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ONU, NATO e Patto di Varsavia, due sigle e un trattato che certamente ricorderemo dai libri di scuola o dai documentari in televisione. Benché ormai di uso e comprensione comune, non sempre può balzarci alla mente il loro vero significato. Allora, dedichiamo l’appuntamento di oggi a una lezione di storia contemporanea, una breve pillola riepilogativa su tre grandi momenti storici.

 

L’ONU – 1945

È la più grande organizzazione intergovernativa su scala globale, che attualmente conta più di trenta nazioni. È l’Organizzazione delle Nazioni Unite, abbreviata ONU, fondata nel 1945 per iniziativa degli Stati Uniti e finalizzata al mantenimento della sicurezza e della pace tra tutti i Paesi del Mondo. Costituita alla fine della Seconda Guerra Mondiale e mossa dall’obiettivo di consolidare tutti quei valori importanti e garanti la libertà, l’Organizzazione svolge tuttora il ruolo militare di intervento verso le sommosse tra nazioni, con il fine di spegnere qualsiasi attrito, riportando dunque la cordiale intesa. Dotata di mezzi militari tecnologicamente avanzati e di un esercito caparbiamente addestrato, comprende tutte le Nazioni del mondo civile che dall’anno della sua fondazione hanno auspicato la pace nel pianeta.

Il fatto di essere intergovernativa a carattere mondiale, quindi, super partes, è una peculiarità, oltre che un aspetto unico che la distingue da tutte le altre organizzazioni umanitarie. Al di là dello scopo primario già menzionato sopra, la stessa si occupa dello sviluppo di relazioni amichevoli, del perseguimento della cooperazione internazionale e di favorire l’armonizzazione delle varie azioni. Con sede a New York in un territorio che gode dell’extraterritorialità, l’edificio più noto del complesso in cui è inserita prende il nome di “Palazzo di Vetro”, ospitante il Segretario delle Nazioni Unite, la carica più alta a livello amministrativo, governativo e militare del mondo. Con una durata di cinque anni, a ricoprirla dal 2017 il portoghese Antonio Guterres. Esistono altri tre uffici periferici come sede delle Nazioni Unite e sono dislocati tra Ginevra, Vienna e Nairobi.

 

 

La NATO – 1949

Letteralmente Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, la NATO è un’organizzazione militare internazionale, interessata alla protezione della pace delle Nazioni Europee del blocco Occidentale. Costituita durante la Guerra Fredda sull’esempio dell’ONU, raccoglie gli accordi sottoscritti dalle Nazioni dell’Ovest dell’Europa libera a difesa dei propri confini, della libertà e della Democrazia. Infatti, nel suo Statuto si dichiara Organizzazione Internazionale per la collaborazione e la reciproca difesa tra Nazioni dell’Europa Occidentale. La ragione della sua istituzione si può leggere nel timore che l’Unione Sovietica intraprendesse una mira espansionistica volta ad affermare e diffondere globalmente la propria ideologia comunista in Occidente. Attualmente ne fanno parte più di trenta Nazioni e ha sede a Bruxelles.

 

 

Il Patto di Varsavia – 1955

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le Nazioni Europee Orientali politicamente vicine alla Russia intesero trincerarsi dietro una cortina di protezione dal mondo occidentale, onde evitare pericolose contaminazioni politiche ed ideologiche con quelle Nazioni che già godevano della Democrazia e della libertà di governo.

Da quell’accordo, o Patto che dir si voglia, tra le Nazioni socialiste del blocco orientale, nacque la formazione dell’Unione Sovietica attorniata da buona parte di Nazioni Europee dell’Est, chiamate, appunto, Nazioni Satelliti. Passato alla storia come Patto di Varsavia, dal nome della città nella quale fu stipulato questo trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza, esso si muoveva con lo scopo di diventare un’alleanza militare di difesa tra gli Stati sociali del Blocco con sede a Mosca.

Per tale ragione e per fugare qualsiasi equivoco, non solo le suddette nazioni firmarono un Patto, ma addirittura innalzarono un muro lungo 156 km e alto 3,6 metri, che partiva dalla porta di Brandeburgo, posizionata al centro di quella città tedesca che già prima della Guerra era stata l’emblema e il simbolo della divisione fra la Germania est e quella occidentale. Una barriera invalicabile che, durante il periodo della Guerra Fredda, tenne segregate le nazioni dell’Europa orientale, frattanto governate da tremende dittature.

