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Dalle stelle allo stallo

Oggi aspettiamo l’esito della direzione del partito Democratico per sapere se l’impossibile sarà possibile. Se, cioè, i litiganti di ieri, saranno gli alleati di domani. Siamo al paradosso? Pare di sì. Il male assoluto è

Oggi aspettiamo l’esito della direzione del partito Democratico per sapere se l’impossibile sarà possibile. Se, cioè, i litiganti di ieri, saranno gli alleati di domani. Siamo al paradosso? Pare di sì. Il male assoluto è diventato il meno peggio.

 

Di Maio ha chiuso il “forno” con il centrodestra per i troppi veti da lui stesso posti in essere, ma rischia di trovare chiusa la panetteria democratica causa di dissidi tra i troppi comproprietari. E così è successo che un partito con le vele gonfie di consenso ha preso la rotta degli scogli, almeno momentaneamente, come si è visto alle elezioni regionali in Molise e ancora in modo più evidente in Friuli Venezia Giulia.

 

Se il consenso non si tramuta in azione politica rischia di svanire. Non bastano i proclami, le invettive, le promesse. Gli italiani hanno già votato e non hanno voglia di rivotare.

 

Mattarella convoca i partiti per il quarto giro di consultazioni e gli italiani ormai faranno anche a meno di accendere il televisore per sapere gli esiti. Il dado è tratto quindi? Sicuri che andremo verso un governo “del presidente” per poi rivotare a breve in autunno? Aspettiamo di saperlo oggi pomeriggio. Vedremo se lo spauracchio di un nuovo voto a ravvicinato, che si potrebbe tramutare in un referendum tra lega e 5stelle e quindi in una esiziale sconfitta per il PD, incoraggerà i dirigenti democratici a prendere la via del dialogo. Sarà il trionfo dell’impossibile? Se sarà, la politica che era per Bismarck “l’arte del possibile” diventerà anche l’arte dell’impossibile.

 

Riccardo Barbisan

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