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Il Servizio elettorale del Comune di Venezia ha reso noti i dati dello scrutinio del referendum costituzionale confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari.

 

Hanno votato Sì 79.588 votanti, pari al 63%; hanno votato No 46.730 votanti pari al 36.99%.
Schede bianche 1.089, schede nulle 624; schede contestate 2.
Affluenza al voto: 128.033 votanti (il 67,12% degli aventi diritto).

A questo link è possibile consultare i risultati sezione per sezione del Comune di Venezia.

Il 20 e 21 settembre p.v. si terranno le elezioni regionali, che si collocano una settimana dopo l’inizio previsto del nuovo anno scolastico.

In occasione del voto, molti plessi verrano chiusi per diventare – come di consueto – sede di seggio.
Nella giornata di venerdì 31.08.2020, fanno sapere i rappresentanti dei genitori 1^ e 2^ istituto N. Mandela e M. Minerbi – era pervenuta all’Amministrazione comunale di Moglaino, nella sede e nei tempi preposti, una richiesta di modifica di tale prassi, scaturita appunto dal periodo concomitante con il nuovo avvio scolastico, già reso difficile e incerto dall’emergenza Covid-19.

 

Nella richiesta veniva proposto di individuare delle sedi di seggio alternative (sedi di quartiere, centro sociale, biblioteca, palestre, ad esempio) per sgravare le scuole dalla chiusura.

 

Di fronte alla replica dell’Amministrazione Comunale, i rappresentanti dei genitori 1^ e 2^ istituto N. Mandela e M. Minerbi hanno così commentato: “L’Amministrazione con nostro grande rammarico ha scelto di non andare incontro a questa iniziativa. Le scuole soggette ad essere sede di seggio verranno pertanto chiuse come di consueto.

 

Spiace constatare come la ripartenza dell’anno scolastico in presenza, situazione già molto compromessa dalla recente emergenza Covid, non sia una priorità della nostra Amministrazione Comunale, nonostante molti comuni vicini abbiamo già predisposto quanto necessario per evitare uno stop delle lezioni dopo solo una settimana di frequenza, garantendo il diritto allo studio delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi così come sancito dalla nostra Costituzione”.

 

 

La risposta dell’Amministrazione Comunale: la soluzione per non sottrarre giorni di lezione ai giovani moglianesi

Segue il commento dei rappresentanti dell’Amministrazione Comunale moglianese: “Cambiare sede dei seggi elettorali, per oggettive e insormontabili problematiche, è una strada che non si può percorrere. L’Amministrazione Comunale di Mogliano Veneto, comunque, ha trovato la soluzione per non sottrarre giorni di lezione ai giovani moglianesi.
Enormi sono, infatti, le difficoltà logistiche e tecniche nell’organizzare le palestre o altri luoghi come sede alternativa dei seggi.
Infatti, qualsiasi altra scelta dovrebbe subire dei lavori importanti per garantire il rispetto normativo nella disposizione fisica dei seggi, con tempistiche troppo strette per riuscire negli interventi e con un altissimo esborso economico. Senza contare che va assicurato il pernottamento notturno delle forze dell’ordine all’interno degli immobili designati”.

 

E ancora: “In un periodo di emergenza sanitaria come questo, diventa impensabile poi concentrare più sezioni all’interno di un’unica stanza: ogni sezione richiede sei componenti di seggio e nell’ipotesi di raggruppare anche solo tre sezioni, significherebbe avere una presenza costante di diciotto persone, senza contare il grande numero di elettori e le conseguenti code da gestire.
Inoltre, la commistione delle lezioni scolastiche e delle elezioni favorirebbe, nelle ore di punta, delle oggettive difficoltà viabilistiche e di traffico, che rischierebbero di congestionare completamene la città, creando possibili criticità anche per la sicurezza di studenti, famiglie ed elettori stessi.
L’ultima esperienza di spostamento delle sedi elettorali, nella scorsa tornata, ha portato a grandissimi disagi: sebbene informati già dal 2018, infatti, moltissimi elettori hanno riscontrato grandi disagi, soprattutto tra i  più anziani.
Ed è proprio per responsabilità di Governo che l’Amministrazione non può scegliere sedi alternative ai plessi scolastici”.

