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“Questo non è un semplice ospedale da campo. È molto di più e, quando sarà finito, sarà molto simile a un ospedale tradizionale. Grazie al Qatar che ce lo ha donato e grazie a tutti i volontari che si stanno facendo in quattro per rispettare il cronoprogramma e per montare presto ma soprattutto bene una struttura molto complessa e composta da materiali di qualità molto elevata. Protezione Civile e Sanità regionali stanno lavorando in totale e quotidiana sinergia. Noi trasportiamo, stocchiamo, montiamo, loro si occupano dell’organizzazione specifica perché le dotazioni e le cure siano al massimo, sia dal punto di vista scientifico che da quello strutturale”.

Lo ha detto l’Assessore alla Protezione Civile della Regione Veneto, che ha visitato il cantiere nell’area del covid-hospital di Schiavonia (Padova) dove si sta allestendo l’ospedale da campo donato dal Qatar all’Italia e destinato al Veneto.

 

Con volontari e tecnici della Protezione Civile del Veneto sono all’opera i militari del Terzo Stormo dell’Aeronautica e i Vigili del fuoco.

 

La struttura sta nascendo su un’area complessiva di 8.000 metri quadrati e ha una superficie coperta di 5.200 metri quadrati. Vi lavorano tra 50 ne 80 persone al giorno a seconda delle diverse fasi realizzative. Si compone di tre blocchi, due destinati a letti di terapia intensiva (saranno 24, molto distanziati tra loro) e uno più grande che ospiterà letti di malattie infettive. La struttura è concepita per essere estremamente flessibile ed è in grado di ospitare agevolmente tra 150 e 200 posti letto. Al momento è concepita con spazi molti ampi tra un letto e l’altro, essendo pensata per malati molto particolari e per la massima facilità e sicurezza di lavoro di medici e infermieri.

 

“Stiamo montando il tutto con la massima attenzione, anche a costo di impiegare qualche ora in più – ha detto Bottacin – perché contemporaneamente viene realizzata tutta la manualistica di allestimento, che non c’è, perché anche il Qatar, che l’ha comprato e ce l’ha donato, non ha finora avuto modo di fare un montaggio. Questo è il primo, ed è importantissimo che, quando verrà disinstallato da Schiavonia, ci sia nero su bianco tutto il know how tecnico per rimontarlo il più velocemente possibile se e dove (speriamo mai) potrà servire di nuovo”.

 

“La struttura – ha ribadito Bottacin – resterà operativa a Schiavonia per il tempo necessario, poi verrà smontata e stoccata in una diversa area (se ne stanno valutando alcune), sempre in prossimità di un ospedale e di viabilità adatta, per essere pronta in ogni occasione”.

“Oggi – ha detto ancora l’Assessore – un pensiero di gratitudine va rivolto a tutta la straordinaria macchina del volontariato di protezione civile. Al fronte, negli ospedali, ci sono i nostri angeli in camice, e nelle retrovie migliaia di uomini e donne aiutano, trasportano di tutto, dalle mascherine a un ospedale da campo, collaborano ovunque sia richiesto. Tempo e fatica completamente donati alla collettività. Dico loro grazie citando un dato straordinario: finora i nostri volontari hanno prodotto 65.000 giornate/persona di lavoro. Oggi, in Veneto, ce n’erano al lavoro non meno di 2.000 e ogni giorno è così e, se serve, anche di più”.

“Su quanto accaduto nelle Rsa del Veneto non accettiamo alcun scaricabarile: vanno chiarite le responsabilità: lo dobbiamo anzitutto ai familiari delle vittime, a chi ancora sta lottando contro la malattia e a chi lavora nelle strutture. I numeri in tutta la provincia di Treviso, la più colpita dopo Verona e Padova, sono pesanti con 58 morti riconducibili a COVID-19 e in particolare inquieta la situazione di Casa Fenzi, dove i conti non tornano”. È quanto chiede il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, preannunciando anche un’interrogazione alla Giunta sulla struttura di Conegliano, su cui c’è un’indagine della Procura di Treviso, e le altre residenze per anziani della Marca in cui il contagio è particolarmente elevato.

 

 

“Secondo la Ulss 2 i decessi per COVID-19 a Casa Fenzi sarebbero 7, ma nei primi 15 giorni di aprile ci sono state ben 25 vittime. Il primo caso risale al 20 marzo e la direzione fa sapere di aver chiesto un intervento della task force dell’Ulss senza però aver avuto risposta. Solo dal 26 marzo, in seguito ad altre quattro morti, è stato deciso di bloccare i nuovi ingressi di ospiti nella struttura, mentre i primi tamponi sono stati effettuati il 29 con gravissimo e colpevole ritardo, salvo sospenderli tre giorni dopo per mancanza di reagenti. Le reiterate richieste di completare i test, fornire dispositivi di protezione e reperire personale sono rimaste a lungo inascoltate. È evidente che ci siano stati dei ritardi, con conseguenze tremende, tant’è che ora su 184 ospiti ben 100 sono positivi. Non fare subito i tamponi ha comportato il tenere assieme contagiati e non, stendendo così un tappeto rosso al Coronavirus. È doveroso capire come mai e di chi sono le responsabilità – insiste Zanoni – Non si tratta di una casualità, poiché molte strutture sono invece risultate immuni al contagio. La magistratura farà il proprio lavoro, ma la Regione, oltre alle dirette tv, deve aprire come minimo un’indagine accurata: lo dobbiamo ai nostri anziani, ai loro familiari, al personale che vi lavora e soprattutto alle povere vittime”.

