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Auchan, che da 3 anni registra perdite, oggi perde ancora oltre un milione di euro al giorno. Il Piano presentato da Conad unica soluzione per invertire la rotta e ridare valore all’impresa e al lavoro

 

Si è svolto ieri al MISE l’incontro tra Conad e le organizzazioni sindacali, alla presenza del Sottosegretario Alessandra Todde e del Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial, incontro che viene dopo l’interruzione del tavolo di confronto in sede aziendale alla fine di Settembre.

 

I rappresentanti di Conad hanno presentato l’aggiornamento del Piano Industriale, elaborato, sulla base delle “Linee Guida” già illustrate in sede Ministeriale prima del closing (a luglio), a soli tre mesi dal completamento dell’acquisizione della rete di Auchan Retail Italia.

Auchan da 3 anni registra perdite

Lo stato della rete Auchan è di “grave crisi” che si è manifestata in modo significativo negli ultimi 3 anni con perdite accumulate per oltre 800 milioni nel triennio (1,1 miliardi di gestione caratteristica) e dovute a: calo delle vendite, disaffezione crescente della clientela, mancanza di investimenti, presenza di punti vendita di grandi dimensioni con costi insostenibili, costo del lavoro e affitti degli immobili molto al di sopra delle medie “di sostenibilità” del settore, scelte manageriali inadatte alle caratteristiche del mercato italiano.

Oggi perde ancora oltre un milione di euro al giorno

Il deterioramento della rete e della relazione dell’insegna con i consumatori è così rapido che nel 2019 la situazione è peggiorata ulteriormente (-6,7% dei ricavi rispetto al progressivo di settembre 2018) e oggi la rete Auchan fa registrare perdite di esercizio per 1,1 milioni al giorno.

 

Conad presenta una soluzione per invertire la rotta

Per questa ragione Conad ha accelerato quanto più possibile la messa a punto della chiusura dell’acquisizione e la preparazione di un Piano Industriale per il “salvataggio” dell’impresa e la salvaguardia e la tutela del lavoro nella rete Auchan. Il Piano, elaborato in  brevissimo tempo e che ancora deve accogliere le possibili determinazioni della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, offre all’azienda la reale possibilità di “invertire la rotta” e tornare a crescere, rilanciando le proprie attività ed offrendo alla grande maggioranza dei suoi dipendenti continuità di lavoro, inseriti in un modello operativo, quello CONAD, che, negli ultimi anni, ha fatto registrare una crescita costante.

 

Il dato di partenza del Piano Industriale è quindi “la situazione di grave crisi aziendale” in cui ormai versa il Gruppo Auchan che può essere affrontata e superata solo con interventi organizzativi e di business a carattere straordinario, efficaci e tempestivi.

Gli interventi proposti

Il primo intervento è quello di “messa in sicurezza” della rete per la quale è prevista l’integrazione di gran parte della rete Auchan (60%) nella rete commerciale CONAD e della rimanente parte della rete Auchan (40%) presso le reti commerciali di altri primari operatori del settore. Il tutto da realizzare entro la metà del 2020.

 

Completano il Piano, per la rete integrata in CONAD, gli interventi sul “format” degli ipermercati attraverso una riduzione delle relative superfici in linea con il modello e gli standard di Conad.

 

Per la messa in sicurezza e l’integrazione della rete Auchan in quella CONAD sono previsti a Piano investimenti per circa 170 milioni di euro. Il Piano Industriale presentato prevede il ricorso a soli strumenti ordinari di gestione di crisi aziendali.

Segnali incoraggianti

Nei primi tre mesi di gestione, Conad è riuscita, con interventi strutturali e rilevanti investimenti, a fermare il veloce deterioramento della rete Auchan, riportando consumatori nei punti vendita e inserendone una prima parte nella propria organizzazione.

 

La prima tappa di integrazione è stata quella che si è chiusa a fine settembre con il trasferimento di 109 punti vendita.

In questo modo Conad ha potuto dimezzare il possibile impatto della crisi aziendale sui dipendenti Auchan, che al momento dell’acquisizione erano 16.140.

