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L’Ordine e il Collegio Ingegneri Venezia sono pronti a presentare la “Carta di Venezia Climate Change”, che definisce posizione, orientamenti e azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Si tratta di un importante lavoro multidisciplinare, senza precedenti, realizzato da una Commissione di ingegneri esperti.

 

L’inedito documento verrà presentato con un convegno a Venezia il prossimo 23 luglio alle ore 17.30, presso la prestigiosa Scuola Grande di San Rocco (registrazione dalle ore 17.00).

Gli ingegneri Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell’Ordine e del Collegio, commentano con soddisfazione il prezioso lavoro poiché “i cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del Pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile”.

 

“L’impressione è che questo importante tema non sia stato preso ancora di petto dai decisori, dalle amministrazioni e dai cittadini – evidenzia l’ingegner Sandro Boato Coordinatore della Commissione – che non ci riguardi direttamente, e vada sì affrontato, ma con una certa calma, come se fossero interessate solo le generazioni future; in realtà il tempo per agire è già scaduto, la temperatura del Pianeta sta aumentando e continuerà a salire, solo con azioni drastiche e decise l’aumento potrà essere limitato, ma non certo evitato”.

 

È quindi necessario agire – avvertono gli ingegneri – rapidamente e in modo coordinato avendo come faro l’ONU e l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). L’ONU ha adottato la Strategia 2030 per lo sviluppo sostenibile. La nuova Commissione Europea ha adottato il programma Green New Deal e l’Italia ha adottato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Sono tutti strumenti utili a fornire risposte efficaci per affrontare il problema e contenere i temuti effetti negativi. Entro il 2050, secondo il rapporto IPCC del 2018, dovranno essere azzerate le fonti di CO2, garantendo, nel contempo, la sostenibilità dell’economia del Pianeta. Anche l’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo tema, basti pensare al movimento “Friday for future” organizzato dall’adolescente svedese Greta Tunberg.

 

La “Carta di Venezia Climate Change” descrive lo scenario di riferimento, cioè come sta aumentando la temperatura, come si sta modificando il clima, rilevandone le cause e gli effetti. Sono le attività umane, nella loro molteplicità, la principale causa dell’aumento dei gas serra, che a loro volta causano l’incremento della temperatura. Ne sono responsabili i trasporti, le attività produttive, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita e di lavoro, la produzione di energia.

 

Siamo davanti a una sfida difficile che comporterà una modifica radicale ai nostri stili di vita – ribadiscono gli ingegneri – tra enormi disuguaglianze sociali ed economiche si dovranno contenere e ottimizzare i consumi di energia, evitando gli sprechi. Gli oggetti di uso quotidiano dovranno essere utilizzati più a lungo, la consuetudine dell’”usa e getta” dovrà essere rivista se non abbandonata, puntando a beni durevoli, per consentire ai nostri figli e nipoti di usufruire ancora delle risorse del Pianeta. Attualmente consumiamo più di quanto il Pianeta è in grado di rinnovare. Il giorno dell’anno in cui si supera tale limite è chiamato Earth Overshoot Day. Nel 2019 è stato il 19 luglio. Ciò significa che in sette mesi l’umanità consuma quello che la terra avrebbe a disposizione per un anno, sottraendo risorse a chi verrà dopo di noi.

 

Come affrontare la sfida per cercare di raggiungere risultati concreti?

Bisogna agire su più fronti, coordinati e intervenire sulle cause del cambiamento climatico. Serve anche agire sugli effetti, per mitigare gli impatti, perché non si possono evitare. Sul fronte delle cause si dovrà agire riducendo fino ad azzerarle le emissioni di CO2 in atmosfera da tutte le fonti che la producono: industria, agricoltura, allevamento, trasporti. Un nodo fondamentale sarà costituito dalla transizione energetica. Si dovrà passare dalla produzione con utilizzo di combustibili fossili (attualmente la più diffusa) alla produzione da fonti rinnovabili come l’idrico (già ampiamente sfruttato) l’eolico, il solare termico, il fotovoltaico e altre fonti, con adeguati sistemi di accumulo.