“Dopo aver visto quanto sta accadendo in Italia abbiamo sentito la necessità di renderci utili per i nostri amici italiani”. Sono state queste le parole di coraggio pronunciate da Christian Reckord del Lions Club Rheda-Ems di Herzebrock in Germania, in un video messaggio che accompagna una cospicua donazione di 10mila euro nel crowdfunding “Aiutiamo gli ospedali di Treviso e Venezia”. La donazione ha così consentito di raggiungere, anzi superare, l’obiettivo prefissato lo scorso 11 marzo, dei 250mila euro.

 

Il Lions Club Rheda-Ems di Herzebrock, in Germania, raggruppa imprenditori, avvocati, medici, manager tedeschi.

 

“Da oltre 30 anni ho un fortissimo legame professionale con l’Italia e ho delle grandissime amicizie fra cui quella con Fabrizio Bergamo, tutta la sua famiglia e azienda – racconta nel video messaggio Christian Reckord del Lions Club Rheda-Ems. – Dopo aver visto l’annuncio di Fabrizio e appreso dai mass media quanto sta accadendo in Italia assieme ai miei amici del Lions Club abbiamo sentito la necessità di renderci utili per i nostri amici italiani. Abbiamo deciso di contribuire e chiedo anche a tutti voi di dare un piccolo contributo per raggiungere gli obiettivi prefissati dall’iniziativa dando così la possibilità di acquistare delle apparecchiature che possono salvare la vita a dei pazienti di covid-19. Noi vi siamo vicini, siamo felici di aver partecipato a questa bellissima corsa e vi mandiamo un bellissimo abbraccio”, conclude Christian Reckord del Lions Club Rheda-Ems.

 

 

 

“Ringrazio il Lions Club e tutti i loro componenti per questa donazione, e Fabrizio Bergamo che ha creduto fin dall’inizio in questa nostra iniziativa” – fa sapere il Direttore Generale di CentroMarca Banca, Claudio Alessandrini.
“L’importante cifra arrivata ieri attraverso bonifico nel nostro crowdfunding non è solo una donazione di denaro ma la dimostrazione che non esistono confini territoriali nei momenti di difficoltà. 10mila euro importanti che ci hanno consentito di raggiungere l’obiettivo di 250 mila euro che ci eravamo prefissati l’11 marzo scorso, quando eravamo in piena emergenza sanitaria. La nostra sanità ha dimostrato di sapere gestire in maniera egregia una situazione di emergenza mai vista prima d’oggi ma ciò che ci ha colpito è stato il grande coinvolgimento che c’è stato da parte di tutti. 133 persone hanno sposato questa nobile causa inviandoci un messaggio video e dimostrando ancora una volta la vera mission del Credito Cooperativo, sostenere e mettere insieme persone di tutte le categorie, dal pensionato, allo studente all’imprenditore alle associazioni, che hanno un grande cuore e una profonda responsabilità sociale”, conclude Claudio Alessandrini.

 

Tra i 133 volti che hanno promosso l’iniziativa anche l’industriale trevigiano della 3B di Salgareda Fabrizio Bergamo: “L’emergenza COVID-19 che sta colpendo il nostro paese non ha lasciato indifferenti i nostri amici tedeschi. Voglio ringraziare il gruppo del Lions Club di Herzebrock per la vicinanza e il sostegno dimostrato ai nostri ospedali di Treviso e Venezia attraverso l’iniziativa di Centromarca Banca. Un grazie speciale va al mio amico Christian Reckord che è stato il promotore di questo bellissimo gesto di generosità”, conclude Fabrizio Bergamo.

 

I 200mila euro (50 mila euro sono già stati anticipati alle due aulss) verranno consegnati la prossima settimana.

 

 

Qualche dato su Lions Club Rheda-Ems

Il Lions Club Rheda-Ems di Herzebrock fa parte del Lions International la più grossa organizzazione di club di servizio. Ciò che viene donato è il frutto di quanto raccolto tra gli imprenditori che contribuiscono in maniera autonoma. Il club è stato fondato nel 2000 e raccoglie i soldi per le donazioni attraverso tre attività principali legate al sociale: la tradizionale gita in bicicletta del primo maggio (quest’anno rinvita); il calendario di Natale e la vendita di vin brulé, zuppe e panini caldi al mercato di Natale di Rheda.

 

Fra i vari progetti degli ultimi anni che hanno supportato e donato:

• libri per asili e scuole elementari locali, scuole locali con programmi di prevenzioni a droghe, violenza ecc.
• lezioni di tedesco per bambini immigrati in una scola elementare
• vari supporti per famiglie in stato di emergenza
• iniziativa di ammalati di Parkinson a Rheda
• vari progetti internazionali (a.e. terremoto Haiti con zaini per filtraggio di acqua)
• costruzione di un centro scolastico in Africa.

Riceviamo da un nostro lettore una chiave di lettura sull’attuale situazione economico-sanitaria italiana, nel contesto europeo

 

Siamo stati travolti dal Coronavirus, ma forse è arrivato il momento di sistemare alcuni pezzi del puzzle per farci un’idea su quanto è successo da quando il 30 gennaio scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarava l’emergenza sanitaria globale: non era un primo allarme, perché già nel settembre scorso l’Organizzazione aveva paventato una grave minaccia pandemica e le successive cronache da Wuhan avrebbero dovuto ulteriormente incrinare le nostre tradizionali certezze.