Le elaborazioni dei dati disponibili ad agosto avevano evidenziato come, al 31/07/19, ci fosse l’85% dei punti vendita Auchan con EBITDA negativo e il rischio di impatto sui livelli occupazionali e di costo del lavoro conseguente allo stato di crisi che riguardava 6.197 dipendenti.

 

Gli interventi e gli investimenti già effettuati seppur non abbiano ancora riportato in equilibrio i conti dei punti vendita (nei primi tre mesi dall’acquisizione i negozi con EBITDA negativo sono diventati circa il 90%) hanno comunque portato una soluzione occupazionale stabile e garantita da tutti i diritti previsti dalle leggi vigenti a 3.092 dipendenti, mettendo quindi in sicurezza il lavoro di 13.035 dipendenti.

 

Il Piano Industriale prevede che ora siano avviate iniziative per offrire soluzioni occupazionali diverse a 3.105 dipendenti. Viene quindi proposto un vero e proprio Piano per il Lavoro, inteso come salvaguardia del lavoro e tutela dell’occupazione.

 

 

Il Piano di Solidarietà di Conad

Per questo Conad ha già elaborato Piano di Solidarietà occupazionale, che prevede:

  • Ricollocazioni in Conad
  • Ricollocazioni presso terzi (altre reti commerciali)
  • Ricollocazioni presso terzi (spazi ipermercati)
  • Ricollocazione presso i fornitori
  • Outplacement.

 

Il Piano Industriale di Conad

Il Piano Industriale prevede inoltre:

  • mobilità “incentivata”
  • sostegno al reddito/occupazione (CIGS, etc.)
  • salvaguardia del lavoro vs flessibilità
  • imprenditorialità di ex dipendentiAuchan nel sistema Conad: avviamento alla professione di Soci Imprenditori.

 

Conad è pronta a continuare il confronto in sede aziendale per proseguire la strada del risanamento per la salvaguardia dell’impresa e delle persone che ci lavorano.

Gravi saranno le conseguenze dell’inquinamento dell’atmosfera che sta causando l’innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci.

 

Secondo uno studio dell’ENEA, nel 2100 il mare sarà più alto di 1,035 metri o, peggio di 1,45 metri, mettendo a rischio inondazione 40 zone italiane per complessivi 5.684,4 chilometri quadrati.

 

In particolare la zona da Trieste a Ravenna, la foce del Pescara, del Sangro, le zone del Tronto, di Lesina e Taranto, La Spezia, Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, una zona dell’isola d’Elba, Grosseto, la pianura Pontina, la foce del Tevere e del Sele, Cagliari, Oristano, Fertilia e altre zone della Sardegna. Metaponto, Gioia Tauro.

 

La parte però più colpita sarà la pianura Padana con 264 chilometri di coste sommerse dal mare. In particolare a Venezia, per effetto anche dell’abbassamento del suolo, il livello del mare si alzerà di circa 1,64 metri e il MOSE dovrà operare per un gran numero di giorni con conseguente chiusura del porto.

 

Sarà un disastro per l’economia della città e del turismo per tutte le spiagge del veneziano.

 

La città di Mestre, almeno la sua parte centrale, sarà salva, visto che si trova a una altezza di 3 metri sul livello del mare.

Azzurro, azzurro, mettete in un frullatore azzurro calcio e passione popolare e il gioco è fatto.

 

Invece sabato prossimo con la Grecia, partita valida per la qualificazione ai campionati Europei, la nazionale di calcio scenderà in campo con la casacca verde… Tenetevi forte, avete capito bene sì.

 

È dal 1954, parentesi non propriamente allegra che arrivò fino al 1958, con la mancata qualificazione ai Mondiali in Svezia – solo Ventura riuscì a eguagliare una simile disfatta – che il colore non si cambiava, ma sembra che Mancini non sia superstizioso.

