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La Regione Veneto ha deciso di giocare una carta “pesante” nella difficile partita del reperimento dei medici necessari al miglior funzionamento dei suoi ospedali, a fronte di una carenza ormai tanto storica, quanto preoccupante.

 

Con due delibere approvate dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin, è stato infatti dato il via libera all’assunzione con contratti autonomi di 500 giovani medici, laureati e abilitati, ma non ancora in possesso della specializzazione, che frequenteranno un corso di formazione pratico e teorico, al termine del quale, con il tutoraggio di colleghi strutturati, 320 verranno introdotti al lavoro nell’area del Pronto soccorso e 180 in quella della Medicina internistica (Medicina Generale e Geriatria). L’operazione avrà un costo annuo di circa 25 milioni, la quasi totalità legati agli stipendi dei nuovi assunti.

 

Luca Zaia: “Arrendersi non è nel nostro dna”

“Arrendersi non è nel nostro dna – dice il Presidente Luca Zaia – e per questo abbiamo tradotto in azioni concrete quanto già avevamo previsto nel Piano socio sanitario 2019-2023. Si tratta di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, che sono un obbligo costituzionale al quale non intendiamo sottrarci. Lo facciamo a modo nostro, cioè garantendo la qualità dei professionisti e la sicurezza dei pazienti con un percorso formativo sia teorico che pratico, al termine del quale, grazie anche al tutoraggio dei colleghi più esperti, avremo medici sì giovani, ma già ben formati e sicuramente bravi. Stiamo agendo in un quadro di programmazione nazionale sbagliata, che è la causa di questa situazione, con meno borse di specializzazione rispetto al numero annuo di laureati e con un cammino di studi molto più lungo di quelli negli altri Stati europei. Ci saranno gli immancabili esperti che storceranno il naso – ha detto anche Zaia – e se ci saranno ricorsi resisteremo in ogni sede. Se ci sono alternative concrete a quanto fatto dalla Regione, non le ho ancora viste. E comunque l’unica alternativa che non prenderemo mai in considerazione è di tagliare o chiudere i reparti”.

 

“Sono delibere coraggiose che non abbiamo inventato oggi, ma sulle quali abbiamo lavorato mesi – ha detto l’Assessore Lanzarin – così come coraggioso, e lungimirante, è stato prevedere queste possibilità all’interno del Piano Socio Sanitario 2019-2023. Non dimentichiamo che il Piano è legge e che, a suo tempo, il Governo non la impugnò, dando di conseguenza il suo benestare a tutto quanto indicato all’interno. Sono iniziative – ha aggiunto la Lanzarin – che abbiamo inserito anche nel documento che, su iniziativa del Presidente Zaia, il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, porrà all’attenzione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni in una seduta monotematica. Lo stesso stiamo facendo nella discussione in atto sul futuro Patto Nazionale per la Salute, dove c’è un capitolo imponente proprio sulla formazione dei medici e sulle modalità di reclutamento”.

 

L’operazione, approvata secondo gli atti assunti, avverrà dopo aver espletato tutti i tentativi di rinforzare gli organici per le vie tradizionali, a cominciare dai numerosissimi concorsi avviati da Azienda Zero che però, in molti casi, vedono un’adesione anche di molto inferiore ai fabbisogni segnalati dai direttori generali delle Ullss; per arrivare alla possibilità per le aziende di conferire in via eccezionale a medici incarichi individuali con contratto di lavoro autonomo a patto che siano accertate l’impossibilità di utilizzare risorse umane interne, l’assenza di graduatorie pubbliche valide a cui attingere, il rifiuto all’assunzione del personale in graduatoria utile.

 

Per quanto riguarda l’area internistica (leggi qui la delibera), una rilevazione effettuata in aprile, ha indicato una carenza di 180 medici, nelle unità operative di medicina e geriatria.

 

Il percorso formativo che precederà la fase dell’inserimento negli ospedali sarà curato dalla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica e comprenderà 92 ore di formazione d’aula e un’attività di tirocinio pratico, con tutoraggio, di due mesi consecutivi, che sarà svolta all’interno dei reparti di area internistica. La Fondazione pubblicherà, entro il 15 ottobre 2019, un avviso rivolto ai medici non specializzati per raccogliere le adesioni.

