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«Siamo di fronte alla possibilità di scambi di favore avvenuti all’interno della Medicina legale di Padova al fine di permettere a soggetti con problemi di tossicodipendenza di riacquisire la patente di guida. Com’è possibile che a fronte di un’inchiesta giudiziaria sui referti medici alterati, che coinvolge anche il direttore della Medicina legale, la Giunta Zaia non sia intervenuta in alcun modo?».

 

Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi E Uguali) a margine della seduta odierna; durante la quale la Giunta regionale ha risposto alla sua interrogazione “Presunti scambi di favori presso l’istituto di medicina legale di Padova? Quali interventi da parte della Giunta regionale?” presentata il 2 agosto 2018.

«La falsificazione avrebbe permesso ad alcuni soggetti di rimettersi alla guida, nonostante il test ancora positivo all’alcaloide della cocaina. Questa indagine – sottolinea Ruzzante – getta ombre sulla struttura del servizio sanitario regionale che dovrebbe garantire il corretto iter per riottenere la patente di guida. Non mi spiego perché a fronte dell’inchiesta non sia stata prevista una sospensione cautelare del direttore della Medicina legale. La Giunta Zaia è avvisata: su questo punto non mollo e presenterò un’altra interrogazione».

«La segnalazione mi è giunta da un genitore, il quale compilando un modulo della neuropsichiatria infantile del distretto socio-sanitario di Favaro Veneto si è trovato di fronte alla richiesta di specificare la razza/etnia della figlia. Il modulo serviva per la raccolta dati e la valutazione della bambina per l’accesso alla prima visita dello specialista di neuropsichiatria infantile». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi E Uguali), che nella giornata di ieri ha depositato assieme alla consigliera regionale Patrizia Bartelle un’interrogazione a risposta immediata per chiedere alla Giunta regionale di eliminare la dicitura “razza” da tutti i moduli delle Ulss venete.

«Voglio ricordare – aggiunge l’esponente di Liberi E Uguali – che poco meno di un anno fa il consiglio regionale ha votato a larghissima maggioranza una mia mozione che impegnava la Giunta a eliminare la dicitura “razza” nei referti medici delle Ulss». «Si tratta di un termine assolutamente inutile ai fini medico-diagnostici – sottolinea Ruzzante –, che può essere mal interpretato, perciò auspico che la Giunta provveda ad eliminarlo non solo dai moduli della neuropsichiatria infantile, ma anche da tutti gli altri documenti delle Ulss venete in cui fosse ancora presente».

«Abbiamo deciso di astenerci sulla proposta di legge statale in materia di videosorveglianza negli asili nido, nelle case di riposo e nelle strutture per disabili: il provvedimento centra un problema, quello degli abusi su persone che non si possono difendere, ma non inquadra la soluzione. Manca completamente un’ottica preventiva, la Lega conferma il suo approccio ideologico puntando sulla repressione». Così i consiglieri regionali Patrizia Bartelle (Italia In Comune), relatrice di minoranza del pdls n. 20, e Piero Ruzzante (Liberi E Uguali).

 

 

I due consiglieri hanno presentato un emendamento, approvato dal consiglio regionale, che prevede la videosorveglianza negli uffici dei direttori, dirigenti e uffici amministrativi. Approvato anche l’ordine del giorno, presentato anch’esso da Bartelle e Ruzzante, che impegna la Giunta regionale “ad attivare e sostenere, in funzione di prevenzione e per quanto di propria competenza, tutte le azioni che consentano di intervenire sulle caratteristiche strutturali e di gestione dei servizi e, con particolare riferimento agli asili nido, a vigilare e verificare la sussistenza di un adeguato e corretto rapporto numerico educatori/bambini”.

«Se si volesse davvero affrontare il problema – commenta Bartelle – si potrebbero seguire le indicazioni fornite ad esempio da Save the Children, che propone l’adozione di un codice di condotta specifico e vincolante per ogni adulto a contatto con i minori e di organizzare gli ambienti educativi al fine di impedire, a tutela dei bambini e degli stessi operatori, situazioni di isolamento». «Introdurre le telecamere, inoltre, può essere controproducente anche dal punto di vista delle indagini giudiziarie: un malintenzionato sa di essere videosorvegliato è in grado di adottare comportamenti atti a eludere la videosorveglianza. Altra cosa – sottolinea la consigliera regionale di Italia In Comune – è l’utilizzo delle telecamere da parte delle forze dell’ordine, predisposta in segreto nell’ambito di indagine».

