palaverde di Villorba in occasione del Match che vedrà la De’ Longhi Treviso Basket contro la REYER Venezia.

 

Imoco Volley

Le campionesse italiane di volley durante l’incontro del 27 ottobre contro Pomì Casalmaggiore che si disputerà al Palaverde alle ore 17 nel pre-partita indosseranno la maglietta rosa di “Vinco io”.

 

Umana Reyer Venezia Femminile

Le giocatrici hanno deciso di sostenere la campagna di prevenzione appoggiando le iniziative che si stanno svolgendo nel mese di ottobre per sensibilizzare le donne alla prevenzione. Eccole in posa con il Fiocco Rosa “Vinco Io”.

 

Venezia, San Giuliano con la squadra di dragon Boat del Trifoglio Rosa

Durante tutto il mese di ottobre ogni sabato, a San Giuliano,  dalle 15 alle 18 le donne del Trifoglio Rosa di Mestre si metteranno a disposizione di quanti vorranno salire sul Dragon Boat per provare l’esperienza di uscire in laguna in barca ma soprattutto di raccogliere le sensazioni e gli stati d’animo, positivi, che le donne operate al seno hanno avuto aggregandosi alla squadra del Dragon Boat perché, nello stare insieme,  oltre ad avere un supporto fisico hanno anche un supporto psicologico che consente loro di affrontare i momenti di ansia dei controlli post operatori.

 

Convenzioni per Farmacia Internazionale di Silea

Per tutte le donne che hanno superato i 40 anni e che accederanno alla Farmacia Internazionale di Silea ci sarà la possibilità di sottoporsi allo screening mammografico in 3D ad una tariffa agevolata.

 

Incontri pubblici in Veneto e Friuli

Due incontri sono stati organizzati nel territorio triveneto per sensibilizzare le donne alla prevenzione del tumore al seno e alla prostata.

Il primo si è svolto il 26 settembre scorso a Fiume Veneto con un convegno aperto alla cittadinanza e ai medici che hanno avuto l’opportunità di essere maggiormente informati sulle Innovazioni tecnologiche nella prevenzione senologica come mammografia in 3D ed ecografia a 24 Mhz in grado di individuare le neoplasie in fase embrionale.

 

Incontro Informativo-Testimonianza il 26 ottobre a Roncade

Il secondo incontro, aperto a tutta la cittadinanza, si terrà il 26 ottobre prossimo a Roncade sul tema “IL MIO SENO se lo conosco, lo proteggo”. Parteciperanno il dottor Bernardino Spaliviero, Radiologo Senologo, il dottor Pasquale Piazzola Chirurgo Senologo e ci sarà anche la testimonianza di una donna operata al seno, Michela Bardi dal titolo “Donne si nasce: guerriere si diventa”.

 

Mammografie anche al sabato per le donne che lavorano

Durante tutto il mese di ottobre la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier aprirà i propri ambulatori anche al sabato mattina per consentire alle donne che lavorano durante la settimana di sottoporsi all’esame clinico strumentale alla mammella.

 

“Giovanni XXIII” Rosa per festeggiare “il volersi bene”

Prevenire significa volere bene a sé stesse quindi un momento di gioia. È quello che vuole trasmettere per tutto il mese di ottobre la “Giovanni XXIII” di Monastier attraverso l’allestimento speciale dell’entrata della struttura contornata di fiocchi rosa.

 

Associazioni aderenti attraverso convenzione

Inoltre, in quanto convenzionate, aderiscono alla campagna di prevenzione “Vinco Io” e possono usufruire delle tariffe agevolate tutti gli associati e le loro famiglie delle seguenti associazioni:

  • Treviso Accademy
  • Consorzio “Treviso Siamo Noi”
  • De’ Longhi Treviso Basket
  • PDM Polisportiva Disabili di Marca
  • Consorzio Universo Treviso Basket
  • Natatorium Piscine Comunali Treviso-Selvana
  • Umana Reyer Venezia Basket
  • Imoco Volley
  • Treviso Atletica
  • Mogliano Rugby
  • Polisportiva Monastier 88
  • Polisportiva Casale
  • Pordenone Calcio

Venerdì 27 settembre p.v. torna l’attesissima Venetonight, la notte delle ricercatrici e dei ricercatori, in un’annata speciale: quella che celebra la sua 10^ edizione!