 

Il verde del Rinascimento, è questa la mossa culturale piuttosto spregiudicata e sofisticata nel suo più intimo incedere, in quanto la nazionale di Roberto da Jesi vanta una rosa giovane e balda, nuova e aerobica, di quelle che promettono allori.

 

Ma la maglia, la maglia, da Pozzo a Bearzot, fino a Lippi nella magica notte di Berlino e poi Rivera, Mazzola e il 4 a 3 di Italia Germania, Rossi, Tardelli, e Altobelli, Del Piero e il “rigorista” Grosso, ha sempre avuto un colore, l’azzurro, imprescindibile e terso, come il cielo.

 

Cade l’ultimo baluardo anche per gli azzurri? Che una alla volta tutte le società hanno ceduto alla tentazione di rifarsi la maglia, con risultati il più delle volte poco inclini al rispetto della tradizione.

 

Ma tranquilli, sarà solo per una volta, un omaggio a quella partita del 1954 contro l’Argentina, ma nella specifica occasione il motivo era di quelli seri, decise l’arbitro, le maglie delle due squadre erano molto simili e si sarebbero potute confondere, fece bene e portò a casa il match.

 

Fino al prossimo cambio di maglia.

 

 

Mauro Lama

“Di fronte a un’Europa invasiva, secondo la quale non si può più applicare l’ergastolo ai criminali e ai mafiosi, dico all’Europa che limiti la sua giurisdizione, la limiti ai confini dell’Italia, almeno in questo ambito. Di fronte all’assurdità di tale pronunciamento, il primo pensiero va alle tante vittime degli ergastolani, cittadini e servitori dello Stato assassinati dove lo Stato non è riuscito a imporsi: penso ai Giudici Falcone e Borsellino, a Rosario Livatino, a Ninni Cassarà, a Don Puglisi, ai tanti uomini e donne delle Forze dell’Ordine assassinati, ai bambini che, come il piccolo Giuseppe Di Matteo, non sono stati risparmiati dalla brutalità che, secondo questo pronunciamento, non meriterebbe l’ergastolo”.

 

È questa la reazione del Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, all’intervento della Corte di Giustizia Europea in materia di ergastolo in Italia.
“Giù le mani dall’ergastolo – aggiunge Zaia – che deve assolutamente rimanere come pena definitiva per chi ha commesso reati gravissimi e omicidi efferati, magari plurimi, come purtroppo spesso accade in generale, e in particolare nell’ambito dei crimini mafiosi”.

 

“Non dimentichi l’Europa – aggiunge Zaia – che la criminalità organizzata, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, ha una sua specificità che non prevede la redenzione completa. Un mafioso è tale per tutta la vita. E peraltro già esistono ampie forme di clemenza per i collaboratori di giustizia che, dimostrandosi credibili e portando prove circostanziate in un cammino di pentimento, ottengono sconti di pena e anche protezione. Ma – conclude Zaia – ci si deve fermare qui, perché le vittime di questi criminali e i loro cari un’altra possibilità non la potranno avere mai”.

Ricorre quest’anno il 27° anniversario di una delle più meste giornate della storia della nostra Repubblica: la strage di via D’Amelio, avvenuta a Palermo il 19 luglio 1992.

 

Oltre a essere un esemplare magistrato, Paolo Borsellino era un fermo promotore dell’educazione alla legalità.  Sosteneva che solo una rivoluzione culturale potesse sconfiggere il male mafioso e, forse non a caso, tra le sue ultime parole v’è una missiva rivolta a una scuola come a volerle “passare il testimone” della lotta alla mafia.

 

Scriveva infatti di essere ottimista nel vedere che “verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella di colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”.

 

La sua visione si fece realtà sin da subito. I funerali vennero trasmessi in tantissime scuole italiane e i quarantenni di oggi ricordano con nitidezza lo sgomento provato nel vedere le immagini della via D’Amelio in fumo, dei palazzi sventrati, le auto carbonizzate e le bare che, a distanza di meno di due mesi, tornavano alla vista di preadolescenti del tutto ignari delle amarezze di una terra tanto armoniosa e bella.