 

Tra le principali priorità dei progetti di ingegneria si dovrà pensare all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, per evitare le dispersioni di calore estive ed invernali. Anche il sistema dei trasporti dovrà essere fortemente modificato con l’incentivazione del trasporto collettivo, l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile.

 

Sul fronte degli effetti del cambiamento climatico vanno adottate le misure di adattamento. Si dovranno piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva.

 

Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente. Con un aumento della temperatura di 3,2° le previsioni stimano un innalzamento del mare fino a un metro. Ciò comporterebbe l’allagamento di vaste aree territoriali e perciò dovrebbero essere protette da adeguate arginature di contenimento.

 

In questo scenario preoccupante, nel condividere le indicazioni dell’ONU e dell’IPCC, gli ingegneri possono avere un ruolo attivo e propositivo. L’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti. Serve implementare le innovazioni e mettersi a disposizione per studiare progetti strategici e operativi.

 

La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili per fornire le soluzioni tecnologiche più idonee ed efficaci ad affrontare il problema nel medio e lungo termine.

Oggi Venezia patisce l’ennesima acqua alta di questo autunno che ha visto l’acqua grande drammatica del 12 novembre, con gravissimi danni nel centro storico e nelle isole, soprattutto a Pellestrina, e poi una sequenza di inondazioni mai così frequenti in laguna.

In attesa del MOSE, che non si sa se e quando si alzerà veramente nel suo insieme, considerati i gravi problemi tecnici emersi anche recentemente, WWF chiede di investire da subito risorse per ripristinare una laguna a misura di Venezia, con barene e velme e fondali soprattutto alle bocche di porto che possano mitigare l’impatto sempre più frequente delle alte maree.

Oggi infatti l’acqua entra dal mare sempre più velocemente anche per effetto dei profondi canali portuali. Assolutamente non ne vanno scavato di nuovi.
Posto che ormai è pacifico che la situazione dei livelli marini peggiorerà per effetto del cambiamento climatico è urgente mettere in atto misure di adattamento, che significa proteggere con interventi diffusi dagli effetti dannosi Venezia, l’ambiente e i centri abitati lagunari, le isole e anche i litorali. Su questo si è fatto molto poco ed è necessario fare molto di più.

“Come WWF chiediamo che le amministrazioni locali, a partire dal Comune di Venezia, ma anche la Regione dichiarino l’emergenza climatica. E che affrontino con un programma strategico le misure necessarie per abbattere i consumi di CO2, che significa rivedere il sistema dei trasporti, rendere efficienti le abitazioni sotto il profilo energetico, ridurre il consumo di suolo, rinaturalizzare, riforestare e gestire bene le aree naturali esistenti, i migliori serbatoi di carbonio che abbiamo.
A livello nazionale bisogna inoltre mettere fine ad una politica energetica che punta ancora sui combustibili fossili, togliendo fin da subito qualsiasi tipo di sussidio economico all’estrazione di carbone, petrolio e gas, investendo quegli stessi sussidi sulle fonti rinnovabili”.

Per i veneziani, a differenza del resto del mondo, l’acqua alta è un simbolo di ciclicità che un momento eclettico. Quest’anno l’acqua alta anno è stata un’eccezione. Venezia è stata sommersa nella notte tra il 12 e il 13 novembre, registrando la seconda inondazione più alta di sempre – elevandosi a simbolo emblematico di quanto la crisi climatica stia incidendo sulla fisionomia dell’Italia. La notizia è andata in onda sulle televisioni intorno al globo. Il sindaco della città, Luigi Brugnaro, ha confermato le preoccupazioni: “Questi sono evidentemente gli effetti dei cambiamenti climatici”. L’acqua alta insolita è stata provocata da un vortice di venti che ha assunto una velocità fuori dal comune e ha sospinto grandi masse d’acqua verso la laguna: la marea ha raggiunto i 187 centimetri e ha sommerso l’85 per cento della città.

