La stagione venatoria si è aperta domenica 15 settembre, giorni di riposo venatorio il martedì e venerdì. Nei primi giorni d’apertura i cittadini segnalano che si è sparato ininterrottamente, dall’alba al tramonto
Mestre – Nel territorio veneziano sono svariate le richieste di intervento e di lamentale dei cittadini giunte ai telefoni cellulari dei volontari LIPU. Alcuni erano addirittura increduli si potesse sparare con tanta intensità. Nei primi due giorni, in alcune zone, si è sparato ininterrottamente dall’alba al tramonto, spaventando e intimorendo i cittadini che erano all’aria aperta.

Nel Bosco di Mestre, cui a debita distanza era stato installato un sistema denominato “giostra” perfettamente legale ove finti uccelli, roteando, richiamano altri esemplari da colpire, si è sparato moltissimo.
Nella zona di Camponogara (VE) veniva segnalato il primo giorno di apertura che un cacciatore per inseguire la preda si era addentrato sin davanti l’uscio di casa di qualcuno, creando allarme tra gli occupanti dell’abitazione.
Sono anche arrivate notizie che non si sono rispettati i giorni di preapertura, e si è sparato anche in altri giorni non consentiti. La pratica della caccia, con l’uccisione anche di molti esemplari giovani o addirittura appena usciti dal nido, rimane un forte elemento di disturbo per tutte le specie.

Ma non eravate preoccupati del cambiamento climatico?
Il territorio della penisola italiana si presta per vocazione morfologica all’accoglienza e transito di centinaia di specie di uccelli, trovandosi in piena rotta migratoria dal Nord Europa al Sud Mediterraneo, Africa e Medio Oriente e viceversa.
La caccia di pre-apertura va ad incidere sul patrimonio aviario in migrazione in maniera significativa, anche su specie particolarmente protette, su uccelli già stremati dalla sottrazione di habitat, incendi, alluvioni.
I corridoi sicuri sono sempre più ridotti da estremi climatici come trombe d’aria, che possono distruggere migliaia di esemplari in volo in pochi minuti. A questo si aggiunge un’azione di disturbo a terra al punto che gli esemplari non possono riposare o alimentarsi in tranquillità.
Nelle migrazioni di migliaia di chilometri verso il sito di svernamento, l’insufficiente forma fisica sovente porta alla morte dell’esemplare. Per i motivi su elencati l’ISPRA l’Istituto Superiore di Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente, nel dare il loro parere obbligatorio ma non vincolante, si sono espressi esprime negativamente nell’esecuzione della caccia pre-apertura.
Circa le criticità nelle migrazioni dovute ai cambiamenti climatici rimane esaustiva la scheda aggiornata al 31.12.2023 dell’ ISPRA sullo “STATO DI SALUTE DELLE POPOLAZIONI DI UCCELLI MIGRATORI” autori Jacopo G. Cecere, Simona Imperio: “L’indicatore fornisce un quadro dello stato di salute delle popolazioni di uccelli passeriformi migratori comuni in Europa attraverso una valutazione della resilienza delle specie migratrici al cambiamento climatico. L’aumento delle temperature primaverili dovute al riscaldamento globale comporta un anticipo stagionale dell’attività vegetativa e quindi del picco di presenza di insetti.
Di conseguenza, se i migratori non anticipano in ugual misura l’arrivo ai siti riproduttivi non trovano abbondanza di prede nel momento in cui devono alimentare i pulcini. Un mancato anticipo della data di migrazione si traduce quindi in una bassa resilienza delle popolazioni migratrici ai cambiamenti climatici, con effetti negativi sulla loro sopravvivenza.
Viene quindi analizzatala la variazione temporale della data di arrivo dei passeriformi migratori presso i siti di sosta utilizzati dopo l’attraversamento del Sahara e del Mar Mediterraneo durante il viaggio primaverile dall’Africa verso i siti riproduttivi europei.
Sulla base dell’analisi della data di migrazione di 10 specie di uccelli contattate in 26 stazioni di inanellamento aderenti al Progetto Piccole Isole di ISPRA nel periodo 1988-2022 (35 anni), si rileva che il 50% delle specie prese in
considerazione mostra un anticipo della data di migrazione troppo lento (di circa 1 giorno ogni 7+ anni) per essere definito sufficiente a contrastare gli effetti del cambiamento climatico”.
Mantenere le specie in uno stato di conservazione soddisfacente
Con la convenzione di Bonn sulle Specie Migratrici appartenenti alla fauna selvatica, secondo la Lipu di Venezia, l’obiettivo è garantire alle specie migratrici un buon stato di conservazione. (Legge 157/92 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio).
Nelle nostre zone gli ornitologi hanno censito delle forti migrazioni in anticipo di piccoli passeriformi come la Balia nera Ficedula hypoleuca, migratore di lungo raggio (dai 5000 ai 9.000 km.) proveniente dalla Penisola Scandinava e dalla Russia e diretta nell’Africa Subsahariana.
Tantissimi sono i passeracei in transito nella nostra Penisola in questo periodo, anche poco noti come il Beccafico Sylvia borin e molte altre.
Nei Piani Faunistici Venatori non vengono considerati i cosiddetti “effetti collaterali”. I dati di BirdLife International e dell’IUCN Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, designano inconfutabilmente uno scenario per un prossimo rischio rarefazione e successivamente estinzione per molte specie di uccelli.
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