 

Fu così che quella che ai più sembrava una leggenda si fece d’improvviso materia, dolore, disgusto. 

Il coordinamento nazionale dei docenti dei diritti umani da anni prosegue nella “staffetta” e mantiene vive le parole di Borsellino nelle aule di tutta Italia, raccontando di un impavido servitore dello Stato che, assieme ad un gruppo di amici come gli  piaceva definirli, ci ha insegnato che lo Stato siamo noi, che la mafia esiste anche se non si sente e non è un fenomeno territoriale, che per debellarla occorre una sinergia tra tutte le istituzioni dello Stato e la società civile e che la legalità non è solo rispetto della legge ma ligio rigore morale.

 

L’educazione alla legalità non prescinde dall’insegnamento del diritto o dell’educazione civica in tutte le scuole, quest’ultima purché affidata ai docenti delle discipline giuridiche ed economiche (classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche).  Sono questi, infatti, i docenti da tenere in massima considerazione per l’attuazione della rivoluzione culturale e morale promossa da Paolo Borsellino e gli unici idonei ad assicurare un approccio approfondito alla tematica, anche attraverso l’interpretazione dei codici e delle leggi.

 

Tuttavia, in controtendenza all’aumento degli indici di criminalità diffusa, non si registra ancora alcun incremento della didattica in tal senso e la classe di concorso A046 continua ad essere in esubero nazionale, con un sostanziale stallo delle mobilità e delle immissioni in ruolo.

 

Nell’ottica di potenziare l’effettiva educazione alla legalità, il CNDDU rinnova la proposta di introdurre l’insegnamento del diritto e/o dell’educazione educazione civica in tutte le scuole secondarie del primo e secondo ciclo affidandone l’insegnamento ai docenti delle discipline giuridiche ed economiche, accompagnata da una più appropriata regolamentazione della classe di concorso e la valorizzazione delle migliaia di docenti italiani che si sono formati, o si stanno formando, per accedere al ruolo della classe di concorso A046.

 

Ci teniamo inoltre a ricordare che quel pomeriggio di luglio, assieme a Paolo Borsellino, entrarono nell’eterna memoria degli italiani anche i componenti della sua scorta: gli agenti Catalano, Cosina, Loi, Traina e Li Muli. Tra di loro una donna, Emanuela Loi, la prima poliziotta a prendere parte ad una scorta e la prima a morire in servizio. Fu una ragazza esemplare per coraggio e dedizione al lavoro che, nonostante la sua giovane età, divenne ispiratrice di una nuova coscienza di genere per un ruolo attivo delle donne nella pubblica sicurezza e nella lotta alla mafia.

 

Il CNDDU propone l’ingresso delle associazioni impegnate nella lotta alla mafia e delle forze dell’ordine nella “Rete di Polo” affinché nelle scuole si possa approfondire la conoscenza della vita degli agenti della scorta che, al pari del magistrato protetto, si sono impegnati in prima linea nella concreta lotta alla criminalità.                     

La sfida dello scorso sabato sera contro il Sassari si è chiusa con il punteggio di 87 a 61, portando la Venezia Reyer alla conquista del suo quarto scudetto e a una grande festa.
Felicità incontenibile anche per Luigi Brugnaro, patron della Reyer e suo primo tifoso.

 

Il commento di Zaia: “Agli orogranata i complimenti di tutto il Veneto che ama lo sport”