 

Per quanto riguarda la carenza nei Pronto soccorso, la delibera regionale rende noto che Azienda Zero ha già pubblicato tre bandi di concorso per 192 posti, ma che, a conclusione delle procedure concorsuali,  risultano in graduatoria solo 22 specialisti e 24 specializzandi all’ultimo anno.

 

Anche in questo caso, come in quello dell’area internistica, una volta espletati tutti gli altri tentativi di reperire il personale necessario a garantire l’erogazione dei LEA, considerata la necessità urgente di risposta alle esigenze dei reparti di Accettazione e Pronto Soccorso, la Regione Veneto ha deciso di procedere anche al reclutamento di giovani medici non specializzati, tramite linee d’indirizzo regionali con le modalità d’inserimento nei reparti e l’individuazione degli ambiti di autonomia esercitabili con tutoraggio del personale strutturato. Anche in questo caso, l’attività teorica e pratica di formazione è stata affidata alla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica che, entro il 15 settembre 2019, pubblicherà un avviso rivolto ai medici non specializzati interessati.

Prime visite medico-sportive per il Basket di serie A: venerdì mattina, la Campione d’Italia Umana Reyer Venezia ha affollato gli ambulatori della Casa di Cura Giovanni XXIII a Monastier, ad esclusione di Davide Casarin e Ariel Filloy, impegnati con le attività sportive delle rispettive categorie di Nazionale.

 

Gli atleti campioni d’Italia sono stati sottoposti a varie prove: il controllo dell’acuità visiva e del senso cromatico, gli esami di laboratorio, la misurazione del peso, per poi concludere con l’elettrocardiogramma, sia di base sia sotto sforzo.

 

“Dopo le prime visite mediche della mattina, come consuetudine, avremo un meeting al pomeriggio. – ha commentato Stefano Tonut, ormai considerato uno dei giocatori simbolo dell’Umana Reyer Venezia – Ci aspettiamo un campionato di altissimo livello, ancora una volta, ma dobbiamo puntare sempre su noi stessi, e cercare di costruire la squadra insieme ai nuovi innesti, per iniziare il prima possibile. Sicuramente quest’anno ci sarà un po’ più di pressione, ma la viviamo bene. Bisogna fare un ottimo precampionato, per poi puntare subito alla Supercoppa, nostro primo obiettivo”. Esce dall’ambulatorio anche l’argentino Bruno Cerella, subito dopo il termine della visita sotto sforzo condotta dal dottor Totò Giujusa, cardiologo e primario di Medicina dello Sport. È visibilmente provato, ma la fatica non gli ha levato il classico sorriso e la voglia di scherzare. “I test sono sempre un po’ faticosi, ma anche divertenti, – ha commentato Cerella, ancora con il fiatone – per noi atleti, la sicurezza è una cosa fondamentale, quindi questa parte è fondamentale per iniziare bene la stagione. Sono pronto, ma soprattutto felice di ricominciare. Ho passato delle belle vacanze, ho recuperato le energie: gli obiettivi sono lavorare bene, amalgamare la squadra con i nuovi arrivati ed essere competitivi, ma soprattutto divertirci”. Presente anche un nuovo acquisto dell’Umana Reyer Venezia, Federico Pellegrino. “Essere arrivati alla Reyer è un motivo d’orgoglio, – ha commentato – sono contentissimo di far parte di questa famiglia. I miei obiettivi personali sono quelli di vincere più partite possibili, come ogni anno e, di poter dare il contributo migliore alla squadra”.

 

Nel pomeriggio, invece, è toccato a un altro campione, che però milita nella fazione trevigiana: il newyorkese Jordan Parks, arrivato il giorno prima in Italia, nuovo acquisto della neopromossa De’ Longhi Treviso, si è sottoposto alla visita medico sportiva. Quella dello statunitense è stata la prima visita medico sportiva alla “Giovanni III” per la De’Longhi Treviso Basket nella Serie A: lo scorso 8 agosto, la formazione cestistica trevigiana ha ricominciato gli allenamenti per preparare questa nuova e prima stagione nella massima serie italiana. “La Casa di Cura “Giovanni XXIII” non va in vacanza- ha detto Matteo Geretto Responsabile Comunicazione della struttura di Monastier- anzi, proprio in questo periodo in cui le squadre si stanno preparando per il campionato è necessario essere a disposizione dei giocatori. Oggi abbiamo avuto l’Umana Reyer e il neo acquisto della De’Longhi Treviso Jordan Parks. Qui le squadre sanno di poter trovare un centro di eccellenza che dispone non solo della diagnostica di primo livello ma anche di secondo livello”, ha detto Matteo Geretto.

