Home / Posts Tagged "vaccino"

“Gli indicatori ci fanno ben sperare” ha rassicurato questa mattina il Presidente del Veneto Luca Zaia durante il consueto punto stampa sulla situazione Covid presso la Protezione Civile di Marghera. Intanto in queste ore si svolge la conferenza Stato Regioni e domani ci sarà il “verdetto”.

 

Sempre questa mattina, la dottoressa Francesca Russo, capo del Dipartimento di Prevenzione della Regione Veneto ha relazionato sulla situazione vaccini. “È già partita la macchina nazionale sulla distribuzione del vaccino anti-Covid. Avremo, tra fine anno e inizio 2021, molto probabilmente le prime consegne ma non abbiamo ancora il numero esatto di quanti vaccini riceverà il Veneto. Medici, operatori e sanitari faranno il vaccino Pfizer. Aspettiamo che il Ministero della Salute mandi il piano sulla vaccinazione, i vaccini antinfluenzali sono un problema che riguarda tutte le Regioni, c’è una difficoltà di approvvigionamento del vaccino ma noi ci abbiamo pensato per tempo allargando il numero di dosi, ma abbiamo avuto una richiesta molto superiore. Il Ministero della Salute ha a disposizione il vaccino per l’età cosiddetta pediatrica, ovvero dai 6 mesi ai 18 anni, e abbiamo richiesto 50.000 dosi. Per quanto riguarda quello per gli adulti abbiamo chiesto all’azienda altre 80.000 dosi. Abbiamo congelato 30.000 dosi per i farmacisti, le daremo i primi giorni di dicembre, sappiamo che non sono tantissime ma speriamo di poterne dare anche di più. Il Veneto l’anno scorso aveva a disposizione 800mila dosi circa di vaccino antinfluenzale, quest’anno ne abbiamo prese un milione e 320mila, il 20% in più, ma non ci sono state ancora consegnate. Le prime tranches sono state praticamente già tutte consegnate. Ci aspettiamo di avere tra novembre e dicembre un nuovo approvvigionamento”.

Come la pandemia è iniziata, una parola ha rimbombato come un’eco ovunque: vaccino, vaccino, vaccino. Riempie così tanto la discussione sul Coronavirus che sembra essere l’unica alternativa possibile per non ammalarsi. E se non fosse così?

 

Per quante risorse vengano spese in questo vaccino, è quasi curiosa la mancanza di attenzione alla possibilità che, in attesa della soluzione di vaccinarsi (se mai si producesse un vaccino sicuro ed efficace), si possa prendere l’occasione per mettersi in forma. Per essere un suggerimento basilare, suona rivoluzionario.

 

Se seguissimo uno stile di vita più sano, le possibilità di ammalarsi e quindi contagiare gli altri diminuirebbero. Se cambiare dieta, fare più esercizio, dire addio alle cattive abitudini, meditare, mantenersi idratati e dormire meglio richiedono molto più sforzo che un’iniezione, portano comunque più benefici.

 

Se seguire questo invito è troppo esigente, si può partire da un piccolo passo per rinforzare il sistema immunitario, come la combinazione di esercizi di respirazione e docce fredde che il guru olandese Wim Hof raccomanda. Se ci si trova dubbiosi riguardo a questa disciplina, sarebbe meglio approfondire come lui e altri dodici volontari siano riusciti a combattere il pericoloso batterio Escherichia coli con questo metodo, durante un esperimento scientifico condotto nel centro medico dell’Università Radboud nei Paesi Bassi.

 

Invece di cercare un rimedio al di fuori di se stessi, si potrebbe partire da se stessi; sempre meglio che aspettare con le mani in mano.

Il vaccino creato nel più breve tempo è stato quello per proteggersi dall’ebola: ha impiegato almeno quattro anni. Non certo un pensiero confortante, se non fosse che per il Coronavirus l’impiego di risorse è mostruoso, e direttamente proporzionale al desiderio di rendere la popolazione immune. Sono più di 140 i gruppi di ricercatori che stanno lavorando freneticamente allo sviluppo di un vaccino per il Coronavirus. Dall’Inghilterra sono già arrivate buone notizie: quello sviluppato dall’Università di Oxford sembra sicuro e innesca una risposta dal sistema immunitario. Uno studio condotto su 1.077 persone ha dimostrato che l’iniezione ha portato le stesse a produrre anticorpi in grado di combattere il Coronavirus. Il Regno Unito ha già ordinato 100 milioni di dosi.

