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«In Toscana la Ferragni promuove gli Uffizi e fa il pieno sui social. Da noi sono più i musei chiusi di quelli aperti, e degli influencer promessi e sbandierati da Zaia si è persa traccia. Qualcuno li ha visti? Se il Veneto vuole rilanciare la cultura abbinandola al turismo e usando i media digitali, direi che siamo ancora fermi ai box». Così Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle, dopo il grande risalto (con altrettanto clamore, polemiche e ancor più visualizzazioni) che hanno avuto sui social media le immagini di Chiara Ferragni, testimonial degli Uffizi di Firenze. La celebre influencer è stata protagonista di uno shooting per una rivista e ne ha approfittato per effettuare un tour del museo, guidata dal direttore. La Ferragni ha definito – in un Post su Instagram – la galleria toscana come “uno dei posti più speciali del mondo”.

 

«Proprio martedì ho partecipato alla protesta dei lavoratori dei musei veneziani: avere 400 lavoratori in cassa integrazione da marzo, perché i musei restano chiusi, è una sconfitta per la città e per l’intera regione. Prendo atto – ribadisce la consigliera M5S – delle promesse riaperture, a spizzichi e bocconi, ma certo che il confronto con il colpo mediatico degli Uffizi segna la nostra mancanza di intraprendenza. Che sia Ferragni o un altro personaggio di fama mondiale, l’operazione di Firenze (e simili in altre città italiane ed europee) mostra una forte volontà di rilanciare la cultura e un disegno preciso, che valorizza l’offerta museale per dare ossigeno al turismo».

 

Prosegue la consigliera Baldin: «Come ho ripetuto in più occasioni, non sostenere la cultura è un grave errore strategico. Rappresenta un baluardo della nostra economia per il forte legame con il turismo e, come ricadute, con l’alberghiero e la ristorazione. A Firenze l’hanno capito e lo shooting fotografico agli Uffizi ha colpito nel segno, anche con le polemiche suscitate, che generano visualizzazioni, interesse, coinvolgimento, passaparola. In una parola, benzina per far arrivare nuovi visitatori.

«A noi – conclude Baldin – tra musei mezzi chiusi e lavoratori sul lastrico, non resta che chiedere alla Regione: che fine hanno fatto gli influencer desaparecidi? In attesa di una (speriamo) solerte risposta, al Veneto “social” serve qualche rissa da movida in meno e qualche museo in più».

Obbligo di denuncia e di comunicazione al sindaco, al Prefetto e alla polizia, dei soggetti obbligati all’isolamento fiduciario, per  permettere eventuali controlli e misure cautelari.

 

La nuova ordinanza firmata oggi dal Governatore Zaia, che rimarrà in vigore fino al 31 luglio 2020, prevede l’obbligo di isolamento fiduciario di 14 giorni per le persone entrate in contatto con cittadini positivi al tampone che tornano o arrivano da Paesi extra Schengen. Un isolamento previsto anche per le persone che rientrano in Veneto dall’estero, dai paesi “non sicuri” e che abbiano una temperatura superiore a 37.5 gradi con difficoltà respiratorie o altri sintomi riconducibili al Coronavirus.

“Le Ulss poi potranno disporre l’isolamento in strutture alberghiere o extra-ospedaliere nel caso in cui il soggetto positivo viva con i familiari in uno spazio non adeguato”.

 

Le novità più importanti riguardano i lavoratori delle aziende per i quali ci sarà l’obbligo di un doppio test del tampone per quanti rientrino in Veneto dai viaggi di lavoro, provenienti da Paesi che non fanno parte della lista dei 36 Stati*, ovvero da paesi extra Ue. I lavoratori – e le badanti – dovranno così sottoporsi a un secondo tampone di accertamento, anche se il primo è risultato negativo.

 

“Chiedo che a livello nazionale si possa portare al penale la violazione dell’isolamento fiduciario – auspica Zaia. – Mi aspetto che sul ricovero coatto si provveda, e ne ho parlato con il ministro Speranza, a trovare la modalità con un DPCM, in maniera che i sanitari decidano se provvedere all’isolamento fiduciario in casa, e se il caso è grave, di fare in modo di evitare di disperdere il virus sul territorio. Il Tso – ha aggiunto Zaia – non si fa solo per le malattie psichiatriche, lo si fa anche per epidemie o altre attività. E, quando un cittadino ha l’obbligo di essere ricoverato e non può o vuole provvedere alle cure, i sanitari hanno l’obbligo di curarlo. A noi interessa che il virus non si diffonda, e non è una questione di razzismo”.

 

Chi rifiuterà il ricovero ospedaliero, qualora sia necessario, dopo essere risultato positivo al test, sarà denunciato all’autorità giudiziaria, ma l’ordinanza prevede anche una sanzione di mille euro per i lavoratori dell’azienda che si rifiuteranno di sottoporsi al tampone. Sanzioni sono previste anche per le aziende che non segnaleranno all’Ulss di competenza di avere dipendenti da sottoporre ai test perché rientrati dall’estero. Fino ad oggi, chi partiva e tornava in Veneto entro 120 ore di soggiorno, secondo il Dpcm in vigore, non veniva sottoposto alla quarantena. “Oggi con questa ordinanza risolviamo questa mancanza”, ha concluso Zaia.