 

Venetonight è l’occasione per mettere le conoscenze accademiche alla portata di tutti, in un confronto tra i ricercatori di oggi e quelli di domani, avvicinando il grande pubblico al mondo scientifico in maniera divertente.

 

Una realtà che da sempre fa della ricerca scientifica uno dei suoi punti di forza è l’IRCSS Ospedale San Camillo del Lido di Venezia – da pochissimo entrato nell’orbita gestionale delle “Suore Mantellate Serve di Maria” di Villa Salus –, che quest’anno conferma la sua partecipazione all’evento con il progetto Cervello in azione: abile stratega o apparente ingannatore?.

 

“La capacità di regolare la nostra attività cerebrale – spiega il Direttore del San Camillo, Mario Bassano – ci consente di svolgere una quantità impressionante di compiti nella nostra quotidianità. Tutto ciò si basa sulla plasticità neurale, un processo per cui il nostro cervello è in grado di modificare le proprie connessioni e di riorganizzarsi sulla base dell’esperienza. In questa maniera siamo in grado di adattarci a nuove situazioni e di rispondere in modo efficiente agli stimoli che percepiamo”.

 

Quello che facciamo dipende molto infatti da quello che percepiamo, ma cosa succede se le condizioni esterne si modificano? 

Quanto accade nella nostra materia grigia e quali sono i trucchi messi in atto in determinate situazioni lo spiegheranno i ricercatori Marco Marino e Rachele Pezzetta in un evento aperto a tutti, che sarà ospitato al primo piano della sede cafoscarina di Dorsoduro 3246, dalle ore 17.30 in poi.

 

Oltre a ciò, il prossimo 27 settembre sarà possibile visitare strutture solitamente non accessibili al pubblico, utilizzare le più recenti tecnologie, partecipare a esperimenti, lezioni itineranti, simulazioni, mostre, giochi e numerose altre attività gratuite.
Per una notte, insomma, come recita il payoff dell’evento, chiunque potrà essere uno scienziato!

 

 

Photo Credits: unive.it

Fino all’11 ottobre visite gratuite presso il Centro di Medicina delle due città venete
Prende il via oggi, 10 settembre, anche a Mestre e Villorba la campagna di prevenzione e diagnosi del cheratocono, promossa dall’Università degli Studi di Verona, dal Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia (CNAT) dell’Università di Chieti – Pescara e dal Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), in collaborazione con Neovision e con il patrocinio del Ministero della Salute, della Società Italiana Trapianto di Cornea e Superficie Oculare (S.I.TRA.C.), della Società Oftalmologica Italiana (SOI), dell’Associazione Italiana CHEratoconici (A.I.CHE) e della Regione Veneto.

Cos’è il cheratocono?

Il cheratocono, una patologia di cui poco si parla, è una malattia progressiva della cornea che causa l’assottigliamento e la deformazione della stessa, provocando una riduzione anche molto grave della capacità visiva, fino a portare alla cecità. Può esordire fin dalla giovane età e se non immediatamente diagnosticato può portare addirittura al trapianto corneale.
“Se precocemente diagnosticato – spiega il dottor Claudio Genisi, oculista del Centro di medicina – può essere arrestato con una semplice terapia parachirurgica denominata crosslinking”.
Fino all’11 ottobre la campagna di informazione e prevenzione prevede visite oculistiche gratuite presso diversi centri su tutto il territorio nazionale. A Villorba e Mestre gli interessati potranno recarsi presso il Centro di Medicina (a Villorba inViale della Repubblica 10/B e a Mestre in Viale Ancona 15), dove l’equipe di specialisti, guidata dal dottor Claudio Genisi, è a disposizione per individuare la patologia e suggerire le opportune terapie per un disturbo oculare che può arrecare gravi danni alla vista.
Per usufruire dello screening gratuito è necessario prenotare la visita sul sito www.curagliocchi.it.