 

La tragedia ha portato innumerevoli lutti e difficoltà, ma ci ha anche permesso di rivedere una proficua collaborazione tra scienza e politica: nel 2010 Tremonti, negando alcune risorse economiche al ministero del collega Bondi, affermò che con la cultura non si mangia (non furono queste le sue esatte parole, ma così riporta la vulgata) e da allora il rapporto tra conoscenza e politica è persino peggiorato, dando spesso all’impreparazione un fatale ruolo di preminenza.

 

La scienza non è altro che la rappresentazione matematica della realtà e in questa occasione ci ha indicato come, dove, quando e per quale motivo si sta diffondendo la pandemia anche se, data la novità del virus, i modelli di ricerca non sempre sono comparabili: ciononostante abbiamo imparato che non possiamo permettere a nessuno di guidare la nostra vita senza le dovute competenze, per cui speriamo che questa tragica esperienza ci porti almeno all’inizio di un ciclo politico più responsabile.

 

Il nostro Governo a mio avviso si è mosso con sufficiente energia: è evidente che quando un’azienda viene colpita da uno tsunami di tali dimensioni il primo e incalzante impegno del responsabile è garantire il galleggiamento e questo è sicuramente avvenuto, anche con quelle imprecisioni, contraddizioni e incongruenze che sono logiche figlie dell’affanno e dell’urgenza: tra l’altro, su evidente pressione dei medici, l’Italia ha adottato l’isolamento sociale cercando di anticipare il virus, mentre America e Regno Unito hanno scelto la strada di seguire il virus, strada che sembra avere meno efficacia.

 

La stragrande maggioranza delle nazioni occidentali ha poi adottato il metodo italiano e questo per noi è molto tranquillizzante, perché ha confermato la fondatezza delle scelte governative di fondo.

 

E il 31 gennaio scorso venne deliberato lo stato d’emergenza, con una durata preventiva sino al 31 luglio prossimo e vennero successivamente emanati alcuni provvedimenti che, come detto, prevedevano – in sintesi – una reclusione dei cittadini nelle loro case: è stata una decisione sconvolgente visto che, da generazioni, eravamo abituati alla libera circolazione delle persone e al libero scambio delle merci.

 

Insomma, pur seduti in salotto, siamo sostanzialmente in guerra e se una volta quando c’erano i bombardamenti bisognava correre nei rifugi e chi non seguiva questa rigida indicazione rischiava solo ed esclusivamente la propria vita, oggi chi trasgredisce l’isolamento non solo può provocare un danno ad altri, ma incide direttamente sulla durata di queste faticose  restrizioni: la maggioranza della popolazione ha ragionevolmente seguito le indicazioni governative, ma un numero di persone non trascurabile, forse per infantile egocentrismo, non ha ritenuto e non ritiene di sacrificare le proprie abitudini di vita per il raggiungimento, nel più breve tempo possibile, del traguardo sanitario, tant’è che recentemente la curva dei contagi ha ripreso a risalire. Così va il mondo!!!

 

Naturalmente meritano una forte attenzione anche le conseguenze economiche di questo tragico evento, perché un’attività imprenditoriale (commerciale o industriale che sia) non esiste se non ha una vitale liquidità e questo blocco sanitario, pur necessario ed essenziale, impatta violentemente su realtà che se da un lato non possono assolutamente derogare alle precise indicazioni mediche, dall’altro, se crollassero per il fermo, provocherebbero spaventose perdite in termini economici ed occupazionali.

 

C’è poi la struttura di uno Stato (continuamente non governato, ma gestito per i vantaggi del vincitore politico di turno) che fa acqua da ogni lato e così crolla il ponte Morandi, così non ci sono strutture informatiche efficienti, si bloccano le richieste all’INPS e non si trovano tamponi, mascherine, macchine per la respirazione artificiale o quanto necessario per la dovuta assistenza medica dei cittadini.

 

Per valutare concretamente gli effetti delle conduzioni politiche degli ultimi 25 anni, potremmo paragonare la nostra situazione sanitaria con quella di altri Paesi e constateremmo che l’Italia, con 60 milioni di abitanti, ha dovuto affrontare la crisi con 5.000 posti di terapia intensiva, mentre la Germania, con circa 80 milioni di cittadini, ne può contare 28mila (TV tedesca Welt): insomma sulla sanità si doveva risparmiare e così i posti letto pubblici che nel 1995 erano 45.600 (81% del totale), nel 2019 sono scesi a 20.900 (circa il 61% del totale) e di questa diminuzione ne ha beneficiato il settore privato.

 

Vale anche la pena ricordare che la sanità pubblica è al servizio dei cittadini indipendentemente dai costi, mentre quella privata cerca giustamente una remunerazione ai suoi investimenti che in questi venticinque anni sono stati forse troppo tutelati da favoritismi politici probabilmente ricambiati.

 

Questa è la situazione con cui l’attuale Governo ha dovuto affrontare l’epidemia e oggi si manifestano ripetute insistenze per conoscere la data d’uscita dai vincoli sociali, non comprendendo che la fine della nostra clausura non attende l’ultimarsi di una ricostruzione o di uno scavo, ma dipende da un virus che non conosce date o confini.