 

 

Silvia Moscati

 


*

1. Austria
2. Belgio
3. Bulgaria
4. Svizzera
5. Cipro
6. Repubblica Ceca
7. Germania
8. Danimarca
9. Estonia
10. Grecia
11. Spagna
12. Finlandia
13. Francia
14. Croazia
15. Ungheria
16. Irlanda
17. Islanda
18. Italia
19. Liechtenstein
20. Lituania
21. Lussemburgo
22. Lettonia
23. Malta
24. Paesi Bassi
25. Norvegia
26. Polonia
27. Portogallo
28. Romania
29. Svezia
30. Slovenia
31. Slovacchia
32. Regno Unito e Irlanda del Nord
33. Andorra
34. Principato di Monaco
35. Repubblica di San Marino
36. Stato della Città del Vaticano

La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato Italiano, che in quanto tale occupa il vertice della gerarchia delle fonti nell’ordinamento giuridico della Repubblica. Approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre seguente, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria, dello stesso giorno, è entrata in vigore il 1º gennaio 1948.

 

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è un documento sui diritti della persona adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 219077A. Votarono a favore 48 membri su 58. Nessun paese si dichiarò contrario, ma dieci si astennero.

 

Che relazione c’è tra le queste due carte e che importanza hanno nella vita di tutti i giorni?

Se ne parlerà nel prossimo webinar organizzato dai volontari di Gioventù per i Diritti Umani. Si terrà venerdì 3 luglio alle ore 20.30 sulla piattaforma ZOOM. Come ospite speciale sarà presente l’Avvocato Enrico Del Core, abilitato al patrocinio presso la Suprema Corte di Cassazione e Dottore di ricerca in diritto privato e garanzie costituzionali.

 

Lo scopo di questi webinar gratuiti e dei volontari di Gioventù per i Diritti Umani è far conoscere attraverso strumenti molto semplici, quali sono i 30 diritti umani e come vengono violati e rispettati nella quotidianità. I volontari infatti sanno che “I diritti umani devono essere resi una realtà e non un sogno idealistico”, come scrisse l’umanitario L. Ron Hubbard. Anche per questo i volontari organizzano da anni attività di formazione sui diritti umani, utilizzando materiali educativi per ragazzi e per adulti, e che sono disponibili gratuitamente.

 

Per partecipare basta richiedere il link di accesso all’indirizzo [email protected].

Tutti possono segnalare luoghi belli per far ripartire l’economia del turismo

 

Il comparto del turismo teme il collasso e la ripartenza prevede distanziamento sociale e problemi di reddito per molti. In questo senso SharryLand è uno strumento utile, perché indica mete in mezzo alla natura e in luoghi rurali, esperienze per tutte le tasche e meraviglie poco note.

 

Ripensare alla rinascita del turismo, creando insieme la grande Mappa delle Meraviglie dell’Italia da scoprire

SharryLand è nata in tempi non sospetti per creare la grande Mappa delle Meraviglie dell’Italia da scoprire. Ora lancia una “Chiamata all’Italia” per coinvolgere tutti nella spinta verso la ripartenza, puntando sul bene più prezioso del nostro Paese: il patrimonio culturale diffuso, le nostre innumerevoli Meraviglie artistiche, paesaggistiche e culturali.

 

Tutti possono partecipare

Con la “Chiamata all’Italia” SharryLand invita tutti a segnalare, da casa, i  tesori dell’Italia fuori dalle classiche rotte turistiche, da vivere e gustare dopo il lockdown: bellezze naturali e artistiche, specialità eno-gastronomiche, musei insoliti, borghi antichi…
L’appello è rivolto a tutti coloro che amano l’Italia: appassionati del turismo lento e delle arti, curiosi alla ricerca di ispirazioni per il tempo libero e tutti coloro che con la loro professionalità ci fanno vivere appieno un territorio: guide,  cuochi, artigiani, enti, associazioni… E c’è spazio anche per le aziende che ci tengono a restituire valore al loro territorio.

 

Come partecipare: in 3 azioni

1. “Mappiamo l’Italia”. Tutti possono partecipare. Con la registrazione si aderisce alla “chiamata”, da casa. L’invito è raccontare meraviglie nascoste o raccontare se stessi nel profilo. Lo scopo è innescare un passaparola all’insegna dello stupore.
2. “Diventiamo Paladini”. Questa azione è dedicata alle aziende che desiderano attivarsi per il loro territorio: diventando paladini della Mappa delle Meraviglie, cioè sostenendo economicamente la creazione della Mappa, non solo si porta beneficio al territorio scelto, ma si diventa ambasciatori dell’Italia nel mondo.
3. “Scopriamo la Mappa”. Un grande evento a risonanza nazionale che racconterà meraviglie e progetti territoriali avviati grazie ai paladini e darà voce a chi fa la differenza: persone resilienti, istituzioni, comuni “Amici di SharryLand”,
esperti e testimonial d’eccezione.

 

 

Photo Credits: sharry.land

Riceviamo da un nostro lettore una propria riflessione sulle riaperture commerciali dell’imprenditoria italiana

 

L’articolo 1 dello statuto di Confindustria (vision e mission) informa che l’Associazione “partecipa al processo di sviluppo della società italiana, contribuendo all’affermazione di un sistema imprenditoriale innovativo, internazionalizzato, sostenibile e capace di promuovere la crescita economica, sociale, civile e culturale del Paese”.

 

Direi che, dopo questa esaustiva informazione, era logico attendersi un’attività associativa capace di interpretare le opportunità e le difficoltà dei mercati, ma l’imprenditoria italiana, nonostante il profondo cambiamento dei suoi orizzonti operativi, ha continuato ad essere più attenta ai vantaggi dei rapporti di relazione (politici compresi), che attrezzarsi per sfidare la concorrenza.

