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Riapre la stagione della caccia, e con essa il telefono “Anticaccia” promosso dall’associazione italiana difesa animali ed ambiente che anche quest’anno ha iniziato la sua attività con una serie di chiamate già dalla giornata di ieri, in occasione dell’apertura della caccia.

 

Diversi i cittadini dall’Emilia Romagna fino a alla Sicilia che hanno chiamato il 347.9269949 lamentando principalmente spari nelle vicinanze della case da parte dei soliti cacciatori irresponsabili, che non hanno rispetto per nulla e per nessuno e che con un fucile in spalla si credono i padroni del mondo.

 

Come e quando è attivo il telefono anticaccia?

Tutti i giorni tra le 8 e le 12 chiamando il 347.9269949 non è un numero verde, e la telefonata si paga in base al proprio piano tariffario.

 

 

Chi può rivolgersi al telefono e quali servizi offre?

Il telefono “Anticaccia” è promosso dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente ed è giunto al suo ottavo anno di attività a questo telefono possono rivolgersi tutti i cittadini che si sentono in qualche modo infastiditi dalla presenza dei cacciatori, per chiedere consigli utili e fare segnalazioni su violazioni della legge dei cacciatori, sulla presenza dei cacciatori in azione vicino alle case o nelle proprietà private non consentite. Il contatto telefonico può successivamente essere seguito da una segnalazione scritta che l’associazione provvederà ad inoltrare alle autorità competenti. In caso di richiesta di semplici consigli non serve la successiva segnalazione scritta.

 

 

Quando rivolgersi al telefono “Anticaccia” e quando direttamente alle Forze dell’Ordine?

In caso di pericolo immediato o di situazione grave occorre chiamare direttamente le forze dell’ordine o i carabinieri forestali al 1515 e in tutti gli altri casi invece si può chiamare il telefono “Anticaccia” al  numero 347.9269949.

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Conto alla rovescia iniziato per la mattanza dei volatili. Anche quest’anno in Veneto il calendario venatorio prevede la possibilità di cacciare in pre-apertura dal 2 settembre.

 

Potranno essere uccisi le specie Merlo, Cornacchie, Ghiandaia e Gazza, mentre la Tortora selvatica e il Colombaccio potranno essere cacciati solamente nei giorni 2 e 3 settembre.

 

“Ma tranquilli – dice Elisa Casonato, capolista Europa Verde -Treviso (in foto) – il vero divertimento inizierà domenica 20 e i colpi si sentiranno fin nelle cabine elettorali.

Se lo ricordino bene tutti gli elettori di Zaia, la loro coalizione è finanziata e sostenuta dalla lobby dei cacciatori che votano principalmente Lega e Fratelli d’Italia.

Nel 1990, in Veneto, al referendum per l’abolizione della caccia, il quorum era stato raggiunto e aveva vinto il sì”.

 

E continua: “In virtù dell’autonomia richiesta, si dovrebbe confermare la volontà dei Veneti, dando seguito all’abolizione della Caccia.

Noi di Europa Verde-Treviso, in tempi pre Covid avevamo già promosso una raccolta firme contro la caccia, rilevando che i tempi sono nuovamente maturi per promuovere un referendum per l’abolizione della pratica obsoleta e crudele della caccia.”

 

“In piena quarantena, quando nessuno poteva stare a non più di 200 metri da casa, i cacciatori sono stati autorizzati a spostarsi dove volevano” conclude. – “Dati dell’associazione di vittime della caccia (stagione 2019/2020) parlano di 13 morti e 43 feriti, senza contare gli animali.

Noi confermiamo il nostro impegno per l’abolizione della caccia, e il benessere degli animali”.

Niente ‘retate’ per catturare le lepri nel Parco del Sile. Ad annunciare il dietrofront è il consigliere del Partito Democratico, e vice presidente della commissione Ambiente, Andrea Zanoni che nei giorni scorsi aveva contestato duramente l’annuncio del nuovo presidente dell’Ente Parco. “Con una comunicazione datata 16 gennaio gli Ambiti territoriali di caccia e la Polizia provinciale di Treviso e Padova sono stati informati della sospensione. Si tratta di una bella vittoria del buonsenso e della legalità”, commenta Zanoni, soddisfatto per la retromarcia.