 

Si è poi determinata una particolare situazione che vede nella Lombardia, Veneto e Emilia Romagna le regioni più colpite dal virus e questo è sicuramente comprensibile vista l’industrializzazione di quei territori e la conseguente necessaria, ma ora dannosa, mobilità per promuoverla e rinforzarla, ma fra le tre regioni ci sono anche delle differenze apparentemente inspiegabili che il sotto riportato schizzo (Repubblica 07.04.2020) riassume:

 

 

Dunque in quella data la Lombardia registrava 28.469 contagi, il Veneto 9.722 e l’Emilia Romagna 13.051: la situazione lombarda stupisce particolarmente, considerando anche che sul dato emiliano incidono per forza di cose i contagi di Piacenza, che dista 16,3 km da Codogno (10/15 minuti di macchina).

 

Per cercare di capire questa anomala situazione ricordo ancora che il virus compare a Wuhan nel dicembre 2019, il 30 gennaio scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara l’emergenza sanitaria globale e il giorno dopo, 31 gennaio, viene deliberato in Italia lo stato d’emergenza.

 

Ebbene, premesso tutto questo, il 19 febbraio scorso – e quindi dopo i provvedimenti indicati – si è giocata a Milano la partita Atalanta/Valencia con 45 mila tifosi arrivati da Bergamo e, successivamente, si scoprì la positività del 35% del personale societario del club spagnolo: penso che quella partita sia stata una bomba epidemiologica e non capisco come mai le autorità regionali non l’abbiano impedita o almeno autorizzata a porte chiuse. È del tutto logico pensare che quegli spettatori, ritornati a casa e alle loro faccende, abbiano riversato su Milano, Bergamo e dintorni quanto probabilmente raccolto allo stadio.

 

Abbandonando gli assembramenti sportivi, ho poi notato – grazie alle riprese TV – che la metropolitana di Milano, anche dopo gli interventi governativi di limitazione alla circolazione delle persone, alle prime ore del mattino (orario di lavoro) continuava ad essere più che affollata, quando invece un aumento delle corse e l’istituzione di autobus di superficie sullo stesso percorso (non c’era più traffico) avrebbero probabilmente fatto diminuire gli assembramenti.

 

Ai limiti di circolazione delle persone, Regione e Assolombarda hanno opposto forti resistenze e questo potrebbero costituire un altro possibile elemento caratterizzante delle pesanti evidenze statistiche della regione, perché tutti sappiamo che le previsioni economiche sono, a dir poco, molto preoccupanti, ma ciò non può giustificare un’insistita indifferenza a quanto deciso dal Governo, mentre i tavoli delle Prefetture venivano contemporaneamente sommersi da comunicazioni di deroga che probabilmente, in molti casi, si reggevano solo grazie al vantaggio del silenzio/assenso.

 

Il Governo deciderà i tempi di riapertura, ma oggi, a quanto dicono gli scienziati, le condizioni di sicurezza non ci sono e quindi, salvo le deroghe previste, le aziende purtroppo dovranno restare chiuse.

 

È poi caduto il velo sul Pio Albergo Trivulzio e il suo DG Giuseppe Calicchio sembra ora indagato per epidemia e omicidio colposo e la Lombardia ha anche polemizzato col Governo per la mancata costituzione di una “zona rossa” nella provincia di Bergamo, ma una nota governativa ha precisato che “le Regioni non sono mai state esautorate dal potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti” e infatti, per analoghe ragioni, si erano a suo tempo così attivate Lazio, Basilicata e Emilia Romagna (Corriere 06.04.2020).

 

Questi sono alcuni fatti ma, continuando con i raffronti, il Corriere del 1° aprile scorso evidenziava, con esplicativi grafici, ulteriori differenze tra Lombardia e Veneto relativamente ai decessi, ai tamponi, ai ricoverati e alla terapia intensiva

 

 

e questi dati evidenziano strabilianti differenze.

 

Non so se le due regioni siano effettivamente paragonabili, ma visto che il virus non ha avversioni politiche o limiti geografici e temporali, che lo smog e gli impianti di aerazione non sono esclusiva del territorio lombardo e che in Lombardia c’è stato un incendio contro gli accentuati focolai di posti vicini, per forza di cose in quella Regione le insufficienze devono essere state decisamente significative.

 

E poi arriviamo all’Europa e devo dire che la posizione dei Paesi più rigidi non la trovo del tutto immotivata, tant’è che ricordo con fastidio che il IV governo Berlusconi, il 31 maggio 2010, addossò a tutti i cittadini italiani il debito della città di Roma e la Lega Nord ne avallò la scelta: oggi Catania (uno tra molti altri comuni) è messa male e non vorrei che la storia si ripetesse.

 

La situazione economica preoccupa tutti, anche perché, precedentemente a questa crisi, il debito globale del pianeta ammontava a 253 mila miliardi di dollari (non saprei scriverlo in numeri) e il timore che banche o aziende non siano in grado di onorare le obbligazioni emesse è sicuramente concreto: parliamo di quantative easing, di eurobond, di Mes o di altro, ma sempre debiti sono e mentre con i debiti i più ricchi guadagnano, la classe media e operaia sempre più si affanna.