 

A cura di Nuccio Sapuppo

Sapete quante persone abitano sulla Terra, oggi? Oltre 7 miliardi e mezzo. Secondo le stime degli studiosi, nell’anno 2030 sfioreremo i 9 miliardi.

 

Non tutte le persone che abitano sul nostro Pianeta vivono però in buone condizioni, anzi! Ci sono tante persone costrette ogni giorno ad affrontare situazioni di povertà: poco cibo o cibo di scarsa qualità, abitazioni precarie, servizi insufficienti, bassa possibilità di prevenire e curare le malattie. Ci sono anche tante differenze evidenti tra Paesi ricchi e Paesi poveri e, anche all’interno dello stesso Paese, ci sono regioni più sviluppate e regioni più sfortunate.

 

In alcune parti del mondo, ci sono tanti bambini che non possono andare a scuola perché le famiglie li mandano a lavorare per portare a casa soldi.

Ci sono anche tante donne che subiscono ingiustizie e limitazioni nel decidere della propria vita.

Neanche il nostro Pianeta se la passa bene, perché subisce continui attacchi all’ambiente, a causa dell’inquinamento e del surriscaldamento, che peggiorano le condizioni di vita di queste e delle prossime generazioni.

 

Nel 2015 i rappresentanti degli Stati riuniti nell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) si sono incontrati per mettere a punto un piano di azione per migliorare la vita del Pianeta Terra e di tutti i suoi abitanti, nell’arco di 15 anni. Ecco perché questo piano si chiama Agenda 2030.

Queste persone si sono chieste quali fossero le cose più importanti da fare per risolvere molti dei problemi individuati. Sono stati così elencati 17 obiettivi cruciali da raggiungere (i cosiddetti Obiettivi Globali per uno Sviluppo Sostenibile), ciascuno suddiviso in traguardi più piccoli.

“Globali” significa che questi Obiettivi devono poter essere raggiunti in ogni parte della Terra e a beneficio di tutti: bambini, donne, anziani, disabili… A beneficio insomma di tutte le persone che hanno difficoltà a vivere una vita dignitosa, in qualsiasi zona del mondo abitino.

 

Quali sono i 17 Obiettivi Globali

1. Eliminare la povertà dal mondo.
2. Sconfiggere la fame nel mondo.
3. Assicurare cure e benessere per tutti.
4. Garantire a tutti un’istruzione adeguata.
5. Promuovere uguali diritti a donne e uomini.
6. Accedere ad acqua potabile e per lavarsi.
7. Avere energia pulita.
8. Sviluppare economia e lavoro per tutti.
9. Diffondere nuove tecnologie per l’industria.
10. Diminuire le differenze tra ricchi e poveri.
11. Vivere in città sicure.
12. Consumare prodotti sostenibili.
13. Stoppare il riscaldamento globale.
14. Conservare il mare e le sue risorse.
15. Tutelare la biodiversità.
16. Creare società giuste e di pace.
17. Far collaborare i Paesi e le Organizzazioni.

 

Un gioco per avvicinarsi ai 17 Obiettivi Globali

Il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) ha ideato un gioco per avvicinare i più piccoli ai 17 Obiettivi dell’Agenda 2030.

L’artista Yacine Ait Kaci (YAK) ha così realizzato un bellissimo gioco da tavolo (scaricabile gratuitamente qui), una specie di gioco dell’oca con tabellone, pedine e dadi, in cui vince chi risponde correttamente alle domande che riguardano gli Obiettivi dell’Agenda 2030.

Lo scopo sociale alla base del gioco è coinvolgere responsabilmente le nuove generazioni in prima persona e far loro comprendere che ogni loro scelta e azione può fare la differenza e aiutare a migliorare il Pianeta che ci ospita.

 

 

Fonte: https://progettoipazia.com/

In occasione della Giornata Internazionale delle Nazioni Unite, che si celebra oggi, 24 ottobre, il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani intende ripercorrere i momenti più significativi della storia dell’Onu per una riflessione sull’organizzazione che oggi più assomiglia a un governo mondiale. 