Ci si può abbonare dal 10 agosto

 

“Questo è il valore del Consorzio Treviso Siamo Noi, dove i consorziati possono proporre e valutare nuove soluzioni per stare insieme e per sostenere il nostro percorso. Grazie alla famiglia Geretto per l’opportunità, che concede agli abbonati e grazie a tutti gli associati che stanno costruendo simili iniziative per il Consorzio e il Treviso A.C. e i loro tifosi”. Così Marco Pinzi, presidente del Consorzio Treviso Siamo Noi saluta l’iniziativa della Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier legata all’avvio della campagna abbonamenti, iniziata sabato 10 agosto, e che regalerà agli abbonati una speciale card che fa rima con un cuore, il simbolo di “Treviso siamo noi”, dal doppio significato. Quello affettivo, a testimonianza dell’attaccamento dei molti imprenditori consorziati verso il calcio della propria terra, e quello della salute.

 

La Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier incarna entrambi i significati ed è per questo che, come socio consorziato, ha deciso di offrire a tutti i tifosi che sottoscriveranno un abbonamento al Treviso A.C. per il 2019-2020 una particolare card per usufruire di una scontistica del 10% sui servizi sanitari a listino privato offerti dalla struttura. Tra questi, la diagnostica per immagini come la mammografia in 3D con tomosintesi, la risonanza magnetica, l’ecografia, la TAC e la radiografia, ma anche visite specialistiche, indagini strumentali, visite sportive, riabilitazione, fisioterapia odontoiatra, stomatologia, screening e check up.

 

Inoltre, per tutta la community dei consorziati alla “Treviso siamo noi” e ai componenti delle loro famiglie, ci sarà uno screen odontoiatrico comprensivo di pulizia dei denti a soli €33. La nuova clinica odontoiatrica della “Giovanni XXIII” di Monastier dispone di un’area riservata ai bambini con specialisti dedicati ed è dotata di 8 riuniti di cui uno riservato a persone con disabilità.

 

Sarà molto semplice prenotare, basterà presentare la particolare card che verrà fornita al momento della sottoscrizione dell’abbonamento o in caso di prenotazioni telefoniche sarà sufficiente indicare il codice 90901 che è riservato alla “Treviso siamo noi”. Un depliant con tutti i dettagli dell’intera convenzione verrà fornito al momento della sottoscrizione dell’abbonamento assieme alla CARD riservata. Punto di eccellenza ortopedico nazionale, 1° in Veneto e 4° nella classifica nazionale della protesica all’anca e al ginocchio del Programma Nazionale Esiti, la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier nel corso del 2018 ha registrato oltre 10.301 ricoveri, di cui il 30% provenienti da fuori Veneto.

Torniamo sull’argomento vendita ospedale San Camillo con due preziose dichiarazioni: una della Dottoressa Stabile, dipendente della stessa struttura e l’altra di Donato Menichella, Segretario nazionale dell’ANMIRS (Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Ospedalieri).

 

Variazione di titolarità e aggiornamento dell’accreditamento. Con l’ok della Regione, possono dirsi di fatto concluse le operazioni per la cessione del centro Stella Maris e dell’ospedale Irccs San Camillo degli Alberoni al Lido, che passeranno dalla Fondazione Opera San Camillo alla Congregazione delle Mantellate Serve di Maria.

 

L’impegno nel nome dell’eccellenza

Un cambio della guardia significativo, dopo 91 anni di attività sul territorio ed eccellenza nel campo clinico e sanitario. Tratti distintivi delle due strutture coinvolte per i quali la nuova proprietà intende non solo mettere in campo tutte le azioni necessarie per assicurare il mantenimento di tale altissima soglia, ma anzi implementare ancora di più l’impegno di tutti gli attori coinvolti e la sinergia con lo stesso servizio sanitario regionale. Un impegno concreto che risponde con positività e determinazione alle preoccupazioni in merito alla salvaguardia dell’eccellenza e al potenziamento di tale attività sul territorio, da sempre punta di diamante in fatto di ricerca e trattamento clinico sanitario.