 

E così, nelle elezioni del 2016, gli industriali italiani preferirono per la carica presidenziale di categoria Vincenzo Boccia (imprenditoria assistita) a Alberto Vacchi (imprenditoria di mercato) e dopo quattro anni il mandato confindustriale è terminato non solo con l’invariata fragilità dell’economia italiana, ma anche con l’urgente deposito al tribunale fallimentare di una procedura (182 bis) che permette alla Arti Grafiche Boccia di congelare l’esposizione debitoria nei confronti di banche e creditori senza dover dichiarare l’insolvenza e fallire.

 

Dopo questo ennesimo irridente risultato e in contemporanea con la titanica lotta della politica contro il Coronavirus, Confindustria ha avuto – per termine di mandato – nuove elezioni presidenziali e Carlo Bonomi, già Presidente di Assolombarda e piccolo imprenditore del settore biomedicale, è stato designato alla presidenza con 123 voti contro i 60 della sua rivale (maggioranza schiacciante).

 

Non ho particolari conoscenze sull’attività del Designato, ma per struttura e dimensione aziendale mi sembra che il capitale di rischio impegnato dal neopresidente per la sua attività sia esiguo e frazionato, per cui sarà estremamente difficile aspettarsi anche in questo quadriennio un adeguato cambio strategico a supporto delle nostre necessità industriali.

 

Certo Bonomi gode comunque di stima e consenso ed è ritenuto uomo capace e risoluto, ma nelle sue prime dichiarazioni post elezione ha criticato il governo sottolineando, tra altre cose, l’urgente necessità di “riaprire in sicurezza” e l’importanza di recuperare l’orientamento di una politica troppo affollata di esperti.

 

Non condivido queste tesi perché le decisioni governative, anche se eventualmente errate, non hanno sicuramente privilegiato una o l’altra regione e quindi le profonde disparità evidenziate raffrontando la situazione sanitaria lombarda con la condizione dei territori confinanti (Veneto e Emilia Romagna), ci portano a riflettere non solo sull’efficacia delle rispettive risposte strettamente sanitarie, ma anche, per restare in argomento con l’attività produttiva, sulla risposta lombarda al lockdown governativo, sul numero di autocertificazioni aziendali quanto meno affrettate (12 mila richieste in un solo giorno ai prefetti), sul motivo che ha portato (dati ISTAT) 2 milioni di lavoratori al lavoro senza misure di protezione e con protocolli di sicurezza inadeguati e sulla continuità di trasporti incredibilmente affollati: ma questi comportamenti non hanno forse influito sul moltiplicarsi dei contagi? E di questi fatti Assolombarda e il suo Presidente erano inconsapevoli o attori?

 

Mi sorgono quindi molte perplessità sul concetto “riaprire in sicurezza” espresso dal Bonomi che comunque, se questo fosse il suo concreto obiettivo, avrebbe la possibilità di verificarlo in Emilia Romagna (Ferrari S.p.A. e altri) e trasferire poi le sue nuove esperienze al territorio, verificando e raffrontando i conseguenti risultati.

 

In chiusura devo aggiungere che il moltiplicarsi di esperti può sicuramente essere dispersivo, ma affidarsi alla competenza è l’unica strada che questo Paese può percorrere per cercare di affrancarsi dalle sue storiche insufficienze e inefficienze politiche, sociali, burocratiche e imprenditoriali.

 

Luigi Giovannini

In occasione della 50° Giornata Mondiale della Terra, la più grande catena alberghiera italiana invita a (ri)scoprire il territorio con un tour immaginario tra le bellezze naturali meno conosciute del Belpaese, perfette per quando torneremo a viaggiare

 

Ogni giorno Gruppo UNA – la più grande catena alberghiera italiana – celebra la passione per il territorio italiano nei suoi hotel e resort. In occasione della 50esima Giornata della Terra porta i suoi ospiti alla scoperta delle perle naturali meno conosciute del Belpaese, raggiungibili con una gita fuori porta da uno dei suoi alberghi lungo tutto lo Stivale. Questi luoghi ricchi di fascino sono stati inseriti nella “mappa della Bellezza” stilata dal Touring Club Italiano e meritano un posto nella bucket list di destinazioni da (ri)scoprire durante un long weekend sotto il segno dell’italianità.

 

Toscana, oltre ai borghi c’è di più: un polmone verde di eccezionale valore

Oltre ai borghi e ai capolavori dell’arte italiana, il litorale della Toscana custodisce un gioiello naturalistico da esplorare durante un fine settimane in Versilia. Il Parco dei Monti Livornesi, che si estende per 1.300 ettari tra i comuni di Livorno, Collesalvetti e Rosignano Marittimo, è un vero e proprio polmone verde nel cuore della regione. Le sue colline rappresentano un patrimonio naturalistico, storico ed ambientale di eccezionale valore, da scoprire grazie a suggestivi itinerari immersi nel verde della macchia mediterranea. La visita del parco può essere fatta con trekking a piedi, in mountain bike e a cavallo, durante i quali è possibile avvistare tracce delle civiltà del passato, come mulini, ghiacciaie, fornaci e le splendide strutture dell’Acquedotto settecentesco di Colognole.