 

«La verità – conclude Bartelle – è che per prevenire la violenza all’interno degli istituti di cura bisogna investire in formazione: inserire persone formate all’interno di una struttura vuol dire rivoluzionare quella struttura, l’ho provato nella mia esperienza personale».

«Ricordo che è sempre stato il Centro Destra a essere contrario all’utilizzo di telecamere, intercettazioni ed altri strumenti di acquisizioni della prova in ambito d’indagine giudiziaria – puntualizza Ruzzante –. Oggi la Lega si smentisce, ma sbaglia bersaglio. Non bisogna prendersela con i lavoratori, in modo indiscriminato. L’obiettivo deve essere quello di prevenire atti violenti e, quando malauguratamente si verificano, individuare i colpevoli utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. Non si può generalizzare, mi dispiace il Pd abbia votato a favore, è un’offesa per le decine di migliaia di lavoratori che operano con correttezza e grande dedizione».

 

«Ora che il consiglio ha approvato il nostro emendamento per estendere i controlli ai dirigenti, che gestiscono milioni di euro di appalti, aspettiamo – conclude Ruzzante – le telecamere all’interno delle auto blu della Giunta regionale».

«La Lega boccia l’emendamento per finanziare il progetto dell’opera che aveva promesso di completare»

 

«Trovo incomprensibile la bocciatura del mio emendamento sull’Idrovia, con cui si chiedeva semplicemente di stanziare 5 milioni del bilancio 2019-2021 per il progetto funzionale al completamento dell’opera. Ne deduco che manca da parte della Lega la volontà di arrivare entro i prossimi 3 anni non dico ad aprire i cantieri, ma nemmeno di affidare la redazione del progetto! Eppure il completamento dell’Idrovia è nel Defr e nel programma della Lega». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante a margine della seduta odierna del Consiglio regionale del Veneto nella quale è stato bocciato il suo emendamento sull’idrovia Padova-Venezia.

“La Giunta regionale è autorizzata ad affidare la redazione delle fasi progettazione funzionali al completamento dell’idrovia Padova-Venezia come canale navigabile e invaso con funzioni idrauliche”, questa la proposta di Ruzzante, respinta dalla maggioranza, per la quale il consigliere di Liberi e Uguali aveva previsto uno stanziamento di 5 milioni di euro a partire dal 2019.

«Invece anche questo bilancio si chiude con 0€ sul capitolo Idrovia – commenta Ruzzante – quando si contano ormai a decine i Comuni del che hanno approvato una mozione con la quale si chiede il completamento della Idrovia Padova-Venezia in tempi brevi. E non a caso: si tratta di un opera fondamentale per la sicurezza idraulica del territorio, di un’area vasta che va dal padovano al veneziano». «La Lega, che governa a Roma e Venezia, tradisce ancora una volta le promesse fatte ai cittadini», conclude Ruzzante.

«Tutti ammessi con la sola autocertificazione, niente certificati patrimoniali da richiedere in consolato evocati dai leghisti. Con la circolare inviata a tutti i Comuni della regione dall’assessore Donazzan, firmata anche da Anci Veneto, il dietrofront della Giunta Zaia viene finalmente formalizzato. Avevamo ragione noi: vittoria!». Esulta Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), che nei giorni scorsi con due interrogazioni aveva chiesto alla Giunta regionale di chiarire una volta per tutte le ambiguità sul bando relativo al buono libri.

 

«Occhio però: dopo aver fatto tutta questa confusione, la Giunta Zaia non pensi di archiviare il caso con questa circolare. Chiediamo che vengano riaperti i termini del bando per dare la possibilità di rientrare a chi non ha presentato la domanda, scoraggiato dai certificati che venivano richiesti. Un atto doveroso dopo il caos della Regione, necessario anche a evitare ricorsi da parte di eventuali esclusi».