 

Una lunga e complessa trattativa che tuttavia, dopo l’ok della Regione, lascia ben sperare anche in capo al rinnovo della certificazione Ircss, ossia il mantenimento della classificazione di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico anche per il prossimo biennio, che consentirà alla struttura di continuare a distinguersi un’eccellenza nel campo della Neuroriabilitazione a livello nazionale.

La delibera regionale

Con l’approvazione della delibera 1137 dello scorso 30 luglio, la giunta regionale ha infatti approvato la variazione di titolarità e l’aggiornamento (nonché conferma) dell’accreditamento, atto che di fatto segna nella sostanza il via libera al passaggio di proprietà delle strutture. Non resta adesso che attendere solo la pubblicazione del provvedimento nel Bur (Bollettino Ufficiale Regionale), ma si tratta solo di una formalità tecnica.

 

Continuità etica e morale

“Come medici ci rassicura che la nuova proprietà resti in capo a una gestione di tipo religioso – spiega la Dottoressa Maria Rosaria Stabile, Responsabile dell’Unità semplice Sclerosi Multipla del San Camillo – poiché garantisce nello svolgimento del nostro lavoro una importante continuità da un punto di vista tanto generale quanto clinico specifico”.

“Occupandoci infatti di delicate patologie neurologiche, avendo spesso a che fare con casi molto gravi di pazienti anche in stato vegetativo, lavoriamo ogni giorno mettendo in atto anche un grande impegno sul piano etico e morale. – continua la Dottoressa – Presupposti, questi, che alla luce di un passaggio di proprietà che resta di tipo religioso possono dirsi garantiti nel rispetto della persona, dei valori umani e dei loro principi di integrità e unicità”.

 

 

Posti di lavoro ed equiparazione titoli e servizi

“Non posso che esprimere tutta la mia soddisfazione per la conclusione di questa lunga e complessa trattativa” – dichiara Donato Menichella, Segretario nazionale dell’ANMIRS (Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Ospedalieri)  – che sarà foriera, come anticipato e garantito dalla nuova proprietà, del mantenimento non solo dei posti di lavoro ma anche del contratto di lavoro e dell’equiparazione dei titoli e dei servizi dei medici”.

 

 

Photo Credits: FB, gruppo pubblico SiAmo il San Camillo

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma di Giancarlo Da Lio (CGIL FP Venezia) e Massimo Grella (CISL FP Venezia)

 

 

Le scriventi Organizzazioni sindacali in considerazione dell’annullamento del programmato incontro, peraltro già rinviato, poi di fatto annullato da Villa Salus, Fondazione San Camillo e Fondazione Opera, denunciano l’irresponsabile comportamento tenuto. Si sottolinea inoltre l’assoluta mancanza di rispetto sia nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e sia verso la Prefettura, Regione ed Enti territoriali, da noi sollecitati a garanzia. 

 

 

Hanno prima richiesto un differimento e poi comunicato la non partecipazione in Prefettura, negando quindi qualsiasi confronto sulla preoccupante situazione in ordine alla “compravendita” di un Ospedale, di un Istituto di ricerca di prestigio internazionale, oltreché di una Casa di Riposo. Complessivamente parliamo di centinaia di lavoratori occupati nelle diverse strutture. Il mancato confronto rafforza i dubbi e le perplessità circa la continuità, ovvero il mantenimento degli standard qualitativi dei servizi e della ricerca. 

 

 

Proveniamo da due anni di discussioni, meglio da impegni disattesi, che hanno prodotto un esodo significativo di professionalità altamente specializzate, quindi operatori, fisioterapisti, medici e ricercatori, determinando disagi e difficoltà. Fatto questo che si ripercuote sui lavoratori attualmente presenti, quindi sul servizio offerto. Citiamo ad esempio la neuro-riabilitazione. Questa specialità ha bisogno di conoscenza, disciplina, competenze, esperienza e spazi; in quanto riabilitare un individuo dopo un grave danno neurologico necessita la disponibilità di locali adeguati ed anche in questo il San Camillo è nel panorama nazionale e non solo, un unicum. I pazienti hanno a disposizione palestre ampie e luminose, locali riservati agli esiti di coma ed ai pazienti con problematiche cognitivo-comportamentali, uno straordinario Giardino Terapeutico, gli spazi per lo sport- terapia (tennis, bocce, tiro con l’arco, tennis tavolo, vela). Perfino l’Ippoterapia purtroppo chiusa in questo periodo di assoluta confusione. 

