Sì, sono in trincea, una vera trincea dove ogni giorno si combatte, e si vince e si muore, purtroppo.
Sono ricoverato nel reparto Covid dell’ospedale all’Angelo di Mestre. Qui una sparuta schiera di medici instancabili, infermieri ed ausiliari – rimasti in pochi a causa delle note sospensioni – senza tregua, sotto stress, danno assistenza continua con sapienza pazienza e umanità ai malati.
Ieri qui erano 50 i ricoverati tra non gravi, gravi e molto gravi. Qui non ho visto distinzioni tra categorie, nessuno viene etichettato, sono tutti pazienti e tutti trattati con la stessa bravura e competenza dai medici senza mai sosta. Tra di loro ne cito uno, il dott. Tavernese, solo perché è quello che più volte al giorno viene a visitarmi, a rincuorarmi e spronarmi. Lo ringrazio per la sua sapienza medica e sensibilità, è un giovane ma impersonifica quello che noi tutti intendiamo medico.
Il problema non è qui, questa macchina funziona a mille posso dirlo, sto vivendo il problema. Qui medici e infermieri riuniti in consulto al capezzale di un gravissimo, riescono a seguire e curare tutti i restanti.
Il problema è da ricercare molto più in su, oltre i confini della nostra regione, in quei luoghi dove molte volte la realtà che quotidianamente il paese vive non viene percepita.
Credo sia giunto il momento di dare una bella virata a tutto, perché altrimenti finiremo nella fossa dei leoni dove molte belve ci aspettano e ci faranno a pezzi tutti, senza distinzione alcuna.
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