 

Al 31 dicembre scorso il debito pubblico italiano era di 2.409 miliardi di euro e innumerevoli volte abbiamo sia chiesto con successo all’Europa una particolare flessibilità ai limiti imposti dalle regole comuni, che colto benefici inaspettati come il quantative easing di Draghi ignorando, nello stesso tempo, i generali e ripetuti inviti (anche di Draghi) a rimettere a posto i nostri conti.

 

Dal gennaio 1992 al gennaio del 2020 abbiamo avuto 17 governi e solo due di essi non hanno aumentato il debito pubblico  (Prodi 1: maggio 1996-ottobre 1998 e Prodi 2: giugno 2001-maggio 2008), mentre un terzo non ha potuto evitare l’aumento stante le particolari condizioni in cui operava (Monti: novembre 2011-aprile 2013): tutti gli altri – e sono stati 14 – o per inseguire gli obiettivi elettorali o per ingraziarsi i futuri elettori, hanno decisamente e impropriamente abusato di questa disastrosa leva politica.

 

Siamo quindi dei debitori insistenti e, ancora umiliato, ricordo in una conferenza stampa internazionale gli atteggiamenti sarcastici della Merkel e Sarkozy in risposta a una domanda dei giornalisti su Berlusconi.

 

Comunque, gli eurobond sono per noi essenziali perché, con il nostro debito e con le spese sostenute e che si sosterranno per il Coronavirus, la mancanza di un adeguato strumento finanziario di protezione europea scatenerebbe la speculazione e, probabilmente, dopo una fortissima diminuzione dei nostri risparmi immobiliari e mobiliari, per sopravvivere non ci rimarrebbe altro che chiedere aiuti a Russia e Cina con conseguenze geopolitiche difficili da definire; del resto, come ci ha recentemente spiegato il professor Perotti (Bocconi), questi benedetti coronabond sono semplici obbligazioni emesse e garantite da tutti i paesi europei, per cui saranno un po’ più costosi per gli attenti paesi del nord e un po’ più vantaggiosi per gli altri (tra cui noi), ma la resistenza di alcuni (Olanda, Germania, Austria e Finlandia) non si motiva con un semplice egoismo, ma – penso – per un prevedibile scivolamento del loro elettorato verso i partiti sovranisti, qualora i loro politici cedessero alle richieste “spendaccione” dei paesi del sud d’Europa; il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) invece, sarebbe una soluzione del tutto accettabile se si concretizzasse una necessaria modifica funzionale e si adeguasse la sua capacità economica.

 

Solo con la realizzazione di uno di questi compromessi europei si potrà costruire la desiderata ripartenza, ma ricordiamoci sempre e comunque che siamo maggiormente in affanno rispetto ad altri paesi solo e soltanto per l’entità del nostro debito pubblico, e che tutte le altre sbandierate motivazioni (salvo il dumping fiscale olandese) sono piccoli e fragili paraventi.

 

In conclusione, non ho voluto tracciare una linea di merito tra regioni e stato, ma ho citato degli episodi che ci possono aiutare, a problema finito, a riscrivere le linee guida per cogliere nuovi obiettivi e metodi sia politici che sociali.

 

Luigi Giovannini

 

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani intende sollecitare tutto il mondo della scuola sulla tematica del diritto alla salute, in occasione della Giornata mondiale della salute, che ricorre oggi.

 

Istituita nel 1950 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Agenzia dell’ONU specializzata nella difesa e tutela della salute, per commemorarne la fondazione nel 1948 è tesa alla sensibilizzazione tutti i popoli sull’importanza del diritto alla salute.

 

La salute è un diritto fondamentale dell’uomo che si caratterizza per l’universalità, l’uguaglianza e l’equità del suo riconoscimento ai sensi dell’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dell’art. 32 della Costituzione e della legge 833 del 1978. È una risorsa per l’intera comunità, garantita attraverso la promozione, il mantenimento e il recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione, senza distinzione per condizioni individuali, sociali ed economiche.

 

Nell’attuale emergenza, il Servizio Sanitario Nazionale si trova costretto a far fronte ad un incessante bisogno di assistenza sanitaria da parte dei pazienti affetti dal COVID-19. Eppure, se per un verso le condizioni restrittive in cui viviamo tutelano dal contagio, dall’altro rappresentano un rischio concreto per la salute psichica delle famiglie e, in particolar modo, dei bambini e degli adolescenti.

 

In questo difficile panorama, il ruolo dei docenti impegnati come volontari nella DAD funge da garante dell’equilibrio psicofisico degli alunni. La vicinanza dei docenti assicura la continuità della principale routine degli alunni: l’impegno scolastico. Il rapporto che si instaura tra docenti ed alunni, inoltre, va oltre la didattica: esso è frutto di un legame emotivo e formativo che lascerà il segno in ognuno, contribuendo alla salvaguardia della serenità psicologica dei giovani.

 

Nella ricorrenza del bicentenario della nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell’infermieristica moderna, l’OMS ha dichiarato il 2020 “anno internazionale dell’infermiere e dell’ostetrica”, chiedendoci di far luce sul loro ruolo vitale svolto per l’assistenza sanitaria in tutto il mondo.

 

Entrambi ci assistono nei momenti di massima fragilità: gli infermieri rappresentano il primo e più diretto contatto del paziente, le ostetriche un caposaldo che accompagna ogni mamma in uno dei momenti più difficili ed emozionanti della vita.