 

 

Il mancato incontro nega quindi ogni risposta in ordine alla tenuta occupazionale, per esempio quella dei ricercatori precari o degli operai della squadra manutentiva e comunque di tutti i lavoratori che ad oggi non hanno un contratto a tempo indeterminato. Non vi è nessuna certezza relativa al passaggio dei dipendenti alla paventata società privata che avrebbe poi dovuto passare alla Congregazione delle Suore Mantellate, attuale proprietà di Villa Salus. Si faranno questi passaggi? Quando? Come? Quali le garanzie? Queste devono essere le preoccupazioni per un Sindacato. Questo hanno pensato di fare Cgil e Cisl, non certo anticipare attraverso la stampa, la posizione del futuro datore di lavoro, condividendone inusualmente ogni strategia. 

 

Photo Credits: FB, gruppo pubblico SiAmo il San Camillo

“La prossima settimana porteremo avanti, in un contesto non facile, una delibera innovativa. Il contenuto specifico sarà reso noto alla pubblicazione ma anticipo che cercherà di dare una risposta alla vera emergenza degli ospedali che è la mancanza di medici. Mancano 1300 medici in Veneto e 56.000 in Italia, il provvedimento cercherà di forzare un po’ il fronte in un momento di difficoltà che rischia di diventare tragico”.

Con questo annuncio il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia è intervenuto oggi all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove ha inaugurato il nuovo centro per l’Incontinenza e le Stomie. Accompagnato dall’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin, è stato ricevuto dal Direttore generale dell’Ulss Marca Trevigiana Francesco Benazzi e dal dr. Giulio Santoro, direttore del centro.

 

“La difficoltà è reale – prosegue il Governatore – la richiesta di cure è sempre più di qualità e sempre più in aumento. Abbiamo medici che fanno un lavoro eccezionale ma è pur vero che solo con più professionisti possiamo dare più risposte.  L’organico dei medici nella nostra Regione è diminuito di 250 unità su 11.000 in questi ultimi anni, quindi sfatiamo un dubbio: non è la Regione che non assume, ma si tratta della conseguenza di una errata programmazione degli accessi alle facoltà di medicina e della carenza di borse di studio di specialità. Mancano medici perché ci troviamo in un contesto in cui la difficoltà è trovare i medici; con un concorso per 80 da destinare al pronto soccorso siamo riusciti ad assumerne tre perché non se ne sono proprio presentati. Le borse di studio non sono dunque sufficienti, ma soprattutto, c’è il problema che in Italia la laurea non apre le porte della professione come negli altri paesi. I nostri laureati entrano nel mercato del lavoro cinque anni dopo i loro colleghi europei. La delibera porterà tante novità, forse anche contestazioni e ricorsi, ma abbiamo il dovere di intervenire in una situazione nazionale che se non cambia è la via migliore per chiudere punti nascita e reparti”.

Il primo centro in Italia

Il centro inaugurato oggi a Treviso, collocato all’ospedale Ca’ Foncello, è il primo del genere in Italia e rappresenta per l’Ulss 2 (all’interno della quale sono presenti anche due centri di secondo livello nei distretti di Pieve di Soligo e Castelfranco), il completamento della rete volta a garantire una presa in carico multidisciplinare e strutturata ai pazienti affetti da queste problematiche, secondo un modello avviato dalla Regione Veneto nel 2017. Con mezzi di diagnostica avanzata, assicura una presa in carico ottimale e garantisce uniformità di accesso alle cure e appropriatezza delle prestazioni ad una quota considerevole di popolazione. In Veneto, infatti, soffrono di incontinenza, urinaria o fecale, 97.000 uomini e 450.000 donne. La spesa per garantire loro un’assistenza ottimale, è di circa 36 milioni di euro l’anno.

 

“Un centro di grande visione e un investimento di natura organizzativa – sottolinea il Presidente Zaia -. Il paziente trova in un unico riferimento tutti i professionisti che si occupano della patologia. Ci conferma che in Veneto siamo i più attenti alle cure e abbiamo una visione della sanità che sia utile a tutti e quindi anche a chi soffre di una patologia come l’incontinenza urinaria e fecale che vanno affrontate in maniera scientifica dando una qualità della vita elevata”. 