 

“Considerata però – si legge ancora – la delibera di Giunta Regionale numero 1051, emanata in data 28 luglio 2020, che
stabilisce come i giorni di sospensione delle lezioni dovuti alle consultazioni elettorali del 20/21 settembre 2020 potranno essere recuperati dagli istituti scolastici interessati nell’ambito della propria autonomia organizzativa, l’Amministrazione comunale procederà a stretto giro a richiedere ai Dirigenti scolastici di individuare opportune date di recupero della sospensione dei servizi educativi a causa delle elezioni, così da garantire sia il recupero delle giornate di scuola perse ai ragazzi sia una tranquillità di organizzazione alle famiglie”.

 

“Così facendo il Presidente Zaia per l’ennesima volta, in questo periodo, mette una pezza alle incapacità politiche e amministrative di un Governo che non ha mai ascoltato la necessità dei cittadini e dei giovani studenti – dichiara il Sindaco Davide Bortolato – dopo che più Governatori hanno chiesto espressamente di anticipare i giorni delle elezioni per garantire ai ragazzi di non dover interrompere le lezioni”.

 

“La Regione del Veneto si dimostra per l’ennesima volta capace e fattiva – prosegue Bortolato – con questa delibera garantisce la serenità del recupero dei giorni persi per le elezioni a tutti i ragazzi e a tutte le famiglie che si sarebbero trovate a gestire i più piccoli con difficoltà”.

 

“Il Consigliere Ceschin durante il suo teatrale intervento in Consiglio Comunale, dove più volte mi ha attaccato gratuitamente – conclude il primo cittadino – dimostra di sapere ben poco rispetto all’organizzazione dei calendari e all’autonomia scolastica, e la delibera Regionale ne è la prova oggettiva, fossi in lui mi scuserei per il suo atteggiamento e studierei i regolamenti prima di intraprendere battaglie politiche, che nella scuola non dovrebbero entrare”.

Riceviamo e pubblichiamo un pensiero del Consigliere regionale Riccardo Barbisan, in merito alle elezioni di Spagna

 

Le recentissime elezioni spagnole ci consegnano un quadro in cui i partiti tradizionali reggono ma non convincono. Questa non è una novità per la Spagna né per molti altri stati europei. La crescita della destra è anche quello un evento che molti aspettavano esattamente nelle proporzioni in cui si è realizzato. Nulla di nuovo e inatteso quindi? Quasi.

 

In Spagna assistiamo anche al tramonto (forse) del primo partito anti sistema di sinistra nato e cresciuto negli ultimi dieci anni: Podemos sembra aver esaurito la sua carica innovativa senza essere mai riuscito a sbarcare al governo dello stato causa una incompatibilità con il PSOE di cui è rimasto vittima.

 

Ma la cosa che più sorprende è che in un Paese dove le istanze autonomiste e indipendentiste hanno conosciuto uno straordinario fiorire e vicende complicate come quella basca, oggi sono più forti e floride che mai. Non solo in Catalogna.

 

In Catalogna la riscossa indipendentista era attesa e vale, nella sommatoria dei tre partiti indipendentisti, il 3,21 % in più su base territoriale e porta con sé circa 15.000 elettori e un membro in più al Congreso.

 

Non sempre l’aumento percentuale comporta un conseguente aumento della rappresentatività come è successo al partito autonomista canariota CCA-PNC che, infatti, aumenta solo leggermente la propria percentuale dal 12,96 al 13,12. Lo stesso accade in Navarra, dove NA+ (partito navarro di centro destra autonomista) aumenta di qualche decimale e si conferma di gran lunga il partito più votato della Comunidad, senza aumentare i seggi. A crescere, sempre in Navarra, sia in termini assoluti di seggi e di elettori che percentuali è EH Bildu, partito indipendentista che passa dal 12,77 al 16,97%.

 

Ma è forse la Galizia l’angolo del paese iberico dove l’autonomismo ha suonato la sveglia più forte al Governo di Madrid. Il Blocco nazionale Galiziano è passato da 93.810  a 119.597 voti portando un suo rappresentante al Congreso.

 

Interessante anche capire in quanti comuni spagnoli ad essere il partito più votato non è né il PSOE né il PP e nemmeno altri partiti che si presentano in tutto il territorio dello Stato.

 

Sono addirittura 1300 circa i municipi in cui il partito più votato è un partito territoriale. Non pochi se consideriamo che il PSOE, il partito di gran lunga più votato, si è attestato primo in 3509 municipi.

