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Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l’emergenza Coronavirus e docente di Igiene all’università Cattolica di Milano, oggi in un’intervista ha ribadito che serve un lockdown per un mese su tutto il territorio italiano, altro che riapertura della scuola!

 

Ricciardi non condivide la posizione del Comitato Tecnico Scientifico, che si è espresso positivamente ieri sul ritorno a scuola fino al 75% nelle regioni gialle e arancioni.

 

“In questo momento la circolazione” di Sars-CoV-2 “è talmente alta in tutta Italia che servirebbe un raffreddamento della curva epidemica e questo purtroppo lo si può ottenere solo con una chiusura molto energica, molto forte. Non per mesi, ma per 3-4 settimane”.

 

Oggi intanto sono tornati in classe gli studenti delle superiore in gran parte d’Italia ma non nel Veneto, dove il Presidente Zaia ha bloccato la didattica in presenza fino al 31 gennaio: “Noi abbiamo la responsabilità di garantire la salute dei cittadini. Firmare un’ordinanza per chiudere una scuola è una sconfitta, ma davanti alle relazioni che ci ha fatto il CTS abbiamo compiuto questa scelta. Ci adegueremo a pareri o ad ordinanze nazionali solo se la condizione sanitaria sarà coerente a sostenere la riapertura”, ha detto oggi in conferenza stampa a Marghera presso la sede della Protezione Civile.

 

Dal canto suo, Ricciardi sostiene che: “Gli scienziati devono mettere a disposizione della politica le evidenze scientifiche come sono, senza commentarle, e le evidenze scientifiche oggi ci dicono che rimettere in moto milioni di persone, siano essi studenti od operatori scolastici, è estremamente pericoloso. Quindi non condivido questa decisione di lasciare in qualche modo alla responsabilità dei politici dei dati scientifici che invece sono per me assolutamente inoppugnabili“, conclude Ricciardi.

 

 

Silvia Moscati

Ospite, questa mattina alla conferenza stampa presso la sede della Protezione Civile a Marghera (VE), il prof. Giorgio Palù, che ha parlato di vaccini e di cure con anticorpi monoclonali.

 

Alla fine il Presidente dell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, si è espresso in una previsione circa i tempi di “uscita” dall’emergenza Covid: “Vedremo un calo dei contagi a marzo-aprile, poi c’è la vaccinazione; credo che potremo guardare al futuro con un certo ottimismo”.

 

Per quanto riguarda il bollettino giornaliero, ci sono stati dei problemi al sistema informatico e dunque sono stati  resi noti solo alcuni dati che hanno confermato, per il quindicesimo giorno consecutivo, un calo nei ricoveri sia in area non critica che nelle terapie intensive.

 

Silvia Moscati

“Se da un lato mi piacerebbe rassicurare i cittadini, dall’altro bisogna essere consapevoli che non siamo assolutamente tranquilli”. Sono le parole del Presidente del Veneto Luca Zaia dopo aver letto il bollettino che consolida il calo, negli ultimi 13 giorni consecutivi, dei ricoveri sia in area non critica che nelle terapie intensive.

 

E al termine del suo intervento il Presidente Zaia aggiunge: “Chiudo con un pensiero per le attività produttive: non sono scandalizzato dalle proteste purché siano rispettose delle regole sanitarie. Diamo atto che le iniziative dei ristoratori siano spontanee e non strumentalizzate dalla politica ma diciamo anche che se i ristori ci fossero, e in tempo reale, nessuno si sognerebbe di protestare. Protestare è un diritto democratico ma non deve trasformarsi in fonte di contagio”.

 

Silvia Moscati

 

La notizia del passaggio della Regione Veneto in zona arancione è arrivata ai giornalisti presenti alla conferenza stampa presso la sede della Protezione Civile a Marghera, quando il Presidente Zaia era già andato via lasciando il posto per le domande, riguardo a vaccinazione e ospedalizzazione pazienti Covid, all’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin e al Direttore Generale Luciano Flor.