 

“Un’area protetta non può diventare il luna park dei cacciatori, in totale spregio di tutte le norme attualmente in vigore. Appena avvisato delle ‘retate’ programmate dentro al Parco e in un periodo vietato, ho chiesto i documenti e ho incontrato il nuovo presidente, il dottor Arturo Pizzolon. Gli ho fatto presente che mancava l’istruttoria per i presunti danni delle lepri, e infatti non sapevano quanti danni avevano causato né dove. Inoltre era assente il parere dell’Ispra, l’agenzia nazionale che si occupa di valutare qualsiasi intervento in tema di fauna selvatica, anche in aree protette. È un documento necessario per qualsiasi attività in deroga e, a mio avviso, il parere sarebbe stato contrario. Inoltre – evidenzia ancora Zanoni – non c’era la Vinca (Valutazione d’incidenza ambientale) prevista per attività di un determinato impatto come queste, dove un centinaio di persone urlanti e armate di bastoni effettuano rastrellamenti per spingere le lepri dentro le reti. Il Parco infatti è una Zona di Protezione Speciale e anche una Zona Speciale di Conservazione tutelata dalla Rete Natura 2000 grazie alla Direttiva Ue Habitat e alla Direttiva Ue Uccelli: queste attività così rumorose avrebbero comportato lo spostamento degli uccelli migratori presenti nel Parco che sarebbero finiti nel mirino delle doppiette appostate ai confini delle aree tutelate”. Ma non solo, puntualizza Zanoni: “Ho ricordato al presidente che le retate delle lepri sono consentite solo nelle zone di ripopolamento e cattura e non oltre i primi giorni di gennaio (nel Parco del Sile, invece sarebbero iniziate il 19 gennaio per concludersi il 2 febbraio) perché inizia il periodo dell’accoppiamento. Perciò sarebbero state catturate anche delle femmine gravide, stressate dalla cattura nelle reti e dalla manipolazIone di soggetti poco esperti e adatti, con il pericolo concreto di aborti”.

 

“Prendo atto che dopo la mia specifica richiesta fatta mercoledì durante l’incontro col presidente, questo abbia deciso di sospendere per autotutela le operazioni e perciò – conclude il vicepresidente della commissione Ambiente – non posso che essere soddisfatto, alla fine hanno prevalso la legalità e il buonsenso”.

Via libera dal 1° ottobre alla mobilità venatoria dei cacciatori tra i diversi ambiti di caccia del territorio regionale. Con la predisposizione del sistema informatico, l’attivazione di un sito dedicato e il varo da parte della Giunta regionale del Veneto delle linee guida, trova applicazione la norma veneta che consente ai cacciatori di accedere anche ad ambiti territoriali diversi da quello in cui sono iscritti per inseguire la fauna migratoria. 

Assessore Pan: “Anagrafe e sistema informatico per gestire la presenza dei cacciatori”

“Ora anche il Veneto, come già Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia – dichiara l’assessore alla caccia Giuseppe Pan – riconosce nel proprio ordinamento l’istituto della mobilità per i cacciatori. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha archiviato tutti i dubbi di costituzionalità della legge, abbiamo provveduto a disciplinare con equilibrio e razionalità la presenza dei cacciatori nel nostro territorio, grazie alla creazione di una anagrafe informatica dei cacciatori e alle possibilità di programmazione e controllo offerte dalla gestione informatica del sistema”.

 

Con la mobilità venatoria i cacciatori iscritti in un ambito di caccia in Veneto possono praticare l’attività venatoria alla selvaggina migratoria anche in altri ambiti diversi da quello di iscrizione, sino ad un massimo di 30 giornate nel corso della stagione venatoria (a partire dal 1° ottobre di ogni anno), con la sola esclusione della zona vallivo-lagunare e della zona faunistica delle Alpi. 

L’attività venatoria in regime di mobilità alla selvaggina migratoria potrà essere praticata sia in forma vagante (con senza cani, con obbligo di accompagnamento) sia da appostamento.

 

Chi intende avvalersi di questo istituto dovrà prenotare la giornata di mobilità collegandosi con il sito web www.movemose.it e scaricare il codice di prenotazione. Il sistema informatico regionale autorizzerà l’accesso giornaliero ad un numero di cacciatori comunque non superiore alla differenza tra i cacciatori ammissibili ad un determinato ATC, sulla base dell’indice di densità venatoria massima, e quelli effettivamente iscritti all’ATC stesso.