 

Il loro lavoro è sempre stato “prezioso”, come definito da Papa Francesco, e lo è tanto più in questo momento di emergenza in cui il loro contributo è vitale per la sopravvivenza di tantissimi ammalati.

 

Non meno valore, però, ha la vita degli infermieri impegnati in prima linea nella lotta al virus. Secondo i dati divulgati dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche lo scorso 2 aprile, sono 23 i decessi registrati fra gli infermieri positivi a COVID-19, tra cui due suicidi. Al giorno d’oggi è inaccettabile che lavoratori così esposti in una battaglia essenziale e comune vengano privati delle più avanzate dotazioni di sicurezza; retribuiti secondo tabelle inadeguate all’effettivo valore del loro servizio; sovracaricati, fino allo sfinimento ed alla morte, a causa della irrisolta carenza di organico.

 

Questa emergenza illumina le coscienze su quali siano le figure professionali essenziali attraverso cui lo Stato agisce per il bene dei suoi cittadini. Tra questi vi è tutto il personale medico e paramedico; le forse di pubblica sicurezza e gli insegnanti di ruolo e precari che, come gli altri, senza ricevere alcun riconoscimento eccezionale portano avanti una missione eccezionale.

 

Cogliamo l’occasione per segnalare la pericolosità dei messaggi contraddittori lanciati in questi giorni dai media circa la correttezza delle misure di protezione. Veicolare messaggi contraddittori a cittadini che si trovano totalmente inermi, costretti alla compressione di alcuni dei loro diritti fondamentali, genera un pericoloso stato di confusione e rischia di alimentare disordini comportamentali. In questo momento i docenti sono gli unici intermediari tra lo Stato e i cittadini che, quotidianamente, entrano nelle case delle famiglie italiane e ne percepiscono le paure, le perplessità e i disagi attraverso i più giovani. In questo ruolo esclusivo, i docenti hanno bisogno di avere ragioni univoche da veicolare ai propri studenti allorquando questi rivolgono domande e chiarimenti circa la situazione attuale, specie durante le lezioni di diritto.

 

Chiediamo, quindi, a tutte le forze politiche e istituzionali impegnate nell’emergenza di agire in sinergia, risolvendo ogni contrasto con il supporto di fondate evidenze scientifiche e, solo successivamente, di inviare messaggi coerenti alla popolazione.

 

In occasione della giornata, il CNDDU propone ai docenti di infondere nei giovani fiducia e apprezzamento per il lavoro di infermieri ed ostetriche presentando la loro professione attraverso il suggerimento di film, libri, documentari, approfondimenti della stampa o semplicemente raccontando esperienze vissute: non solo al fine di diffondere la consapevolezza del loro ruolo nell’assistenza sanitaria, ma anche per ispirare coloro che si sentano portati ad intraprendere queste professioni.

 

Utilizzando le dotazioni digitali, gli alunni possono creare dei file multimediali (lettere, video, presentazioni, ecc.) per esprimere la loro gratitudine e riconoscenza per il lavoro di infermieri ed ostetriche e indirizzarli alle strutture sanitarie delle proprie città.

 

Il CNDDU mette a disposizione uno spazio sul proprio sito per ospitare tutte le produzioni multimediali che invita le scuole a pubblicare con l’hashtag #iosupportoinfermierieostetriche.

È la raccolta fondi con il più alto numero di persone che “ci hanno messo la faccia” e, attraverso un video messaggio sui social, hanno invitato a donare e a “restare a casa”. Sono Bebe Vio, Red Canzian, ma anche l’industriale Fabrizio Bergamo, medici come il dottor Alessandro Gava, primario di terapia oncologica di Treviso, il dottor Antonio Farnia, direttore dell’unità operativa di anestesia e rianimazione del Ca’ Foncello e il dottor Luigi Maccatrozzo, già primario di Urologia all’ospedale trevigiano. Inoltre ci sono i rappresentanti del terzo settore, il sociale, senza il quale il nostro paese non sarebbe quello che è ora. 

 

Tantissimi giovani e rappresentanti del grande mondo del volontariato e dell’associazionismo sportivo. Da Mario Paganessi della fondazione di famiglie con autismo “Oltre il labirinto”, a Marco Mion dell’associazione “Margherita c’è ancora vita” di Treviso. Tutti i rappresentanti dell’associazione “Ciani 4ever” di Zelarino (VE) ma anche Daniela Buranello dell’associazione “Il sorriso di Giovanni” di Martellago (Ve) e poi ancora  Filippo Bellin di “Treviso in Rosa”, Marco Alberti dell’”Unitalsi”, Gianni Bordin dell’”Unci” e Marco Pasetto di “Round Table 35” di Treviso. 

 

Il mondo dello sport ha dimostrato tutta la sua sensibilità attraverso Matteo Imbrò, capitano della De’ Longhi Treviso Basket, Angelo Esposito della Benetton Rugby, Lucia Pizzolotto campionessa mondiale di Mountain Bike, Nicoletta Ceppaglia, ciclista non vedente dell’A.C. Dopla di Treviso, i maratoneti Salvatore Bettiol e Toni Venturato, Anna Bullo campionessa di ginnastica artistica del G.S. Sambughè (TV), Lorenzo Chin della Polisportiva Preganziol (TV), Ivonne Chiarin capitana delle donne in rosa che pagaiano delle “Trifoglio Rosa” di Venezia, Bernardo Bernardini atleta e organizzatore di “Top Gun Bike & Run” e  Fernando De Pieri di “Veneto Special Sport” di Noale (VE).  Altresì il settore culturale ha aderito all’iniziativa con lo scrittore Fulvio Ervas, il professore Ugo Rigoni di Ca’ Foscari e Federico Pupo, direttore di “Asolo Musica” e quello musicale con Caterina Croppelli, Jacopo Broseghini dei The Bastard Sons of Dioniso e i cantanti trevigiani Emanuele Conte e Alice Dal Col

 

Il mondo ecclesiastico attraverso Don Giorgio Riccoboni, parroco della cattedrale San Martino di Treviso, e Don Silvio Caterino, parroco di Falzè di Trevignano (TV).