 

Risulta evidente che il voto espresso dagli spagnoli, seppur in una competizione nazionale, in chiave territoriale, autonomista e indipendentista rappresenta quasi il 12% del totale e 42 seggi al Congreso.

 

Con 42 seggi, espressi in modo unitario, quella dei partiti territoriali sarebbe la quarta forza politica del parlamento spagnolo, ma è facile obbiettare che moltissimi di questi non facilmente potrebbero sommarsi sic et simpliciter data la diversa estrazione ideologica tra loro. Per esempio JxCat e NA+ difficilmente potrebbero mettere insieme un progetto politico unitario con il BNG.

 

La mappa geografica della Spagna ci offre un caleidoscopio e una frammentazione inedita che non ha precedenti e per cui non possono valere i vecchi schemi PP-PSOE con l’aggiunta qui e là di qualche partito territoriale d’area al bisogno.

 

La nuova sfida non può essere rinviata essendo che siamo giunti alla quarta votazione in cinque anni. Il toro va preso per le corna. La crisi dello Stato-Nazione nato e cresciuto nell’ottocento, degenerato nel 900 e artificialmente tenuto in vita negli anni 2000 non ha ancora trovato una via d’uscita. Ciò vale tanto più in realtà statali in cui vi sono comunità politiche e formazioni sociali e culturali che propongono e difendono una identità nazionale alternativa a quella unica imposta dallo stato di cui fanno parte. La distribuzione di deleghe, poteri legislativi e regolamentari così come avvenuta negli anni all’interno degli stati non ha impedito tensioni in Spagna, Inghilterra, Belgio e Italia.

 

Il tema della plurinazionalità all’interno di un singolo stato è un tema che in sistemi politici più avanzati (Spagna e Inghilterra) ha fatto capolino, anche se senza esiti compiuti, in altri, più arretrati (Italia) non è presente nemmeno dei dibattiti accademici.

 

Le questioni irrisolte come quella catalana spingono a chiederci se non sia utile spingerci oltre e pensare alla plurinazionalità in chiave europea favorendo una redistribuzione anche della sovranità dell’UE in chiave federalista attraverso una forte decentralizzazione della sovranità nella direzione di una maggiore responsabilizzazione degli stati membri e delle comunità regionali. Al fine che quest’ultime abbiano nel Parlamento statale una rappresentanza capace di intercettare spezzoni dell’attuale sovranità europea dalla quale oggi si sentono esclusi.

 

È di questi anni, per esempio, la difficoltà della Regione Veneto di spiegare all’UE che le p.m.i. veneta non ha alcuna relazione con la p.m.i. come intesa a Bruxelles e che, conseguentemente, il piano di sviluppo di esse non può avere le medesime caratteristiche a Berlino, Milano e Venezia.

Era partito domenica 14 aprile scorso, alle ore 16 da Piazza Caduti di Mogliano, per il giro del mondo sul suo Camietto, un super attrezzato Land Rover da lui preparato per un viaggio lungo più di due anni. Familiari e amici, per tutta la giornata, lo avevano coccolato con regali e scherzi goliardici e anche ilmMinistro Centinaio, in visita presso il Relais Toti dal Monte, lo aveva salutato e incoraggiato a portare orgogliosamente il “Made in Italy” per le strade del mondo.

 

Inaspettatamente, domenica 26 maggio Roberto Maschietto si è presentato presso il suo seggio di Mogliano Veneto per votare. Agli amici stupiti che gli chiedevano cosa ci facesse a casa rispondeva mostrando la sua tessera elettorale. Il suo Camietto era al sicuro a Stoccolma e lui, con un volo super economico di andata e ritorno, era arrivato all’aeroporto di Treviso giusto per un saluto, tre notti a casa e svolgere il diritto dovere di votare.

 

Rimasto fino a mercoledì, ha potuto conoscere i risultati. Il suo invito è pertanto quello di andare a votare anche per lui che questa volta non potrà esserci; ora si trova presumibilmente alle porte di San Pietroburgo e noi lo seguiremo nel suo viaggio.