 

“L’avvio della mobilità venatoria in modo regolato e attentamente controllato – conclude l’assessore- dà riconoscimento ai diritti dei cacciatori e, al tempo stesso, rappresenta un’occasione per riaffermare il rispetto dei vincoli imposti per una gestione equilibrata e consapevole del patrimonio faunistico della nostra regione”.

Ha riaperto ieri la stagione venatoria e anche quest’anno l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente ha attivato il suo telefono anticaccia al numero 347.9269949 fino al 31 gennaio 2020. Quest’anno AIDAA in collaborazione con il centro studi ITALIAMBIENTE mette a disposizione un vademecum delle regole per contrastare la presenza dei cacciatori, convinti di poter invadere i fondi e i terreni altrui e di sparare a pochi metri dalle case.

Vademecum anticaccia

1) La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro, è inoltre vietato sparare in direzione delle stessi da una distanza inferiore di 150 metri.  La caccia è anche vietata per una distanza di 50 metri dalle strade (comprese quelle comunali non asfaltate) e dalle ferrovie e anche in questo caso è vietato sparare a una distanza inferiore a 150 metri.
2) La caccia nei fondi dove c’è la presenza di bestiame o di macchine agricole in funzione è consentita solo a una distanza superiore ai cento metri dalla mandria o dal gregge o dal branco.
3) I cacciatori hanno divieto di trasportare armi da caccia che non siano scariche e in custodia all’ingresso dei centri abitati o dalle zone dove è vietata l’attività venatoria a bordo di veicoli di qualunque tipo e nei giorni in cui la caccia è vietata.
4) È vietato cacciare con reti, trappole, tagliole, vischio, esche e bocconi avvelenati, lacci, archetti, balestre, gabbie-trappola. Inoltre martedì e venerdì sono giorni di assoluto silenzio venatorio. La caccia infine è consentita da un’ora prima del sorgere del sole, fino al tramonto. Con il buio è assolutamente vietato cacciare.
5) È vietato cacciare nei terreni di pianura innevati, stagni e laghi ghiacciati, terreni allagati, giardini privati, parchi pubblici, centri abitati, aree adibite a sport, parchi e riserve naturali, oasi, zone di ripopolamento, foreste demaniali.
6) Vi è divieto di ingresso dei cani da caccia nei terreni coltivati a riso, soia, tabacco ed ortaggi. L’uso dei cani è consentito in numero massimo di due per cacciatore. L’esercizio venatorio è vietato in forma vagante sui frutteti, vigneti fino alla data del raccolto, coltivazioni di riso, soia e mais da seme. Inoltre l’articolo 672 del codice penale “Omessa custodia e mal governo di animali” punisce chi lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti.
7) L’introduzione di cacciatori in giardini e pertinenze delle abitazioni civili anche se non recintate son considerate per il codice penale VIOLAZIONE DI DOMICILIO, quindi i cacciatori che oltrepassano questo limite sono puniti ai sensi dell’articolo 614 del codice penale.
8) Se un cacciatore, come spesso capita, uccide o ferisce animali domestici o animali da cortile è punito ai sensi dell’articolo 630 del codice penale. Mentre è punito ai sensi dell’articolo 727 del codice penale chi distribuisce bocconi avvelenati, provocando morte o intossicazione di animali da compagnia  e da cortile.
9) L’art. 703 del codice penale “Accensioni ed esplosioni pericolose” punisce penalmente chi in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara con armi da fuoco.
10) La vigilanza sull’applicazione delle leggi sulla caccia (articolo 27 L.157/92) è affidata a: guardie venatorie della Provincia, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Polizia municipale, Guardie volontarie venatorie delle associazioni ambientaliste e venatorie. e in caso di violazione di  una delle regole qui sopra esposte è possibile presentare denuncia penale sia alle forze dell’ordine che alla procura della repubblica di riferimento.