 

Il centro maree non ha potuto lanciare l’allarme. “I nostri modelli non hanno segnalato l’ondata di marea semplicemente perché si è trattato di un evento mai visto da quando facciamo previsioni modellistiche”, dicono dalla sala operativa dell’ente incaricato di prevedere l’innalzamento delle acque e allertare la cittadinanza. Ma Venezia è uno specchio di quello che sta succedendo in tutto il paese: non passa giorno senza che un territorio si trovi colpito da un evento meteorologico “mai visto prima”, sia esso un vento di velocità inconsueta, una grandinata fortissima o una pioggia che fa esondare fiumi e torrenti. Nella stessa giornata in cui Venezia finiva sotto l’acqua, il centro di Matera veniva sommerso da un fiume di fango provocato da un temporale di intensità inaudita, e una tromba d’aria si abbatteva sulle coste di Porto Cesareo, in Puglia, facendo letteralmente volare le barche ormeggiate al molo.

 

Questo è il volto del cambiamento climatico: un ripetersi di eventi estremi che stanno flagellando il paese, danneggiando il territorio e indebolendo comunità intere. L’acqua alta a Venezia o altri episodi recenti come la tempesta Vaia nel Veneto, fanno notizia per l’entità dei danni, per il numero di persone colpite e per l’alto valore simbolico. Queste calamità non sono altro che la punta di un iceberg con cui tutti noi siamo chiamati a fare i conti. Se si prendono in considerazione i dati dell’European severe weather database si nota come in Italia l’evento straordinario sia ormai diventato ordinario. Secondo questo database, che registra tutti gli eventi estremi, come tornado, piogge torrenziali, grandinate eccezionali, tempeste di neve, valanghe, dall’inizio di quest’anno si sono verificati 1.543 eventi di questo tipo nel nostro paese, ossia circa cinque al giorno. Questa informazione è ancora più inquietante se la si confronta con quello di paesi come la Spagna, che nello stesso periodo ne ha avuti 248, o il Regno Unito, che ne avuti 190. Il fenomeno del cambiamento climatico cresce velocemente in Italia.

 

“Per la sua particolare posizione geografica, in mezzo al mar Mediterraneo, l’Italia è da considerarsi uno hot spot climatico, un luogo cioè dove il cambiamento climatico è più rapido”, dice Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di modellistica climatica e impatti dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), che studia la situazione nel Mediterraneo e ha previsto che da qui al 2100 ci sarà un aumento del livello del mare di almeno un metro. “Il livello del Mediterraneo si alza più rapidamente rispetto all’oceano, e soprattutto si scalda. Il che libera più energia nel sistema atmosfera-mare e rende più probabile i fenomeni estremi”. Fare fronte comune e adottare misure a favore dell’ambiente è l’unica attitudine possibile per affrontare quella che presumibilmente non sarà un’emergenza inaspettata, ma una nuova normalità.

 

 

Articolo rivisitato da “Venezia mostra che l’Italia è nel mezzo di una crisi climatica” di Stefano Liberti

È stata resa pubblica la lettera aperta del Presidente e del Consiglio dell’Ordine Ingegneri Venezia inviata alle autorità nazionali, regionali, metropolitana e cittadina.

 

 

MOSE e difesa di Venezia dalle acque alte l centro dell’attenzione

Nell’appello degli Ingegneri Veneziani emerge il MOSE e – tra varie le richieste – la conferma della data di ultimazione delle opere poiché, secondo indiscrezioni rese note dalla stampa, sembrerebbe anticipabile a fine 2020. Viene chiesta anche la pubblicazione del cronoprogramma delle lavorazioni da completare assieme al calendario delle prove di sollevamento delle paratoie. La richiesta al Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia, proprio in relazione al MOSE e ben comprendendo le difficoltà connesse con le tematiche meteorologiche, è mirata all’aggiornamento dei modelli di previsione e simulazione delle piene acque alte. Ciò permetterebbe di evitare approssimazioni nelle previsioni non compatibili con la corretta manovra delle paratoie di chiusura e con le misure di prevenzione e di protezione civile da adottarsi.