 

L’indirizzo da appuntare in agenda:
Versilia Lido | Lido di Camaiore, Lucca
Un paradiso di eleganza e benessere sul mare.
Info: www.unaesperienze.it/versilia-lido

 

 

La Puglia che non ti aspetti, tra steppa mediterranea e orizzonti sconfinati

Anche se è il secondo parco nazionale della Puglia, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, situato a meno di un’ora da Bari, è molto meno conosciuto del Gargano. Questo territorio straordinario custodisce l’ultimo esempio di steppa mediterranea in Italia e conserva un alone di fascino e unicità, grazie ai suoi spazi immensi che si alternano a sinuose colline. Qui l’ambiente spoglio e suggestivo, costituito prevalentemente da rocce calcaree, tufi e depositi di argille, accoglie una fauna tra le più variegate di tutta la Puglia. Fiore all’occhiello del parco è il misterioso Castel del Monte, un maniero ottagonale voluto da Federico II, a cui si uniscono importanti siti di interesse storico e archeologico. Per scoprire il parco sono disponibili tanti itinerari a piedi o su due ruote, adatti a tutti i livelli.

 

L’indirizzo da appuntare in agenda:
UNAHOTELS Regina Bari, Bari
Tutto il fascino dell’atmosfera pugliese, a pochi passi dal mare e dalle ricchezze culturali della Puglia.
Info: www.unahotels.it/unahotels-regina-bari

 

 

Un gioiello sotterraneo in Campania, immerso in un silenzio magico

Situate all’interno del massiccio dei Monti Alburni, con un’estensione di circa tremila metri, le Grotte di Pertosa-Auletta sono una delle perle naturali dell’area del Cilento, da esplorare con una breve gita da Napoli. Le grotte sono le uniche in Italia in cui è possibile navigare un fiume sotterraneo – il Negro – e le sole in Europa a conservare i resti di un villaggio palafitticolo risalente al II millennio a.C. Mentre ci si addentra verso il cuore della montagna, il fiume offre un inconsueto viaggio in barca tra stalattiti e stalagmiti con forme, colori e dimensioni diverse. La visita guidata promette una piccola avventura immersi in un silenzio magico, interrotto soltanto dal fragore degli scrosci della cascata sotterranea.

 

L’indirizzo da appuntare in agenda:
UNAHOTELS Napoli, Napoli
Un palazzo storico a pochi passi dalle location più preziose della città.
Info: www.unahotels.it/unahotels-napoli

 

 

Sicilia, un’oasi di mare cristallino e fauna avicola

Architettura barocca, mare cristallino, ricca tradizione gastronomica, ma non solo: pochi sanno che in provincia di Catania si trova anche una straordinaria riserva naturale che si estende per circa 2.000 ettari. L’“Oasi del Simeto” rappresenta una delle aree più singolari dell’isola per la sua ricchissima fauna avicola, che trova qui un territorio ideale grazie all’unione del mare agli ambienti umidi: durante le escursioni guidate con guide esperte, è possibile avvistare piccoli mammiferi come donnole e volpi o volatili come germani e aironi. Dopo una sessione di birdwatching, si raggiunge a piedi la lunga spiaggia fluviale bianca Foce del Simeto, altro luogo di alto valore naturalistico racchiuso all’interno dell’oasi.

L’indirizzo da appuntare in agenda:
Palace Catania | UNA Esperienze, Catania
Un idillio siciliano nel cuore di Catania, con vista mozzafiato sull’Etna.
Info: www.unaesperienze.it/palace-catania

 

 

Trekking con vista sulle Isole Eolie, circondati dai profumi della macchia mediterranea

Tra una distesa di fichi d’india, alberi di ulivo e filari di viti, sulle pendici della Fossa delle Felci e il Monte Rivi si diffondono i profumi inebrianti delle ginestre, dei corbezzoli e dei capperi: l’isola di Salina offre scenari degni di un film, che diventano ancora più suggestivi percorrendo uno dei tanti percorsi escursionistici disponibili. Un indirizzo da appuntare per una domenica all’aria aperta è Valdichiesa sul Monte Fossa delle Felci, definito anche il tetto delle Eolie (in foto), un antico vulcano spento da secoli ricoperto da una folta macchia mediterranea. Con una passeggiata poco impegnativa di circa due ore dal santuario della Madonna del Terzito si raggiunge la vetta, dove il panorama sulle Eolie e sul cratere ripaga la fatica. Oltre alle escursioni, Salina è rinomata per il suo mare cristallino, che nel 2019 si è guadagnato il terzo posto nella Top 5 delle Piccole Isole della Sicilia secondo la guida Il mare più bello 2019 del Touring Club Italiano e Legambiente.

 

L’indirizzo da appuntare in agenda:
L’Ariana Isole Eolie | UNA Esperienze, Borgo di Rinella, Isola di Salina
Una storica villa dei primi del ‘900 affacciata sul mare della Sicilia.
Info: www.unaesperienze.it/lariana-isole-eolie

Camst Group, una delle principali aziende italiane operanti nella ristorazione scolastica, mette a disposizione delle famiglie tutta la propria esperienza e il proprio know-how in materia di nutrizione ed educazione alimentare per bambini in età scolare e pre-scolare in questo periodo di chiusura delle scuole.

 

Come mangiare in maniera corretta e quali errori evitare? Quali giochi si possono realizzare a casa per scoprire insieme ai bambini i segreti di una giusta alimentazione?

