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Crisi di sistema

2 minuti di lettura

Riceviamo e pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini in tema di elezioni politiche

Alla vigilia di accelerate elezioni e prima di esprimere pareri sugli obiettivi politici da affidare al voto, vorrei verificare la condizione della nostra democrazia.

   Ricordo che alla fine del 2020 il presidente Mattarella ritenne necessario ipotizzare un governo tecnico non per commissionare la politica, ma per farla uscire da uno stallo che le impediva qualsiasi azione sia a livello nazionale che internazionale, e fu così nominato Draghi.

   Rispetto a molti dei suoi predecessori, questo premier ha avuto la fortuna di poter disporre di ingenti risorse economiche, grazie alla vincente battaglia europea di chi l’aveva preceduto: per noi cittadini italiani il conquistato traguardo ha un valore di oltre 200 miliardi di euro.

   Comunque, dopo un appello presidenziale a tutte le forze politiche affinché appoggiassero una guida di alto profilo, venne creato un governo con determinati dicasteri affidati ai Draghi boys, e questa iniziativa venne sostenuta da tutti i partiti, ad eccezione di Fratelli d’Italia che incarnò – tra il biasimo generale – l’opposizione.

   Questi sono i fatti, e se oggi la stragrande maggioranza dei sondaggi vede nell’oppositrice Meloni la probabile vincitrice delle prossime elezioni politiche, significa che il progetto Mattarella non ha colto il suo scopo, e questo fallimento non può che derivare o da carenze del progetto stesso, o da incapacità dell’Incaricato o dal combinato di questi due motivi.

   Personalmente accredito la prima ipotesi, dato che non siamo di fronte a specifiche problematiche politiche ma a una irreversibile crisi del sistema di potere, crisi che trovando origine nella funzionalità del sistema stesso, non potrà mai essere risolta da chi l’ha generato.

   Siamo quindi intrappolati in un processo da un lato incapace di creare una conduzione stabile e futuribile del Paese, e dall’altro segnato da un profondo calo di fiducia testimoniato dal crescente livello di astensione al voto.

   Naturalmente anche il governo Draghi deve assumersi le sue responsabilità, caratterizzate indubbiamente da alcune particolari decisioni del premier, visto che non si minacciano dimissioni quando non si è sfiduciati, soprattutto se il percorso politico sta segnalando significative difficoltà: se poi i partiti di maggioranza esternano critiche, l’atteso e dovuto collante di chi guida un’organizzazione non può manifestare atteggiamenti di lesa maestà.

   Sembra insomma che questa crisi sia stata cercata, mettendo con le spalle al muro prima i 5S – con un termovalorizzatore locale che, logicamente, non meritava spazio in un decreto nazionale – e poi Lega e Forza Italia, con toni del tutto inusuali in un confronto parlamentare sostanzialmente ultimativo.

Draghi era giustamente ritenuto la migliore opportunità per incassare le risorse del Pnrr più sopra quantificate, ma la Corte dei Conti (e quindi non un ente qualsiasi) ha recentemente messo in dubbio l’efficacia del suo lavoro per i cittadini: senza una tempestiva realizzazione degli obiettivi indicati infatti, la disponibilità delle risorse e l’indicazione degli obiettivi stessi non sono sufficienti per il raggiungimento delle finalità europee, per cui gli oltre 200 miliardi possono saltare.

   Se pensiamo poi che l’agenda Draghi, per affermazione dello stesso, consiste sostanzialmente “in una risposta pronta ai bisogni dell’economia, delle famiglie, ai bisogni delle famiglie più povere e poi credibilità interna e internazionale”, per chiudere il cerchio devo ricordare che Lucio Caracciolo, in una trasmissione televisiva (20.06.2022 prima serata), disse che in politica internazionale se non mandassimo le armi all’Ucraina conteremmo “niente”, se continuiamo a mandarle “poco”.

   Questo è il range della nostra credibilità internazionale, e gli incensi sparsi su una sua forte crescita  da politici ossequianti e da gran parte della stampa nazionale, mi sembrano del tutto ridimensionati dal parere di un esperto di geopolitica difficilmente criticabile.

Luigi Giovannini

Photo Credits: Sergio Mattarella e Mario Draghi via Flickr ©EuropeanCentralBank

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