Funerali in forma strettamente privata per la bambina vittima della tragedia di Marcon
MOGLIANO VENETO (TV) – Il dolore si vive in silenzio. La scelta di fare i funerali della bambina deceduta in auto a Marcon in forma strettamente privata, sabato mattina 27 luglio, è la richiesta legittima, urlata nel silenzio, di un nucleo famigliare spezzato dal dolore che chiede riservatezza e rispetto.
Era il 18 luglio quando la piccola è rimasta in auto per diverse ore mentre il papà era al lavoro. Quando la tragedia è stata scoperta a nulla sono serviti i soccorsi. Dopo l’autopsia è giunto il momento dei funerali voluti dalla famiglia in forma privata.
Stop al voyerismo
Stop al voyerismo di una società che sembra aver perso il concetto del limite e si nutre di particolari intimi, capace solo di sentirsi appagata se le immagini di una tragedia sono postati in maniera ossessiva, al di là di ogni necessità di cronaca.
In questo caso, che ha toccato il cuore di ognuno di noi, il diritto di cronaca è stato ampiamente esercitato, in alcuni casi al di là di ogni limite.
La Carta di Treviso
La “Carta di Treviso”, firmata nel 1990 nel capoluogo della Marca dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Ordine dei giornalisti, è un documento guida sul rispetto e sulla riservatezza a tutela del minore.
“Consapevoli che il diritto all’informazione può trovare dei limiti quando venga in conflitto con i diritti fondamentali delle persone meritevoli di una tutela privilegiata….fermo restando il diritto di cronaca in ordine ai fatti, va ricercato il bilanciamento con il diritto del minore, in qualsiasi modo protagonista della cronaca, ad una specifica tutela.” Quindi vige il divieto di pubblicare e divulgare “con qualsiasi mezzo notizie e immagini idonee ad identificare il minore, così come le generalità”.
È un codice di condotta sottoscritto più di 30 anni fa, oggi attuale più che mai, che fissa in maniera chiara come il bambino debba essere protetto nella sua privacy da chi ha il dovere di fare informazione.
Nel “vecchio” giornalismo, quando i giornali si leggevano, il diritto di cronaca veniva esercitato dal giornalista con le parole e con i pochi scatti messi a disposizione. Erano le parole a raccontare e fotografare l’evento. Un esempio per tutti: la strage del Vajont. Pezzi di giornalismo di inaudita bellezza, su cui tutti noi, chiamati a fare questo mestiere, dovremmo tornare a riflettere.
Oggi tutto è immagine e la tragedia di ieri si confonde, in un turbinio convulso, con quella di oggi, in un tritacarne continuo che inghiotte ogni notizia e non ci permette di soffermarci, riflettere e chiederci il perché. Sarà compito della Procura valutare la situazione giudiziaria del papà.
È giunto il momento di fermarci sulla soglia del dolore. Il dolore è privato, non uno spettacolo che deve andare in onda. Facciamo tutti un passo indietro, noi giornalisti nel rispetto della deontologia professionale, voi lettori non più “travolti” dalle notizie, sempre alla ricerca di ulteriori particolari. Torniamo tutti ad essere umani, ognuno con il suo compito, attraverso la mediazione delle parole. E del silenzio se una famiglia colpita così nel profondo chiede a noi silenzio e rispetto.
Crediti fotografici Wikipedia: Pinturicchio “Madonna della pace”, museo civico San Severino Marche
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