Nasce così “Camst è di casa”, un sito internet dove le famiglie potranno trovare menù settimanali elaborati dai nutrizionisti di Camst Group, ricette per tutta la famiglia, consigli nutrizionali, giochi e attività con finalità educative da realizzare insieme a casa.

 

Le attività proposte sono il frutto della lunga esperienza dell’azienda nel settore della ristorazione scolastica dove, oltre a occuparsi della preparazione dei piatti, l’azienda affianca le scuole nella proposta di progetti di educazione alimentare. Da 75 anni ogni giorno Camst serve il pranzo a oltre 250mila bambini in tutta Italia, per un totale di oltre 45milioni di pasti all’anno nel settore scolastico.

 

“In questo periodo, a causa delle misure restrittive necessarie per contenere il propagarsi del Coronavirus, le scuole sono chiuse e i bambini sono a casa – ha dichiarato il Presidente di Camst, Francesco Malaguti. – È fondamentale curare l’alimentazione dei bambini nel corso della giornata, rispettando i principi nutrizionali dei pasti senza dimenticare varietà e gusto. In questo momento così particolare, vogliamo essere vicini ai genitori offrendo suggerimenti e consigli per sostenerli nella quotidianità”.

Riceviamo da un nostro lettore una chiave di lettura sull’attuale situazione economico-sanitaria italiana, nel contesto europeo

 

Siamo stati travolti dal Coronavirus, ma forse è arrivato il momento di sistemare alcuni pezzi del puzzle per farci un’idea su quanto è successo da quando il 30 gennaio scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarava l’emergenza sanitaria globale: non era un primo allarme, perché già nel settembre scorso l’Organizzazione aveva paventato una grave minaccia pandemica e le successive cronache da Wuhan avrebbero dovuto ulteriormente incrinare le nostre tradizionali certezze.

 

La tragedia ha portato innumerevoli lutti e difficoltà, ma ci ha anche permesso di rivedere una proficua collaborazione tra scienza e politica: nel 2010 Tremonti, negando alcune risorse economiche al ministero del collega Bondi, affermò che con la cultura non si mangia (non furono queste le sue esatte parole, ma così riporta la vulgata) e da allora il rapporto tra conoscenza e politica è persino peggiorato, dando spesso all’impreparazione un fatale ruolo di preminenza.

 

La scienza non è altro che la rappresentazione matematica della realtà e in questa occasione ci ha indicato come, dove, quando e per quale motivo si sta diffondendo la pandemia anche se, data la novità del virus, i modelli di ricerca non sempre sono comparabili: ciononostante abbiamo imparato che non possiamo permettere a nessuno di guidare la nostra vita senza le dovute competenze, per cui speriamo che questa tragica esperienza ci porti almeno all’inizio di un ciclo politico più responsabile.

 

Il nostro Governo a mio avviso si è mosso con sufficiente energia: è evidente che quando un’azienda viene colpita da uno tsunami di tali dimensioni il primo e incalzante impegno del responsabile è garantire il galleggiamento e questo è sicuramente avvenuto, anche con quelle imprecisioni, contraddizioni e incongruenze che sono logiche figlie dell’affanno e dell’urgenza: tra l’altro, su evidente pressione dei medici, l’Italia ha adottato l’isolamento sociale cercando di anticipare il virus, mentre America e Regno Unito hanno scelto la strada di seguire il virus, strada che sembra avere meno efficacia.

 

La stragrande maggioranza delle nazioni occidentali ha poi adottato il metodo italiano e questo per noi è molto tranquillizzante, perché ha confermato la fondatezza delle scelte governative di fondo.

 

E il 31 gennaio scorso venne deliberato lo stato d’emergenza, con una durata preventiva sino al 31 luglio prossimo e vennero successivamente emanati alcuni provvedimenti che, come detto, prevedevano – in sintesi – una reclusione dei cittadini nelle loro case: è stata una decisione sconvolgente visto che, da generazioni, eravamo abituati alla libera circolazione delle persone e al libero scambio delle merci.

 

Insomma, pur seduti in salotto, siamo sostanzialmente in guerra e se una volta quando c’erano i bombardamenti bisognava correre nei rifugi e chi non seguiva questa rigida indicazione rischiava solo ed esclusivamente la propria vita, oggi chi trasgredisce l’isolamento non solo può provocare un danno ad altri, ma incide direttamente sulla durata di queste faticose  restrizioni: la maggioranza della popolazione ha ragionevolmente seguito le indicazioni governative, ma un numero di persone non trascurabile, forse per infantile egocentrismo, non ha ritenuto e non ritiene di sacrificare le proprie abitudini di vita per il raggiungimento, nel più breve tempo possibile, del traguardo sanitario, tant’è che recentemente la curva dei contagi ha ripreso a risalire. Così va il mondo!!!

 

Naturalmente meritano una forte attenzione anche le conseguenze economiche di questo tragico evento, perché un’attività imprenditoriale (commerciale o industriale che sia) non esiste se non ha una vitale liquidità e questo blocco sanitario, pur necessario ed essenziale, impatta violentemente su realtà che se da un lato non possono assolutamente derogare alle precise indicazioni mediche, dall’altro, se crollassero per il fermo, provocherebbero spaventose perdite in termini economici ed occupazionali.

 

C’è poi la struttura di uno Stato (continuamente non governato, ma gestito per i vantaggi del vincitore politico di turno) che fa acqua da ogni lato e così crolla il ponte Morandi, così non ci sono strutture informatiche efficienti, si bloccano le richieste all’INPS e non si trovano tamponi, mascherine, macchine per la respirazione artificiale o quanto necessario per la dovuta assistenza medica dei cittadini.