«Non bastano gli annunci alla stampa, se è stato commesso un errore nei confronti dei cittadini non comunitari va riparato. La Giunta Zaia dopo aver fatto dietrofront e aver smentito la legge regionale del 7 febbraio, non ha fatto seguire alcun atto ufficiale. Zaia e i suoi assessori hanno dovuto ammettere che l’autocertificazione vale per tutti, ma si sono limitati a dirlo a parole». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), che nella mattinata di ieri ha depositato un’interrogazione a risposta immediata chiedendo alla Giunta regionale “quali rimedi intende apprestare per la tutela dei cittadini extracomunitari il cui accesso al contributo regionale in discorso è stato precluso”. «A chi non ha presentato domanda perché fuorviato dalle notizie date alla stampa – afferma Ruzzante – deve essere concessa la riapertura del bando. In fondo l’errore è tutto interno alla Giunta Zaia, alla Lega e a una legge errata a cui mi sono opposto». È la legge regionale 7 febbraio 2018, n. 2.

 

«A causa dell’errato riferimento normativo all’interno delle istruzioni per la compilazione della domanda, ai cittadini non comunitari è stata di fatto preclusa la presentazione della domanda. Chi è stato escluso va riammesso, non ci sono altre possibilità. La soluzione – conclude Ruzzante – è riaprire il bando, in modo che possano essere valutate tutte le domande». Nei giorni scorsi il consigliere regionale di Liberi e Uguali aveva chiesto al Presidente Zaia di riferire in Consiglio regionale del Veneto rispetto alle dichiarazioni rese alla stampa sul “buono libri” e alle iniziative effettivamente intraprese dalla Giunta regionale.

Liberi e Uguali chiede alla Giunta Zaia di quantificare precisamente le ricette “taroccate”, di informare i cittadini che hanno subito ritardi nell’erogazione delle prestazioni, di valutare possibili risarcimenti e di commissariare la Ulss 3.

 

«In passato ho denunciato più volte il problema delle liste d’attesa nel pubblico, che esiste soprattutto in relazione con la sanità a pagamento. Qui però siamo di fronte a qualcosa di più di una carenza organizzativa, c’è l’utilizzo da parte di una Usl di un “trucco” che ha modificato le priorità di decine di migliaia di prestazioni dal 2015: hanno taroccato le ricette dei medici di base, potrebbe essere il più grande scandalo della sanità veneta. Dal Ben ancora al suo posto? Assurdo». Così Piero Ruzzante, consigliere regionale di Liberi e Uguali e primo firmatario del progetto di legge n. 351 dell’8 maggio 2018 per la riduzione delle liste d’attesa, che oggi ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale.

 

Gli fa eco Gabriele Scaramuzza, segretario regionale di Articolo UNO Liberi e Uguali Veneto: «Quanto accaduto all’Ulss 3 con la modifica delle priorità per prestazioni mediche a oltre 44.000 persone è semplicemente inaudito. Si sono modificati dati di natura ultrasensibile di cittadini a loro insaputa, solo per rientrare nei tempi delle liste d’attesa e garantire premi di produttività a direttore generale e dirigenti. L’indagine della magistratura deve essere celere e verificare le responsabilità di natura giudiziaria. Ma al di là di quella del tribunale, esiste una responsabilità politica in capo alla Regione e al suo presidente». «La sola sospensione del dirigente responsabile per 5 mesi è semplicemente un oltraggio – conclude Scaramuzza –: di fronte ad un atto di questa gravità sarebbe più opportuno e giusto prevedere l’immediato commissariamento dell’Ulss 3. Sarebbe il minimo atto di giustizia nei confronti di migliaia di cittadine e cittadini delle aree del miranese e della riviera del Brenta che hanno conosciuto una violazione inaccettabile del diritto fondamentale alla salute sancito nell’art. 32 della Costituzione».