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Christian Badin, coordinatore regionale Veneto Movimento Animalista e della Lega italiana in difesa degli animali e dell’ambiente

 

 

Domenica è prevista l’apertura della caccia in Veneto, l’evento più nefasto dell’anno per questa regione. La caccia è una forma di sadismo, una manifestazione di crudeltà e disprezzo della vita, una lotta impari tra l’uomo e l’animale, persone prive dei requisiti etici necessari a educare le future generazioni al rispetto per la vita. Per questo noi siamo da sempre per l’abolizione della caccia. È il momento che finalmente questa Regione diventi una regione con sensibilità animalista e ambientalista.

 

 

La Commissione europea e il ministro dell’Ambiente hanno chiesto la correzione del calendario venatorio Veneto per fermare l’anticipazione della caccia alla pavoncella e al moriglione. La Lega e Fratelli d’Italia sono i partiti responsabili del curare gli interessi dei cacciatori. Il calendario venatorio della Regione non tiene in considerazione il parere dell’Istituto superiore per la ricerca e protezione ambientale (Ispra), e va contro le direttive europee sulla tutela della fauna selvatica, consentendo di cacciare anche specie rarissime come il combattente, il moriglione e il colombaccio.

 

Al momento l’attuale calendario venatorio permette di sparare al moriglione e alla pavoncella dal 15 settembre al 30 gennaio, anziché dal 1° ottobre al 20 gennaio, come raccomandato da Ispra. Per il moriglione aveva inoltre chiesto un carniere limitato di massimo due soggetti al giorno per cacciatore e di 10 per tutta la stagione venatoria. La Regione Veneto a guida leghista invece ha alzato i limiti fino a 40 capi, evidenziando una sudditanza verso la lobby delle armi e delle associazioni venatorie.
Da Bruxelles e da Roma è arrivato il cartellino rosso, visto l’inserimento di pavoncella e moriglione nelle liste di protezione dell’Aewa (Accordo euroasiatico per gli uccelli migratori). Entrambi sono classificati come specie minacciate da BirdLife International, una condizione condivisa con altre tre specie cacciabili in Italia, ovvero coturnice, tordo sassello e tortora selvatica, a cui andrebbe garantita una protezione integrale. Il Veneto invece in controtendenza si distingue con la caccia alla tortora selvatica anche in pre-apertura.
Ogni anno la stessa cosa, oltre al danno, anche il vanto per aver approvato la pre-apertura per specie che in questo periodo hanno ancora i piccoli, condannando a morte di stenti anche loro.

 

È giunto il momento di smettere di voltare la testa dall’altra parte, ci sono abitudini che vanno cambiate, la caccia non è uno sport, sparare vigliaccamente alle spalle di un povero essere innocente non è sport, è barbarie. L’uomo è l’unico essere vivente al mondo che uccide non per fame ma per diletto! E nessuno al giorno d’oggi va più a caccia per fame, perché è costoso. Costano le armi, le licenze e sicuramente è solo un esercizio di prepotenza e morte. Non è un caso che le associazioni venatorie siano sostenute da partiti o movimenti, dove il rispetto per la vita e il prossimo spesso è latente…

 

Noi lotteremo per far sì che prevalga il bon senso, la sensibilità, e per far sì che ogni persona apra il cuore e gli occhi e si arrivi al sogno dell’abolizione della caccia! Questo il nostro intento!

Dalla prossima stagione faunistico venatoria 2019/2020 si potrà cacciare il cinghiale anche sul Monte Baldo. È questa la principale novità introdotta con un provvedimento approvato dalla Giunta regione del Veneto, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Caccia e Pesca Giuseppe Pan. 

 

Il numero di capi prelevabili in selezione da appostamento è fissato a 300, distinti per sesso e classe d’età come da indicazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il tetto potrà essere superato, su autorizzazione della Provincia, fino ad un massimo di 400 esemplari, fermo restando il rispetto della ripartizione per sesso ed età indicata da ISPRA. I periodi di caccia vanno dal 2 novembre 2019 al 30 gennaio 2020 in girata e fino al 30 marzo 2020 in selezione da appostamento.

 

Il prelievo sperimentale resta in vigore anche in Lessinia come avviene dal 2010, associato comunque al controllo da svolgersi con l’obiettivo della riduzione dei danni alle attività agricole e all’impatto sull’ecosistema ambientale. Il numero dei soggetti prelevabili sarà complessivamente di 700-800 capi, di cui 150 capi nella forma della selezione, da suddividere a seconda del sesso e classe d’età di appartenenza (50% giovani, 20% maschi adulti, 30% femmine adulte). 

