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“Esprimo la più ferma condanna ai vili aggressori di Firenze e la mia solidarietà ai militanti della Lega. Quando gesti come questi, degni della prepotenza squadristica di vecchia memoria, prevalgono sul diritto alla libera espressione del pensiero e alla manifestazione pubblica delle convinzioni politiche, significa che la democrazia è in pericolo”. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, biasima con fermezza l’aggressione subita da alcuni militanti della Lega nella città dell’Arno, assaliti e insultati da tre estremisti al gazebo dove stavano distribuendo volantini.

 

“Purtroppo sono episodi che si ripetono in giro per l’Italia – sottolinea Zaia – sintomo di un clima di intolleranza civile e ideologica che alberga in una certa parte politica, indifferente ai principi del rispetto umano e allergica alle regole del confronto
democratico”.

 

Ringrazio – aggiunge il presidente del Veneto – le forze dell’ordine che, ancora una volta, hanno fatto argine al vandalismo più bieco, identificando gli aggressori”.

 

“Per quanto ci riguarda, non ci fermo intimorire – prosegue Zaia – e continueremo, dentro e fuori le istituzioni, ad applicare la regola del ‘buon senso’, ad affrontare i problemi dei comuni cittadini e a dire la nostra sui temi importanti della società e del
Paese”.

Sabato 2 giugno, il vice Premier Matteo Salvini e il ministro degli Affari regionali Erika Stefani sono stati in visita a Vicenza e poi a Treviso, a sostegno della Lega, impegnata nelle elezioni amministrative delle due città.

 

 

Interrogato sui suoi progetti in merito all’immigrazione, Salvini ha dichiarato: “Gli immigrati regolari non hanno nulla da temere. Per i clandestini è finita la pacchia, preparatevi a fare le valigie”.

In tutta Italia, nei gazebi della Lega, messi nelle piazze di tutte le città italiane e sulla piattaforma Rousseau per i 5 Stelle, si è votato il gradimento degli iscritti al Contratto per il Governo del Cambiamento.

 

Grande partecipazione sulla piattaforma Rousseau, dove 44.796 persone, pari al 94% degli iscritti, hanno votato come segue: 42.274 per il SÌ e 2.522 per il NO. Il Movimento 5 Stelle approva il contratto per il governo del cambiamento.

 

I gazebi della Lega, aperti in tutte le piazze d’Italia, hanno visto una forte affluenza di votanti e i risultati, per il momento ancora parziali, vedono una forte prevalenza dei SÌ, che al momento sono circa il 95%.

 

Questo trend sembra confermato anche in tutti i comuni della Marca trevigiana e nella Provincia di Venezia.

 

I dati, non verificati, della piattaforma Rousseau dei 5 Stelle per la Provincia di Venezia danno 1.836 votanti, di cui 1.720 SÌ, 115 NO e 1 scheda nulla.

 

Questo trend sembra confermato anche nel comune di Mogliano e nei capoluoghi Venezia e Treviso.

Il sentiero per un governo M5s-Lega è stretto, com’era prevedibile, sia per le contraddizioni programmatiche delle due forze politiche, sia per i vincoli finanziari e normativi esterni con cui anche loro devono fare i conti per non caricare ulteriore debito sulle future generazioni.

 

Anche se non è questo il governo che vorrei per l’Italia, non sono tuttavia tra coloro che tifano per l’insuccesso di questo tentativo. Perché il relativo fallimento costituirebbe comunque un danno per la nostra democrazia rappresentativa. Invece, se il consenso che hanno ricevuto dalla maggioranza degli elettori, in nome del cambiamento, fosse ben indirizzato potrebbe dare una spallata a quel centralismo burocratico e fiscale che frena da sempre lo sviluppo dell’Italia.

 

Qui sono però destinate a emergere due contraddizioni: può la Lega propugnare il sovranismo nazionale contro l’Europa e insieme realizzare il federalismo tanto atteso dal Nord? Può il M5s conciliare lo statalismo assistenzialista/dirigista delle sue proposte con la battaglia per l’autonomia di territori come il Veneto, che pure ha sostenuto? Contraddizioni che spiegano perché è del tutto assente nel contratto di governo sia ogni riferimento al completamento della riforma federale dello Stato, sostituita da un generico “regionalismo”, sia all’attuazione del federalismo fiscale.