 

Tanti volti che hanno sostenuto e promosso la raccolta fondi AIUTIAMO GLI OSPEDALI della Fondazione di CentroMarca Banca al fine di raccogliere donazioni per l’acquisto di apparecchiature destinate alle terapie intensive di Treviso e Venezia delle aziende ULSS 2 e ULSS 3. Da tutti partono due messaggi importanti: innanzitutto rimanere a casa, perché questo è il modo più concreto per aiutare i nostri sanitari, e donare. 

 

Come donare

Donare è molto semplice, per contribuire sarà sufficiente eseguire un bonifico bancario sul conto corrente intestato a: EMERGENZA CORONAVIRUS : IT 21 P 08749 12001 014000771267 o anche attraverso PayPal e Satispay, registrandosi alla piattaforma www.cmb4people.org.

 

Gli appelli

“Diciotto anni fa dopo un gravissimo incidente stradale – racconta nel video messaggio Daniele Furlan paralizzato dal collo in giù – ho avuto salva la vita grazie ad un periodo in terapia intensiva, curato da medici e infermieri, con accanto un respiratore che mi ha assistito nella respirazione. In questo momento molti medici ed infermieri stanno eroicamente lottando per salvare le vite di molti nostri concittadini affetti da Coronavirus ma senza quei ventilatori i loro sforzi possono risultare vani”.

 

E lancia il suo appello, con a fianco proprio il suo ventilatore polmonare, anche Simone Ranzato, 15enne di Casale sul Sile (TV) affetto da Sma 2 “Anch’io sto a casa con grande sacrificio. Rispettiamo le regole. Restiamo a casa e cerchiamo di essere d’aiuto aderendo a questa iniziativa” esorta Simone, tre volte campione italiano e due volte top player della Nazionale italiana di Wheelchair Hockey.

 

“È un gioco di squadra quello che si deve fare ora- afferma in un video messaggio Lorenzo Bazzanella de “La Polisportiva Casale”. Quella che stiamo giocando ora è la partita più grande che coinvolge tutto il territorio, che coinvolge tutti noi in prima persona. Dobbiamo giocare questa partita per poterla vincere. Dobbiamo darci da fare attivamente. Le bandiere gli incoraggiamenti, i flash mob vanno benissimo ma non è sufficiente. C’è la necessità di strumenti.”

 

Strumenti che possono essere acquistati, anche grazie ad un contributo di 50.000 euro già donato da CentroMarca Banca all’ Aulss2 versati nel conto “Per mio figlio” e all’Aulss 3 che ha indicato il conto aperto dalla Regione Veneto.

 

Un vero gioco di squadra che parte dalla generosità delle persone che donano quello che possono, talvolta anche sacrificando quelle somme messe da parte, con sacrificio, per beni utili a chi è più fragile.

 

Avevamo messo da parte una cifra per acquistare un nuovo pulmino per le persone disabili – racconta Daniele Furlan che è anche Presidente del Comitato “Melograno” e consigliere dell’associazione “La Colonna Onlus – Lesioni spinali” – Abbiamo deciso di donarli a chi in questo momento ne ha più bisogno e per noi utilizzeremo un vecchio pulmino che ho fatto sistemare e revisionare”.

 

Un video appello, caratterizzato dalla sua consueta simpatia, proviene anche dalla pluricampionessa Bebe Vio appena rientrata a Mogliano Veneto. “È un momento difficile per molte famiglie. Nel nostro piccolo possiamo contribuire stando a casa e donando agli ospedali. Io – continua Bebe – tengo in particolar modo a quelli di Venezia e Treviso perché sono veneziana e la mia famiglia abita a Mogliano Veneto. Ma vivo a Roma e quindi vi chiedo anche di poter contribuire al crowdfunding della Roma calcio che sta sostenendo l’ospedale Spallanzani della capitale”. 

 

Sono stati tanti i messaggi di sostegno, realizzati ognuno dentro alle proprie mura domestiche: lo studente trevigiano Gianmarco Berlese, bloccato a Parigi, l’assessore alla cultura del comune di Treviso Lavinia Colonna Preti, Nicola Palumbo presidente del Comitato Ente Palio di Montebelluna (Tv), il manager sportivo Andrea Vidotti, Enrico Scotton presidente della Pro loco di Noale (VE), Marcello Patteri campione europeo di ginnastica artistica della Polisportiva “Mistral”, Serafino Guidolin presidente della “Croce Verde La Marca”, la pittrice Stefania Gallina e l’imprenditrice trevigiana Paola Zuliani (nel video).

Raccomandiamo ai nostri lettori di diffondere l’appello a prestare massima allerta in questi giorni verso coloro che suonano alla porta di casa, riferendo di essere incaricati della Regione del Veneto per effettuare il controllo con il tampone per il Coronavirus: si tratta di impostori.