 

Intanto i Cittadini di Mogliano, unico comune del Trevigiano al ballottaggio, dovranno recarsi alle urne domenica 9 giugno 2019, dalle ore 7 alle 23, per scegliere tra i due candidati: Davide Bortolato, con il 49,42% e Carola Arena, sindaco uscente, con il 44,19% ottenuti alla prima tornata elettorale. Il buon esempio di Roberto Maschietto invita i concittadini a recarsi nei propri seggi, muniti di tessera elettorale e documento valido, per tracciare una croce sul nome del candidato al quale si vuole dare il proprio voto.

Nella Marca Trevigiana l’unico comune al ballottaggio è Mogliano Veneto, dove dopo un continuo susseguirsi di incertezze su chi potesse vincere già al primo turno, si è giunti al responso finale che vede Davide Bortolato – sindaco proposto dalla coalizione di Centro Destra – sopravanzare con un 49,42% sul sindaco uscente, Carola Arena, che si ferma al 44,18%.

 

Ecco le percentuali

Davide Bortolato  49,42%: Centro Destra

Lega Nord 24,71%, Piazza Civica 4,37%, Forza Italia 2,51%, Fratelli d’Italia 2,69%, Davide Bortolato Sindaco 15,54%.

 

Carola Arena  44,18% Centro Sinistra

Carola Arena Sindaco 20,59%, Mogliano Bene Comune 6,61%, Partito Democratico Civica 12,50%, Il Ponte 3,79%

 

 

Per il Centro Destra colpisce il crollo di Forza Italia e di Fratelli d’Italia che non raggiungono il 3%, mentre nel Centro Sinistra la sorpresa è stata lo scarso risultato de Il Ponte, che resta sotto il 4%.

In una giornata dal clima gradevole, i moglianesi si sono recati al doppio appuntamento, per eleggere il nuovo Parlamento europeo e la nuova amministrazione locale, in 15.479 pari al 68,84%.

 

L’affluenza è stata lievemente superiore rispetto allo stesso appuntamento del 2014 (68,09%).

 

In linea con il Nord Est, la Lega anche a Mogliano ha superato il 40% (40,71%).
Il Partito Democratico ha ottenuto il 26,02% e il Movimento 5 Stelle si è fermato al 10,41%.

Forza Italia, 5,83%.

Fratelli d’Italia, 6,05%.

(Qui le percentuali di tutti i partiti).

 

Tutto si è svolto regolarmente tranne il disagio per alcuni cittadini che, spostati di seggio in altra scuola, non avevano memorizzato o forse nemmeno saputo per qualche disguido postale, l’esatta destinazione della loro sezione elettorale.

 

Lo spostamento era stato pensato per evitare di fare le scale alle persone anziane o con disagi motori, ma poi si è rivelato ancor più problematico per il lungo tragitto da percorrere. Tali sezioni erano infatti collocate ai primi piani e pertanto si era pensato di farli in altra sede, solo a pianoterra.

“…E mi desso gò da farme tutta sta strada? Gera meio se fasevo na scala!” è stato il commento di una signora inviperita.

 

Silvia Moscati

Ieri è stata giornata di voto in tutta Italia, sia in alcuni Comuni per le amministrative che per le europee.

Il nostro giornale ha raccolto i dati dell’affluenza alle urne per le europee nelle città di Venezia, Mogliano e Preganziol.

 

 

Affluenza alle urne per le europee alle ore 23 

Venezia 57,67% (Città metropolitana 59,57%)

Mogliano 67,42%

Preganziol 69,61%

 

Risultati elezioni europee 2019 a Preganziol 

Lega 46,39%

PD 23,88%

Movimento 5 Stelle 8,92%

Fratelli d’Italia 6,79%

Forza Italia 4,54%

Il Parlamento Europeo è l’unica istituzione europea i cui membri sono eletti direttamente dai cittadini, e le elezioni sono alle porte!

 

Tra il 23 e il 26 maggio 2019, circa 400 milioni di europei si recheranno alle urne per eleggere i loro rappresentanti a Strasburgo.

 

Per chi vota in Italia, le urne saranno aperte domenica 26 maggio 2019, dalle ore 7 alle ore 23.

 

Tutti i cittadini sono invitati a esercitare il proprio diritto e dovere di voto recandosi presso il seggio elettorale di propria competenza. La scheda sarà di colore diverso a seconda della circoscrizione elettorale, ovvero:

• grigio, per l’Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia)

• marrone, per l’Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna)

• fucsia, per l’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio)

• arancione, per l’Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria)

• rosa, per l’Italia insulare (Sicilia, Sardegna).