 

La Giornata internazionale delle Nazioni Unite è una ricorrenza internazionale che il 24 ottobre di ogni anno ricorda l’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite (24 ottobre 1945). Quest’ultimo fu il documento fondante che seguì la nascita ufficiale dell’organizzazione. 

 

È opportuno ricordare che la costituzione dell’Onu non era un fatto scontato alla fine della Seconda guerra mondiale perché, dopo il naufragio della Società delle Nazioni dovuto alle ambizioni e alle rivalità dei singoli Stati, bisognava davvero essere dotati di una massiccia dose di idealismo per credere che ripetere l’esperimento, fallito appena venticinque anni prima, avrebbe sortito risultati diversi. Ma tali risultati si raggiunsero certamente grazie al grande contributo di intellettuali, attivisti e politici animati da ideali autentici e dalla volontà di sanare le macerie umane dei sopravvissuti, usciti dalla Guerra con l’orrore ancora negli occhi per tutte le violenze subite o perpetrate negli anni della cancerosa parabola del Nazi-fascismo.

 

Si trattava di un obiettivo nobilissimo, ma assai complesso. Con la costituzione di un governo sovranazionale garante di Democrazia, Pace e Libertà, i paesi membri attraverso uno statuto che avrebbe trovato da lì a poco la sua urgente applicazione, condannavano con la virtù del Diritto tutto quello che la guerra, come un virus letale, aveva portato, a partire dal clima malato di razzismo nel periodo antecedente ad essa. E così, condannavano l’ingiustificabile violenza di massa, le esecuzioni sommarie, le rappresaglie, gli stupri. Perché se la guerra fu la morte in atto, la liberazione dal Nazi-fascismo fu anch’essa accompagnata da una inarrestabile sete di vendetta che non fece altro che aggiungere  violenza, alla violenza appena consumata. 

 

Bisognava rinascere. Bisognava risorgere. Le Nazioni Unite questo lo sapevano. E così Stati Uniti, Regno Unito, Russia e Cina, più altri 26 paesi, unirono le loro forze per impedire il ripetersi di una nuova guerra mondiale. Con il tempo, inoltre, i Paesi membri iniziarono ad allargare il campo delle loro competenze e concentrarono i loro sforzi per ostacolare le discriminazioni, per cancellare la povertà, per debellare malattie mortali come vaiolo e poliomielite. Secondo quanto disposto dallo Statuto, l’Onu avrebbe svolto quattro fondamentali funzioni: mantenere la Pace e la Sicurezza internazionale, sviluppare relazioni amichevoli fra le nazioni, cooperare nella risoluzione dei problemi e promuovere il rispetto per i Diritti Umani.

L’Onu compie 74 anni

Sono passati ormai settantaquattro anni dalla creazione dell’Onu. È inevitabile guardarsi indietro, ripensare a ciò che è stato e fare bilanci. Possiamo quindi affermare con certezza che l’Onu nel campo dello sviluppo ha ottenuto grandi successi, perché è riuscito a bloccare ad esempio la diffusione di malattie importanti e a controllare la malnutrizione. I maggiori successi poi sono stati raggiunti nel campo della protezione perché il movimento dei Diritti Umani, di cui il CNDDU si fa portavoce nel nostro Paese, ha influenzato non solo i Governi, ma anche i popoli e gli individui. Le Nazioni Unite non sono riuscite, invece, anche attraverso le forze di pace, a impedire il radicalizzarsi di violentissimi scontri armati che molto spesso hanno portato alla morte di milioni di persone. Questo spinge quindi a cercare di capire come possa essere riformata l’organizzazione per renderla più efficiente e preparata a gestire i pericoli che può correre il mondo oggi. È innegabile, però, che senza l’Onu, la storia degli ultimi settant’anni avrebbe avuto sviluppi differenti.

 

Il CNDDU, in una giornata così importante che rievoca la storia nazionale e internazionale dei paesi che fanno parte delle Nazioni Unite, intende riconoscere tutti gli sforzi fatti dall’Onu dal 1945 a oggi, per trasformare i pericoli, sempre imminenti per il mondo, in civile dibattito. E anche se non sempre le Nazioni Unite sono riuscite a garantire la Pace promessa ai popoli e agli uomini, nessuno può mettere in discussione il valore di questa straordinaria Torre di controllo senza la quale sarebbe stato difficile, per tutti, rialzarsi dopo gli Anni del Disastro.