Si raccomanda quindi di non aprire la porta e di chiamare immediatamente il 112.

 

 

Photo Credits: FB @ulss2marcatrevigiana

Si è già messa in moto la macchina della Regione Veneto per la distribuzione delle nuove mascherine, prodotte dall’Azienda Grafica Veneta, e presentate dal Presidente della Regione Luca Zaia e dal titolare di Grafica Veneta, Fabio Franceschi.

 

L’Assessore alla Protezione Civile, Giampaolo Bottacin, e l’Assessore alla Sanità e Sociale, Manuela Lanzarin, hanno inviato loro lettere ai Comuni veneti e a Centri Servizi per Anziani, Residenze Sanitarie Assistite e Case Alloggio per Disabili, contenenti le indicazioni pratiche per la distribuzione.

 

Bottacin, nella lettera ai Comuni, specifica che le relative forniture verranno consegnate alle singole Amministrazioni a cura della Protezione Civile Regionale e invita i Sindaci a favorirne la distribuzione il più capillare possibile, utilizzando i Gruppi Comunali di Protezione Civile e il volontariato locale.

 

La Lanzarin ha scritto a tutte le strutture per persone anziane e con disabilità, annunciando l’arrivo delle mascherine e ringraziando tutto il personale per l’impegno, il lavoro e la dedizione. In questo caso, la distribuzione sarà direttamente a cura di Grafica Veneta, alla quale la Regione sta inviando gli indirizzi ove consegnare le mascherine.

 

Sarà invece Azienda Zero a distribuire alle Ullss le mascherine per la consegna, all’esterno delle strutture, alle persone che, per qualsiasi motivo, frequentino gli ospedali.

 

Photo Credits: Regione del Veneto via Facebook

Anche Red Canzian tra le decine e decine di appelli

 

Continua la campagna di raccolta fondi per sostenere l’Aulss 2 di Treviso e l’Aulss 3 di Venezia attraverso il Crowdfunding AIUTIAMO GLI OSPEDALI aperto dalla Fondazione di CentroMarca Banca.

 

Gli appelli a rimanere in casa per non diffondere il virus e a sostenere come ognuno può la sanità Veneta, che già tanto sta facendo, stanno arrivando da più parti: associazioni, enti sportivi, singoli privati, imprenditori ma anche rappresentanti del mondo dello spettacolo come Red Canzian.

 

“Si tratta di un’iniziativa bellissima che consentirà di raccogliere dei fondi per l’acquisto di ventilatori polmonari – dice il cantante dei Pooh – basta un’offerta anche piccola per fare una grande cosa. I nostri medici sono i nostri angeli che stanno lavorando giorno e notte in modo incredibile per tutti noi” conclude Red Canzian, invitando tutti a contribuire.

 

Donare è molto semplice, per tutti, e per contribuire sarà sufficiente registrarsi alla piattaforma www.cmb4people.org con la possibilità di eseguire un bonifico bancario sul conto corrente intestato a: EMERGENZA CORONAVIRUS – codice IBAN: IT 21 P 08749 12001 014000771267.

 

Da parte sua CentroMarca Banca ha stanziato la donazione di 50mila euro che serviranno per l’acquisto immediato di due apparecchi destinati alle rispettive AULSS.

 

L’iniziativa promossa dalla Fondazione di CentroMarca Banca

 

Un euro a famiglia per aiutare le terapie intensive. Parte il Crowdfunding AIUTIAMO GLI OSPEDALI. Se ogni famiglia veneta versasse la cifra di un euro, il costo di un caffè, in poche ore potremmo raggiungere 2 milioni di euro quanto basta per l’acquisto di 100 ventilatori polmonari.

 

Un aiuto concreto ai nostri angeli in camice che da giorni senza sosta si stanno prodigando per salvare tante vite umane.

 

Con loro la nostra sanità pubblica sta dimostrando tutto il suo valore ma anche il singolo cittadino può mostrare il proprio aiutando la sanità come può.

 

La  Fondazione di CentroMarca Banca CC di TV e VE ha deciso di farsi promotrice di un Crowdfunding AIUTIAMO GLI OSPEDALI. Una forma di raccolta che è già stata adottata per altre iniziative sociali di CMB concretizzatesi nel territorio.

 

Un elemento importante è che attraverso questa piattaforma, la Fondazione che fa capo al Credito Cooperativo CentroMarca Banca (presente nel territorio da oltre 120 anni) offre la garanzia che tutto, ma proprio tutto quello che verrà raccolto andrà immediatamente all’Aulss 2 di Treviso e all’Aulss 3 di Venezia e contribuirà all’acquisto di quelli che fino a una settimana fa pochi conoscevano l’esistenza: i ventilatori polmonari.

 

Donare è molto semplice, per tutti, e per contribuire sarà sufficiente registrarsi alla piattaforma www.cmb4people.org con la possibilità di eseguire un bonifico bancario (esente da commissioni per i Clienti CMB) sul conto corrente intestato a: EMERGENZA CORONAVIRUS – codice IBAN: IT 21 P 08749 12001 014000771267.

 

Da parte sua CentroMarca Banca ha stanziato la donazione di 50mila euro che serviranno per l’acquisto immediato di due apparecchi che andranno alle rispettive AULSS.

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