 

Certo, considerato gli oltre 2 milioni e mezzo di Veneti che hanno votato per l’autonomia il 22 ottobre scorso e il cappotto di parlamentari fatto dalla Lega sul nostro territorio, è il minimo sindacale che al punto 19 sia presente l’impegno di portare “a conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte”, con il “trasferimento delle risorse necessarie” alle ulteriori competenze. Ma è cosa ben diversa dal riconoscere anche al Veneto l’autonomia tributaria necessaria alla competitività del territorio. Come per le Regioni speciali confinanti.

 

Spero di sbagliarmi, ma temo che le posizioni sovraniste/stataliste delle due forze politiche tendano verso politiche fiscali centraliste piuttosto che di decentramento fiscale ispirato ai principi di sussidiarietà e responsabilità, con il rischio di un ulteriore sforamento dei conti pubblici per accontentare le opposte istanze dei rispettivi elettorati, al Nord e al Sud.

 

Solo il federalismo infatti “chiama a giudizio la burocrazia” (efficace espressione del prof. Bertolissi), costringendola all’efficienza e responsabilizzando ogni livello di governo, dai Comuni ai Ministeri. Perché impone a chi ha il potere di decidere la spesa di chiedere le relative risorse ai contribuenti, fornendo un potente strumento di controllo democratico agli elettori.

 

Spero che il Partito Democratico, riflettendo sulle ragioni della propria sconfitta e rammentando che tra gli impegni del decalogo scritto da Veltroni nel 2007 vi era anche quello di“completare la riforma federale dello Stato, attuandone gli aspetti più innovativi, a cominciare dal federalismo fiscale e dalle forme particolari di autonomia che possono avvicinare le regioni a statuto ordinario alle autonomie speciali”, incalzi in questo senso l’eventuale nuovo Governo.

 

on. Simonetta Rubinato

Abbiamo incontrato Matteo Marin, candidato al consiglio Comunale a Treviso, anni 37, titolare di una nota agenzia assicurativa del centro, trevigiano doc nato e cresciuto a Treviso da genitori trevigiani, in procinto di convolare a nozze con la compagna Valentina, che ci ha raccontato la sua visione di città.

 

 

Candidato Marin, per lei sarebbe la prima esperienza in Consiglio Comunale a Treviso: come nasce la sua candidatura nella Lega?

 

La mia è una scommessa che parte più di due anni fa, quando mi sono avvicinato alla Lega era un partito che aveva appena il 4% a livello nazionale, che aveva perso le elezioni a Treviso, consegnando la città al PD e alla Amministrazione Manildo. Ho trovato fin da subito un movimento ricco di energia, di idee e coraggio. Mi ricordo che la prima riunione a cui presi parte fu la presentazione del libro di Antonio Selvatici “Il Sistema Prato”, un saggio su come la microimpresa cinese si insinua sommessamente nella nostra economia, in modo sleale e lesivo del nostro tessuto economico e imprenditoriale. Quindi una Lega nuova, più preparata, più ricca di contenuti ed idee. In questi anni ho avuto l’onore di contribuire da militante al raggiungimento dei risultati sul Referendum dell’Autonomia del Veneto e sull’affermazione alle elezioni politiche e da buon Trevigiano, ritengo sia giunto il momento di mettersi a disposizione della mia Città per ridarle un’amministrazione capace, vicina ai cittadini, aperta al dialogo.

 

 

Aspetti positivi e negativi dell’amministrazione uscente: quali elencherebbe e perché?

 

Preferirei approfondire quali sono i nostri programmi per la Città più che denigrare l’avversario: abbiamo deciso di impostare tutta la nostra Campagna Elettorale sul desiderio di proporre idee, di far conoscere ai Cittadini la nostra visione della Treviso presente e futura, guardando avanti. Sicuramente il Sindaco Manildo è stata una delusione per molti, non ha scelto persone competenti nei rispettivi referati, tanto è vero che, ad esempio, ha dovuto assumere in corsa (e di corsa) l’Assessore Marina Tazzer per raddrizzare le scelte fatte in tema di lavori pubblici ed urbanistica. Direi che un merito dell’Amministrazione uscente è quello, visti i deludenti risultati, di aver fatto riavvicinare e riappassionare molti trevigiani alla politica comunale, considerato il numero dei candidati concorrenti al Consiglio Comunale.

 

 

Quali sono i punti salienti del vostro programma e quali sono i contributi che pensa di portare al rinnovato Consiglio Comunale?

