Per i veneziani, a differenza del resto del mondo, l’acqua alta è un simbolo di ciclicità che un momento eclettico. Quest’anno l’acqua alta anno è stata un’eccezione. Venezia è stata sommersa nella notte tra il 12 e il 13 novembre, registrando la seconda inondazione più alta di sempre – elevandosi a simbolo emblematico di quanto la crisi climatica stia incidendo sulla fisionomia dell’Italia. La notizia è andata in onda sulle televisioni intorno al globo. Il sindaco della città, Luigi Brugnaro, ha confermato le preoccupazioni: “Questi sono evidentemente gli effetti dei cambiamenti climatici”. L’acqua alta insolita è stata provocata da un vortice di venti che ha assunto una velocità fuori dal comune e ha sospinto grandi masse d’acqua verso la laguna: la marea ha raggiunto i 187 centimetri e ha sommerso l’85 per cento della città.
Il centro maree non ha potuto lanciare l’allarme. “I nostri modelli non hanno segnalato l’ondata di marea semplicemente perché si è trattato di un evento mai visto da quando facciamo previsioni modellistiche”, dicono dalla sala operativa dell’ente incaricato di prevedere l’innalzamento delle acque e allertare la cittadinanza. Ma Venezia è uno specchio di quello che sta succedendo in tutto il paese: non passa giorno senza che un territorio si trovi colpito da un evento meteorologico “mai visto prima”, sia esso un vento di velocità inconsueta, una grandinata fortissima o una pioggia che fa esondare fiumi e torrenti. Nella stessa giornata in cui Venezia finiva sotto l’acqua, il centro di Matera veniva sommerso da un fiume di fango provocato da un temporale di intensità inaudita, e una tromba d’aria si abbatteva sulle coste di Porto Cesareo, in Puglia, facendo letteralmente volare le barche ormeggiate al molo.
Questo è il volto del cambiamento climatico: un ripetersi di eventi estremi che stanno flagellando il paese, danneggiando il territorio e indebolendo comunità intere. L’acqua alta a Venezia o altri episodi recenti come la tempesta Vaia nel Veneto, fanno notizia per l’entità dei danni, per il numero di persone colpite e per l’alto valore simbolico. Queste calamità non sono altro che la punta di un iceberg con cui tutti noi siamo chiamati a fare i conti. Se si prendono in considerazione i dati dell’European severe weather database si nota come in Italia l’evento straordinario sia ormai diventato ordinario. Secondo questo database, che registra tutti gli eventi estremi, come tornado, piogge torrenziali, grandinate eccezionali, tempeste di neve, valanghe, dall’inizio di quest’anno si sono verificati 1.543 eventi di questo tipo nel nostro paese, ossia circa cinque al giorno. Questa informazione è ancora più inquietante se la si confronta con quello di paesi come la Spagna, che nello stesso periodo ne ha avuti 248, o il Regno Unito, che ne avuti 190. Il fenomeno del cambiamento climatico cresce velocemente in Italia.
“Per la sua particolare posizione geografica, in mezzo al mar Mediterraneo, l’Italia è da considerarsi uno hot spot climatico, un luogo cioè dove il cambiamento climatico è più rapido”, dice Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di modellistica climatica e impatti dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), che studia la situazione nel Mediterraneo e ha previsto che da qui al 2100 ci sarà un aumento del livello del mare di almeno un metro. “Il livello del Mediterraneo si alza più rapidamente rispetto all’oceano, e soprattutto si scalda. Il che libera più energia nel sistema atmosfera-mare e rende più probabile i fenomeni estremi”. Fare fronte comune e adottare misure a favore dell’ambiente è l’unica attitudine possibile per affrontare quella che presumibilmente non sarà un’emergenza inaspettata, ma una nuova normalità.
Articolo rivisitato da “Venezia mostra che l’Italia è nel mezzo di una crisi climatica” di Stefano Liberti
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