Il tour mondiale dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata Giovani ha fatto tappa anche a Monastier, in una giornata di visita della Casa di Cura “Giovanni XXIII” e al Centro Servizi di “Villa delle Magnolie”, entrambe gestite dal gruppo Sogedin.

 

“La sanità 4.0 è la sfida del futuro per Aiop Giovani – ha spiegato il suo presidente nazionale, Michele Nicchio – e al centro della nostra attività restano la formazione e l’innovazione: quale miglior occasione, se non conoscere le varie esperienze a livello mondiale e quelle nel nostro territorio”. Insieme al vicepresidente dell’Aiop Giovani Veneto, Matteo Geretto, e al vicepresidente Aiop Lombardia, Guerrino Nicchio, la delegazione privata (Guerrino e Michele Nicchio, padre e figlio, sono gestori della Mantova Salus proprietaria di due ospedali e cinque case di riposo) ha avuto modo di visitare le strutture e apprezzarne tutte le loro particolarità: dal piccolo asilo nido e la “piazza” di servizi per gli ospiti di “Villa delle Magnolie”, alle tecnologie d’avanguardia impiegate nella Casa di Cura “Giovanni XXIII”. “Consideriamo la formazione indispensabile, – commenta il rappresentante della Sogedin che è anche vicepresidente regionale di Aiop Giovani del Veneto, Matteo Geretto – e credo che confrontarsi con le problematiche riscontrate in ogni struttura possa essere indispensabile per dare una risposta sempre più puntuale al nostro paziente”. 

 

 

 

 

Guerrino e Michele Nicchio sono rimasti piacevolmente sorpresi dai sistemi di protezione in favore degli ospiti di “Villa delle Magnolie” e dei molti servizi (bar, edicola, bazar, parrucchiere) che la rende all’avanguardia sul territorio italiano, con un modello di “casa di riposo”, una città nella città, molto simile al quello nordeuropeo. La visita è proseguita nella Casa di Cura “Giovanni XXIII”, dove sono state illustrate tutte le varie tecnologie con cui operano i professionisti: dai monitor touchless (operativi senza il bisogno di toccare lo schermo, ma con il solo gesto della mano) alle sale operatorie ibride ed integrate, dotate di un impianto che permette 70 ricicli d’aria all’ora e che consente la massima sterilità. Una visita che ha toccato tutti i reparti: da quello più nuovo, Medicina, realizzato di recente e dotato di massimo confort per il paziente; passando poi per il servizio di Senologia, dove il suo primario, il dottor Francesco Di Toma, ha illustrato le apparecchiature in grado di individuare le neoplasie fin dalla fase embrionale; fino al Centro di Sterilizzazione, considerato il “fiore all’occhiello” della struttura e spiegato dal coordinatore infermieristico Luca Florian; per terminare poi con la clinica odontoiatrica, dotata di 8 poltrone di cui una per disabili, coordinata dal direttore Angelo Iannacci.

 

“Ho visto delle cose bellissime, strutture che non si vedono molto in giro, ma la cosa importante è il sentimento interno alla gestione: si percepisce il grande cuore della sua amministrazione – commenta il vicepresidente Aiop Lombardia, Guerrino Nicchio, al quale prosegue il presidente nazionale di Aiop Giovani, Michele Nicchio – e si prova un vero senso di famiglia mentre si cammina nei reparti, un sentimento che viene trasmesso anche ai pazienti e gli assistiti. Siamo abituati a credere che l’eccellenza sia negli Stati Uniti, nei paesi del Nord Europa, ma anche in Italia esistono dei fiori all’occhiello, e queste strutture lo sono”. 

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