Dopo la tragedia dell’acqua alta del 12 novembre, Venezia si sta risollevando grazie soprattutto alla tenacia dei veneziani.

 

Purtroppo ora stanno venendo fuori i danni incalcolabili al patrimonio artistico e culturale della città, dove ben duecento sono gli edifici danneggiati.

 

La Basilica di San Marco ha subìto danni visibili. Uno tra i tanti sono le tessere dei mosaici pavimentali, che si stanno staccando, ma anche danni occulti come quelli subìti dalle colonne attaccate dalla salsedine lasciata dall’acqua del mare.

 

Danni gravissimi ha subìto anche il Conservatorio Benedetto Marcello, che ha visto importantissimi spartiti sommersi dalla marea.

 

La forza con cui l’acqua è arrivata potrebbe aver danneggiato la stabilità di molti campanili veneziani. Purtroppo l’acqua salata è penetrata nei muri delle chiese e degli edifici storici, provocando danni alla loro stabilità nel prossimo futuro.

 

L’isola di Pellestrina è totalmente in ginocchio, solo oggi un solo supermercato ha riaperto; tutto il resto rimane chiuso e danneggiato dall’acqua.

 

A Murano le fornaci sono spente, con danni economici ingentissimi, e a Burano la situazione non è certamente rosea.

 

Comunque anche questa volta la Serenissima ce la farà con buona pace del Mose che, secondo alcuni esperti, avrebbe salvato la città se fosse stato operativo.

Un appello urgente per il recupero dei libri che domani andranno al macero viene lanciato in queste ore dalla libreria Bertoni in Rio terrà degli Assassini, vicino a calle della Mandola a Venezia. Si tratta di libri che sono andati sott’acqua e che sarebbe troppo lungo e costoso cercare di asciugare uno ad uno. Così saranno buttati! Chi volesse in queste ore andare a prenderli potrà farlo e portarli a casa gratuitamente, anche se si consiglia una piccola offerta.

 

Lo stesso sta facendo la libreria Acqua Alta in Calle Longa S. Maria Formosa. La storica libreria vende libri usati e allora a Mogliano si è già pensato di provvedere al… riordino!

 

Un gruppo si sta infatti attivando per la raccolta e chi volesse donare dei libri, esclusi testi scolastici ed enciclopedie, può portarli al negozio TecnoAudio di via C. Gris n. 29 a Mogliano. La raccolta si protrarrà fino a venerdì 22 e poi i libri rimarranno in un deposito fino a quando la libreria non sarà pronta per accoglierli. Nel frattempo i libri bagnati sono a disposizione di chi volesse andare a prenderli e magari asciugarli, curarne le ferite pur di salvarli.

I libri della solidarietà viaggiano dunque a doppio binario.

 

 

Silvia Moscati

Piumestrepiuvenezia.org esprime vicinanza alle famiglie delle vittime dell’acqua alta e il proprio amaro punto di vista in merito al referendum del prossimo dicembre

 

Piumestrepiuvenezia.org esprime il proprio cordoglio per i due cittadini veneziani deceduti a causa dell’alta marea e la vicinanza alle loro famiglie: “I nuovi lutti che hanno colpito la comunità veneziana devono renderci più responsabili e più coraggiosi nel cambiare un sistema amministrativo incapace di proteggere la vita dei propri cittadini e contribuenti”.

 

Il referendum si svolgerà sotto il peso di due morti che potevano essere evitate

Come sottolineato da Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia “Venezia è in ginocchio” e Piumestrepiuvenezia invita i cittadini di Mestre e Venezia a votare a favore del SI al referendum del 1° dicembre per risollevare le comunità lagunari e della terra ferma. Anche in queste ore abbiamo avuto la prova dell’urgenza di avere amministrazioni comunali che si interessino realmente dei problemi dei cittadini e che soprattutto risolvano i problemi antichi di Venezia e Mestre.

 

Il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha affermato che siamo in presenza di “un disastro annunciato”. Questa dichiarazione d’impotenza rende ancora più incomprensibile la volontà di non cambiare il modo di governare Mestre e Venezia. L’acqua alta di oggi rende evidente che siamo ancora fermi al 1966, quando ci fu un’alta marea più imponente, malgrado il fiume di denaro speso per il Mose ma trascurando la pulizia dei canali.

 

Quello che indigna, oltre ai morti, è quanto scritto dal Comune di Venezia sui propri Social: “non si tratta di un’alluvione”,“…fino a lasciare le strade bagnate come quando piove”.

 

Piumestrepiuvenezia.org sollecita provvedimenti verso chi deride i propri cittadini e contribuenti che rischiano la vita anche all’interno delle proprie abitazioni.

 

Anche sulla base di questa mancanza di rispetto per i cittadini è necessario che tutti vadano a votare il primo di dicembre e dicano sì all’autonomia di Venezia e di Mestre per avere amministrazioni più vicine ai bisogni delle persone che vivono e lavorano in queste due città.

Sono oltre 170 gli interventi dei Vigili del fuoco già effettuati in Veneto per il maltempo e l’eccezionale acqua alta che a Venezia ha raggiunto i 187 centimetri.

 

Nel centro storico di Venezia e nella laguna si sono riscontrate le situazioni più critiche, con l’acqua alta che ha completamente invaso l’isola di Pellestrina.

 

Diversi incendi si sono verificati nella notte a causa delle centraline elettriche invase dall’acqua. Un incendio già spento è in fase di ultimazione interessato il museo Ca’ Pesaro con il parziale crollo di un solaio a piano terra.

Incendio anche in un edificio commerciale del Lido. Le squadre dei Vigili del fuoco stanno operando insieme con personale del nucleo sommozzatori per liberare la circolazione acquea a causa dell’affondamento di diversi natanti, che hanno rotto gli ormeggi.

 

L’elicottero Drago 71 dei Vigili del fuoco sta effettuando un sopralluogo sull’isola di Pellestrina per individuare i luoghi più idonei per piazzare le pompe ad alta capacità di aspirazione. Il dispositivo di soccorso è stato rinforzato con personale arrivato dei comandi limitrofi. In mattinata a Venezia arriverà anche il capo del corpo nazionale dei Vigili del fuoco Fabio Dattilo, accompagnato dal capo dell’emergenza Guido Parisi e il capo della protezione civile Angelo Borrelli.

 

 

 

Il Centro Previsioni e segnalazioni maree del Comune di Venezia ha previsto per le 23.30 di oggi, giovedì 4 aprile, un massimo di marea di 120 centimetri (codice arancio). Un picco del genere comporta l’allagamento del 28% della città. Il servizio di posa passerelle sarà comunque regolare.

 

Le previsioni

La protezione civile regionale spiega che “una vasta circolazione ciclonica, con centro sulle isole britanniche, si estende verso il Mediterraneo centro occidentale e determina dapprima un intenso flusso di correnti meridionali, umide e a tratti instabili, e nella seconda parte di giovedì il transito di un sistema frontale: soprattutto in quel giorno sul Veneto avremo una fase di tempo perturbato” con venti “tesi o a tratti forti (nelle ore centrali/pomeridiane) da sud-est sulla costa e pianura limitrofa, in attenuazione dalla sera/notte; possibili forti raffiche anche in occasione di temporali”.

 

 

I tecnici del Centro invitano a seguire gli aggiornamenti della previsione di marea, da alcuni giorni vengono pubblicati in modo più frequente del normale. In caso di conferma, il previsto forte abbassamento della pressione atmosferica a Venezia e l’insistenza del vento di scirocco potrebbero far sentire il loro effetto massimo nella tarda serata, quando la marea astronomica raggiungerà il suo massimo valore, ovvero 77 centimetri alle ore 23.30.

 

 

L’evento di marea è abbastanza raro per il periodo. Il Centro Maree ricorda, infatti, che eventi mareali con valori superiori a 115 centimetri ad aprile si contano sulle dita di una mano: 147 centimetri il 16 aprile 1936, 118 centimetri il 21 aprile del 1967, 115 centimetri il 24 aprile del 1979 e 117 centimetri il 27 aprile del 2009. Il Centro fa notare però che negli ultimi anni la stagionalità degli eventi di marea ha subito delle modificazioni notevoli.

 

 

Le maree dal 1980 a oggi

Prendendo in considerazione il mese di aprile, negli ultimi decenni gli eventi di marea superiori a 80 centimetri (codice giallo) sono più che raddoppiati:

• 1980-1989: 23 eventi

• 1990-1999: 34 eventi

• 2000-2009: 56 eventi

• 2010-2018: 57 eventi (ma manca ancora tutto il 2019).

 

 

Per informazioni

Il Centro Maree consiglia di seguire gli aggiornamenti delle previsioni, effettuati 24 ore su 24, attraverso i seguenti canali:

• collegandosi al sito del Comune di Venezia

• seguendo i profili Social del Comune di Venezia / del Centro Maree

• chiamando la segreteria telefonica al numero 041.2411996

• registrandosi al servizio gratuito Sms (dal sito del Comune di Venezia, seguendo il percorso: Servizi online / Notifiche Centro Maree / Iscriviti ai servizi di notifica del Centro Maree).

Il Centro Previsione e Segnalazione Maree del settore Protezione Civile del Comune di Venezia avvisa che dalla sera di oggi, venerdì 1° febbraio, alla tarda serata di domani, sabato 2 febbraio, le previsioni meteorologiche indicano condizioni favorevoli al fenomeno dell’acqua alta. La previsione di marea per i prossimi giorni indica infatti 115cm alle ore 22.20 del primo febbraio e 110cm alle ore 09.00 del giorno 2 febbraio.

 

Questa previsione è legata principalmente a due fattori: il forte abbassamento della pressione atmosferica a Venezia, che a partire dalla scorsa notte si porterà rapidamente a circa 992hPa, e l’intensità dei venti di scirocco che sono previsti soffiare dal pomeriggio di venerdì su tutto il mare Adriatico. L’Arpav Veneto segnala che: “Si sta avvicinando dal nord Atlantico un intenso impulso perturbato, che risulta per il momento il più significativo della stagione. Porterà, tra venerdì e sabato, precipitazioni estese e assai consistenti soprattutto sulle zone centro-settentrionali, copiose nevicate in montagna e venti forti dai quadranti meridionali in quota e lungo la costa.”

 

Il Centro Maree ricorda che un livello di marea di 115cm comporta l’allagamento di circa il 20% della città. Ciò vuol dire che in Piazza San Marco – uno dei punti più bassi della città – la “marea percepita” ovvero il livello di acqua sul suolo calpestabile, sarà di circa 25cm. L’area della Stazione ferroviaria sarà asciutta, come l’80% del resto della città. Saranno comunque garantiti da Veritas i percorsi su passerella (vedi atlante delle passerelle www.comune.venezia.it/maree). Importante ricordare inoltre – soprattutto ai visitatori- che eventi mareali di questa entità hanno una durata media di circa 2ore e mezza.

 

Il Centro Maree consiglia di seguire gli aggiornamenti delle previsioni, effettuati 24 ore su 24, attraverso i seguenti canali:

  • collegandosi al sito del Comune di Venezia
  • seguendo i profili Social del Comune di Venezia / del Centro Maree
  • chiamando la segreteria telefonica al numero 041 2411996
  • registrandosi al servizio gratuito Sms (dal sito dime.comune.venezia.it)

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