 

Per valutare concretamente gli effetti delle conduzioni politiche degli ultimi 25 anni, potremmo paragonare la nostra situazione sanitaria con quella di altri Paesi e constateremmo che l’Italia, con 60 milioni di abitanti, ha dovuto affrontare la crisi con 5.000 posti di terapia intensiva, mentre la Germania, con circa 80 milioni di cittadini, ne può contare 28mila (TV tedesca Welt): insomma sulla sanità si doveva risparmiare e così i posti letto pubblici che nel 1995 erano 45.600 (81% del totale), nel 2019 sono scesi a 20.900 (circa il 61% del totale) e di questa diminuzione ne ha beneficiato il settore privato.

 

Vale anche la pena ricordare che la sanità pubblica è al servizio dei cittadini indipendentemente dai costi, mentre quella privata cerca giustamente una remunerazione ai suoi investimenti che in questi venticinque anni sono stati forse troppo tutelati da favoritismi politici probabilmente ricambiati.

 

Questa è la situazione con cui l’attuale Governo ha dovuto affrontare l’epidemia e oggi si manifestano ripetute insistenze per conoscere la data d’uscita dai vincoli sociali, non comprendendo che la fine della nostra clausura non attende l’ultimarsi di una ricostruzione o di uno scavo, ma dipende da un virus che non conosce date o confini.

 

Si è poi determinata una particolare situazione che vede nella Lombardia, Veneto e Emilia Romagna le regioni più colpite dal virus e questo è sicuramente comprensibile vista l’industrializzazione di quei territori e la conseguente necessaria, ma ora dannosa, mobilità per promuoverla e rinforzarla, ma fra le tre regioni ci sono anche delle differenze apparentemente inspiegabili che il sotto riportato schizzo (Repubblica 07.04.2020) riassume:

 

 

Dunque in quella data la Lombardia registrava 28.469 contagi, il Veneto 9.722 e l’Emilia Romagna 13.051: la situazione lombarda stupisce particolarmente, considerando anche che sul dato emiliano incidono per forza di cose i contagi di Piacenza, che dista 16,3 km da Codogno (10/15 minuti di macchina).

 

Per cercare di capire questa anomala situazione ricordo ancora che il virus compare a Wuhan nel dicembre 2019, il 30 gennaio scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara l’emergenza sanitaria globale e il giorno dopo, 31 gennaio, viene deliberato in Italia lo stato d’emergenza.

 

Ebbene, premesso tutto questo, il 19 febbraio scorso – e quindi dopo i provvedimenti indicati – si è giocata a Milano la partita Atalanta/Valencia con 45 mila tifosi arrivati da Bergamo e, successivamente, si scoprì la positività del 35% del personale societario del club spagnolo: penso che quella partita sia stata una bomba epidemiologica e non capisco come mai le autorità regionali non l’abbiano impedita o almeno autorizzata a porte chiuse. È del tutto logico pensare che quegli spettatori, ritornati a casa e alle loro faccende, abbiano riversato su Milano, Bergamo e dintorni quanto probabilmente raccolto allo stadio.

 

Abbandonando gli assembramenti sportivi, ho poi notato – grazie alle riprese TV – che la metropolitana di Milano, anche dopo gli interventi governativi di limitazione alla circolazione delle persone, alle prime ore del mattino (orario di lavoro) continuava ad essere più che affollata, quando invece un aumento delle corse e l’istituzione di autobus di superficie sullo stesso percorso (non c’era più traffico) avrebbero probabilmente fatto diminuire gli assembramenti.

 

Ai limiti di circolazione delle persone, Regione e Assolombarda hanno opposto forti resistenze e questo potrebbero costituire un altro possibile elemento caratterizzante delle pesanti evidenze statistiche della regione, perché tutti sappiamo che le previsioni economiche sono, a dir poco, molto preoccupanti, ma ciò non può giustificare un’insistita indifferenza a quanto deciso dal Governo, mentre i tavoli delle Prefetture venivano contemporaneamente sommersi da comunicazioni di deroga che probabilmente, in molti casi, si reggevano solo grazie al vantaggio del silenzio/assenso.

 

Il Governo deciderà i tempi di riapertura, ma oggi, a quanto dicono gli scienziati, le condizioni di sicurezza non ci sono e quindi, salvo le deroghe previste, le aziende purtroppo dovranno restare chiuse.

 

È poi caduto il velo sul Pio Albergo Trivulzio e il suo DG Giuseppe Calicchio sembra ora indagato per epidemia e omicidio colposo e la Lombardia ha anche polemizzato col Governo per la mancata costituzione di una “zona rossa” nella provincia di Bergamo, ma una nota governativa ha precisato che “le Regioni non sono mai state esautorate dal potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti” e infatti, per analoghe ragioni, si erano a suo tempo così attivate Lazio, Basilicata e Emilia Romagna (Corriere 06.04.2020).

 

Questi sono alcuni fatti ma, continuando con i raffronti, il Corriere del 1° aprile scorso evidenziava, con esplicativi grafici, ulteriori differenze tra Lombardia e Veneto relativamente ai decessi, ai tamponi, ai ricoverati e alla terapia intensiva

 

 

e questi dati evidenziano strabilianti differenze.