 

«Intanto voglio capire – prosegue Ruzzante -, e l’ho chiesto alla Giunta Zaia, di quante ricette effettivamente si tratta: leggo di 44.600 casi nel 2017, ma non si sa nulla rispetto al 2015 e al 2016. Inaccettabile. Poi penso che chi è stato imbrogliato abbia quantomeno il diritto di saperlo – aggiunge Ruzzante –, anche perché ci sono cittadini che possono magari aver subito un danno: la Giunta Zaia farà un censimento di questi pazienti “declassificati”? Ci saranno risarcimenti?». «Infine c’è un altro aspetto – sottolinea il consigliere regionale di Liberi e Uguali –: la Regione era al corrente almeno dal 2 marzo scorso, stando a quanto riportano gli organi di stampa, dell’utilizzo del software da parte dell’Ulss 3. Sono passati 7 mesi da allora, 7 mesi nei quali nessuno, né Zaia, né Coletto, né altri, ha pensato di informare i cittadini di quanto era avvenuto. Nel frattempo  Dal Ben, il dg della Ulss 3 che non poteva non sapere dell’utilizzo del software, è ancora al suo posto: inaccettabile che la Giunta Zaia non abbia ancora preso provvedimenti».

«Un grande affare per il consorzio SIS, che riceverà 12 miliardi di soldi pubblici. Un pessimo affare per i cittadini veneti, che pagheranno l’opera due volte: prima con le tasse, poi con i pedaggi che saranno tra i più alti d’Italia, per una superstrada col limite dei 110 km/h». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi e Uguali) commenta la nota con cui la Sezione centrale della Corte dei Conti ha richiesto alla Regione del Veneto ulteriori chiarimenti con riferimento all’indagine su Pedemontana veneta.

 

Nella giornata di ieri l’esponente di Liberi e Uguali ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale chiedendo:

1) quali sono nel concreto le iniziative poste in essere dalla Giunta regionale nei confronti dei responsabili del precedente assetto contrattuale?

2) rispetto alle opere complementari da realizzare con riferimento al traffico pesante perché non è ritenuto di dover procedere sin d’ora alla programmazione delle stesse all’individuazione dei mezzi di finanziamento?”

 

«I rilievi della Corte dei Conti toccano alcuni punti che avevamo già sollevato, in Consiglio regionale – Ruzzante fa riferimento all’interrogazione presentata il 1° agosto, in cui si chiedeva alla Giunta di rendere conto dello stato dei monitoraggi ambientali – e con la conferenza stampa di due settimane fa presso la sede di Italia Nostra a Treviso, dove assieme a Fausto Pozzobon di Legambiente Veneto, Michele Seno e Renato Zanivan di Liberi e Uguali avevamo fatto il punto sulla questione Pedemontana dopo l’interrogazione parlamentare presentata da Rossella Muroni».

 

«I nodi vengono al pettine. La possibile violazione delle regole europee sulla concorrenza – prosegue l’esponente di Liberi e Uguali –, lo straordinario esborso nei confronti del privato e dunque l’aggravio economico a carico delle finanze pubbliche, la realizzazione delle opere complementari, le attività di controllo compresi i monitoraggi ambientali: le risposte che la Giunta Zaia ha pubblicato ieri non sono affatto esaustive. Per questo ho presentato un’interrogazione alla Giunta Zaia, chiedendo di fare chiarezza in particolare sul nodo delle opere complementari e su quali siano le azioni intraprese nei confronti dei responsabili del precedente assetto».

 

«I problemi restano – conclude Ruzzante –, bene che questo venga riconosciuto anche da chi oggi è al governo nazionale. Ora mi aspetto che il Movimento 5 stelle, che dice che la Pedemontana va rivista da zero, sia conseguente: noi continuiamo a lavorare in questa direzione e siamo pronti a collaborare nell’interesse dei cittadini veneti. È il momento che tutti coloro che si oppongono alla scandalosa gestione leghista si mettano a lavorare pancia a terra nella stessa direzione, con un obiettivo comune: ripensare completamente il progetto, partendo dalle proposte alternative che sono note da anni, per evitare lo sperpero di risorse pubbliche».