“Non si vincono in tre anni due titoli italiani e una Europe Cup senza un prospetto societario e tecnico forte e ambizioso. Non si diventa quello che oggi è la Reyer, una realtà sportiva stabilmente ai vertici del basket nazionale, se alla base non c’è un serio e attento lavoro di programmazione, di impegno e di investimento, oltre che sulla prima squadra, sull’intero movimento cestistico, femminile e giovanile. Il bellissimo successo conquistato in un ‘Taliercio’, come sempre ricolmo di entusiasmo e di passione, ultimo atto di una sfida tra le più avvincenti degli ultimi anni, è il giusto e meritato premio ai protagonisti di questo grande progetto orogranata”.
Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, si complimenta con i dirigenti, i tecnici e i giocatori della Umana Reyer Venezia, che battendo nettamente ieri nella bella di gara sette il Banco di Sardegna Dinamo Sassari, si è aggiudicata il quarto scudetto della sua storia.
“In questa vittoria sofferta con un avversario combattivo, arresosi solo all’ultimo – conclude Zaia –, c’è molta di quella tenacia, volontà e capacità che appartengono al carattere e allo spirito dei veneti. Se la Reyer è una ‘corazzata’ internazionale, fatta di straordinari giocatori di diverse nazionalità, guidata da un tecnico intelligente come il livornese Walter De Raffaele, i vertici societari sono veneziani e veneti, dal presidente Federico Casarin al patron Luigi Brugnaro: a loro, a tutti i protagonisti di questa indimenticabile stagione e ai sostenitori orogranata giungano le congratulazioni del veneto che ama lo sport”.

Vittoria bis con la Giamaica, col Brasile per il primato

 

Una stupenda Italia batte la Giamaica nella seconda giornata del gruppo eliminatorio nei Campionati del Mondo femminili in Francia e strappa così il pass per gli ottavi di finale, con un turno di anticipo. È la prima volta nella storia delle azzurre che ai Mondiali avviene un evento simile, con addirittura una giornata ancora da disputarsi. Partita che, oltre al fascino legato al nome e alla storia dell’avversario, ha comunque una valenza importante: chiudere al primo posto il raggruppamento per garantirsi un ottavo di finale contro la seconda in classifica di un altro girone.

 

Ad attenderci ci sarà il Brasile, che avrà motivazioni anche maggiori rispetto a quelle dell’Italia, consapevole che dovrà a tutti i costi provare a vincere per mantenere possibilità di qualificazione, dando per scontato che l’Australia faccia di un solo boccone la Giamaica nell’ultima giornata del raggruppamento. Eppure, ai verdeoro una vittoria potrebbe non bastare: alta è la possibilità di ritrovarsi a sei punti in tre squadre, a quel punto conterebbe oltre alla classifica avulsa la differenza reti e qui il Brasile parte svantaggiato, avendo segnato solo tre gol alla Giamaica. Una goleada dei canguri estrometterebbe di fatto le brasiliane dal Mondiale, mentre l’Italia ha delle buone chance di conquistare il primo posto del girone.

 

L’Italia invece fa il suo dovere alla grande, dilaga e rifila ben cinque reti alle giamaicane, non subendone alcuna. Azzurre che si divertono e fanno divertire: con alcune reti dall’evidente partecipazione della difesa avversaria ma altre invece di pregevole fattura delle nostre rappresentanti. Il bottino di questo Mondiale parla chiaro: sette reti segnate e una sola subita, un ruolino di marcia non immaginabile alla vigilia della kermesse continentale.

 

Azzurre che sin dall’esordio avevano stupito ed emozionato, con quella vittoria all’ultimo secondo firmata da Bonasera e che gettava solide basi per una qualificazione da chiudere sin dalla seconda giornata, così è stato. Un risultato prestigioso visto che proprio le australiane sembravano essere tra le più accreditate per la vittoria finale, una previsione legittimata dal successo pirotecnico ottenuto contro il Brasile della veterana Marta, andata a segno e alla sua ultima partecipazione in un Mondiale.

 

Ora, Brasile-Italia, vale tanto per noi: dovessimo ottenere almeno un pareggio ci garantiremmo la prima posizione. Il vantaggio, quanto meno teorico, sarebbe importante e ci permetterebbe di non incrociare delle teste di serie pericolose, così da avere maggiori chance di proseguire questo fantastico cammino Mondiale. Mancavamo da 20 anni, ci siamo ripresentati come meglio non potevamo: occhio però al Brasile, consapevole e data per certa la vittoria australiana contro la cenerentola del gruppo, saranno agguerrite ma anche cariche di pressione per quest’ultima tornata del girone.