 

“Queste patologie, oltre alle problematiche cliniche, nella maggior parte dei casi sono vissute con grande imbarazzo e come un tabù, portando molto spesso all’isolamento ed anche a forme di depressione le persone che ne soffrono – conclude Zaia -. Oggi, quindi, parliamo di una tragedia che in altre regioni non viene affrontata. Penso sia bene ricordarlo nel momento in cui ci sono zone d’Italia dove nei bar è specificato che non si serve Prosecco pensando di fare chissà quale contestazione contro il Veneto; sarebbe bene che in quelle stesse regioni si ponessero anche il problema del perché tanti loro cittadini sono costretti per curarsi a fare la valigia e andare altrove”.

“Purtroppo dobbiamo riscontrare un altro episodio, questa volta verbale, di aggressione al personale del pronto soccorso di Mestre.
Il disagio e l’impotenza del personale in servizio presso questo reparto sono sotto gli occhi di tutti, solo la Direzione sanitaria sembra non accorgersene.
La scorsa settimana abbiamo tenuto un’assemblea con i lavoratori e sono emerse queste priorità: emergenza organici e organizzazione del lavoro, emergenza aggressioni e gestione dei flussi degli utenti. Siamo convocati lunedì prossimo, sarà l’occasione per iniziare il confronto su tutti questi temi assieme ai lavoratori”.
Queste le dichiarazioni di Cristina Bastianello, Segretaria Fp Cgil Venezia, su una nuova aggressione avvenuta mercoledì 31 luglio al pronto soccorso di Mestre.
A seguito dell’ennesimo episodio di questo tipo, è stata inviata all’Ulss 3 una lettera di richiesta incontro.

“Nonostante il periodo di ferie e le rassicurazioni della Direzione, come avevamo previsto i ricoveri di Pediatria continuano e sono sempre in esubero rispetto ai posti letto” – dichiarano Cristina Bastianello della Fp Cgil e Francesco Menegazzi della Uil Fpl.

 

“Infatti la Direzione dell’Ulss 3 per il periodo estivo e fino al 30 settembre, ha ridotto da nove a sei i posti letto e, di conseguenza anche il personale di assistenza è stato rapportato al nuovo standard, impegnandosi ad aggiungere unità di personale in caso di necessità.
Il fatto è che la Direzione disattende i suoi impegni e siamo molto preoccupati da questo atteggiamento”.

 

Ricordiamo che questo reparto, oltre ad occuparsi di posti letto, il personale gestisce anche il nido ed il nido medicalizzato, inoltre provvede a prendersi carico dei pazienti ricoverati dal pronto soccorso e del Day Hospital. Tutti servizi garantiti per i piccoli pazienti dal personale del reparto che, in questo periodo è ridotto all’osso.

 

“Siamo molto preoccupati per questa sottovalutazione da parte della Direzione. Chiediamo il rispetto degli accordi e che nel reparto di Pediatria del Civile sia assicurata l’assistenza adeguata ai piccoli pazienti”.

“Segnaliamo pubblicamente – concludono – perché si sappia che nonostante i nostri solleciti la direzione è inerte”.

Nei giorni scorsi è stata pubblicata sul’Albo pretorio dell’Azienda Zero l’attesa autorizzazione al funzionamento del Centro servizi per anziani di Cinto Caomaggiore (VE), che potrà accogliere 90 ospiti non autosufficienti di primo livello. La struttura verrà gestita da “Sereni Orizzonti”, leader in Italia nel settore della costruzione e gestione di residenze socio assistenziali.

 

Proprio in queste ore il gruppo friulano sta lavorando alla formazione della squadra di professionisti che verrà impiegata nella nuova struttura: direttore, personale amministrativo, medici geriatri, infermieri, fisioterapisti, operatori sociosanitari, assistenti sociali, psicologi, educatori, podologi, cuochi e personale ausiliario. I curricula possono essere inviati a [email protected] oppure compilando il form che si trova a questo indirizzo.

 

La struttura di Cinto Caomaggiore

Costruita in poco più di un anno, la struttura di Cinto Caomaggiore è un edificio di tre livelli dalla pianta allungata a forma di “ala di gabbiano”, circondato da un vasto spazio verde attrezzato (compreso un gazebo) con vialetti pavimentati percorribili a piedi o con carrozzine e deambulatori. I parenti in visita avranno a disposizione un ampio parcheggio interno.