 

Per tutte le altre info si rimanda al sito del Parlamento Europeo.

 

 

In questa settimana la famiglia torna al centro del dibattito pubblico per la congiunzione di tre fatti: il 15 maggio è la Giornata Internazionale della famiglia proclamata dall’Assembla Generale delle Nazioni Unite. Nella stessa giornata si riunisce al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il tavolo tecnico per il decreto legge sulle agevolazioni alle famiglie; tra cui un assegno di 150 euro ad ogni figlio in minore età proposto dal Forum Italiano e, infine, sono stati chiusi i termini e raccolte le firme dei candidati alle Elezioni europee sul ‘Manifesto per la famiglia’.

 

Il Manifesto

 

Il Centro della Famiglia di via San Nicolò (Treviso), insieme con il Forum delle famiglie del Veneto, ha infatti sottoposto alle segreterie dei maggiori partiti presenti alla competizione per il nuovo Parlamento europeo il ‘Manifesto’ scritto dalla Fafce, la Federazione europea che raggruppa le Associazioni familiari di 20 Paesi. Hanno aderito con la propria firma 20 candidati della Circoscrizione Nord-Orientale.

 

I firmatari

 

Questi i nomi:

  • Antonio Calò del Partito Democratico
  • Emanuele Crosato di Forza Italia
  • Giannantonio Da Re, Mara Bizzotto e Paola Ghidoni della Lega
  • Paolo Da Triglia del Partito Pensiero e Azione
  • Sergio Antonio Berlato, Isabella Dotto, Elisabetta Gardini e Remo Sernagiotto per Fratelli d’Italia
  • Roberto Azzalin, Emanuele Biagi, Vladimiro Campello, Mirko De Carli, Clara Gallosi, Paolo Ganz, Roberto Gualandi e Laura Neri per il Popolo della Famiglia
  • Herbert Dorfmann per SVP.

 

Tutti questi candidati hanno messo la loro firma in calce a questo preambolo:

 

“In qualità di candidato alle elezioni europee, mi impegno a riconoscere il valore del volontariato e del lavoro domestico svolto dai padri e dalle madri di famiglia, come fondamentali contributi di coesione sociale e all’atto di prendere decisioni politiche prometto di riferirmi espressamente al manifesto delle famiglie”.

 

L’elenco dei valori

 

Poi, in dieci punti, l’elenco dei valori da riconoscere e accettare tra i quali l’equilibrio tra vita familiare e impegno professionale; un lavoro dignitoso per ogni famiglia e il patto europeo per la natalità.

Il pubblico voterà in tempo reale la performance più gradita

Domenica 31 marzo 2019, alle ore 18.30, a ingresso libero, il Teatro a l’Avogaria di Venezia (Dorsoduro 1607, Corte Zappa) ospita per il terzo anno consecutivo una serata di Teatro in Provincia, la manifestazione ideata dal Centro Italiano di Drammaturgia Contemporanea che coinvolge ben undici teatri in tutta Italia, da Roma a Chieti, da Perugia a Rieti, passando appunto per Venezia.
 
Il format è molto semplice: trentatré drammaturghi italiani, divisi in quattro maratone, partecipano con brevi testi letti nel corso della serata, mentre il pubblico in sala potrà esprimere il proprio voto grazie a una scheda.

Al Teatro a l’Avogaria saranno gli allievi del II Corso del Laboratorio “G. Poli” guidati da Angelo Callipo a dare voce ai testi di una delle maratone: otto lavori teatrali ispirati a temi quali passione, lavoro, libertà, coppia, al centro di questa settima edizione di Teatro in Provincia.
 
Brevi testi, dunque, divertenti o amari, ironici o paradossali per una serata all’insegna del teatro contemporaneo e che trasforma, grazie al sistema del voto, il pubblico in sala da semplice spettatore ad attivo protagonista. Un meccanismo pensato per riallacciare un contatto vivo tra autori contemporanei e platea ed allo stesso tempo mettere in relazione le diverse realtà territoriali. Diffondere la drammaturgia italiana presso il maggior numero possibile di sale, rimettere il teatro e la scrittura teatrale al centro dell’attenzione socio-culturale.

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