 

I trevigiani ci chiedono più sicurezza, più decoro, più pulizia. La Città è stata sporca per 4 anni e 11 mesi di governo Manildo, oggi come per incanto a 28 giorni dalle elezioni vediamo lavorare Contarina a ritmi serrati. Noi vogliamo una Città pulita sempre, faremo partire un progetto pilota per aree ecologiche interrate come già avviene in tutta Europa, installeremo più telecamere collegate alle forze dell’ordine soprattutto nei quartieri, sia per la prevenzione del crimine, sia per la lotta agli ecovandali. I quartieri sono la grande sfida che ci attende: sono stati dimenticati e necessitiamo di recuperare gli anni perduti. Se vogliamo che la Città cresca e torni bella e pulita, dobbiamo partire dai quartieri. Ripristineremo la figura dei Vigili di Quartiere, faremo un patto sociale con gli extracomunitari e gli stranieri che abitano in Città: favoriremo progetti di integrazione per coloro che accettano di vivere secondo le nostre leggi e le nostre tradizioni e culture viceversa non avremo nessuna tolleranza nei confronti di chi non rispetta la legalità, la Città ed i Trevigiani abbandonandosi all’accattonaggio organizzato, allo spaccio e all’ubriachezza molesta.

 

 

Quale è la sua personale interpretazione dell’ormai famoso hashtag lanciato da Mario Conte #siamotuttitrevigiani?

 

Dobbiamo essere vicini agli ultimi. Abbiamo presentato nei giorni scorsi il nostro progetto di abbattimento delle barriere architettoniche sulle Mura Cittadine. Pensiamo alla figura di un Disability Manager, un funzionario del Comune che si attiva ogni qualvolta ci sia qualche evento, festa di piazza, manifestazione al fine di rendere accessibile a tutti la Città. Come dice Mario Conte: “o si fa festa tutti o non festeggi nessuno”. Nell’ambito del sociale, vogliamo essere vicini prima di tutto ai nostri anziani, ai trevigiani, rivedendo profondamente i meccanismi di assegnazione delle case popolari e delle graduatorie, in asse con i nuovi regolamenti regionali.

 

 

Ha qualche personalissimo progetto nel cassetto da portare all’attenzione delle istituzioni Comunali?

 

Vi posso rivelare in anteprima che se verrò eletto al Consiglio Comunale cercherò di portare avanti, assieme alle questioni più urgenti ed importanti del sociale, decoro, sicurezza, le istanze dei trevigiani… a quattro zampe! Mi piacerebbe in particolare creare Aree di sgambatura per cani in ogni quartiere, intervento questo che potremmo realizzare a costo zero per le casse del Comune, mediante il coinvolgimento delle aziende di pet food e dei privati. Ovviamente, di pari passo, dovremo riscrivere completamente il Regolamento Comunale di tali spazi, che attualmente sono abbandonati a sé stessi, normarne correttamente gli accessi. Serve fare molta educazione: non per i cani, ma per qualche padrone. Sono già in contatto con qualche associazione che si è detta disponibile ad aiutarci. Sul fronte opposto, vorrei intensificare i controlli con multe più salate e mediante l’utilizzo dei vigili urbani in borghese nei confronti degli incivili che non raccolgono le deiezioni. Mi piacerebbe che fra qualche anno le Aree di Sgambatura diventino un’eccellenza della Città per mostre cinofile, eventi, pet terapy e associazioni in difesa degli animali.

 

 

Lei è simpatico, come si fa a non votarla?

 

La ringrazio, anche lei! Vi posso dire come si fa a votarmi: si traccia una croce sul simbolo della Lega e si scrive MARIN affianco al simbolo. In questo modo si esprime la preferenza a me come consigliere comunale e a Mario Conte Sindaco di Treviso. W Treviso, W la Lega!

 

 

 

Valentina Nespolo

 

Ieri si è tenuta la direzione nazionale del Partito democratico, per definire la linea da tenere su possibili accordi con le altre forze politiche per dare un Governo al Paese, a due mesi dal voto del 4 marzo. Sul tema interviene l’on. Simonetta Rubinato.

 

“Chi ha perso non può governare”, ha detto Renzi domenica sera nello studio di Fabio Fazio. Così come chi si è dimesso da segretario – aggiungo io – non dovrebbe dare, in diretta tivù, la linea al partito. Certo, non si può negare che quanto detto da Renzi domenica 29 aprile appare ragionevole e fondato: “Come possiamo fare un governo con chi ha un’altra visione del Paese, un programma alternativo al nostro e ci ha coperto d’insulti in Parlamento e in campagna elettorale?”