 

“Oggi ci saranno le classificazioni delle Regioni da parte del Ministero della Salute – aveva detto Zaia – e ci rimettiamo come sempre alle loro decisioni. – “L’Istituto superiore della Sanità ha un dossier quotidiano e settimanale dei dati che provengono dalle regioni e quindi non ci sono persone più qualificate per stabilire il colore delle zone. Il nostro tasso Rt è appena sotto l’uno quindi non si parla di zona rossa, ma non so se decideranno per la zona gialla o arancione”.

 

Tra l’altro, il Ministero della Salute ha emesso il dato riguardante l’Rt delle regioni e quello del Veneto è 0,97.

“Non dobbiamo abbassare la guardia – ha ripetuto il Presidente Zaia – in Veneto siamo a venti giorni di restrizioni e la situazione non sta calando velocemente, anzi, c’è il rischio imminente di una terza ondata. Siamo due settimane in ritardo rispetto alle curve dei contagi europee”.

 

Silvia Moscati

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha fatto una brevissima apparizione in sala stampa, presso la sede della Protezione Civile a Marghera, dove era prevista la conferenza con i giornalisti e le televisioni locali, solo per comunicare che a causa del terremoto appena successo, sarebbe scappato via. Erano le 12.19 quando una scossa si è sentita al piano superiore dell’edificio dove già il Governatore e il suo staff stavano lavorando.

 

Così alle 12.30 Zaia è stato sostituito all’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin; con lei c’erano il neo eletto Direttore Generale della Sanità della Regione Veneto, dott. Luciano Flor, e l’assessore alla Protezione Civile Giampaolo Bottacin, che poi ha parlato della forte scossa che ha colpito la Croazia e degli aiuti veneti che stanno per partire in soccorso ai terremotati.

 

“Siamo ancora in attesa della circolare del Ministero che faccia chiarezza su conto dei positivi trovati con i tamponi molecolari e rapidi – ha esordito, dopo il consueto bollettino dei contagi e degli ospedalizzati, l’assessore Lanzarin. – In giunta abbiamo approvato un protocollo d’intesa con le farmacie per l’esecuzione di test rapidi a chi vorrà farli in autonomia da prescrizione medica, al costo fisso di Euro 26,00”.

 

“Dei 397 in rianimazione – ha spiegato il dottor Luciano Flor – 366 sono positivi al virus. Nelle aree non critiche, dei 2998 ricoverati, 320 sono pazienti già negativizzati”.

 

 

Silvia Moscati

La De’ Longhi di coach Menetti a sostegno della raccolta fondi per ristrutturare la “Filanda”

 

Un filo rosso a unire simbolicamente due squadre avversarie, la De’ Longhi e la Vanoli Cremona. Lo sport, ancora una volta, veicolo di solidarietà. A sostenere la ristrutturazione della nuova casa della LILT Treviso ci sono anche i ragazzi di coach Menetti. L’associazione, impegnata nell’assistenza ai pazienti oncologici, presto traslocherà nella nuova sede di via Venzone a Treviso, ma perché tutto sia pronto serve un importante intervento che ha ottenuto anche una significativa spinta dal mondo della pallacanestro. Una spinta suggellata mercoledì sera al Palaverde poco prima della palla a due: i capitani delle due formazioni hanno tenuto ciascuno un capo del filo rosso simbolo dell’operato della LILT Treviso, per sensibilizzare anche gli appassionati di basket sull’importanza della prevenzione per la cura ai tumori.

 

Per finanziare il progetto di ristrutturazione è stata avviata una raccolta fondi con l’obiettivo di raggiungere la soglia dei 400mila euro, investimento necessario per realizzare sei ambulatori, una palestra, una sala conferenze, una cucina didattica e un servizio di trasporto. Il nuovo spazio si chiamerà “Filanda”, a rappresentare l’intenzione di tessere relazioni sempre più preziose.

 

Per contribuire basta fare una libera donazione sul conto corrente intestato alla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Treviso.

Codice IBAN: IT 27 A 08749 12001 000000463065

CentroMarca Banca Credito Cooperativo.