 

Non so se le due regioni siano effettivamente paragonabili, ma visto che il virus non ha avversioni politiche o limiti geografici e temporali, che lo smog e gli impianti di aerazione non sono esclusiva del territorio lombardo e che in Lombardia c’è stato un incendio contro gli accentuati focolai di posti vicini, per forza di cose in quella Regione le insufficienze devono essere state decisamente significative.

 

E poi arriviamo all’Europa e devo dire che la posizione dei Paesi più rigidi non la trovo del tutto immotivata, tant’è che ricordo con fastidio che il IV governo Berlusconi, il 31 maggio 2010, addossò a tutti i cittadini italiani il debito della città di Roma e la Lega Nord ne avallò la scelta: oggi Catania (uno tra molti altri comuni) è messa male e non vorrei che la storia si ripetesse.

 

La situazione economica preoccupa tutti, anche perché, precedentemente a questa crisi, il debito globale del pianeta ammontava a 253 mila miliardi di dollari (non saprei scriverlo in numeri) e il timore che banche o aziende non siano in grado di onorare le obbligazioni emesse è sicuramente concreto: parliamo di quantative easing, di eurobond, di Mes o di altro, ma sempre debiti sono e mentre con i debiti i più ricchi guadagnano, la classe media e operaia sempre più si affanna.

 

Al 31 dicembre scorso il debito pubblico italiano era di 2.409 miliardi di euro e innumerevoli volte abbiamo sia chiesto con successo all’Europa una particolare flessibilità ai limiti imposti dalle regole comuni, che colto benefici inaspettati come il quantative easing di Draghi ignorando, nello stesso tempo, i generali e ripetuti inviti (anche di Draghi) a rimettere a posto i nostri conti.

 

Dal gennaio 1992 al gennaio del 2020 abbiamo avuto 17 governi e solo due di essi non hanno aumentato il debito pubblico  (Prodi 1: maggio 1996-ottobre 1998 e Prodi 2: giugno 2001-maggio 2008), mentre un terzo non ha potuto evitare l’aumento stante le particolari condizioni in cui operava (Monti: novembre 2011-aprile 2013): tutti gli altri – e sono stati 14 – o per inseguire gli obiettivi elettorali o per ingraziarsi i futuri elettori, hanno decisamente e impropriamente abusato di questa disastrosa leva politica.

 

Siamo quindi dei debitori insistenti e, ancora umiliato, ricordo in una conferenza stampa internazionale gli atteggiamenti sarcastici della Merkel e Sarkozy in risposta a una domanda dei giornalisti su Berlusconi.

 

Comunque, gli eurobond sono per noi essenziali perché, con il nostro debito e con le spese sostenute e che si sosterranno per il Coronavirus, la mancanza di un adeguato strumento finanziario di protezione europea scatenerebbe la speculazione e, probabilmente, dopo una fortissima diminuzione dei nostri risparmi immobiliari e mobiliari, per sopravvivere non ci rimarrebbe altro che chiedere aiuti a Russia e Cina con conseguenze geopolitiche difficili da definire; del resto, come ci ha recentemente spiegato il professor Perotti (Bocconi), questi benedetti coronabond sono semplici obbligazioni emesse e garantite da tutti i paesi europei, per cui saranno un po’ più costosi per gli attenti paesi del nord e un po’ più vantaggiosi per gli altri (tra cui noi), ma la resistenza di alcuni (Olanda, Germania, Austria e Finlandia) non si motiva con un semplice egoismo, ma – penso – per un prevedibile scivolamento del loro elettorato verso i partiti sovranisti, qualora i loro politici cedessero alle richieste “spendaccione” dei paesi del sud d’Europa; il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) invece, sarebbe una soluzione del tutto accettabile se si concretizzasse una necessaria modifica funzionale e si adeguasse la sua capacità economica.

 

Solo con la realizzazione di uno di questi compromessi europei si potrà costruire la desiderata ripartenza, ma ricordiamoci sempre e comunque che siamo maggiormente in affanno rispetto ad altri paesi solo e soltanto per l’entità del nostro debito pubblico, e che tutte le altre sbandierate motivazioni (salvo il dumping fiscale olandese) sono piccoli e fragili paraventi.

 

In conclusione, non ho voluto tracciare una linea di merito tra regioni e stato, ma ho citato degli episodi che ci possono aiutare, a problema finito, a riscrivere le linee guida per cogliere nuovi obiettivi e metodi sia politici che sociali.

 

Luigi Giovannini

 

I campioni d’Italia 2020 sono i medici, il personale sanitario, i volontari, le Forze dell’ordine e le Forze armate, il personale dei servizi pubblici essenziali. La consegna a Bergamo nel corso di un evento benefico con gli Azzurri e le Azzurre.

 

La notizia è apparsa oggi nel sito della Federazione Italiana Gioco Calcio: “Il calcio rappresenta uno straordinario collante sociale – afferma il presidente Gravina – e ha enormi responsabilità anche quando il pallone non rotola, veicolando messaggi positivi a tutti gli appassionati. Abbiamo deciso di sgomberare il campo dalle polemiche sportive per assegnare agli eroi contemporanei, senza falsa retorica, un riconoscimento che è già nei cuori della gente”.

 

 

#loscudettodelcuore, si legge nella news, sarà assegnato simbolicamente a tutte le categorie professionali impegnate durante l’emergenza in un futuro evento che potrebbe coincidere con l’iniziativa lanciata dal Ct Roberto Mancini: unire Azzurri e Azzurre per festeggiare a Bergamo insieme la fine della pandemia, quando le condizioni consentiranno di riaprire gli stadi.