 

Il sogno delle azzurre, comunque vada, continua. E vista come è andata la partita inaugurale contro una delle papabili vincitrici, non c’è da avere timore di alcuno in sede di sorteggio: a preoccuparsi, semmai, dovrà essere chi pescherà queste terribili azzurre.

 

Photo Credits: www.open.online

È un’occasione unica, rara, da sempre il calcio femminile rivendica visibilità e credibilità e il Mondiale in Francia arriva in maniera puntuale, precisa.

 

Le ragazze del mister Milena Bertolini questa sera sfidano il Brasile per il primato del girone e la mente porta immediatamente a Cerezo, Zico, Ronaldo, Tardelli, Paolo Rossi e l’Italia del vecio Bearzot, di Sacchi e di Marcello Lippi.

 

Ma qui è tutta un’altra storia, Girelli, Bonansea, Galli e la gianburrasca azzurra Manuela Giugliano che si ispira a Pirlo tentano la doppia impresa, quella sportiva che potrebbe portare al sogno di salire sulla cima del mondo e quella culturale, avere ora una “certificazione” che vada oltre il tabù e il pregiudizio, prendendo esempio da altri paesi.

 

Il Mondiale, dicevamo, è occasione irripetibile, arrivare lontano spalancherebbe le porte del paradiso, finalmente.

 

 

Mauro Lama

Photo Credits: Getty Images

Dal 2011 al 2018, l’associazione NordEstSudOvest ha organizzato nell’area veneziana la “settimana europea dellʼenergia sostenibile” e, tra le centinaia che si tengono in tutta Europa, il ciclo di appuntamenti proposti è sempre stato il più importante d’Italia e secondo in Europa solo a quello di Bruxelles.

 

Anche per il 2019, sull’onda del rinnovato interesse per la tutela dell’ambiente e delle manifestazioni che stanno coinvolgendo milioni di giovani in tutto il mondo su queste tematiche, il programma della Settimana si propone particolarmente ricco ed articolato allargandosi alle provincie di Treviso e Vicenza, oltre alla naturale sede di Venezia e Mestre.

 

La Settimana veneziana è patrocinata dalla Commissione Europea, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dalla Regione Veneto edagli enti locali, e dalle Università veneziane.

 

Le tematiche della produzione di energia dai rifiuti, della sostenibilità energetica, dell’economia circolare e della rigenerazione dell’ambiente urbano saranno anche quest’anno al centro degli incontri e dei convegni che si intrecceranno con momenti espositivi, di festa e di cinema.

 

Il programma dettagliato della manifestazione sarà illustrato nel corso della conferenza stampa che si terrà martedì 11 giugno 2019 ore 12.00 a Venezia, negli uffici del Consiglio dʼEuropa, S. Marco 180/c.

 

Chi è NordEstSudOvest

NordEstSudOvest è un’associazione senza scopo di lucro che si ispira ai principi di libertà, di democrazia, di giustizia sociale e di eguaglianza tra gli individui e tra i popoli. L’Associazione fa propri il principio della laicità dello Stato e i valori del rispetto per tutte le opinioni politiche e le fedi religiose e si ispira al metodo del confronto e della partecipazione.

Il Parlamento Europeo è l’unica istituzione europea i cui membri sono eletti direttamente dai cittadini, e le elezioni sono alle porte!

 

Tra il 23 e il 26 maggio 2019, circa 400 milioni di europei si recheranno alle urne per eleggere i loro rappresentanti a Strasburgo.

 

Per chi vota in Italia, le urne saranno aperte domenica 26 maggio 2019, dalle ore 7 alle ore 23.

 

Tutti i cittadini sono invitati a esercitare il proprio diritto e dovere di voto recandosi presso il seggio elettorale di propria competenza. La scheda sarà di colore diverso a seconda della circoscrizione elettorale, ovvero:

• grigio, per l’Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia)

• marrone, per l’Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna)

• fucsia, per l’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio)

• arancione, per l’Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria)

• rosa, per l’Italia insulare (Sicilia, Sardegna).

 

Per tutte le altre info si rimanda al sito del Parlamento Europeo.

 

 

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