Tanto più che la maggioranza della base del Pd probabilmente è anche d’accordo con lui. Del resto Renzi è stato confermato come segretario a grande maggioranza con le primarie di appena un anno fa ed è forte del fatto di essersi blindato nei gruppi parlamentari con liste fatte di fedelissimi, oltre che della debolezza di una classe dirigente che ha assecondato ogni sua decisione senza avere mai il coraggio di contraddirlo in alcuno dei passaggi che hanno portato il Pd alla sconfitta del 4 marzo.

 

L’unica leadership che quindi oggi ha la forza – nel bene e nel male – di controllare organismi del partito e gruppi parlamentari è ancora quella di Renzi. Ma allora sia coerente: ritiri le sue dimissioni e si prenda apertamente la responsabilità delle scelte di questa fase. E delle relative conseguenze.

 

Tatticamente la sua chiusura da Fazio, prima ancora di sedersi al tavolo di confronto con il M5s per vederne la proposta, è stata infatti, a mio avviso, un errore: oltre a delegittimare reggente e direzione del partito, con la conseguenza di una possibile spaccatura, ha dato a Di Maio la stura per dire agli italiani che si deve tornare a votare subito per responsabilità del Pd. Il cui ex segretario non ha ancora metabolizzato la bocciatura del referendum costituzionale da parte degli elettori e nel salotto di Fazio è sembrato sottintendere: “Ecco, vedete: avete votato No alla mia riforma e ora ne state pagando le conseguenze”.

 

Ma gli elettori non amano ammettere di aver sbagliato e tanto meno apprezzano le ripicche di coloro a cui hanno comunque già dato una chance per governare il Paese. Tanto più che imputano al Pd ha la responsabilità principale di aver approvato l’attuale legge elettorale proporzionale, che senza un accordo tra le forze politiche entrate in Parlamento si sapeva già non avrebbe consentito di fare un nuovo governo.

 

Per questo le elezioni anticipate rischiano di essere un ballottaggio tra Di Maio e Salvini, all’insegna dell’invito al “voto utile al cambiamento”. Con il nuovo leader del centrodestra che non ha sbagliato ad oggi una mossa e che, a differenza dei vertici del Pd, sa che bisogna presidiare il territorio.

 

Uno scenario questo che dovrebbe essere la preoccupazione prima per la dirigenza del Pd. Invece allo stallo in Parlamento fa da specchio lo stallo nel Pd, che rischia di dividersi ulteriormente, sia ai vertici che alla base, perché ogni opzione ha costi rilevanti. E ciò rende impossibile, al momento, ogni possibilità di analisi oggettiva delle ragioni della sconfitta del 4 marzo per consentire una ripartenza del centrosinistra.

 

On. Simonetta Rubinato

Oggi aspettiamo l’esito della direzione del partito Democratico per sapere se l’impossibile sarà possibile. Se, cioè, i litiganti di ieri, saranno gli alleati di domani. Siamo al paradosso? Pare di sì. Il male assoluto è diventato il meno peggio.

 

Di Maio ha chiuso il “forno” con il centrodestra per i troppi veti da lui stesso posti in essere, ma rischia di trovare chiusa la panetteria democratica causa di dissidi tra i troppi comproprietari. E così è successo che un partito con le vele gonfie di consenso ha preso la rotta degli scogli, almeno momentaneamente, come si è visto alle elezioni regionali in Molise e ancora in modo più evidente in Friuli Venezia Giulia.

 

Se il consenso non si tramuta in azione politica rischia di svanire. Non bastano i proclami, le invettive, le promesse. Gli italiani hanno già votato e non hanno voglia di rivotare.

 

Mattarella convoca i partiti per il quarto giro di consultazioni e gli italiani ormai faranno anche a meno di accendere il televisore per sapere gli esiti. Il dado è tratto quindi? Sicuri che andremo verso un governo “del presidente” per poi rivotare a breve in autunno? Aspettiamo di saperlo oggi pomeriggio. Vedremo se lo spauracchio di un nuovo voto a ravvicinato, che si potrebbe tramutare in un referendum tra lega e 5stelle e quindi in una esiziale sconfitta per il PD, incoraggerà i dirigenti democratici a prendere la via del dialogo. Sarà il trionfo dell’impossibile? Se sarà, la politica che era per Bismarck “l’arte del possibile” diventerà anche l’arte dell’impossibile.

 

Riccardo Barbisan

Venerdì pomeriggio, la Lega moglianese ha dato appuntamento ai suoi iscritti e simpatizzanti in Piazza dei Caduti per una bicchierata in buona compagnia e per parlare dei progetti futuri anche in vista delle elezioni comunali del prossimo anno.