Causale: “Sostegno Filanda LILT”

 

 


*LILT Treviso (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) è nata nel 1978 e oggi conta quasi 4mila soci e circa 800 volontari. È suddivisa in sei delegazioni (Treviso, Castelfranco Veneto, Conegliano, Montebelluna, Oderzo e Vittorio Veneto) e si occupa a 360 gradi di prevenzione: dall’educazione alla salute nelle scuole alla diffusione di una cultura della diagnosi precoce, fino ai servizi di sostegno psicologico, di riabilitazione e di trasporto.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama socio-sanitario italiano

 

Pur non essendo in guerra, stiamo vivendo un periodo sconvolgente che andremo sicuramente a superare, ma alcuni atteggiamenti e commenti che vedo, sento e leggo non li ritengo assolutamente condivisibili.

 

Per quanto strano possa sembrare, a mio avviso il miglior giocatore che abbiamo in partita è il Governo che al di là di evidenti e scontati errori, ha colto le scelte di fondo e ci sta guidando al meglio nonostante i comportamenti, le lacune e le spaventose pressioni esercitate dalla critica politica, dalle Regioni, dalle varie Conf esistenti, dai cittadini e da molti giornalisti.

 

Iniziando dalla critica, segnalo le valutazioni di Salvini che all’inizio del marzo scorso rimarcava la necessità di riaprire la Lombardia, ma la sua indicazione si è infranta alcuni giorni dopo sui mezzi militari sfilati per le strade di Bergamo; evitando qualsiasi ulteriore prudenza riflessiva, in ottobre dichiarava poi di non ravvisare la necessità di prorogare lo stato d’emergenza, ma tutti sappiamo che il 25 novembre un trend assolutamente prevedibile ci ha portato a superare il non ambìto traguardo di 50.000 morti in 10 mesi.

 

Dal canto suo Renzi in maggio sostenne che se i morti di Bergamo e Brescia avessero potuto parlare, ci avrebbero detto di riaprire, uscita che ritengo assolutamente adeguata al suo livello politico e che il sindaco di Bergamo – Gori – definì, con grande signorilità, “a dir poco sbagliata”: in giugno, cercando di aggiungere competenza a sensibilità, l’ex premier sostenne che il virus si era molto affievolito.

 

Passando dalle critiche politiche alle Regioni non mi sento affatto confortato, perché la cronaca ci racconta che la salute dei cittadini è stata spesso sacrificata ai desideri di potere e notorietà di presunti Governatori e la loro incapacità di gestire la vaccinazione antinfluenzale, ha misurato ancora una volta la qualità del supporto offerto in questi mesi all’azione governativa.

 

E per quanto riguarda le varie Conf, mi limito a ricordare la recente uscita di Domenico Guzzini presidente di Confindustria Macerata, secondo cui da questa situazione “bisogna venirne fuori e, anche se qualcuno morirà, pazienza”, tesi fortemente infelice ma certamente non isolata in organizzazioni che, anteponendo il lavoro alla salute, tendono a procrastinare il blocco della popolazione anche a epidemia fortemente crescente: dobbiamo poi riflettere sulla vicinanza di questa dichiarazione con la “sbagliata” espressione renziana, considerando però che Guzzini ha parlato per puro interesse economico di parte, mentre il politico Renzi per sola speranza elettorale.

 

Poi ci sono i cittadini che dovrebbero osservare limiti assolutamente infantili (mascherina, distanza, pulizia), ma che in gran parte rifiutano queste indicazioni, visto che da varie generazioni sono abituati a una vita facilitata dall’assenza di qualsiasi episodio bellico, da miglioramenti sociali che dal ’45 ad oggi sono stati più che eloquenti, da significativi progressi sanitari e dall’esplosione di distrazioni dilettevoli che non si limitano all’amato calcio, ma che vedono in X Factor un immancabile fattore attrattivo, così come affascinano Amazon, Apple o Google, mentre Immuni viene rifiutata perché unica presunta distruttrice di una privacy assolutamente irrinunciabile: questa è l’odierna e vanitosa cultura di un Paese che invece affonda le sue radici in profondi appuntamenti storici, politici, artistici, letterari e matematici.