 

Siamo davvero fuori dagli Anni del Disastro? Purtroppo la cronaca ci racconta lo strazio di popoli che ancora non trovano tregua alla loro sofferenza. Sono settimane ormai che il popolo curdo della Siria, il popolo senza Stato, viene bombardato incessantemente dalle forze dell’esercito turco, il quale non si ferma nemmeno davanti a edifici pubblici e strutture mediche. I raid aerei si scagliono con violenza su obiettivi civili, e, stando alle informazioni dell’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, non hanno rispettato la Tregua. Le prime vittime di questa folle guerra sono ovviamente bambini innocenti che hanno come unica colpa quella di essere nati dalla parte sbagliata del mondo! Il bilancio è pesantissimo: si parla di 60 mila sfollati. L’Onu nella persona del suo portavoce, Rupert Colville, parla di gravi violazioni internazionali che costituiscono crimini di guerra, per tali ragioni le Nazioni Unite stanno verificando  le responsabilità della Turchia che potrebbe essere ritenuta responsabile del genocidio del popolo curdo. E mentre il leader turco minaccia l’ Unione europea di inondarla di profughi, le speranze del mondo civile, affinché il massacro del popolo curdo abbia fine, si raccolgono ancora una volta attorno all’Onu, che come sempre rappresenta l’ultimo baluardo di Pace.

 

Come sempre, alla vigilia di giornate così importanti, chiediamo ai docenti della scuola del nostro Paese di coinvolgere gli studenti in attività o lezioni che possano destare interesse e partecipazione e fornire nuovi stimoli per il recupero di una memoria collettiva che è fondamentale per la costruzione del presente. Umberto Eco, nella Lectio magistralis tenuta in inglese al palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York nel 2013, invitava le nuove generazioni, da entrambi i lati dell’Oceano Atlantico, a non perdere la memoria storica. E noi siamo fermamente convinti che ripercorrere la storia delle Nazioni Unite è proteggere la memoria storica. 

 

Oggi non facciamoci trovare impreparati e non lasciamo impreparati i nostri studenti, anche se il cielo della Siria per ora non conosce ancora l’azzurro, raccontiamo loro che in tanti altri posti del mondo nel cielo è tornato l’azzurro, mostriamo loro lo splendido colore azzurro della bandiera dell’Onu e indichiamogli la mappa del mondo protetto da due rami d’ulivo. Poi raccontiamo ai nostri ragazzi una storia bella, la storia di popoli a lungo in contrasto, che si sono inferti le più profonde ferite, e che alla fine hanno scelto di camminare insieme, per costruire con impegno e fatica un mondo migliore.

In tutto il mondo si celebra oggi una giornata dedicata alla promozione della pace. Una ricorrenza nata nel 1980 ad opera delle Nazioni Unite.

 

In origine si stabilisce come ricorrenza ogni terzo martedì di settembre, in occasione del giorno inaugurale della sessione annua dell’Assemblea Generale dell’ONU.

 

Nel 2001, a seguito di una campagna dell’attore inglese Jeremy Gille e della nascita dell’organizzazione Peace One Day, l’Assemblea Generale approva la risoluzione 55/282, tramite cui dichiara che, a partire dall’anno successivo, la Giornata internazionale della pace sarà celebrata il 21 settembre di ogni anno: giornata in cui viene rinnovato l’invito a tutte le nazioni e le persone a cessare ogni tipo di ostilità.

Lorenzo Damiano, leader del Popolo della Famiglia e fondatore del movimento Pescatori di Pace, interviene su quanto sta accadendo in Italia e in Europa: “Aveva ragionare Trump, quando voleva destituire le nazioni unite. L’Italia, culla di vera
civiltà storica, politica e culturale, non può subire dall’Onu una tale ingerenza per una questione inesistente come il razzismo, un termine abusato che crea un procurato allarme che potrebbe quasi essere perseguibile legalmente se avessimo una Magistratura europea coerente.

 

Una manciata di burocrati massoni vuole imporre in tutti i modi la sua dittatura, prova ne è quanto sta accadendo in Ungheria, destabilizzando la democrazia del nostro Paese e provocando uno tsunami culturale.

