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Erano le 19.40 di ieri sera

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L’autobus noleggiato dalla Human Company, titolare di un campeggio a Marghera, stava tornando da Venezia, con circa 40 persone che avevano trascorso una giornata di vacanza in laguna. Mancavano pochi chilometri all’arrivo alla struttura, che tutti conoscono come Jolly, quando l’autobus è precipitato di sotto dal cavalcavia che passa a fianco della ferrovia.

MESTRE – In quel punto le due corsie sopraelevate si dividono. Una, piegando verso sinistra, va verso il centro di Marghera, l’altra, proseguendo dritto, porta verso la rotonda di Villabona o verso la tangenziale.

Sbandando alla sua destra il mezzo ha travolto il guardrail e la protezione del camminamento pedonale, cadendo per circa una dozzina di metri sul raccordo che dalla zona industriale porta a sua volta verso la tangenziale.

21 le vittime, 19 sul colpo, due mentre venivano portare in ospedale. 15 i feriti, smistati, a secondo delle ferite e della gravità, fra gli ospedali di Mestre, Treviso, Padova, Mirano.

Ci sono due bambini che hanno perso la vita e altri due ricoverati negli ospedali. Una bambina di tre anni è ricoverata a Padova nel reparto dei grandi ustionati. Si tratta di stranieri, prevalentemente ucraini.

A morire è stato anche Alberto Rizzotto, l’autista del mezzo. Aveva 40 anni, originario di Conegliano, residente a Tezze sul Brenta. Tutti i colleghi ne parlano come di un guidatore esperto, prudente, e attento.

Avvertiti da chi passava in quel momento e ha assistito alla tragedia, sono arrivati i soccorsi. Ambulanze e vigili del fuoco, polizia locale e di stato.

I primi soccorsi sono stati portati da chi era sul posto, cercando di estrarre i corpi a mani nude mentre si propagavano le fiamme. E proprio il fuoco ha avuto la parte principale nel provocare morti e feriti.

L’inchiesta già avviata dalla Procura della Repubblica dovrà accertare cosa abbia scatenato l’incendio del mezzo.

Un autobus elettrico: sembra che proprio questa caratteristica abbia costretto i vigili del fuoco a raffreddare continuamente la carcassa anche una volta spento l’incendio, per evitare che le fiamme riprendessero.

L’altra cosa che dovrà accertare l’inchiesta è il perché dello sbandamento dell’autobus e la conseguente caduta. Sul posto non si vedono segni di frenata.

Al momento, escludendo, come hanno fatto i vigili del fuoco, che l’incendio fosse scoppiato a bordo mentre il mezzo procedeva, si pensa a un malore dell’autista o a un impatto con un altro veicolo.

A chiarire la dinamica sarà la visione delle telecamere che sorvegliano la zona, una delle più trafficate di Mestre in ogni momento della giornata.

Quel cavalcavia è percorso continuamente da macchine e da altri veicoli che da Venezia vanno verso la tangenziale o verso la Romea.

Dopo ore di lavoro, una volta accertatisi che non c’erano più vittime all’interno o sotto il mezzo, poco prima dell’alba, i vigili del fuoco hanno rimosso il mezzo, che ora verrà messo a disposizione dell’autorità giudiziaria per tutti gli accertamenti del caso.

La bretella sopraelevata resterà chiusa al traffico per i rilievi e per la messa in sicurezza.

Inevitabili le ripercussioni sul traffico cittadino fino a quando non si potrà riaprire quel tratto. Il sindaco Luigi Brugnaro ha proclamato il lutto cittadino.

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