 

“Si tratta di un prelievo del tutto sostenibile, che ha ottenuto il parere favorevole dell’ISPRA – commenta l’assessore Pan – per contenere il proliferare della specie, visti i problemi causati nel territorio veronese, caratterizzato da spiccata vocazione agricola. Il piano sperimentale di prelievo venatorio si affianca al piano triennale di controllo al fine di riportare la popolazione di cinghiali a livelli sostenibili e compatibili con l’ecosistema, contenendone i danni causati dall’incontrollata proliferazione della specie. Danni che non sono solo rilevanti per colture e agricoltori – sottolinea l’assessore – ma interessano molti habitat ed ambiti ecologici di rilevanza comunitaria”.

 

Come per le passate stagioni venatorie, i soggetti titolati al prelievo sono rappresentati esclusivamente dai cacciatori in possesso della abilitazione alla caccia al cinghiale rilasciata dall’Amministrazione provinciale di Verona, a seguito di apposita formazione e del superamento della relativa prova d’esame. 

 

I risultati dell’attività di caccia e di prelievo a fini di controllo saranno verificati dalle strutture regionali e provinciali preposte, dai sindaci insieme alla comunità montana. Se il numero degli abbattimenti sarà soddisfacente lungo tutto l’arco dell’anno si potrà valutare di replicarlo anche per il futuro. 

 

“Auspico fortemente – conclude l’assessore Pan – che non venga meno l’azione sinergica del prelievo venatorio e l’attività degli operatori abilitati al piano di controllo nel restante periodo dell’anno perché solo così la strategia di contenimento potrà essere efficace per la tutela delle colture agricole, della fruizione turistica e per la sicurezza dei cittadini”. 

I Verdi del Veneto tirano un momentaneo sospiro di sollievo nell’apprendere che in Consiglio Regionale non si è voluto discutere la legge che avrebbe consentito la caccia al lupo e ringraziano i Consiglieri del PD che si sono dati da fare per cercare di fare lobby positiva sulla Regione.

 

Nonostante questo improvviso dietrofront su una norma che da sempre abbiamo considerato irragionevole e senza alcun presupposto ambientale e scientifico, ancora, qualche rappresentante che sostiene la maggioranza di governo, sostiene che “il lupo si nutre di carne viva e si sta sempre più avvicinando più alla pianura abitata, con evidente pericolo per gli esseri umani, già aggrediti in varie regione di Italia”, seminando il terrore mediatico tra la popolazione a suon di Fake News.

 

Facciamo presente che non ci risultano nessun tipo di aggressioni o altre forme di attacco da parte di questi mammiferi predatori verso l’uomo in tutta Italia, presente soprattutto negli Appennini da decenni. Lupi che svolgono altresì una funzione fondamentale essendo al vertice della catena alimentare ed essendo un fattore di selezione verso la fauna selvatica, come ad esempio i cinghiali che stanno proliferando. Si consiglia, al proposito  tutti consiglieri regionali di guardare un bel video dell’accademico e saggista George Monbiot su TED dove si parla della rinascita ecologica del Parco di Yellowstone negli USA grazie proprio alla presenza del lupo ed alla sua funzione di controllo su altre specie e i suoi effetti indiretti persino su un migliore sviluppo della vegetazione (cfr. https://www.ted.com/speakers/george_monbiot).

 

Per cui chiediamo a chi ha intenzione di continuare a raccontare le favole di Cappuccetto Rosso di basarsi sulla realtà e evitare di spingere per far tornare al Medioevo la nostra Regione.

 

Ci risulta inoltre che da un indagine condotta recentemente all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, montagna rustica e magari più isolata del resto delle Dolomiti ma dove ai margini ci sono anche alcuni Comuni importanti e note località turistiche nessuno si è sognato di dire che il lupo costituisce un problema. Su 32.000 ettari non si riscontrano emergenze ne richieste di risarcimento. Per cui evitiamo di creare psicosi ad arte per stimolare gli interessi più bassi e retrogradi della politica, tanto per fare audience e raccogliere un po di voti. Ricordiamo che esiste una Direttiva Habitat che protegge il lupo. Che evidentemente si vuole scavalcare ricorrendo al “problema di sicurezza pubblica”, inesistente.