 

I burocrati dell’Onu, quindi, lasciassero in pace l’Italia e si occupassero di Nazioni ridotte alla fame e in difficoltà: se facessero egregiamente il loro lavoro utilizzando al meglio le risorse a disposizione avrebbero già risolto il problema di quei Paesi, creando industrie, occupazione, democrazia. Invece i flussi migratori sono all’ordine del giorno proprio per l’incapacità di questi burocrati, servi inutili per la civiltà, di aiutarli nei loro Paesi.

 

Si preoccupassero inoltre delle emergenze sanitarie che questo tsunami migratorio sta portando: ultim’ora in Veneto il caso di un immigrato clandestino fuggito da una struttura e malato di Tbc.
Un allarme che potrebbe diffondersi anche in tutta la Regione e creare panico nella popolazione. Perché non usano i loro soldi per questi scopi, veri traguardi umanitari?

 

Damiano continua poi la sua critica: “Si rischia una guerra civile: l’Italia preferirà un domani essere difesa da nazioni che in Europa combattono realmente in nome dei veri valori, a difesa della famiglia e della fede cristiana. Il voto degli italiani va rispettato altrimenti il popolo potrebbe ribellarsi e rischieremo di arrivare al Parlamento senza il voto, non solo in Italia ma in tutta Europa. Il Veneto, culla della storia alla musica all’imprenditoria, deve essere difeso, l’Italia delle grandi opere del passato deve essere difesa. La storia è un corso e ricorso che il mondo non è mai riuscito a impedire ma noi, reagendo, possiamo bloccare il futuro nefasto che ci spetta tirando fuori la nostra vera italianità con coraggio, classe e autorità, occupandoci dei veri problemi del popolo e non mettendo in pericolo le nostre tradizioni e la nostra gente. W la nostra Italia”.

Alcuni prodotti della dieta mediterranea sono stati, ultimamente, accusati da parte dell’ONU, come non salutari.
Con questo articolo oggi intendiamo far chiarezza su cosa si intende per “dieta mediterranea” e perché è giusto difenderla a spada tratta (tralasciando, per un istante, le accuse da parte dell’ONU).

 

La dieta mediterranea è stata considerata dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità ed è il modello alimentare sul quale molti paesi, che si affacciano, per l’appunto, sul mar Mediterraneo, basano la loro alimentazione da anni.
A partire dagli anni ’50 l’alimentazione delle popolazioni che si affacciavano sul Mar Mediterraneo è stata protagonista di studi che l’hanno vista distinguersi notevolmente dalle altre. Dallo studio infatti, effettuato su 12.763 persone provenienti da 7 paesi differenti del mondo, è emerso che i tassi di malattie cardiovascolari erano maggiori nelle persone provenienti dal Nord America e dall’Europa settentrionale. I tassi più bassi erano, invece, rappresentati da persone provenienti dall’Europa meridionale. Questi risultati sono stati fortemente associati alla dieta mediterranea.

 

Le principali caratteristiche della dieta mediterranea sono l’elevato consumo di cibi vegetali (verdure, frutta, cereali), un consumo moderato di pesce e vino rosso e un basso consumo di latticini, uova e carne.
In più, in una dieta mediterranea, si predilige l’olio di oliva come fonte di grassi e si consiglia di limitare l’uso di carne rossa e lavorata (salumi, ad esempio) e dello zucchero raffinato. Il largo consumo di cibi vegetali rende la dieta mediterranea molto simile a quella vegetariana.

 

La combinazione equilibrata delle sostanze nutritive presenti in questi alimenti, svolge, nel nostro organismo, attività antiossidanti, antinfiammatori e di prevenzione contro alcune malattie (ictus, malattie cardiovascolari, obesità, disturbi neurodegenerativi, cancro, ipertensione, diabete e reazioni allergiche).