 

Al piano terra si trovano tra l’altro la reception e gli uffici amministrativi, una palestra per la riabilitazione, due ambulatori medici, una sala per servizi alla persona (parrucchiere e podologo), una cucina, un soggiorno per la socializzazione e una sala per il culto. Sia al primo che al secondo piano vi sono invece una sala comune per le attività ricreative e due nuclei da 24 e 21 posti letto (per un totale di 20 camere doppie e 5 camere singole), dotati ciascuno di una propria sala mensa e di un controllo accessi per controllare i movimenti degli ospiti affetti da demenza senile.

 

Tutte le stanze sono ampie e luminose, arredate in modo confortevole e dotate ciascuna del proprio bagno per disabili nonché di letti motorizzati, serramenti con tapparelle domotiche, sistema di chiamata e sensori antincendio. A ogni piano si trova un bagno assistito con barella doccia o sedia doccia. I locali sono dotati di ventilazione meccanica controllata (VMC), che consente un ricambio di aria pulita e asciutta senza dover aprire le finestre ma recuperando dall’aria il calore che viene espulso. La climatizzazione è stata studiata per offrire agli ospiti il massimo del comfort e della sicurezza: quella invernale è assicurata da un impianto di riscaldamento a pavimento (e quindi priva di caloriferi) mentre quella estiva è realizzata con un innovativo sistema di convettori termici che rinfresca gli ambienti senza fastidiose correnti d’aria.

 

Come tutte le altre recenti costruzioni di “Sereni Orizzonti” nel resto d’Italia, anche questo edificio presenta caratteristiche all’avanguardia per quanto riguarda l’ecosostenibilità e il risparmio energetico. Realizzato in classe energetica A3, produce autonomamente circa 250.000 kWh di energia (pari al 60% del suo intero fabbisogno), con una riduzione complessiva dell’emissione in atmosfera di oltre 100.000 Kg all’anno di anidride carbonica. Un risultato notevole ottenuto grazie all’impianto fotovoltaico sul tetto, all’impianto solare termico per uso sanitario e riscaldamento, al recuperatore termodinamico del calore contenuto nell’aria espulsa e alla pompa di calore ad alta efficienza che in gran parte utilizza energia rinnovabile.

 

Altre sedi venete

Con l’apertura di questa nuova struttura il gruppo “Sereni Orizzonti” consolida ulteriormente la sua storica presenza in Veneto. Altre sue cinque RSA operano infatti da tempo nelle province di Venezia (a Marcon e a Torre di Mosto), di Treviso (a Follina) e di Padova (a Conselve e a Bovolenta).

Si è svolta ieri l’assemblea dei lavoratori del pronto soccorso di Mestre indetta da Cgil Fp e Uil Fpl di Venezia.

Gli impegni presi dalla Direzione per far fronte alla situazione di emergenza dovute alle aggressioni del personale non sono sufficienti ed equivalgono, per così dire, ad una pacca sulla spalla – dichiarano Cristina Bastianello Fp Cgil e Francesco Menegazzi Uil Fpl.

 

Lavoratrici e lavoratori sono stanchi di assistere all’inerzia della Direzione Sanitaria e alla Direzione del Servizio Professioni, ossia quelle che hanno il compito di organizzare e far lavorare bene i reparti degli ospedali.

 

Bisogna affrontare subito questo stato emergenziale che da tempo denunciamo  proseguono – le vittime delle aggressioni sono tante, e ci sono linee guida nazionali che parlano di come affrontare i rischi connessi alle violenza nei servizi sanitari. Inoltre ci sono eventi che sono che danno il sintomo della probabilità di un nuovo episodio violento. 

 

L’implementazione del servizio di vigilanza, seppur apprezzabile, non è sufficiente perché nella quasi totalità dei casi entra in azione quando il fatto è già avvenuto, per questo chiediamo un occhio di riguardo alle attività di prevenzione.

 

Gli operatori hanno il diritto di lavorare in sicurezza e gli utenti di personale sereno e disponibile, non stressato da fatiche e turni massacranti. L’ambiente, l’umanizzazione dei servizi deve essere la priorità dell’Azienda e questo è possibile con organici sufficienti e con una presa in carico delle criticità. 

 

Abbiamo avuto mandato dai lavoratori intervenuti in assemblea (medici, infermieri, operatori socio sanitari, amministrativi) – concludono – di procedere nei confronti dell’azienda per ottenere organici, miglior organizzazione del lavoro e soprattutto tolleranza zero contro la violenza e le aggressività verso il personale.

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