 

Il resto dell’Europa non se ne sta con le mani in mano: Germania, Francia, Paesi Bassi e Italia e altri enti privati hanno firmato un accordo con l’azienda farmaceutica AstraZeneca per garantire all’Unione europea fino a quattrocento milioni di dosi del vaccino. Lo stesso sviluppato dal consorzio anglo-svedese con la collaborazione dell’università di Oxford. Per gli Stati Uniti, che hanno stipulato un accordo simile, sembra l’unica via d’uscita da questo incubo. Incapaci di comportarsi come un sistema coordinato, e quindi di rispettare temporanee misure di sicurezza, li rende molto più vulnerabili dei più socialisti cugini europei.

 

I governi firmatari si impegnano a versare grosse somme all’azienda farmaceutica, che le userà per migliorare la capacità di produzione. In cambio ottengono la priorità nell’acquisto del vaccino.

 

La vicenda si contrappone in modo evidente alle richieste di diversi governi, del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e dell’Organizzazione mondiale della sanità, che avevano invitato a unire gli sforzi per creare un vaccino accessibile a tutti e distribuirlo in modo solidale. Il 24 aprile l’Oms aveva proposto un’alleanza per sviluppare e condividere gli strumenti sanitari nella lotta contro il virus. Il cambio di rotta è stato brusco: i firmatari hanno deciso di non seguire questa linea, basata non solo sull’etica, ma anche sul buon senso, data la necessità di affrontare la pandemia con una collaborazione globale. Così facendo hanno introdotto una nuova divisione tra ricchi e poveri. Se la ricerca della AstraZeneca avrà successo, il vaccino arriverà prima non nei luoghi in cui più necessario, ma ai paesi che hanno pagato in anticipo. Si potrebbe creare un nuovo motto sulla tendenza della sanità globale: la salute segue il portafoglio, non il buonsenso.

Il Presidente Zaia ha presentato, durante la conferenza stampa di oggi presso la sede della Protezione Civile di Marghera, in diretta con il Magnifico Rettore dell’Ateneo di Verona Pier Francesco Nocini, l’avvio della sperimentazione del vaccino Coronavirus a Verona.

 

“Vogliamo arrivare a fare un regalo di Natale”, ha concluso il Rettore dopo aver spiegato i tempi delle varie fasi di sperimentazione: “Il vaccino sarà sperimentato su 90 volontari sani, di cui 70 veronesi e 20 romani di età tra i 18 e i 55 anni, ai quali saranno somministrate tre dosi. Superata questa fase si passerà a soggetti più anziani, di età superiore ai 65 anni. I soggetti saranno seguiti per circa sei mesi. La sperimentazione si concluderà a marzo dell’anno prossimo, ma già prima di Natale potremmo avere dati importanti. La fase 2 potrebbe anche partire prima di fine anno, c’è un accordo europeo per sviluppare il vaccino in modo veloce. A produrre il vaccino che sperimentiamo è l’azienda Reitera di Roma. Verona è un centro di 800 metri quadrati al policlinico di Verona che esiste dal 2005 guidato da Stefano Milleri”, ha comunicato il Magnifico Rettore Nocini passando poi la parola al dott. Milleri.

 

“C’è un gruppo di 15 persone che lavora in collaborazione con l’università e l’azienda ospedaliera. Inizieremo a fine agosto la fase 1, ovvero la sperimentazione sull’uomo. I soggetti saranno seguiti per circa sei mesi. Riceveranno la dose di vaccino al centro e rimarranno in osservazione per 6 ore. Dopo 2 giorni ci sarà il primo controllo e via via ad intervallo più ampio. Ma in qualsiasi momento esisterà un medico reperibile 24 ore su 24 per loro. I primi 3 soggetti sentinella avranno la dose di vaccino allo Spallanzani, poi i primi 12 a Verona. Dopo 3 giorni dalla somministrazione ai primi 3 soggetti sentinella, si passerà agli altri”.