 

Ma qual è la frequenza di consumo degli alimenti, nell’atto pratico, che prevede la dieta mediterranea?
Verdura: 3 o più porzioni al giorno
Frutta: 2 porzioni al giorno
Olio extravergine d’oliva: 3 cucchiai al giorno (generalmente)
Cereali (si includono anche pasta e pane): 3 porzioni al giorno
Latte e derivati: 2 porzioni al giorno
Legumi: almeno 3 volte a settimana
Frutta secca: almeno 3 volte alla settimana
Uova: 1 volta a settimana
Pollame: 2 volte a settimana
Pesce: 2 volte a settimana
Carne rossa: 1 volta a settimana
Vino: 1 bicchiere al giorno per le donne e 2 bicchieri al giorno per gli uomini

 

Ciò che rende speciale la dieta mediterranea è, sicuramente, la quantità di componenti bioattivi che da essa derivano: gli antiossidanti dalla verdura, frutta, olio extra vergine d’oliva, frutta secca, legumi e dal vino; la fibra dalla verdura, frutta, cereali integrali e legumi; i fitosteroli dai cereali, dalla frutta secca e dai legumi; gli acidi grassi monoinsaturi dall’olio extra vergine d’oliva; gli acidi grassi omega-3 dal pesce e dalla frutta secca; i probiotici dai derivati del latte.

 

Dopo vari e numerosi studi effettuati sulla dieta mediterranea, essa è stata adottata anche da molti paesi che non si affacciano sul Mar Mediterraneo (l’Australia, il Giappone, il Cile, l’Iran e il Nord Europa). Vivendo in Italia abbiamo avuto la fortuna di sapere, fin dall’infanzia, in cosa consistesse la dieta mediterranea e, uscendo dalle grandi città, possiamo meravigliarci per i prodotti che la natura di offre.
Seguiamo la dieta mediterranea con razionalità e coscienza e abbiniamola sempre a uno stile di vita sano così da poter prevenire alcune malattie. Abbiamo a disposizione un patrimonio UNESCO sotto le nostre mani, i nostri occhi e il nostro naso: difendiamolo ma, ancor di più, sfruttiamolo!

Sembra una follia, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’ONU stanno per dichiarare guerra ai prodotti pilastri della dieta mediterranea.

 

Tutto parte dalla dichiarazione di guerra al diabete, cancro e malattie cardiovascolari, le cui morti dovranno essere ridotte del 30% entro il 2030.

 

Sotto accusa i prodotti alimentari nei quali dovranno essere ridotti i grassi saturi, sale, zuccheri e alcol, e quindi finiranno per essere demonizzati la pizza, l’olio, il vino, il parmigiano e il prosciutto, tutte eccellenze della dieta mediterranea.

 

La proposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità verrà discussa nella riunione del 27 settembre prossimo, durante la quale potrebbero essere messe tasse molto forti sugli alimenti contenenti grassi, sale e zuccheri.

 

Il parmigiano potrebbe essere così dichiarato pericoloso come il fumo. La prima dura replica è partita dal Presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Riccardo Deserti.

 

Fonte: Qui Finanza

Il 02 aprile di ogni anno si celebra la Giornata mondiale dell’autismo. La giornata è stata istituita dall’assemblea generale dell’ONU nel 2007, con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità internazionale sulle caratteristiche e manifestazioni di tale patologia.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene fondamentale continuare a rimarcare l’importanza dell’azione didattica, soprattutto laddove siano presenti casi di BES e DSA, allo scopo di valorizzare le differenze e incrementare l’inclusione, armonizzando le specificità di ogni studente. A tal proposito, ci si augura che vengano messe a disposizione in tutte le scuole risorse finanziarie e umane da impiegare tempestivamente nelle diverse eventualità formative. Sarebbe opportuno che il MIUR incrementasse i finanziamenti per potenziare al meglio le competenze specifiche degli educatori e dei docenti, necessarie per rispondere con prontezza ai bisogni delle famiglie e degli studenti.

 

Consideriamo la scuola come fattore di riscatto, crescita, affrancamento e di emancipazione per tutti gli allievi; specialmente per chi affronterà un percorso di vita e di studio da condurre con maggiore attenzione, ma proprio per questo foriero di speranza e autonomia.
Le famiglie confidano negli sforzi delle istituzioni e delle persone perché i loro cari vengano accompagnati nel loro iter formativo con rispetto, motivazione e responsabilità. Non si possono disattendere tali aspettative: una società civile cresce con l’apporto di tutti. Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani invita a cogliere l’occasione per creare nelle classi uno spazio di riflessione sulle possibilità di comunicazione alternative a quelle convenzionali, come disegno; attività laboratoriali-ludiche; musica e fotografia con lo scopo di ritrovarci tutti uniti lungo il cammino dell’apprendimento e della crescita.

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