A Soligo, la comunità si stringe attorno a una delle sue figure più longeve e preziose: Antonietta Campeol, che ha varcato la soglia dei 101 anni. Un traguardo straordinario, celebrato con gioia e affetto, che non solo onora la sua lunga esistenza ma illumina anche un secolo di storia vissuta in prima persona, tra lavoro instancabile, dedizione alla famiglia e una memoria ricca di inestimabili racconti.
SOLIGO. Ieri, 3 settembre 2026, Antonietta Campeol ha spento le sue 101 candeline, un evento che ha riempito di orgoglio e felicità l’intera frazione di Soligo, nel cuore di Farra di Soligo. Con un sorriso che, nonostante il passare degli anni, non ha perso la sua intrinseca dolcezza, la signora Campeol ha accolto l’abbraccio caloroso delle sue figlie, dei nipoti e di tutti i familiari che hanno voluto condividere con lei questo momento così significativo. La celebrazione ha assunto un carattere ufficiale e comunitario grazie alla presenza del sindaco Mattia Perencin e dell’assessore Giovanna Bortolin, i quali, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Farra di Soligo, hanno portato gli auguri e il riconoscimento dell’intera cittadinanza per un traguardo di vita così eccezionale.
Nata il 3 settembre 1925, Antonietta Campeol ha attraversato un’epoca di profondi mutamenti, testimoniando con la sua esistenza l’evoluzione di un territorio e di una nazione. La sua vita è un affresco vivente del Novecento, un secolo denso di sfide e trasformazioni epocali. Da giovane, Antonietta ha conosciuto il valore del lavoro e dell’impegno, prestando servizio come dipendente presso la prestigiosa famiglia Brandolini, all’interno della loro storica Villa. Questo ruolo, seppur umile, la inseriva in un contesto sociale e lavorativo tipico dell’epoca, dove il legame con le grandi famiglie del territorio era spesso una costante per molte giovani donne. Successivamente, la sua opera si è spostata nelle filande di Farra e Pedeguarda, luoghi simbolo dell’industrializzazione locale e della fatica quotidiana che ha contribuito a costruire il benessere delle generazioni future. Le filande, con i loro ritmi serrati e l’ambiente spesso difficile, rappresentano un capitolo importante nella storia economica e sociale della regione, e Antonietta ne è stata parte attiva, contribuendo con la sua forza lavoro al progresso del tempo.
Dopo anni dedicati al lavoro fuori casa, Antonietta ha riversato la stessa instancabile dedizione nella cura della sua famiglia e nell’educazione delle sue due figlie, costruendo un nucleo affettivo solido e amorevole. Oggi, a 101 anni, la signora Campeol non è solo una persona anziana, ma una delle più preziose custodi della memoria storica di Soligo. La sua mente lucida e il suo cuore generoso conservano un patrimonio inestimabile di ricordi e testimonianze. Ha vissuto in prima persona gli orrori e le privazioni della Seconda Guerra Mondiale, un periodo che ha lasciato cicatrici profonde ma anche insegnamenti indelebili. Ha assistito e partecipato agli anni della ricostruzione, quando l’Italia, e in particolare il Veneto, si rialzava dalle macerie con spirito di sacrificio e speranza. Ha osservato e compreso il fenomeno dell’emigrazione, che ha visto molti concittadini lasciare la propria terra in cerca di opportunità, un fenomeno che ha plasmato le famiglie e la società locale. I suoi racconti offrono uno spaccato autentico di un mondo profondamente diverso da quello attuale, un ponte tra passato e presente che permette alle nuove generazioni di comprendere le proprie radici.
Questa memoria vivente assume un valore ancora più significativo in una comunità come quella di Farra di Soligo, dove le storie personali degli anziani non sono semplici aneddoti, ma costituiscono un vero e proprio patrimonio collettivo. Un patrimonio fatto di lavoro onesto, di sacrifici compiuti per il bene della famiglia e della comunità, di tradizioni tramandate di generazione in generazione e di cambiamenti sociali che hanno ridisegnato il volto del territorio. Antonietta Campeol incarna tutto questo, rappresentando un faro di saggezza e resilienza per tutti. La sua capacità di ricordare e condividere esperienze rende tangibile la storia, trasformando date e eventi in vissuti personali e collettivi.
Nonostante la profondità storica che la sua vita rappresenta, per Antonietta questi giorni sono stati, prima di tutto, giorni di pura festa e gioia. Ha spento le sue 101 candeline in buona salute, un dono prezioso che le permette di godere appieno dell’affetto che la circonda. Il suo sorriso, descritto come uno dei suoi tratti distintivi, è la manifestazione esteriore di una vita ricca e appagante, vissuta con dignità e amore. Questo compleanno speciale non è stato solo un momento intimo per la famiglia Campeol, ma un’occasione di celebrazione per l’intera comunità di Soligo, che riconosce in Antonietta un simbolo di longevità, tenacia e attaccamento alle proprie origini.
Il sindaco Mattia Perencin ha espresso con parole sentite il significato di questa ricorrenza: “È un vero piacere poter festeggiare Antonietta e portarle gli auguri dell’Amministrazione comunale. A 101 anni è una straordinaria testimone della storia del nostro territorio. Le sue esperienze e i suoi ricordi raccontano una parte importante della nostra comunità e ci ricordano quanto sia prezioso il legame tra le generazioni”. Le parole del primo cittadino sottolineano l’importanza di valorizzare gli anziani come custodi della memoria e come ponte tra le diverse epoche. Il loro vissuto è una lezione di vita, un monito a non dimenticare le fatiche e le conquiste del passato, e un incoraggiamento a costruire un futuro che rispetti le radici. Il legame tra le generazioni, come evidenziato dal sindaco, è fondamentale per la coesione sociale e per la trasmissione dei valori che definiscono l’identità di una comunità.
Ad Antonietta Campeol, dunque, vanno gli auguri più sinceri e affettuosi non solo dall’Amministrazione comunale di Farra di Soligo, ma da tutta la comunità che la considera un esempio e una fonte di ispirazione. Centouno anni di vita, di lavoro instancabile, di ricordi preziosi e di amore incondizionato: un’esistenza che merita di essere celebrata e raccontata, un vero e proprio tesoro per il territorio di Soligo e per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla.
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