«La Lega ha perso l’occasione di ascoltare i giovani e gli studenti del Veneto, che due settimane fa sono venuti davanti a Palazzo Ferro Fini a manifestare pacificamente contro il servizio militare obbligatorio. Dispiace constatare che chi governa a Venezia e a Roma abbia così poca stima e fiducia nelle nuove generazioni, che la Lega vuole condannare a una corvè di Stato». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), dopo l’approvazione del “pdl naja” di cui è stato relatore di minoranza.

 

«Se non altro siamo riusciti, come minoranza, a salvare il servizio civile che la Lega voleva cancellare. Con un emendamento, condiviso con la consigliera Baldin (M5S), abbiamo impedito questo oltraggio alle numerosissime associazioni di volontariato che operano nel nostro territorio anche grazie al servizio civile».

 

«Abbiamo anche evitato – sottolinea Ruzzante – il servizio di leva su base regionale, una formulazione che evocava degli “eserciti regionali” di cui proprio non si sente il bisogno».

 

«Tolte queste piccole ma importanti modifiche, la maggioranza ha respinto ogni emendamento che modificasse l’impianto della legge: resta il servizio militare, resta l’obbligo, continuano a mancare i soldi e le garanzie che la nuova naja di Zaia non vada a ostacolare il percorso di studi. La Lega non ha voluto ascoltare i giovani veneti e ha scelto di portare avanti un provvedimento di pura propaganda, che non ha alcuna speranza di diventare legge poiché non ha i numeri in Parlamento: la mia scommessa – conclude Ruzzante – è che tra un anno questa proposta di legge non sarà ancora arrivata all’esame della Camera. A quel punto, chiederò ogni settimana che fine ha fatto…».

«Nel 2017 la disoccupazione giovanile in Veneto è aumentata del 2%, passando dal 18,7% al 20,9%, mentre l’imprenditoria giovanile è in calo costante con il -4,1%, 1.456 imprese guidate da under 35 in meno nell’ultimo anno. I giovani scappano dal Veneto, che è sempre meno attrattivo: 10.751 veneti emigrati nel 2016, il 13,2% in più rispetto all’anno precedente, seconda regione in Italia per fuga. Nel frattempo, le scuole venete si spopolano e dal prossimo anno scolastico spariranno altri 7mila studenti». Il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), relatore di minoranza del progetto di legge statale sulla leva obbligatoria, ha argomentato il suo No alla reintroduzione della naja partendo dai dati relativi alla popolazione giovanile in Veneto.
«I giovani vorrebbero più risorse per il diritto allo studio, vorrebbero pagare meno per gli abbonamenti dei treni (come avviene in Emilia Romagna), vorrebbero edifici scolastici a norma e più risorse per la ricerca e l’innovazione: vorrebbero insomma che la Giunta credesse in loro e investisse nelle loro idee; non che ripristinasse un obbligo e una corvè di stato, togliendo loro un anno di vita… per di più a gratis! E perché nella legge non sono previsti esoneri, ad esempio per chi ha un contratto di lavoro o un dottorato? Per chi ha dei figli o è orfano di un genitore?», chiede Ruzzante in sede di discussione generale e anticipando l’illustrazione degli oltre 50 emendamenti al progetto di legge.

 

«E infatti i giovani sono contrari alla reintroduzione della leva obbligatoria – sottolinea Ruzzante – e lo hanno detto chiaramente la settimana scorsa, con la protesta pacifica promossa dalla Rete degli Studenti Medi del Veneto e da Studenti Per Udu Padova, Udu Verona e Udu Venezia in cui decine di ragazzi e ragazze si sono tagliati i capelli per dire No al servizio militare obbligatorio. Oggi, mentre alcuni rappresentanti degli studenti sono presenti in Consiglio regionale, consegnerò questi capelli al presidente Ciambetti».
«Forse così ricorderà che nel 2001 la Lega votò per l’abolizione della naja – conclude Ruzzante, all’epoca tra i promotori della fine della servizio militare obbligatorio – oggi si rimangiano tutto con una legge che per come è scritta abolisce il Servizio Civile Nazionale e che costa almeno 15 miliardi all’anno, altro che i 25 milioni previsti nel pdl».

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