 

Che si debbano trovare delle soluzioni compatibili con la presenza del lupo è invece necessario, adottando una pianificazione credibile, trasparente e soprattutto scientifica e quelle misure (recinzioni elettriche, cani pastore per i greggi) che già da tempo si usano nel Centro Italia e vanno applicate con continuità e soprattutto con incentivi veri anche qui in Veneto.

 

Infine serve una campagna di educazione ambientale, che coinvolga le comunità locali  a partire da bambini e ragazzi, con un informazione seria condotta da agronomi-forestali, naturalisti, biologi, e da chi il lupo lo conosce veramente per gli aspetti etologici (ricordiamo che il lupo è una specie elusiva che si nasconde all’uomo) e che non ci faccia tornare al Medioevo.
Il Presidente Zaia cosa dice?

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma dell’Associazione italiana difesa animali e ambiente (AIDAA), in merito alla caccia al cinghiale

 

Secondo le notizie riportate dalle agenzie stampa, il Governo – o meglio la componente leghista del Governo – ha presentato un emendamento al decreto legge semplificazione, con il quale si chiede di dare alle Regioni la possibilità di: “individuare operatori qualificati ed abilitati per affiancare dopo un corso le guardie forestali, comunali ed i proprietari e gestori dei fondi ora coinvolti nei piani di abbattimenti e contenimenti dei cinghiali”.

 

In poche parole, la Lega, partito legato a triplo filo ai cacciatori, starebbe facendo passare la possibilità per i cacciatori di partecipare alle battute al cinghiale dopo un breve corso, in base alle richieste delle Regioni.

 

Questo con la complicità del Movimento Cinque Stelle – altra componente di Governo che si vantava di tutelare gli animali – e forse anche di altre componenti politiche della minoranza.

 

“Si tratta di una scelta precisa che apre la strada alla liberalizzazione della caccia al cinghiale – sostiene Lorenzo Croce, Presidente di AIDAA – e questo nel silenzio innanzitutto dei parlamentari, che si definiscono animalisti, e della componente Cinque Stelle del Parlamento che, in nome della reciproca non interferenza, si presta a questo orribile gioco di morte, che ovviamente noi condanniamo sia nella forma che nella sostanza dei fatti”.

Prorogato fino il 13 dicembre il divieto di caccia in 17 comuni del Bellunese e in tutto il Veneto a 500 metri da boschi, frane e cantieri

 

Riportiamo il comunicato stampa della Regione Veneto giunto in redazione.

 

Con un decreto firmato oggi, il Vicepresidente della Regione del Veneto, Gianluca Forcolin, ha prorogato al 13 dicembre 2018 il divieto temporaneo alla caccia, limitatamente a 17 territori comunali della provincia di Belluno.

 

La decisione è stata assunta in considerazione del permanere dello stato di estrema gravità della situazione dopo la devastante ondata di maltempo di fine ottobre, con riferimento ad alcuni specifici ambiti della provincia di Belluno, su conforme indicazione dell’Unità di Crisi Regionale.

 

Prorogato anche, sempre fino al 13 dicembre, il divieto di caccia in tutto il territorio del Veneto, limitato a una distanza di 500 metri da:

a) Aree boschive interessate da schianti totali o parziali
b) Aree interessate da eventi franosi
c) Aree operative di ripristino, con presenza o meno di cantieri e macchine operatrici

 

I territori comunali della provincia di Belluno interessati al divieto limitatamente alle porzioni afferenti i Centri Operativi Comunali – COC sono:

 

– COC di Agordo per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Canale d’Agordo per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Cencenighe per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Colle Santa Lucia per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Comelico Superiore per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Falcade per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Gosaldo per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Livinallongo del Col di Lana per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Perarolo di Cadore per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Rocca Pietore per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di San Pietro di Cadore per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di San Tomaso Agordino per l’intero territorio amministrativo comunale;

– COC di Santo Stefano di Cadore per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Selva di Cadore per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Taibon Agordino per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Vallada Agordina per l’intero territorio amministrativo comunale;
– COC di Voltago Agordino per l’intero territorio amministrativo comunale.

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