 

Nella volontà della FIGC, infatti, c’è di far giocare alla Nazionale la prima partita ufficiale aperta al pubblico allo Stadio ‘Meazza’ di Milano, con l’obiettivo di riunire i tifosi azzurri e ricordare le vittime della pandemia insieme ai rappresentanti istituzionali e a quelli delle categorie coinvolte nel progetto.

 

Oltre a queste, la FIGC promuoverà diverse iniziative per accompagnare la campagna #loscudettodelcuore: per dare seguito alla donazione fatta all’Ospedale Spallanzani di Roma, la Federazione sosterrà una raccolta fondi diretta alle altre strutture in prima linea, mettendo all’asta una t-shirt limitededition che gli Azzurri e le Azzurre indosseranno all’ingresso in campo della prima partita in calendario, insieme ad altre memorabilia; sui canali social FIGC sarà attivata una call to action dedicata a questo progetto; nella prossima edizione della ‘Hall of Fame del Calcio Italiano’ sarà istituita una categoria speciale per i vincitori de #loscudettodelcuore e verrà creata un’apposita sezione del Museo dove coltivare il ricordo di quanto sta facendo questa speciale Nazionale dell’Emergenza.

 

Il logo elaborato per la campagna abbina il tricolore allo stetoscopio dei medici, un simbolo visivo della categoria più esposta in questa emergenza, che ha dato il contributo più straordinario, anche per il numero di vite umane.

 

LE ALTRE INIZIATIVE FIGC

L’emergenza da Covid19 ha già unito il mondo del calcio, protagonista di numerose iniziative: Federazione, Leghe, Club, calciatori, allenatori e arbitri sono scesi in campo per aiutare i territori di riferimento vestendo un’unica divisa da gioco, senza alcuna distinzione. Da parte sua, la FIGC ha sostenuto con un contributo diretto di 100 mila euro l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive ‘Lazzaro Spallanzani’ di Roma, ha coinvolto gli Azzurri e le Azzurre in una campagna di sensibilizzazione sui comportamenti da adottare per contenere il contagio denominata #leregoledelgioco e ha messo a disposizione della Protezione Civile di Firenze per questa emergenza il Centro Tecnico Federale di Coverciano. In virtù di questa iniziativa, la ‘Casa delle Nazionali’ è stata ribattezzata la ‘Casa della Solidarietà’.

Riceviamo da un nostro lettore questi pensieri sottoforma di lettera sulla situazione attuale italiana ed europea e in particolare su Jean Pierre Mustier

 

Egregi Signori,

sono un vecchio pensionato e come tanti mi adopero con i miei comportamenti per evitare il divulgarsi dell’infezione, per cui esco solo per comprare i giornali, fare la spesa e per andare in farmacia: naturalmente cerco di combinare le necessità descritte, al fine di ridurre al minino la mia presenza in strada e giro regolarmente con l’autocertificazione in tasca.

Questa tragedia ci colpisce in maniera globale e, accantonando per un momento gli aspetti umanitari che comunque a livello politico hanno a mio avviso la precedenza assoluta, l’univoco plauso all’intervista di Draghi mi sembrava aver fissato dei punti di riferimento assolutamente condivisibili.

Altra cosa che ho condiviso è la totale disapprovazione della posizione olandese in Europa, ma del resto gli olandesi sono sempre stati storicamente molto rigidi con le altre nazioni e molto flessibili con se stessi e le loro ulteriori impuntature per bond europei unite alla loro attuale politica di attrattiva fiscale nei confronti delle aziende, ne sono un’ulteriore prova.

Ma – e vengo finalmente al punto – l’impensabile privilegio di alcuni operatori economici si è manifestato con l’iniziativa dei banchieri europei e, nello specifico, del CEO di Unicredit Jean Pierre Mustier che, nel suo ruolo di responsabile della Federazione Europea delle Banche e con un’assoluta indifferenza per le maggiori libertà gestionali ottenute in febbraio dalla BCE – si è rivolto al capo della vigilanza della stessa banca europea chiedendo e ottenendo che “le banche quotate non debbano distribuire dividendi o portare avanti buy back per tutto il 2020, con l’obiettivo di preservare al massimo il capitale”.

Ora, un conto sono le imprese industriali e commerciali che, nell’attuale situazione, necessitano assolutamente di liquidità e quindi possono promuovere anche iniziative del tutto particolari, un conto sono le banche che devono invece dare liquidità al sistema, e credo che se il signor Mustier e i suoi colleghi avessero riscontrato la necessità di rafforzare nel breve le riserve, avrebbero potuto e dovuto gestire con maggiore attenzione le loro imprese, piuttosto che scaricare sui piccoli soci/risparmiatori il 100% degli effetti di questa crisi: la richiesta, ripeto, conferma il profondo squilibrio dei bilanci bancari che è stato evidentemente ribadito dall’assenso della BCE.

Questa decisione – al netto contrario del parere di Draghi – sottrae liquidità ai cittadini e può creare nell’attuale situazione una forte tensione sociale di cui non solo non se ne sentiva bisogno, ma le cui premesse non dovrebbero mai nemmeno essere sfiorate da una classe dirigente, le cui responsabilità si confrontano anche in questa tragica occasione con una disastrosa situazione organizzativa del Paese che ha radici non recenti e a cui non possono essere ritenute assolutamente estranee.

 

Con i migliori saluti

Luigi Giovannini

 

 

Photo Credits: affariitaliani.it

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