 

Avendo ricordato la cultura, mi è facile scivolare ora sull’informazione, che dovrebbe porsi come severo giudice di comportamenti socialmente riprovevoli e, al contrario, vede alcuni giornalisti seguirli e assecondarli, tant’è che in una recente trasmissione televisiva strutturata attorno all’assurdità di certe scelte, il direttore di un noto quotidiano insisteva sul fatto che se il governo ci lasciava uscire e ci spingeva a spendere con IO, non poteva anche chiederci di non assembrarci nei negozi: sarebbe come dire che, dopo aver detto a un neopatentato di mantenere la destra e di fare benzina, non possiamo chiedergli di rispettare il rosso di un semaforo.

Questo è il nostro mondo.

 

Luigi Giovannini

Dopo una lunga premessa di almeno una decina di minuti, il Presidente del Veneto Luca Zaia questa mattina, durante il consueto incontro con la stampa presso la sede della Protezione Civile a Marghera, ha anticipato le restrizioni che saranno scritte in una sua nuova ordinanza, che andrà in vigore da sabato prossimo e fino al 6 gennaio, in tutto il Veneto.

 

L’ordinanza sarà firmata domani e batte sul tempo il DPCM ancora in discussione. “Noi non possiamo aspettare” ha detto oggi Zaia “ma qualora arrivassero misure adeguate, l’ordinanza verrà assorbita per gerarchia”.

 

Di fatto i veneti rimarranno dentro i propri comuni di residenza dalle 14 del pomeriggio, le attività commerciali rimarranno aperte invece fino alle 21 per soli residenti (salvo deroghe) e pertanto si potrà uscire dal proprio comune dopo le 14 solo per motivi di lavoro e sanitari.

 

I dettagli dell’ordinanza, ancora in bozza, saranno resi noti dal Presidente domani nel corso del punto stampa quotidiano. Zaia ha comunque anticipato che si tratta di misure paragonabili a quelle di una zona arancione. Dopo il giallo plus sembra che il Veneto si avvii autonomamente a diventare un arancione minus.

Il Presidente del Veneto Luca Zaia, nel consueto appuntamento con la stampa questa mattina nella sede della Protezione Civile a Marghera, ribadisce la sua preoccupazione: “Attendiamo le misure del Governo che auspichiamo arrivino tra stasera e domani, certamente prima del prossimo fine settimana che ci preoccupa molto. Nel Veneto abbiamo 2.727 ricoverati Covid in area non critica, mentre 7.060 sono i ricoverati non Covid. Per ora abbiamo più di 4.000 posti letto disponibili su un totale di 13.820 posti letto attivi” ha spiegato Zaia.

 

Il Presidente è tornato ancora a parlare del rapporto tra tamponi eseguiti e numero di positivi che oggi si attesta sul 6,98%.

Per quanto riguarda invece i decessi nelle RSA: “Nelle case di riposo abbiamo adottato misure importanti, tamponi a operatori e ospiti ogni 4 giorni e tutte le restrizioni del caso ma va anche detto che queste mortalità noi le abbiamo perché il fenomeno RSA è tipico dei nostri territori, in altre aree d’Italia non esistono o sono poche, solo 4 o 5 regioni hanno il nostro modello, e qui risiedono i pazienti più a rischio mortalità per Covid”.

 

Ritornando sulla pressione negli ospedali, oggi il dott. Paolo Rosi, direttore della Centrale Operativa Urgenza Emergenza veneziana, intervenuto in conferenza stampa, ha fornito ulteriori dati: “L’andamento è altalenante ma rispetto alla settimana scorsa, quando avevamo un paziente Covid in area non critica su 200 che passava in terapia intensiva, oggi siamo ad uno ogni 250”.

 

 

Silvia Moscati

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L’assessore alla Sanità del Veneto Manuela Lanzarin, ha parlato oggi, durante la conferenza stampa del Presidente del Veneto Luca Zaia a Marghera, riguardo il programma della  somministrazione dei vaccini anti Covid che partirà a gennaio 2021.
“Inizieremo a vaccinare tutti gli operatori sanitari e tutti gli ospiti delle RSA pubblici e privati e  gli over 80 anche se non residenti nelle strutture per anziani. Abbiamo richiesto 185.000 dosi di vaccino per questa prima fase che concluderemo  a marzo. Nella seconda fase saranno vaccinati gli over 65 e altri soggetti a rischio poi, nella terza fase, il resto della popolazione”.
È previsto entro giugno il completamento di queste tre fasi.

 

Silvia Moscati

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