 

“È il momento di fare squadra, tutti gli scienziati devono lavorare insieme e trovare una soluzione per questa pandemia che ci ha travolti all’improvviso” hanno concluso Nocini e Milleri.

La Regione del Veneto ha deciso di rafforzare la sua azione di prevenzione contro il Papilloma Virus, causa del carcinoma della cervice dell’utero, con un allargamento dell’offerta vaccinale gratuita e con l’avvio di un Progetto Sperimentale di Utilizzo dell’Auto-Prelievo, definito dall’Unità Screening di Azienda Zero, che interesserà circa  diecimila persone residenti nei Comuni di Bovolone, Cerea, Legnago, Nogara e Zevio, nell’Ulss 9 Scaligera.

 

Lo prevede una delibera approvata nel corso dell’ultima seduta di Giunta, su proposta dell’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin.

 

“Oltre a confermare tutto quanto già in atto da anni – dice l’Assessore – abbiamo ampliato al massimo l’età delle persone a rischio di sviluppare patologie correlate al virus HPV che possono sottoporsi al vaccino, ed abbiamo anche inserito alcune categorie a rischio di sviluppare patologie correlate al virus HPV. Come in questo caso, in Veneto – tiene a sottolineare la Lanzarin – cerchiamo sempre di fare il massimo per curare tutte le persone che ne hanno bisogno, e la prevenzione è la prima di tutte le cure”.

 

Il calendario Vaccinale Regionale è stato perciò modificato ampliando ciò che ne era specificamente previsto (offerta gratuita del vaccino agli adolescenti di sesso femminile e maschile della coorte del dodicesimo anno di età, per i dodicenni di sesso maschile a partire dalla coorte 2004 e per quelli delle coorti dal 2001 al 2003. Per entrambi i sessi l’offerta era stata prevista fino al diciottesimo anno di età).

 

“Ora si cambia – dice la Lanzarin – e in meglio, perché l’offerta andrà a coprire migliaia e migliaia di cittadini in più”.

 

Il nuovo Calendario Vaccinale prevede l’offerta attiva e gratuita ad adolescenti maschi e femmine della coorte del dodicesimo anno di età; categorie a rischio, tra le quali soggetti affetti da HIV e donne con lesioni cervicali di grado CIN2 o superiore. Offerta gratuita e su richiesta a femmine dalla coorte 1996 e maschi dalla coorte 2001 fino al venticinquesimo anno di età.  

 

Assolutamente innovativo il Progetto dell’Azienda Zero, che sarà sperimentato nell’Ulss 9 Scaligera, per l’utilizzo dell’auto-prelievo per fare lo screening anti papilloma virus.

 

Studi specifici hanno dimostrato che il test HPV con auto-prelievo presenta diversi vantaggi, tra i quali emergono la possibilità di fare il prelievo a casa quando si vuole evitando spostamenti e permessi lavorativi, la rimozione dell’eventuale imbarazzo per l’esame di tipo ginecologico, la riferita riduzione del dolore rispetto al test effettuato da personale sanitario. Inoltre l’auto-prelievo può aumentare l’adesione di particolari gruppi di donne come quelle che non aderiscono a programmi di screening organizzati  e aumentare l’offerta qualora essa possa essere ostacolata da problemi organizzativi, come la disponibilità del personale sanitario prelevatore. 

 

Operativamente, i dispositivi per l’auto-prelievo verranno inviati direttamente a casa. Le utenti potranno reinviare il materiale raccolto al Laboratorio di San Bonifacio a mezzo posta usando una busta preaffrancata e un’etichetta identificativa per tracciare il campione.

 

Le donne che risulteranno positive all’HPV verranno inviate all’ambulatori di riferimento per eseguire il prelievo del Pap Test. Se il pap test fosse positivo, la paziente riceverà l’assistenza di secondo livello mediante colposcopia; se risultasse negativo verrà invitata a ripetere il testo per il Papilloma Virus dopo un anno.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni