Un uomo che si autoaccusa di femminicidio e al termine di una giornata convulsa trova il modo di farsi arrestare, anche se per un altro reato
In lizza alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Spotligth, diretto da Alessandro de Paolis Maino, con Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino e Alessandro Lidi, il lungometraggio riesce a concentrare nella sua breve durata, i minuti alla fine saranno 93, un impianto narrativo solido e credibile, autorevole, indossando una maschera grottesca, kafkiana. Il rischio del progetto, che oggi in conferenza stampa il regista ha dichiarato possedere una genesi lontana almeno una decina d’anni, era quello di relazionarsi con un argomento delicatissimo, purtroppo di stretta attualità. Invece il film ne esce perfettamente illeso, anzi. Mettendosi in discussione subito, con un corollario di figure ai confini della realtà o forse rappresentando piena incarnazione dell’odierno, dal poliziotto che prende subito in carico Paolo Marra, l’omicida, interpretato da Alessandro Lidi, un uomo stremato da quello che ha appena fatto, ma soprattutto in cerca di espiare, divorato dal suo gesto, impaziente nel voler affrettare le procedure, ma che ha in mano solo una confessione, che andrà provata. E tutto questo per Marra diventerà un macigno, perchè per diventare ufficialmente un carnefice la strada sarà lastricata da fatti e confessioni sofferte. Il primo è l’agente che prende in carico il presunto omicida, intrerpretatato da Alessandro Borghi, un poliziotto che interagisce con il Marra usando la carta, i moduli e la penna, chiedendo le chiavi dell’appartamento e ammonendo colui che si è appena costituito, per non aver aggiornato la residenza dei documenti, ma tantè. Ed è proprio lui a consigliare un avvocato, impersonato da Pietro Castellitto, un professionista in abito gessato e irriverenza, che prende in carico il suo cliente nello stanzino di un bar come da prassi in quel commissariato, e tra un cappuccino scuro alla soia e un cornetto lo tranquillizza e lo redarguisce, fino quasi a sovvertirne le convinzioni, cercando di instaurare in lui una sorta di matrice rivoluzionaria, ribadendo che il veleno che ha causato la morte della moglie potrebbe significare una carta a favore. E senza dubbio Castellitto fornisce nella sua parte un grande pezzo di bravura, specie nell’enunciazione della sua teoria sul senso di colpa, elucubrazione spiccia, tradotta in chiave sociologica. Ma c’è spazio anche per l’incontro in commissariato con la cartomante Stella Mauro, un’intraprendente Valeria Golino che tra un oroscopo tracciato sotto il segno dei pesci, va oltre l’oracolo, contribuendo alla sarabanda emotiva di Marra, sempre più apprensivo, in cerca della sua colpa. Il film, curiosa appendice, si svolge tutto in un giorno, un lunghissimo giorno di marzo, in attesa della primavera, tra disillusioni e pentimenti.
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