L’appuntamento era dalle 19 alle 21 davanti al bar Goppion, che per l’occasione ha allestito all’aperto tavolini, ombrelloni e un banco per servire prosecco ai molti intervenuti.

Presenti Dimitri Coin, coordinatore provinciale della Lega e neo eletto al Parlamento, Valeria Salvati, consigliere comunale per la Lega a Preganziol e assessore esterno all’Ambiente e ai Servizi Igiene Urbana a Marcon, Alberto Gherardi, segretario della Lega a Mogliano, e alcuni altri rappresentanti di Forza Italia.

In un post sul suo profilo Facebook, il consigliere regionale Riccardo Barbisan commenta quanto raffigurato su un muro di un sottopassaggio a Treviso. Dure le parole da parte del consigliere della Lega Nord, che parla di un fatto “violento, grave, allarmante per una società che si definisce democratica”. Il post riporta l’immagine tutt’ora presente e raffigurante un omino appeso a testa in giù, accompagnato dalla scritta  “LEGA…TI a testa in giù”. Un chiaro riferimento al suo partito.

 

“È un atto intimidatorio – prosegue l’esponente leghista – molto probabilmente opera di quei centri sociali che con l’amministrazione Manildo hanno trovato casa gratis e bollette pagate. Atti simili sono estremamente pericolosi in quanto manifestano una grave intolleranza verso le forze politiche che hanno sempre sostenuto le proprie idee e posizioni senza mai nemmeno lontanamente arrivare a simili nefandezze.”

 

“Mi auguro che la Magistratura indaghi e che l’amministrazione comunale provveda a ripulire una simile schifezza, che offende tutti coloro che credono nella democrazia e che provano disagio e profondo sdegno verso questi gravi atti di intolleranza.” Barbisan conclude con un auspicio: “Spero che tutte le forze politiche democratiche prendano sempre la distanza da simili attacchi, non solo quando provengono da una parte politica avversaria, ma non ci interessa la solidarietà di chi prima sostiene certi con i fatti gruppi e poi con le parole prende le distanze”.

La reazione alle decisioni prese dalla Giunta Regionale, che chiede per la Regione Veneto il riconoscimento dello stato di Regione a Statuto Speciale, sono state decise.

 

Il Presidente del Consiglio Gentiloni, durante la visita alle Direzione delle Assicurazioni Generali di Mogliano, ha precisato: “Siamo disposti a discutere sull’efficienza dell’Italia, non si discute sull’Italia”. Frase quanto mai chiara.

 

Ma anche l’alleato storico della Lega non condivide la visione del Presidente Zaia. Lorena Milanato, Vice Coordinatore regionale di Forza Italia, esprime forti dubbi sulla posizione assunta dalla Giunta Regionale. “I Veneti non hanno votato per Statuto Speciale – precisa la Milanato – E’ il referendum di Forza Italia ad aver vinto in Veneto e non il quesito della Lega già bocciato dalla Corte Costituzionale”.

“Al di la di questa precisazione – prosegue la Milanato – si è trattato di un grande successo e di una bella prova di democrazia. Tuttavia i veneti che si sono recati ai seggi non si sono espressi per una Regione a Statuto Speciale e di questo dovrebbe tener conto Zaia. Potrebbe sembrare uno spot elettorale”.

 

Di deriva propagandistica parla anche Giacomo Nilandi della Sinistra Italiana, Consigliere Comunale con Delega ai Giovani. “C’è un dopo referendum – dice Nilandi – Si deve andare a trattative con il Governo Centrale ed il risultato va ratificato a maggioranza dal Parlamento. Mi sembra che si sia fatto un uso strumentale del Referendum”.

 

“E’ comunque un Referendum che non sposta il problema del centralismo. La centralità del potere passerebbe da un centralismo di Stato ad uno della Regione. Il potere invece dovrebbe essere passato ai Comuni. In più non ha senso parlare di autonomia di alcune regioni. Bisognerebbe invece parlare di distribuire l’autonomia a tutto il paese spostandoci quindi verso il federalismo”.

 

Dimitri Coin, Segretario Provinciale di Treviso della Lega, invece precisa. “I veneti hanno scritto una pagina di storia della loro Regione. Referendum vero che apre le porte ora ad una trattativa con lo Stato e Regione. La componente identitaria, di appartenenza, l’omogeneità economica e sociale hanno pesato notevolmente sull’affluenza. I Veneti sono i veri vincitori di questo Referendum. Da ora si inizia una nuova pagina di storia”.

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